{"id":26372,"date":"2008-11-24T11:18:00","date_gmt":"2008-11-24T11:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/24\/la-coscienza-che-gesu-cristo-ebbe-di-se-e-il-grande-problema-del-nuovo-testamento\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"la-coscienza-che-gesu-cristo-ebbe-di-se-e-il-grande-problema-del-nuovo-testamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/24\/la-coscienza-che-gesu-cristo-ebbe-di-se-e-il-grande-problema-del-nuovo-testamento\/","title":{"rendered":"La coscienza che Ges\u00f9 Cristo ebbe di s\u00e9 \u00e8 il grande problema del Nuovo Testamento"},"content":{"rendered":"<p>Comprendere quale fosse la coscienza che Ges\u00f9 Cristo aveva di s\u00e9, significa avvicinarsi al problema dei problemi dell&#8217;esegesi neotestamentaria; anzi, al cuore del problema del cristianesimo: il mistero della persona di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 un problema talmente grande, da far tremare le vene e i polsi a chiunque vi si accosti; tanto pi\u00f9 se sprovvisto di profonde conoscenze filologiche e nel campo delle scienze bibliche, perch\u00e9 si gioca su sfumature linguistiche che richiedono una perfetta padronanza del greco antico, dell&#8217;ebraico e dell&#8217;aramaico, ma anche sulla capacit\u00e0 di interpretare tali sfumature nel contesto pi\u00f9 ampio della cultura e della religione giudaica ai tempi di Ges\u00f9 e di collegarle alla prospettiva generale della predicazione di lui.<\/p>\n<p>Ma proprio qui si deve fare i conti con una sorta di corto circuito: perch\u00e9 la predicazione di Ges\u00f9 ci \u00e8 giunta attraverso le sue parole che i Vangeli hanno tramandato; ma \u00e8 ben difficile leggere quelle parole, per quanta perizia filologica si possieda (e indipendentemente dall&#8217;altro problema, quello posto dai Vangeli apocrifi), e soprattutto interpretarle, a prescindere da una certa idea che ci si \u00e8 fatti di colui che le pronunciava, nonch\u00e9 dell&#8217;idea che egli possedeva di s\u00e9.<\/p>\n<p>In altre parole: \u00e8 cosa ben difficile formarsi una opinione circa il mistero della persona di Ges\u00f9, indipendentemente dall&#8217;idea che ci si \u00e8 fatti di essa; anche se \u00e8 certamente arbitrario e poco scientifico (nel senso migliore della parola) prescindere del tutto da una scrupolosa lettura filologica delle fonti neotestamentarie.<\/p>\n<p>Del resto, anche il non specialista sa, almeno per sentito dure, quante discussioni abbiano suscitato espressioni come \u00abi fratelli di Ges\u00f9\u00bb o \u00ab\u00e8 pi\u00f9 facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli\u00bb: perch\u00e9 tutti, pi\u00f9 o meno, sanno che la parola \u00abfratello\u00bb si pu\u00f2 intendere, nel contesto evangelico, anche come \u00ab\u00abcugino\u00bb; mentre la parola greca \u00abcammello\u00bb somiglia alla parola \u00abgomena\u00bb, ossia corda da marinaio.<\/p>\n<p>E allora, \u00e8 facile immaginare quanto pi\u00f9 delicato sia il problema relativo alla corretta interpretazione di una espressione come \u00abFiglio dell&#8217;Uomo\u00bb, che Ges\u00f9 usa frequentemente riferendosi a se stesso. Significa che egli non si considerava null&#8217;altro che un uomo fra gli uomini? Oppure essa sta per \u00abFiglio di Dio\u00bb, dato che \u00abAdam\u00bb, nel linguaggio del Vecchio Testamento, sta frequentemente per \u00abDio\u00bb?<\/p>\n<p>E, in questo secondo caso, come va intesa esattamente? Che Ges\u00f9 si riteneva \u00abfiglio di Dio\u00bb come lo sono tutti gli altri esseri umani; oppure in un senso speciale ed esclusivo, come \u00abFiglio di Dio\u00bb in senso stretto?<\/p>\n<p>Ancora: Ges\u00f9 si considerava il Messia? E, se s\u00ec, che cosa era per lui il Messia, che i suoi connazionali da lunghissimo tempo attendevano?<\/p>\n<p>Come si vede, dalla filologia si passa immediatamente a un ambito infinitamente pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 scottante: un ambito che ha a che fare col mistero della divinit\u00e0 di Cristo. Ecco perch\u00e9, arrivati su questo terreno, tutti coloro che si sono occupati della predicazione di Cristo hanno finito per prendere chiaramente posiziono pro o contro la sua natura divina, con tutto quello che ci\u00f2 comporta: la netta spaccatura fra gli studiosi confessionali e quelli di tenenza razionalista, ciascuno dei due con una idea preconcetta della figura e dell&#8217;opera di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Senza la bench\u00e9 minima pretesa di sciogliere, in queste poche righe, una questione di tale portata, vogliamo tuttavia provare ad avvicinarci al problema della coscienza che Ges\u00f9 ebbe di se stesso da un punto di vista spassionato e libero da entrambe le pregiudiziali; non perch\u00e9 riteniamo di avere la soluzione in tasca, ma, eventualmente, per aiutare altri a trovarla, con le proprie forze e con il proprio onesto impegno intellettuale.<\/p>\n<p>Per farlo, partiremo da alcune considerazioni di un grande studioso, oggi un po&#8217; dimenticato, nonostante la recente pubblicazione (San Paolo, 2004) della sua autobiografia \u00abPrima dell&#8217;alba\u00bb: Eugenio Zolli.<\/p>\n<p>Il suo vero nome era Israel Anton Zoller ed era nato da una famiglia di ebrei polacchi a Brody, nella Galizia Orientale austriaca, nel 1881 (la stessa citt\u00e0 presso cui nascer\u00e0 il grande scrittore Joseph Roth, nel 1894). Trasferitosi a Vienna nel 1904, era poi passato in Italia e, nel 1920, era divenuto rabbino capo di Trieste. Insegnante di lingua e letteratura ebraica all&#8217;Universit\u00e0 di Padova, nel 1933 aveva ottenuto la cittadinanza italiana, assumendo il nome di Italo Zolli.<\/p>\n<p>I suoi primi studi scientifici di storia delle religioni erano stati \u00abIsrael\u00bb (Udine, 1935) e \u00abIl Nazzareno\u00bb (Udine, 1938).<\/p>\n<p>Nel 1940 era diventato rabbino capo di Roma e, in tale veste, aveva dovuto fronteggiare, il 27 settembre 1943, l&#8217;esosa richiesta di consegnare al colonnello Kappler, comandante della polizia militare tedesca della citt\u00e0, in un lasso di sole ventiquattr&#8217;ore, cinquanta chilogrammi d&#8217;oro, pena la deportazione immediata in Germania dell&#8217;intera comunit\u00e0 ebraica. In un tempo cos\u00ec breve, era riuscito a raccogliere solo trentacinque chili; indi aveva chiesto e ottenuto un colloquio con Pio XII, il quale aveva dato disposizioni perch\u00e9 il quantitativo fosse completato.<\/p>\n<p>A quell&#8217;epoca era gi\u00e0 iniziato il suo cammino di avvicinamento al cristianesimo, che egli attese ancora prima di manifestare apertamente, per non essere sospettato di voler separare il proprio destino da quello dei suoi correligionari perseguitati. Infine, il 13 febbraio 1945, si era convertito al cristianesimo, assumendo il nome (in onore del pontefice, da lui profondamente stimato) di Eugenio Pio; e, l&#8217;anno dopo, la stessa cosa avevano fatto sua moglie e sua figlia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 aveva suscitato un enorme scalpore negli ambienti giudaici; alcuni ricchi ebrei americani gli offrirono anche una grossa somma di denaro, purch\u00e9 egli ritornasse alla fede dei suoi padri; ma Zolli rifiut\u00f2 seccamente.<\/p>\n<p>Mor\u00ec undici anni dopo la conversione, nel 1956.<\/p>\n<p>Fra i suoi libri pi\u00f9 importanti, oltre a quelli gi\u00e0 ricordati, citiamo\u00abAntisemitismo\u00bb del 1945, \u00abChristus\u00bb del 1946, \u00abDa Eva a Maria\u00bb del 1953 e \u00abGuida all&#8217;Antico e Nuovo Testamento\u00bb del 1956 (apparso postumo).<\/p>\n<p>Scriveva dunque Eugenio Zolli nel suo ultimo libro \u00abGuida all&#8217;Antico e Nuovo Testamento\u00bb (Milano, Garzanti, 1956, pp. 162-65):<\/p>\n<p>\u00abAl centro del quarto Vangelo sta il mistero della persona del Cristo, un argomento che rese irrequieti tutti, come si pu\u00f2 rilevare anche dai sinottici Chi \u00e8 Ges\u00f9? La sua autodefinizione (&quot;figlio dell&#8217;Uomo&quot;) &#8211; tanto chiara per chi sa: &quot;Adam&quot; (= uomo) equivale qui a &quot;Iddio&quot;; nella letteratura rabbinica Iddio viene talvolta indicato con &quot;Adam&quot; -, tanto oscura e imbarazzante riusciva ai fedeli, quanto oscura e irritante agli avversari. Figlio dell&#8217;uomo? \u00e8 un uomo&#8230; \u00c8 la tesi cara ancora oggi a tanti esegeti. Eppure non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Nel Vangelo di Giovanni, Ges\u00f9 parla di s\u00e9 in prima persona: Io sono. &quot;Io sono la luce del mondo&quot; (8,12). Cos\u00ec parl\u00f2 Ges\u00f9: Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminer\u00e0 nelle tenebre, ma avr\u00e0 la luce della vita&quot; (8,17). Si noti anzitutto l&#8217;antitesi cos\u00ec cara a Giovanni: luce tenebre. Si legga Gio. 1, 4: &quot;In Lui (il Verbo, Ges\u00f9) era la vita, e la vita era la luce degli uomini; e la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l&#8217;hanno accolta.&quot; E quando parla di Giovanni Batista riguardo a Ges\u00f9: Giovanni &quot;non era luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce&#8230;&quot;. &quot;La vera luce, che illumina ogni uomo, stava per venire nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui (il Verbo di Dio), ma il mondo non l&#8217;ha conosciuto&quot;. \u00c8 chiaro quindi il detto: &quot;Io sono la luce del mondo&quot;, Io sono la vera luce, cio\u00e8 la vita di Dio nell&#8217;uomo. Il mondo rappresenta le tenebre., le quali non conoscono la luce. Ges\u00f9 \u00e8 vita e risurrezione. &quot;Chi magia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna; e io lo risusciter\u00f2 nell&#8217;ultimo giorno&#8230; Come il Padre che \u00e8 vivente (in eterno) mi ha mandato e io vivo (in eterno) perch\u00e9 il Padre vive, cos\u00ec chimi mangia, vivr\u00e0 anch&#8217;egli, perch\u00e9 io vivo (6, 54 s.). &quot;vivere&quot;, evidentemente, significa: vita eterna.<\/p>\n<p>Esiste un nesso tra &quot;io sono&quot; e &quot;io vivo&quot;? &quot;Io sono&quot; ritorna spessissimo nell&#8217;Antico testamento come parola detta da Dio. &quot;Io sono&quot; equivale a: &quot;Io sono in eterno&quot;; &quot;Io vivo&quot;, nell&#8217;Antico testamento come parola di Dio, equivale a: &quot;Io vivo in eterno&quot;. Lo steso significato hanno in bocca a Ges\u00f9 le espressioni: Io vivo, io sono. Basta rileggere, sempre in Giovanni (10, 26): &quot;Le mie pecore ascoltano la mia voce, ed io le conosco, ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna, esse non periranno mai&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>&quot;In verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico che se uno osserva la mia parola, , non vedr\u00e0 mai la morte&quot; (Gio. 8, 51), perch\u00e9 avr\u00e0 in sorte la vita eterna. Gli Ebrei non comprendono: Ma se tutti muoiono! Se \u00e8 morto perfino il patriarca Abramo e sono morti tutti i profeti! La risposta: &quot;Prima che Abramo fosse, io sono&quot; (8, 58) suscita nuovo stupore negli ascoltatori: &quot;Non hai ancora cinquant&#8217;anni e hai veduto Abramo?&quot;. &quot;Io sono&quot;, nel senso antico-testamentario, con riferimento a Dio, significa: io eternamente sono. Chi osserva la parola di Ges\u00f9, perch\u00e9 ha fede in Ges\u00f9, entra in possesso della vita eterna. &quot;In verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico che chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma \u00e8 passato dalla morte alla vita. In verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico che l&#8217;ora sta per venire, anzi \u00e8 gi\u00e0 venuta, che i morti udranno la voce del Figliuolo di Dio, e cloro che l&#8217;hanno udita, vivranno, Come il Padre ha vita in se stesso, cos\u00ec ha dato anche al Figliuolo di avere vita in se stesso (5, 25 s.), cio\u00e8 non gi\u00e0 attraverso un atto di generazione, bens\u00ec del tutto indipendentemente da ogni fattore esteriore. Il Padre e il Figlio sono la vita eterna. Orbene, &quot;se uno mi ama, osserver\u00e0 la mia parola e il Padre mio l&#8217;amer\u00e0, e verremo a lui e faremo dimora presso di lui&quot; (14, 23), ossia esiste una relazione diretta tra l&#8217;uomo mortale e Iddio eterno.<\/p>\n<p>I prodigi compiuti da Ges\u00f9 assumono nel quarto vangelo il carattere di &quot;segni&quot;., in quanto che comprovano che Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio. La prodigiosa moltiplicazione dei pani comprova quanto Ges\u00f9 dice in Gio. 6, 35, 48. In 6, 27, Ges\u00f9 dice: &quot;Cercate di procurarvi non il cibo che perisce, ma il cibo che dura per la vita eterna, il quale il Figliuolo dell&#8217;Uomo vi dar\u00e0, perch\u00e9 su Lui il Padre (cio\u00e8 Dio) ha apposto il proprio sigillo. Il sigillo di Dio \u00e8 &quot;verit\u00e0&quot;. &quot;Questa \u00e8 l&#8217;opera di Dio: che crediate in colui che Egli ha mandato&quot;&#8230; Non Mos\u00e9 vi ha dato il pane del cielo (la manna non era pane del cielo, in quanto non apport\u00f2 la vita eterna), poich\u00e9 il pane di Dio \u00e8 quello che scende dal cielo (Ges\u00f9 stesso), e d\u00e0 vita (eterna) al mondo&quot;. Ges\u00f9 antemundano \u00e8 pane sceso dal cielo per appagare il desiderio di tutti quelli che hanno fame e sete di Dio. Segue il discorso eucaristico: Ges\u00f9 \u00e8 cibo celeste e bevanda celeste in forma visibile.<\/p>\n<p>Giov. 9, 8, ss. Parla della guarigione del cieco nato. A questo episodio fanno riscontro 8, 12; 9, 5. In 8, 12 Ges\u00f9 dice: Io sono la luce del mondo; chi mi segue, non camminer\u00e0 nelle tenebre, ma avr\u00e0 &quot;la luce della vita&quot;. Accanto al pane della vita e all&#8217;acqua della vita abbiamo qui la luce della vita, la luce del mondo. Il cieco nato camminava in mezzo a tenebre; Ges\u00f9 gli ha conferito il dono della luce. &quot;Mentre io sono nel mondo, sono la luce del mondo&quot; (9, 5).<\/p>\n<p>Ges\u00f9 fa una distinzione fra il cieco vero che si lamenta perch\u00e9 non vede, e l&#8217;altro che, pur vedendo soltanto con l&#8217;occhio fisico, dice di &quot;vedere&quot;. &quot;Siamo ciechi forse anche noi?&quot;, domandano gli avversari. E Ges\u00f9 di rimando: &quot;Se foste ciechi, non avreste nessuna colpa, ma poich\u00e9 dite: &#8211; Noi vediamo -, la vostra colpa rimane intera, Sempre e ovunque i prodigi hanno un valore interpretativo per i discorsi di Ges\u00f9 che, anche se brevi, sono ricchi di significato profondo.<\/p>\n<p>Vi sono ancora altri discorsi nel Vangelo di Giovanni, che tendono a svelare il mistero della persona di Ges\u00f9: &quot;Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita:; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se aveste conosciuto me, avreste conosciuto anche mio Padre; da ora innanzi Lo conoscerete, e, in realt\u00e0, L&#8217;avete gi\u00e0 veduto (14, 6 s.).<\/p>\n<p>Matteo 16 contiene la confessione di Pietro: &quot;Tu sei il Cristo&quot; (il Messia) Figlio del Dio vivente&quot; (Eterno). \u00c8 la prima, solenne, &quot;ufficiale&quot; dichiarazione , fatta a nome di tutto il Collegio Apostolico. Il vangelo di Giovanni ci offre un contributo definitivo per lo sviluppo dell&#8217;idea cristologica, un contributo che non poteva essere offerto autorevolmente che da Giovanni l&#8217;Apostolo.&quot;\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 lo stesso Ges\u00f9, del resto, che sembra sfidare gli uomini di allora, non meno che quelli di oggi, quando, in cammino coi suoi discepoli fuori dei confini della Palestina, vicino a Cesarea di Filippo, improvvisamente domanda loro: \u00abChi dice la gente che io sia?\u00bb (Marco, 8, 27).<\/p>\n<p>E, udito che per alcuni egli \u00e8 Giovanni il Battista, per altri Elia o uno dei profeti, li incalza pi\u00f9 da presso: \u00abE voi, che dite? Chi sono io?\u00bb (8, 29). Al che Pietro risponde, anche a nome degli altri: \u00abTu sei il Messia, il Cristo\u00bb.<\/p>\n<p>Ma Ges\u00f9, misteriosamente, ordina loro di non dire a nessuno una cosa del genere, di non parlarne con altri, ma di tenerla per se stessi.<\/p>\n<p>Ecco, questa reticenza di Ges\u00f9 a diffondere la cosiddetta confessione di Pietro \u00e8 parsa strana a molti storici di tendenza non cristiana, i quali vi hanno visto una interpolazione motivata dalla necessit\u00e0 di spiegare come la messianicit\u00e0 di Ges\u00f9 non fosse parsa evidente ai suoi connazionali (e, in un certo senso, neanche ai suoi stessi discepoli, almeno quanto al significato profondo e non nazionalistico, ma tutto spirituale, da dare ad essa).<\/p>\n<p>Sorge cos\u00ec, ad opera dello storico W. Wrede, la teoria del \u00absegreto messianico\u00bb nei Vangeli, secondo la quale Ges\u00f9 non avrebbe affatto ordinato ai suoi discepoli non divulgare la sua natura di Messia, ma sarebbero stati essi, <em>a posteriori<\/em> (cio\u00e8, dopo la morte di lui e la nascita della loro credenza nella resurrezione), a fornire questa versione; o, comunque, sarebbero stati gli autori dei Vangeli &#8211; e precisamente quello di Marco -, per conferire un carattere messianico alla figura e alla predicazione di Ges\u00f9: carattere che essa, in realt\u00e0, non ebbe.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riassume la <em>&quot;vexata quaestio&quot;<\/em> Giuseppe Segalla, nell&#8217;opera collettiva \u00abLa storia di Ges\u00f9\u00bb (Milano, Rizzoli, 1984, 6 voll; vol. 3, pp. 928-930):<\/p>\n<p>\u00abAnche se vi furono dei predecessori (B. Bauer, Volkmar, Hoestra), colui che propose per primo in forma sistematica il problema del segreto messianico fu W. Wrede nel 1901 col suo libro &quot;Das Messiasgeheimnis in den Evangelien&quot; (&quot;Il segreto messianico nei Vangeli&quot;), riedito in terza edizione nel 1963. Si constata nei vangeli sinottici, e in particolare in quello di Marco, che Ges\u00f9 nasconde intenzionalmente al pubblico la sua dignit\u00e0 messianica. Caso tipico, e forse unico, \u00e8 la proibizione ai discepoli di divulgare questa notizia, dopo la solenne confessione di Pietro (Marco, 8, 30 e paralleli). (&#8230;)<\/p>\n<p>Secondo il Wrede, nel Vangelo di Marco Ges\u00f9 tiene nascosta la sua messianit\u00e0 al popolo, e la rivela ai suoi discepoli; ma neppure essi sembrano capire, fino alla morte e risurrezione di Ges\u00f9. Ci\u00f2 che racconta Marco, per\u00f2, non corrisponderebbe alla storia di Ges\u00f9. Sarebbe un&#8217;interpretazione teologica della tradizione cristiana, per coprire il fatto che la vita e l&#8217;attivit\u00e0 di Ges\u00f9 non avrebbero avuto alcun carattere messianico. Avendo riconosciuto Ges\u00f9 come Messia solo dopo la Risurrezione, la tradizione cristiana, e ancor pi\u00f9 Marco, avrebbero cercato di nascondere lo scandalo, ricorrendo appunto al segreto messianico: Ges\u00f9 fu riconosciuto, s\u00ec, Messia durante la sua vita, ma solo da suoi discepoli, ed anche da loro comunque incompreso. Che marco abbia accentuato il segreto messianico lo si arguisce facilmente dal confronto con gli altri due Sinottici. La tesi del Wrede \u00e8 stata comunque abbandonata nella forma in cui egli la present\u00f2; tuttavia il dibattito \u00e8 continuato e continua fino ad oggi.<\/p>\n<p>Considerando lo stadio storico, cui viene attribuito il cosiddetto &quot;segreto messianico&quot;, possiamo distinguere tre generi di risposte: vi sono coloro che lo assegnano allo stadio dell&#8217;evangelista-redattore; coloro che lo attribuiscono alla tradizione orale e infine coloro che pensano di poter collocarlo a livello del Ges\u00f9 storico.<\/p>\n<p><em>\u00c8 Marco l&#8217;autore del segreto messianico?<\/em><\/p>\n<p>Diversi autori hanno seguito il Wrede nell&#8217;attribuire a Marco la creazione del segreto messianico. Se \u00e8 di Matteo, non \u00e8 un fatto storico, ma letterario. Le motivazioni proposte, per\u00f2, sono diverse. Il Wrede, come abbiamo visto, attribuiva all&#8217;evangelista lo scopo di coprire il fatto, scandaloso, che Ges\u00f9 storicamente non si sarebbe presentato come Messia. Ma al Wrede si pu\u00f2 muovere subiti un&#8217;obiezione ovvia: come mai, allora, Ges\u00f9 fu giustiziato come Messia? \u00c8 per questo che la tesi del Wrede \u00e8 oggi abbandonata.<\/p>\n<p>Secondo il Dibelius e il Burkil, Marco, col segreto messianico, intende spiegare in qualche modo l&#8217;incredulit\u00e0 del popolo ebraico.. Per lo Ebeling, il segreto messianico sarebbe un modo per far capire quanto grande e misteriosa sia la rivelazione di Ges\u00f9 e della sua gloria. Secondo lo Haenchen, Marco, invece di raccontare le apparizioni pasquali di Ges\u00f9, avrebbe raccontato i miracoli come rivelazioni di Ges\u00f9, spostando la fede pasquale sul Ges\u00f9 terreno. Per E. Schweizer, infine, la croce sta al centro della cristologia di Marco. \u00c8, quindi, solo ai piedi della croce che si rivela il mistero di Ges\u00f9, Figlio di Dio. Prima era nascosto. Lo scopo \u00e8 quello di invitare i discepoli alla sequela di Ges\u00f9 sulla via della croce. Solo quando saranno arrivati con Ges\u00f9 ai piedi della croce, essi capiranno, come il centurione.<\/p>\n<p><em>\u00c8 la tradizione cristiana?<\/em><\/p>\n<p>Altri esegeti spostano indietro dalla redazione ala tradizione orale il segreto messianico. Il Bultmannn sostiene che esso sarebbe nato in ambiente ellenistico. Lo scopo sarebbe stato quello di legare il Signore presente nella comunit\u00e0 con la tradizione storica del Ges\u00f9 terreno. Il presupposto \u00e8 che in tutte le parole che si attribuiscono a Ges\u00f9 parla il Signore, presente nella comunit\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p>Lo Strecker legge il segreto messianico nel quadro della storia di Ges\u00f9, che continua nella storia della Chiesa. Il Ges\u00f9 nascosto della vita pubblica \u00e8 orientato al Signore glorificato. E l&#8217;annuncio attuale, nella Chiesa, del Signore glorificato si riferisce al Ges\u00f9, nascosto nella sua vita terrena.<\/p>\n<p>H: R\u00e4is\u00e4nien (1976) \u00e8 il pi\u00f9 critico verso l&#8217;interpretazione redazionale del segreto messianico. Secondo lui, l&#8217;unico testo che parla veramente del segreto messianico \u00e8 il comando di Ges\u00f9 di tacere, dopo la confessione messianica di Pietro. Ora, questo episodio appartiene alla tradizione sinottica, e non all&#8217;evangelista.<\/p>\n<p><em>O \u00e8 Ges\u00f9 stesso?<\/em><\/p>\n<p>Molti autori, anche oggi, sostengono, infine, che pur ammettendo l&#8217;interpretazione della tradizione e dell&#8217;evangelista, il segreto messianico risalirebbe sostanzialmente al Ges\u00f9 storico (Cullmann, V. Taylor, Minette de la Tillesse&#8230;): Il motivo per cui Ges\u00f9 avrebbe voluto nascondere la sua dignit\u00e0 messianica al grande pubblico \u00e8 che essa sarebbe stata fraintesa nel senso di un messianismo politico. Ci\u00f2 \u00e8 confermato dal tentativo d insurrezione messianica che troviamo registrato nel Vangelo di Giovanni (6, 14-15). Per il Minette, il segreto messianico riflette una precisa intenzione di Ges\u00f9, e corrisponde al rifiuto delle tentazioni diaboliche, descritte negli altri due Sinottici. Ges\u00f9 intende, in tal modo, respingere qualsiasi messianismo politico, trionfalistico, e seguire invece la via umile della croce. (&#8230;)<\/p>\n<p>L&#8217;esegesi pi\u00f9 recente porta molte distinzioni nel vasto <em>dossier<\/em> del Wrede (&#8230;). Non si ha, anzitutto, un segreto assoluto, perch\u00e9 gli indemoniati parlano, ad alcuni malati guariti non viene affatto intimato di tacere; Ges\u00f9 stesso entra trionfalmente a Gerusalemme come Messia, e rivela di essere il Messia davanti al Sinedrio. Inoltre, va distinto il mistero del Regno, di cui parla il detto sullo scopo della parabole, e il segreto che riguarda il Messia. Rigorosamente parlando, questo segreto viene registrato solo dopo la confessione di Pietro . Secondo quanto dice Ges\u00f9 dopo la Trasfigurazione, il segreto va mantenuto fino alla Risurrezione. Infine, per quanto riguarda in particolare il Vangelo di Marco, pi\u00f9 che di segreto messianico si dovrebbe parlare di mistero del Figlio di Dio (J. Gnilka). Difatti, il Vangelo di Marco comincia cos\u00ec: &quot;Inizio del vangelo di Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio&quot; (1,1). E Ges\u00f9 viene riconosciuto Figlio di Dio solo alla sua morte di croce: &quot;Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: &#8211; Veramente quest&#8217;uomo era Figlio di Dio! &#8211; (15,39). Per marco, \u00e8 sulla croce, dunque, che Ges\u00f9 si rivela Figlio di Dio, mentre prima era stato riconosciuto Figlio di Dio solo dai discepoli; ed aveva loro ingiunto severamente di tacere. Ges\u00f9, Messia e Figlio di Dio, si rivela paradossalmente solo sulla croce.<\/p>\n<p>Il dibattito sul segreto messianico, continuando, chiarisce sempre di pi\u00f9 anche la sua storia, che ha origine dalla storia stessa di Ges\u00f9. Si illumina il cammino della tradizione orale, si abbandonano le posizioni unilaterali ed estremiste e s accetta il cammino dal Ges\u00f9 storico attraverso la tradizione fino ai Vangeli sinottici. Rimane assodato che Marco \u00e8 l&#8217;evangelista che pi\u00f9 accentua il segreto messianico, mentre in Matteo e Luca esso \u00e8 attenuato, e in Giovanni scompare del tutto, nella luce sfolgorante della gloria, che si rivela gi\u00e0 nei &quot;segni&quot; del Ges\u00f9 terreno. Dalle epifanie segrete di Marco, si passa, cos\u00ec, al mistero epifanico di Ges\u00f9 in Giovanni.\u00bb<\/p>\n<p>Ges\u00f9, del resto, sembra convinto che non sia possibile penetrare il mistero della sua personalit\u00e0 se non per una diretta ispirazione divina, almeno prima della croce.<\/p>\n<p>Pertanto, a Pietro che gli dichiara: \u00abTu sei il Messia, il Cristo; il Figlio del Dio vivente\u00bb, egli risponde: \u00abBeato te, Simone figlio di Giona, perch\u00e9 non hai scoperto questa verit\u00e0 con forze umane, ma essa ti \u00e8 stata rivelata dal Padre mio che \u00e8 in cielo\u00bb (Matteo, 16, 16-17).<\/p>\n<p>\u00c8 giusto, peraltro &#8211; come ci ricorda Giuseppe Segalla &#8211; operare una distinzione tra i concetti di Messia e di Figlio di Dio, bench\u00e9 &#8211; di fatto &#8211; nella figura di Ges\u00f9 essi vengano alla fine fatti convergere dagli evangelisti.<\/p>\n<p>Il Messia, in ebraico <em>&quot;masiah&quot;<\/em>, in aramaico <em>&quot;mesiha&quot;<\/em>, da cui deriva il greco: \u039c\u03b5\u03c3\u03c3\u03af\u03b1\u03c2, significa \u00abunto, consacrato\u00bb, ed \u00e8 il termine con cui gli Ebrei designavano il futuro Liberatore e Restauratore della Nuova Alleanza fra Dio e il popolo eletto. Questa figura, come \u00e8 noto, si era caricata sempre pi\u00f9 di un significato nazionalistico e, quindi, terreno, mano a mano che la sudditanza del popolo ebreo a nazioni straniere si era prolungata e accentuata.<\/p>\n<p>In pratica, l&#8217;appellativo di Cristo era praticamente un sinonimo di Messia, di cui costituiva l&#8217;espressione greca: da \u03c7\u03c1\u03af\u03c9, \u00abungere\u00bb, deriva direttamente \u03c7\u03c1\u03b9\u03c3\u03c4\u03cc\u03c2, ossia \u00abl&#8217;Unto\u00bb (dal Signore), divenuto poi anche nome proprio.<\/p>\n<p>Nella religione giudaica, l&#8217;azione di ungere con olio e con profumi poteva assumere un carattere sacro, ad esempio quando Yahweh comanda che il sommo sacerdote e i sacerdoti inferiori siano unti nella loro consacrazione, come fece Mos\u00e9 (Esodo, 40, 12-15).<\/p>\n<p>Esisteva comunque, accanto a quella del Messia Liberatore nazionalista, anche un&#8217;altra tradizione messianica, quella relativa alla figura austera e paziente del Servo di Yaweh, cio\u00e8 di un Messia povero e umile, fondatore di un regno di natura spirituale e non politico-sociale.<\/p>\n<p>Egli avrebbe avuto carattere universale, e non nazionalistico, e la sua gloria maggiore sarebbe stata quella di espiare, in qualit\u00e0 di vittima volontaria, i peccati dell&#8217;intera umanit\u00e0 (e non solo del popolo ebreo), attraverso una morte dolorosa e infamante, che si sarebbe per\u00f2 trasformata in una fonte inesauribile di vita per tutto il genere umano.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 traccia di questo tipo di figura messianica in Isaia , 52, 13-53,12 (seguiamo qui la traduzione della Bibbia di Gerusalemme):<\/p>\n<p>\u00abEcco, il mio servo avr\u00e0 successo,<\/p>\n<p>sar\u00e0 onorato, esaltato e molto innalzato.<\/p>\n<p>Come molti si stupirono di lui<\/p>\n<p>tanto era sfigurato per essere d&#8217;uomo il suo aspetto<\/p>\n<p>e diversa la sua forma da quella dei figli dell&#8217;uomo &#8211;<\/p>\n<p>cos\u00ec si meraviglieranno di lui molte genti;<\/p>\n<p>i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,<\/p>\n<p>poich\u00e9 vedranno un fatto mai ad essi raccontato<\/p>\n<p>e comprenderanno ci\u00f2 che mai avevano udito.<\/p>\n<p>Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?<\/p>\n<p>A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?<\/p>\n<p>\u00c8 cresciuto come un virgulto davanti a lui<\/p>\n<p>E come una radice in terra arida.<\/p>\n<p>Non ha apparenza n\u00e9 bellezza<\/p>\n<p>Per attirare i nostri sguardi,<\/p>\n<p>Non splendore per provare in lui diletto.<\/p>\n<p>Disprezzato e reietto dagli uomini,<\/p>\n<p>Uomo dei dolori che ben conosce il patire,<\/p>\n<p>Come uno davanti al quale ci si copre la faccia,<\/p>\n<p>Era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.<\/p>\n<p>Eppure egli si \u00e8 caricato delle nostre sofferenze,<\/p>\n<p>Si \u00e8 addossato i nostri dolori<\/p>\n<p>E noi lo giudicavamo castigato,<\/p>\n<p>Percosso da Dio e umiliato.<\/p>\n<p>Egli \u00e8 stato trafitto per i nostri delitti,<\/p>\n<p>Schiacciato per le nostre iniquit\u00e0.<\/p>\n<p>Il castigo che ci d\u00e0 salvezza si \u00e8 abbattuto su di lui;<\/p>\n<p>Per le sue piaghe noi siamo stati guariti.<\/p>\n<p>Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,<\/p>\n<p>Ognuno di noi seguiva la sua strada;<\/p>\n<p>Il Signore fece ricadere su di lui<\/p>\n<p>L&#8217;iniquit\u00e0 d noi tutti.<\/p>\n<p>Maltrattato, si lasci\u00f2 umiliare<\/p>\n<p>E non apr\u00ec la sua bocca;<\/p>\n<p>Era come agnello condotto al macello,<\/p>\n<p>Come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,<\/p>\n<p>E non apr\u00ec la sua bocca.<\/p>\n<p>Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;<\/p>\n<p>Chi si affligge per la sua sorte?<\/p>\n<p>S\u00ec, fu eliminato dalla terra dei viventi,<\/p>\n<p>per l&#8217;iniquit\u00e0 del mio popolo fu percosso a morte.<\/p>\n<p>Gli si diede sepoltura con gli empi,<\/p>\n<p>con il ricco fu il suo tumulo,<\/p>\n<p>sebbene non avesse commesso violenza<\/p>\n<p>n\u00e9 vi fosse inganno nella sua bocca.<\/p>\n<p>Ma al Signore \u00e8 piaciuto prostrarlo con dolori.<\/p>\n<p>Quando offrir\u00e0 se stesso in espiazione,<\/p>\n<p>vedr\u00e0 una discendenza, vivr\u00e0 a lungo,<\/p>\n<p>sai compir\u00e0 per mezzo suo la volont\u00e0 del Signore.<\/p>\n<p>Dopo il suo intimo tormento vedr\u00e0 la luce<\/p>\n<p>E si sazier\u00e0 della sua conoscenza;<\/p>\n<p>il giusto mio servo giustificher\u00e0 molti,<\/p>\n<p>egli si addosser\u00e0 la loro iniquit\u00e0.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 io gli dar\u00f2 in premio le moltitudini,<\/p>\n<p>dei potenti egli far\u00e0 bottino,<\/p>\n<p>perch\u00e9 ha consegnato se stesso alla morte<\/p>\n<p>ed \u00e8 stato annoverato fra gli empi,<\/p>\n<p>mentre egli portava i peccati di molti<\/p>\n<p>e intercedeva per i peccatori.\u00bb<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 abbastanza evidente che Ges\u00f9 ha voluto riconnettere se stesso a questa figura messianica e non a quella del Liberatore vittorioso e nazionalista.<\/p>\n<p>Pertanto, assume un alto grado probabilit\u00e0 l&#8217;ipotesi che l&#8217;imposizione del segreto messianico, di cui \u00e8 traccia nei Sinottici, rifletta appunto il timore di Ges\u00f9 di vedere fraintesa la sua missione da parte delle masse popolari che, specialmente in quel momento storico, attendevano pi\u00f9 che mai un Messia potente e guerriero, non un uomo dei dolori, come quello profetizzato nel Libro di Isaia.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 egli preferisce chiamare se stesso in un altro modo, e cio\u00e8 Figlio dell&#8217;Uomo: espressione che ricorre 30 volte nel Vangelo di Matteo, 14 volte in quello di Marco, 25 volte in quello di Luca e 13 volte in quello di Giovanni.<\/p>\n<p>L&#8217;espressione \u00abFiglio dell&#8217;Uomo\u00bb risale a due libri profetici dell&#8217;Antico Testamento, Ezechiele e Daniele.<\/p>\n<p>Nel Libro di Ezechiele ricorre pi\u00f9 di 90 volte, apparentemente quale sinonimo del profeta medesimo, il quale ha ricevuto da Dio l&#8217;ordine di esortare il popolo d&#8217;Israele alla conversione: se non lo facesse, egli sarebbe responsabile della morte dei cattivi; compiendo la sua missione, egli salver\u00e0 la sua vita e quella degli altri.<\/p>\n<p>Ma la missione di Ezechiele non \u00e8 puramente terrena: egli annuncia l&#8217;avvento di un nuovo odine di cose, di una nuova alleanza fra Dio e gli uomini, addirittura di una nuova creazione, nella quale l&#8217;uomo ricever\u00e0 un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez., 34, 37).<\/p>\n<p>Nel Libro di Daniele il Figlio dell&#8217;Uomo compare al profeta nel contesto di una visone enigmatica, in cui sono presenti elementi della tradizione giudaica che risale al misterioso Libro di Enoch (ad esempio, i \u00abtroni\u00bb dei giudici, che alludono alla credenza secondo cui i santi di Dio sarebbero stati chiamati a giudicare con Lui).<\/p>\n<p>Seguiamo anche qui la versione della Bibbia di Gerusalemme (Dan., 7, 9-10; 13-14):<\/p>\n<p>\u00abIo continuavo a guardare,<\/p>\n<p>quand&#8217;ecco furono collocati troni<\/p>\n<p>e un vegliardo si assise.<\/p>\n<p>La sua veste era candida come la neve<\/p>\n<p>E i capelli del suo capo erano candidi come la lana;<\/p>\n<p>il suo trono era come vampe di fuoco<\/p>\n<p>con le ruote come fuoco ardente.<\/p>\n<p>Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui,<\/p>\n<p>molte migliaia lo servivano<\/p>\n<p>e diecimila miriadi lo assistevano.<\/p>\n<p>La corte sedete e i libri furono aperti. (&#8230;)<\/p>\n<p>Guardando ancora nelle visioni notturne,<\/p>\n<p>ecco apparire, sulle nubi del cielo,<\/p>\n<p>uno, simile ad un figlio di uomo;<\/p>\n<p>giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui,<\/p>\n<p>che gli diede potere, gloria e regno;<\/p>\n<p>tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;<\/p>\n<p>il suo potere \u00e8 un potere eterno,<\/p>\n<p>che non tramonta mai, e il suo regno \u00e8 tale<\/p>\n<p>che non sar\u00e0 mai distrutto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 stato osservato che questo \u00abFiglio di Uomo\u00bb del Libro di Daniele riveste certamente attributi soprannaturali, non solo perch\u00e9 scende dal cielo, ma soprattutto perch\u00e9 \u00e8 sulle nubi, che sono un accompagnamento caratteristico delle teofanie (da L. Moraldi in \u00abEnciclopedia della Bibbia\u00bb, Torino-Leumann, Elle Di Ci, 1970, vol. 3, col. 378); la visione di Daniele, peraltro, presenta aspetti misteriosi che non sono stati interamente chiariti.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;uso che Ges\u00f9 fa dell&#8217;espressione \u00abFiglio dell&#8217;Uomo\u00bb, riferendola a se medesimo, la discussione fra gli studiosi verte attualmente se egli la attinse direttamente ai libri di Ezechiele e di Daniele, dopo un lunghissimo intervallo di tempo; oppure se l&#8217;espressione, e la particolare (e misteriosa) figura messianica ad essa correlata, fossero rimaste vive nel corso del tardo giudaismo e dell&#8217;epoca ellenistica.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 non abbiamo la pretesa di fissare un punto fermo su una questione del genere, che richiede un notevole grado di specializzazione filologica e interpretativa, ci limitiamo a prendere atto che non esistono testi intermedi a noi noti che tramandino la figura del Figlio dell&#8217;Uomo nell&#8217;intervallo di tempo che va dalla composizione dei libri di Ezechiele e di Daniele ai primi libri del Nuovo Testamento: un lasso di tempo di alcuni secoli, anche tenendo conto &#8211; specialmente per quello di Daniele &#8211; che alcune parti furono rifatte e integrate fin verso il II sec. a. C.<\/p>\n<p>L&#8217;originalit\u00e0, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, dell&#8217;interpretazione che Ges\u00f9 fa della figura messianica, applicandola a se stesso, \u00e8 quella di aver fuso le due distinte tradizioni &#8211; entrambe minoritarie nelle aspettative messianiche dei suoi contemporanei -, quella del Servo di Yaweh del Libro di Isaia e quella del Figlio dell&#8217;Uomo di Ezechiele e di Daniele.<\/p>\n<p>In altre parole, egli ha riunito il concetto di un Messia umile e dimesso, anzi disprezzato, che patisce ogni insulto senza reagire e che si offre in sacrificio per il riscatto di molti, intercedendo per i peccatori fino all&#8217;ultimo (col famoso: \u00abPadre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u00bb), con quello del Messia glorioso che scende dal Cielo in un alone di gloria e che riceve da Dio il premio della sua fedelt\u00e0 e del suo sacrificio.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 possedeva una coscienza di s\u00e9 che scavalcava le barriere dello spazio e del tempo e che lo ricollegava direttamente al Padre celeste, come quando disse: \u00abPrima che Abramo fosse, io sono\u00bb, suscitando l&#8217;incredulit\u00e0 dei Giudei.<\/p>\n<p>Che altro dire?<\/p>\n<p>Ci sembra che la questione della coscienza che Ges\u00f9 ebbe di s\u00e9 sia di natura tale, che esula decisamente dal campo delle scienze bibliche e investe decisamente un&#8217;altra sfera della natura umana, che non \u00e8 pi\u00f9 solamente intellettuale, ma spirituale, nel senso pi\u00f9 ampio del termine.<\/p>\n<p>Ciascuno \u00e8 sollecitato a dare una risposta.<\/p>\n<p>\u00c8 come se quella domanda: \u00abE voi, chi dite che io sia?\u00bb, continuasse a sfidarci, dopo duemila anni di storia, di ipotesi, di negazioni e di violente diatribe.<\/p>\n<p>Quanto a noi, siamo particolarmente colpiti dalla risposta che d\u00e0 il diavolo, per bocca di un indemoniato, nella sinagoga di Cafarnao (in Marco, 1, 24); perch\u00e9 il diavolo, stando all&#8217;episodio fondamentale delle tentazioni nel deserto, era molto bene a conoscenza della natura di Ges\u00f9 e della sua missione: \u00abChe vuoi da noi, Ges\u00f9 Nazareno? Sei forse venuto a rovinarci? Io so chi sei: tu sei il Santo mandato da Dio\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comprendere quale fosse la coscienza che Ges\u00f9 Cristo aveva di s\u00e9, significa avvicinarsi al problema dei problemi dell&#8217;esegesi neotestamentaria; anzi, al cuore del problema del cristianesimo:<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157,237],"class_list":["post-26372","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26372","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26372"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26372\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26372"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26372"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26372"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}