{"id":26416,"date":"2015-09-18T09:34:00","date_gmt":"2015-09-18T09:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/18\/la-protesta-contro-una-scienza-disumana-ne-la-figlia-di-rappaccini-di-hawthorne\/"},"modified":"2015-09-18T09:34:00","modified_gmt":"2015-09-18T09:34:00","slug":"la-protesta-contro-una-scienza-disumana-ne-la-figlia-di-rappaccini-di-hawthorne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/18\/la-protesta-contro-una-scienza-disumana-ne-la-figlia-di-rappaccini-di-hawthorne\/","title":{"rendered":"La protesta contro una scienza disumana ne \u00abLa figlia di Rappaccini\u00bb di Hawthorne"},"content":{"rendered":"<p>\u00abLa figlia di Rappaccini\u00bb (\u00abRappaccini&#8217;s Daughter\u00bb) \u00e8 un lungo racconto di Nathaniel Hawthorne, non molto conosciuto al di fuori degli Stati Uniti e della cerchia degli studiosi delle letterature anglosassoni, ambientato in Italia, a Padova, e pubblicato dallo scrittore americano per la prima volta nel 1844, e una seconda volta nel 1846, all&#8217;interno del volume \u00abMuschi da un vecchio presbiterio\u00bb (\u00abMosses from an old manse\u00bb).<\/p>\n<p>Scrivono in proposito G. Baldi e altri (\u00abDal testo alla storia, dalla storia al testo\u00bb, Torino, Paravia, 2000, vol. D, pp. 273-274):<\/p>\n<p>\u00abIl racconto appartiene al genere &quot;nero&quot; [&#8230;]. Al centro della vicenda si colloca il giardino lussureggiante, che a pi\u00f9 riprese viene paragonato a quello dell&#8217;Eden. Ma si tratta di un Eden rovesciato, che rappresenta non una condizione di innocenza bens\u00ec di colpa (si sar\u00e0 notato che per ben due volte le piante sono paragonate a serpenti, e che perfino il serpentello \u00e8 ucciso dalla loro linfa). La causa della contaminazione la scienza, gli esperimenti folli del dottor Rappaccini, che non si arresta a nulla pur di accrescere le proprie conoscenze ed \u00e8 pronto a sacrificare ad esse le cose pi\u00f9 care e pi\u00f9 sacre, come la figlia. La fanciulla si chiama non a caso Beatrice, nome che rievoca l&#8217;antica immagine della donna sublimata, capace di assicurare la salvezza e la beatitudine. Ed in effetti Beatrice \u00e8 pura ed innocente ma, senza sua colpa, \u00e8 anch&#8217;essa contaminata, per cui invece di essere dispensatrice di redenzione \u00e8 dispensatrice di morte. Diviene come i fiori del giardino, a cui \u00e8 spesso assimilata: bella e vitale, ma velenosa, dal tocco e dall&#8217;alito distruttivi. Anche nel suo caso la contaminazione \u00e8 determinata dalla scienza, che ha rovesciato purezza ed innocenza in potenza letale. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il racconto presenta dunque una serie di motivi particolarmente interessanti. In primo luogo quello della scienza trasgressiva, che sfida i limiti imposti alla conoscenza umana con &quot;satanica&quot; tracotanza, ed in tal modo provoca conseguenze devastanti. La scienza viola la Natura (il giardino, i fiori), principio del bene, e la stravolge nel suo contrario, il principio del male. \u00c8 un motivo che abbiamo gi\u00e0 incontrato nel &quot;Frankenstein&quot; della Shelley e che ha molto rilievo nel corso dell&#8217;Ottocento romantico (lo ritroveremo presso gli scapigliati, nella seconda met\u00e0 del secolo). In esso si esprime una paura della scienza (con i suoi riflessi nella tecnologia e nell&#8217;industria), che proprio in quegli anni sta provocando profonde e vertiginosamente rapide trasformazioni nella vita degli uomini e d\u00e0 come l&#8217;impressione di essere un mostro maligno evocato da un mago irresponsabile e sfuggito al suo controllo. Vi si esprime anche l&#8217;angoscia dell&#8217;artista dinanzi ad una trasformazione del mondo che nega i valori in cui egli crede, la Natura, il Bello, e minaccia quindi la sua stessa esistenza. Siccome i rivolgimenti in atto toccano la e zone pi\u00f9 profonde della psiche, scatenando oscuri terrori, il genere &quot;nero&quot;, che fa leva sulla dimensione pi\u00f9 oscura della realt\u00e0, \u00e8 quello che risulta pi\u00f9 adatto ad esprimerli. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il secondo motivo \u00e8 quello della vegetazione maligna e contaminata, mostruosamente proliferante , gravida di veleni, capace di seminare morte. Nella vegetazione abnorme \u00e8 facilmente riconoscibile una proiezione metaforica dell&#8217;inconscio, dei suoi grovigli e dei suoi impulsi incontrollabili e pericolosi, ad esplorare i quali si affaccia con curiosit\u00e0 l&#8217;anima romantica, rimanendo affascinata e inorridita al tempo stesso. La vegetazione mostruosa \u00e8 un motivo gi\u00e0 comparso in Shelley (&quot;La sensitiva&quot;), che torner\u00e0 con frequenza ossessiva nella seconda met\u00e0 del secolo, in Baudelaire (che ad essa ispirer\u00e0 il titolo del suo capolavoro, &quot;I fiori del male&quot;), in Zola, Huysmans, D&#8217;Annunzio, Pascoli [&#8230;].<\/p>\n<p>Il terzo motivo \u00e8 quello della donna fatale, inquietante e insidiosa, dotata di una potenza malefica, da cui emana un fascino letale capace di seminare distruzione e morte. In Beatrice, si \u00e8 osservato, \u00e8 ancora ben visibile il &quot;topos&quot; romantico della donna angelo, della pura fanciulla incarnazione dell&#8217;innocenza, ma su di essa viene a sovrapporsi, contro la sua stessa volont\u00e0, e natura, per colpa del perverso orgoglio dello scienziato, il nuovo aspetto. Anche il motivo della donna fatale era gi\u00e0 comparso nella letteratura romantica (si ricordi &quot;La Belle Dame sans Merci&quot; di Keats), ma \u00e8 destinato a vasta fioritura soprattutto nella seconda met\u00e0 del secolo, e oltre (in particolare, in D&#8217;Annunzio).\u00bb<\/p>\n<p>Tralasciando, in questa sede, il secondo e il terzo motivo del racconto, quello della vegetazione malefica (che ritorner\u00e0, fin dai titoli, in opere successive della letteratura europea, anche al di fuori dell&#8217;ambito anglosassone, come \u00abI fiori del male\u00bb di Charles Baudelaire e \u00abLe serre calde\u00bb di Maurice Maeterlinck) e quello della donna ambigua e fatale (destinato anch&#8217;esso a grande sviluppo nella seconda met\u00e0 dell&#8217;800 e al principio del &#8216;900, dalla \u00abSalom\u00e8\u00bb di Oscar Wilde alle numerose donne-vampiro del Decadentismo), concentriamoci sul primo e principale tema, quello della scienza trasgressiva e disumana, che minaccia l&#8217;ordine cosmico.<\/p>\n<p>\u00c8 un motivo, in verit\u00e0, molto antico: lo troviamo gi\u00e0, ad esempio, in una novella del Boccaccio, non fra le pi\u00f9 conosciute del \u00abDecameron\u00bb, la quinta della decima giornata (conosciuta come la novella di Madonna Dianora da Udine), laddove la &quot;scienza&quot; pericolosa e fuori controllo \u00e8 ancora, in realt\u00e0, la magia medievale, ma la prospettiva e la tesi sono tuttavia le stesse: esiste un sapere &quot;tecnico&quot; che, violentando la natura, \u00e8 in grado di turbare e sovvertire i rapporti umani, le leggi dell&#8217;etica e, in definitiva, di stravolgere e disgregare l&#8217;intera societ\u00e0; un sapere spregiudicato e sacrilego, che deve essere arginato ad ogni costo, perch\u00e9 mette in discussione la stessa sopravvivenza dell&#8217;umano (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abIl giardino d&#8217;inverno\u00bb, pubblicato sulla rivista \u00abGraal\u00bb, Roma, n. 9, maggio-giugno 2004, riveduto e ampliato nel 2007).<\/p>\n<p>Accanto al tema della scienza pericolosa e trasgressiva, potenzialmente diabolica, vi \u00e8, intrecciato ad esso, come osservano giustamente gli Autori sopra citati, anche il tema dello straniamento e dell&#8217;angoscia dell&#8217;artista davanti ad una civilt\u00e0, quella moderna, che sembra minacciare o calpestare la bellezza del mondo, contaminare la natura, connotandosi come una civilt\u00e0 disumana, aliena, nemica dei valori cui l&#8217;artista si sente maggiormente legato; tuttavia, da parte nostra, ci sembra giusto ricordare che i valori di Hawthorne non sono mai di natura puramente estetica, ma anche e soprattutto morale. In tutte le opere dello scrittore americano, da \u00abLa lettera scarlatta\u00bb a \u00abLa casa dei sette abbaini\u00bb, da \u00abIl fauno di marmo\u00bb a quello straordinario, surreale, inquietante racconto che \u00e8 \u00abIl mio parente, maggiore Molineux\u00bb, ritorna, con caratteristica angosciosit\u00e0 puritana, e con toni e sensibilit\u00e0 kierkegaardiane, quasi esistenzialiste, il grande mistero del male che incombe sulla vita dell&#8217;uomo e che lo minaccia dall&#8217;interno, per vie tanto tenebrose, quanto indefinibili e inafferrabili, stranamente e inestricabilmente mescolato con il bene.<\/p>\n<p>Questa mescolanza di male e di bene e questa inafferrabilit\u00e0 e incomprensibilit\u00e0 del male; meglio ancora: questa labilit\u00e0 dei confini fra il bene e il male e la coscienza della difficolt\u00e0, o della radicale impossibilit\u00e0, di giungere ad una vera distinzione e separazione &#8211; al punto che, per Hawthorne, potremmo parlare di un vero e proprio esegeta del concetto della coscienza moderna connotata quale &quot;coscienza infelice&quot; &#8212; sono evidenti nel personaggio femminile del racconto, Beatrice, la giovane e bella figlia di Rappaccini, che presenta, appunto, una strana, affascinante ma pericolosa ambiguit\u00e0: da un lato donna fragile, malinconica e condannata alla perdizione dalle pratiche demoniache di suo padre, dall&#8217;altro lato portatrice ella stessa, e sia pure incolpevolmente, di una segreta maledizione, di un morbo atroce e inconfessabile, a ben guardare pi\u00f9 di natura morale che fisica. Ora, se la coscienza infelice&quot; di cui parla Hegel nella \u00abFenomenologia dello spirito\u00bb nasce, essenzialmente, dalla divaricazione e dalla inconciliabilit\u00e0 fra l&#8217;aldiqua e l&#8217;aldil\u00e0, fra la speranza cristiana ed il suo elusivo compimento, la coscienza infelice dei personaggi di Hawthorne, da Hester Prynne e il reverendo Arthur Dimmesdale ne \u00abLa lettera scarlatta\u00bb, a Giovanni e Beatrice ne \u00abLa figlia di Rappaccini\u00bb, nasce soprattutto dalla scoperta degli abissi di tenebra che si celano in fondo all&#8217;anima umana, anche la pi\u00f9 &quot;innocente&quot;, per cui essi avvertono, ad un certo punto della loro vita, di non potersi fidare interamente di se stessi, e che l&#8217;intero edificio della morale, individuale e collettiva, sul quale avevano fondato il loro progetto di esistenza, \u00e8 terribilmente instabile e provvisorio, \u00e8 solo un esile velo che il primo soffio di vento pu\u00f2 spazzare via, rivelando un volto della realt\u00e0 che \u00e8 completamente diverso da quello noto e ordinario.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi, nel racconto di cui ci stiamo occupando, una figura caratteristica, che fa da contraltare a quella dello scienziato superbo e disumano, come lo \u00e8 Rappaccini: la figura di un altro scienziato, questo, per\u00f2, umano e dotato di un forte senso morale, il dottor Baglioni, amico di vecchia data del padre di Giovanni, che mette il giovane in guardia contro le male arti del suo collega e che descrive con parole di fuoco il disprezzo per la vita umana che anima quest&#8217;ultimo, tutto preso dai suoi esperimenti botanici, al punto di essersi completamente estraniato dal consorzio civile e da aver creato intorno a s\u00e9 una fama sinistra, purtroppo pienamente giustificata. Crediamo che di questa figura collaterale, ma non insignificante, di &quot;scienziato buono&quot;, in quanto consapevole dei limiti della scienza stessa, e rispettoso di essi, si sia ricordato Robert Louis Stevenson nel romanzo \u00abLo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde\u00bb, allorch\u00e9 ide\u00f2 il personaggio del dottor Lanyon, amico sia di Jekyll che dell&#8217;avvocato Utterson, che rappresenta, anch&#8217;egli, ci\u00f2 che un vero scienziato dovrebbe essere e quali caratteristiche dovrebbe avere, dal punto di vista intellettuale e morale, per resistere alla tentazione faustiana di una uso diabolico del suo sapere: vale a dire, il senso religioso del limite e del mistero.<\/p>\n<p>Tutta la produzione letteraria di Hawthorne non \u00e8 altro che la ricerca continua, inesausta, quasi febbrile, delle radici del male; un perenne, tormentoso, angosciato interrogarsi sulle sue origini, sulle sue dimensioni, sulle sue tremende possibilit\u00e0 distruttive; e, nel medesimo tempo, un pietoso, ma perplesso e travagliato, chinarsi sul mistero dell&#8217;uomo, del suo desiderio di felicit\u00e0 e di bene, sulla sua aspirazione alle altezze, l\u00e0 dove soffiano liberi i venti e dove non ristagna l&#8217;odore di chiuso e di morte che, cos\u00ec spesso, contamina anche i luoghi e i momenti pi\u00f9 belli della vita umana. In questa prospettiva, \u00abLa figlia di Rappaccini\u00bb costituisce una delle innumerevoli tessere (i suoi racconti sono, in totale, poco meno di un centinaio: novantadue, per l&#8217;esattezza; pi\u00f9 la bellezza di nove romanzi, fra i quali \u00abLa lettera scarlatta\u00bb \u00e8 solo il pi\u00f9 noto); una delle innumerevoli facce del prisma che ha affascinato, stregato e ipnotizzato lo scrittore americano dal principio alla fine della sua attivit\u00e0 di narratore: il grande mistero del bene e del male e la lotta dell&#8217;uomo che, pur aspirando sinceramente al bene, finisce, cos\u00ec spesso, per soccombere miseramente al richiamo fatale del male.<\/p>\n<p>Il fatto che alcuni personaggi femminili delle opere di Hawthorne &#8212; pensiamo, ad esempio, oltre che alla Beatrice de \u00abLa figlia di Rappaccini\u00bb, alla Miriam de \u00abIl fauno di marmo\u00bb, implacabilmente inseguita dal suo misterioso persecutore e, pi\u00f9 ancora, da qualche tenebroso evento del suo passato che, forse, le rimorde la coscienza &#8212; ci appaiano come le vittime predestinate ad una sorta di sacrificio religioso, mediante il quale loro stesse, ma anche coloro che le corrispondono, giungeranno, o almeno potranno giungere, ad una riconciliazione e alla redenzione, non \u00e8 certo casuale, e ci offre una peculiare chiave di lettura di tutta l&#8217;opera dello scrittore americano, cos\u00ec intrisa di istanze etiche e filosofiche, cos\u00ec lontana dal piacere del narrare per il puro narrare. Come Ifigenia, come tante eroine tragiche dell&#8217;antichit\u00e0, queste donne di Hawthorne prendono sui di s\u00e9 le colpe ed il male del mondo; sono innocenti, e tuttavia &quot;sentono&quot; di dover espiare per tutti, perch\u00e9 nessuno \u00e8 veramente innocente e in ciascuno, anche in loro stesse, albergano i veleni mefitici del peccato e della ribellione contro l&#8217;ordine divino presente nel mondo. Perci\u00f2 esse vanno incontro al loro destino con animo rassegnato e, tuttavia, non interamente privo di speranza.<\/p>\n<p>Come figlio della cultura protestante, Hawthorne, come Kierkegaard, non poteva andar oltre: questo \u00e8 l&#8217;estremo limite cui poteva spingersi. Perch\u00e9 l&#8217;idea di una redenzione in cui l&#8217;uomo collabora con Dio, non gi\u00e0 da reietto, ma da creatura libera e responsabile, \u00e8 cattolica; e, inoltre, \u00e8 anti-moderna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa figlia di Rappaccini\u00bb (\u00abRappaccini&#8217;s Daughter\u00bb) \u00e8 un lungo racconto di Nathaniel Hawthorne, non molto conosciuto al di fuori degli Stati Uniti e della cerchia degli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[150],"class_list":["post-26416","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-gabriele-dannunzio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26416","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26416"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26416\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}