{"id":26336,"date":"2015-11-16T08:26:00","date_gmt":"2015-11-16T08:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/16\/lo-stupro-di-nanchino-nel-dicembre-1937-preludio-agli-orrori-della-seconda-guerra-mondiale\/"},"modified":"2015-11-16T08:26:00","modified_gmt":"2015-11-16T08:26:00","slug":"lo-stupro-di-nanchino-nel-dicembre-1937-preludio-agli-orrori-della-seconda-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/16\/lo-stupro-di-nanchino-nel-dicembre-1937-preludio-agli-orrori-della-seconda-guerra-mondiale\/","title":{"rendered":"Lo \u00abstupro di Nanchino\u00bb nel dicembre 1937 preludio agli orrori della seconda guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p>Pochi ricordano, oggi, la tragedia della conquista giapponese di Nanchino, avvenuta nel dicembre 1937, forse perch\u00e9 si svolse lontano dalle telecamere occidentali o forse perch\u00e9, secondo gli storici, la seconda guerra non era ancora \u00abufficialmente\u00bb incominciata. Sarebbe incominciata sui campi di Polonia, quasi due anni dopo, il 1\u00b0 settembre 1939, con l&#8217;invasione tedesca; seguita, due giorno dopo, dalle dichiarazioni di guerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania hitleriana (ma non all&#8217;Unione Sovietica che, poco dopo, invase la Polonia da est, dandole il colpo di grazia, e aggred\u00ec la Finlandia).<\/p>\n<p>Ma, in Estremo Oriente, la seconda guerra mondiale era gi\u00e0 iniziata: precisamente (senza contare il cosiddetto incidente di Mukden e l&#8217;invasione nipponica della Manciuria, nel 1931), con lo scontro fra soldati cinesi e giapponesi presso il Ponte chiamato di Marco Polo, vicino a Tientsin, il 7 luglio del 1937.<\/p>\n<p>Quell&#8217;episodio diede avvio alla guerra d&#8217;invasione dell&#8217;Impero del Sol Levante ai danni della Repubblica cinese, che fu il principale teatro di guerra giapponese fino al 1945 e al cui confronto le operazioni nel Pacifico contro le forze armate statunitensi, e quelle nel Sud-est asiatico contro olandesi, britannici e australiani furono, s\u00ec, spettacolari, ma anche meno prioritarie e meno usuranti sul piano degli uomini e dei materiali.<\/p>\n<p>L&#8217;interminabile campagna cinese fu, per i Giapponesi, un po&#8217; quello che sarebbe stata la campagna di Russia per l&#8217;esercito tedesco: un enorme salasso di forze e un impegno sempre pi\u00f9 gravoso e fallimentare sul piano strategico. Bisogna anche dire che fu caratterizzata da un analogo grado di brutalit\u00e0, se non maggiore; perch\u00e9, nel corso di essa, i soldati giapponesi, animati da un forte sentimento di superiorit\u00e0 razziale (in quanto si sentivano membri di una stirpe divina, di origine celeste), si comportarono verso il nemico, e anche verso la popolazione civile, con una crudelt\u00e0 senza precedenti, di cui il cosiddetto \u00abstupro di Nanchino\u00bb fu, probabilmente, la pagina pi\u00f9 atroce, toccandosi in essa una vetta di barbarie quale non si era pi\u00f9 vista da quando Tamerlano, dopo la conquista di Baghdad, vi aveva fatto erigere una collina con i teschi umani dei nemici passati per le armi dall&#8217;esercito mongolo.<\/p>\n<p>In effetti, la campagna d&#8217;invasione giapponese contro la Cina era iniziata gi\u00e0 verso la fine del XIX secolo. Nel 1894-95 una prima guerra consent\u00ec ai Nipponici di impadronirsi facilmente dell&#8217;isola di Formosa (Taiwan) e dell&#8217;arcipelago delle Ryu-Kiu, nonch\u00e9 di installarsi in Corea; mentre la guerra contro la Russia, nel 1904-05, e l&#8217;intervento contro la Germania, nel 1914, consentirono alle forze armate giapponesi di conquistare rispettivamente una parte dell&#8217;isola di Sakhalin e la Manciuria meridionale, con lo strategico approdo di Port Arthur, nel Mar Giallo; e la concessione tedesca di Kiaochow, con la base navale di Tsingtao, nello Shantung, sentinella avanzata dell&#8217;imperialismo germanico in Estremo Oriente (oltre agli arcipelaghi micronesiani delle Palau, delle Marshall, delle Caroline e delle Marianne).<\/p>\n<p>Dopo la fulminea conquista della Manciuria, e la creazione dello Stato-fantoccio del Manciukuo, sotto la sovranit\u00e0 nominale dell&#8217;ex imperatore cinese Pu Yi, il Giappone aveva circondato da ogni parte la Repubblica cinese e si trovava in condizioni di poter sferrare l&#8217;assalto decisivo in qualunque momento, partendo da vantaggiose posizioni strategiche; mentre la Cina era straziata da una strisciante guerra civile tra le forze nazionaliste del generale Chiang Kai Shek e quelle comuniste guidate da Mao Tze Tung. Il primo aveva il controllo del governo centrale e disponeva di un esercito numeroso e ben equipaggiato; il secondo era riuscito a radicare la sua influenza nelle campagne dell&#8217;interno, fra i contadini oppressi da un secolare sfruttamento.<\/p>\n<p>Il governo cinese rispose alla perdita della Manciuria con un efficace boicottaggio economico delle merci giapponesi; e l&#8217;Alto Comando giapponese, di rimando, effettu\u00f2 uno sbarco di rappresaglia a Shanghai. La furiosa battaglia che si accese tra i due eserciti fu sospesa in seguito alla stipulazione di un compromesso, in base al quale il governo di Nanchino accettava di sospendere il boicottaggio delle industrie nipponiche. Ma era a tutti evidente che si trattava solo di una tregua assai precaria, e che i due contendenti stavano raccogliendo le forze in vista della campagna finale per la vita e per la morte.<\/p>\n<p>Nel nord della Cina, gli eserciti nazionalisti si ritirarono in disordine luglio del 1937, e i Giapponesi avanzarono rapidamente lungo le principali linee ferroviarie, riportando dei successi spettacolari. La resistenza cinese era stata infranta in poche settimane per una serie di fattori che vanno dalla mancanza di un piano strategico difensivo per la Cina settentrionale, alla inadeguatezza dei preparativi per la guerra, alla riluttanza dei locali \u00absignori della guerra\u00bb ad impegnarsi a fondo, mettendo le loro forze a disposizione del governo centrale.<\/p>\n<p>Lo storico americano J. A. G. Roberts, nella sua <em>Storia della Cina<\/em> (titolo originale: <em>A History of China<\/em>, 2 voll., 1996, 1998; traduzione italiana di Monica Maiorano, Newton &amp; Compton Editori, Roma, 2002, pp. 504-5005), ha messo in evidenza come la resistenza cinese nelle regioni centro-orientali, intorno a Shanghai, fu molto pi\u00f9 decisa ed energica, e che proprio tale resistenza, probabilmente, provoc\u00f2 le terribili ritorsioni che culminarono nei massacri di Nanchino del dicembre 1937.<\/p>\n<p><em>A Shanghai la risposta cinese fu molto diversa. Era qui che erano di guarnigione i migliori eserciti e l&#8217;impegno maggiore era stato profuso nello sviluppo delle difese, comprese le fortificazioni a Wuxi sulla ferrovia Shanghai-Nanchino, costruita a imitazione della Linea Hindenburg. Un attacco al grande insediamento giapponese a Shanghai avrebbe deviato l&#8217;attenzione dell&#8217;invasore dal nord e avrebbe potuto portare all&#8217;intervento straniero. Il 13 agosto gli eserciti cinesi circondarono l&#8217;insediamento giapponese e il giorno successivo la forza aerea sferr\u00f2 un disastroso attacco alle navi da guerra all&#8217;ancora sul fiume Huangpu. Quattro bombe fuori bersaglio caddero sull&#8217;Insediamento Internazionale, uccidendo e ferendo pi\u00f9 di 3.000 persone. Ne segu\u00ec un&#8217;accanita battaglia di tre mesi per Shanghai, che cost\u00f2 alla Cina 270.000 delle sue migliori truppe. Il 5 novembre gli eserciti sbarcarono a Jinshanwei, circa 50 km. a sud di tale citt\u00e0, e resero rapidamente la difesa di Shanghai insostenibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Le principali armate cinesi si ritirarono versoi Nanchino, ma non riuscirono a contenere la rapida avanzate delle unit\u00e0 giapponesi motorizzate e mancarono di usare le difese di Wuxi. Chiang Kai Shek aveva ordinato che la stessa Nanchino dovesse essere difesa fino all&#8217;ultimo uomo, ma la citt\u00e0 fu rapidamente circondata e sottoposta a pesanti bombardamenti, cadendo in mani nemiche il 12 dicembre.<\/em><\/p>\n<p>Intanto, fin dal novembre, il governo nazionalista aveva annunciato il trasferimento della propria capitale a Chongqing, molto pi\u00f9 a monte del fiume Yangtze, in vista di una strategia di resistenza prolungata. I comandi cinesi avevano compreso di non avere alcuna speranza di poter vincere lo scontro con i Giapponesi in campo aperto, soprattutto a causa della loro inferiorit\u00e0 in aviazione e armi moderne, e puntavano adesso a logorare l&#8217;avversario, inducendolo ad allungare a dismisure le proprie linee di rifornimento.<\/p>\n<p>La caduta di Nanchino, ad ogni modo, fu accompagnata e seguita da episodi cos\u00ec atroci, che la reputazione del Giappone ne usc\u00ec irrimediabilmente compromessa, quando le notizie relative ai massacri cominciarono a filtrare nel resto del mondo.<\/p>\n<p>Scrive lo storico militare inglese Tim Newark, direttore di <em>Military Illustrated<\/em>, in <em>le grandi battaglie dell&#8217;epoca moderna<\/em> (titolo originale: <em>Turning the tide of War<\/em>, 2000; traduzione italiana di Raffaella Grasselli, Idealibri editrice, Rimini, 2002, pp. 87-89):<\/p>\n<p><em>Nella lotta titanica che segu\u00ec [all&#8217;incidente presso il Ponte di Marco Polo] gli eventi favorirono il Giappone, la potenza pi\u00f9 modernizzata dell&#8217;Asia, dotata di una marina e di un&#8217;azione estremamente efficienti, e di un esercito di 300.000 uomini equipaggiato con le armi pi\u00f9 avanzate. La massiccia alleanza cinese schierata contro il Giappone era scarsamente equipaggiata e addestrata, e non possedeva forze navali n\u00e9 aeree. Il grosso dell&#8217;esercito cinese era formato dall&#8217;armata nazionalista del generale Chiang Kai Shek, che contava su due milioni di uomini ed era di stanza intorno alla capitale. Il nordovest del paese era presidiato da un esercito di 150.000 guerriglieri di fede comunista. Le due fazioni cinesi si accordarono per unirsi contro il comune nemico, ma l&#8217;alleanza fu difficile.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;estate del 1937, l&#8217;esercito giapponese prese Pechino e Tientsin, poi marci\u00f2 in direzione ovest e sud, sbaragliando ogni opposizione. Di l\u00ec all&#8217;autunno, per\u00f2, la resistenza civile e militare cominci\u00f2 a rallentare la corsa giapponese, anche perch\u00e9 le linee di comunicazione iniziavano a distanziarsi. Un secondo attacco a Pechino incontr\u00f2 una salda resistenza e ci vollero diversi mesi di attacchi anfibi e aerei da parte giapponese per prendere la citt\u00e0. A settembre, nella Cina nordoccidentale una divisine giapponese venne sconfitta da una divisione comunista. La vittoria risollev\u00f2 il morale dei Cinesi e rafforz\u00f2 il potere comunista nella regione.<\/em><\/p>\n<p><em>I Giapponesi si erano illusi che la conquista della Cina fosse facile, ma incontrarono pi\u00f9 difficolt\u00e0 del previsto. La frustrazione e la rabbia animavano i conquistatori di Shanghai mentre si dirigevano a ovest, verso la capotale nazionalista di Nanchino.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel novembre 1937, le truppe giapponesi avanzarono di gran passo verso Nanchino. Spietate, radevano al suolo i villaggi e le citt\u00e0 che trovavano sul cammino. Suzhou era un centro storico sulla sonda orientale del Lago Tai Hu, famoso per i canali e ponti antichi che gli valsero il soprannome di \u00abVenezia cinese. Entrando in citt\u00e0, i Giapponesi massacrarono la popolazione, bruciarono i monumenti e rapirono migliaia di donne, riducendole alla schiavit\u00f9 sessuale. In pochi giorni, la popolazione scesa da 350.000 a meno di 500. Purtroppo, quello era solo l&#8217;inizio.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 7 dicembre, i Giapponesi circondarono Nanchino. L&#8217;esercito di difesa cinese, formato da 300.000 uomini, si ritrov\u00f2 intrappolato alle spalle della citt\u00e0, dietro il fiume Yangtze, e offr\u00ec scarsa resistenza. Chiang Kai Shek ordin\u00f2 un caotico e immediato ritiro dalla citt\u00e0: i soldati rimasti pensarono alla resa. Il generale Matsui Iwane, comandante supremo delle forze giapponesi nella regione, vide nella conquista della capitale il coronamento della sua vittoria e una vetrina internazionale per l&#8217;esercito giapponese. Impart\u00ec severi ordini perch\u00e9 l&#8217;entrata in citt\u00e0 fosse condotta in modo disciplinato, cos\u00ec da impressionare i Cinesi e il resto del mondo. I saccheggi e altri comportamenti iniqui non sarebbero stato tollerati e si posero delle guardie a protezione dei cittadini. Quei grandi progetti affondarono a causa della sua improvvisa malattia e della sua sostituzione al comando.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;imperatore Hirohito mise suo zio, il principe Asaka Yasuhiko, al comando delle forze giapponesi a Nanchino. Quale membro della famiglia reale, la sua autorit\u00e0 era superiore a quella di qualsiasi altro ufficiale. Asaka sub\u00ec l&#8217;influenza dello spietato generale Nakaijma e invi\u00f2 alle sue truppe un contrordine, che le obbligava a giustiziare tutti i prigionieri di guerra. Prima dell&#8217;alba del 13 dicembre, un&#8217;unit\u00e0 di soli 50.000 Giapponesi sfond\u00f2 le mura di Nanchino e si ritrov\u00f2 a dover decidere delle sorti di 9.000 soldati cinesi e mezzo milione di civili.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 i Cinesi, considerata la loro superiorit\u00e0 numerica, non opposero la stessa resistenza mostrata a Shanghai? Pare che l&#8217;esercito cinese di Nanchino fosse esausto dopo il ritiro da Shanghai e che l&#8217;offerta di un equo trattamento da parte dei Giapponesi sembrasse ora un&#8217;alternativa pi\u00f9 allettante. Molti soldati gettarono le armi e si fecero arrestare. Pare anche che i soldati cinesi in citt\u00e0 peccassero di scarsa coordinazione. Il disastroso crollo del morale aveva assegnato ai Giapponesi la vittoria pi\u00f9 brillante di tutta la campagna. Tragicamente, la promessa di un equo trattamento fu smentita e i soldati cinesi vennero legati e portati via per essere giustiziati.. Una vittoria cos\u00ec facile e inaspettata fece s\u00ec che i Giapponesi perdessero ogni rispetto verso i prigionieri. Fu l&#8217;inizio di un olocausto.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo aver temuto i Cinesi nelle precedenti fasi della campagna, ora i Giapponesi ne disprezzarono la codardia. In pesante inferiorit\u00e0 numerica, i soldati giapponesi divisero i prigionieri in piccoli gruppi, legandoli e conducendoli alle zone di esecuzione. Assiepati l&#8217;uno contro l&#8217;altro, i Cinesi venivano mitragliati a morte. Ne vennero uccisi cos\u00ec tanti che non c&#8217;erano abbastanza fosse per seppellirli e alcuni vennero mezzi bruciati, altri gettati nel fiume Yangtze.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo l&#8217;esecuzione dei prigionieri, l&#8217;esercito giapponese entr\u00f2 a Nanchino e inflisse un&#8217;orgia selvaggia alla popolazione civile. Si sparava a caso suo uomini, donne e bambini e, quando le pallottole finivano, si passava a spade e baionette. I cadaveri si ammucchiavano sulle strade. L&#8217;esecuzione dei civili divenne quasi un gioco e i soldati facevano a gara a chi ne uccideva di pi\u00f9 in meno tempo. Quando uccidere non bast\u00f2 pi\u00f9, si inventarono le torture pi\u00f9 infami. Molti si facevano fare delle foto mentre tenevano in mano teste decapitate.<\/em><\/p>\n<p><em>Donne di ogni et\u00e0 subirono lo stupro da parte di interi gruppi di soldati, che poi e mutilavano e uccidevano. Quei crimini erano spregevoli e barbarici, e furono perpetrati per giorni e giorni, con gli ufficiali che istigavano le truppe.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo scempio ebbe una pausa il 17 dicembre, quando il generale Matsui, ripresosi dalla malattia, entr\u00f2 in citt\u00e0. Fu scioccato da ci\u00f2 che gli venne riferito sul comportamento dei suoi uomini, ma era troppo tardi per i 250.000 uomini, donne e bambini massacrati, o per le 80.000 donne stuprate. Nonostante la disapprovazione di Matsui, l&#8217;orrore continu\u00f2 per diverse settimane ancora.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo \u00abstupro di Nanchino\u00bb\u00e8 ricordato come una delle peggiori atrocit\u00e0 belliche del XX secolo. Il governo giapponese cerc\u00f2 di insabbiare l&#8217;incidente e, in certa misura, ci riusc\u00ec, perch\u00e9 quell&#8217;orrore non ha mai scosso gli animi occidentali quanto fecero le atrocit\u00e0 perpetrate dai Russi o dai Tedeschi. L&#8217;impunit\u00e0 dei soldati che si macchiarono di quei crimini fece s\u00ec che tali barbarie restassero accettabili per l&#8217;esercito giapponese durante tutto il resto della Seconda Guerra mondiale, e che i vincitori trattassero civili e prigionieri di guerra nei modi pi\u00f9 orribili. Per i Cinesi, la lezione fu chiara: non dovevano aspettarsi alcuna piet\u00e0. La loro guerra di resistenza sarebbe continuata per molti anni ancora.<\/em><\/p>\n<p>Iris Chang, nel suo libro <em>Lo stupro di Nanchino<\/em> (traduzione italiana Corbaccio Editore, 2000), ha raccolto anche le testimonianze di alcuni soldati giapponesi. Questi parlano di camion che si muovevano lungo sentieri creati in mezzo a cumuli di migliaia di cadaveri massacrati; di cani randagi i quali, a branchi, banchettavano con le spoglie insepolte dei soldati e dei civili cinesi; di ufficiali giapponesi che spronavano le proprie truppe a dare prova di \u00abcoraggio\u00bb, decapitando sul posto i prigionieri e portandosene a casa le teste come dei macabri <em>souvenirs<\/em>; e via di questo passo. Non a caso, in quest&#8217;opera si parla di Nanchino come dell&#8217;olocausto dimenticato della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, ci si pu\u00f2 chiedere se una simile politica militare abbia realmente giovato ai Giapponesi e ai loro piani per la costruzione di una Grande Asia Orientale sotto l&#8217;egida di Tokyo. Un comportamento disciplinato delle loro truppe e un atteggiamento pi\u00f9 umano verso la popolazione civile avrebbero, probabilmente, indebolito la volont\u00e0 di resistenza dei Cinesi. Ma dopo i fatti di Nanchino, fu chiaro a tutti che con simili dominatori non era possibile giungere a una forma accettabile di convivenza, e che arrendersi voleva dire consegnarsi a un nemico spietato e sanguinario. A partire da quel momento, pertanto, la resistenza cinese cominci\u00f2 a irrigidirsi e ad organizzarsi meglio.<\/p>\n<p>Sarebbe durata fino all&#8217;agosto del 1945, consumando ingenti risorse dell&#8217;Impero giapponese e senza che le armate del Sol Levante riuscissero a riportare una vittoria decisiva, pur continuando, lentamente, ad avanzare verso l&#8217;interno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi ricordano, oggi, la tragedia della conquista giapponese di Nanchino, avvenuta nel dicembre 1937, forse perch\u00e9 si svolse lontano dalle telecamere occidentali o forse perch\u00e9, secondo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-26336","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26336","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26336"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26336\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26336"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26336"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26336"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}