{"id":26386,"date":"2019-02-25T03:53:00","date_gmt":"2019-02-25T03:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/25\/quando-inizia-la-deriva-dei-gesuiti-quattro-secoli-fa\/"},"modified":"2019-02-25T03:53:00","modified_gmt":"2019-02-25T03:53:00","slug":"quando-inizia-la-deriva-dei-gesuiti-quattro-secoli-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/25\/quando-inizia-la-deriva-dei-gesuiti-quattro-secoli-fa\/","title":{"rendered":"Quando inizia la deriva dei gesuiti? Quattro secoli fa"},"content":{"rendered":"<p>I gesuiti, lo abbiamo affermato pi\u00f9 volte, sono diventati il cuore della macchina di auto-distruzione della Chiesa che sta accelerando ogni giorno la sua opera sinistra e che sta conducendo allo sbando, cio\u00e8 nell&#8217;apostasia, tanto pi\u00f9 grave in quanto inconsapevole, milioni e milioni di anime. Pertanto \u00e8 di fondamentale importanza capire come questo sia avvenuto e quando abbia avuto inizio. Molti pensano: con il pontificato di Bergoglio. Altri pensano: no, con il Concilio Vaticano II e la &quot;svolta antropologica&quot; di Karl Rahner. Altri risalgono ancora pi\u00f9 indietro: ai pasticci teologici di Teilhard de Chardin e al favore con cui furono accolti, nonostante le perplessit\u00e0 e le reazioni negative della parte ancora sana dell&#8217;ordine. Altri, infine, ritengono che la deviazione dall&#8217;ortodossia cattolica si sia iniziata ai primi del Novecento, con il modernismo: dopotutto, dicono, George Tyrrell era un gesuita, bench\u00e9 poi sia stato espulso dall&#8217;ordine e scomunicato.<\/p>\n<p>Ebbene, a nostro parere la deviazione ha avuto principio molto, ma molto prima: quattrocento anni fa. Il che vuol dire quasi fin dall&#8217;inizio dell&#8217;ordine. E ci proponiamo di illustrarlo attraverso un caso emblematico, quello del padre Daniello Bartoli (1608-1685), che il Leopardi considerava come il pi\u00f9 grande prosatore del Seicento e uno dei maggiori prosatori di tutta la letteratura italiana. Naturalmente, in questa sede non ci interessano le sue doti letterarie, delle quali peraltro ci siamo occupati in altre occasioni; qui ci interessa il gesuita Bartoli, e precisamente la sua concezione del mondo e della relazione fra uomo e Dio. E per averne un&#8217;idea adeguata, non interroghiamo i suoi scritti specificamente religiosi, e neppure quelli di ordine storico, apologetico ed edificante, ai quali \u00e8 legata la sua celebrit\u00e0; bens\u00ec quelli di natura scientifica. Perch\u00e9 il Bartoli, come tanti altri suoi confratelli, nutriva spiccati interessi scientifici oltre che letterari, coltivati non solo per mezzo di letture, ma anche con esperimenti diretti, ai quali aveva almeno assistito; stimava e ammirava Galilei, da lui definito &quot;quel grand&#8217;uomo&quot;, e condivideva l&#8217;entusiasmo per la scienza che \u00e8 la caratteristica saliente del XVII secolo, ed \u00e8 come l&#8217;altra faccia della lussureggiante sensibilit\u00e0 barocca. L&#8217;atteggiamento scientifico di Bartoli \u00e8 caratterizzato dalla percezione dell&#8217;universo come una grande macchina, e di Dio come l&#8217;artefice di tale macchina; e cos\u00ec come la macchina desta in noi stupore e meraviglia (la meraviglia essendo anche la chiave di lettura di tutta la poetica barocca, intesa come volont\u00e0 di suscitare il massimo stupore nei lettori), cos\u00ec non possiamo non provare uno stupore e una meraviglia ancor pi\u00f9 grandi al pensiero dell&#8217;autore di tale immenso e articolatissimo meccanismo. N\u00e9 si tratta solo di un pensiero astratto, ma di una vera e propria conoscenza: un &quot;trovare&quot; Dio nella perfezione delle macchine da lui create (cose, piante e animali, uomo compreso). Ci\u00f2 ricorda la pretesa galileiana che Dio, in fatto di matematica, abbia le stesse opinioni, e anzi addirittura professi le stesse certezze e giunga alle medesime verit\u00e0, cui pu\u00f2 giungere l&#8217;uomo, attraverso la corretta applicazione del metodo matematico (come affermato nel <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo<\/em>). Ma se l&#8217;universo \u00e8 una macchina, e se anche l&#8217;uomo \u00e8 una macchina, allora il meccanicismo prende il posto del finalismo, perch\u00e9 una macchina non ha un fine, ma solo dei compiti da svolgersi, secondo l&#8217;intenzione con cui \u00e8 stata costruita. Ma se l&#8217;uomo \u00e8 una macchina, che posto ha in lui la vita dell&#8217;anima? E se Dio \u00e8 un costruttore di macchine, che posto ha l&#8217;amore nel disegno della creazione? E se la vita umana funziona come un meccanismo ben oliato, dove va a finire e a cosa serve il libero arbitrio, la capacit\u00e0 di discernere fra il bene e il male? Perch\u00e9, per una macchina, bene \u00e8 ci\u00f2 che essa esegue secondo l&#8217;intenzione dell&#8217;artefice, male ci\u00f2 che non sa eseguire. Ma la salvezza eterna \u00e8 una questione meccanica? E che parte ha in questo meccanismo il mistero della divina Incarnazione del Verbo? E che ruolo svolge il mistero della Santissima Trinit\u00e0?<\/p>\n<p>Osservava un grande critico letterario, Giovanni Getto, nella sua raccolta di saggi\u00a0<em>Barocco in prosa e in poesia<\/em>\u00a0(Milano, Rizzoli, 1969, p. 467):<\/p>\n<p><em>Nell&#8217;introduzione al trattato &quot;Del ghiaccio&quot; il Bartoli lascia comprendere qual \u00e8 la sua visione del mondo: &quot;Una s\u00ec gran machina com&#8217;\u00e8 tutto il mondo, anzi in lui tante machine cos\u00ec ben disposte, cos\u00ec strette incatenate quante sono le parti che si adunano a comporlo, tutte di tanta forza e tutte in opera&#8230;&quot;. E abbiamo visto come il Bartoli parli dell&#8217;&quot;impareggiabile machina&quot; del corpo umano e della &quot;maravigliosa machina dell&#8217;orecchio&quot;. E a proposito di un insetto, sempre in quel trattato, esclama: &quot;Quante machine sono adunate in un animaluccio d&#8217;un atomo, o d&#8217;un punto, e ordinate ad organizzarlo!&quot;. Perfino e piante si configurano come macchine: &quot;Chi dunque spiasse dentro al corpo d&#8217;un albero, che al di fuori non d\u00e0 apparenza d&#8217;opera studiata, rimarrebbe attonito al vedere i tanti ordigni, che tutti a luogo, con ordine troppo ben inteso disposti, variamente lavorano. Machine spirituali, condotti d&#8217;acqua e canaletti d&#8217;aria; ricettacoli e conserve, dove raccogliere e digestir l&#8217;umore; scolatoi per dove scaricarne il soverchio o scolarne il dannoso.&quot;. Insomma la parola &quot;machina&quot; diventa nel nostro autore una parola tematica, il simbolo di una particolare intuizione del mondo. Tale visione porta con s\u00e9 la certezza di una divina presenza operante, di un Dio creatore, di una &quot;divinit\u00e0 ingegnera&quot;, come si esprime il Bellini. Le cose sono infatti &quot;fatture di propria mano del divino artefice, lavorate con tanto studio e con tal magistero di sapienza e d&#8217;arte che vi si scuopre dentro visibile il maestro&quot;, un maestro che \u00e8 facile riconoscere &quot;grande ne&#8217; gran lavori&quot;, e nei piccoli &quot;niente men grande o maggiore&quot;. Sicch\u00e9, conclude il Bartoli, &quot;io m&#8217;ardisco a dire che chi ben intende quel che ha dentro di s\u00e9 la piccolissima sera d&#8217;un occhio, vi truova pi\u00f9 da stupire che nel grandissimo cerchio de&#8217; cieli; e nel globo d&#8217;un pomo vede un lavoro di pi\u00f9 misterioso artificio che nel corpo del sole&quot;. Ebbene, l&#8217;assunzione del modello &#8216;macchina&#8217; per la spiegazione e\u00a0 comprensione dell&#8217;universo fisico&quot;, l&#8217;immagine di Dio come &quot;artefice&quot;,, lo stesso riconoscimento della dignit\u00e0 dell&#8217;operazione sperimentale, sono tutti elementi che comprovano un nuovo modo di considerare la tecnica e la scienza giunto a maturazione nel Seicento.<\/em><\/p>\n<p>Senza dubbio: ma anche e soprattutto un nuovo modo di considerare Dio! Questo continuo paragonare le cose, le piante e gli animali, la stessa persona umana, a delle macchine; e, di conseguenza, paragonare il loro autore ad un &quot;artefice&quot;, segna una rottura vera e propria con secoli e secoli di teologia cristiana. Mai, nel pensiero dei Padri della Chiesa e dei grande teologi, San&#8217;Agostino, san Tommaso d&#8217;Aquino, per non parlare di San Paolo e degli autori del\u00a0<em>Nuovo Testamento<\/em>, mai si era visto fare un simile paragone; mai Dio era stato paragonato a un artiere, e le sue creature a delle macchine; neppure nei libri dell&#8217;<em>Antico Testamento<\/em>, e specialmente nei\u00a0<em>Salmi<\/em>, ove si esalta la potenza creatrice di Dio attraverso la magnificenza delle sue opere. Nel\u00a0<em>Cantico delle creature<\/em>\u00a0san Francesco enumera le bellezze del creato, riconducendole sempre allo splendore di Dio: anche in questo caso non vi \u00e8 nulla di meccanico, nulla che richiami al massonico Grande Architetto dell&#8217;universo. Ci\u00f2 che manca, nella similitudine dell&#8217;artefice, \u00e8 la dimensione dell&#8217;amore: vediamo la sapienza divina, vediamo l&#8217;ingegno, vediamo l&#8217;ordine, vediamo la potenza, ma non vediamo l&#8217;amore. Questo Dio tanto ammirato dal Bartoli \u00e8 un Dio generico, astratto, buono per tutte le culture e per tutte le stagioni; non ha nulla di specificamente cristiano, tanto meno di cattolico. Si dir\u00e0 che l&#8217;ammirazione per le macchine e la tendenza ad abusare delle metafore sono aspetti caratteristici della civilt\u00e0 barocca, e che Bartoli si lascia semplicemente prendere un po&#8217; la mano dai gusto del suo tempo. Vero, verissimo: ma proprio qui sta il male. Non stiamo parlando solo della natura, ma di Dio. Galilei aveva gi\u00e0 introdotto la visione meccanicista della natura: nel\u00a0<em>Saggiatore<\/em>, la cicala che viene vivisezionata per scoprire l&#8217;origine del suono prodotto da essa non \u00e8 che uno strumento, uno strumento musicale, che pu\u00f2 essere scomposto e smontato pezzo per pezzo, per capire in che modo funziona. Ora il Bartoli inferisce dalla visone meccanicistica della natura una visione meccanicistica di Dio: ma questo significa gi\u00e0 un allontanarsi dalla retta dottrina e dal Magistero della Chiesa. E per la meno nobile delle ragioni, cio\u00e8 per la superbia intellettuale. Gonfi d&#8217;orgoglio per aver dato alla Chiesa pi\u00f9 astronomi, pi\u00f9 matematici, pi\u00f9 storici, pi\u00f9 filologi e pi\u00f9 eruditi di qualunque altro ordine religioso, i gesuiti, pur essendo arrivati per ultimi, si ritennero liberi d&#8217;introdurre nella teologia cattolica un nuovo paradigma, assolutamente contrastante non solo con quello tomista di matrice aristotelica, ma con la stessa concezione cristiana del mondo: il paradigma meccanicista, mutuato dalla rivoluzione scientifica di Francesco Bacone, Cartesio, Galilei, Leibniz e Newton. Il paradigma cristiano e cattolico \u00e8 finalista, non meccanicista; le cose sono ordinate da Dio ad un fine e l&#8217;uomo pi\u00f9 di tutte le altre, essendo una creatura dotata di ragione e di libero arbitrio, non sono pezzi d&#8217;un ingranaggio che rispondono a una inesorabile necessit\u00e0 naturale. Il meccanicismo \u00e8 un paradigma tendenzialmente materialista, perch\u00e9 ridice al minimo lo spazio del libero arbitrio e praticamente a zero il rullo del soprannaturale: che c&#8217;entra la vita del&#8217;anima, cin il meccanicismo? E che c&#8217;era la Grazia, che c&#8217;entra la Redenzione, che c&#8217;entrano la risurrezione della carne, il Giudizio finale e la vita eterna?<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, qui traspare un altro aspetto tipico dell&#8217;atteggiamento mentale dei gesuiti, sin dal loro inizio: la duttilit\u00e0, la capacit\u00e0 di adattarsi alle situazioni, di assorbire i paradigmi culturali nuovi o diversi (si pensi alla loro attivit\u00e0 missionaria in India e in Cina e alla disinvoltura nell&#8217;adattare la predicazione del Vangelo agli usi e alle credenze locali), il che pu\u00f2 sembrare un pregio solo se si prescinde che dal fatto che la posta in gioco, per cos\u00ec dire, \u00e8 la Verit\u00e0 divina. Per quanto riguarda quest&#8217;ultima, la disponibilit\u00e0 ad adattarsi e\u00a0 ad &quot;aggiornarsi&quot; non sono pregi, ma difetti, e difetti estremamente gravi. Infatti passa il principio che Dio non \u00e8 Dio, ma \u00e8 quel Dio che io possono cogliere, con gli strumenti intellettuali che mi sono dato qui e ora, in questo particolare momento, in questo particolare luogo. Domani cambieranno gli strumenti, cambieranno i paradigmi, e Dio per me diverr\u00e0 qualcos&#8217;altro. No: qui siamo in presenza di un gravissimo errore teologico: l&#8217;adattamento della verit\u00e0 eterna alle capacit\u00e0 di comprensione contingenti e relative degli esseri umani. Ma se le cose stano cos\u00ec, perch\u00e9 mai Dio si \u00e8 dato la pena di rivelarsi agli uomini? perch\u00e9 il Verbo si \u00e8 incarnato, \u00e8 vissuto fra noi, \u00e8 morto ed \u00e8 risorto? Perch\u00e9 ha fondato la sua Chiesa, perch\u00e9 ha dato precise istruzioni ai suoi apostoli, su come predicare e battezzare per annunciare il Vangelo? Poteva risparmiarsi la fatica: dopotutto, ogni uomo e ogni epoca hanno la loro percezione del divino; il nucleo della Verit\u00e0 \u00e8 troppo al di sopra delle nostre capacit\u00e0: possiamo solo affidarci a quel che di Lui noi possiamo vedere e capire. Oggi il dilagare della mentalit\u00e0 scientifica ci induce a paragonarlo a un fabbricante di macchine; domani, quando sar\u00e0 cambiato il paradigma, lo vedremo in un&#8217;altra maniera. Ma il Vangelo, cosa ci sta a fare? La vita e la morte di Ges\u00f9, le sue Parole, a che cosa sono servite? I gesuiti, da sempre, hanno mostrato la tendenza a voler assorbire le ultime novit\u00e0 della cultura profana e del progresso materiale, a non mostrarsi secondi ad alcuno sul terreno della scienza e della tecnica. Lo hanno chiamato dialogo con il mondo moderno; ma \u00e8 uno strano dialogo, nel corso del quale, durante l&#8217;arco di quattro secoli, sono rimasti infettati da tutti gli errori delle filosofie materialiste e irreligiose della modernit\u00e0. Hanno assorbito, in quantit\u00e0 industriali, la concezione marxista del materialismo dialettico, la concezione evoluzionista di Darwin, la psicanalisi freudiana e la sua interpretazione dell&#8217;inconscio e del superconscio. I domenicani, per esempio, hanno sempre avuto fama, e ben meritata, di fornire i sacerdoti pi\u00f9 preparati sul piano culturale, e specialmente i teologi pi\u00f9 profondi, ma anche pi\u00f9 fedeli al Magistero: finch\u00e9 il timone della ricerca teologica \u00e8 stato nelle mani dei domenicani, e in certa misura dei francescani, i fedeli hanno trovato nella teologia un sostegno, un conforto e una conferma alle verit\u00e0 della fede insegnate dalla Chiesa. Ma da quando il timone \u00e8 stato afferrato dalle mani orgogliose dei gesuiti, le cose hanno cominciato a cambiare, fino alla rovinosa deriva che \u00e8 sotto i nostri occhi: con una Chiesa teologicamente allo sbando, e la massa dei fedeli che, se si rivolge per un chiarimento ai teologi, trova invece una somma di dubbi, d&#8217;incertezze, di ambiguit\u00e0 e di vere e proprie eresie. Tutti aspetti caratterizzanti del pontificato di Bergoglio, gesuita che illustra perfettamente questa deriva apostatica e che ne \u00e8, per cos\u00ec dire, il compendio. Fino a qualche tempo fa il Magistero della Chiesa, sostenuto e consigliato dalla buona teologia, si esprimeva con molta chiarezza: mai quel che diceva un pontefice dava luogo a confusioni ed ambiguit\u00e0; meno che mai ci\u00f2 accadeva coi pronunciamenti solenni, vale a dire col Magistero straordinario. Ora tutto questo sta accadendo. Siamo arrivati al punto che Bergoglio, dopo aver generato una gravissima confusione pastorale con l&#8217;esortazione <em>Amoris laetitia<\/em>, si rifiuta di fornire chiarimenti a dei cardinali che glieli domandano a nome dei fedeli; e che, mentendo come un qualsiasi Pinocchio, dice di non aver mai ricevuto quella richiesta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I gesuiti, lo abbiamo affermato pi\u00f9 volte, sono diventati il cuore della macchina di auto-distruzione della Chiesa che sta accelerando ogni giorno la sua opera sinistra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[117],"class_list":["post-26386","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26386","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26386"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26386\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26386"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26386"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26386"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}