{"id":26414,"date":"2010-05-11T12:06:00","date_gmt":"2010-05-11T12:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/05\/11\/la-felicita-e-uno-stato-dellessere-che-giunge-in-premio-alla-vita-contemplativa\/"},"modified":"2010-05-11T12:06:00","modified_gmt":"2010-05-11T12:06:00","slug":"la-felicita-e-uno-stato-dellessere-che-giunge-in-premio-alla-vita-contemplativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/05\/11\/la-felicita-e-uno-stato-dellessere-che-giunge-in-premio-alla-vita-contemplativa\/","title":{"rendered":"La felicit\u00e0 \u00e8 uno stato dell\u2019essere che giunge in premio alla vita contemplativa"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la felicit\u00e0?<\/p>\n<p>Che cosa vuol dire essere felici?<\/p>\n<p>Da sempre se lo chiedono sia i filosofi sia le persone comuni, tanto che su questo argomento sono stati versati i classici fiumi d&#8217;inchiostro; senza, peraltro, che si sia giunti ad una definizione univoca e ad una prospettiva condivisa.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0, dunque, sarebbe solo un concetto culturale, variabile di epoca in epoca, a seconda dei diversi contesti sociali, filosofici e religiosi?<\/p>\n<p>Oppure la felicit\u00e0 \u00e8 una aspirazione comune e universale dell&#8217;intero genere umano, dallo scienziato di Harvard al cacciatore di teste delle pi\u00f9 remote foreste della Nuova Guinea; e, pertanto, si pu\u00f2 parlare di essa in termini generali?<\/p>\n<p>Un passo alla volta.<\/p>\n<p>Prima di tentar di rispondere a queste domande, forse sarebbe opportuno porre sul tappeto un&#8217;altra questione, e cio\u00e8 se la felicit\u00e0 si debba considerare come un fine, anzi, come IL FINE, o semplicemente come una &quot;ricompensa&quot; all&#8217;arte del ben vivere.<\/p>\n<p>Diciamo subito che noi propendiamo per questa seconda tesi; e riteniamo che la felicit\u00e0, quanto pi\u00f9 viene perseguita con ostinazione come un obiettivo in se stessa, tanto pi\u00f9 tender\u00e0 a sfuggirci tra le dita, come la sabbia in riva al mare.<\/p>\n<p>In secondo luogo, dovremmo forse distinguere tra la felicit\u00e0 come stato dell&#8217;essere e la felicit\u00e0 come suprema aspirazione della vita umana. Generalmente si tende a confondere le due cose; ma che si tratti di cose completamente diverse appare evidente, non appena si rifletta su di esse con un po&#8217; di attenzione.<\/p>\n<p>Come suprema aspirazione esistenziale, la felicit\u00e0 appartiene a quella categoria di sogni indistinti e indeterminati che formano l&#8217;orizzonte lontano del nostro essere desiderante, lo sfondo sottinteso della nostra tensione verso l&#8217;assoluto e l&#8217;eterno. Ma, evidentemente, per sua stessa natura, un tale concetto della felicit\u00e0 non pu\u00f2 trovare alcun riscontro in qualche oggetto preciso; la sua natura, infatti, \u00e8 proprio quella di essere radicalmente &quot;altro&quot; da ci\u00f2 che esiste, da ci\u00f2 che possiamo materialmente raggiungere.<\/p>\n<p>Come stato dell&#8217;essere, invece, la felicit\u00e0 non appartiene alla categoria dei sogni, ma delle cose possibili e realizzabili, ovviamente a determinate condizioni e non per tutti gli individui. Occorre liberarsi dal pregiudizio illuminista e democratico secondo il quale qualsiasi cosa \u00e8 alla portata di chiunque e riconoscere, al contrario, che solo dopo aver percorso un certo cammino esistenziale si diviene capaci di realizzare quel particolare stato dell&#8217;essere chiamato felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna essere molto chiari su questo punto. Non esistono scorciatoie, non esistono tecniche di nessun genere suscettibili di permettere il conseguimento della felicit\u00e0; ma, al massimo, esistono tecniche capaci di creare alcune delle condizioni necessarie, non per\u00f2 sufficienti, alla realizzazione di essa.<\/p>\n<p>Inoltre, bisogna tener presente che la felicit\u00e0 non \u00e8 altro da noi; non \u00e8 un oggetto che noi possiamo raggiungere e conquistare, come un navigatore raggiunge e conquista un&#8217;isola lontana, dopo un lungo e periglioso viaggio attraverso l&#8217;oceano. La felicit\u00e0 \u00e8 una modificazione del nostro stesso essere e, pertanto, \u00e8 un tutt&#8217;uno con noi stessi: qualche cosa che avviene dentro di noi, nelle profondit\u00e0 della nostra anima, e non al di fuori.<\/p>\n<p>Si obietta, in genere, a questa affermazione, che \u00e8 impossibile essere felici, se vengono a mancare o se non si realizzano talune condizioni esterne, per esempio un discreto stato di salute o un minimo di benessere economico ed altre cose simili.<\/p>\n<p>Anche Aristotele era di quest&#8217;ultima opinione e, pur riconoscendo che la vera felicit\u00e0 si trova nella contemplazione e non nella vita attiva, opinava tuttavia che la presenza di alcuni beni esteriori \u00e8 condizione necessaria al conseguimento della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Noi non siamo di questa opinione, per quanto autorevole sia la fonte dalla quale proviene; e la nostra convinzione non deriva da idee o ragionamenti astratti, ma dalla pura e semplice constatazione che la realt\u00e0 di fatto sta in altro modo da quanto sostiene Aristotele.<\/p>\n<p>Conosciamo casi di persone che, pur ridotte in condizioni di estrema malattia, non hanno perduto la loro pace interore, la loro serenit\u00e0, il loro sorriso; che sono state di valido aiuto e sostegno per altri esseri umani, confortandoli e consigliandoli con la massima benevolenza e chiarezza di pensieri: che hanno saputo conquistare e conservare, in altre parole, uno stato di benessere interiore che corrisponde a quello che, nel linguaggio comune, \u00e8 il concetto di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Analogamente, sappiamo di persone le quali, pur vivendo in uno stato di estrema indigenza, peraltro assunta volontariamente, hanno realizzato in se stesse quello stato dell&#8217;essere che corrisponde alla felicit\u00e0, manifestandolo perfino a livello fisico, in una maniera tale che non pu\u00f2 non essere percepita da quanti stanno loro intorno, esseri umani e perfino animali. Non \u00e8 una leggenda quella delle belve feroci che si accucciano mansuete ai piedi di un santo uomo o degli uccelli che si posano sui rami per ascoltarne la voce soave.<\/p>\n<p>E questa non \u00e8 retorica: sono fatti, fatti corposi e verificabili; i fatti tanto cari a ogni filosofia positivista ed empirista.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che sono fatti, s\u00ec, ma eccezionali e rarissimi; che riguardano solo una percentuale minima, anzi, infinitesimale degli esseri umani e che, pertanto, la loro trattazione \u00e8 un capitolo a s\u00e9 stante, che non riguarda la comune condizione umana.<\/p>\n<p>Rispondiamo che ci\u00f2 sarebbe come affermare che una cosa, per il fatto di essere rara, \u00e8 come se non esistesse: cosa evidentemente assurda.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 \u00e8 uno stato dell&#8217;essere molto raro, cos\u00ec come rare sono le persone capaci di realizzarlo: e questo \u00e8 tutto. Stiamo parlando della felicit\u00e0, non di una cosa banale, di tutti i giorni: \u00e8 perfettamente logico che conseguirla sia riservato a pochi. Proprio per questo abbiamo messo in guardia contro l&#8217;equivoco pseudo democratico, secondo il quale tutti hanno &quot;diritto&quot; alla felicit\u00e0. \u00c8 vero, infatti, che tutti ne hanno, teoricamente, &quot;diritto&quot;: ma alla condizione ben precisa di esserne degni, di sapersela meritare.<\/p>\n<p>La felicit\u00e0 \u00e8 una ricompensa grande, immensa, per coloro che possiedono i requisiti necessari a conseguirla: non la si pu\u00f2 avere gratis; anzi, non la si pu\u00f2 avere se non si \u00e8 disposti a mettersi in gioco sino in fondo, con tutto il proprio essere, senza ripensamenti o riserve mentali. Nessun trucco, nessun paracadute, nessuna uscita di sicurezza. La felicit\u00e0 \u00e8 il premio riservato ai coraggiosi, non alle persone da nulla.<\/p>\n<p>\u00c8 una concezione aristocratica, quella che stiamo esponendo? Certamente; ma \u00e8 basata sulla rigorosa osservazione dei fatti, non campata su astratte teorie. E quando i fatti non collimano con le teorie, sono queste ultime che devono essere riviste, non il contrario.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, per completare il nostro ragionamento, riteniamo sia cosa utile riportare i passi salienti di Aristotele relativi alla concezione della felicit\u00e0 che ebbe il filosofo greco; e, in particolare, quelli dai quali traspare una certa qual concezione ragionieristica della felicit\u00e0, come se essa si possa programmare e catalogare debitamente e come se la si possa conseguire con una strategia basata sul buon senso, sulla prudenza e sul ragionamento.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Aristotele ne libro X dell&#8217;\u00abEtica nicomachea\u00bb (traduzione di Franco Amerio, Brescia, La Scuola Editrice, 1960, pp. 103-04, 108-16):<\/p>\n<p>\u00abDopo aver trattato delle virt\u00f9, dell&#8217;amicizia e dei piaceri, rimane ora da dire qualche cosa sommariamente della felicit\u00e0, poich\u00e9 l&#8217;abbiamo posta come fine delle cose umane. Il discorso sar\u00e0 pi\u00f9 breve se ci rifaremo a quanto ne abbiamo gi\u00e0 detto [I, 7-10]. Abbiamo detto che non \u00e8 un abito, perch\u00e9 in tal caso si troverebbe anche in chi passa tutta la vita dormendo a guisa di un vegetale, e in chi \u00e8 oppresso dalle pi\u00f9 grandi disgrazie. Se questo non piace, e, come abbiam detto prima, dobbiamo piuttosto collocarla in un&#8217;attivit\u00e0, e se delle attivit\u00e0 alcune sono necessarie e scelte per cagion di altro, alcune invece per cagion di loro stesse, \u00e8 manifesto che la felicit\u00e0 \u00e8 da riporsi in qualcuna delle attivit\u00e0 scelte per se stesse e non di quelle scelte per altro. La felicit\u00e0, infatti, non manca di nulla, ma \u00e8 a s\u00e9 bastante. Vengono scelte per se stesse quelle attivit\u00e0 dalle quali nulla si chiede all&#8217;infuori della stessa attivit\u00e0. Tali sembra siano le azioni conformi a virt\u00f9, poich\u00e9 il compiere cose belle e oneste \u00e8 una delle cose desiderabili per se stesse. [&#8230;]<\/p>\n<p>Se la felicit\u00e0 \u00e8 attivit\u00e0 conforme a virt\u00f9, \u00e8 logico che lo sia secondo la virt\u00f9 pi\u00f9 eccellente, che \u00e8 quella della parte migliore dell&#8217;anima. Sia essa l&#8217;intelletto o qualcosa d&#8217;altro, che per natura appare avere il comando e la direzione e aver notizia delle cose belle e divine, e sia una cosa divina o quanto di pi\u00f9 divino c&#8217;\u00e8 in noi, la sua attivit\u00e0 , secondo la virt\u00f9 a lei propria, costituir\u00e0 la perfetta felicit\u00e0. Che tale attivit\u00e0 sia quella contemplativa si \u00e8 detto; e ci\u00f2 va d&#8217;accordo sia con le cose dette prima, sia con la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Tale attivit\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 eccellente, poi ch\u00e9 l&#8217;intelletto \u00e8 la pi\u00f9 eccellente delle cose che sono in noi, e tra gli oggetti conosciuti i pi\u00f9 eccellenti sono quelli intorno ai quali versa l&#8217;intelletto. Ed \u00e8 anche l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 continua: possiamo infatti durare nella contemplazione nella maniera pi\u00f9 continua che in qualunque altra attivit\u00e0. Riteniamo, inoltre, che ala felicit\u00e0 debba esser congiunto il piacere, e conveniamo che tra le attivit\u00e0 conformi a virt\u00f9 debba esser piacevolissima quella conforme alla sapienza: la filosofia invero arreca, come sembra, piaceri mirabili per purezza e stabilit\u00e0; ed \u00e8 logico che questo modo di vivere, pi\u00f9 che a coloro che ancora ricercano, debba essere dolce a coloro che gi\u00e0 sanno.<\/p>\n<p>Anche quella dote che abbiam nominata autosufficienza si riscontra soprattutto nell&#8217;attivit\u00e0 contemplativa. Delle cose necessarie per vivere hanno bisogno il sapiente e il giusto e gli altri; ma una volta che ne siano provvisti a sufficienza, il giusto ha bisogno, inoltre, di persone verso cui e di cose con cui esercitare la giustizia; e similmente il temperante, il forte e ciascuno degli altri. Il sapiente, anche stando da solo, \u00e8 in grado di esercitare la sua attivit\u00e0 contemplativa, e tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 \u00e8 sapiente. Sarebbe forse meglio se avesse dei collaboratori, ma anche solo \u00e8 pienamente bastevole a s\u00e9. Sembrerebbe anche che soltanto la contemplazione venga amata per se stessa, poich\u00e9 nulla proviene da essa tranne che il contemplare, mentre dalle attivit\u00e0 pratiche ricaviamo sempre, pi\u00f9 o meno, qualche vantaggio oltre l&#8217;attivit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Sembra, inoltre, che la felicit\u00f2 consista nella tranquillit\u00e0: infatti sbrighiamo le faccende per potersene restar tranquilli, e facciamo la guerra per goderci poi la pace. L&#8217;attivit\u00e0 propria delle virt\u00f9 etiche si esplica nelle faccende dello stato e della guerra; ma le azioni che vi si riferiscono non si accodano con la tranquillit\u00e0, soprattutto quelle di guerra. Nessuno poi sceglie di far la guerra per far la guerra, n\u00e9 vi si prepara; e sembrerebbe addirittura sanguinario uno che si rendesse nemici gli amici per far sorgere battaglie e uccisioni. Anche l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo di stato \u00e8 senza tranquillit\u00e0, poich\u00e9, oltre alle faccende proprie della politica, \u00e8 intento a procurare potenza e onori o anche, per s\u00e9 e per i cittadini, quella felicit\u00e0 che \u00e8 diversa dalla politica e che, evidentemente, anche noi ricerchiamo come diversa dalla politica.<\/p>\n<p>Se, dunque, tra le azioni conformi a virt\u00f9 quelle politiche e quelle guerresche eccellono per bellezza e per grandezza, ma sono per\u00f2 senza tranquillit\u00e0 e vengono perseguite non per se stesse ma per qualche cosa d&#8217;altro, e se, invece, l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;intelletto, che \u00e8 la contemplazione, risulta superiore per pregio e non mira a nessun fine fuori di se stessa e ha un suo piacere proprio che ne accresce l&#8217;attivit\u00e0 ed \u00e8 autosufficiente e senza inquietudine alcuna e, per quanto \u00e8 dato all&#8217;uomo, continua, e tutte le altre doti che si attribuiscono all&#8217;uomo beato sembrano esser congiunte con tale attivit\u00e0., allora essa proprio sarebbe la perfetta felicit\u00e0 dell&#8217;uomo, se raggiunge una durata perfetta di vita. Nulla di imperfetto pu\u00f2, infatti, ammettersi in ci\u00f2 che appartiene alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma una vita di tal sorta sarebbe superiore all&#8217;umana natura.; poich\u00e9 non gi\u00e0 come uomo gli sar\u00e0 possibile vivere cos\u00ec, ma solo in quanto vi \u00e8 in lui qualche cosa di divino. E di quanto tal cosa eccelle sul composto umano, di tanto eccelle la sua attivit\u00e0 sulle attivit\u00e0 conformi a ogni altra virt\u00f9. Se, dunque, l&#8217;intelletto \u00e8 qualcosa di divino in confronto con l&#8217;uomo, anche la vita secondo l&#8217;intelletto sar\u00e0 vita divina in confronto con la vita umana. Non conviene dunque seguire l&#8217;esortazione di coloro che dicono che deve attendere a cose umane chi ha natura umana e a cose mortali chi \u00e8 mortale. Al contrario: conviene, per quanto possibile, farsi immortali e far tutto per vivere secondo quella parte che in noi \u00e8 pi\u00f9 eccellente: se anche piccola per mole, sopravanza di gran lunga tutte le altre per potenza e per dignit\u00e0. E se essa \u00e8 davvero la parte sovrana e migliore, si potrebbe anche dire che ciascuno si identifica con essa. Sicch\u00e9 sarebbe assurdo che uno scegliesse non gi\u00e0 la vita che gli \u00e8 propria, ma un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Si accorda ci\u00f2 che abbiam detto prima con ci\u00f2 che ora diciamo: che a ciascuno \u00e8 ottima e piacevolissima quella cosa che gli \u00e8 insita per natura; per l&#8217;uomo, dunque, la vita conforme all&#8217;intelletto, se, appunto, l&#8217;uomo \u00e8, soprattutto, intelletto.. E questa sar\u00e0 anche la vita sommamente felice. [&#8230;]<\/p>\n<p>In secondo luogo viene la vita conforme alla virt\u00f9 etica, poich\u00e9 le attivit\u00e0 ad essa conformi sono appropriate alla natura umana. Cose giuste e coraggiose e altre secondo virt\u00f9 operiamo scambievolmente nelle reciproche relazioni, nei servizi, nelle azioni di ogni genere e nelle passioni, rispettando ci\u00f2 che compete a ciascuno. Ora queste cose sono tutte, evidentemente, cose umane. La virt\u00f9 etica sembra anche che, per certi aspetti, derivi dal corpo, e che, per molti lati, sia quasi connaturata alle passioni. La prudenza poi si congiunge con la virt\u00f9 etica e questa con quella, dal momento che i principi della prudenza sono conformi alle virt\u00f9 etiche, e la rettitudine di queste si misura secondo quella. Essendo poi le virt\u00f9 etiche tanto connesse con le passioni, vuol dire che son proprie del composto umano; ma le virt\u00f9 del composto sono tipicamente virt\u00f9 dell&#8217;uomo. E tale sar\u00e0 pure la vita ad esse conforme e la felicit\u00e0 che ne consegue. La vita dell&#8217;intelletto invece \u00e8 separata. Ma di ci\u00f2 basti il gi\u00e0 detto: un pi\u00f9 accurato esame eccede l&#8217;argomento attuale.<\/p>\n<p>Si potrebbe osservare che la virt\u00f9 dianoetica ha poco bisogno delle cose esteriori, certo meno che la virt\u00f9 etica. delle cose necessarie abbisognano entrambe e, poniamo pure, in egual misura, quantunque l&#8217;uomo di stato si cura assai di pi\u00f9 del corpo e di simili cose. Ma non \u00e8 tanto in ci\u00f2 la differenza, quanto, e assai pi\u00f9, nell&#8217;esercizio stesso dell&#8217;attivit\u00e0. All&#8217;uomo liberale occorreranno ricchezze per liberalmente operare e all&#8217;uomo giusto per ricambiare il debito(le intenzioni non si vedono e anche quelli che non sono giust riescono a simulare di voler agire con giustizia); l&#8217;uomo coraggioso avr\u00e0 bisogno della forza se vuol mandare a effetto qualche azione conforme alla sua virt\u00f9; e l&#8217;uomo temperante di abbondanza. Come, altrimenti, potrebbe dimostrarsi virtuoso in un modo piuttosto che in un altro? Si discute se sia pi\u00f9 importante per la virt\u00f9 il proponimento o l&#8217;esecuzione, giacch\u00e9 essa pu\u00f2 trovarsi nell&#8217;uno e nell&#8217;altra. Ma \u00e8 chiaro che la virt\u00f9 perfetta risiede in ambedue.<\/p>\n<p>Le azioni hanno certo bisogno di molte cose, e di tante pi\u00f9 quanto pi\u00f9 grandi e belle sono le azioni. A chi contempla, invece, non \u00e8 necessaria nessuna di tali cose per la sua attivit\u00e0; si potrebbe dire, anzi, che esse gli sono di impedimento nella contemplazione. Per\u00f2, in quanto egli \u00e8 uomo, e vive insieme con gli altri, vuole agore secondo virt\u00f9, e avr\u00e0 perci\u00f2 bisogno anche dei beni esterni per vivere, appunto, da uomo.\u00bb<\/p>\n<p>Che la perfetta felicit\u00e0 risieda in un&#8217;attivit\u00e0 contemplativa pu\u00f2 apparire anche da ci\u00f2. Noi stimiamo che gli d\u00e8i, soprattutto, sono beati e felici. Orbene, quali attivit\u00e0 si dovranno loro attribuire? Forse quelle della giustizia? Ma non sembrerebbero ridicoli se commerciassero, restituissero depositi e facessero altre simili cose? Forse le azioni coraggiose, affrontando paure e pericoli, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 bello? Forse azioni di liberalit\u00e0? Ma a chi largiranno i loro doni? Assurdo pensare che anch&#8217;essi usino moneta e simili cose. E in che cosa mai starebbe la loro temperanza? E non sarebbe sconveniente dar loro lode perch\u00e9 non hanno cattivi desideri? A chi ben considera, tutto quanto riguarda le azioni parr\u00e0 ben ridicolo e indegno degli d\u00e8i. Eppure tutti ritengono che essi vivano e per\u00f2 siano attivi, non gi\u00e0 addormentati come Endimione. Ora,se a chi vive si toglie l&#8217;agire, e ancor pi\u00f9 il produrre, che cosa gli resta se non il contemplare? Sicch\u00e9 l&#8217;attivit\u00e0 propria della divinit\u00e0, sopra ogni altra beatificante, sar\u00e0 quella contemplativa. Anche per gli umani, dunque, l&#8217;attivit\u00e0 a questa pi\u00f9 affine sar\u00e0 quella che rende massimamente felici.<\/p>\n<p>Un indizio di ci\u00f2 si ha anche nel fatto che gli altri animali non partecipano della felicit\u00e0., perch\u00e9 sono del tutto privi di tale attivit\u00e0. Per gli d\u00e8i tutta la vita \u00e8 beata; per gli uomini solo in quanto vi \u00e8 in essi qualche cosa di simile a tale attivit\u00e0. Degli altri viventi nessuno \u00e8 felice, perch\u00e9 in nessun modo partecipa della contemplazione. Quando dunque si estende la contemplazione, tanto si estende la felicit\u00e0: e in coloro nei quali maggiore \u00e8 la contemplazione, maggiore \u00e8 anche la felicit\u00e0. Cos\u00ec succede non per una ragione accidentale,, ma in forza della contemplazione stessa, la quale ha in s\u00e9 il suo valore.<\/p>\n<p>E, dunque, in conclusone, la felicit\u00e0 consiste in una sorta di contemplazione&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ora, a parte il fatto che l&#8217;ultima affermazione \u00e8 gratuita, perch\u00e9 noi umani, a rigore, nulla possiamo dire di ci\u00f2 che provano gli altri esseri viventi, e pertanto non possiamo escludere che anche per essi esista uno stato dell&#8217;essere equiparabile al concetto di felicit\u00e0, rimane il fatto che, se si ammette la necessit\u00e0 dei beni esteriori per il conseguimento della felicit\u00e0, si viene a minare alla base la tesi secondo cui quest&#8217;ultima risiede nella contemplazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mai la contemplazione dovrebbe essere ostacolata o resa impossibile dalla mancanza dei beni esterni, dal momento che essa \u00e8, per se stessa, chiarificazione e illuminazione interiore e, pertanto, la sfera alla quale afferisce non si interseca con quella della realt\u00e0 materiale?<\/p>\n<p>Non vogliamo, tuttavia, aver l&#8217;aria di semplificare eccessivamente il problema e riconosciamo di buon grado che, per qualunque essere umano, la contemplazione \u00e8 un faticosa punto di arrivo e non gi\u00e0 una condizione della mente che possa venire evocata a piacere, in qualunque momento e senza alcun percorso preparatorio.<\/p>\n<p>Ma che cosa dobbiamo ricavare da questa precisazione, se non la verit\u00e0 tautologica che, per giungere alla vita contemplativa che d\u00e0 accesso alla felicit\u00e0, bisogna distaccarsi da ogni legame con la realt\u00e0 contingente, sia esso costituito dalle brame oppure dai timori? Se la felicit\u00e0 \u00e8 il premio degli uomini forti e coraggiosi, anche la contemplazione \u00e8 il modo di porsi delle nature capaci di dispiegare una forte volont\u00e0 e in possesso di un alto spirito di sacrificio.<\/p>\n<p>Dicevamo, all&#8217;inizio, che la felicit\u00e0 si pu\u00f2 considerare come una sorta di ricompensa all&#8217;arte del ben vivere; ne deriva, per necessit\u00e0 logica, che, se \u00e8 vero che essa si consegue mediante la vita contemplativa, allora l&#8217;arte del ben vivere \u00e8 l&#8217;arte di apprendere a vivere in maniera contemplativa, vale a dire distaccata dalle brame e dai timori.<\/p>\n<p>Questo, e non altro, \u00e8 ci\u00f2 che si intende per vita contemplativa. E la condizione esteriore dell&#8217;individuo non ha nulla a che fare con l&#8217;atteggiamento contemplativo, equanime, benevolo e non giudicante nei confronti della vita. Si pu\u00f2 essere contemplativi anche in mezzo al caos di una grande citt\u00e0 o nella fatica del lavoro quotidiano; mentre si pu\u00f2 essere travolti dall&#8217;attaccamento verso le cose (sia esso nella forma della brama o in quello del desiderio) anche se ci si ritira in cima a un eremitaggio sperduto sui monti.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0, di nuovo, che \u00e8 pi\u00f9 facile assumere l&#8217;attitudine contemplativa in un eremitaggio e pi\u00f9 difficile, invece, nei ritmi febbrili e dispersivi della vita moderna. Rispondiamo che si tratta di una osservazione non pertinente: perch\u00e9, se l&#8217;anima non \u00e8 predisposta da un lungo e faticoso cammino di purificazione, la solitudine dell&#8217;eremitaggio le riuscir\u00e0 insopportabile e, non che favorire il conseguimento della felicit\u00e0, lo allontaner\u00e0 irrimediabilmente.<\/p>\n<p>\u00c8 ben per questo che le folle della societ\u00e0 di massa si stordiscono volontariamente nel rumore e nel disordine affannoso di mille cose inconsistenti: per esse, sarebbe letale la medicina che fa bene al&#8217;anima ben disposta sul sentiero della chiarificazione interiore.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, da qualunque parte si consideri la cosa, si giunge sempre alla medesima conclusione: che la felicit\u00e0 non si consegue per se stessa, ma che essa ci viene data in premio allorch\u00e9 siamo capaci di vivere in maniera contemplativa: distaccata, serena, benevola e compassionevole; e che non dipende dal possesso dei beni esteriori ma, anzi, questi ultimi potrebbe esserci di ostacolo, se pensiamo di poter essere felici senza pagare il prezzo del sacrificio, della solitudine e della prova.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la felicit\u00e0? Che cosa vuol dire essere felici? Da sempre se lo chiedono sia i filosofi sia le persone comuni, tanto che su questo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[97],"class_list":["post-26414","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-aristotele"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26414","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26414"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26414\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26414"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26414"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26414"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}