{"id":26417,"date":"2021-05-27T06:42:00","date_gmt":"2021-05-27T06:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/05\/27\/la-filosofia-moderna-e-lanticamera-dellinferno\/"},"modified":"2021-05-27T06:42:00","modified_gmt":"2021-05-27T06:42:00","slug":"la-filosofia-moderna-e-lanticamera-dellinferno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/05\/27\/la-filosofia-moderna-e-lanticamera-dellinferno\/","title":{"rendered":"La filosofia moderna \u00e8 l&#8217;anticamera dell&#8217;inferno"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia, dicono i professori ai loro studenti sui banchi del liceo, \u00e8 amore del sapere, dal greco <em>phile\u00een<\/em>, amare, e <em>soph\u00eca<\/em>, sapienza. Benissimo. Quel che per\u00f2 di solito non dicono, quei bravi professori, ai loro studenti ancora ignari della disciplina che si accingono a esplorare, \u00e8 che questo amore non si rivolge a un sapere qualsiasi, a una sapienza relativa e soggettiva, perch\u00e9 in tal caso ciascuno avrebbe il proprio sapere, mentre la caratteristica essenziale dell&#8217;uomo \u00e8 la ragione, e la ragionevolezza vuole che chi cerca, sa cosa cercare, sia pure a grandi linee, e non se ne vada a casaccio qua e l\u00e0: come appunto fanno i cosiddetti filosofi moderni. Ora, il sapere per eccellenza \u00e8 il sapere del vero: perch\u00e9 qualunque altro sapere sarebbe al massimo un mezzo sapere, cio\u00e8 un non sapere, e amare qualcosa che non si pu\u00f2 raggiungere \u00e8 intrinsecamente illogico e contraddittorio. Il che sarebbe indegno di una creatura ragionevole e perci\u00f2 razionale, essendo la razionalit\u00e0 null&#8217;altro che l&#8217;estrinsecazione, in modalit\u00e0 precise, logiche e dimostrabili, della ragionevolezza, che \u00e8 solo una potenzialit\u00e0 dell&#8217;essere (talch\u00e9 molti uomini, di fatto, pur essendo in teoria dotati di ragione, agiscono in modo del tutto irragionevole e irrazionale). Bisognerebbe dunque anche spiegare, a quei bravi ragazzi, che la filosofia ha un senso se \u00e8 ricerca razionale ordinata al vero; diversamente \u00e8 chiacchiera e perdita di tempo. A chi interessano le opini soggettive e i dotti sproloqui di questo o quel sedicente pensatore? Chiunque, infatti, pu\u00f2 definire se stesso un pensatore, e in pratica ci accade spesso d&#8217;imbatterci in qualcuno che si definisce tale, dandosi da se stesso una simile patente. Ma \u00e8 realmente filosofo chi pensa il vero, chi cerca il vero, o almeno chi ci prova; e chi no, chi si limita a frugare qua e l\u00e0, a sfiorare il vero ma senza puntare ad esso, anzi puntando a tutt&#8217;altro, limitandosi a restare in superficie, a dedicare la sua attenzione ai singoli enti e ai singoli aspetti del reale, perdendo di vista l&#8217;orizzonte della verit\u00e0, costui non \u00e8 filosofo, ma sofista o professore da sbadiglio. Ora, di fatto la filosofia moderna ha abbandonato l&#8217;orizzonte di verit\u00e0, perch\u00e9 ha abbandonato, con Cartesio, l&#8217;oggettivit\u00e0 e l&#8217;universit\u00e0 del sapere (<em>io penso<\/em>, e non <em>cos\u00ec \u00e8<\/em>), e ha abbandonato, con Kant, la metafisica e la cosa in s\u00e9. Ci\u00f2 ha spalancato la porta a tutti i venditori delle pi\u00f9 strampalate fumisterie, a cominciare dagli idealisti, i quali, con la loro curiosa asserzione che tutto \u00e8 pensiero, pretendono che anche l&#8217;essere venga dal pensiero, e non il pensiero dall&#8217;essere; e inoltre che tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale sia anche, per ci\u00f2 stesso, reale, e che tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale debba anche essere, per ci\u00f2 stesso, razionale. Delle due asserzioni, che stanno a fondamento di tutto l&#8217;idealismo, non si saprebbe dire quale \u00e8 la pi\u00f9 pazza, la pi\u00f9 assurda, la pi\u00f9 lontana dalla realt\u00e0. Ma cosa volete che sia la realt\u00e0, la banale realt\u00e0 del mondo, per un mago portentoso come Hegel, capace di far scaturire il mondo dal mantello del suo pensiero, e cos\u00ec chiaro e consequenziale nei suoi ragionamenti, da aver ammesso lui stesso, in un momento di rara sincerit\u00e0, di non saper pi\u00f9 spiegare cosa intendesse dire quando scriveva una certa cosa, di non comprenderla pi\u00f9; e dunque figuriamoci quanto pu\u00f2 esser chiara la sua filosofia per gli studenti o i lettori costretti a macinare le migliaia e migliaia di pagine del suo astruso, farneticante e incomprensibile sistema.<\/p>\n<p>Dunque, la filosofia moderna &#8211; che non \u00e8 realmente filosofia, perch\u00e9 di essa si pu\u00f2 dire quel che Maritain diceva dell&#8217;idealismo, che non \u00e8 filosofia perch\u00e9 non rispetta nessuna delle regole ammesse da tutti i filosofi precedenti, e perci\u00f2, aggiungiamo noi, \u00e8 costruzione di castelli in aria, indimostrabili e, non di rado, inintelligibili &#8211; somiglia a un edificio chiuso, asfittico e separato dalla realt\u00e0, popolato di maniaci e pazzi logorroici, ciascuno dei quali va elucubrando le sue stramberie e riceve l&#8217;applauso degli altri, o magari anche le loro critiche, ma pur sempre nella piena condivisione dell&#8217;orizzonte complessivo: soggettivista, relativista, agnostico riguardo al vero. Agnosticismo che consente a ciascuno di essi, appunto, di vendere la propria merce vantandone le eccelse qualit\u00e0, anche se si tratta di merci che si contraddicono radicalmente e perci\u00f2 si escludono a vicenda: infatti, in assenza di un criterio riconosciuto di verit\u00e0 universale, nessuno pu\u00f2 essere smentito e nessuno pu\u00f2 essere indotto a riconoscere il proprio errore. Cos\u00ec sono tutti contenti, si vantano tutti di essere dei grandi filosofi e mettono sulla vetrina della loro bottega il loro bravo cartello: <em>Qui troverete le merci migliori al prezzo pi\u00f9 basso<\/em>; e non pochi di essi fanno quel che faceva Hegel secondo Schopenahuer, cio\u00e8 i coribanti, agitando il timpano e danzando freneticamente, ebbri e divinamente ispirati, come danzava, nudo e divinamente ispirato, il povero Nietzsche sul letto della sua camera a pensione, allorch\u00e9 la pazzia scese pietosa sulla sua mente e gl&#8217;imped\u00ec di scrivere ulteriori deliri. Ma la cosa pi\u00f9 triste \u00e8 che costoro, oltre a non essersi neppure avvicinati alla verit\u00e0, hanno gettato via la chiave, che pur possedevano, impedendo agli altri di entrarvi: cos\u00ec che gli uomini della societ\u00e0 moderna, abbandonati al cattivo esempio di simili &quot;maestri&quot;, si sono a loro volta allontanati dalla verit\u00e0 e si sono un po&#8217; alla volta abituati a vivere in un mondo assurdo, paradossale, antiumano, solo perch\u00e9 quelli che se ne intendono, o dovrebbero intendersene, come l&#8217;idraulico s&#8217;intende di tubature e rubinetti e l&#8217;elettricista di impianti elettrici, hanno detto e fatto credere che la verit\u00e0 non esiste, o non \u00e8 raggiungibile, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 sapere cosa sia la cosa in s\u00e9, e dunque bisogna contentarsi di conoscere alla bell&#8217;e meglio gli enti, abbandonando l&#8217;immodesta pretesa di conoscere l&#8217;essere in quanto essere. Che fatica vana, che sport insensato diviene la filosofia, quando dichiara impossibile giungere al vero, anzi quando dichiara che la verit\u00e0 non esiste, perch\u00e9 tutto \u00e8 relativo; e quanto tempo perso, quante energie sprecate, da parte dei professori e dei poveri studenti, ad imparare e a propalare quel che hanno detto i cosiddetti filosofi moderni da Cartesio in poi, con la sola eccezione dei pochissimi rimasti fedeli alla metafisica; quante cose pi\u00f9 utili, per se stessi e per gli altri, si sarebbero potute fare, invece di seminare il mondo di errori, di spropositi e di vaneggiamenti spacciati per filosofia. Il risultato di questo grande equivoco \u00e8 che agli studenti viene nascosta la cosa pi\u00f9 importante: che filosofare \u00e8 pensare l&#8217;essere, quindi pensare la verit\u00e0, e pensarla secondo verit\u00e0; e che all&#8217;infuori di questo la filosofia non serve a nulla, \u00e8 come un vestito vuoto, un&#8217;impalcatura posticcia, una casa senza fondamenta.<\/p>\n<p>Se ci si prende la briga di passare in rassegna la storia della filosofia moderna, e si la considera sotto questo punto di vista ossia la rinuncia della cosa in s\u00e9 e l&#8217;indifferenza o il disprezzo della metafisica, ci si accorge che quasi nessuno dei suddetti pensatori merita di essere considerato filosofo; che i loro sistemi e i loro ragionamenti, per quanto possano essere acuti nei particolari, nell&#8217;insieme per\u00f2 mancano completamente sia di basi, sia di significato; e che la sola conclusione possibile di cinque secoli di non-filosofia \u00e8 che per quei signori la ragione \u00e8 stata data all&#8217;uomo come una sorta di beffa, perch\u00e9 a tutto pu\u00f2 servire tranne alla cosa cui essa \u00e8 ordinata: la ricerca e la comprensione del vero. Non potendo fare qui una simile rassegna, partendo da Cartesio, Spinoza, Leibniz, Locke, e arrivando fino a agli Eco, ai Vattimo, ai Galimberti e ai Cacciari, ci limiteremo a pochissimi casi, tratti dal pensiero del Novecento (per le citazioni degli autori ci siamo serviti <em>dell&#8217;Atlante di Filosofia<\/em> a cura di Peter Kunzman, Franz-Peter Burkhard e Franz Weidmann, M\u00fcmchen, 1991; tr. di Laura Burlando, Milano, Sperling &amp; Kupfer, 1993).<\/p>\n<p>Ecco Jean Paul Sartre, che distingue un <em>essere in-s\u00e9<\/em>, come essere delle cose indipendente dalla coscienza, e l&#8217;<em>essere per-s\u00e9<\/em>, ovvero l&#8217;essere dell&#8217;uomo che si determina nella coscienza. Parrebbe, qui, che ci si trovi almeno su terreno abbastanza solido; invece apprendiamo che per Sartre l&#8217;in-s\u00e9 non si riferisce n\u00e9 a se stesso, n\u00e9 ad altro; inoltre che \u00e8 impenetrabilit\u00e0 pura, ossia positivit\u00e0 non interrotta da alcun non-essere; in breve, che \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8. Bella scoperta. Prima dunque il nostro filosofo ci dice che per l&#8217;in-s\u00e9 dobbiamo scordarci il principio d&#8217;identit\u00e0, A \u00e8 uguale ad A, perch\u00e9 l&#8217;in-s\u00e9 non \u00e8 se stesso, e che non \u00e8 neppure altro, dunque dobbiamo scordarci anche il principio di non contraddizione (perch\u00e9 se A non \u00e8 A, sar\u00e0 almeno B: invece no). Infine Sartre sostiene che il nulla \u00e8 la coscienza dell&#8217;uomo, e neppure questa conclusione si capisce bene da dove salti fuori: come pu\u00f2 essere il nulla se \u00e8 la coscienza, ossia qualche cosa? Di nuovo, tanti saluti al principio d&#8217;identit\u00e0 e a quello di non contraddizione. Ma ecco le parole precise di Sartre (e complimenti a voi se riuscite a capirci qualcosa):<\/p>\n<p><em>L&#8217;essere tramite il quale il nulla entra nel mondo \u00e8 un essere al quale nel suo essere interessa il nulla dell&#8217;essere: l&#8217;essere tramite il quale il nulla giunge nel mondo deve essere il suo proprio nulla.<\/em> Sino alla formulazione esplicita di una anti-logica radicale: l&#8217;esistenza, dice Sartre, \u00e8 <em>un essere che \u00e8 ci\u00f2 che non \u00e8 e non \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8.<\/em><\/p>\n<p>Ora ecco Albert Camus, ovvero la nostalgia di un&#8217;armonia perduta e irrecuperabile fra l&#8217;uomo e il mondo, con il conseguente scacco della ragione e il destino di una vita sospesa sull&#8217;abisso dell&#8217;assurdo:<\/p>\n<p><em>L&#8217;estraniazione ci coglie: la percezione dell&#8217;imperscrutabilit\u00e0 del mondo, la sensazione di quanto un macigno sia a noi estraneo e impenetrabile e l&#8217;intensit\u00e0 con la quale la natura o un paesaggio ci respingono&#8230; Il mondo ci sfugge: torna a essere se stesso.<\/em><\/p>\n<p>Percezione, sensazione: sono questi elementi del pensiero filosofico, o sono fattori meramente sensoriali, sui quali il pensiero razionale dovrebbe esercitare un&#8217;opera di chiarificazione o quantomeno di riflessione? Dire che il mondo ci \u00e8 estraneo e impenetrabile e che la natura o il paesaggio ci respingono non \u00e8 fare filosofia, semmai fare poesia. Come in Leopardi.<\/p>\n<p>Ecco Martin Heidegger. L&#8217;uomo \u00e8 gettato nel mondo come esserci (<em>Dasein<\/em>), cio\u00e8 come coscienza che riflette sulla propria esistenza. L&#8217;esserci si determina a seconda delle sue possibilit\u00e0 e quindi l&#8217;uomo deve rinunciare a dedurre l&#8217;esistenza da un ente universale preesistente. L&#8217;esserci deve quindi comprendere se stesso a partire dalla propria esistenza: anche qui, niente punti di riferimento trascendenti e assoluti. Salvo che poi, a un certo punto, il pensiero di Heidegger compie una svolta radicale e la comprensione dell&#8217;essere nell&#8217;esserci passa di mano dall&#8217;esserci all&#8217;essere, che si rivela spontaneamente all&#8217;uomo.<\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo \u00e8 gettato dall&#8217;essere stesso nella verit\u00e0 dell&#8217;essere, sicch\u00e9, esistendo custodisce la verit\u00e0 dell&#8217;essere e con ci\u00f2, nella luce dell&#8217;essere, l&#8217;ente appare come quell&#8217;ente che \u00e8. Se e come esso appaia, se e come Dio e le divinit\u00e0, la storia e la natura entrino nella natura dell&#8217;essere, presenti o assenti, questo non viene stabilito dall&#8217;uomo. La venuta dell&#8217;ente si fonda sul destino dell&#8217;essere. Per l&#8217;uomo rimane l&#8217;interrogativo se egli possa trovare nella convenienza della sua essenza ci\u00f2 che a questo destino corrisponde.<\/em><\/p>\n<p>Domandiamo sommessamente a qualsiasi lettore imparziale ed onesto se queste frasi sono improntate alla logica filosofica, o se sono anche soltanto intelligibili. Sembrerebbero quasi un gioco della parola che crea una realt\u00e0 fittizia, fatta di belle frasi: <em>la luce dell&#8217;essere<\/em>; <em>l&#8217;ente appare come quell&#8217;ente che \u00e8<\/em>; <em>la venuta dell&#8217;ente si fonda sul destino dell&#8217;essere<\/em>: che diavolo vogliono dire espressioni di tal genere? La prima ci sembra piuttosto poesia; la seconda \u00e8 una tautologia; la terza \u00e8 semplicemente incomprensibile. Bisognerebbe che Heidegger spiegasse cosa intende, ad esempio, per <em>venuta dell&#8217;ente<\/em> o per <em>destino dell&#8217;essere<\/em>; nessuna delle due proposizioni ha un senso logico. A noi non sembra che l&#8217;ente <em>venga<\/em> (e da dove, poi?) ma che <em>esista<\/em>; n\u00e9 che l&#8217;essere abbia un destino, perch\u00e9 l&#8217;idea di destino si applica all&#8217;uomo, dotato di libera volont\u00e0, non all&#8217;essere, che \u00e8 la condizione propria di ci\u00f2 che esiste e quindi non ha un destino, semmai pone un destino (per gli enti). Certo, l&#8217;espressione <em>il destino dell&#8217;essere<\/em> \u00e8 molto suggestiva: anche troppo. Fa pensare agli sproloqui di Hegel, coi quali qualsiasi imbecille pu\u00f2 riempirsi la bocca e sentirsi un grande filosofo. Ma \u00e8 troppo facile fare filosofia in questo modo: evocando parole ed espressioni suggestive che per\u00f2 sfuggono a qualsiasi verifica oggettiva e a qualsiasi concatenazione logica. Potremmo seguitare a lungo, per pagine e capitoli, passando in rassegna quasi tutti i cosiddetti filosofi moderni, e troveremmo pi\u00f9 o meno le stesse assurdit\u00e0 e le stesse contraddizioni.<\/p>\n<p>Come mai nessuno si \u00e8 accorto che \u00e8 il re \u00e8 in mutande? \u00c8 semplice: chi scrive i libri e chi insegna filosofia nei licei o all&#8217;universit\u00e0, viene fuori dallo stesso identico brodo di coltura della modernit\u00e0. E allora coraggio: bisogna ripulire le stalle d&#8217;Augia e farvi entrare l&#8217;aria pura, per poter ricominciare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia, dicono i professori ai loro studenti sui banchi del liceo, \u00e8 amore del sapere, dal greco phile\u00een, amare, e soph\u00eca, sapienza. Benissimo. 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