{"id":26411,"date":"2018-10-27T09:55:00","date_gmt":"2018-10-27T09:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/27\/la-felicita-e-conoscere-amare-e-servire-dio\/"},"modified":"2018-10-27T09:55:00","modified_gmt":"2018-10-27T09:55:00","slug":"la-felicita-e-conoscere-amare-e-servire-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/27\/la-felicita-e-conoscere-amare-e-servire-dio\/","title":{"rendered":"La felicit\u00e0 \u00e8 conoscere, amare e servire Dio"},"content":{"rendered":"<p>Gli uomini cercano la felicit\u00e0: questo \u00e8 il dato fondamentale sul quale tutti sono d&#8217;accordo. Nessun filosofo ha mai pensato il contrario; nessuno ha mai sostenuto che gli uomini desiderano essere infelici; tutti, sempre, da qualsiasi prospettiva muovessero, hanno affermato che l&#8217;aspirazione fondamentale degli esseri umani \u00e8 quella alla felicit\u00e0. Le divisioni vengono nel passaggio successivo, su cosa sia la felicit\u00e0, e in quello ancora ulteriore, se e come vi si possa giungere. Qualcuno ha anche avanzato dubbi sul concetto di &quot;felicit\u00e0&quot; e ha fatto osservare che gli uomin, dopotutto, forse non aspirano a una meta cos\u00ec assoluta, ma si contenterebbero della &quot;serenit\u00e0&quot;, o del &quot;benessere&quot;, o della &quot;pace&quot;. Non \u00e8 solo una questione di parole: si tratta di sapere se nell&#8217;uomo vi \u00e8 l&#8217;istinto al bene assoluto, oppure no: perch\u00e9 la felicit\u00e0 esprime il godimento di un bene assoluto, cio\u00e8 di un bene che non conosce variazioni, che non \u00e8 temporaneo, che non \u00e8 provvisorio, ma \u00e8 invece pieno, incondizionato e illimitato.<\/p>\n<p>Oggi, spesso, quelli che trattano questo tema si fanno prendere dall&#8217;emotivit\u00e0 e partono con il piede sbagliato: pensano che per capire dove si trovi la felicit\u00e0 che tutti vorrebbero, e in che cosa consista, si debba osservare gli effetti che essa produce. Ma questo \u00e8 il metodo scientifico, partire dall&#8217;osservazione dei casi particolari per risalire alle leggi universali; quando si fa filosofia, bisognerebbe invece partire dagli universali e poi discendere ai casi particolari. In questo caso, la domanda su cosa sia la felicit\u00e0, impone la risposta: ci\u00f2 che rende l&#8217;uomo felice. Ora, l&#8217;uomo \u00e8 felice quando fa ci\u00f2 che maggiormente si conviene alla sua natura, perch\u00e9 in ci\u00f2 egli giunge alla perfezione delle sue possibilit\u00e0, e questo crea in lui un senso di realizzazione che noi chiamiamo felicit\u00e0, ovvero un completo appagamento interiore. Ne deriva che vanno scartate tutte le attivit\u00e0 che non corrispondono alle pi\u00f9 nobili facolt\u00e0 dell&#8217;anima umana, ma alle pi\u00f9 basse: rotolarsi nel fango dei piaceri carnali, per esempio, non corrisponde al massimo delle qualit\u00e0 che sono specificamente umane, ma, al contrario, a delle qualit\u00e0 che l&#8217;uomo condivide con gli animali. La qualit\u00e0 specificamente umana \u00e8 la ragione; dunque, portare la ragione alla sua perfezione rappresenta, per l&#8217;uomo, il massimo della perfezione possibile: e il massimo della perfezione \u00e8 il bene, e il bene reca, quale ricompensa, la felicit\u00e0, che \u00e8 appagamento totale. Ne deriva che l&#8217;uomo \u00e8 felice quando porta al massimo le sue facolt\u00e0 razionali, infelice quando le lascia inutilizzate e si concentra su ci\u00f2 che \u00e8 inferiore nella sua natura. \u00c8 evidente che l&#8217;uomo porta al massimo le sue facolt\u00e0 razionali quando le concentra su ci\u00f2 che \u00e8 razionalmente pi\u00f9 perfetto, sulla Perfezione assoluta, perch\u00e9 tale \u00e8 l&#8217;oggetto pi\u00f9 nobile che sia concepibile alla mente umana. La conclusione \u00e8 che l&#8217;uomo trova la sua felicit\u00e0 nel conoscere Dio, Somma Perfezione e quindi Bene assoluto: perch\u00e9 \u00e8 bene ci\u00f2 a cui tutti tendono, come alla loro Causa Prima; male ci\u00f2 da cui tutti fuggono, come da ci\u00f2 che contrasta massimamente con il bene. Il male quindi \u00e8 il contrario del bene; e il bene \u00e8 la perfezione assoluta, in cui si esprime l&#8217;ordine dell&#8217;universo. Il male, viceversa, \u00e8 sommo disordine, sia in senso fisico che in senso morale. Il peccato \u00e8 il male, perch\u00e9 allontana l&#8217;uomo da Dio e anche dalla sua stessa felicit\u00e0; la grazia \u00e8 il bene, perch\u00e9 aiuta l&#8217;uomo ad avvicinarsi a Dio, nel quale solo trova tutta la felicit\u00e0 che lo pu\u00f2 soddisfare ed appagare. Tutte le altre forme di bene, essendo imperfette, non lo appagheranno neanche lontanamente quanto questa; tutte le altre forme di bene si riveleranno, prima o poi, deludenti e ingannevoli, perch\u00e9 nessuna cosa terrena possiede in s\u00e9 qualit\u00e0 sufficienti ad appagare perennemente e indefettibilmente, ma tutte, per l&#8217;imperfezione che \u00e8 propria del mondo terreno, prima o poi si corrompono, si disperdono, vengono meno.<\/p>\n<p>Scrive san Tommaso d&#8217;Aquino, nel 1272, nel suo <em>Proemio<\/em> al <em>Commento al &quot;Libro delle cause&quot;<\/em>, cio\u00e8 a un compendio di un ignoto autore arabo dell&#8217;opera di Proclo <em>Elementi di teologia<\/em> (Milano, Rusconi, 1986, pp. 167-168):<\/p>\n<p><em>Come dice il Filosofo [Aristotele] nel decimo libro dell&#8217;&quot;Etica&quot;, la suprema felicit\u00f2 dell&#8217;uomo consiste nella sua attivit\u00e0 pi\u00f9 nobile, che \u00e8 propria della sua facolt\u00e0 pi\u00f9 elevata, che \u00e8 l&#8217;intelletto, rispetto all&#8217;oggetto di intellezione pi\u00f9 nobile. E poich\u00e9 l&#8217;effetto si conosce tramite la causa, \u00e8 chiaro che per sua matura la causa \u00e8 pi\u00f9 intelligibile dell&#8217;effetto, bench\u00e9 talvolta rispetto a noi gli effetti risultino pi\u00f9 noti delle cause, in quanto noi conosciamo le cause intelligibili e universali a partire dalle cose particolari che cadono sotto i nostri sensi.<\/em><\/p>\n<p><em>Parlando in senso assoluto, \u00e8 dunque necessario che le cause prime delle cose siamo in s\u00e9 gli oggetti di intellezione pi\u00f9 alti e pi\u00f9 nobili, in quanto sono in sommo grado enti e in sommo grado veri, poich\u00e9 sono causa della essenza e della verit\u00e0 delle altre cose, come risulta chiaro da Aristotele nel secondo libro della &quot;Metafisica&quot;; e ci\u00f2 bench\u00e9 le cause prime rispetto a noi siano meno note e vengano conosciute solo in un secondo momento. Infatti, rispetto ad esse, il nostro intelletto si comporta come l&#8217;occhio della civetta rispetto alla luce del sole, che esso non pu\u00f2 percepire interamente proprio per l&#8217;eccesso del suo splendore.<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque \u00e8 necessario che la suprema felicit\u00e0 raggiungibile dall&#8217;uomo in questa vita consista nella contemplazione delle cause prime, perch\u00e9 quel poco che di esse che si pu\u00f2 sapere \u00e8 pi\u00f9 degno d&#8217;amore e pi\u00f9 nobile di tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 sapere delle cose di quaggi\u00f9, come risulta da Aristotele nel primo libro delle &quot;Parti degli animali&quot;. Quando poi dopo questa vita tale conoscenza diviene in noi completa, l&#8217;uomo si trova in uno stato di beatitudine perfetta, secondo il detto del Vangelo: &quot;Questa \u00e9 la vita eterna: conoscere Te, Dio vero e uno&quot; (Gv 17, 3).<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco perch\u00e9 l&#8217;intento dei filosofi consisteva soprattutto nel raggiungere, attraverso tutto ci\u00f2 che esaminavano nelle cose, la conoscenza delle cause prime. Perci\u00f2 ponevano la scienza delle cause prime come fine ultimo, e a questa contemplazione riservavano l&#8217;ultimo periodo della loro vita. Iniziavano dalla logica, la quale d\u00e0 il metodo stesso delle scienze; passavano poi alla matematica, che \u00e8 alla portata anche dei fanciulli; in un terzo momento affrontavano la filosofia naturale, che richiede tempo, perch\u00e9 richiede esperienza; in un quarto la filosofia morale, a cui un giovane non pu\u00f2 dedicarsi con pieno profitto; ed infine si dedicavano alla scienza divina, che contempla le cause prime degli enti<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che tutta l&#8217;impostazione, anche scolastica e universitaria, della cosiddetta cultura moderna, non va in questa direzione; anzi, tutto al contrario, si direbbe che sia strutturata al preciso scopo di fare in modo che gli uomini non arrivino neanche a capire in che cosa consista e dove si trovi quella felicit\u00e0 cui pure tutti, attivamente, aspirano. Ed \u00e8 quindi chiaro che, per mettersi almeno a cercare nella direzione giusta, gli uomini moderni devono, per prima cosa, liberarsi dal condizionamento cui sono sottoposti e rifiutare la pressione di una falsa cultura che tende a confondere in loro la percezione del bene e del male, nonch\u00e9 del vero e del falso, se non addirittura a capovolgerla.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, dobbiamo, per\u00f2, fare un ulteriore discorso, oggi quanto mai politicamente scorretto, e che nessuno, n\u00e9 il pubblico, n\u00e9 i cosiddetti intellettuali, sono disposti ad accettare, ma lo ascoltano digrignando i denti e schiumando di rabbia, perch\u00e9 contraddice frontalmente uno dei capisaldi intoccabili della cultura moderna: la supposta uguaglianza degli uomini in fatto di capacit\u00e0 di volere e perseguire la ricerca del vero e del bene. A dispetto della insopportabile demagogia e della finzione ipocrita secondo la quale tutti gli uomini sarebbero ansiosi di cercare e attuare il bene, la verit\u00e0 dei fatti ci mostra ogni giorno che \u00e8 vero il contrario. Certo, colui che cerca e fa il male, lo fa credendolo un bene, perch\u00e9 il bene \u00e8 la felicit\u00e0, e, come abbiamo visto, nessuno desidera consapevolmente la propria infelicit\u00e0. Cos\u00ec, per esempio, l&#8217;alcolista si ubriaca tutti i giorni perch\u00e9 prova piacere nel bere e non pu\u00f2 farne a meno, e ci\u00f2 che lo muove non \u00e8 il desiderio di stare male, ma di star bene, anche se in qualche modo intuisce che quello &quot;star bene&quot; \u00e8 illusorio e che lo sta distruggendo. Altri fanno il male perch\u00e9 credono, nella loro ignoranza, che sia la sola strada praticabile per raggiungere un certo bene: per esempio, inganno e tradiscono per realizzare la loro felicit\u00e0, e non sanno che quanto viene acquistato con il male non reca la felicit\u00e0, perch\u00e9 il bene non pu\u00f2 mai scaturire dal male, e la propria felicit\u00e0 non pu\u00f2 mai scaturire dalla infelicit\u00e0 altrui. Tuttavia, a differenza di quel che pensava Socrate e anche di quel che pensava Rousseau, non ne deduciamo che gli uomini farebbero naturalmente il bene, e quindi sarebbero felici, se solo lo vedessero e lo riconoscessero, e se solo qualcuno lo indicasse loro e offrisse loro i mezzi per realizzarlo. S\u00ec, tutti gli uomini aspirano alla felicit\u00e0; ma no, non tutti gli uomini aspirano al bene. Il filosofo sa che la felicit\u00e0 risiede nel bene, ma l&#8217;uomo grossolano (grossolano di animo, non d&#8217;intelletto) non lo sa: pensa che la felicit\u00e0 consista nel fare ci\u00f2 che d\u00e0 piacere. Pertanto, anche se qualcuno spiegasse a costui che si sta sbagliando, anche se gli mostrasse la strada della vera felicit\u00e0, che \u00e8 il bene, egli non ci crederebbe e non ascolterebbe: perch\u00e9 fare il bene \u00e8 spesso faticoso, ingrato, difficile, e qualche volta addirittura pericoloso. Ora, come pu\u00f2 una cosa faticosa, ingrata, difficile e pericolosa recare il bene desiderato, ossia la felicit\u00e0? Cos\u00ec pensa l&#8217;uomo grossolano, per il quale la felicit\u00e0 deve essere riconoscibile a prima vista, e deve consistere in cose basse e volgari, come bassa e volgare \u00e8 la sua anima. Il simile chiama il simile. Per il lussurioso impenitente, la felicit\u00e0 \u00e8 abbandonarsi alla lussuria; per il superbo, abbandonarsi alla propria superbia; per l&#8217;avaro, coltivare sempre di pi\u00f9 l&#8217;avarizia. La verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;essere felici viene dato in premio ai buoni, ma non \u00e8 mai, n\u00e9 pu\u00f2 essere, l&#8217;oggetto della ricerca: l&#8217;oggetto della ricerca, per arrivare alla felicit\u00e0, deve essere il bene. E questo pu\u00f2 capirlo, o intuirlo, sono un&#8217;anima buona: e le anime, ci dispiace per i buonisti a tutto campo, non sono tutte buone, cio\u00e8 non tutte le anime desiderano il bene. Vi sono anime grossolane che desiderano solo rotolarsi nel fango delle passioni disordinate; e vi sono perfino, \u00e8 orribile dirlo, delle anime malvagie, le quali desiderano il male per il male, per il gusto del male, perch\u00e9 solo dal male traggono piacere: veri demoni incarnati. Questo \u00e8 un mistero, ma \u00e8 una realt\u00e0: <em>mysterium iniquitatis<\/em>. Dopo di che, lasciamo che Rousseau, con uno stuolo di psicologi e sociologi buonisti, e di magistrati altrettanto buonisti e di preti untuosamente &quot;misericordiosi&quot;, riversino ogni colpa sulla societ\u00e0, sull&#8217;ambiente, sulla cattiva educazione e sui cento altre cose: ma il fatto che noi possiamo e dobbiamo constatare, se vogliamo essere intellettualmente onesti, \u00e8 che la malvagit\u00e0 esiste, perch\u00e9 esistono anime che anelano al male anzich\u00e9 al bene, e lo fanno in piena lucidit\u00e0 e in perfetta coscienza.<\/p>\n<p>Ragionare su questo mistero ci porterebbe assai lontano e del resto lo abbiamo gi\u00e0 fatto in diverse occasioni. Ritorniamo al nostro assunto iniziale: la ricerca delle felicit\u00e0. Gli uomini ne hanno una profonda, istintiva nostalgia: \u00e8 come se, fin dalla nascita, recassero il ricordo di un mondo luminoso, bellissimo, del quale hanno smarrito la strada e nel quale vorrebbero ritornare. La vita di ciascun essere umano &#8212; di ciascun essere normale, e non di quei mostri che desiderano il male per se stesso &#8212; non \u00e8 che un andare a tentoni, per prove ed errori, in cerca di quella smarrita strada. Tutti vorrebbero ritornare in quel giardino meraviglioso, nel paradiso terrestre. Molti, per\u00f2, senza dubbio la maggioranza, credono che esista una strada che vi porta direttamente: ogni incontro che fanno, ogni occasione favorevole che si presentano loro, viene da essi scambiata per il cancello che vi conduce senz&#8217;altro. Ogni volta credono di aver trovato la felicit\u00e0; e ogni volta, presto o tardi, ne restano delusi. <em>Ah, era solo questo?<\/em> E si rimettono a cercare, e di nuovo s&#8217;ingannano, di nuovo s&#8217;illudono e di nuovo falliscono. Pochi comprendono che la felicit\u00e0 \u00e8 il premio che viene dato alla vita buona: e non un premio che si possa misurare con il metro del giudizio sensibile, tutto umano, perch\u00e9 di solito \u00e8 intessuto di spine e di sofferenze. Abbiano detto che la felicit\u00e0 \u00e8 conoscere, amare e servire Dio, perch\u00e9 Dio \u00e8 il Sommo Bene, e la felicit\u00e0 \u00e8 la forma pi\u00f9 alta del bene. Ma chi arriva a capire questo &#8212; e certo non vi giunge da solo, perch\u00e9 la mente umana non \u00e8 capace di tanto, ma per una illuminazione che discende dalla grazia divina &#8212; capisce anche che la piena felicit\u00e0 non \u00e8 data dal possesso di beni sensibili, non \u00e8 fatta di gratificazioni umane, non risiede nel dare godimento alle parti inferiori dell&#8217;anima, quelle puramente animali, ma \u00e8 fatta della pura gioia di esser giunti al cospetto di Dio, sorgente infinita di ci\u00f2 che \u00e8 sommamente desiderabile. E quando l&#8217;anima \u00e8 felice in questo modo, non si cura dei disagi e delle sofferenze del corpo, n\u00e9 delle incomprensioni e delle persecuzioni degli altri uomini, anzi, capisce che tali spine sono i necessari gradini della scala che conduce verso Dio. I Santi, che lo capiscono, mai si lamentano delle sofferenze del corpo o della incomprensione degli uomini; mai perdono la loro serenit\u00e0 interiore, per quanto la loro vita possa essere angustiata e tribolata dalle circostanze esteriori. E noi, che non siano Santi, vorremmo di pi\u00f9?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli uomini cercano la felicit\u00e0: questo \u00e8 il dato fondamentale sul quale tutti sono d&#8217;accordo. 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