{"id":26369,"date":"2016-10-31T11:55:00","date_gmt":"2016-10-31T11:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/31\/linvisibile-corsa-di-animali-vaganti-lurlo-selvaggio\/"},"modified":"2016-10-31T11:55:00","modified_gmt":"2016-10-31T11:55:00","slug":"linvisibile-corsa-di-animali-vaganti-lurlo-selvaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/31\/linvisibile-corsa-di-animali-vaganti-lurlo-selvaggio\/","title":{"rendered":"\u00abL&#8217;invisibile corsa di animali vaganti, l&#8217;urlo selvaggio"},"content":{"rendered":"<p>Crediamo di vedere, ma forse siamo ciechi.<\/p>\n<p>Forse il nostro modo di pensare e di vivere, orgoglioso della nostra scienza e incapace di vedere le cose se non come mezzi per il nostro piacere, \u00e8 il risultato di un lungo ottenebramento che noi, sbagliando in pieno, chiamiamo luce.<\/p>\n<p>Forse la modernit\u00e0 stessa \u00e8 tenebra: la tenebra dell&#8217;anti-civilt\u00e0; perch\u00e9 una civilt\u00e0 interamente fondata sull&#8217;avere, sulla brama illimitata, sull&#8217;orgoglio e sull&#8217;amor di s\u00e9, sul disprezzo dello spirito e sull&#8217;ignoranza delle cose divine, non merita di essere considerata tale, ma \u00e8 la negazione del concetto di civilt\u00e0 e della stessa umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Brancoliamo nelle tenebre che noi stessi abbiamo evocato, e crediamo di vedere perfettamente; andiamo a sbattere contro gli effetti della nostra cecit\u00e0, ma non ce ne rendiamo conto, proseguiamo come nulla fosse, seguitiamo a magnificare i portenti della nostra vista d&#8217;aquila, del nostro occhio di lince, che ci consentono di scorgere quel che i nostri antenati non videro, di riconoscere quel che essi non conobbero.<\/p>\n<p>Come siamo bravi! Nessuna civilt\u00e0 \u00e8 mai stata al pari della nostra; nessuna generazione \u00e8 stata pi\u00f9 intelligente della nostra. Possiamo ben gonfiare il petto e andare per la strada a testa alta: i nostri nonni non erano che dei poveri sciocchi, e i nostri progenitori, dei bruti privi del lume della ragione, della scintilla dell&#8217;intelligenza; noi, e noi soltanto, abbiamo compreso cosa sia la realt\u00e0, che senso abbiano il vivere e il morire, quale sia il segreto ultimo dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Ma se siamo immersi nelle tenebre, mentre crediamo di essere nella luce, come mai non ce ne accorgiamo? Cos&#8217;\u00e8 che ci rende doppiamente ciechi: sul fatto di essere in piena luce, mentre siamo al buio, e sul fatto di deridere e compartire chi ci vede assai meglio di noi, mentre a noi appare come se fosse cieco?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda, non \u00e8 possibile limitarsi al piano puramente razionale; vi \u00e8 dell&#8217;altro, evidentemente: ed \u00e8 l&#8217;indurimento del cuore, provocato da un eccesso di sicurezza di s\u00e9, da una superbia e da un orgoglio demoniaci. Chi si crede perfetto, non pu\u00f2 certo ammettere, e neanche prendere in considerazione la sia pur vaga possibilit\u00e0, di essere al buio e di muoversi a tentoni, come fosse cieco. No: per il superbo, nessuno \u00e8 pi\u00f9 in alto di lui; e chi sta in alto, gode della luce pi\u00f9 intensa di tutti gli altri. Sono loro, gli altri, che stanno in basso, a muoversi nella penombra; non lui. Lui \u00e8 nella luce: e se qualcosa non gli \u00e8 chiara, ci\u00f2 non dipende da lui, da un difetto della sua vista, ma dal fatto che la sua vista, pur essendo perfetta, non arriva a scorgere tutto. Per\u00f2 egli si sta attrezzando: sta costruendo telescopi, sta mettendo a punto dei radar ultrapotenti; e verr\u00e0 il giorno in cui egli potr\u00e0 vedere tutto quel che c&#8217;\u00e8 da vedere, sempre, anche al buio: in ogni caso, egli potr\u00e0 vedere tutto ci\u00f2 che \u00e8 umanamente visibile. E, se se pure rimarr\u00e0 qualche cosa che sfuggir\u00e0 ancora alla sua vita, non potr\u00e0 essere certo alcunch\u00e9 d&#8217;importante, perch\u00e9 le cose importanti non sfuggono al suo sguardo.<\/p>\n<p>Il cuore dell&#8217;uomo moderno si \u00e8 indurito e la sua intelligenza \u00e8 diventata arrogante, disumana; ha deciso di fare senza Dio, di essere il dio di se stesso: e cos\u00ec si trova a vagare a tentoni nelle tenebre, ma, pazzo d&#8217;orgoglio com&#8217;\u00e8, non se ne rende neppure conto. La sua psicologia assomiglia a quella del faraone al tempo delle dieci piaghe d&#8217;Egitto: i segni ci sono, sono sotto i suoi occhi, sono palesi, ma lui non li vede, perch\u00e9 non rientrano nei suoi schemi mentali. Vale la pena di rileggersi un brano del <em>Libro della Sapienza<\/em> (17, 1-20), che pare scritto per descrivere la nostra situazione:<\/p>\n<p><em>I tuoi giudizi sono difficili da spiegare,<\/em><\/p>\n<p><em>per questo le anime grossolane furono tratte in errore.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli iniqui credendo di dominare il popolo santo,<\/em><\/p>\n<p><em>incatenati nelle tenebre e prigionieri di una lunga notte,<\/em><\/p>\n<p><em>chiusi nelle case, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna.<\/em><\/p>\n<p><em>Credendo di restar nascosti con i loro peccati segreti,<\/em><\/p>\n<p><em>sotto il velo opaco dell&#8217;oblio,<\/em><\/p>\n<p><em>furono dispersi, colpiti da spavento terribile<\/em><\/p>\n<p><em>e tutti agitati da fantasmi.<\/em><\/p>\n<p><em>Neppure il nascondiglio in cui si trovavano<\/em><\/p>\n<p><em>li preserv\u00f2 dal timore, ma suoni spaventosi rimbombavano intorno a loro,<\/em><\/p>\n<p><em>fantasmi lugubri dai volti tristi apparivano.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a far luce,<\/em><\/p>\n<p><em>neppure le luci splendenti degli astri<\/em><\/p>\n<p><em>riuscivano a rischiarare quella cupa notte.<\/em><\/p>\n<p><em>Appariva loro solo una massa di fuoco,<\/em><\/p>\n<p><em>improvvisa, spaventosa;<\/em><\/p>\n<p><em>atterriti da quella fugace visione,<\/em><\/p>\n<p><em>credevamo ancora peggiori le cose viste.<\/em><\/p>\n<p><em>Fallivano i ritrovati della magia, e la loro baldanzosa pretesa di sapienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Promettevano di cacciare timori e inquietudini<\/em><\/p>\n<p><em>dall&#8217;anima malata,<\/em><\/p>\n<p><em>e cadevano malati per uno spavento ridicolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche se nulla di spaventoso li atterriva,<\/em><\/p>\n<p><em>spaventati la passare delle bestiole e ai sibili dei rettili,<\/em><\/p>\n<p><em>morivano di tremore,<\/em><\/p>\n<p><em>rifiutando perfino di guardare l&#8217;aria,<\/em><\/p>\n<p><em>a cui nessuno pu\u00f2 sottrarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>La malvagit\u00e0 condannata dalla propria testimonianza<\/em><\/p>\n<p><em>\u00e8 qualcosa di vile<\/em><\/p>\n<p><em>e oppressa dalla coscienza presume sempre il peggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Il timore infatti non \u00e8 altro che rinunzia agli aiuti della ragione;<\/em><\/p>\n<p><em>quanto meno nell&#8217;intimo ci si aspetta da essi,<\/em><\/p>\n<p><em>tanto pi\u00f9 grave si stima l&#8217;ignoranza<\/em><\/p>\n<p><em>della causa che produce il tormento.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma essi durante tale notte davvero impotente,<\/em><\/p>\n<p><em>uscita dai recessi impenetrabili degli inferi senza potere,<\/em><\/p>\n<p><em>intorpiditi da un medesimo sonno,<\/em><\/p>\n<p><em>ora erano agitati da fantasmi mostruosi,<\/em><\/p>\n<p><em>ora paralizzati per l&#8217;abbattimento dell&#8217;anima;<\/em><\/p>\n<p><em>poich\u00e9 un terrore improvviso e inaspettato<\/em><\/p>\n<p><em>si era riversato su di loro.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec chiunque, cadendo l\u00e0 dove si trovava,<\/em><\/p>\n<p><em>era custodito chiuso in un carcere senza serrami,<\/em><\/p>\n<p><em>fosse un agricoltore o un pastore<\/em><\/p>\n<p><em>o un operaio impegnato in lavori in luoghi solitari,<\/em><\/p>\n<p><em>sorpreso cadeva sotto la necessit\u00e0 ineluttabile,<\/em><\/p>\n<p><em>perch\u00e9 tutti erano legati dalla stessa catena di tenebre.<\/em><\/p>\n<p><em>Il sibilare del vento,<\/em><\/p>\n<p><em>il canto melodioso di uccelli tra folti rami,<\/em><\/p>\n<p><em>il mormorio di impetuosa acqua corrente,<\/em><\/p>\n<p><em>il cupo fragore di rocce cadenti,<\/em><\/p>\n<p><em>la corsa invisibile di animali imbizzarriti,<\/em><\/p>\n<p><em>le urla di crudelissime belve ruggenti,<\/em><\/p>\n<p><em>l&#8217;eco ripercossa delle cavit\u00e0 dei monti,<\/em><\/p>\n<p><em>tutto li paralizzava e li riempiva di terrore.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto il mondo era illuminato di luce splendente<\/em><\/p>\n<p><em>Ed ognuno era dedito ai suoi lavori senza impedimento.<\/em><\/p>\n<p><em>Soltanto su di essi si stendeva una notte profonda,<\/em><\/p>\n<p><em>Immagine della tenebra che li avrebbe avvolti;<\/em><\/p>\n<p><em>ma erano a se stessi pi\u00f9 gravosi della tenebra.<\/em><\/p>\n<p>La notte in cui siamo immersi ai nostri giorni \u00e8 la notte della modernit\u00e0; la tenebra che ci avvolge, e che ci rende estranei a noi stessi, come fantasmi stralunati, \u00e8 la tenebra dell&#8217;arroganza intellettuale, che ci ha resi come folli. Per questo ogni cosa ci spaventa e ci \u00e8 motivo di orrore, ci strappa fremiti di turbamento: ovunque posiamo lo sguardo, perfino nelle misteriose profondit\u00e0 dei sogni, non vediamo immagini rasserenanti e non possiamo abbandonarci ad un senso di pace o di riposo, perch\u00e9 il mondo ci \u00e8 divenuto estraneo, e, per questo, ostile. Noi crediamo, nella nostra profonda ignoranza, che il problema stia nelle cose, nella realt\u00e0 esterna, e pertanto farnetichiamo di acquisire un grado ancor maggiore di dominio sulle cose, di poter manipolare ancor di pi\u00f9 la natura; ma il vero problema siamo noi, a noi stessi. Come dice bene lo scrittore sacro: <em>ma erano a se stessi pi\u00f9 gravosi della tenebra.<\/em> Proprio cos\u00ec: noi, uomini moderni, siamo divenuti gravosi a noi stessi; tutto quel che pensiamo e che facciamo, \u00e8 divenuto motivo di pena e di sospetto; tutto quel che progettiamo, che eseguiamo, si trasforma in qualcosa di sconosciuto, che \u00e8 diverso da come l&#8217;avevamo immaginato: non siamo pi\u00f9 d&#8217;aiuto ai nostri casi, siamo divenuti di peso perfino a noi stessi. Quel che dovrebbe allietarci, ci preoccupa; e ci\u00f2 che dovrebbe rasserenarci, getta su di noi le ombre dell&#8217;inquietudine e dell&#8217;angoscia.<\/p>\n<p>Stentiamo a riconoscerci. Se ci guardiamo allo specchio, non riusciamo a vedere le nostre fattezze: dove sono finiti i nostri sogni, e nostre speranze, le nostre aspettative? Perch\u00e9 quella piega amara si \u00e8 disegnata sulla nostra bocca, e perch\u00e9 il nostro sguardo si \u00e8 fatto duro, e, nello stesso tempo, vuoto? \u00c8 come se ci fossimo spenti; come se non sperassimo pi\u00f9 nulla e fossimo in sospetto contro tutto: ma una vita da cui \u00e8 scomparsa la speranza, non \u00e8 pi\u00f9 vita; e una vita in cui bisogna sempre stare in guardia contro qualcosa, non \u00e8 che un lento stillicidio, un anticipo quotidiano dell&#8217;inferno. Il fatto \u00e8 che non siamo pi\u00f9 amici di noi stessi: abbiamo smesso di volerci bene, perch\u00e9 una parte di noi intuisce la verit\u00e0, quella verit\u00e0 che non si pu\u00f2 dire a voce alta: che abbiamo tradito l&#8217;altra parte, quella migliore, di noi stessi; e che, inseguendo un sogno distruttivo di potenza, ci siamo alienati da noi stessi, ci siamo disumanizzati, ci siamo smarriti. E ora vaghiamo come dei ciechi, come dementi che non vedono, che non comprendono.<\/p>\n<p>Eppure la modernit\u00e0 non \u00e8 un destino, n\u00e9 una maledizione: noi siamo uomini che hanno avuto in sorte di vivere <em>nella<\/em> modernit\u00e0, ma non \u00e8 detto che dobbiamo <em>appartenerle<\/em>. Se vogliamo restare noi stessi, dobbiamo imparare a vivere nel modo, come se non fossimo del mondo: perch\u00e9 non lo siamo, in effetti. Non \u00e8 questo il nostro mondo: un mondo materialista, proteso solo alla ricchezza e al dominio sulle cose; un mondo fasullo, fatto di magnifiche apparenze, ma, dentro, mezzo marcio e roso dai vermi. I vermi che lo rodono sono gli stessi che rodono anche noi: la paura, la vergogna, il senso di colpa: sentiamo di aver tradito la nostra umanit\u00e0, e, in qualche modo, ce ne vergogniamo; per\u00f2 non siamo disposti ad ammetterlo; \u00e8 troppo gravoso riconoscere d&#8217;aver sbagliato strada ed essersi ostinati a seguirla, nonostante le innumerevoli avvisaglie di pericolo. Preferiamo tenerci in caldo il nostro tumore, piuttosto che andare dal medico e chiedere il suo aiuto. Ci paralizzano l&#8217;orgoglio, e pi\u00f9 ancora, un senso crescente di fatalismo. Con tutto il nostro apparente decisionismo, con tutto il nostro sbandierato volontarismo, siamo in preda alla sindrome dello scoraggiamento, e lasciamo che le cose vadano come devono andare, anche se vediamo avvicinarsi il disastro.<\/p>\n<p>Siamo come prigionieri di noi stessi: del nostro orgoglio, della nostra superbia e del nostro fatalismo. Tutta la forza della modernit\u00e0 \u00e8 solo illusoria, e si fonda sopra un ricatto: che questa sia la sola strada verso il Progresso, che non ve ne siano altre; e che abbandonarla equivalga a disertare, a scappare come dei vili. La spiritualit\u00e0, la religione, la fede: roba da vili, fughe nell&#8217;irrazionale; non sono strade degne di veri uomini. Meglio seguitare verso il baratro, allora, sapendo benissimo che si sta percorrendo una strada suicida. Siamo prigionieri delle tenebre che noi stessi abbiamo evocato, e incatenati con le catene invisibili che noi stessi ci siamo forgiati: e siamo pi\u00f9 schiavi degli schiavi africani che, un tempo, venivano stipati sulle navi dei negrieri e condotti via, lontanissimo dalla loro terra, per essere venduti e trafficati come cose, non come esseri umani. Anche noi siamo diventati schiavi: non c&#8217;\u00e8 molto di cui possiamo andare fieri, visto che abbiamo creato una civilt\u00e0 nella quale il buon senso diviene follia, e la ragionevolezza viene fatta passare per diserzione e fuga dalla realt\u00e0: siamo sotto l&#8217;incantesimo di una falsa idea di ragione, e stretti nei ceppi d&#8217;un ricatto intollerabile: <em>non avrai altro dio fuori che me,<\/em> la civilt\u00e0 moderna fatta dall&#8217;uomo, senza timor di Dio, senza amore per alcuno, tranne che per il proprio ego. Un ego sconfinato, debordante, ipertrofico, che subordina a s\u00e9 ogni cosa, ogni bene, ogni valore; un ego che tasforma le cose pi\u00f9 dolci in assenzio, e i sentimenti pi\u00f9 belli, in amarissimo veleno.<\/p>\n<p>Ed eccoci qui, nelle tenebre, a tremare di spavento per ogni soffio di vento, a scambiare le voci del mondo esterno per ruggiti di belve e per scalpitare d&#8217;animali imbizzarriti; e ci sembra che l&#8217;eco di essi risuoni e si ripercuota dalle giogaie dei monti alle grotte oscure che si aprono sui loro fianchi dirupati. Eppure non vogliamo capire i segnali che Qualcuno ci sta inviando: il nostro cuore \u00e8 chiuso e sigillato, come quello del faraone; ci siamo induriti, ci siamo resi refrattari all&#8217;azione della Grazia. Nulla ci potr\u00e0 pi\u00f9 salvare, se non spezziamo l&#8217;incantesimo e non riprendiamo il nostro cuore di carne, capace di sentire, al posto di questo cuore di pietra, che ci rende ciechi e sordi davanti a tutta la meraviglia del creato.<\/p>\n<p>Fino a quando vorremo seguitare questa vita da schiavi che vivono nell&#8217;angoscia, tremando ad ogni stormir di fronda, per inseguire la folle ambizione di renderci signori del mondo intero?<\/p>\n<p>Fino a quando faremo torto alla parte migliore di noi stessi, quella che aspira a Dio, al bene, all&#8217;infinito?<\/p>\n<p>La sola, vera tristezza dell&#8217;uomo moderno &#8211; osservava giustamente un profondo conoscitore dell&#8217;anima umana, L\u00e9on Bloy &#8211; \u00e8 quella di non voler essere santo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crediamo di vedere, ma forse siamo ciechi. 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