{"id":26388,"date":"2018-06-20T01:59:00","date_gmt":"2018-06-20T01:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/20\/la-deriva-inizia-con-labbandono-delladolescenza\/"},"modified":"2018-06-20T01:59:00","modified_gmt":"2018-06-20T01:59:00","slug":"la-deriva-inizia-con-labbandono-delladolescenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/20\/la-deriva-inizia-con-labbandono-delladolescenza\/","title":{"rendered":"La deriva inizia con l&#8217;abbandono dell&#8217;adolescenza"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 un&#8217;et\u00e0 in cui l&#8217;anima \u00e8 particolarmente suggestionabile ed esposta a mille pericoli, quella \u00e8 l&#8217;adolescenza; et\u00e0 tanto pi\u00f9 insidiosa in quanto l&#8217;adolescente, per natura, cerca e pretende l&#8217;autonomia, ma non possiede ancora gli strumenti razionali per farne sempre un buon uso. Pertanto l&#8217;adolescente tende a sfuggire all&#8217;occhio vigile dei genitori e degli adulti; figuriamoci, poi, se quell&#8217;occhio non \u00e8 affatto vigile, ma \u00e8 un occhio distratto. A ci\u00f2 si aggiunga che l&#8217;adolescente non sa quel che vuole, o non lo sa con sufficiente chiarezza; si agita fra passioni e desideri contrastanti, in mezzo a una gran confusione: da un lato vorrebbe emanciparsi, dall&#8217;altro ha una segreta nostalgia dell&#8217;autorit\u00e0 paterna e, in genere, dell&#8217;autorit\u00e0 degli adulti, e, anche se non lo ammetterebbe mai, in fondo desidera pi\u00f9 di ogni altra cosa essere protetto e rassicurato. La sua evoluzione psicologica lo porta a cercare protezione e rassicurazione nelle compagnie dei coetanei, ma \u00e8 frequente che in esse non solo non trovi ci\u00f2 di cui avrebbe bisogno, ma vi trovi una forma di pressione e quasi di ricatto psicologico: o adeguarsi al gruppo, o subire lo scacco del rifiuto e dell&#8217;emarginazione, cose di cui egli ha somma paura e angoscia. Infine, si consideri che la societ\u00e0 odierna, per le sue caratteristiche generali, tende a ritardare la responsabilizzazione del ragazzo, induce i genitori a trattare i figli adolescenti come se fossero ancora dei bambini, incapaci di assumersi impegni e di rispettare doveri e scadenze; e la stessa cosa, in varia misura, tendono a fare anche gli insegnanti, i catechisti e i sacerdoti. Per\u00f2, nello stesso tempo, gli adulti tendono a essere latitanti sulle cose davvero importanti, l&#8217;affettivit\u00e0, il dialogo, la presenza, anche fisica: tutti presi dalle loro attivit\u00e0 e dai loro problemi, sopravvalutano l&#8217;autonomia dei ragazzi e s&#8217;immaginano, a torto, che questi possano benissimo sbrigarsela da soli e gestire situazioni che, per loro, sono ordinarie, mentre a parecchi adolescenti appaiono eccezionali e, talvolta, insormontabili.<\/p>\n<p>Un approccio realistico ed efficace alle questioni dell&#8217;adolescenza presuppone, del resto, una visione integrale dell&#8217;uomo, cosa divenuta ormai rarissima, in un quadro psicologico e filosofico dominato dalla frammentazione e dalla dispersione; \u00e8 infatti lapalissiano che, se non si \u00e8 capaci di vedere l&#8217;uomo nella sua globalit\u00e0, non si pu\u00f2 neanche porgere un sostegno all&#8217;adolescente nelle difficolt\u00e0 che egli incontra nel suo percorso di crescita e di maturazione, perch\u00e9 l&#8217;adolescente non \u00e8 una creatura a s\u00e9 stante, ma un essere umano considerato in una fase ben precisa del suo sviluppo. Fra i pochi studiosi di psicologia che non hanno perso di vista l&#8217;unit\u00e0 della struttura antropologica si annovera Rudolf Allers (Vienna, 1883-Hyattsville, Maryland, 1963), figura di grande prestigio e dignit\u00e0 intellettuale, oggi naturalmente alquanto messa in disparte dalla cultura dominante, che ha preso tutt&#8217;altro indirizzo. \u00c8 stato una mosca bianca nel panorama della psicanalisi: seguace di Freud, se ne distacc\u00f2 ben presto insieme ad Alfred Adler, per poi allontanarsi anche da quest&#8217;ultimo ed elaborare un proprio orientamento, che lo port\u00f2 a divenire il maestro di Viktor Frankl e di Hans Urs von Balthasar. La sua particolarit\u00e0, come psichiatra e studioso della psicoanalisi, \u00e8 il fatto che era cattolico e che interpret\u00f2 sempre la psicologia alla luce della sua fede religiosa. Fu anche amico di Edith Stein, studi\u00f2 la pedagogia di san Giovanni Bosco e venne in Italia, su invito di padre Agostino Gemelli, per approfondire, alla Cattolica di Milano, il pensiero di san Tommaso d&#8217;Aquino. E fu proprio l\u00ec, ove si laure\u00f2 nel 1934, che lo studio della filosofia tomista gli offr\u00ec l&#8217;ultimo tassello per strutturare definitivamente la propria concezione antropologica, alla luce della quale inser\u00ec le sue conoscenze psicologiche ed i suoi interessi educativi, pervenendo alla visione di un &quot;uomo integrale&quot;, dalla interiorit\u00e0 ben pi\u00f9 ricca, nonch\u00e9 aperta alla trascendenza, di quella cui giunsero mai Freud, Jung, Adler, o a maggior ragione, Reich. Il suo fu un percorso solitario, intransigente, teso al raggiungimento della totalit\u00e0, intesa come completezza di visione dell&#8217;uomo e dei suoi problemi, nessuno dei quali deva rimanere isolato dagli altri, come un principio a s\u00e9 stante, ci\u00f2 che invece accade, per esempio, con il pansessualismo freudiano.<\/p>\n<p>Scriveva dunque Rudolf Allers nel suo libro <em>L&#8217;adolescenza e l&#8217;educazione del carattere<\/em> (titolo originale: <em>Character Education in Adolescence<\/em>, New York, Joseph F. Wagner, 1940; traduzione dall&#8217;inglese di R. Titone, Torino, S.E.I., 1963, pp. 53-56):<\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che lo attrae [l&#8217;adolescente] \u00e8 l&#8217;aspetto rivoluzionario delle cose, indipendentemente dal loro contenuto materiale. E siccome questo fattore formale di antagonismo esterno \u00e8 divenuto decisivo, l&#8217;adolescente \u00e8 ancora assai incline a mutar le sue idee, ad adottare un atteggiamento di opposizione oggi ed un altro domani. Si noti, a proposito, come questa sia la ragione per cui tutti i vari generi di radicalismo trovano tanti fautori fra i giovani &#8212; indifferenti quanto alla particolare ideologia purch\u00e9 sia radicale. Questa \u00e8 ancora la ragione per cui l&#8217;adolescente \u00e8 capace di adottare idee oggettivamente contraddittorie senza alcuna visibile difficolt\u00e0: il fatto si \u00e8 che egli non si preoccupa troppo del loro aspetto materiale, bench\u00e9, fintanto che il suo entusiasmo si mantiene acceso, possa anche difenderle con tutta l&#8217;energia d&#8217;una sentita convinzione; quello che gli importa \u00e8 l&#8217;aspetto formale, l&#8217;apparire cio\u00e8 rivoluzionario, radicale, e via dicendo.<\/em><\/p>\n<p><em>I concetti tradizionali sono sostenuti dall&#8217;autorit\u00e0, e l&#8217;autorit\u00e0 costituisce l&#8217;unico motivo di credibilit\u00e0 per il fanciullo. Il fanciullo non \u00e8 ancora capace di capire e di giustificare questi concetti per via razionale; egli riposa sull&#8217;autorit\u00e0. Al contrario, l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 quanto di pi\u00f9 antipatico vi possa essere per l&#8217;adolescente. E, pi\u00f9 strano ancora, \u00e8 ad un tempo una delle cose che egli pi\u00f9 brama.<\/em><\/p>\n<p><em>Tale ambigua situazione trova una facile spiegazione nell&#8217;ambiguit\u00e0 stessa della situazione totale caratteristica della psicologia dell&#8217;adolescente. Il rinnegamento dell&#8217;autorit\u00e0 sorge dalla sempre pi\u00f9 chiara coscienza della propria individualit\u00e0; il desiderio dell&#8217;autorit\u00e0, al contrario, trova la sua ragione nel proprio stato di incertezza che cerca un rimedio. Il primo fattore gli rende impossibile accettare un&#8217;affermazione basata unicamente sull&#8217;autorit\u00e0, ch\u00e9 questo sarebbe equivalente ad abdicare al proprio diritto di auto-decisione; l&#8217;incertezza, d&#8217;altra parte, gli rende impossibile qualsiasi decisione perentoria, giacch\u00e9 gli manca una conoscenza sufficiente tanto della realt\u00e0 quanto del proprio io. Il risultato di questo contrasto di tendenze pu\u00f2 essere sovente un rapido oscillare da un gruppo di idee ad un altro &#8212; bench\u00e9 il secondo possa contraddire il primo, &#8211; oppure una specie di compromesso in cui certi generi di autorit\u00e0 vengono del tutto rigettati, mentre altri sono accettati volentieri e con una sorprendente mancanza di spirito critico. A cagione di questa peculiare struttura della psiche giovanile ci avviene assai di frequente di osservare che gli stessi giovani si ribellano contro qualche autorit\u00e0 tradizionalmente costituita (i genitori, i maestri, la Chiesa), pronti, con nostra meraviglia, a sottomettersi invece a qualche altra autorit\u00e0. Quest&#8217;altra autorit\u00e0 \u00e8 talvolta quella di un partito rivoluzionario, talvolta quella di una certa persona la quale, per qualche ragione, \u00e8 dotata d&#8217;un particolare prestigio, ed \u00e8 ammirata, amata e ciecamente obbedita, in tale maniera che sembrerebbe assolutamente incompatibile con l&#8217;atteggiamento generale di ribellione dell&#8217;adolescente. Una ragione di tale fatto va trovata nell&#8217;acuto desiderio che ha l&#8217;adolescente do un qualche cosa di autorevole in cui confidare: questo punto d&#8217;appoggio, tuttavia, dovr\u00e0 essere diverso dalla vecchia autorit\u00e0 che (talvolta non senza propria colpa) ha perduto il proprio prestigio, e contro cui si ergono tutte le forze rivoluzionarie, tutti i tentativi d&#8217;indipendenza, tutta la volont\u00e0 di autoaffermazione. Un&#8217;altra ragione, di carattere pi\u00f9 positivo, \u00e8 che la nuova autorit\u00e0 appare come il simbolo e l&#8217;incarnazione visibile del nuovo ordine.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;educazione deve tener conto di tutto questo stato di cose. Potr\u00e0 perfino usare ai propri fimi del desiderio recondito che il giovane ha di un&#8217;autorit\u00e0, se conoscesse il giusto modo d affrontare la situazione. L&#8217;autorit\u00e0 come tale non tocca il cuore del giovane. La semplice imposizione dell&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 piuttosto un modo di rendere il giovane pi\u00f9 recalcitrante e pi\u00f9 indisposto all&#8217;obbedienza.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;adolescente non \u00e8 pi\u00f9 come il fanciullo che era retto dalla fiducia negli altri, e perci\u00f2 era pronto ad obbedire anche quando fosse tentato di far rimostranze, o che, ad ogni modo, era convinto che gli adulti &quot;la sapessero sempre pi\u00f9 lunga di lui&#8230;&quot;. Sar\u00e0 certamente assai utile al fanciullo fargli intendere che ci\u00f2 che gli \u00e8 detto di fare, lo deve fare non semplicemente perch\u00e9 babbo e mamma dicono cos\u00ec, ma anche perch\u00e9 essi conoscono meglio il da farsi.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;adolescente invece si sottomette solo quando l&#8217;autorit\u00e0 difende idee simili alle sue (e siccome le sue idee sono facili a cambiare abbastanza rapidamente, le autorit\u00e0 di oggi potrebbe diventar vana domani), oppure quando si riesce a fargli vedere i ditti e la necessit\u00e0 su cui poggia tale autorit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Rudolf Allers dice qui una cosa estremamente importante, e cio\u00e8 che l&#8217;adolescente \u00e8 naturalmente rivoluzionario: non perch\u00e9 abbracci e comprenda, di norma, i contenuti di una determinata ideologia rivoluzionaria, ma semplicemente perch\u00e9 le dinamiche interne della psiche del giovane, conflittuali e contraddittorie, lo spingono a innamorarsi dell&#8217;idea della rivoluzione, se si vuole in un senso puramente romantico. Quel che lo attrae, \u00e8 il bisogno di rompere con la tradizione ed i suoi valori: di nuovo, non perch\u00e9 egli faccia dei ragionamenti precisi e articolati, ma perch\u00e9 la tradizione rappresenta il mondo dei suoi genitori, e, in genere, degli adulti, verso il quale egli prova sentimenti ambivalenti, di attrazione e repulsione; il desiderio di trovare rifugio e protezione, da un lato, e dall&#8217;altro il timore di rimanere schiacciato, di perdere la propria identit\u00e0 e di non riuscire &#8212; cosa per lui assolutamente vitale &#8211; ad affermare la propria autonomia. Giustamente, Allers imposta su queste basi il suo discorso pedagogico: se vuol agire sull&#8217;adolescente, o almeno non rimanere escluso dal suo mondo, l&#8217;adulto deve tener conto di questa ambivalenza e cercare di utilizzarla a favore dell&#8217;azione educativa: il giovane, infatti, non rifiuta l&#8217;autorit\u00e0 in assoluto, ma solo quella autorit\u00e0 che gli si presenta in maniera poco credibile; al contrario, se essa gli appare meritevole di fiducia, sar\u00e0 lui stesso a sottomettersi volontariamente a lei, e persino con entusiasmo.<\/p>\n<p>Qui termina il ragionamento di Allers, che resta nell&#8217;ambito di una prospettiva psicologica; noi, invece, vorremmo spingerci ancora pi\u00f9 avanti, e considerare la cosa da un punto di vista ancor pi\u00f9 generale, vale a dire filosofico. E la prima domanda filosofica che vogliamo porci \u00e8 la seguente: perch\u00e9 i giovani <em>d&#8217;oggi<\/em> sono particolarmente attratti dalla rivoluzione e sono cos\u00ec ostili a tutto ci\u00f2 che \u00e8 tradizione? Infatti, le cose non sono sempre state cos\u00ec; c&#8217;\u00e8 stato un tempo, diciamo fino all&#8217;avvento della societ\u00e0 moderna, in cui la massima ambizione del giovane era quella di diventare adulto e poter mostrare a suo padre e sua madre di meritare la loro fiducia. Certo, esisteva anche in passato una certa tendenza alla trasgressione; ma l&#8217;adolescente vi si abbandonava in contesti limitati, circoscritti, senza mettere in discussione l&#8217;insieme del rapporto generazionale e, soprattutto, senza contestare o rifiutare il mondo degli adulti, perch\u00e9 lo sentiva anche come il <em>suo<\/em> mondo, anche se non ne era ancora interamente divenuto a pieno titolo. Ma quanto prima i giovani andavano a lavorare, anzi, quando gi\u00e0 i bambini andavano a lavorare, specie nei campi, per aiutare la propria famiglia, tanto meno assumevano atteggiamenti di contestazione globale nei confronti del mondo adulto. Per assistere a un simile spettacolo, quello dell&#8217;adolescente che si ribella al mondo adulto, con disprezzo, con rabbia, ma coi soldi di pap\u00e0, bisogna arrivare al &quot;glorioso&quot; 1968, a sua volta anticipato dalla rivoluzione religiosa del Concilio Vaticano II (certo, preparata a palazzo dal partito massonico-progressista; ma anche il &#8217;68 studentesco \u00e8 stato davvero cos\u00ec spontaneo come ci si vuol far credere?). Ci possiamo chiedere dove andasse a finire l&#8217;ardore &quot;rivoluzionario&quot; dei giovani prima della modernit\u00e0, e perch\u00e9 non fosse diretto contro la tradizione e contro i padri. La risposta \u00e8 che esso trovava sfogo, al livello della <em>\u00e9lite<\/em>, in un eroismo di tipo individuale: la grande impresa che porta onore e gloria, oppure, meglio ancora, che adempie un voto religioso, per esempio la Crociata, o la ricerca del santo Graal. La massa non era interessata, e ci\u00f2 non valeva solo per gli adolescenti, ma per tutti. L&#8217;adolescenza come et\u00e0 della rivolta \u00e8 un fenomeno tipicamente moderno ed esprime tutto il malessere insito nella modernit\u00e0, la civilt\u00e0 anti-umana pi\u00f9 compiuta e coerente della storia. L&#8217;uomo moderno \u00e8 un individualista di massa: pertanto anche quando sogna l&#8217;eroismo e la ribellione, deve stare in mezzo a tanti altri, perch\u00e9 da solo non ce la farebbe. Ed ecco il &#8217;68, con le facolt\u00e0 occupate, gli scioperi, i cortei, gli scontri con la polizia e i &#8216;fascisti&#8217;. Giocare alla rivoluzione \u00e8 meno faticoso e pi\u00f9 gratificante che andare alle Crociate o cercare il santo Graal: \u00e8 un gioco collettivo, in cui ci si stanca meno e si rischia pochissimo. Mal che vada, si cade in piedi, perch\u00e9 il vento tira in quella direzione, e il <em>sei politico<\/em> \u00e8 assicurato anche agli asini e ai poltroni. Bello, vero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 un&#8217;et\u00e0 in cui l&#8217;anima \u00e8 particolarmente suggestionabile ed esposta a mille pericoli, quella \u00e8 l&#8217;adolescenza; et\u00e0 tanto pi\u00f9 insidiosa in quanto l&#8217;adolescente, per natura,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[229,230,250],"class_list":["post-26388","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-psicoanalisi","tag-psicologia","tag-sigmund-freud"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26388","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26388"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26388\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}