{"id":26346,"date":"2008-09-23T07:45:00","date_gmt":"2008-09-23T07:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/23\/ma-e-una-colpa-cosi-grave-per-un-artista-volersene-andare-nella-casa-in-collina\/"},"modified":"2008-09-23T07:45:00","modified_gmt":"2008-09-23T07:45:00","slug":"ma-e-una-colpa-cosi-grave-per-un-artista-volersene-andare-nella-casa-in-collina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/23\/ma-e-una-colpa-cosi-grave-per-un-artista-volersene-andare-nella-casa-in-collina\/","title":{"rendered":"Ma \u00e8 una colpa cos\u00ec grave, per un artista, volersene andare nella \u00abcasa in collina\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati dello scrittore trevigiano Giovanni Comisso nell&#8217;articolo <em>Una pagina al giorno. Il rosso delle ciliegie di Giovanni Comisso<\/em> (consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Vogliamo qui riprendere alcuni dei concetti allora espressi, sollecitati anche dalla lettura del libro di Raffeele Lucci <em>La tentazione della \u00abCasa in collina\u00bb<\/em>, del quale, fra poco, diremo qualcosa.<\/p>\n<p>Prima, per\u00f2, ci sia concetto di ricapitolare il punto che qui interessa: l&#8217;atteggiamento dello scrittore Comisso davanti alle questioni sociali, politiche e, in generale, alle problematiche della storia.<\/p>\n<p>Nel mondo di Giovanni Comisso non ci sono giudizi, e tanto meno giudizi morali: solo la nuda essenzialit\u00e0 delle cose, riportate alla loro profonda, intima naturalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ha scritto in proposito Carlo Bo, nel suo bel saggio <em>Comisso e la vita<\/em> (su <em>L&#8217;Osservatore politico letterario<\/em>, Milano, febbraio 1971, p. 17):<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) l&#8217;avventura per Comisso non ha avuto aggettivi, \u00e8 stata piuttosto sinonimo di stagioni, di ore, di giorni: era l&#8217;idea di un provvisorio eterno, del gratuito non suscettibile di alcuna contrazione. L&#8217;avventura comissiana non si sarebbe mai prestata a conclusioni d&#8217;alcun genere; non supponeva morali di nessun tipo e di qui l&#8217;impossibilit\u00e0 di qualsiasi intervento d&#8217;ordine morale. L&#8217;uomo che guarda la vita &#8211; questo \u00e8 l&#8217;aspetto del Comisso pi\u00f9 autentico &#8211; non deve essere fermato o trattenuto da nulla, cos\u00ec come non deve chiedersi spiegazioni, gli deve bastare il senso dell&#8217;esistenza, al contrario non deve fare scelte: non deve rinunciare a nessun invito. Per Comisso &#8211; e qui sta un&#8217;altra differenza con il narratore tradizionale &#8211; non ha nessun valore esserci stato, bens\u00ec l&#8217;esserci ancora. Non ha scritto mai pagine di rievocazione, i suoi libri sono fatti d&#8217;istantanee ma ogni immagine presa per s\u00e9 rappresenta un mondo compatto, un<\/em> unicum. <em>Comisso non si \u00e8 mai dato cura di legare le sue storie e quando l&#8217;ha fatto nei romanzi \u00e8 andato incontro a dei fiaschi, nel senso che ogni idea di costruzione si opponeva a quel moto continuo. O dare il senso della vita perenne o tradurre la vita in esempi: Comisso \u00e8 stato obbligato dalla sua natura, dal non poter far altro se non a patto di contraddirsi e di tradirsi che abbandonarsi alla fantasia delle cose. Nessuno \u00e8 stato miglior servitore della vita dei fatti di lui, nessuno infatti ha mai saputo mantenere tanta libert\u00e0 di spirito nei propri movimenti. Gli stessi giudizi che ogni tanto compaiono nella sua pagina non sono che dei pretesti, delle pause che consentono la ripresa rafforzata del racconto. In altre parole ci\u00f2 che lo interessa e senza darlo a vedere lo avvince \u00e8 il ritmo stesso degli avvenimenti, per cui ogni dato ne partorisce un altro, cos\u00ec come ogni caso ne preannuncia uno nuovo. Senza notare che, cos\u00ec facendo, Comisso tiene lontano lo spettro del tempo che si chiude, del tempo che porta il nome della morte&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Tutto vero: ma ci riesce davvero, Comisso, a tenere lontano lo spettro del tempo che si chiude e della morte che incombe?<\/p>\n<p>Paradossalmente, ci riesce meglio nel suo libro pi\u00f9 famoso, <em>Giorni di guerra<\/em>, che \u00e8 in genere considerato il vertice del suo percorso letterario, che in un racconto apparentemente semplice come <em>La Monaca Pazza<\/em>, dove lo spettro del rimpianto, della vecchiaia e della morte non si pu\u00f2 certo dire che venga allontanato con successo dalla protagonista, Isabella; e che incombe, con la sua muta presenza, come un convitato di pietra, anche nei momenti pi\u00f9 lieti.<\/p>\n<p>Inevitabile: lo spettro della morte non si pu\u00f2 esorcizzare, semplicemente ignorandolo; bisogna affrontarlo, prima o poi. Ma una scrittura come quella di Comisso, tutta giocata sul filo dell&#8217;istante e dell&#8217;immediatezza, tutta istinto felice e senza tempo, \u00e8 strutturalmente impossibilitata a porsi in una prospettiva del genere. Perci\u00f2 non le resta che la soave ambiguit\u00e0 di quella dimensione anfibia, n\u00e9 acquatica n\u00e9 terrestre, che sta fra il qui-e-ora e il presentimento della fine &#8211; e, forse, dell&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 anche per questo motivo che il paesaggio tipico della narrativa di Comisso \u00e8 ambiguo, lagunare, semi-terrestre e semi-acquatico &#8211; come, appunto, nel racconto che abbiamo preso in esame?<\/p>\n<p>Un&#8217;altra cosa ci preme dire, a proposito dell&#8217;ambiguit\u00e0 fondamentale della narrativa di Giovanni Comisso.<\/p>\n<p>Cercar di tenere lontano lo spettro del tempo che si chiude e di esorcizzare l&#8217;angoscia della morte che incombe, significa anche &#8211; necessariamente &#8211; sforzarsi di sottrarre il tempo delle emozioni al tempo della storia; o, per parlare pi\u00f9 propriamente, tentare di cancellare il tempo della storia e risolverlo integralmente nel tempo psicologico ed emotivo.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che Comisso ha saputo fare, con magistrale abilit\u00e0 e con istintiva sicurezza, nel suo libro pi\u00f9 noto legato alla storia, <em>Giorni di guerra<\/em>, ove l&#8217;evento del primo conflitto mondiale, vissuto in prima persona e nella realt\u00e0 drammatica della prima linea, si stempera e si dissolve nel flusso delle sensazioni e, addirittura, nella sensualit\u00e0 del paesaggio, dei colori, della coscienza individuale che si abbevera avidamente dell&#8217;attimo, in un oraziano <em>carpe diem<\/em> che non \u00e8, tuttavia &#8211; come nel poeta latino &#8211; mediato da istanze razionali e filosofiche, ma percepito dall&#8217;interno di un io che si abbandona voluttuosamente al grande gioco della giovinezza, alla guerra vissuta come una insolita e aspra, ma sostanzialmente gioiosa, avventura dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>E, cos\u00ec come non c&#8217;\u00e8 spazio per il senso della storia che si esplica attraverso le vicende di uomini e cose, perch\u00e9 tutto si risolve in una atomizzazione della psicologia individuale, ugualmente non c&#8217;\u00e8 spazio per le ragioni della societ\u00e0, dell&#8217;economia, della politica, dell&#8217;umano dispiegarsi di forze in lotta, concrete e incessanti, che travalicano l&#8217;orizzonte dell&#8217;io individuale e tendono a realizzare la trama variegata e complessa del destino collettivo.<\/p>\n<p>In tal modo, con la stessa giovanile baldanza e spensieratezza, Comisso uomo ha vissuto la partecipazione all&#8217;impresa di Fiume fra i legionari di Gabriele D&#8217;Annunzio: con quella istintiva ricerca del piacere sensuale e dell&#8217;effetto estetico che si collocano ancora, in termini culturali complessivi, all&#8217;interno dell&#8217;orizzonte del decadentismo e, in parte, del futurismo.<\/p>\n<p>Ma davanti al fascismo e, soprattutto, davanti al dramma della seconda guerra mondiale e della guerra civile, l&#8217;uomo Comisso e lo scrittore Comisso si ritraggono con un fremito di impazienza, e vanno disperatamente alla ricerca di un luogo dell&#8217;anima che sia ancora vergine dalle pretese totalizzanti della modernit\u00e0, che consenta alla coscienza di ritagliarsi il suo <em>otium<\/em> e il suo <em>particulare<\/em>, nel senso rinascimentale di questi termini (si pensi solo alla <em>parva domus<\/em> di messer Ludovico Ariosto).<\/p>\n<p>Specialmente davanti alla guerra civile del 1943-45 la reazione di Comisso \u00e8 quella della ripulsa, della chiusura, dell&#8217;evasione in una dimensione fatta esclusivamente di affetti e sentimenti privati; e ne \u00e8 testimonianza il suo libro forse meno noto, ma pi\u00f9 sofferto: <em>Giovent\u00f9 che muore.<\/em><\/p>\n<p>Attraverso la vicenda del diciannovenne Guido e della trentenne Adele i quali, sullo sfondo sanguigno della guerra civile, si incontrano, si amano e obliano la brutalit\u00e0 della storia, fino a quando Guido non viene fermato e fucilato dai partigiani, per la sola ragione che se ne va per i monti senza meta e canticchia una canzone fascista, pur non essendo, lui, fascista, ma solo sentendosi estraneo alle ragioni dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte in lotta, Comisso racconta, in filigrana, la sua stessa vicenda.<\/p>\n<p>Egli ha realmente incontrato ed amato un giovane di nome Guido, fucilato dai partigiani perch\u00e9 ritenuto &#8211; quasi certamente a torto &#8211; una spia fascista. Adele, dunque, non \u00e8 altri che il suo stesso personaggio di uomo maturo e disilluso, che volge le spalle al dramma della storia per immergersi e tentare di obliarsi nel flusso di una passione strettamente \u00abprivata\u00bb.<\/p>\n<p>Nel fare ci\u00f2, Comisso ha optato per la dimensione del privato rispetto a quella del pubblico, e questo in un momento cruciale della storia nazionale: ha fatto una opzione, parafrasando il titolo di un altro suo bel libro, per \u00abla mia casa di campagna\u00bb, cos\u00ec come Pavese &#8211; con altro stato d&#8217;animo, per\u00f2, ossia straziato dall&#8217;irresolutezza e dai sensi di colpa &#8211; aveva optato per \u00abla casa in collina\u00bb.<\/p>\n<p>Lo storico Raffaele Liucci, nel suo saggio <em>La tentazione della \u00abcasa in collina\u00bb. Il disimpegno degli intellettuali nella guerra civile italiana, 1943-45<\/em> (Edizioni Unicopli, Milano, 1999), ha creduto di ravvisare in questi due scrittori, e in alcuni altri meno noti, la \u00abtentazione\u00bb tipica degli intellettuali italiani, quella del disimpegno e della fuga davanti alle responsabilit\u00e0 della storia.<\/p>\n<p>In sostanza, potremmo riassumere cos\u00ec la tesi di Liucci: la \u00abcasa in collina\u00bb di Cesare Pavese e \u00abla mia casa di campagna\u00bb di Giovanni Comisso sono due simboli di una condizione tipica di tanti intellettuali italiani, allorch\u00e9 le strette della storia li pongono di fronte alla necessit\u00e0 di fare una scelta fra la letteratura come evasione e rifugio e un immediato, e rischioso, impegno di tipo politico-sociale.<\/p>\n<p>Crediamo vi sia una certa parte di verit\u00e0 in questa analisi, precisando subito &#8211; per\u00f2 &#8211; che essa non va intesa, moralisticamente, come l&#8217;indicazione di una alternativa \u00absecca\u00bb fra intellettuali &#8216;buoni&#8217; e meno buoni, &#8216;seri&#8217; e meno seri, bens\u00ec di una condizione caratteristica dell&#8217;io dissociato e confuso della modernit\u00e0, lacerato fra la nostalgia di certezze e valori perduti, e l&#8217;eterna tentazione di <em>farsi parte per se stesso<\/em> davanti a una realt\u00e0 collettiva sempre pi\u00f9 difficile da comprendere e sempre pi\u00f9 ardua da dominare o, quanto meno, sulla quale poter esercitare una scelta che sia, al tempo stesso, lucida ed efficace.<\/p>\n<p>In questo senso, anche se &#8211; per taluni aspetti &#8211; la tentazione della \u00abcasa in collina\u00bb \u00e8 un fenomeno abbastanza specifico della cultura italiana, nel senso che ne riflette ambiguit\u00e0 e debolezze strutturali, appartiene anche, per\u00f2, alla dimensione universale dell&#8217;uomo moderno, e non solo nei confronti di singoli eventi storici, per quanto drammatici, come lo \u00e8 stata la seconda guerra mondiale (e si pensi al dramma, spirituale e umano, di scrittori del valore di C\u00e9line, di Pound, di Hamsun, solo per fare qualche nome).<\/p>\n<p>Si tratta, al contrario &#8211; se ben vediamo &#8211; di una situazione che rispecchia fedelmente lo smarrimento e l&#8217;estraniamento dell&#8217;uomo moderno rispetto a se stesso e rispetto al mondo che lo circonda; il capolinea, in altre parole, di un lungo processo che inizia, quanto meno, dalla \u00abmorte di Dio\u00bb di nietzschiana memoria, ma ha le sue lontane premesse fin dall&#8217;epoca della cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVIII secolo e, poi, dall&#8217;Illuminismo; da quando, cio\u00e8, l&#8217;uomo che si \u00e8 autoproclamato \u00abmoderno\u00bb (senza avvedersi, quantomeno, di maneggiare un concetto <em>storico<\/em>, e quindi relativo, e non un valore assoluto ed autoevidente) ha creduto di poter spazzare via ogni residuo dell&#8217;idea trascendente che di se stesso, da Platone in avanti, si era costruita, per sostituirla con un&#8217;immagine di s\u00e9 tutta terrena, laica e \u00abnaturale\u00bb.<\/p>\n<p>Ma cediamo la parola a Raffaele Liucci (<em>Op. cit.<\/em>, p. 89):<\/p>\n<p><em>I tragici avvenimenti di guerra che sconvolsero la vita di Comisso (egli considerer\u00e0 Guido la persona pi\u00f9 importante della sua vita), non scalfirono certo la sua estraneit\u00e0 a tutte le ideologie).Piuttosto, rinforzarono i suoi anticorpi a difesa della tentazione di un tradimento del chierico. Lo scrittore veneto \u00e8 stato per\u00f2 capace , in misura di gran lunga maggiore che in altri autori con le credenziali tutte in regola, di tratteggiare, con spontaneit\u00e0 disarmante, squarci inusuali delle guerre, riuscendo a carpirne sfaccettature esistenziale e metapolitiche assolutamente memorabili.<\/em><\/p>\n<p>E, a proposito di <em>Giovent\u00f9 che muore<\/em>, ancora pi\u00f9 esplicitamente (<em>Idem<\/em>, pp. 90-91):<\/p>\n<p><em>Un rifugio fuori dalla storia e dal tempo, dal quale scrutare, svagato e indifferente, in una immutabile quiete campestre, il tramestio del mondo esterno, i cui complicati e disordinati affanni politici non meritano la minima attenzione. E, tra essi, anche la guerra, di cui Comisso coltiver\u00e0 fin dagli anni Trenta (e quindi anche per la guerra d&#8217;Abissinia) un&#8217;opinione totalmente negativa; dimentico, persino, delle sue trascorse esperienze (Grande Guerra e Fiume), di cui aveva per\u00f2 sempre privilegiato il lato esistenziale e vitalistico, rigorosamente apolitico. Date queste premesse, \u00e8 facile capire che per l&#8217;afascista Comisso la guerra civile italiana, tragico epilogo della seconda guerra mondiale, non rappresentasse che un&#8217;accecante sventura, all&#8217;interno della quale sarebbe stato ozioso distinguere torti e ragioni. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Giovanni Comisso, al pari di Cesare pavese, \u00e8 stato uno dei pochissimi scrittori italiani in grado di offrire da sponde neutre una rappresentazione articolata e feconda della guerra civile, percepita e vissuta da coloro che non vi parteciparono consapevolmente. In questo senso, la \u00abCasa in collina\u00bb pavesiana non \u00e8 poi molto differente dalla \u00abCasa di campagna\u00bb comissiana, essendo entrambe un luogo privilegiato dal quale osservare,<\/em> super partes<em>, la guerra, che pu\u00f2 certo sconvolgere, fisicamente e mortalmente le proprie abitudini di vita, ma non riesce tuttavia a eclissare l&#8217;apatia e la non curanza per le ragioni politiche e ideologiche in campo.<\/em><\/p>\n<p>Ora, a parte il fatto che vi \u00e8 un abisso &#8211; lo abbiamo gi\u00e0 accennato &#8211; fra lo stato d&#8217;animo di Pavese e quello di Comisso davanti alla violenza della guerra civile, essendo il primo attraversato da angosciosi sensi di colpa per la propria inerzia, il secondo tutto immerso in una dimensione squisitamente a-politica e consapevolmente privata, ci sembra sbagliato parlare di \u00abapatia\u00bb e di \u00abnon curanza\u00bb di entrambi per \u00able ragioni politiche e ideologiche in campo\u00bb. N\u00e9 gli scrupoli e i tormenti interiori di Pavese, infatti, n\u00e9 la ripulsa deliberata di Comisso, ci sembrano passibili di una tale interpretazione.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che Liucci, per sostenere la sua tesi complessiva, fa di Pavese e Comisso (e di alcuni altri) l&#8217;emblema di quel particolare atteggiamento di disimpegno e di tradimento della societ\u00e0 da parte degli intellettuali che, a suo parere, \u00e8 bene esemplificato dal concetto storiografico della \u00abzona grigia\u00bb (termine ripreso dallo storico Claudio Pavone).<\/p>\n<p>Ecco la definizione che Liucci d\u00e0 della \u00abzona grigia\u00bb (<em>Idem<\/em>, pp. 15-16):<\/p>\n<p><em>&#8230; la compatta presenza, sia nelle citt\u00e0 che nelle campagne, di comportamenti e valori che trovano la loro ragion d&#8217;essere in tradizioni di lungo periodo, essenzialmente prepolitiche, comunque in larga parte estranee alla contrapposizione tra fascismo e antifascismo. La zona grigia, fuor da interessate valutazioni o da preconcette denigrazioni, si rivela come il principale collettore dei coni d&#8217;ombra dell&#8217;attendismo del disimpegno civile, della volontaria sottrazione a qualsiasi impegno attivo nella guerra, della diserzione, anche metaforica, da compiti e responsabilit\u00e0 istituzionalmente richieste all&#8217;individuo.<\/em><\/p>\n<p>Zone grigie, coni d&#8217;ombra: gi\u00e0 la terminologia fa pensare a qualche cosa che ha a che fare con il disimpegno, il qualunquismo, l&#8217;opportunismo o, nel migliore dei casi, l&#8217;indifferenza.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 Liucci ha bisogno di sostenere la sua tesi principale, e cio\u00e8 che la \u00abzona grigia\u00bb si \u00e8 presa, negli ultimi anni, una rivincita sulla Resistenza, denigrandola sistematicamente, soprattutto nella sua componente comunista, egli \u00e8 portato a presentare come totalmente negativa la posizione di quanti non si identificarono n\u00e9 con gli uni, n\u00e9 con gli altri, fino al punto di tacciarla di attendismo e di volontaria sottrazione ai compiti e alla responsabilit\u00e0 che l&#8217;individuo non pu\u00f2 negare alla societ\u00e0 in cui vive.<\/p>\n<p>E parla, in proposito, di tradizioni \u00abprepolitiche\u00bb, per designare l&#8217;estraneit\u00e0 alla contrapposizione tra fascismo e antifascismo; senza accorgersi di incorrere in quel <em>peccatum originalis<\/em> che egli addebita agli intellettuali: lo scollamento con la societ\u00e0 civile, la chiusura in un mondo astratto, lontano dalla realt\u00e0 e dalla vita delle persone comuni.<\/p>\n<p>Come non vedere, infatti, che tale fu l&#8217;atteggiamento della maggioranza del popolo italiano durante la guerra civile, <em>e che tale \u00e8 sempre stato l&#8217;atteggiamento delle societ\u00e0 contadine davanti al fenomeno \u00abguerra\u00bb<\/em>, e, a maggior ragione, davanti a quello spaventoso fenomeno della modernit\u00e0 che \u00e8 stata la guerra civile scatenata da passioni ideologiche?<\/p>\n<p>Ma, tornando a Comisso, ci sembra decisamente sbagliato, oltre che ingeneroso, sostenere che <em>\u00abi tragici avvenimenti di guerra che sconvolsero la [sua] vita (&#8230;) non scalfirono certo la sua estraneit\u00e0 a tutte le ideologie. Piuttosto, rinforzarono i suoi anticorpi a difesa della tentazione di un tradimento del chierico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>E, pi\u00f9 in generale, ci sembra sbagliato, oltre che ingeneroso, pretendere da un artista, da uno scrittore, pi\u00f9 di quello che egli ha inteso dare, o altro da quello che faceva parte del suo mondo interiore. Uno scrittore va giudicato per quello che ci d\u00e0 e per quello che \u00e8 il suo mondo interiore; e noi diciamo che ha saputo svolgere bene la sua parte di intellettuale, se \u00e8 riuscito a rappresentare coerentemente e limpidamente quel suo mondo; non se \u00e8 partito da una ideologia impegnata, o politicamente \u00abgiusta\u00bb.<\/p>\n<p>E Comisso vi \u00e8 riuscito in pieno.<\/p>\n<p>Pensare diversamente, e pretendere da uno scrittore che egli sia anche, sempre e comunque, un campione di lucidit\u00e0 e di impegno politico sociale, significa cadere nella tentazione (questa s\u00ec, pericolosissima) di una visione inquisitoria e poliziesca del fatto artistico e culturale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a dispetto delle loro intenzioni, quanti condividono l&#8217;impostazione di Liucci non si accorgono, forse, di approdare su una sponda ben diversa da quella che avevano agognato: quella ove regnano l&#8217;intransigenza moralistica, il settarismo ideologico e l&#8217;\u00abimpegno\u00bb forzato dell&#8217;intellettuale, versione post-moderna e sofisticata, ma sempre aberrante, delle velleit\u00e0 totalitarie di controllo sulla cultura e sull&#8217;arte da parte di un elemento ad esse estraneo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati dello scrittore trevigiano Giovanni Comisso nell&#8217;articolo Una pagina al giorno. 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