{"id":26329,"date":"2019-05-13T05:18:00","date_gmt":"2019-05-13T05:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/13\/la-barbarie-della-modernita-si-chiama-specialismo\/"},"modified":"2019-05-13T05:18:00","modified_gmt":"2019-05-13T05:18:00","slug":"la-barbarie-della-modernita-si-chiama-specialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/13\/la-barbarie-della-modernita-si-chiama-specialismo\/","title":{"rendered":"La barbarie della modernit\u00e0 si chiama specialismo"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in una sola parola la dimensione principale della barbarie moderna, diremmo lo specialismo. <em>Barbarie,<\/em> nel senso di un ritorno a modi di vita che poco o nulla hanno di sensato, di ordinato, di civile; e <em>specialismo<\/em> nel senso pi\u00f9 ampio e comprensivo del termine, cio\u00e8 non solo nell&#8217;ambito tecnico e scientifico, ma in ogni ambito delle attivit\u00e0 umane. Ad esempio, il filologo \u00e8 uno specialista: lo specialista dei documenti scritti; quindi il filologo, quando lavora sul <em>Vangelo<\/em>, pu\u00f2 essere un barbaro quanto un tecnico nucleare che lavora a perfezionare una testata atomica per la distruzione di qualche centinaia di migliaia di esseri viventi. In che senso un filologo pu\u00f2 essere un barbaro, se lavora ai testi del <em>Vangelo<\/em>? Nel senso che il barbaro \u00e8 colui che non nutre alcun rispetto per la tradizione, anzi, la disprezza e gode nel vederla umiliata e negletta; allo stesso modo, vi sono dei teologi biblisti i quali godono nel &quot;dimostrare&quot;, documenti alla mano, che per duemila anni i cristiani hanno tradotto in maniera sbagliata la Parola di Dio, l&#8217;hanno fraintesa grossolanamente, ma ora, per fortuna, sono arrivati loro, a rimettere le cose a posto e restituire alle parole il loro autentico significato. Perch\u00e9 definiamo tutto ci\u00f2 &quot;barbarie&quot;? Perch\u00e9 una operazione come quella ora descritta sarebbe lecita se applicata alle scienze profane, e anche l\u00ec, solo con molte accortezze e con dei precisi limiti. Nessuna scienza ha il &quot;diritto&quot; di rivoluzionare la vita degli e le convinzioni profonde degli esseri umani, a meno che vi sia l&#8217;assoluta certezza che da tale rivoluzione verr\u00e0 qualcosa si meglio, per essi, e non qualcosa di peggio. Ma poich\u00e9 una simile valutazione \u00e8 difficilissima da fare <em>ante rem<\/em>, a meno di possedere le facolt\u00e0 chiaroveggenti di un Nostradamus, resta inteso che la rivoluzione \u00e8 sempre, in linea di massima, un male, giustificabile solo in casi estremi, quando ne va della sopravvivenza del corpo sociale. Una rivoluzione culturale non \u00e8 un bene, \u00e8 un male, a meno che sia realmente al servizio del bene e della vita, e non del male e della morte. Il cristianesimo \u00e8 stato una rivoluzione, ma nel senso positivo del termine: ha sostituito dei modi di pensare e di vivere che erano contrari al bene e alla vita, e ne ha introdotti di nuovi, favorevoli alla vita e indirizzati verso il bene. La cessazione degli spettacoli gladiatori, tanto per fare un esempio, segna questo passaggio da un livello di vita inferiore a un livello superiore; da una morale grossolana, fondata sulla crudelt\u00e0 e il sadismo, a una morale elevata, fondata sulla benevolenza e il perdono delle offese.<\/p>\n<p>E ora torniamo agli specialisti. Essi, nella societ\u00e0 moderna, hanno preso il timone del progresso: sono loro che decidono in che direzione deve andare l&#8217;intera societ\u00e0. A rigore, essi non lo sanno, per la semplice ragione che non rientra nei loro scopi e meno ancora nei loro interessi, posto che ne abbiano. Lo specialista \u00e8 un signore che possiede la capacit\u00e0 di studiare e approfondire un singolo ambito del reale con metodi pi\u00f9 efficaci ed esatti di chiunque altro, e il cui lavoro, sommato a quello di migliaia di altri individui come lui, effettivamente determina lo sviluppo e il progresso dell&#8217;intero corpo sociale; ma egli, quanto a s\u00e9, pu\u00f2 essere, e generalmente \u00e8 un colossale ignorante per tutto ci\u00f2 che riguarda gli altri ambiti del sapere. Nove volte su dieci lo specialista di elettronica non sa nulla di filosofia o storia dell&#8217;arte; anzi, nove volte su dici lo specialista non sa nulla neanche della scienza di cui si occupa, perch\u00e9, specializzandosi, egli ha rinunciati a coltivare lo studio delle altre parti. In definitiva, \u00e8 un colossale ignorante riguardo al novantanove per cento del sapere; per\u00f2, in quell&#8217;uno per cento cui si \u00e8 dedicato, nessuno ne sa pi\u00f9 di lui. E ci\u00f2 lo rende fiero e orgoglioso; lo gonfiano di superbia le applicazioni delle scoperte che egli riesce a fare, con l&#8217;ausilio della tecnica, seguendo una strada collaudata, nella quale non vi \u00e8 posto per la genialit\u00e0, intesa come pensiero creativo. In definitiva, il vero specialista \u00e8 non solo un colossale ignorante e un colossale presuntuoso, ma anche un colossale stupido, perch\u00e9 crede di sapere, mentre non sa nulla, se non quell&#8217;uno per cento in cui non teme rivali. Ma l&#8217;uno per cento \u00e8 troppo poco per alimentare una vera intelligenza: pu\u00f2 alimentare solo un tecnicismo fine a se stesso. Infatti un tecnico non si chieder\u00e0 mai quale impatto avranno le sue scoperte sulla vita degli altri; al massimo si preoccupa di quale impatto avranno sulla sua, nel senso di recargli fama, soldi, potere. Tornando all&#8217;esempio del filologo neotestamentario: a lui non importa se duemila anni di Tradizione hanno avvalorato una certa interpretazione del <em>Vangelo<\/em>; a lui importa solo l&#8217;assoluta esattezza della sua disciplina. Quindi, le proposte che sar\u00e0 portato a fare, nel senso di perfezionare e aggiornare la traduzione della Scrittura, saranno formulate in base a dei criteri meramente scientifici, che non si curano per niente della fede di milioni di persone. Se ci\u00f2 sia un bene o un male, se sia giusto o sbagliato, lasciamo giudicare a ciascuno per proprio conto. Noi ci limitiamo ad osservare che il tecnico tende a impadronirsi della direzione di qualsiasi ambito dell&#8217;esistenza: e come una innovazione tecnologica cambia, da un giorno all&#8217;altro, la vita materiale di moltissime persone, cos\u00ec una riforma di tipo filologico pu\u00f2 esercitare un influsso incalcolabile sulla fede. Tali influssi non potranno mai essere buoni: perch\u00e9, di fatto, essi vanno nella direzione di porre la Parola di Dio sotto la tutela della sapienza umana; peggio: sotto la tutela di quell&#8217;uno per cento di sapienza, e novantanove per cento d&#8217;ignoranza, che \u00e8 proprio di quel particolare tipo di specialista che \u00e8 il filologo. Il filologo sar\u00e0 allora un barbaro che disprezza la Tradizione perch\u00e9 si fida esclusivamente del suo sapere tecnico. Esiste una conflittualit\u00e0 di fondo tra costui e l&#8217;uomo di fede: perch\u00e9 la fede ha a che fare con l&#8217;eterno, la filologia con il tempo e la storia. Cambiano i tempi, sopraggiungono nuove scoperte, e la filologia cambia la traduzione di una parola, di una frase, di una pagina del <em>Vangelo<\/em>: ma il significato del Vangelo va assai oltre il suo senso immediato immediato. \u00c8 questo che non vogliono capire i fautori di una riforma liturgica come quella di Paolo VI del 1969, con la nuova Messa: non si tratta solo di cambiare delle forme esteriori, ma di por mano a una riforma della dimensione pi\u00f9 intima della fede, che nella liturgia trova espressione. La quale liturgia si chiama <em>sacra<\/em> non solo perch\u00e9 ha per oggetto il sacro, ma anche perch\u00e9 affonda le sue radici nella Tradizione, che <em>\u00e8<\/em> sacra, perch\u00e9 viene direttamente da Dio. La cosa essenziale non \u00e8 che il fedele pronunci una parola filologicamente esatta, come sarebbe auspicabile in un&#8217;accademia scientifica, ma che la liturgia lo predisponga a un atteggiamento di fede.<\/p>\n<p>Intanto, giorno per giorno, l&#8217;incessante lavoro di ricerca dello specialista fa cambiare aspetto al mondo in cui viviamo. Progrediscono le conoscenze, progredisce la capacit\u00e0 umana di dare ad esse applicazione per eseguire dei lavori utili, ad esempio per costruire ponti pi\u00f9 audaci, per debellare malattie, per inviare missioni spaziali su qualche pianeta; e da ci\u00f2 si presume che l&#8217;intera societ\u00e0 goda di un progresso, naturalmente senza chiarire se il progresso tecnico-scientifico sia il progresso <em>tout-court<\/em>, perch\u00e9 la costruzione di ponti sempre pi\u00f9 grandi, la lotta vittoriosa contro le infezioni batteriche e il successo registrato dalle missioni spaziali sono eventi quantificabili e misurabili in maniera oggettiva; mentre i progressi spirituali, se pure qualcuno si pone il problema, sembrano fluttuare in una dimensione soggettiva e opinabile, nella quale pare impossibile affermare con certezza se si stia realmente andando innanzi, o se si stia regredendo verso forme di esistenza pi\u00f9 primitive. Ci\u00f2 dipende dal dilagare della cultura del relativismo, secondo la quale non si devono pi\u00f9 porre domande riguardo ai valori ed ai fini, ma solo riguardo ai tempi e ai modi degli obiettivi da raggiungere. Il relativismo, infatti, riguarda la sfera spirituale; per ci\u00f2 che attiene la sfera materiale, gli indici scientifici sono pi\u00f9 che sufficienti ad attestare la bont\u00e0 di una scoperta o di una nuova applicazione del sapere. In altre parole, gli effetti del progresso scientifico sono auto-evidenti, non necessitano di conferme, perch\u00e9 si giustificano da s\u00e9; mentre quelli di ordine spirituale e morale sono inchiodati alla cultura del relativismo, la quale pretende che ogni verit\u00e0 soggettiva abbia la sua dignit\u00e0 e che nessuno presuma di trovare la verit\u00e0 in se stessa, a esclusione delle altre. In questo scenario, lo specialista \u00e8 colui che fa progredire le aspettative della societ\u00e0 in direzione di una espansione e di un controllo sulle cose.<\/p>\n<p>Scriveva in proposito Jos\u00e9 Ortega y Gasset nel suo classico <em>La ribellione delle masse<\/em> (titolo originale; la <em>rebeli\u00f3n de las masas<\/em>, 1930; traduzione dallo spagnolo Bologna, il Mulino, 1962):<\/p>\n<p><em>La specializzazione comincia, precisamente, in un tempo in cui si chiama uomo civile l&#8217;uomo &quot;enciclopedico&quot;. Il secolo XIX inizia il suo destino sotto la direzione di creature che vivono in un&#8217;atmosfera enciclopedica, anche se la loro produzione riveste gi\u00e0 un carattere di specializzazione, Nella degenerazione successiva, l&#8217;equazione si \u00e8 spostata, e la specialit\u00e0 comincia a scalzare nell&#8217;intimo di ciascun uomo di scienza la cultura integrale. Quando nel 1890 una terza generazione assume la guida intellettuale dell&#8217;Europa, c&#8217;incontriamo con un tipo di scienziato senza esempio nella storia. \u00c8 un uomo che, di tutto ci\u00f2 che occorre sapere per essere un personaggio intelligente, conosce soltanto una scienza determinata, e anche di questa scienza conosce bene soltanto una piccola parte di cui egli \u00e8 investigatore attivo. Arriva a proclamare come una virt\u00f9 questa sua catena d&#8217;informazione per quanto rimane fuori dall&#8217;angusto paesaggio che coltiva particolarmente, e chiama &quot;dilettantismo&quot; la curiosit\u00e0 per l&#8217;insieme del sapere.<\/em><\/p>\n<p><em>E tuttavia, recluso nella ristrettezza del suo campo visivo riesce, effettivamente, a scoprire nuovi fatti e a fare progredire la scienza, che egli conosce appena, e con essa l&#8217;enciclopedia del pensiero, che coscienziosamente ignora. Come \u00e8 stato possibile, e lo \u00e8, una cosa simile? \u00c8 necessario ribadire la stravaganza di questo fatto innegabile: la scienza sperimentale ha progredito in buona parte merc\u00e9 il lavoro di uomini assolutamente mediocri, e anche meno che mediocri, vale a dire che la scienza moderna, radice e simbolo della civilt\u00e0 contemporanea, accoglie dentro di s\u00e9 l&#8217;uomo intellettuale &quot;medio&quot; e gli permette d&#8217;operare con successo. La ragione di ci\u00f2 consiste in un fatto che \u00e8, a un tempo stesso, il maggior vantaggio e il pi\u00f9 grave pericolo della scienza nuova e di tutta la civilt\u00e0 che quella dirige e rappresenta: la meccanizzazione. Una buona parte delle cose che bisogna operare in fisica e biologia \u00e8 lavoro meccanico del pensiero che pu\u00f2 essere eseguito, pi\u00f9 o meno, da chiunque. Per effetto d&#8217;innumerevoli ricerche \u00e8 possibile suddividere la scienza in piccoli settori, rinchiudersi in uno di essi e disinteressarsi degli altri La stabilit\u00e0 e l&#8217;esattezza dei metodi permettono questa provvisoria e pratica disarticolazione del sapere. Si lavora con uno di questi metodi come una macchina, e nemmeno \u00e8 obbligatorio, per ottenere buoni risultati, possedere idee rigorose sul significato e fondamento del metodo. Cos\u00ec, la maggior parte degli scienziati danno impulso al progresso generale della scienza, chiusi nella piccola cella del loro laboratorio, come l&#8217;ape nel suo favo.<\/em><\/p>\n<p><em>Per\u00f2 tutto questo finisce per produrre una casta d&#8217;uomini oltremodo strani. Il ricercatore che ha scoperto un nuovo fenomeno della Natura, deve per forza sentire un&#8217;impressione di dominio e di sicurezza nella sua persona. Con certa apparente giustizia si considerer\u00e0 come &quot;un uomo che sa&quot;. E, in realt\u00e0, in lui esiste un frammento di qualcosa, che insieme ad altri frammenti che non esistono in lui, costituisce veramente il sapere. Questa \u00e8 la situazione intima dello specialista, che nei primi anni di questo secolo \u00e8 giunto alla sua pi\u00f9 frenetica esagerazione. Lo specialista &quot;conosce&quot; assai bene il suo minio anglo d&#8217;Universo; per\u00f2 ignora profondamente tutto il resto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco qui un preciso esemplare di questo strano uomo nuovo che ho cercato di definire, mediante l&#8217;uno o l&#8217;altro dei suoi aspetti. Ho detto che \u00e8 una configurazione mana senza pari in tutta la Storia. Lo specialista ci serve per individuare con energica concretezza la specie e perch\u00e9 ci fa vedere tutto il radicalismo della sua novit\u00e0. Dato che prima gi uomini potevano dividersi, semplicemente, in saggi e ignorati, in pi\u00f9 o meno saggi e pi\u00f9 o meno ignoranti. E, invece, lo specialista non pu\u00f2 essere compreso sotto nessuna di queste due categorie. Non \u00e8 un saggio, perch\u00e9 ignora formalmente quanto non entra nella sua specializzazione; per\u00f2 neppure \u00e8 un ignorante, perch\u00e9 \u00e8 &quot;un uomo di scienza&quot; e conosce benissimo la sua particella d&#8217;Universo. Dovremo concludere che \u00e8 un saggio-ignorante, cosa oltremodo grave, poich\u00e9 significa che \u00e8 un tipo il quale si comporter\u00e0, in tutte le questioni che ignora, non gi\u00e0 come un ignorante, bens\u00ec con tutta la petulanza di chi nei suoi problemi speciali \u00e8 un saggio<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>E pensare che Ortega scriveva queste parole profetiche nel 1930: circa novant&#8217;anni fa. Cosa direbbe oggi, nell&#8217;era dell&#8217;informatica, quando la somma e l&#8217;assemblaggio dei risultati della ricerca dei diversi specialisti non avviene per via umana, ma per mezzo di un computer, che la elabora nel giro di pochi istanti, anche con ordini di grandezza di milioni e miliardi? In fondo, quale barbarie peggiore di questa? Se un secolo fa eravamo in balia degli specialisti, oggi lo siamo dei calcolatori elettronici. Le macchine decidono il nostro destino e lo decideranno sempre pi\u00f9 nel prossimo futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in una sola parola la dimensione principale della barbarie moderna, diremmo lo specialismo. 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