{"id":26397,"date":"2015-09-29T11:59:00","date_gmt":"2015-09-29T11:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/la-diversita-fasulla-ci-massifica-e-ci-fa-scordare-lessenziale\/"},"modified":"2015-09-29T11:59:00","modified_gmt":"2015-09-29T11:59:00","slug":"la-diversita-fasulla-ci-massifica-e-ci-fa-scordare-lessenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/la-diversita-fasulla-ci-massifica-e-ci-fa-scordare-lessenziale\/","title":{"rendered":"La diversit\u00e0 fasulla ci massifica e ci fa scordare l\u2019essenziale"},"content":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 in cui viviamo sembra caratterizzata dalla massima variet\u00e0, dal massimo pluralismo, dalla massima, come si usa dire, multiculturalit\u00e0 (classica parola ormai diventata il simbolo del politicamente corretto: peccato che sia, alla lettera, priva di significato); ognuno lotta per distinguersi dagli altri: \u00e8 il trionfo dell&#8217;individualismo, ma, ahim\u00e8, di un individualismo ridicolo, pilotato, suggerito dalle mode, dalla pubblicit\u00e0, dai poteri occulti: un pietoso, grottesco- ci si perdoni l&#8217;ossimoro &#8211; individualismo di massa.<\/p>\n<p>Ciascuno vuole essere originale, ma persegue l&#8217;originalit\u00e0 alla stessa maniera di milioni altri individui simili a lui: simili non solo esteriormente, ma anche, e soprattutto, spiritualmente: vuoti, inconsistenti, pecorili, totalmente privi di personalit\u00e0, di senso critico, di buon gusto: pronti a fare qualsiasi cosa, anche la pi\u00f9 ridicola, anche la pi\u00f9 vergognosa, pur di sentirsi &quot;qualcuno&quot;, ma nella stessa maniera in cui la fanno tutti gli altri. Insomma: non persone, ma numeri; ciascuno dei quali impaziente e fremente di apparire, smanioso di stagliarsi sullo sfondo della massa anonima, ma senza avere proprio nulla che da essa lo distingua.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre si inseguono le mode e ci si illude di essere qualcuno, solo perch\u00e9 si appare, solo perch\u00e9 si urla, solo perch\u00e9 ci si esibisce in maniera narcisistica, solo perch\u00e9 si d\u00e0 scandalo e si assumono atteggiamenti apparentemente disinibiti e trasgressivi, che per\u00f2 non sono affatto tali, ma, anzi, quanto di pi\u00f9 conformistico si possa immaginare, dal momento che sono esattamente quelli stabiliti e pianificati dalle mode, ci si intruppa in un meccanismo di servit\u00f9 volontaria dal quale sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile uscire; ci si appiattisce e ci si omologa in comportamenti e stili standardizzati, che cancellano ogni traccia di autentica individualit\u00e0 e di vera personalit\u00e0; ci si aliena da se stessi e dagli altri, smarrendo, di fatto, le ragioni del sapere stare con s\u00e9 e con il prossimo, perch\u00e9 ogni gesto, ogni parola, ogni centimetro del proprio corpo sono il risultato di un lavaggio del cervello, di una resa incondizionata a degli schemi decisi altrove, da qualcun altro, e passivamente adottati con una seriet\u00e0 e con una tenacia che sarebbero quasi ammirevoli, certamente commoventi, se solo fossero impiegato in una causa pi\u00f9 seria e pi\u00f9 costruttiva.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo contemporaneo si sta sempre pi\u00f9 spossessando di s\u00e9 medesimo, volonterosamente ed entusiasticamente: non c&#8217;\u00e8 neanche pi\u00f9 bisogno di controllarlo, si controlla da solo; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di ricattarlo, di minacciarlo, di intimidirlo: si offre, si consegna legato mani e piedi alla manipolazione quotidiana che finir\u00e0 per trasformarlo in un perfetto consumatore e in un contribuente che paga, obbedisce e non protesta mai, non si fa mai domande, non si chiede mai perch\u00e9: lavora per mantenersi al passo con ci\u00f2 che fanno gli altri ed apre il portafogli non per soddisfare i suoi veri bisogni, ma per inseguire i fantasmi evocati nella sua immaginazione dall&#8217;opera incessante, capillare, martellante della pubblicit\u00e0, per sottostare ciecamente ai ricatti dell&#8217;avere e dell&#8217;esibire, per uniformarsi con piena consapevolezza, illudendosi nello stesso tempo &#8212; ecco il paradosso &#8212; di essere unico e speciale: povero idiota ridotto a spaventapasseri, a manichino, a marionetta, dalla pi\u00f9 tenera infanzia alla pi\u00f9 tara vecchiaia, vera e propria maschera pirandelliana, allucinante deformazione di s\u00e9 perseguita con implacabile ostinazione.<\/p>\n<p>E, nella massificazione generale, nel frastuono universale, nella miserabile corsa ad ostacoli per ritagliarsi il proprio spazio di visibilit\u00e0, il proprio momento di &quot;gloria&quot;, la propria illusione di essere qualcuno o qualcosa, l&#8217;uomo contemporaneo finisce per smarrire la cosa pi\u00f9 importante di tutte, la sola essenziale, quella che meriterebbe tutta la sua attenzione, tutto il suo impegno, tutti i suoi sacrifici: la sua naturale spirituale, fatta per cercare il bene e per realizzare la vita buona, che \u00e8 l&#8217;amore di Dio e del prossimo.<\/p>\n<p>Ha osservato don Stefano Cucchetti, professore di Teologia morale (nella rivista \u00abIl messaggio del Cuore di Ges\u00f9\u00bb, Roma, maggio 2014, pp. 19-20):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;omologazione \u00e8 la tentazione pervasiva di oggi e svela pi\u00f9 che mai la contraddizione nella quale gran parte dell&#8217;umanit\u00e0 si dibatte. Vogliamo distinguerci, vogliamo essere individui e ricorriamo &#8212; non tutti, per fortuna &#8212; all&#8217;eccentricit\u00e0, alla diversit\u00e0. Basta guardare certi modi di vestire sempre pi\u00f9 trash: anelli, orecchini e piercing perforano (questo vuol dire il termine inglese) tutte le parti del corpo, proprio per distinguersi, e quasi facendo scempio della bellezza del corpo, che \u00e8 il &quot;capolavoro di Dio&quot;, come diceva Sant&#8217;Ambrogio.<\/p>\n<p>Poi, per\u00f2, questo distinguerci ci massifica, ci rende massa indistinta. Siamo diventati la societ\u00e0 dei sondaggi, fatti ormai a nostra insaputa: il solo cercare qualche notizia in internet permette ai colossi commerciali di conoscere i nostri gusti e di conteggiarli, per pilotarli. Ormai quello che compare sui nostri schermi (dai <em>tablet<\/em> agli <em>smartphone<\/em> sempre pi\u00f9 piccoli) \u00e8 pilotato e tende a orientare verso scelte dettate da spregiudicati e giganteschi interessi economici. Forse siamo rassegnati: il mondo intero va cos\u00ec. Domina la legge del mercato, del sondaggio, della maggioranza. Sembra non esistere pi\u00f9 la verit\u00e0, ma l&#8217;opinione, il trend, la tendenza. Piccole e potenti <em>lobbies<\/em> hanno in mano &#8212; o tentano di averlo &#8212; il controllo delle coscienze, oltre che quello economico, e impongono quelli che sono i loro valori, indifferenti a quelli che sono gli elementi fondamentali della natura stessa dell&#8217;uomo: il vero, il bene, il bello.<\/p>\n<p>Viene in mente il racconto ebraico di epoca medioevale, che papa Francesco narr\u00f2 durante la messa mattutina nella Cappella di Santa Maria il 1\u00b0 maggio 2013: &quot;Un rabbino parlava ai suoi fedeli della costruzione della torre di Babele. In quel tempo si costruiva con il mattone. Ma per fabbricare il mattone, per fare il mattone ci voleva tanto, no? Prendere la terra, fare il fango, prendere la paglia, cuocerlo. E un mattone era una cosa preziosa. Portavano ogni mattone fin su in alto, per costruire la torre di Babele. Quando un mattone, per sbaglio, cadeva, era un problema tremendo, uno scandalo: &quot;Ma guarda cosa hai fatto!&quot; Ma se cadeva uno di quelli che facevano la torre dicevano solo: &quot;Riposi in pace!&quot; Era pi\u00f9 importante il mattone che la persona! Questo raccontava quel rabbino del medioevo e questo succede adesso! Le persone sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico&quot;.<\/p>\n<p>Parole sferzanti, che i mass-media, omologati strumenti della societ\u00e0 del sondaggio e della &quot;verit\u00e0 secondo maggioranza pilotata&quot;, si sono affrettati a dimenticare, preferendo altre per loro pi\u00f9 piacevoli e pi\u00f9 offensive: pare che il fango venda pi\u00f9 che la verit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Una civilt\u00e0, come la nostra, in cui le cose stanno diventando pi\u00f9 importanti delle persone, e in cui le persone sono in funzione delle cose, e non viceversa, \u00e8 una civilt\u00e0 impazzita e degenerata, giunta ormai al capolinea: senza futuro, senza speranza. E gli esseri umani che la abitano sono degli <em>zombie<\/em>, dei morti che camminano e gi\u00e0 mandano cattivo odore, odore di morte e di putrefazione: solo che non lo sanno. Sono gi\u00e0 morti, e si credono vivi; sono finiti, e fanno progetti per il futuro; sono divenuti schizofrenici, e si credono saggi e intelligenti. Essa \u00e8 paragonabile alla nave dei folli di medievale memoria: una nave priva di capitano e addirittura priva di timoniere, con le vele che si gonfiano e si afflosciano senza governo, che se ne va alla deriva, portata dal capriccio dei venti e delle correnti, e sulla quale ciascuno si abbandona al proprio estro, al proprio piacere, alla propria frenesia, ma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuno che si preoccupi della sorte comune, del destino incombente, del naufragio inevitabile.<\/p>\n<p>La nave dei folli \u00e8 la nave dove ciascuno vuole primeggiare, ma nessuno \u00e8 disposto ad obbedire; dove tutti hanno da vantare dei diritti sacrosanti e inviolabili, ma nessuno riconosce dei doveri ai quali sottomettersi; dove ciascuno si sforza di sovrastare gli altri, di emergere, di distinguersi, ma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 uno solo che si preoccupi del bene comune, che si domandi dove si stia andando, che sia disposto ad eseguire le manovre necessarie per scongiurare la catastrofe annunciata.<\/p>\n<p>Nondimeno, \u00e8 necessario combattere contro lo sconforto, reagire al triste incantesimo che ci tiene avvinti a questa condizione: \u00e8 necessario che torniamo in noi stessi, che trasformiamo la nave dei folli in una nave della speranza, che sa dove vuole dirigere la barra del timone e il cui equipaggio \u00e8 disposto a mettere da parte gli egoismi individuali per cercare la salvezza, se essa \u00e8 ancora possibile, e se una meta ragionevole \u00e8 ancora alla sua portata. Di profeti di sventura e annunciatori del malaugurio, ne abbiamo fin troppi: si direbbe che sia diventata una professione come un&#8217;altra, perfino pi\u00f9 redditizia di altri. Tutto questo lamentarsi e piagnucolare non \u00e8 virile; non \u00e8 da uomini, ma da femminucce. E anche questo \u00e8 un segno della pazzia che ci tiene avvinti, che sembra avere ipnotizzato cos\u00ec tanti di noi.<\/p>\n<p>Se solo non fossimo cos\u00ec frastornati, e quasi inebetiti, dall&#8217;incessante rumore delle cose inutili scambiate per necessarie, potremmo vedere con relativa facilit\u00e0 quel che ci manca e quel che va ricercato; potremmo agevolmente capire che l&#8217;unica maniera di rientrare in noi stesi, di ritrovarci, di risvegliarci, \u00e8 quella di gettare fuori bordo tutta la zavorra che ci tiene bloccati, prigionieri delle nostre debolezze e contraddizioni: la zavorra delle cose inutili, dei riti fasulli, delle brame inestinguibili, che ci appesantisce e ci trascina verso il fondo; che ci nasconde la luce del sole dietro un velo di opacit\u00e0 e di grettezza; che crea in noi una sempre rinnovata dipendenza da ci\u00f2 che non \u00e8 mai l&#8217;essere, ma sempre e solo l&#8217;avere e l&#8217;apparire. Questa zavorra \u00e8 la forma concreta che assume l&#8217;incantesimo maligno dal quale siamo stati soggiogati.<\/p>\n<p>Riscuoterci e spezzare l&#8217;incantesimo pu\u00f2 sembrarci una cosa difficilissima, quasi impossibile, solo perch\u00e9 siamo scesi tanto in basso nella stima di noi stessi; solo perch\u00e9 ci siamo avviliti fino ad un punto tale, che ormai abbiamo smesso di stimarci e di volerci bene, abbiamo cessato di credere e sperare in noi stessi e ci siamo auto-convinti che tutto quel che possiamo fare, e che vale la pena di fare, \u00e8 continuare a seguire la corrente, a lasciarsi portare da essa, tanto pi\u00f9 se riusciamo anche a consolarci, coltivando la pazzesca e contraddittoria illusione di essere liberi e diversi da tutti gli altri, originali nelle nostre scelte, ammirati e invidiati da legioni di uomini e donne divorati da una ambizione simile alla nostra, ma, secondo noi, dotati di minori capacit\u00e0, di minor fascino, di minore intelligenza. A ben considerare, la nostra \u00e8 una forma di autodifesa: ci sopravvalutiamo per il terrore di guardarci dentro sino in fondo, e scoprire la desolante verit\u00e0: ossia che abbiamo toccato il fondo.<\/p>\n<p>Eppure, \u00e8 verissimo che abbiamo toccato il fondo. E il fondo \u00e8 cos\u00ec melmoso, cos\u00ec opaco, che ci troviamo a vagare di qua e di l\u00e0, come ciechi che vanno a tentoni e non sanno dove si trovino, n\u00e9 dove andranno a sbucare. Ma non andremo a sbucare da nessuna parte, finch\u00e9 restiamo invischiati sul fondo dello stagno: saremo condannati a girare e girare su noi stessi, senza pace, senza serenit\u00e0, senza mai vedere un raggio di luce, un po&#8217; di cielo; a spintonarci gli uni con gli altri, a premere su quelli che ci sono pi\u00f9 vicini, a farci urtare da quelli che sopraggiungono a loro volta. Allora tenteremo il supremo auto-inganno, e battezzeremo &quot;mare&quot;, se non addirittura &quot;oceano&quot;, lo stagno torbido e fangoso in cui seguitiamo a sguazzare; chiameremo &quot;cielo&quot; la melma pi\u00f9 spessa, e &quot;luce&quot; l&#8217;oscurit\u00e0 pi\u00f9 profonda: cos\u00ec, giocando con le parole, proveremo a evadere dalla nostra abiezione, ma solo in un mondo fittizio, in una dimensione illusoria.<\/p>\n<p>Davvero \u00e8 in questo modo che vogliamo concludere la parabola della nostra ormai stanca civilt\u00e0: con la beffa suprema a nostro danno, a suggello di una catena pressoch\u00e9 ininterrotta di infedelt\u00e0, di colpe, di bugie, di mediocri furbizie e di scorciatoie disoneste? Forse, dopotutto, vale la pena di tentare una reazione seria, di avere un soprassalto di lucidit\u00e0 e di amor proprio. Forse, la nave dei folli pu\u00f2 ancora essere salvata; pu\u00f2 ancora evitare di andare a fracassarsi sugli scogli: forse non \u00e8 troppo tardi per riprendere la giusta rotta e schivare l&#8217;estremo pericolo. Certo, da soli non potremmo fare nulla: le nostre forze sono consumate, il nostro coraggio si \u00e8 esaurito, perfino il nostro senso morale pare essersi smarrito. \u00c8 venuta meno la parte migliore di noi stessi: non ci sono rimasti che i rimpianti ed i rimorsi, e tutti i sogni infranti d&#8217;una cattiva coscienza.<\/p>\n<p>Umanamente parlando, \u00e8 finita: e nessun pilota, per quanto abile, potr\u00e0 mai salvarci. Ma quel che \u00e8 impossibile all&#8217;uomo, \u00e8 possibile a Dio. Forse dobbiamo solo ravvederci e invocare: \u00ab<em>Abb\u00e0<\/em>! Padre! Abbiamo peccato contro il Cielo e contro di Te. Ma di&#8217; una parola soltanto, e noi saremo salvati!\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 in cui viviamo sembra caratterizzata dalla massima variet\u00e0, dal massimo pluralismo, dalla massima, come si usa dire, multiculturalit\u00e0 (classica parola ormai diventata il simbolo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-26397","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26397","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26397"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26397\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26397"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26397"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}