{"id":26412,"date":"2021-06-04T11:02:00","date_gmt":"2021-06-04T11:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/06\/04\/la-felicita-e-il-sommo-bene-cioe-dio\/"},"modified":"2021-06-04T11:02:00","modified_gmt":"2021-06-04T11:02:00","slug":"la-felicita-e-il-sommo-bene-cioe-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/06\/04\/la-felicita-e-il-sommo-bene-cioe-dio\/","title":{"rendered":"La felicit\u00e0 \u00e8 il Sommo Bene, cio\u00e8 Dio"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa sulla quale praticamente tutti, filosofi e persone qualsiasi, si trovano d&#8217;accordo, \u00e8 la convinzione che tutti gli uomini cercano la felicit\u00e0. Che lo sappiano o che non lo sappiano, tutti desiderano essere felici e tutti tendono alla realizzazione di questo loro desiderio pi\u00f9 profondo. Il disaccordo nasce su quali siano le strade che conducono alla felicit\u00e0 e quali i mezzi pi\u00f9 adatti per raggiungerla e, possibilmente, conservarla; non sul fatto in s\u00e9.<\/p>\n<p>Ma <em>perch\u00e9<\/em> gli uomini bramano la felicit\u00e0? Non basta rispondere che a ci\u00f2 li spinge un fortissimo istinto; perch\u00e9 l&#8217;istinto \u00e8 una facolt\u00e0 animale e nell&#8217;uomo, creatura razionale, l&#8217;istinto non pu\u00f2 determinare il desiderio pi\u00f9 grande di tutti senza che vi sia un concorso della ragione e della volont\u00e0, la quale \u00e8 la capacit\u00e0 di dirigere l&#8217;azione verso un determinato fine e perci\u00f2, in definitiva, di scegliere fra il bene e il male. Negli animali, infatti, l&#8217;istinto della felicit\u00e0 coincide con l&#8217;istinto di conservazione della vita; mentre l&#8217;uomo \u00e8 il solo animale capace di reprimere l&#8217;istinto di conservazione e affrontare la morte non solo per la protezione delle persone care (questo \u00e8 un istinto che hanno anche gli animali), ma per dare testimonianza a una nobile causa, cio\u00e8 per affermare un valore ideale. Certo, la brama della felicit\u00e0, nell&#8217;uomo, si unisce all&#8217;istinto della vita, ma non si fonde del tutto con esso, rimangono due cose distinte: in determinate circostanze, la brama della felicit\u00e0 pu\u00f2 separarsi dall&#8217;istinto vitale e spingere l&#8217;uomo a preferire la morte alla vita, come nel caso dei martiri cristiani. Dunque, per rispondere alla domanda: perch\u00e9 gli uomini bramano la felicit\u00e0?, bisogna innanzitutto definire cosa sia la felicit\u00e0, quello stato dell&#8217;essere che i romani chiamavano <em>felicitas<\/em> o <em>beatitudo<\/em>, e i greci <em>eudaimonia.<\/em> A noi sembra che la definizione migliore sia anche la pi\u00f9 semplice possibile: gli uomini tendono a stare bene, e un completo star bene del loro essere viene chiamato felicit\u00e0. Pertanto il desiderio della felicit\u00e0 \u00e8 un assecondare una spinta naturale e spontanea dell&#8217;anima, il che non si pu\u00f2 dire di tutti gli istinti, perch\u00e9 lo psicologo sa bene che esistono anche degli istinti perversi, i quali, evidentemente, non devono venire assecondati n\u00e9 dalla ragione, n\u00e9 dalla volont\u00e0. La riprova \u00e8 che nessuno, spontaneamente, desidera star male, a meno che soffra di qualche disturbo psicologico: ma una cura appropriata lo rimetter\u00e0 in grado di dirigere il proprio essere non verso lo stare male, come avviene, oggettivamente (anche se non soggettivamente), per il masochista cronico, ma verso lo stare bene, come avviene in tutte le persone sane e normali. La conclusione \u00e8 che noi siamo fatti per star bene e non gi\u00e0 per stare male: e se alcuni individui, anzi molti, perseguono tenacemente il proprio star male, e fanno di tutto per conseguirlo, ci\u00f2 avviene per una deviazione della ragione, che non permette loro di capire cosa siano il bene e il male, o della volont\u00e0, che non permette loro di scegliere in maniera appropriata fra le due cose.<\/p>\n<p>Ora, lo star bene \u00e8, nell&#8217;orizzonte esistenziale dell&#8217;uomo normale, il compendio di tutti i beni, ovvero il massimo del bene possibile nella propria vita. Ci\u00f2 significa che per stare bene bisogna scegliere il bene e non il male, perch\u00e9 il male fa star male, cio\u00e8 produce sofferenza e infelicit\u00e0, mentre il bene produce piacere e felicit\u00e0. Possiamo perci\u00f2 definire la felicit\u00e0 non solo come la meta agognata, ma anche come lo stato normale dell&#8217;essere, fintanto che le condizioni di vita non vi si oppongono e riescono a operare, agendo dall&#8217;esterno o dall&#8217;interno, una significativa deviazione dal normale ordine di cose. <em>L&#8217;uomo \u00e8 ordinato alla felicit\u00e0 perch\u00e9 la desidera sopra ogni cosa e perch\u00e9 nel suo essere vi sono i mezzi per conseguirla<\/em>, altrimenti non la desidererebbe o non la sentirebbe come il maggiore dei beni possibili. Opinare il contrario \u00e8 assurdo: se all&#8217;uomo non fossero dati i mezzi e gli strumenti per raggiungere la felicit\u00e0, come potrebbe provare una tale attrazione verso di essa? Tutto ci\u00f2 che \u00e8 desiderabile \u00e8 anche possibile e tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile \u00e8 anche reale. Per esempio, l&#8217;uomo \u00e8 attratto dalla bellezza perch\u00e9 il bello \u00e8 possibile, ed essendo possibile \u00e8 anche reale; se il bello non esistesse o non fosse possibile, l&#8217;uomo non si sentirebbe costantemente attratto verso di esso.<\/p>\n<p>N\u00e9 si obietti, con Gaunilone, che la possibilit\u00e0 di una cosa desiderata \u00e8 altra cosa dalla sua esistenza: a ci\u00f2 abbiano gi\u00e0 risposto (cfr. l&#8217;articolo: <em>Si nasce per amare, ma solo Dio \u00e8 l&#8217;Amore perfetto<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 02\/05\/21) e ribadiamo che non potremmo n\u00e9 desiderare una cosa per noi assolutamente irraggiungibile, perch\u00e9 in tal caso non si spiega perch\u00e9 mai ne avremmo il desiderio, n\u00e9 immaginare l&#8217;esistenza di qualcosa di cui non avessimo la bench\u00e9 minima nozione, cio\u00e8 che fosse per noi impensabile, inimmaginabile e inintelligibile. Se, al contrario, sentiamo in noi un&#8217;ardente brama di essere felici, cio\u00e8 di stare bene, ci\u00f2 accade perch\u00e9 la nozione del bene non \u00e8 per noi un pensiero astratto, ma una nozione concreta, che possiamo sperimentare, sia pure parzialmente e fugacemente, o che abbiamo almeno intravisto, o di cui abbiamo udito che testimoni attendibili ne hanno fatto l&#8217;esperienza. Tutto il nostro sapere, infatti, proviene dall&#8217;esperienza: <em>nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu<\/em>, niente \u00e8 nella mente che prima non sia stato nei sensi, come insegna la buona vecchia filosofia tomista. Perci\u00f2, se sappiamo che la felicit\u00e0 esiste, perch\u00e9 ci protendiamo verso di essa, e sarebbe da pazzi protendersi verso qualcosa che si sa non esistere, ci\u00f2 significa che ne abbiamo fatta l&#8217;esperienza sensibile, e sia pure, ripetiamo, in maniera molto vaga e fuggevole, un semplice assaggio rispetto alla perfetta felicit\u00e0 cui aspiriamo ardentemente. Ma la perfetta felicit\u00e0 \u00e8 il perfetto bene, e il perfetto bene \u00e8 Dio, Bene Sommo e assoluto, senza traccia d&#8217;imperfezione, stabile, radicato nel proprio Essere, tutt&#8217;uno con il proprio Essere.<\/p>\n<p>Ed eccoci arrivati all&#8217;importantissima conclusione che <em>desiderare la felicit\u00e0 \u00e8 la stessa cosa che desiderare di giungere a Dio<\/em>.<\/p>\n<p>Scrive Severino Boezio nel <em>De Consolatione Philosophiae<\/em>, dopo aver passato in rassegna i falsi beni che sono oggetto della concupiscenza degli uomini, e averne mostrato il carattere caduco e illusorio, ragion per cui nessuno di essi porta alla desiderata felicit\u00e0 (III,10; <em>La consolazione della filosofia<\/em>, traduzione di Ovidio Dallera e introduzione di Christine Mohrmann, Milano, Rizzoli, 1976, pp. 231-232):<\/p>\n<p><em>Che Dio, l&#8217;essere superiore a tutti, sia buono, lo sta a provare il modo di concepire comune alle menti umane; dal momento, infatti, che non si pu\u00f2 concepire nulla di pi\u00f9 buono che Dio, chi potrebbe dubitare che sia buono quello di cui nulla \u00e8 pi\u00f9 buono? E che Dio \u00e8 buono la ragione lo dimostra in modo tale da indurre a crede che in lui sia posto anche il perfetto bene. Di fatti, se cos\u00ec non fosse, non potrebbe essere il fondamento di tutte le cose; perch\u00e9 ci sarebbe qualcosa superiore a lui e tale che, possedendo il bene perfetto, per ci\u00f2 stesso risulterebbe anteriore a lui e di lui pi\u00f9 antico; le cose perfette, infatti, sono sempre apparse chiaramente anteriori rispetto a quelle meno perfette. Perci\u00f2, per non procedere all&#8217;infinito con il ragionamento,si deve ammettere che in Dio sommo sia la pienezza del sommo e perfetto bene; ma noi abbiamo dimostrato che il sommo bene coincide con la vera felicit\u00e0: ne deriva quindi necessariamente che la vera felicit\u00e0 si trova nel sommo Dio. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Non devi, anzitutto, partire dall&#8217;idea che Dio, padre di tutte le cose, abbia ricevuto dall&#8217;esterno quel sommo bene di cui egli \u00e8 considerato il detentore, o che lo possegga per sua natura ma in modo tale da far ritenere che Dio possessore della felicit\u00e0 e la felicit\u00e0 posseduta da Dio costituiscano due sostanze diverse. Qualora infatti tu supponga che questo bene Dio l&#8217;abbia ricevuto dall&#8217;esterno, chi gliel&#8217;ha concesso dovrebbe essere considerato superiore a lui che lo ha ricevuto, ma noi riconosciamo invece, e quanto mai giustamente, che \u00e8 lui l&#8217;essere infinitamente superiore a tutti. Se poi il bene si trova in lui s\u00ec per natura, ma da lui formalmente distinto, non si vede da chi mai possano essere state congiunte queste due essenze diverse, dal momento che parliamo di Dio come dell&#8217;essere superiore a tutti. Infine, se una cosa \u00e8 diversa da una qualsiasi altra, non pu\u00f2 coincidere con quest&#8217;altra, dalla quale, per definizione, \u00e8 appunto diversa. Perci\u00f2, quello che per sua natura \u00e8 diverso dal sommo bene non \u00e8 il sommo bene, cosa questa che sarebbe inammissibile pensare a proposito di colui che, come risulta provato, \u00e8 superiore a tutti gli esseri. Nessun essere infatti potr\u00e0 mai avere una natura migliore del principio da cui proviene; \u00e8 perci\u00f2 facile concludere con assoluta sicurezza che l&#8217;essere costituente il principio di tutti \u00e8 lui stesso, per sua essenza, il sommo bene. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma si \u00e8 pure ammesso che il sommo bene \u00e8 la felicit\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Bisogna dunque riconoscere (&#8230;) che Dio \u00e8 la felicit\u00e0 stessa. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Osserva (&#8230;) come la stessa conclusione trovi una conferma anche pi\u00f9 solida partendo da quest&#8217;altro punto di vista, che cio\u00e8 non possono esistere due beni sommi, che siano tra di loro diversi. \u00c8 chiaro infatti che tra due beni differenti, l&#8217;uno non \u00e8 quello che \u00e8 l&#8217;altro; perci\u00f2 nessuno dei due potr\u00e0 essere perfetto, dato che all&#8217;uno dei due manca l&#8217;altro. Ma ci\u00f2 che non \u00e8 perfetto, evidentemente non \u00e8 sommo; in nessun modo, quindi, quelli che sono beni sommi possono essere diversi. Orbene, noi siamo giunti alla conclusione che sia la felicit\u00e0 sia Dio sono il sommo bene; \u00e8 perci\u00f2 indispensabile che sia felicit\u00e0 somma quella che \u00e8 divinit\u00e0 somma.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro: se esistessero due o pi\u00f9 sommi beni, perci\u00f2 stesso non potrebbero essere <em>il<\/em> sommo bene, perch\u00e9 il sommo bene \u00e8 unico e sovrasta tutti gli altri. Non quindi pensabile che il sommo bene sia una realt\u00e0 plurale di stati dell&#8217;essere, \u00e8 pensabile, invece, e anche dimostrabile, che nel sommo bene si trovano, come le facce di una stessa pietra preziosa, tutti quei beni che appaiono pi\u00f9 desiderabili e che, da una prospettiva parziale e limitata, quale \u00e8 quella di chi si trova immerso nella dimensione dello spazio e del tempo, con tutte le sue aporie e le sue imperfezioni, appaiono come distinti e separati. In realt\u00e0 nel Sommo Bene tutti i beni supremi coincidono: la verit\u00e0, la bellezza e la giustizia si uniscono alla bont\u00e0, e sono come tanti aspetti di una cosa sola e indivisibile. Abbiamo detto, infatti, che il sommo bene, per l&#8217;uomo, \u00e8 la felicit\u00e0; ma abbiamo anche visto che il sommo bene \u00e8 Dio. Dunque, Dio \u00e8 per l&#8217;uomo la somma felicit\u00e0, e in essa non vi sono separazioni di stati o distinzioni di gradi e di modi. Chi \u00e8 felice \u00e8 assolutamente felice: la verit\u00e0, la bont\u00e0, la giustizia e la bellezza concorrono a formare un unico stato dell&#8217;essere, che si chiama felicit\u00e0 o beatitudine, come la chiamavano i latini. E come in Dio sono riunite queste distinte facolt\u00e0, formando una cosa sola, cos\u00ec in colui che giunge fino a Dio, a conoscerlo, amarlo e servirlo, vi \u00e8 una beatitudine piena e indifferenziata, che non conosce differenze o discontinuit\u00e0. Giungere fino a Dio significa essere felici, ed essere veramente felici significa essere giunti a Dio e aver riposto la propria vita nelle Sue mani, incondizionatamente e assolutamente.<\/p>\n<p>\u00c8 triste, ma non casuale, che cos\u00ec tanti esseri umani siano lontanissimi dal capire dove sta di casa la felicit\u00e0 e si ostinino a cercarla dove essa non c&#8217;\u00e8, inseguendo fantasmi di beni fugaci e ingannevoli, mentre disdegnano il vero Bene, nel quale la loro brama di felicit\u00e0 verrebbe totalmente appagata. Non \u00e8 casuale perch\u00e9 l&#8217;intera civilt\u00e0 moderna \u00e8 stata costruita, scientemente e pervicacemente, in opposizione a Dio e con la manifesta volont\u00e0 di deificare l&#8217;uomo stesso. Ma l&#8217;uomo, creatura, non pu\u00f2 fare le veci del suo Creatore: pu\u00f2 solo scimmiottarlo; e, cos\u00ec facendo, degradare la sua nobile natura e abbassarsi perfino al di sotto del livello delle bestie. Lontano da Dio, infatti, e sprezzante della Sua legge morale, l&#8217;uomo \u00e8 capace di fare cose terribili; cose che gli vengono ispirate da una forza pi\u00f9 antica e pi\u00f9 potente di lui, quella dell&#8217;eterno avversario. Cos\u00ec, di fatto, la civilt\u00e0 moderna, nata da un disegno anticristico e portata avanti da un&#8217;oscura sinarchia di Padroni Invisibili, i quali sono giunti a controllare tutti i mezzi dai quali dipende la formazione del carattere, della cultura, della concezione di vita degli uomini, continua a sfornare individui smarriti, sbandati, accecati, i quali, inseguendo l&#8217;eterno desiderio della felicit\u00e0, si precipitano con i loro stessi piedi sulla strada dell&#8217;infelicit\u00e0, dell&#8217;autodistruzione e della morte. E la catena dell&#8217;inganno e dell&#8217;autodistruzione prosegue, una generazione dopo l&#8217;altra, assumendo un ritmo sempre pi\u00f9 veloce; finch\u00e9, per dargli la spinta decisiva, i Padroni Occulti hanno scatenato il terrore di una falsa pandemia, per mezzo del quale, e con la complicit\u00e0 delle classi dirigenti degli stati, stanno procedendo a instaurare l&#8217;ordine, o meglio il disordine, finale: una trasformazione irreversibile dall&#8217;umano al transumano, nel quale l&#8217;uomo, fatto a immagine di Dio, diventer\u00e0 una essere semi-artificiale, controllabile e manipolabile al cento per cento dai suoi signori. Per scongiurare un simile esito, c&#8217;\u00e8 una strada sola da percorre, e bisogna ritrovarla in fretta: la strada della vera felicit\u00e0, quella che porta a Dio, unico e Sommo Bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa sulla quale praticamente tutti, filosofi e persone qualsiasi, si trovano d&#8217;accordo, \u00e8 la convinzione che tutti gli uomini cercano la felicit\u00e0. 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