{"id":26394,"date":"2019-06-09T10:21:00","date_gmt":"2019-06-09T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/09\/la-distruzione-della-teologia-come-te-la-racconto\/"},"modified":"2019-06-09T10:21:00","modified_gmt":"2019-06-09T10:21:00","slug":"la-distruzione-della-teologia-come-te-la-racconto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/09\/la-distruzione-della-teologia-come-te-la-racconto\/","title":{"rendered":"La distruzione della teologia: come te la racconto"},"content":{"rendered":"<p>Non desta alcuna meraviglia il fatto che novantanove studenti su cento, se interrogati sulla svolta &#8212; ma sarebbe meglio dire sulla distruzione &#8212; della teologia cattolica del XX secolo, iniziata nelle facolt\u00e0 teologiche francesi subito dopo la Seconda guerra mondiale e culminata dapprima nell&#8217;eresia pasticciona e solitaria di Teilhard de Chardin, indi nell&#8217;eresia contagiosa e vincente di Karl Rahner, ne parlerebbero in termini estremamente positivi, per non dire entusiastici, e la definirebbero un fausto rinnovamento, una necessaria iniezione di aria fresca in un&#8217;atmosfera stantia e asfittica. E risponderebbero cos\u00ec per la stessa ragione per cui, se interrogati sullo sbarco in Normandia degli eserciti anglo-americani, nel 1944, ne parlerebbero in toni altrettanto trionfalistici, come l&#8217;inizio della liberazione dell&#8217;Europa, e non certo come l&#8217;inizio della sua servit\u00f9 agli USA e soprattutto al sistema usuraio deciso a Bretton Woods, pochi giorni dopo quello sbarco: ossia, perch\u00e9 lo dicono i libri di testo. I libri di testo si sono fatti zelanti cinghie di trasmissione fra il potere finanziario globale, uscito vittorioso dalla Seconda guerra mondiale, e i singoli popoli destinati alla sottomissione, sia politica che economica, ma soprattutto culturale. Ora, la sottomissione, per essere perfetta, e stante il dettaglio che stiamo parlando di Stati democratici e non di odiose dittature come quelle uscite distrutte dalla guerra, doveva e deve essere essenzialmente una servit\u00f9 volontaria, secondo il modello descritto cinque secoli fa da \u00c9tienne de la Bo\u00ebtie. E il successo totale di quella strategia \u00e8 testimoniato dal fatto che, per convincere i popoli europei della necessit\u00e0 della loro schiavit\u00f9 (e del loro meticciamento, secondo le linee guida del Piano Kalergi) venne creata un&#8217;apposita conferenza annuale dei potenti della Terra, il Gruppo Bilderberg, a partire dal 1954; mentre oggi, anche se esso si riunisce ancora, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di convincere nessuno, perch\u00e9 gli esponenti della finanza, dell&#8217;economia, della politica e della informazione sono gi\u00e0 straconvinti e totalmente subalterni, semmai chiedono ancora pi\u00f9 sottomissione, ma nessuno ha dubbi sulla bont\u00e0 del carcere globale, dato che persino i Paesi dell&#8217;ex Patto di Varsavia e pezzi del dissolto Impero sovietico, come i Paesi Baltici e perfino l&#8217;Ucraina, non hanno aspirazione pi\u00f9 grande che quella di essere accettati nel sistema finanziario di Wall Street, a svolgere il ruolo di soddisfattissimi servi volontari, da spremere senza piet\u00e0.<\/p>\n<p>Dunque, prendiamo uno dei libri di testo di filosofia che vanno oggi per la maggiore nei licei &#8212; uno a caso, si badi, non necessariamente il peggiore; un testo-tipo, con tutti i pregi e i difetti caratteristici dei testi scolastici di questi ultimi anni -, <em>Voci della filosofia<\/em> di De Bartolomeo e Magni; e leggiamo, alla voce <em>Il rinnovamento della teologia cattolica<\/em> (Atlas, 2006, vol. 3, p. 674):<\/p>\n<p><em>In Francia operano molti dei maggiori &#8212; e pi\u00f9 innovativi &#8212; teologi cattolici del Novecento: si frequentano, sono amici, a volte lavorano nelle stesse facolt\u00e0 di teologia, talvolta l&#8217;uno \u00e8 allievo dell&#8217;altro, subiscono insieme le critiche e le censure della gerarchia romana.<\/em><\/p>\n<p><em>La condanna del Modernismo non chiude la teologia cattolica francese nella difesa rigida e intransigente della tradizione. Vi sono, nella prima met\u00e0 del secolo, alcuni teologi convinti che il Modernismo abbia comunque sollevato un problema reale: quello della &quot;rottura&quot; tra teologia e vita, segno della separazione &#8212; e spesso della contrapposizione &#8212; tra Chiesa e mondo moderno.<\/em><\/p>\n<p><em>A questo problema si deve rispondere con una nuova concezione della teologia, con una teologia del rinnovamento. Questa &quot;nuova teologia&quot; vuole stabilire un rapporto positivo con il proprio tempo come &quot;fede solidale con il tempo&quot; (M.-D. Chenu).<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 pone questioni di vasta portata, come, ad esempio, il confronto con la pluralit\u00e0 di civilt\u00e0, culture e religioni e con l&#8217;avvio di un&#8221;epoca postcoloniale, l&#8217;avvento della societ\u00e0 di massa, la presenza di regini socialisti e di movimento che si ispirano al Marxismo, il problema di una maggiore partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>Di questo nuovo rapporto con il proprio tempo \u00e8 parte essenziale un confronto positivo con il pensiero contemporaneo, in particolar modo con due categorie in esso centrali (e che erano invece assenti nel Tomismo): la STORICIT\u00c0 e la SOGGETTIVIT\u00c0<\/em>.<\/p>\n<p>Per dire come sono i libri di testo della scuola odierna: non strumenti per pensare criticamente la realt\u00e0, ma strumenti per l&#8217;indottrinamento sistematico e per l&#8217;omologazione intellettuale. E la cosa \u00e8 andata tanto avanti, che, di fronte a un&#8217;eventuale obiezione, questi signori senza dubbio resterebbero altamente stupiti, e chiederebbero, a loro modo in buona fede: <em>ma perch\u00e9, cosa c&#8217;\u00e8 che non va in questo modo di presentare le cose?<\/em> Semplicemente tutto. Non c&#8217;\u00e8 una riga, n\u00e9 una parola, da cui non traspaia una volont\u00e0 di condurre lo studente a pensare non da se stesso, ma secondo lo schema che gli viene porto. Non c&#8217;\u00e8 alcuna distinzione tra i fatti e le opinioni dell&#8217;estensore del testo; e siccome le opinioni di quest&#8217;ultimo sono molti simili a quelle di quasi tutti gli atri testi in circolazione (cos\u00ec come i contenuti dei tanti canali televisivi praticamente si equivalgono), il risultato \u00e8 che lo studente, imparando la lezione, si trova ad avere gi\u00e0 delle &quot;convinzioni&quot; bell&#8217;e fatte, preconfezionate, precotte e pre-digerite; e se le porter\u00e0 dietro, all&#8217;universit\u00e0 e oltre, forse nell&#8217;insegnamento stesso, se diventer\u00e0 un insegnante, ma con la ferma, rocciosa persuasione che sia tutta farina del suo sacco; che siano cose che lui ha capito da solo; che siano verit\u00e0 che la sua mente ha esaminato e vagliato, mentre \u00e8 vero l&#8217;esatto contrario. In altre parole: da decenni, i nostri studenti studiano la storia, la filosofia, la letteratura, eccetera, con dei sistemi di tipo sovietico; solo che non lo si pu\u00f2 dire, perch\u00e9, formalmente, siamo in democrazia: quindi, alla manipolazione del sapere si aggiunge l&#8217;ipocrisia del (finto) libero pensare.<\/p>\n<p>Dunque vediamo. Nel brano che abbiamo scelto, e l&#8217;abbiamo fatto sfogliando il testo assolutamente a caso, a mero titolo d&#8217;esempio, si parla della cosiddetta <em>nouvelle th\u00e9ologie<\/em>, una tendenza teologica che si delinea in Francia nel secondo dopoguerra, per impulso di figure come quella di Henri De Lubac, Jean Danielou, Henri Bouillard: guarda caso, tutti gesuiti, come lo era anche Teilhard de Chardin e come lo sar\u00e0 Karl Rahner. E come la si presenta? Non certo con quel minimo di obiettivit\u00e0 e imparzialit\u00e0 che sarebbero doverose in un testo di carattere scolastico, in cui ci si rivolge a dei giovani che, in linea di massima, sono del tutto digiuni in materia, e quel che sanno, lo stanno imparando ora, proprio grazie ai libri di testo. Ma cominciamo dall&#8217;inizio.<\/p>\n<p><em>In Francia operano molti dei maggiori &#8212; e pi\u00f9 innovativi &#8212; teologi cattolici del Novecento<\/em>. Ci\u00f2 non viene presentato come un giudizio, ma come un fatto: questi teologi sono <em>i maggiori<\/em> (chi lo dice?) e <em>i pi\u00f9 innovativi<\/em>; ma dove sta scritto che essere &quot;innovativo&quot; \u00e8 una virt\u00f9? Ecco allora che fin dalla prima frase si adotta il punto di vista dei progressisti, e lo si presenta come la verit\u00e0 fattuale: essere innovativi \u00e8 una bellissima cosa, sempre e comunque, indipendentemente dai contenuti della sedicente innovazione. Ne risulta, implicitamente, che essere legati alla tradizione \u00e8 una brutta cosa, perch\u00e9 chi \u00e8 legato alla tradizione non ama le innovazioni. I ruoli sono gi\u00e0 assegnati: belli e bravi gli innovatori, brutti e cattivi i conservatori. \u00c8 lo schema con cui \u00e8 stato presentato, gi\u00e0 mentre era in corso, il Concilio Vaticano II: uno schema che conteneva gi\u00e0 l&#8217;inevitabile conclusione: il progressismo vince, perch\u00e9 va nella direzione della storia; chi non \u00e8 progressista, chi \u00e8 tradizionalista, \u00e8 destinato alla sconfitta, perch\u00e9 rema contro il corso della storia, cosa di per s\u00e9 impossibile, oltre che patetica.<\/p>\n<p><em>Si frequentano, sono amici, a volte lavorano nelle stesse facolt\u00e0 di teologia, talvolta l&#8217;uno \u00e8 allievo dell&#8217;altro<\/em>. Che bello! Che senso di calore, di amicizia, e che romantica atmosfera da <em>boh\u00e9me<\/em>! Pare che agli illustri Autori non venga in mente che hanno descritto una specie di club mafioso (e non si dica che il concetto \u00e8 troppo forte; non \u00e8 stato il cardinale Danneels, uno di questi gloriosi novatori, a usare l&#8217;espressione <em>mafia di San Gallo<\/em>?). L&#8217;amicizia sar\u00e0 una bella cosa, il discepolato accademico pure, ma ci sembra che tutta questa concordanza di opinioni non faccia troppo bene all&#8217;autonomia del pensiero. Ve lo immaginate Kierkegaard, oppure Nietzsche, tanto per fare due nomi di grandi pensatori, bazzicare in un ambiente cos\u00ec conviviale, lavorare in un tale clima di perenne sodalizio, senza distinzione fra casa e bottega? La loro grandezza di pensatori non viene invece appunto dal fatto che erano soli, incompresi, osteggiati da ogni lato?<\/p>../../../../n_3Cp><em>Subiscono insieme le critiche e le censure della gerarchia romana.<\/em> Ah, ecco; ci pareva che mancasse qualcosa: per cementare tutto questo spirito di gruppo, \u00e8 necessario un nemico da combattere; e quale nemico pi\u00f9 utile e screditato della gerarchia romana? Ma la &quot;gerarchia romana&quot; \u00e8 semplicemente la Congregazione per Dottrina della Fede; e qui ci si sta scordando che stiamo parlando di sacerdoti, oltre che di teologi. I sacerdoti possono dire tutto quel che vogliono, e la gerarchia romana ha sempre torto, se osa interferire con le loro innovative ricerche? Parrebbe di s\u00ec. Di nuovo, la tesi \u00e8 precostituita: non serve discussione, non serve dimostrazione; i ruoli sono assegnati, e cos\u00ec i posti a sedere: la gerarchia romana nel ruolo del cattivo, cio\u00e8 del tradizionalista; i nuovi teologi francesi sono i buoni, perch\u00e9 rappresentano il rinnovamento. Non \u00e8 forse una cosa di per s\u00e9 evidente? No, non lo \u00e8. Ma chi glielo spiega a questi autori di libri di testo; chi glielo spiega ai professori che li adottano; e, soprattutto, chi glielo spiega ai ragazzi del liceo?<\/p>\n<p><em>La condanna del Modernismo non chiude la teologia cattolica francese nella difesa rigida e intransigente della tradizione.<\/em> Gi\u00e0; ma quale <em>tradizione<\/em>? A quanto pare, non ha alcuna importanza fare la doverosa distinzione fra Tradizione e tradizione. Per un teologo cattolico, invece, la distinzione \u00e8 decisiva: la prima viene da Dio, la seconda \u00e8 cosa umana. A negare la prima sono i teologi protestanti, sulla scia di Lutero; ecco allora da dove viene questa noncuranza o, peggio, questa voluta imprecisione: dal fatto che si solidarizza con le tendenze filo-protestanti dei &quot;nuovi teologi&quot; francesi. Allora s\u00ec che tutto si spiega. Ed ecco perch\u00e9 difendere la tradizione \u00e8 una cosa &quot;rigida&quot; e &quot;intransigente&quot;, quindi non troppo simpatica, n\u00e9 troppo intelligente. \u00c8 un linguaggio che ricorda, o meglio che anticipa, qualcuno: non vi pare? \u00c8 il linguaggio del signore argentino che si fa passare per papa. Via, cari cattolici: non siate rigidi! Non attaccatevi alla tradizione!<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il &quot;problema reale&quot;, dunque, che il Modernismo giustamente aveva posto, e al quale non ci si pu\u00f2 sottrarre? <em>Quello della &quot;rottura&quot; tra teologia e vita, segno della separazione &#8212; e spesso della contrapposizione &#8212; tra Chiesa e quello della &quot;rottura&quot; tra teologia e vita, segno della separazione &#8212; e spesso della contrapposizione &#8212; tra Chiesa e mondo moderno.<\/em> La teologia ha &quot;rotto&quot; con la vita? Strano, visto che per secoli \u00e8 stata la regina delle scienze, insegnata ed onorata in tutte le universit\u00e0 d&#8217;Europa. Ma forse la rottura non \u00e8 con la <em>vita<\/em> in generale, bens\u00ec con il <em>mondo moderno.<\/em> Ah, ma allora \u00e8 diverso: il mondo moderno non \u00e8 la <em>vita<\/em>: \u00e8 una particolare civilt\u00e0, sorta precisamente per contrapporsi alla civilt\u00e0 cristiana. Dunque non c&#8217;\u00e8 nulla di strano che la teologia cattolica si guardi bene dal solidarizzare con essa: se lo facesse tradirebbe se stessa e consegnerebbe la Chiesa al suo nemico. Il che \u00e8 proprio quanto \u00e8 avvenuto pochi anni dopo, a partire dal Concilio; e che in questi ultimi ani ha assunto un ritmo frenetico.<\/p>\n<p><em>A questo problema si deve rispondere con una nuova concezione della teologia, con una teologia del rinnovamento. Questa &quot;nuova teologia&quot; vuole stabilire un rapporto positivo con il proprio tempo.<\/em> Di nuovo: nessun ragionamento; nessuna dimostrazione: solo affermazioni apodittiche. Come si risponde a questo &quot;problema&quot; (che non \u00e8 tale)? Creando una nuova teologia (ma quante teologie ci sono, in nome di Dio?; avessero almeno detto <em>con un nuovo modo di fare teologia<\/em>, che \u00e8 sempre uno sproposito, ma un po&#8217; meno grosso), cio\u00e8 con una teologia che <em>vuole stabilire un rapporto positivo con il proprio tempo.<\/em> Linguaggio volutamente impreciso: che significa stabilire un rapporto positivo? \u00c8 un&#8217;espressione ambigua. Anche fra il giudice e l&#8217;assassino c&#8217;\u00e8 un rapporto; anche fra la vittima e il carnefice. Si tratta di vedere che tipo di rapporto; ma non lo si dice, e si d\u00e0 a credere che sia un valore positivo in se stesso, che sia sempre meglio stabilire un rapporto che <em>non<\/em> stabilirlo. Anche se si tratta di stabilire un rapporto con chi ti odia, con chi ti vuol distruggere. Non stiamo avanzando interpretazioni maligne; la cosa \u00e8 palese: infatti, subito dopo, si cita l&#8217;espressione <em>fede solidale con il tempo<\/em> di Chenu, che \u00e8 uno dei &quot;nuovi teologi&quot;. Non \u00e8 abbastanza chiaro?<\/p>\n<p>Segue la pappardella delle &quot;nuove questioni&quot; dischiuse dalla nuova teologia: il multiculturalismo, il marxismo (che allora pareva una forza irresistibile), la decolonizzazione (premessa per la critica al cattolicesimo &quot;romano-centrico&quot;), ecc. La storia si \u00e8 incaricata di mostrare quante lucciole sono state scambiate, allora, per lanterne. Infine, l&#8217;attacco a fondo: il tomismo non si \u00e8 occupato n\u00e9 della storicit\u00e0, n\u00e9 della soggettivit\u00e0. Eh, che gente fuori dalla realt\u00e0, quei benedetti tomisti! Meno male che sono arrivati i <em>nuovi teologi<\/em>, cos\u00ec ottimisti e bene intenzionati verso il mondo moderno. Giusto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non desta alcuna meraviglia il fatto che novantanove studenti su cento, se interrogati sulla svolta &#8212; ma sarebbe meglio dire sulla distruzione &#8212; della teologia cattolica<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[248,257],"class_list":["post-26394","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-seconda-guerra-mondiale","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26394","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26394"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26394\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}