{"id":26381,"date":"2017-08-11T12:35:00","date_gmt":"2017-08-11T12:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/11\/nasce-da-un-empio-sghignazzo-la-cultura-moderna\/"},"modified":"2017-08-11T12:35:00","modified_gmt":"2017-08-11T12:35:00","slug":"nasce-da-un-empio-sghignazzo-la-cultura-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/11\/nasce-da-un-empio-sghignazzo-la-cultura-moderna\/","title":{"rendered":"Nasce da un empio sghignazzo la cultura moderna"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna, se proprio vogliamo fissarle una data e un luogo di nascita, vede la luce nel 1532 a Lione, con la pubblicazione, da parte dell&#8217;editore Fran\u00e7ois Juste, del primo libro di un&#8217;opera in cinque parti, <em>Gargantua e Pantagruel<\/em>, i cui libri successivi sarebbero usciti nel corso del trentennio seguente. L&#8217;opera (a parte la quinta parte, per la quale esistono problemi di attribuzione) \u00e8 stata scritta da Mastro Alcofribas Nasier, anagramma del vero nome dell&#8217;autore, Fran\u00e7ois Rabelais, un ex francescano sospettato di eresia e uscito dall&#8217;ordine, salvo poi indossare disinvoltamente il saio benedettino e infine quello, a lui pi\u00f9 consono (e pi\u00f9 comodo) di prete secolare. Ma nonostante i trascorsi burrascosi e perfino la messa all&#8217;Indice del suo libro, nonch\u00e9 la solenne condanna da parte della facolt\u00e0 di Teologia della Sorbona, nessuno s&#8217;immagini un povero Rabelais ferocemente perseguitato dalla Chiesa intollerante e bigotta, e costretto magari a nascondersi per evitare chiss\u00e0 quali terribili conseguenze della sua empiet\u00e0. Beniamino di assai potenti personaggi ecclesiastici, come il vescovo d Maillezais in un primo tempo, poi dello stesso vescovo di Parigi, Jean du Bellay, Rabelais non solo non ebbe alcun problema con le autorit\u00e0 della Chiesa, ma fu a Roma col Du Bellay e viaggi\u00f2 per l&#8217;Italia in lungo e in largo, esercitando sia nel nostro Paese, sia in Francia, la professione medica, per la quale si era abilitato.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un tratto caratteristico della cultura moderna, di cui Rabelais pu\u00f2 essere considerato il padrino, e Garguantua e Pantagruel l&#8217;opera paradigmatica: la sconcertante disinvoltura, per non dire la faccia tosta, con cui un intellettuale che si gabba della religione e della Chiesa, entra ed esce a suo piacere dai conventi, mette e toglie la tonaca di frate come se nulla fosse, si crea una solidissima posizione professionale e si procaccia una invidiabile sicurezza economica proprio all&#8217;interno della istituzione da lui tradita e derisa, e proprio con la ferrea protezione dei suoi pastori. E cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 comodo, pi\u00f9 simpatico, di pi\u00f9 piacevole, che dissacrare proprio quel mondo di cui ci si fa beffe, e sulla cui derisione e critica feroce, spietata, distruttiva, si costruisce la propria notoriet\u00e0 di scrittore? Prendiamone nota: la strada segnata da Rabelais sar\u00e0 meravigliosamente seguita da legioni di uomini disinvolti, o cinici, comunque incoerenti e senza amor proprio, senza dignit\u00e0, che non esitano a farsi spesare e mantenere da quelle istituzioni che disprezzano e che additano al ludibrio generale, sia pure dietro la maschera ipocrita di un riso buffonesco (e, appunto, gargantuelico). Perch\u00e9 il buffone, si sa, non porta pena: \u00e8 un po&#8217; matto, e sarebbe politicamente scorretto prendersela con lui, offendersi per le sue facezie: sarebbe un po&#8217; come sparare sulla Croce Rossa, una cosa che non sta bene. Lui, l&#8217;intellettuale moderno, non ha di questi scrupoli: lui pu\u00f2 sporcare, insozzare, deridere e svilire in ogni modo ci\u00f2 che gli procura il pane quotidiano; che volete, lui \u00e8 un uomo solo, e deve essere accorto, perch\u00e9 un uomo solo non pu\u00f2 lottare contro una possente istituzione, in questo caso la Chiesa cattolica. Dunque, per lui \u00e8 lecita la tanto deprecata doppia morale (quando a seguirla sono gli altri) e sputare allegramente nella mano che gli d\u00e0 di che vivere o che lo agevola nella carriera e gli apre le porte dei salotti che contano. Le orme di Rabelais saranno seguite da un esercito infinito che continua ai nostri giorni e che, non che mostrare segni di esaurimento, s&#8217;ingrossa sempre pi\u00f9: per esempio, da quelle migliaia e migliaia di professori di liceo e di universit\u00e0 che fomentano i loro studenti a un atteggiamento di disprezzo, di supponenza e di derisione nei confronti di tutti i valori sui quali si regge la societ\u00e0, e che, non paghi di tale opera di devastazione pedagogica (cio\u00e8, anti-pedagogica), se la prendono continuamente con la scuola e con l&#8217;universit\u00e0 stesse, ne parlano male, malissimo, salvo poi riscuotere ogni mese il loro bravo stipendio, sicuro, sicurissimo, anche in tempi di crisi, e anche se l&#8217;insegnamento, per loro, non \u00e8 poi quella gran passione che si potrebbe immaginare, visto che \u00e8 per loro, in effetti, un secondo lavoro, esercitato a margine della loro vera attivit\u00e0 d&#8217;ingegneri, o di architetti, o di medici, magari di primari d&#8217;ospedale. Figli, materiali o ideali, del &#8217;68, pieni di furori rivoluzionari e corruttori di generazioni di giovani,: per\u00f2 con il conto in banca e la pensione assicurata, proprio da quello Stato borghese che essi odiano, proprio da quella istituzione scolastica che aborriscono, e che dipingono come arretrata, inetta, troglodita, inutile e parassitaria.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Rabelais. Chi \u00e8, dunque, Gargantua, il protagonista della sua irriverente, dissacrante epopea? \u00c8 un gigante, figlio del gigante Gargantua: \u00e8 un fratello ideale di Morgante e di Marugutte del nostro Luigi Pulci. Il titolo completo della prima parte recita cos\u00ec: <em>Les horribles et espoventables faicitz et prouesses du tr\u00e8s renomm\u00e9 Pantagruel Roy des Dipsodes, filz du Grand G\u00e9ant Gargantua<\/em>, che vuol dire: <em>Gli orribili e spaventosi fatti e prodezze del molto rinomato Pantagruel re dei Dipsodi, figlio del gran gigante Gargantua<\/em>. Lasciamo perdere l&#8217;aspetto linguistico del romanzo, che pure \u00e8 importantissimo &#8212; qualcuno ha detto che il linguaggio \u00e8 il vero protagonista dell&#8217;opera, e forse \u00e8 vero &#8212; perch\u00e9 qui non ci interessa l&#8217;aspetto letterario, bens\u00ec quello ideologico. Vogliamo capire in che cosa quest&#8217;opera ha aperto decisamente la stagione della modernit\u00e0, in che cosa Pantagruel \u00e8 l&#8217;eroe moderno per eccellenza, anche se ancora nella sua prima giovinezza (poi ne verranno altro, pi\u00f9 maturi e pensosi, da Robinson Crusoe a Faust, o anche pi\u00f9 miseri e scalcagnati, come Leopold Bloom o l&#8217;Agrimensore K.). Pantagruel \u00e8 un essere che gode in assoluta libert\u00e0 di tutte le gioie dell&#8217;esistenza, pi\u00f9 che altro in senso strettamente fisico e materiale, e che manifesta la sua gioia di vivere nel riso: un riso sfrenato, incontenibile, che vorrebbe essere esplosione di un istinto naturale e positivo, ma che ha, per un certo verso, qualcosa d&#8217;inquietante, come se, per lui, nulla vi fosse di serio, e tanto meno di sacro, nella vita umana e nella stessa condizione umana; come se tutto non meritasse altro che una risata, una sghignazzata, un cachinno. E questo \u00e8 terribile, \u00e8 spaventoso: \u00e8 qualcosa d&#8217;inumano, che in nessun modo si pu\u00f2 far passare per una lieta e serena gioia di vivere. I critici banali e conformisti della vulgata dominante, intellettualmente disonesti, come \u00e8 logico fanno a gara nel parlare di allegria, di sana e spontanea allegria (e sia pure un po&#8217; rozza, un po&#8217; epicurea, come si addice a un clima di edonistico abbandono): ma \u00e8 evidente che non \u00e8 cos\u00ec; e basta chiedersi cosa penseremmo di un nostro congiunto, di un nostro amico, il quale, davanti ai casi della vita, lieti e no, non sapesse celebrarli meglio che con continue, incessanti, fragorose risate. Penseremmo che soffre di un gravissimo disturbo mentale, lo solleciteremmo a farsi visitare da uno psichiatra, soffriremmo e (se credenti) pregheremmo per lui, per la sua anima immortale, disturbata da qualche potenze malefica, se non proprio infernale, che imperversa liberamente dentro di lui, stravolgendo una creatura di Dio in un eterno dissacratore e derisore di tutto e di tutti. Con Umberto Eco, quello del <em>Nome della rosa<\/em>, i critici conformisti vedono nella risata una sana e gioiosa rivolta contro i formalismi, le costrizioni, le artificiosit\u00e0 della cultura scolastica e specialmente del tomismo, ma, pi\u00f9 in generale, della visione medioevale e cristiana della vita. E forse hanno ragione, beninteso dal loro puto di vista: perch\u00e9, per il cristiano, la vita una cosa seria, in quanto viene da Dio, e il riso non \u00e8 affatto qualcosa d&#8217;indegno, ma non pu\u00f2 essere di certo il normale atteggiamento esistenziale; mentre per loro la vita \u00e8 una buffonata, perch\u00e9 viene dal caso e corre verso il nulla: perci\u00f2 essi dissimulano la loro segreta angoscia e la loro disperazione dietro la maschera dello sberleffo e della satira a tutto campo. E se la vita \u00e8 una buffonata, allora ha ragione Pantagruel: non val la pena di rovinarsi il fegato con pensieri seri, e con le degne azioni che ne sono il frutto; tutto quel che merita di fare \u00e8 mangiare, bere e ridere a crepapelle.<\/p>\n<p>Ecco cosa dice, in proposito uno di codesti critici politicamente corretti, che per\u00f2 non si firma, autore della <em>Guida alla lettura<\/em> inserita a corredo del <em>Gargantua e Pantagruel<\/em> nella traduzione di Gildo Passini (Novara, Edipem, 1974, vol. 1, pp. 6-7):<\/p>\n<p><em>Uomo del Rinascimento e, insieme a Montaigne, deciso liquidatore dell&#8217;eredit\u00e0 del Medioevo, Rabelais non \u00e8 soltanto il primo dei grandi scrittori moderni di lingua francese, ma anche uno dei primi esempi di un unico grande libro, a cui dedica tutta la vita, in esso riversando la propria multiforme esperienza di uomo pratico e di instancabile viaggiatore ed osservatore, nonch\u00e9 il ricchissimo patrimonio spirituale di uno studioso aperto ai pi\u00f9 vari interessi. Enciclopedia giocosa e ribalda, &quot;summa &quot; violentemente antiteologica ed epopea buffonesca, il testo principe di Rabelais racchiude e rivela inequivocabilmente l&#8217;autobiografia pi\u00f9 vera dell&#8217;autore, il tono stesso della sua voce di poeta, la storia delle sue mille avventure spirituali, oltre ad essere un compendio, esatto quanto fantasioso, della cultura dell&#8217;epoca. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il giovane Pantagruel, dopo aver studiato a Poitiers (cap. V) fa il giro delle pi\u00f9 importanti universit\u00e0 francesi e finisce a Parigi, nel quartiere latino, dove incontra Panurge, un briccone di studente che diventer\u00e0 il suo fedele compagno (cap. XV). Richiamato dal padre nel regno di Utopia, conquistato dai Dipsodi, dopo molte strabilianti imprese sconfigge i nemici. Su un canovaccio popolare e tradizionale, Rabelais, uomo di lettere, cui sono ben presenti i giganti del Pulci e del Folengo (Morgante e Fracasso) richiama sul tema una serie di prodigiose variazioni linguistiche, inventa una folla di personaggi secondari, riempie il quadro di infiniti particolari realistici (la vita degli studenti) e scocca i primi dardi avvelenati contro la cultura ecclesiastica ufficiale. Il catalogo della biblioteca dell&#8217;abbazia di Saint Victor (cap. CVII) \u00e8 costituito da una lunga serie di titoli ridicoli che mettono alla berlina le opere dei teologi scolastici.<\/em><\/p>\n<p>Troppo facile, troppo semplice, caro messer Rabelais: come \u00e8 troppo facile e comodo, per la ragazzina superba della sua giovinezza, sghignazzare in faccia alla donna anziana che tenta di apparire ancora piacente, nonostante il carico degli anni. Anzi, peggio: perch\u00e9 qui la donna anziana, il Medioevo, \u00e8 la madre della ragazzina: e dileggiare la propria madre \u00e8 cosa non solo biasimevole, ma abietta. Il tanto vituperato Medioevo ha creato quelle universit\u00e0 in cui Rabelais ha studiato; ha creato quella Chiesa che gli ha permesso di far carriera; ha creato quella spiritualit\u00e0 che ora lui pu\u00f2 prendersi il lusso di sbeffeggiare, ma senza la quale n\u00e9 lui, n\u00e9 l&#8217;Europa sarebbero diventati quel che sono diventati. Com&#8217;\u00e8 banale, come \u00e8 infinitamente superficiale il progressismo: disprezzando le proprie radici, esso mostra di non aver capito nulla della storia, della civilt\u00e0, e perfino di se stesso. Ma Rabelais non \u00e8 un progressista qualsiasi: egli appartiene a quel particolare tipo di progressista che non argomenta, ride; che non discute, sghignazza; che non dimostra: sfotte. \u00c8 il Dario Fo del XVI secolo, in tutto e per tutto, persino nel linguaggio, che trasforma in un continuo fuoco d&#8217;artificio per divertire il suo pubblico: un pubblico di persone banali e superficiali come lui, che deridono ci\u00f2 che non capiscono, e sghignazzano su coloro ai quali non son degni di allacciare i calzari. La satira alla Dario Fo presenta questo vantaggio: che senza fatica, senza un argomento, senza un ragionamento al mondo, consente a chi la brandisce come un coltello di seppellire sotto le risate del pubblico anche l&#8217;interlocutore pi\u00f9 serio, anche l&#8217;antagonista pi\u00f9 meritevole di rispetto. \u00c8 facile, appunto: gli si ride in faccia; gli altri, stupidamente, ridono anch&#8217;essi, perch\u00e9 la risata \u00e8 contagiosa, \u00e8 travolgente, specie quando si ride di qualcuno, quando si gode di una sua inferiorit\u00e0, di un suo imbarazzo: e il gioco \u00e8 fatto (cfr. il nostro vecchio articolo: <em>Sulla natura del riso<\/em>, pubblicato sulla rivista <em>Alla Bottega<\/em>, Milano, 1988, n. 5, pp. 21-23).<\/p>\n<p>Tornando alla dimensione storica cui Rabelais appartiene, vi sono, nella sua &quot;modernit\u00e0&quot;, due aspetti notevoli, che ne fanno davvero il precursore della cultura odierna: da un lato, egli \u00e8 il massimo esponete dell&#8217;anti-rinascimento o anticlassicismo (come ha notato il critico e filosofo russo Michail Bachtin), proprio per il suo amore per la dismisura, il grottesco, il carnale; dall&#8217;altro, \u00e8 un fedele discepolo del troppo lodato Erasmo da Rotterdam (cui manda una lettera, dichiarandosi suo figlio) e s&#8217;inscrive fra i massimi esponenti del cosiddetto umanesimo cristiano, che vuol coniugare la cultura pagana con quella cristiana. In altri termini, oggi Rabelais sarebbe un fiero esponente del cattolicesimo progressista e di sinistra: sarebbe un seguace dell&#8217;ermeneutica biblica della scuola liberale e protestante, parlerebbe di un Vangelo che deve calarsi nello spirito del tempo e svuoterebbe la fede cristiana di ogni trascendenza, trasformando Ges\u00f9 in un profeta e il regno di Dio in una cosa puramente terrena. E non ci si venga a dire che queste sono speculazioni gratuite, perch\u00e9 tutto questo \u00e8 insito nel suo pensiero e lo si pu\u00f2 rilevare, punto per punto, leggendo in controluce i sui attacchi maligni e demolitori contro la scolastica e contro la teologia in quanto tale. Chi attacca e deride la teologia non ce l&#8217;ha col Medioevo: ce l&#8217;ha con Dio. Di qui le discussioni, fra gli storici della letteratura, fra i sostenitori e i negatori dell&#8217;ateismo di Rabelais: questione che a noi pare secondaria, perch\u00e9, se pur egli non \u00e8 intenzionalmente ateo (come pensa \u00c9tienne Gilson), certo il suo \u00e8 un ateismo pratico. Ce n&#8217;\u00e9 a sufficienza per salutarlo come il padre della cultura moderna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna, se proprio vogliamo fissarle una data e un luogo di nascita, vede la luce nel 1532 a Lione, con la pubblicazione, da parte<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[109],"class_list":["post-26381","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26381"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26381\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}