{"id":26344,"date":"2015-10-05T09:07:00","date_gmt":"2015-10-05T09:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/05\/larte-della-caccia-e-incompatibile-con-i-valori-del-mondo-moderno\/"},"modified":"2015-10-05T09:07:00","modified_gmt":"2015-10-05T09:07:00","slug":"larte-della-caccia-e-incompatibile-con-i-valori-del-mondo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/05\/larte-della-caccia-e-incompatibile-con-i-valori-del-mondo-moderno\/","title":{"rendered":"L\u2019arte della caccia \u00e8 incompatibile con i valori del mondo moderno?"},"content":{"rendered":"<p>Quello sulla caccia \u00e8 un classico esempio di dibattito ideologico: non si discute nel merito, ma si parte da categorie teoriche e da esse si vogliono tirare le conclusioni, indipendentemente dal contesto, dalle circostanze, dai fatti concreti; e ci\u00f2, a nostro avviso, \u00e8 un sistema infallibile per porre un muro contro un altro muro, senza alcuna prospettiva di giungere alla bench\u00e9 minima forma di mediazione, n\u00e9 al presente, n\u00e9 mai.<\/p>\n<p>Premesso che siamo assertori della vita e della cultura della vita, nonch\u00e9 di una visione non antropocentrica del reale, per cui non poniamo, in linea di massima, una gerarchia ideale circa il &quot;diritto alla vita&quot; fra le differenti creature che popolano la terra (ma il guaio \u00e8 che la natura ignora i diritti e se ne infischia delle nostre convinzioni), e che, pertanto, non proviamo alcuna simpatia per il fatto che si trovi divertente uccidere degli esseri viventi, nondimeno desideriamo porre la questione in termini non ideologici, non esasperatamente teorici, non &#8212; per quanto possibile &#8211; secondo rigide categorie precostituite.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 credere nel diritto alla vita di tutti gli esseri, e dunque, ad esempio, praticare rigorosamente il vegetarianismo, e una cosa \u00e8 volerlo imporre; esattamente come una cosa \u00e8 credere nella bont\u00e0, e cercare di praticarla, e un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 voler imporre la bont\u00e0, anzi, la santit\u00e0, per legge, e pretendere che tutti i membri della societ\u00e0 siano buoni, premurosi, comprensivi, accoglienti, verso chiunque e in qualsiasi circostanza: perch\u00e9 questa sarebbe una forma di fondamentalismo e di intolleranza totalitaria.<\/p>\n<p>Sforziamoci, dunque, di entrare nel mondo del cacciatore: nella sua psicologia, nelle sue abitudini, nelle sue credenze. Non \u00e8 necessario immaginarlo, per forza, come un essere umano brutto e cattivo: proprio come non \u00e8 necessario immaginare che lo sia un altro soggetto, che di mestiere fa il macellaio. Diciamo che a noi non piacerebbe fare il macellaio, cos\u00ec come non andremmo mai a caccia; ma non ne consegue che i macellai o i cacciatori siano delle persone meritevoli di disprezzo. Fra le due cose, ce ne corre: e la vera saggezza \u00e8 l&#8217;arte delle distinzioni.<\/p>\n<p>Inoltre, non sarebbe corretto prendere come modello del &quot;cacciatore tipo&quot; quello che \u00e8, in realt\u00e0, il tipo inferiore: quello, per intenderci, che va a caccia senza amore, n\u00e9 rispetto per la natura; che bada solo a riempire il carniere, in qualunque maniera; che non fa distinzione fra animali adulti e cuccioli, fra maschi e femmine, fra giovani e anziani: ossia, che procede come un carro armato in un negozio di cristalleria, incurante della sofferenza che infligge, ma anche del danno verso l&#8217;equilibrio ecologico che i suoi comportamenti, inevitabilmente, provocano.<\/p>\n<p>In tutte le categorie di persone esistono dei tipi inferiori e dei tipi superiori; il cacciatore &quot;tipo&quot; non sarebbe equamente rappresentato dal tipo inferiore, perch\u00e9 esiste anche un tipo superiore: un tipo che ama la caccia non per amore della strage, ma per una tradizione familiare, o per lo stretto contatto con la natura che essa offre, o per il piacere dell&#8217;astuzia, dell&#8217;appostamento, dell&#8217;abilit\u00e0; quello, per intenderci, che \u00e8 disposto a rinunciare a un colpo troppo facile, quando si sente appagato dal fatto di aver superato l&#8217;animale in fatto di bravura o quando si rende conto che la sua uccisione, in determinate circostanze &#8212; ad esempio una femmina di cervo, o di cinghiale, che sta badando ai suoi piccoli &#8211; sarebbe una crudelt\u00e0 inutile e lascerebbe i piccoli senza difesa.<\/p>\n<p>La caccia, per chi la pratica secondo le regole dell&#8217;arte, \u00e8, soprattutto, un rito: un rito fatto di gesti, di precisione, di cura delle armi, di capacit\u00e0 d&#8217;intuizione; ma anche di amicizia nei confronti dell&#8217;animale (il cane) e di altri esseri umani. Si narra di un uomo severo e temuto, socialmente importante, che, andando a caccia, aveva fatto amicizia con una persona di modeste condizioni, un piccolo commerciante: ebbene, erano diventati inseparabili, e il figlio di quell&#8217;uomo raccontava sbalordito, di non avere mai visto il suo riservatissimo padre cos\u00ec aperto, scherzoso, bonario verso un&#8217;altra persona, come lo era con il suo compagno di battute: scherzava, rideva, gli dava una pacca sulla spalla. Basterebbe questa capacit\u00e0 della caccia di creare amicizia e autentica sintonia fra le persone, aiutandole a lasciar cadere la maschera seria di ogni giorno, per farci avvertiti che essa, in s\u00e9, non pu\u00f2 essere considerata un male. Certo, sarebbe ancora pi\u00f9 bello che due amici imparassero ad andare per i boschi ad osservare la natura con un binocolo, invece che armati di fucile: ma, ripetiamo, questo pu\u00f2 essere un auspicio, un desiderio: non deve trasformarsi in una imposizione, se non vogliamo cadere nel fondamentalismo dello stato etico.<\/p>\n<p>La vera saggezza \u00e8 comprendere che nessuno pu\u00f2 diventare altro da quello che \u00e8, se non lo decide lui stesso. Il vegetariano non dovrebbe mai fare le smorfie, a tavola, davanti all&#8217;amico che mangia di gusto la sua bistecca: pur non condividendo quel tipo di alimentazione, non \u00e8 suo diritto rimproverare il prossimo di non avere le sue stesse convinzioni. Il suo stile di vita, compreso il modo di mangiare, parler\u00e0 per lui: ma con semplicit\u00e0 e naturalezza, senza ostentazioni puritane e senza atteggiamenti di superiorit\u00e0 morale nei confronti di chicchessia. E lo stesso discorso vale per chi non ama la caccia, n\u00e9 la pratica, anzi, intimamente la disapprova: egli dovrebbe operare una doverosa distinzione fra la caccia e il cacciatore. La caccia \u00e8 una pratica che non approva; il cacciatore \u00e8 un essere umano che, in quell&#8217;ambito specifico, si comporta come colui che non ha raggiunto una piena consapevolezza spirituale. E con questo? Forse, quella stessa persona avrebbe delle altre cose da insegnare, anche moralmente, a colui che disapprova la caccia: in nessun modo possiamo concludere che esiste una superiorit\u00e0 morale dell&#8217;uno sull&#8217;altro, n\u00e9, di conseguenza, un diritto dell&#8217;uno a giudicare severamente l&#8217;altro. Invece \u00e8 proprio questo l&#8217;errore che fanno, di solito, i sedicenti progressisti, buonisti, animalisti, pacifisti, e chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta: si sentono moralmente superiori, e guardano gli altri dall&#8217;alto in basso, come si guardano &#8212; e si giudicano, per condannarli &#8212; i reprobi, i peccatori senza scusanti.<\/p>\n<p>Resta da dire che il cacciatore (e, naturalmente, il pescatore), nel mondo moderno, assomiglia sempre di pi\u00f9 a un corpo estraneo, a un masso erratico: che cosa ci fa, nel regno della fretta, dell&#8217;efficienza, del produttivismo, un signore che dedica ore del suo tempo a inseguire una lepre o un fagiano; che non bada alla quantit\u00e0 delle prede che riesce a fare, ma giudica il proprio successo in base all&#8217;abilit\u00e0 che ha dovuto impiegare per catturarle; che, se torna a casa con il carniere vuoto, talvolta si sente altrettanto sereno e soddisfatto che se lo avesse pieno, perch\u00e9 ha passato comunque una bella giornata col suo fido cane da caccia e in mezzo al verde riposante dei boschi?<\/p>\n<p>Il cacciatore \u00e8 consapevole, pi\u00f9 meno oscuramente, di questa incongruenza; e, per nobilitare la propria arte, cerca di poggiarla su una tradizione &quot;alta&quot;, s\u00ec da renderla pi\u00f9 atta a resistere alle sfide dei valori moderni. Per esempio, se \u00e8 un cattolico praticante, si \u00e8 preso Sant&#8217;Uberto come santo protettore &#8212; operazione un po&#8217; azzardata, visto che Uberto da Liegi, &quot;l&#8217;apostolo delle Ardenne&quot;, di pura stirpe merovingia, vissuto fra il 656 e il 727, viene bens\u00ec rappresentato, nell&#8217;iconografia cristiana, in compagnia di un cervo, ma per ragioni opposte a quelle che vorrebbero gli amanti della caccia. Secondo la leggenda (ricalcata su quella di sant&#8217;Eustachio), dopo una vita un po&#8217; disordinata e superficiale, un giorno gli apparve un cervo fra le cui corna splendeva un crocifisso, e ci\u00f2 segn\u00f2 la sua conversione: da quel momento, egli abbandon\u00f2 tutti i suoi precedenti divertimenti, primo fra i quali, appunto, quello della caccia, e si mise al seguito di san Lamberto di Maastricht, divenendo, pi\u00f9 tardi, suo successore sulla cattedra episcopale di quella citt\u00e0, nonch\u00e9 ardente predicatore e, da ultimo, fondatore della diocesi di Liegi, di cui fu il primo vescovo.<\/p>\n<p>Scrive Sergio Dalla Bernardina, bellunese, classe 1953, saggista e studioso apprezzato pi\u00f9 in Francia, Paese nel quale ha tenuto la cattedra &#8212; nell&#8217;universit\u00e0 di Aix\/Marsiglia &#8212; nella sua interessante monografia \u00abIl ritorno alla natura. L&#8217;utopia verde tra caccia ed ecologia\u00bb, Milano, Mondadori, 1996, pp. 170-171):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;Il nostro passato ha qualcosa di incompatibile con i valori moderni?&quot; si domandano i cacciatori: non c&#8217;\u00e8 problema, basta cambiarlo. Del resto, perch\u00e9 non dovrebbe essere cos\u00ec? \u00c8 la logica stesse delle democrazie liberali, nel loro rifiuto di ogni retaggio che non sia il frutto di una conquista personale, a legittimare tale pretesa. &quot;La natura, come realt\u00e0 che precede il soggetto, condizionandone il destino, non \u00e8 che un pregiudizio&quot; ci dice Michael Jackson con la sua pelle schiarita e il naso rifatto. &quot;La natura non si eredita, si costruisce&quot; ribadiscono i cultori del body building. Lo stesso vale per la cultura, aggiungono i venditori di enciclopedie al metro quadro; e per la nobilt\u00e0, precisano i clienti dei vari centri di araldica. Dunque perch\u00e9 non la storia?<br \/>\nDi qui le differenti iniziative destinate a promuovere il folclore venatorio, cio\u00e8 a creare dal nulla tradizioni che nel giro di pochi anni diventano secolari. Anche in questo caso, naturalmente, ci troviamo di fronte a una pratica che va ben oltre l&#8217;universo dei cacciatori. Direi anzi che \u00e8 tipico del mondo pubblicitario lanciare prodotti &quot;tradizionali&quot; corredandoli con aneddoti concernenti l&#8217;eroe fondatore (&quot;histriolae&quot; che funzionano come veri e propri miti di fondazione). \u00c8 nel lontano 1887 che il dottor Kellogg, che puro caso, invent\u00f2 i suoi celebri <em>corn flakes<\/em> (cito a memoria, parafrasando): ma non c&#8217;\u00e8 dubbio che il mondo della caccia, proprio per il suo carattere di messinscena, oltre che per il suo continuo richiamarsi a un passato da cui trarre legittimazione, si presti in modo particolare a operazioni di questo genere.<\/p>\n<p>Gli esempi non mancano. Tra i pi\u00f9 suggestivi non esiterei a citare le messe del cacciatore, celebrate sempre pi\u00f9 spesso con sottofondo di corni da caccia suonati da musicanti in costume (altoatesini, austriaci e tedeschi, ma anche svizzeri e brianzoli). Per conferire solennit\u00e0 a queste manifestazioni che, nonostante il loro statuto religioso, presentano curiose simpatie per orizzonte pagano, \u00e8 sembrato opportuno rispolverare il personaggio di sant&#8217;Uberto, figura nordica (gi\u00e0 a sua volta inventata per fronteggiare i suoi antecedenti pre-cristiani), che ben poco ha a che fare con l&#8217;universo mediterraneo. Ma quel che pi\u00f9 sorprende (e qui ci ritroviamo in piena affabulazione), \u00e8 che al povero sant&#8217;Uberto vengono attribuite una serie di massime di origine alquanto dubbia, nonch\u00e9 una coscienza ecologica a dir poco anacronistica. Cos\u00ec leggiamo in &quot;Il cacciatore italiano&quot; (10 ottobre 1991): &quot;Anche quest&#8217;anno, il 9 novembre, nei comuni di tutt&#8217;Italia i cacciatori torneranno a celebrare il rito di sant&#8217;Uberto e a riflettere sugli insegnamenti del Santo nei quali, malgrado il trascorrere dei secoli, ogni cacciatore sente ancora di potersi riconoscere: &quot;Solo chi caccia con controllo, rispetto della natura e capacit\u00e0 di rinuncia \u00e8 un cacciatore vero e giusto&quot; (p. 3).<\/p>\n<p>Pare proprio di vederlo, il venerabile sant&#8217;Uberto, recitare uno dei suoi famosi sermoni che aprirono la strada, con qualche secolo d&#8217;anticipo, alla conversione protezionistica del cacciatore contemporaneo. [Senza parlare del paradosso che fa patrono dei cacciatori proprio sant&#8217;Uberto, che, avendo rinunciato alla caccia (questo il messaggio centrale dell&#8217;episodio che lo vede protagonista) dovrebbe piuttosto essere considerato come il patrono degli ecologisti, <em>N. d. T<\/em>.]. Mi si potrebbe obiettare che \u00e8 tipico della maggior parte dei santi prestare la propria vicenda alle contraffazioni pi\u00f9 inverosimili. Nulla di pi\u00f9 &quot;medievale&quot;, dunque, di questa biografia apocrifa. Pre-moderno, del resto, si direbbe anche il modo in cui l&#8217;autore-destinatario della finzione finisce per avvertirla come qualcosa di autentico, rimuovendo il fatto di esserne lui stesso all&#8217;origine. Il fenomeno non si limita all&#8217;improvvisazione agiografica. Il cacciatore contemporaneo inventa di sana pianta &quot;riti ancestrali&quot; e poi li celebra nelle riviste specializzate. Oppure, in presenza di elementi rituali ormai defunzionalizzati, li reinserisce all&#8217;interno di nuove sequenze, destinate a modelli endogeni (prevalentemente mitteleuropei) con effetti sincretistici a volte sorprendenti.\u00bb<\/p>\n<p>Eppure, nonostante l&#8217;ingenuit\u00e0, e, qualche volta, la goffaggine <em>na\u00eff<\/em> di certi tentativi di costruire in fretta una tradizione aristocratica per alcune attivit\u00e0 umane, noi non crediamo che possa darsi una spiegazione solo in termini di consumismo pubblicitario: questo \u00e8 un modo riduttivo di vedere le cose. Non c&#8217;\u00e8 solo la ricerca di una legittimazione &quot;facile&quot; e artificiale; c&#8217;\u00e8 anche il desiderio di ricollegare il presente, sentito come anacronistico &#8212; come nel caso del cacciatore &#8212; ad un passato remoto, rispettabile o addirittura sacro. In questo senso, la sopravvivenza della caccia, intesa come arte, in piena epoca moderna, e ora post-moderna, \u00e8 una realt\u00e0 affascinante, che ha del prodigioso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello sulla caccia \u00e8 un classico esempio di dibattito ideologico: non si discute nel merito, ma si parte da categorie teoriche e da esse si vogliono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-26344","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26344","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26344"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26344\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26344"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26344"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26344"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}