{"id":26410,"date":"2009-12-21T09:12:00","date_gmt":"2009-12-21T09:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/21\/la-fede-e-il-punto-fuori-del-mondo-il-quale-percio-muove-anche-tutto-il-mondo\/"},"modified":"2009-12-21T09:12:00","modified_gmt":"2009-12-21T09:12:00","slug":"la-fede-e-il-punto-fuori-del-mondo-il-quale-percio-muove-anche-tutto-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/21\/la-fede-e-il-punto-fuori-del-mondo-il-quale-percio-muove-anche-tutto-il-mondo\/","title":{"rendered":"La Fede \u00e8 il \u00abpunto fuori del mondo\u00bb, il quale perci\u00f2 muove anche tutto il mondo"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono degli autori ai quali si ritorna sempre con fiducia, con amore, con la certezza di trovarvi ogni volta qualche nuova perla, qualche ulteriore spunto di riflessione, capace di aprire nuovi orizzonti e di portare un vento fresco e gagliardo nell&#8217;aria un po&#8217; stantia dell&#8217;abitudine.<\/p>\n<p>Uno di essi, per me, \u00e8 S\u00f6ren Kierkegaard, il filosofo danese che, nella solitudine della sua \u00abcittaduzza\u00bb, Copenaghen, e della sua piccola patria, ove non fu compreso n\u00e9 amato, visse una vita di coraggiosa, incessante ricerca, oltre gli estremi confini del pensiero, a tu per tu con la vertigine dell&#8217;Assoluto, lottando con il tormento della fede cos\u00ec come Giacobbe aveva lottato, nella notte, con un angelo misterioso, riuscendo a tenergli testa fino al mattino.<\/p>\n<p>Egli fu uno dei primi a misurare tutta l&#8217;alienazione che la \u00abverit\u00e0 delle gazzette\u00bb, ossia la formazione di una sedicente opinione pubblica modellata dai mezzi d&#8217;informazione, avrebbe fatto dilagare nella incipiente societ\u00e0 di massa: la seppe vedere dal suo posto d&#8217;osservazione, come la vedetta in cima alla torre, e lanci\u00f2 un grido d&#8217;allarme, che, per\u00f2, non vene raccolto.<\/p>\n<p>Kierkegaard diceva tali cose alla met\u00e0 del XIX secolo, pi\u00f9 di centosessant&#8217;anni fa, come un profeta che grida nel deserto: e sono pochissimi gli intellettuali che sanno intuire certe svolte epocali e mettere in guardia i contemporanei, prima che esse si manifestino in tutta la loro ampiezza ed evidenza. La maggior parte di essi, filosofi compresi, sono pesci d&#8217;acqua bassa, che si accorgono di un fenomeno sociale e culturale quando ormai esso ha gi\u00e0 fatto pienamente irruzione nel mondo, e neppure un bambino potrebbe non accorgersene.<\/p>\n<p>Kierkegaard \u00e8 un pensatore sottile, profondo, ma anche brillante. La sua chiarezza concettuale ha del meraviglioso: egli \u00e8 capace di esporre un ragionamento complesso in poche righe, con una scioltezza, una concisione e una levigatezza quali raramente si incontrano in un filosofo, e ancora pi\u00f9 raramente in un teologo. Tutto, nel suo pensiero, \u00e8 sobrio, denso, incisivo: niente fronzoli; eppure, al tempo stesso, nessun senso di pesantezza, cos\u00ec forte, per non dire opprimente, allorch\u00e9 ci si accinge alla lettura di un Fichte o di un Hegel.<\/p>\n<p>Poi, quella vena di malinconia, che accompagna ogni sua pagina e la rende inconfondibile: la malinconia di un uomo che ha molto sofferto in silenzio, senza menare ostentazione ed, anzi, quasi nascondendo agli altri il suo dolore, sovente con la maschera dell&#8217;ironia; e tuttavia spargendo indizi sottili, come nell&#8217;ampia variet\u00e0 degli pseudonimi. La malinconia, inoltre, di chi sa che la propria generazione non lo comprender\u00e0 e non gli render\u00e0 giustizia; che neppure l&#8217;unica donna da lui amata con intensit\u00e0 sovrumana &#8211; Regine Olsen &#8211; e, appunto per questo, lasciata, lo avrebbe mai compreso, n\u00e9 avrebbe intuito le vere ragioni del suo comportamento.<\/p>\n<p>E infine, il suo stile: cos\u00ec terso ed elegante nella sua semplicit\u00e0; cos\u00ec perfettamente commisurato ad esprimere anche i pensieri pi\u00f9 rarefatti; cos\u00ec magistralmente scorrevole e al tempo stesso profondo, tanto che non sai se ammirare di pi\u00f9 il filosofo o lo scrittore.<\/p>\n<p>Dunque, ogni qualvolta desidero ascoltare la voce di un amico, prendo uno dei suoi volumi e lo apro a caso, con l&#8217;assoluta certezza di trovarvi qualche frase intelligente, qualche osservazione acuta e anticonformista, qualche squarcio d&#8217;infinito nel grigiore della vita quotidiana, come un raggio di sole che penetra nella nebbia e restituisce alle cose un volto nuovo e fresco, una prospettiva seducente e piena di vivacit\u00e0.<\/p>\n<p>Bene: mi accosto allo scaffale, prendo a caso uno dei dodici volumi dei suoi \u00abDiari\u00bb, a cura del grande studioso kierkegaardiano Cornelio Fabro, editi dalla benemerita Casa editrice Morcelliana di Brescia in tre successive edizioni: nel 1948, nel 1962, nel 1980 e seguenti; quest&#8217;ultima, la pi\u00f9 ricca e la pi\u00f9 ampia, anche se non ancora integrale.<\/p>\n<p>Questi libri sono anche un ricordo personale: li ho acquistati in una citt\u00e0 a me cara, durante il servizio militare, in una gelida sera d&#8217;inverno, con la mia magrissima paga di caporale degli alpini. Ricordo ancora l&#8217;espressione di stupita, silenziosa ammirazione della giovane suora alla quale li avevo ordinati, e la gioia con cui uscii dalla libreria, stringendo il mio tesoro; e le avide letture serali, allo scarso lume della camerata, disteso nella branda, in attesa che le note del \u00absilenzio\u00bb oscurassero la caserma dell&#8217;artiglieria da montagna, ove uomini e muli avrebbero trascorso un&#8217;altra notte di riposo, in francescana compagnia reciproca.<\/p>\n<p>E poi le lunghe ore di sentinella, in cima alla torre della polveriera, scrutando i campi immersi nell&#8217;oscurit\u00e0; e il piacere proibito di estrarre dall&#8217;ampia tasca dell&#8217;uniforme uno di questi preziosi volumi, oppure \u00abIl concetto dell&#8217;angoscia\u00bb e \u00abLa malattia mortale\u00bb, opere penetranti se mai ve ne furono, capaci di scendere negli abissi inesplorati dell&#8217;anima umana; e immergermi di tratto in tratto nella lettura, pur tenendo desti tutti e cinque i sensi e badando a non perdere di vista il settore di mia competenza&#8230;<\/p>\n<p>Dunque, prendo un volume dei \u00abDiari\u00bb a caso &#8211; \u00e8 il settimo &#8211; e, sempre a caso, lo apro; butto lo sguardo sulla prima annotazione che mi capita davanti, cos\u00ec al volo: la numero 2866 (pagg. 132-33) e vi trovo questa magnifica perla di saggezza:<\/p>\n<p>\u00abLa fede \u00e8 precisamente il &quot;punto fuori del mondo&quot;, il quale muove perci\u00f2 anche tutto il mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 facile vedere che ci\u00f2 che emerge, attraverso la negazione di tutti i punti nel mondo, \u00e8 il &quot;punto fuori del mondo&quot;.<\/p>\n<p>Dal sillogismo: Nel mondo non vi \u00e8 nessuna giustizia, ma solo ingiustizia&quot;, provare che esiste la giustizia, cio\u00e8 che essa allora deve esistere &quot;fuori del mondo&quot;, eco il &quot;punto fuori&quot;. Tale \u00e8 il sillogismo della Fede.<\/p>\n<p>Ahim\u00e9, da troppo tempo la Fede non si trova pi\u00f9 nel mondo&#8230; e perci\u00f2 non muove il mondo. La Fede si \u00e8 lasciata ingannare e trasformare in un punto dentro il mondo; perci\u00f2 essa muove al pi\u00f9 come qualsiasi altro punto dentro il mondo, produce qualche circolazione di probabilit\u00e0, occasiona qualche piccolo episodio; ma non muove pi\u00f9 come il &quot;punto fuori&quot;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec muoveva invece il Cristianesimo quando entr\u00f2 nel mondo. Ma il mondo che non trovava il suo tornaconto in questo punto fuori &#8211; che manterrebbe tutto il mondo in continuo timore e tremore &#8211; il mondo ingann\u00f2 se stesso ovvero il Cristianesimo, e riusc\u00ec ad avere il Cristianesimo dentro. Dall&#8217;essere il punto fuori, il Cristianesimo divenne niente di meno che &quot;l&#8217;ordine stabilito&quot;.<\/p>\n<p>Tutto si arrest\u00f2. Poi si \u00e8 cercato di provare che l&#8217;origine del Cristianesimo \u00e8 un mito. E perch\u00e9 no? Quando non ci rende conto che il suo sviluppo finale \u00e8 piuttosto un mito o una favola. Tutto dipende dal punto da cui si parte come dal punto fermo. Invece per me \u00e8 evidente che il Cristianesimo nella sua forma attuale \u00e8 la cosa pi\u00f9 favolosa che si possa mai immaginare. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nella sua forma originaria il Cristianesimo \u00e8 nel suo vero medio: la forma \u00e8 la reduplicazione del suo contenuto. In questo non vi \u00e8 nulla di mitico. Ora si \u00e8 tolta la reduplicazione &#8212; e quindi la Cristianit\u00e0 \u00e8 precisamente un mito.<\/p>\n<p>Vi sono due generi di incognito. Nella &quot;figura di servo&quot; (Philipp., 2, 7), Cristo era Dio. Nella &quot;figura dell&#8217;uomo-Dio&quot;, la Cristianit\u00e0 \u00e8 paganesimo.\u00bb Nella prima situazione non vi \u00e8 nessuna contraddizione. Nell&#8217;ultimo intruglio c&#8217;\u00e8 autocontraddizione, e per questo c&#8217;\u00e8 il mito &#8211; se addirittura non si vuol dire che ch&#8217;\u00e8 una menzogna. Fate pulizia in casa vostra, cercate di togliere la menzogna, e vedrete allora che non ci sar\u00e0 pi\u00f9 questione de mito; cio\u00e8, nel momento che si vedr\u00e0 che la Cristianit\u00e0 \u00e8 una bugia, un inganno, nell&#8217;identico momento si vedr\u00e0 che il Cristianesimo originario era ben altro che un mito.<\/p>\n<p>La tattica anche qui \u00e8 nella direzione inversa. Non si deve ribattere che il Cristianesimo non \u00e8 un mito, non si deve mettersi a difenderlo ecc.: no, si deve attaccare. Si deve provare che la Cristianit\u00e0 \u00e8 una favola; vedrete allora che manderemo all&#8217;aria anche il castello di carta del mito.\u00bb<\/p>\n<p>Qui c&#8217;\u00e8 tutto Kierkegaard, il Kierkegaard \u00abscandalosamente\u00bb cristiano, cio\u00e8 radicalmente cristiano, intrepido avversario di quella menzogna collettiva chiamata Cristianit\u00e0, vale a dire quel mediocre, penoso compromesso tra una fede rivoluzionaria e l&#8217;esigenza di starsene tranquilli in pantofole, senza portare tanto chiasso e scompiglio nel mondo, per non turbare troppo le coscienze delicate, amanti del quieto vivere.<\/p>\n<p>Povero Kierkegaard!<\/p>\n<p>Se avesse potuto immaginare che i teologi \u00abcristiani\u00bb successivi, e specialmente quelli dell&#8217;area protestante, avrebbero spinto fino alle pi\u00f9 estreme conseguenze la mondanizzazione del Cristianesimo ed il compromesso con lo spirito \u00abscientifico\u00bb della modernit\u00e0!<\/p>\n<p>Se avesse potuto leggere un Rudolf Bultmann, che riduce a mito proprio il Cristianesimo delle origini; un Dietrich Bonhoeffer, che sostiene dover l&#8217;uomo, ormai diventato adulto, fare come se Dio non esistesse affatto, tanto pi\u00f9 che Dio stesso si nasconde, volendo vedere come lui se la sappia cavare con le sue sole forze; un Hans K\u00fcng, che conta avaramente i miracoli \u00abautentici\u00bb di Cristo, per non esporsi troppo alle critiche della mentalit\u00e0 laica e razionalista, e che mette un punto di domanda perfino davanti alla fede nella vita eterna&#8230;<\/p>\n<p>Ma torniamo al concetto del \u00abpunto fuori dal mondo\u00bb, che, proprio per il fatto di essere fuori, \u00e8 capace di muovere il mondo intero.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come vi \u00e8, nel cuore dell&#8217;uomo, la sete di giustizia, e tuttavia, nel mondo, null&#8217;altro che ingiustizia; allo stesso modo vi \u00e8 in lui un anelito verso l&#8217;Assoluto, ma nel mondo, per quanto egli si guardi attorno, null&#8217;altro pu\u00f2 scorgere, se non cose relative e contingenti.<\/p>\n<p>Eppure esistono, quella sete e quell&#8217;anelito: esistono, sono reali; non illusione. Dunque, la loro fonte non pu\u00f2 essere nel mondo: se fosse nel mondo, infatti, egli troverebbe, prima o poi, di che dissetarsi, di che saziarsi; e invece, nulla.<\/p>\n<p>Del resto, se l&#8217;origine di quella sete di giustizia e di quell&#8217;anelito verso l&#8217;Assoluto fossero nel mondo, allora sarebbe della stessa sostanza del mondo; ma, in tal caso, non sarebbe in nulla diversa, quanto alla propria natura, da tutte le altre cose che si trovano nel mondo. E come potrebbe la giustizia essere di questo mondo; come potrebbe l&#8217;Assoluto essere nel mondo, visto che, nel mondo, nulla vi \u00e8 che sia interamente giusto, e men che meno nulla di assoluto?<\/p>\n<p>Eppure la giustizia esiste: altrimenti, come ne avremmo la nozione originaria, accompagnata dall&#8217;ardente desiderio di essa? Dunque, non pu\u00f2 esistere che fuori del mondo. Allo stesso modo, anche l&#8217;Assoluto deve esistere: diversamente, perch\u00e9 la sua assenza ci tormenterebbe, come una spina conficcata nel cuore?<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Il mondo non pu\u00f2 muoversi da se stesso: perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 contingente e relativo, non pu\u00f2 possedere un movimento originario. Bisogna che quel movimento gli sia stato impresso da qualcosa che \u00e8 fuori di lui, da qualcosa che \u00e8 altro da lui. Il mondo non pu\u00f2 essere la causa ed il fine di se stesso. Il mondo \u00e8 soggetto al movimento; in esso le cose nascono e muoiono: nulla vi \u00e8 di permanente, quindi neanche il mondo pu\u00f2 essere permanente.<\/p>\n<p>Ma Kierkegaard non usa il verbo \u00abmuovere\u00bb solo nel senso degli antichi filosofi greci; egli pensa anche, e soprattutto, a quel passo del Vangelo ove Cristo dice: \u00abSe voi aveste fede quanto un grano di senape, e diceste a queste montagne di muoversi, esse si muoverebbero\u00bb.<\/p>\n<p>Quindi, il mondo non pu\u00f2 muoversi da solo anche, e soprattutto, nel senso che il mondo non pu\u00f2 trovare in se stesso la ragione del proprio esistere, n\u00e9 gli uomini possono trovarvi il termine ultimo del proprio vivere e del proprio interrogarsi sulla vita.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di una fede, per vivere e per muovere le cose; ma una fede che sia interamente legata alla dimensione di questo mondo, \u00e8 una fede che non avr\u00e0 mai la forza necessaria per agire veramente su di esso.<\/p>\n<p>Parole profetiche!<\/p>\n<p>Quante fedi abbiamo visto succedersi nel corso della storia moderna: la fede nella scienza (rivoluzione copernicana e galileiana), la fede nella ragione (Illuminismo), la fede nella libert\u00e0, nella fraternit\u00e0 e nell&#8217;uguaglianza (Rivoluzione francese), la fede nella macchina (Rivoluzione industriale), la fede nel progresso (positivismo), la fede nel comunismo (marxismo e Rivoluzione d&#8217;ottobre), la fede nella missione civilizzatrice dell&#8217;uomo bianco (colonialismo), la fede nello Stato assoluto (fascismo), la fede nella razza (nazismo), la fede nell&#8217;Internazionale dei lavoratori (stalinismo), la fede nel capitalismo e nella democrazia (neoconservatorismo)&#8230;<\/p>\n<p>Ogni volta \u00e8 sembrato agli uomini di aver scoperto la fede risolutrice e definitiva, e che sarebbe bastato abbandonarsi ad essa, per veder cadere ogni ostacolo e spalancarsi la strada verso un roseo futuro. E tutte, tutte queste fedi li hanno traditi; da tutte, essi si sono allontanati con un senso bruciante di vuoto, di amarezza, di suprema disillusione.<\/p>\n<p>Oggi, cadute le fedi della modernit\u00e0, proliferano, come altrettanti surrogati di esse, le nuove fedi del terzo millennio: la fede nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;Acquario, la fede nelle nuove sette religiose, la fede nell&#8217;occultismo, nella teosofia, nell&#8217;antroposofia, nei dischi volanti, nella fine del mondo (complici le profezie del cosiddetto calendario maya); persino la fede nel Diavolo, che conta &#8211; ed \u00e8 un dato su cui vale la pena di riflettere &#8211; vari milioni di seguaci in tutto il mondo, con tanto di messe nere e di sacrifici umani per ingraziarsi le potenze delle tenebre.<\/p>\n<p>Che ne \u00e8 della fede cristiana?<\/p>\n<p>Essa, come gi\u00e0 notava Kierkegaard, ha cercato di \u00abmettersi al passo con i tempi\u00bb: terrorizzata all&#8217;idea di finire nel dimenticatoio delle cose fuori moda, si \u00e8 sforzata di venire incontro allo spirito del mondo. Vi sono teologi cristiani, ormai, che parlano pi\u00f9 o meno come dei perfetti atei; e vi \u00e8 una quantit\u00e0 di \u00abcredenti\u00bb la cui fede \u00e8 cos\u00ec scarsa, che non potrebbe smuovere nemmeno un granello di sabbia. Nulla, nella loro visione del mondo &#8211; per non parlare delle loro azioni concrete &#8211; li distingue come dei cristiani; essi sono, semplicemente, la cristianit\u00e0, versione laica, aggiornata e svuotata di fede, del vero cristianesimo.<\/p>\n<p>Per piacere al mondo &#8211; ossia alla cultura laicista e secolarizzata oggi imperante, dominata dal pi\u00f9 grossolano materialismo &#8211; vi sono intellettuali cristiani ed uomini di Chiesa che ostentano punti di vista quanto mai disinvolti e profani: quasi si vergognano di parlare dei misteri dell&#8217;anima e dell&#8217;altro mondo; quasi domandano scusa di portare sulle spalle una fede antica di due millenni, in un mondo che apprezza sopra ogni altra cosa la categoria della novit\u00e0.<\/p>\n<p>In particolare, non c&#8217;\u00e8 cattolico \u00abilluminato\u00bb e \u00abprogressista\u00bb che non parli in termini straordinariamente elogiativi del Concilio Vaticano II: come se solo grazie ad esso la Chiesa avesse colmato, d&#8217;un colpo, un ritardo secolare; come se solo i teologi del Concilio avessero visto in faccia la Verit\u00e0, dopo un lungo e pertinace oscurantismo; come se tutto ci\u00f2 che fu stabilito in quella sede fosse vero cristianesimo, fuori del quale non vi sarebbero che le tenebre dell&#8217;ignoranza e della superstizione medioevale.<\/p>\n<p>Andiamoci piano. Non \u00e8 tutto oro, quello che brilla; non \u00e8 sempre un progresso, il fatto di spingersi avanti. Esiste un andare avanti che \u00e8, in realt\u00e0, un tornare indietro; e gli applausi del mondo &#8211; in questo caso, degli intellettuali laici e di sinistra &#8211; dovrebbe mettere una pulce nell&#8217;orecchio a quei cristiani che vedono nel Concilio Vaticano II la svolta della salvezza.<\/p>\n<p>Le cose sono chiare quando ciascuno interpreta il proprio ruolo, con franchezza e coerenza, e non cerca di scambiarlo con quello degli altri. Diversamente, si generano solo confusione, ambiguit\u00e0 e disorientamento delle coscienze.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo di fede non \u00e8 un cittadino di questo mondo; e, se lo \u00e8, lo \u00e8 in via transitoria e contingente. Oggi egli \u00e8 qui, e cerca di esservi nel modo pi\u00f9 coerente; ma domani, egli non ci sar\u00e0; e, fin da ora, il suo sguardo \u00e8 indirizzato oltre. L&#8217;uomo di fede ha una doppia cittadinanza, terrena e ultraterrena: sa che l&#8217;applauso di questo mondo \u00e8 una povera cosa e, molto spesso, premia non la sua fedelt\u00e0, ma il suo tradimento nei confronti della propria fede, di ci\u00f2 che lo rende diverso dal mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo di fede non deve preoccuparsi di piacere al mondo; stando nel mondo, pur non cercandole, mette nel conto delle cose probabili l&#8217;incomprensione ed anche l&#8217;ostilit\u00e0 degli altri uomini. Se questi lo applaudono, forse \u00e8 il caso che si domandi dove sta sbagliando. \u00c8 penoso vedere tanti sedicenti cristiani, perfino tanti uomini di Chiesa, correre dietro all&#8217;approvazione del mondo, e sorridere soddisfatti delle lodi che vengono fatte loro per essere cos\u00ec vicini al sentire del mondo: vale a dire, cos\u00ec poveri di fede.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo modo che la fede del cristiano, da cosa che ha il suo punto fermo fuori del mondo, incomincia a diventare una cosa di questo mondo; il che \u00e8 come dire che incomincia ad appassire e a spegnersi. Quando la sua fede sia pi\u00f9 o meno mondanizzata, allora essa non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di muovere nulla, nel mondo; perch\u00e9 solo quando essa ha origine in un punto che sia fuori di esso, pu\u00f2 muoverlo e cambiarlo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 le varie fedi immanenti non hanno mosso nulla, non hanno cambiato nulla &#8211; anche se, in compenso, molte di esse hanno lasciato una lunga scia di sangue e di dolori dietro a s\u00e9. Erano fedi di questo mondo, e il mondo non pu\u00f2 redimersi da se stesso; gli uomini non possono redimersi da soli, tanto meno possono redimere gli altri.<\/p>\n<p>Quante volte abbiamo visto degli uomini, incapaci di guardare in fondo alla propria anima, pretendere di salvare il mondo e di portare chiss\u00e0 quale prodigiosa liberazione ai propri simili: schiavi che non sanno comandare neppure a se stessi, schiavi delle proprie basse passioni &#8211; prima fra tutte, la brama di potere &#8211; i quali, tuttavia, non dubitano neppure per un attimo di avere in tasca la verit\u00e0 definitiva e di poter salvare niente di meno che il genere umano.<\/p>\n<p>E invece no.<\/p>\n<p>Se davvero si desidera cambiare il mondo, bisogna incominciare da se stessi. Nessuna ricetta, nessuna dottrina, nessuna fede preconfezionata potr\u00e0 mai far s\u00ec che gli esseri umani portino ai propri simili ci\u00f2 che non possiedono. Chi non \u00e8 libero in se stesso, non pu\u00f2 portare la libert\u00e0 agli altri; chi non \u00e8 disposto a farsi piccolo, a farsi l&#8217;ultimo, non \u00e8 degno di guidare gli altri; chi non sa comandare ai propri appetiti disordinati, non pu\u00f2 insegnare ad alcuno la via della giustizia.<\/p>\n<p>Ma la vera fede, non \u00e8 mai fede in questo mondo; perch\u00e9 la fede in questo mondo riproduce le caratteristiche di esso: e il simile pu\u00f2 agire sul simile, ma sempre in modo estrinseco e superficiale; per agire in profondit\u00e0, bisogna che intervenga il dissimile.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il paradosso della fede: che essa \u00e8 sempre fede nell&#8217;Altrove; cio\u00e8, da un punto di vista puramente umano, un paradosso, se non un assurdo.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che \u00e8 assurdo agli occhi del mondo, \u00e8 la realt\u00e0 vera, sul piano dell&#8217;Assoluto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono degli autori ai quali si ritorna sempre con fiducia, con amore, con la certezza di trovarvi ogni volta qualche nuova perla, qualche ulteriore spunto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,153,181],"class_list":["post-26410","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-johann-gottlieb-fichte"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26410","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26410"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26410\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26410"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26410"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26410"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}