{"id":26404,"date":"2018-09-13T06:04:00","date_gmt":"2018-09-13T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/13\/la-falsa-idea-di-liberta-e-il-cancro-che-ci-divora\/"},"modified":"2018-09-13T06:04:00","modified_gmt":"2018-09-13T06:04:00","slug":"la-falsa-idea-di-liberta-e-il-cancro-che-ci-divora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/13\/la-falsa-idea-di-liberta-e-il-cancro-che-ci-divora\/","title":{"rendered":"La falsa idea di libert\u00e0 \u00e8 il cancro che ci divora"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;autentico progresso \u00e8 un avanzamento del tutto mediante l&#8217;accrescimento delle parti e un perfezionamento del sostanziale mediante un potenziamento dell&#8217;accidentale; il falso progresso, dal quale derivano tutti i pestilenziali progressimi della modernit\u00e0, \u00e8 lo scavalcamento del tutto condotto dalle parti, e del sostanziale da parte dell&#8217;accidentale, ossia il perfezionamento delle parti fine a se stesso, ignorando o contraddicendo il bene del tutto. Per fare un esempio: falso progresso \u00e8 aumentare la velocit\u00e0 di produzione delle merci o di spostamento delle merci e delle persone, in assenza di un progetto complessivo, economico e sociale, finalizzato al bene dell&#8217;uomo. Altro esempio: insegnare pi\u00f9 cose a un bambino, fargli fare pi\u00f9 attivit\u00e0, renderlo esperto di pi\u00f9 abilit\u00e0 tecnologiche, in assenza di un progetto educativo complessivo e perfino in assenza di una idea coerente e rispettosa del vero su cosa sia il bambino, su cosa sia la natura umana, su quali siano i bisogni spirituali, oltre che materiali, ai quali l&#8217;educazione \u00e8 preposta. Il falso progresso, che, nella cultura oggi imperante, \u00e8 divenuto il progresso tout-court, mentre ne \u00e8 l&#8217;esasperazione cieca e unilaterale, \u00e8 la barbarie dei mezzi che sovrastano i fini, o, addirittura, dei mezzi che ignorano i fini, e dell&#8217;accidentale che ignora e disprezza il sostanziale. Ed \u00e8 la perversione dell&#8217;idea di libert\u00e0. Quando il mezzo diventa fine e quando il fine viene ignorato e negato; quando l&#8217;accidentale prevale sul sostanziale e si sostituisce ad esso, la societ\u00e0 impazzisce e corre verso l&#8217;autodistruzione. Niente e nessuno potranno scongiurare la catastrofe finale, tranne un soprassalto di consapevolezza e un ritorno al corretto rapporto che deve esistere tra mezzi e fini, accidente e sostanza: i mezzi devono essere subordinati al fine, perch\u00e9 essi, da soli, sono ciechi, non sanno dove andare, e trascinano l&#8217;insieme in una logica esiziale, dominata dalle parti e da ci\u00f2 che \u00e8 accidentale. Naturalmente, non si pu\u00f2 tirare la corda all&#8217;infinito e sperare di poter tornare indietro, in qualsiasi momento, come se niente fosse: esiste un punto di rottura, e quindi un punto di non-ritorno. La nostra societ\u00e0 ha gi\u00e0 raggiunto e oltrepassato il <em>proprio<\/em> punto di rottura? \u00c8 questa la grande domanda, verso la quale si protendono ansiosamente tutti gli spiriti pensosi e responsabili.<\/p>\n<p>Umanamente parlando, forse, quel punto lo abbiamo gi\u00e0 raggiunto e superato; umanamente parlando, perci\u00f2, la nostra civilt\u00e0 \u00e8 avviata sulla china di una decadenza inarrestabile e irreversibile. A Dio, per\u00f2, nulla \u00e8 impossibile: Lui pu\u00f2, nei tempi e nei modi che la Sua infinita provvidenza conosce, trarre gli uomini fuori da questa palude, risollevarli da questo processo degenerativo, aprire i loro occhi affinch\u00e9 essi vedano, mentre ora sono come ciechi o ubriachi i quali credono di vedere e di capire, mentre stanno semplicemente correndo verso l&#8217;abisso, inebriati da un falso sapere ed esaltati da un falso progresso. Il progresso della tecnica, della produzione, dell&#8217;efficienza, del profitto: non importa di chi; dei profitti di tanti o di pochi &#8212; di pochissimi, in effetti &#8211; perch\u00e9 nel falso progresso la domanda non \u00e8 mai: <em>per chi?,<\/em> anzi, non ci sono domande, ma solo affermazioni, che si riducono in ultima analisi a questa: <em>Di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9!<\/em> Il che \u00e8 diabolico; non per caso abbiamo sostenuto, in numerose occasioni, che la cosiddetta civilt\u00e0 moderna \u00e8, a tutti gli effetti, la civilt\u00e0 del diavolo. Non per un acre gusto apocalittico, o per un compiacimento nel catastrofismo, ma per una valutazione precisa e una analisi serrata dei contenuti specifici della modernit\u00e0: una anti-civilt\u00e0 che nasce da un rifiuto del Principio e quindi da un rifiuto della subordinazione delle parti al tutto, e di una giusta relazione dialettica tra mezzi e fini, tra ci\u00f2 che \u00e8 accidentale e ci\u00f2 che \u00e8 sostanziale, fra le creature e il loro Creatore. Una civilt\u00e0 nella quale le parti si rifiutano di servire il tutto, e in cui i mezzi pretendono di andare avanti per conto loro, incuranti o indifferenti ai fini, \u00e8 la civilt\u00e0 del diavolo, perch\u00e9 il diavolo gode del nichilismo e coltiva la confusione. E quale confusione pi\u00f9 grande questa, quale nichilismo pi\u00f9 disruttivo di questo: andare avanti, a tutta velocit\u00e0, senza chiedersi dove e senza chiedersi perch\u00e9; e potenziare e perfezionare incessantemente ci\u00f2 che \u00e8 accidentale, tecnologia compresa, ignorando in maniera sempre pi\u00f9 radicale, e sempre pi\u00f9 paradossale, ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, cio\u00e8 la vera natura dell&#8217;uomo, i suoi veri bisogni, le sue autentiche aspirazioni?<\/p>\n<p>Scriveva il filosofo Pier Paolo Ottonello, discepolo di Michele Federico Sciacca, per molti anni ordinario di Filosofia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Genova, autore di oltre seicento pubblicazioni, nei <em>Saggi rosminiani<\/em> (Venezia, Marsilio, 2005, pp. 39-41):<\/p>\n<p><em>Papini, nel suo &quot;Giudizio universale&quot;, fa esprimere questo dubbio al &quot;coro dei disperati&quot; che immagina rinchiusi fra le due muraglie dell&#8217;inutile e dell&#8217;impossibile; in questa forma: &quot;se le parti ad ogni istante finiscono, perch\u00e9 non dovrebbe finire, nell&#8217;ultimo degli atti, anche il tutto?&quot;. Nella stessa opera Paini individua i padri dei &quot;disperati&quot; in coloro che subirono passivamente &#8212; come fa dire all&#8217;immaginato ultimo papa, Paolo VII &#8212; &quot;le promesse di felicit\u00e0 materiale, della pace dell&#8217;uguaglianza&quot;, e &quot;l&#8217;appetito di cose nuove&quot;. Immagini forse eloquenti delle conseguenze di una sostanziale degenerazione e corruzione della stessa idea di progresso. La chiave di tale dinamica consiste, in breve, in una concezione riduttiva del progresso: il fine proprio del progresso personale e storico, ossia la perfezione sostanziale della persona singola e della societ\u00e0 di cui \u00e8 membro, e dunque dell&#8217;intero genere umano, viene ridotto, di volta in volta, ad alcuni mezzi per tale fine, se pure importanti per se stessi, i quali sostituiscono il fine stesso. Ne consegue, di necessit\u00e0, che la perfezione sostanziale viene ridotta all&#8217;insieme di perfezioni accidentali, che la sostituiscono annullandola. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il radicale desiderio di progresso si attua come progresso nel negativo: ossia come regresso: tanto pi\u00f9 pericoloso e sterile quanto pi\u00f9 continua a cercare di nobilitarsi con etichette di volta in volta appetite o appetibili, secondo il lato deteriore delle dinamiche della moda. Entro tale dinamica, progressismi e passatismi si esasperano reciprocamente, reciprocamente dilaniandosi: fino a omogeneizzarsi in modo esiziale, denunciando la loro comunanza nell&#8217;errore, ossia nello scambio tra fini e mezzi. A tali limiti estremi perviene chiunque riduca o neghi il significato dei fini costituitivi della persona nella loro relazione con il suo assoluto Principio. Di fatto, la contemporaneit\u00e0 per lo pi\u00f9 giudica antiprogressive o barbariche le civilt\u00e0 premoderne, in quanto tutte incardinate, pur in forme anche profondamente diverse, nella relazione fondatrice fra il mondo tutto e l&#8217;assoluto suo Principio: generatore od ordinatore, e come tale Padre sostanzialmente provvidente della natura e dell&#8217;umanit\u00e0 e loro supremo motore e legislatore. Liberarsi dell&#8217;ordine dei principi e dei fini, in breve, di qualsiasi forma di ordine oggettivo, appare in questo senso l&#8217;impresa con la quale si identifica la modernit\u00e0, sino alle sfrangiature odierne pi\u00f9 scoperte: che sembrano aver slavato soltanto il dogma di un assoluto &quot;post&quot;, dopo avere tendenzialmente dissolto anche ogni riferimento a tutto ci\u00f2 rispetto a cui qualsiasi &quot;post&quot; pu\u00f2 cominciare e continuare a essere tale. Sul piano teoretico, indubbiamente, la esaltata fine del millennio resta del tutto immersa &#8212; o sommersa &#8212; entro la ottocentesca identificazione dialettica hegeliana essere-divenire. La sua coerenza \u00e8 infatti la negazione di ogni senso metafisico dell&#8217;ente in quanto tale, che diviene il perno del programma del &quot;superamento&quot; nietzschiano di ogni differenza: fra essere e divenire, fine e mezzi, positivo e negativo. La &quot;libert\u00e0&quot; da tali differenze metafisiche si smaschera subito, in Nietzsche stesso, e lungo tutto il nostro secolo, come il niente di libert\u00e0, come radicale necessit\u00e0 dell&#8217;essere-per-il-nulla: la libert\u00e0 \u00e8 s\u00ec &quot;perfetta&quot;, ma come libert\u00e0 da ogni forma possibile di libert\u00e0, come necessit\u00e0 infernalmente scelta e perseguita. L&#8217;odiato Platone, il cui Demiurgo \u00e8 concepito come Padre e provvidente, naturale profeta della coniugazione cristiana di libert\u00e0 umana e grazia divina, \u00e8 finalmente lontanissimo, deformato od omesso. L&#8217;eliminazione di Platone, non a caso, storicamente \u00e8 sempre stata, e lo \u00e8 anche oggi, tutt&#8217;uno con la eliminazione del cristianesimo. Tutte le forme di &quot;novus ordo&quot;, generate dalla modernit\u00e0 sulla base della dissoluzione progressiva della oggettivit\u00e0 metafisica dell&#8217;ordine, in questo senso rivelano un fondamentale elemento comune: la liberazione dal Padre. Non certo nelle forme di positive liberazioni dalle varie paternit\u00e0 putative o spurie, comunque interessate e &quot;sterili&quot;. A volerlo dire in forma icastica, difficilmente perdonabile, \u00e8 proprio il nostro secolo, nipote dell&#8217;illuminismo, a sbandierarsi &#8212; non solo in Freud &#8212; come il TRIONFO DEL BASTARDO.<\/em><\/p>\n<p>Ottonello \u00e8 stato un notevole pensatore, e la sola ragione per cui \u00e8 oggi cos\u00ec poco noto il suo nome, insieme al suo pensiero, risiede unicamente nel fatto che le sue idee non collimano con la cultura dominante, con la silenziosa ma ferrea dittatura del pensiero unico progressista di derivazione hegeliana e marxista; anzi, sono in perfetta antitesi alla visione materialistica e nichilistica che \u00e8 sottesa alla cultura oggi dominante. Vi sono dei tesori di saggezza e di acutezza nelle opere di Pier Paolo Ottonello, che meriterebbero di essere riscoperti. Se esistesse un criterio di giustizia intellettuale, i libri di Ottonello dovrebbero essere letti e conosciuti molto pi\u00f9 di quelli di Massimo Cacciari o di Umberto Galimberti, i quali, al confronto, appaiono straordinariamente sbiaditi, per non dire banali, sia nell&#8217;argomentazione razionale che negli esiti speculativi. Che cosa dicono, alla fine, Cacciari e Galimberti, per non parlare di Umberto Eco? Nulla: praticamente nulla. Che cosa aggiungono al pensiero contemporaneo, in che cosa hanno reso un servizio alle intelligenze? In nulla, assolutamente in nulla. Sfidiamo chiunque a spiegarci in che cosa questi filosofi alla moda hanno fatto progredire, sia pure d&#8217;un millimetro, il pensiero; quale sia il pur minimo spiraglio di originalit\u00e0 che hanno dischiuso, quale sia il pur minimo filo di aria fresca che hanno lasciato entrare nell&#8217;ambiente chiuso e stantio della cultura contemporanea. Che cosa viene in mente di nuovo, di vero, di grande, quando si citano i nomi di un Cacciari o di un Galimberti, o, a maggior ragione, di un Eco? Nulla, assolutamente nulla. Sono i filosofi del nulla, a dispetto del fatto, o proprio per il fatto, che li si vede sempre in televisione, o a tenere conferenze in giro per l&#8217;Italia, e a presentare i loro ultimi libri, a firmare le copie per il pubblico plaudente. Hanno grosse case editrici alle spalle, grossi agganci con il mondo universitario, grosse entrature con la politica, e tutto un sistema mediatico di pubblicit\u00e0: la gente accorre per vederli, per ascoltarli e ammirarli, come fossero oracoli di scienza e di sapere. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che sono maestri del nulla; che non hanno nulla da dire; che lasciano dietro di s\u00e9 il nulla, e non arricchiscono d&#8217;uno iota il campo del pensiero umano. Al contrario, il pensiero di Pier Paolo Ottonello si presenta come una magnifica costruzione speculativa, sulla scia dei grandi filosofi e teologi medievali; come una costruzione armoniosa, complessa, sapiente, come una fuga di Bach, ove tutte le parti concorrono al fine: il ritorno dell&#8217;uomo al suo Principio, la reintegrazione dell&#8217;uomo in Dio. \u00c8 per questo che il suo pensiero d\u00e0 fastidio, e la cultura materialista e nichilista dominante si vendica nella maniera che le \u00e8 consueta: ignorandolo, disdegnandolo, seppellendolo sotto la coltre dell&#8217;oblio. Per capire la statura dell&#8217;uomo e la profondit\u00e0 e l&#8217;autonomia del suo pensiero, ci sia concesso citare altri due brani di Pier Paolo Ottonello. Questo: <em>L&#8217;Europa, da almeno centocinquant&#8217;anni, moltiplica le prove\u00a0 della propria inesistenza. Infatti dagli abortiti imperi di Napoleone e di Hitler sono state partorite nuove generazioni di europeismi. Gli europeismi son le velleit\u00e0 di Europa, i fantasmi di Europa, che tanto pi\u00f9 ne comprovano l&#8217;inesistenza quanto pi\u00f9 si ergono ad alibi della sua distruzione o del suo tramonto<\/em>. E questo: <em>la grande scissione moderna \u00e8 fatta risalire all&#8217;unica causa della riforma, che provoca l&#8217;assopimento mortale del cristianesimo sotto la pressione della vita economica.<\/em> Sono tratti, entrambi, dal volume <em>Il nichilismo europeo<\/em> (Venezia, Marsilio, 2015).<\/p>\n<p>Il punto centrale dell&#8217;analisi critica di Pier Paolo Ottonello alla modernit\u00e0 \u00e8 il riconoscimento della falsificazione del concetto di libert\u00e0. Tutto il resto, anche la degenerazione dell&#8217;idea di progresso, discende da quello. Se la libert\u00e0 si riduce alla libert\u00e0 di fare qualsiasi cosa, quello che piace, quello che va a genio, insomma di assecondare ogni istinto, ogni impulso, ogni capriccio, ogni emozione (come oggi si usa dire, sempre pi\u00f9 spesso, quasi che la massima aspirazione degli uomini fosse quella di andare a caccia di emozioni), allora tutto crolla, tutto si risolve nella nebbia del relativismo e dell&#8217;edonismo. Per questo la cultura moderna nega l&#8217;esistenza di un ordine metafisico costituito, nega perfino l&#8217;esistenza di una morale naturale: esso vorrebbe rifare l&#8217;uomo di sana pianta, solo per poter affermare il suo dirotto a decidere da s\u00e9 la morale, e quindi di farsi il dio di se stesso. Anche per questo verso torniamo alla nostra affermazione precedente: che una simile civilt\u00e0 \u00e8 la civilt\u00e0 del diavolo. Il serpente disse a Eva: <em>Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.<\/em> E dunque: la civilt\u00e0 moderna \u00e8 la prima che, diabolicamente, vuole sostituire il culto dell&#8217;uomo a quello di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;autentico progresso \u00e8 un avanzamento del tutto mediante l&#8217;accrescimento delle parti e un perfezionamento del sostanziale mediante un potenziamento dell&#8217;accidentale; il falso progresso, dal quale derivano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[202],"class_list":["post-26404","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26404","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26404"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26404\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26404"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26404"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26404"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}