{"id":26341,"date":"2020-06-26T09:39:00","date_gmt":"2020-06-26T09:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/26\/la-bellezza-e-nelle-cose-o-nello-sguardo-che-la-scorge\/"},"modified":"2020-06-26T09:39:00","modified_gmt":"2020-06-26T09:39:00","slug":"la-bellezza-e-nelle-cose-o-nello-sguardo-che-la-scorge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/26\/la-bellezza-e-nelle-cose-o-nello-sguardo-che-la-scorge\/","title":{"rendered":"La bellezza \u00e8 nelle cose o nello sguardo che la scorge?"},"content":{"rendered":"<p>Quest&#8217;angolo della citt\u00e0 un po&#8217; fuori mano, senza vetrine, senza gelaterie, senza banche o agenzie di viaggi, senza alcuna attrattiva turistica o consumistica, \u00e8 uno di quelli che hanno conservato la poesia del tempo passato. Affacciarsi da uno dei ponticelli di via Martignacco e della parallela via Passons &#8211; ce ne sono tre in rapida successione &#8211; e guardare la doppia fila di pioppi cipressini che si specchiano nell&#8217;acqua del canale Ledra, e che raddoppiano l&#8217;effetto visivo della fuga dei tronchi ai lati della strada e delle chiome che si stagliano contro il cielo, \u00e8 come gettare uno sguardo sul passato. O forse \u00e8 come gettare uno sguardo su una dimensione fuori del tempo: perch\u00e9 quel colpo d&#8217;occhio cos\u00ec suggestivo, quel doppio viale alberato che si drizza verso l&#8217;alto e si riflette verso il basso, il verde intenso delle sponde che richiama quello degli alberi, le facciate colorate delle case basse, a uno o due piani, con gli scuri in legno aperti verso l&#8217;esterno e i piccoli camini che svettano sulle tegole dei tetti; qualche vecchio cortile che s&#8217;intravede dietro un muretto di pietra, e che lo scorrere degli anni ha solo sfiorato con mano leggera: tutto parla il linguaggio di ieri e di sempre. Queste immagini non appartengono a un momento preciso, sono per sempre, almeno finch\u00e9 la modernit\u00e0 non arriver\u00e0 anche qui nella sua forma pi\u00f9 invasiva e muter\u00e0 completamente il volto del quartiere; e donano a chi le sa cogliere la bellezza d&#8217;un luogo che vive di vita propria, sempre uguale come l&#8217;acqua che scorre fra gli argini, tanto pi\u00f9 commovente in quanto non ha nulla, in apparenza, di ci\u00f2 che rende un luogo grazioso, romantico o celebrato dai poeti. \u00c8 un doppio viale di periferia, percorso da una discreta mole di traffico quotidiano, dove le automobili scivolano veloci e i pochi pedoni o i pochi ciclisti non si fermano ad ammirare il panorama, e se qualcuno li invitasse a farlo, probabilmente non troverebbero nulla di piacevole o di caratteristico su cui fermare lo sguardo, e forse penserebbero che li si vuol canzonare. Cosa c&#8217;\u00e8 mai di meritevole d&#8217;attenzione, in questa fuga prospettica di pioppi che si perdono in lontananza, tutti uguali, e in questo corso d&#8217;acqua nel quale si rispecchiano, se non, forse, i colori caldi dell&#8217;autunno con le foglie cadute, o la trasparenza dell&#8217;acqua, che in effetti fa pensare a un torrente di montagna, o ad altre epoche, quando le donne lavavano i panni nell&#8217;acqua pulita della roggia, praticamente sulle porte delle loro case? Eppure la bellezza c&#8217;\u00e8; e chi non sa vederla, significa che ha un cuore arido e una sensibilit\u00e0 ridotta; inoltre, che ama poco la propria citt\u00e0, tranne che a parole, perch\u00e9 amare la propria citt\u00e0 significa esserne profondamente, incondizionatamente innamorati, e chi \u00e8 innamorato vede tutto bello l&#8217;oggetto del suo sentimento, cos\u00ec come il volto della donna amata resta bello per sempre, anche quando viene l&#8217;et\u00e0 delle rughe e dei capelli bianchi.<\/p>\n<p>E allora, ecco la domanda che ci ha sempre tormentato: da dove nasce, la bellezza? \u00c8 gi\u00e0 presente nelle cose belle, nelle cose che ammiriamo e dalle quali ci sentiamo attratti, oppure risiede, per cos\u00ec dire, nell&#8217;occhio di colui che la sa cogliere, che la sa vedere, anche l\u00e0 dove altri non vedono proprio nulla di notevole, tanto meno qualcosa di bello? Ce lo siamo sempre domandati: fin da quando, da bambini, abbiamo avuto la prima intuizione che certe cose, bellissime per noi, per altri non rivestivano alcun particolare significato. E gi\u00e0 che abbiamo rievocato quello scorcio di via Martignacco che ai nostri occhi ha un po&#8217; il fascino dei navigli milanesi, ecco un altro viale alberato, stavolta senza acqua che scorre, ma dalle chiome ancor pi\u00f9 imponenti e dai fusti ancor pi\u00f9 poderosi: via Chiusaforte, lunga e dritta come una freccia nel verde, coi suoi maestosi platani, cedri e abeti a scandire la quiete di un luogo poco trafficato, silenzioso, dove si poteva udire lo stormire delle ampie chiome al soffio del vento profumato di primavera. Eravamo un gruppo di amici e stavamo discutendo, in un piccolo giardino privato della vicina via Aonez, su come impiegare le ore di un lungo e sereno pomeriggio estivo, senza pi\u00f9 il pensiero molesto della scuola e dei compiti; di solito si facevano furiose corse in bicicletta e spericolate volate, fantasticando d&#8217;essere i corridori del Giro d&#8217;Italia; ma quel giorno una voce che veniva dal profondo dell&#8217;anima ci spinse a proporre, molto semplicemente, una passeggiata sotto le ampie chiome dei platani di via Chiusaforte. La proposta, naturalmente, non ebbe accoglienza favorevole: meglio annoiarsi in quel giardino a far nulla &#8211; capitano delle giornate cos\u00ec, perfino ai ragazzini pi\u00f9 vivaci e intraprendenti &#8212; piuttosto che adattarsi a fare una cosa tanto semplice e prosaica. Noi stessi, mentre la stavamo formulando, coglievamo la stranezza che si annidava in essa: figuriamoci, una noiosa passeggiata senza meta e senza scopo, lungo un viale a poche decine di metri da dove ci trovavamo. Non avremmo avuto n\u00e9 vecchie case o fabbriche abbandonate, forse popolate di misteri, nelle quali penetrare di nascosto, n\u00e9 misteriose uccellagioni da esplorare sulla sommit\u00e0 delle verdi colline circostanti, n\u00e9 capanne da costruire in riva ad un torrente coi rami raccolti nel bosco, le cose che di solito ci appassionavano; solo una passeggiata a piedi, dove n\u00e9 l&#8217;occhio n\u00e9 la fantasia potevano trovare alimento ai sogni avventurosi dell&#8217;et\u00e0 magica in cui non si \u00e8 pi\u00f9 bambini, ma non si \u00e8 ancora adulti e perci\u00f2 il mondo conserva un fascino vago e indistinto, dove tutto, o quasi tutto, pu\u00f2 ancora accadere. La nostra proposta era stata lasciata cadere, insieme ad altre pi\u00f9 &quot;normali&quot;, e non v&#8217;insistemmo, senza per questo averne riconosciuto nel nostro intimo l&#8217;incongruenza; semplicemente, avevamo compreso che sarebbe stato vano cercar di spiegare cosa ci attirava verso quel luogo, il fascino inesprimibile di quella prospettiva diritta puntata verso le montagne, la doppia fila di alberi maestosi, l&#8217;ombra e il silenzio che regnavano sotto le dense chiome che sussurravano carezzate dal vento e dalle quali veniva il richiamo dei passeri, come in un regno sontuoso, cui si accede solo se si \u00e8 in possesso di una chiave magica. Fu allora che ci colp\u00ec l&#8217;intuizione che quella chiave magica non tutti la possiedono, non tutti la vedono, non tutti ci credono, anche se vien loro posta sul palmo della mano: perch\u00e9 per vedere la bellezza bisogna averne le chiavi, e ci\u00f2 richiede una fede incondizionata nel fatto che il suo regno \u00e8 pronto ad accogliere chiunque sia capace di farsi piccolo e disposto a chinarsi con umilt\u00e0 sotto il portone, per entrare nel suo meraviglioso giardino segreto. Decidemmo fra noi, pertanto, che quella passeggiata l&#8217;avremmo fatta da soli, in un&#8217;altra occasione, perch\u00e9 ne sarebbe comunque valsa la pena, anzi da soli l&#8217;avremmo goduta ancor pi\u00f9 a fondo. Per un momento tuttavia avevamo creduto e sperato di poter condividere quelle sensazioni inesprimibili con i nostri migliori amici, coi quali eravamo soliti condividere tutto il resto, o quasi; ma ci eravamo accorti che quello no, una cosa tanto semplice non era condivisibile con loro, anzi per dir meglio che non era neanche comunicabile. Non avrebbero capito le ragioni di quella preferenza, meno ancora avrebbero scorto in essa l&#8217;attrattiva che vi scorgevamo noi: e quella fu la rivelazione che la bellezza non \u00e8 nelle cose in se stesse, ma piuttosto in colui che le guarda e trova in esse un&#8217;intima risonanza con il proprio animo e la propria sensibilit\u00e0 estetica.<\/p>\n<p>Ma cos&#8217;\u00e8 la bellezza? <em>Bello<\/em> viene dal latino <em>bellus<\/em>, che \u00e8 diminutivo di <em>bonus<\/em>. In origine, dunque, bellezza e bont\u00e0 di una cosa praticamente coincidono: \u00e8 bello ci\u00f2 che \u00e8 buono ed \u00e8 buono ci\u00f2 che \u00e8 bello. Per dire semplicemente &quot;bello&quot;, in un senso meramente estetico, i romani usavamo la parola <em>pulcher<\/em>, oppure la parola <em>formosus<\/em> (quest&#8217;ultima si \u00e8 conservata in altre lingue romanze, ad esempio lo spagnolo, dove <em>formoso<\/em> indica una cosa o una persona, specialmente una donna, di notevole piacevolezza estetica). Ora, se \u00e8 possibile, entro certi limiti, separare la dimensione della bellezza pura, come se fosse una qualit\u00e0 del tutto indipendente, da una pi\u00f9 ampia accezione della bellezza, intesa come ci\u00f2 che \u00e8 complessivamente buono (non si dice forse: <em>una bella persona<\/em>, per indicare una persona profondamente buona?), non \u00e8 tuttavia possibile sopprimere la sensazione che, per essere davvero appagante, la bellezza deve possedere anche qualcos&#8217;altro: deve trasmettere un sentimento totale di bont\u00e0\/bellezza, un senso di pace e armonia che non si esaurisca nelle proporzioni, nelle forme, nelle tonalit\u00e0 &#8212; che si tratti di un paesaggio naturale, o di un quadro, o di un brano musicale, o di un volto umano &#8212; ossia in qualcosa di formale e di &quot;tecnico&quot;, ma abbracci la totalit\u00e0 di quell&#8217;oggetto e ci trasmetta a sua volta un appagamento totale, senza residui. Noi, di fronte a un bel viso, possiamo s\u00ec ammirarne le linee e l&#8217;armonia, ma restare tuttavia freddi, o addirittura diffidenti, di fronte a una luce non buona presente nello sguardo; oppure, di fronte a una tela, possiamo riconoscere la maestria del pittore nel disporre i vari elementi, le linee, i piani, i colori, i chiaroscuri, eppure trovare tutto ci\u00f2 artificioso, meccanico, incapace di commuovere o trasmettere alcunch\u00e9, tranne appunto un&#8217;ammirazione puramente tecnica.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, in effetti, quando ci sgorga dal cuore l&#8217;espressione: <em>che bello!<\/em>, essa non \u00e8 mai limitata agli aspetti formali, ma investe l&#8217;essenza di quella cosa, cos\u00ec come essa investe noi nella nostra totalit\u00e0: intelligenza, sensibilit\u00e0, volont\u00e0, memoria; significa che siamo stati afferrati, tutti interi, da una forza, da un&#8217;emozione che soni pi\u00f9 grandi di noi, e che ci trasportano non sappiamo dove, comunque in un <em>altrove<\/em>, e <em>verso l&#8217;alto<\/em>. Siamo usciti dalla dimensione del quotidiano e siamo entrati, o almeno siamo giunti sulla soglia, della dimensione dell&#8217;assoluto. Ecco perch\u00e9 la bellezza piena, totale, non ci sorprende dal lato sensuale: di fronte a un bellissimo nudo, per esempio, non siamo catturati dalle pulsioni dei sensi, ma al contrario siamo proiettati verso una meta ulteriore, che ci aiuta a cogliere la bellezza essenziale di quel corpo, che non \u00e8 pi\u00f9 solamente corpo, non \u00e8 pi\u00f9 qualcosa di puramente materiale, ma \u00e8 corpo e spirito insieme, e, dei due, \u00e8 la parte spirituale che abbellisce e dona fascino alla parte corporea, e non viceversa. Perci\u00f2 un autentico nudo artistico pu\u00f2 essere casto quanto una figura interamente velata; viceversa, un nudo realizzato da un arista mediocre, o furbesco, pu\u00f2 colpirci, s\u00ec, per la bravura anatomica e descrittiva, ma non ci trasporta affatto verso l&#8217;alto, semmai verso il basso, nel senso che ci porta verso le profondit\u00e0 delle pulsioni inferiori, verso le passioni disordinate, e ci preclude la bellezza totale, che \u00e8 sempre diretta dallo spirituale. In un paesaggio, la vera bellezza pu\u00f2 scaturire dalla verit\u00e0 delle cose, dalla loro grazia nascosta, dalla loro armonia segreta, e tali elementi si possono cogliere in un cortile abbandonato e invaso dall&#8217;erba, in una vecchia fontana ormai disseccata, in un marciapiede di periferia da cui sbucano un ciuffo di verde e un fiore inaspettato; mentre un paesaggio perfettamente curato, come pu\u00f2 essere un giardino all&#8217;italiana, con gli alberi potati con arte suprema e una scelta meticolosa delle essenze vegetali, delle sculture, delle vasche, dei muretti, pu\u00f2 darci s\u00ec il senso della perfezione formale, ma non toccare le nostre corde pi\u00f9 profonde. E qui torniamo al viale di pioppi costeggiato dal canale, alle vecchie case dalle facciate stanche e dai balconi chiusi, al riflesso degli alberi nell&#8217;acqua corrente, il tutto circondato dallo sfrecciare dei mezzi di trasporto e al rumore di un quartiere in movimento. La bellezza non \u00e8 qualcosa di dato e di formale, ma qualcosa di intimo e di totale, che tocca la sostanza delle cose e ne svela l&#8217;intima essenza.<\/p>\n<p>Resta il fatto che la vera bellezza, per sua stessa natura riservata e quasi schiva, sfugge alla maggior parti degli sguardi che la incrociano e che le scivolano sopra senza fermarsi, perch\u00e9 non la riconoscono. Ci\u00f2 significa che essa \u00e8 in gran parte un dono che viene concesso ad alcuni, per vie misteriose, e non un bene di consumo offerto in pasto a chiunque. Come per tutte le cose importanti, che toccano la nostra essenza, la bellezza contiene un elemento misterioso, che nessuna definizione rigorosa e nessun ragionamento teorico riescono a spiegare sino in fondo; e del pari misteriose sono, in buona parte, le ragioni che ci spingono verso di essa. Non bisogna tuttavia cadere nella ingenuit\u00e0 di pensare che il mistero possa sostituire l&#8217;essenza del bello; il mistero ne \u00e8 una componente, ma non la assorbe e non la annulla in se stesso. Per esempio, la bellezza della liturgia cattolica &#8212; parliamo, ovviamente della liturgia preconciliare, e non di quella semi-protestante e semi-modernista di oggi &#8212; allude al mistero della Trascendenza, ma non ne \u00e8 il surrogato, n\u00e9 la controfigura. Il credente, e specialmente il bambino, attraverso la bellezza di quella liturgia, ad esempio della musica d&#8217;organo e del canto gregoriano, si eleva e si avvicina alla sfera del divino, in una maniera di cui non sarebbe capace per via puramente razionale; ma n\u00e9 la liturgia n\u00e9 la musica, n\u00e9 il canto sostituiscono il mistero del divino, che \u00e8 e resta un mistero; n\u00e9 sostituiscono la ragione, la quale, per la sua via &#8212; quella indicata da san Tommaso d&#8217;Aquino &#8212; pu\u00f2 spiegare almeno alcuni tratti essenziali di tale mistero, e predisporre l&#8217;anima ad accogliere la parte che la ragione non pu\u00f2 chiarire con le sue sole forze. Ecco perch\u00e9 gli argomenti dei progressisti, rendere le sacre funzioni pi\u00f9 &quot;vicine&quot; al popolo, ad esempio sostituendo le lingue nazionali al latino, e rivolgendo gli altari verso l&#8217;assemblea di fedeli, sono semplicemente risibili. Non \u00e8 che la famosa vecchietta, di cui si riempiono sempre la bocca, non capisse l&#8217;essenza della preghiera per il fatto che veniva recitata in latino; la capiva, eccome, e osiamo dire che la capiva meglio di tanti credenti dei nostri giorni, anche se non aveva studiato il latino e se la conoscenza delle parole rende un testo pi\u00f9 chiaro sul piano formale. La bellezza, per\u00f2 &#8211; lo abbiamo detto &#8212; non \u00e8 forma, ma sostanza delle cose; e il culto reso a Dio \u00e8 questo e non altro: verit\u00e0 e bellezza nell&#8217;inchinarsi di fronte al Mistero pi\u00f9 grande&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest&#8217;angolo della citt\u00e0 un po&#8217; fuori mano, senza vetrine, senza gelaterie, senza banche o agenzie di viaggi, senza alcuna attrattiva turistica o consumistica, \u00e8 uno di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[40],"tags":[92],"class_list":["post-26341","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-estetica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-estetica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26341","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26341"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26341\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30153"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26341"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26341"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26341"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}