{"id":26323,"date":"2015-07-29T11:59:00","date_gmt":"2015-07-29T11:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/nel-risveglio-cristiano-della-torre-una-risposta-popolare-allirruzione-della-modernita\/"},"modified":"2015-07-29T11:59:00","modified_gmt":"2015-07-29T11:59:00","slug":"nel-risveglio-cristiano-della-torre-una-risposta-popolare-allirruzione-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/nel-risveglio-cristiano-della-torre-una-risposta-popolare-allirruzione-della-modernita\/","title":{"rendered":"Nel risveglio cristiano della \u00abTorre\u00bb una risposta popolare all\u2019irruzione della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Fra il 1913 e il 1914, l&#8217;antivigilia della prima guerra mondiale, fu pubblicata, a Siena, una rivista letteraria dichiaratamente cattolica, anzi, di un cattolicesimo tanto acceso quanto tradizionalista e intransigente: ad animarla erano due scrittori di gran classe, Federigo Tozzi e Domenico Giuliotti, che presero a polemizzare immediatamente con quasi tutta la cultura &quot;laica&quot; del momento, dal futurismo di Marinetti alla rivista di Papini e Soffici, \u00abLacerba\u00bb, confuso concentrato di anarchismo e superomismo.<\/p>\n<p>\u00abLa Torre\u00bb ebbe vita breve e i suoi due fondatori si distinsero in seguito come due delle pi\u00f9 interessanti figure &quot;atipiche&quot;, non inquadrate e non allineate, dell&#8217;intero panorama letterario italiano fra le due guerre. Tozzi, come \u00e8 noto, si riveler\u00e0, con i suoi romanzi \u00abCon gli occhi chiusi\u00bb, \u00abTre croci\u00bb e \u00abIl podere\u00bb, uno dei pi\u00f9 potenti narratori della prima met\u00e0 del Novecento, di una potenza drammatica non inferiore a quella del Verga, ma con le sottili inquietudini e la cronica &quot;inettitudine&quot; dei personaggi che richiamano, almeno per taluni aspetti, l&#8217;opera di Svevo, oltre che quella di Pirandello. Se nella cultura scolastica e nella percezione del pubblico italiano non gli viene riconosciuto il posto che meriterebbe, vale a dire uno dei maggiori (non certo inferiore, tanto per fare un nome, a quello del tanto decantato Gadda, semmai superiore), ci\u00f2 si deve al peso tenace di un certo pregiudizio ideologico anti-cattolico e anti-&quot;moderato&quot; che, fondato sull&#8217;egemonia culturale marxista imperante dopo la seconda guerra mondiale, spesso sulla punta degli inappellabili giudizi estetici di Gramsci (cos\u00ec come, nei decenni precedenti, la cultura di segno liberale era stata dominata dagli altrettanto implacabili giudizi del Croce), ci\u00f2 si deve unicamente alla pavidit\u00e0 e alla inconsistenza dei cosiddetti intellettuali d&#8217;oggi, brutta copia degli uomini di cultura d&#8217;un tempo: gente piccola, abituata a cavalcare sempre il cavallo vincente.<\/p>\n<p>Quanto a Giuliotti, il trattamento che gli \u00e8 stato riservato \u00e8 stato ancor pi\u00f9 duro e ingiusto: tutta la sua opera \u00e8 stata praticamente passata sotto silenzio nei salotti buoni dell&#8217;establishment culturale nostrano, cosicch\u00e9 la sua figura rimane semplicemente sconosciuta a quasi tutti gli studenti, anche universitari: e se ne comprende facilmente il motivo. Se i romanzi di Tozzi, per quella loro aspra, desolata vena di realismo, pu\u00f2 prestarsi in qualche modo (si capisce, pi\u00f9 o meno esplicitamente in mala fede) a una operazione di recupero in senso neo-realista e cripto-marxista, se non altro in chiave di supposta denuncia anti-borghese (il che sarebbe tanto plausibile quanto il vedere in \u00abRosso Malpelo\u00bb, poniamo, una &quot;denuncia&quot; dello sfruttamento capitalistico), per i libri di Giuliotti una tale operazione di revisione e addomesticamento si presenta come puramente impossibile, tale \u00e8 la coraggiosa veemenza e la cristallina intransigenza religiosa dell&#8217;autore de \u00abL&#8217;ora di Barabba\u00bb, che si sentiva una specie di &quot;lupo cristiano&quot;, come lo era stato, secondo lui, Jacopone da Todi, personaggio e scrittore che tanto ammirava.<\/p>\n<p>Insomma: se era possibile far passate il povero Tozzi per un verista, a dispetto delle sue evidenti affinit\u00e0 con Dostoevskij e persino con Kafka, e mettere tra parentesi la sua profonda fede religiosa e le sue radicate convinzioni nazionaliste e conservatrici, nulla del genere si poteva anche solo tentare con Giuliotti: pi\u00f9 semplice, dunque, metterlo semplicemente da parte, riporlo nel cassettone delle cose vecchie che si finisce per dimenticare; e cos\u00ec \u00e8 stato, non solo per Giuliotti, ma per tutto il movimento neocattolico italiano e toscano, sviluppatosi negli anni Venti e Trenta.<\/p>\n<p>Perfino i maggiori, Prezzolini e Papini, sono stati messi nel Limbo di quegli autori dei quali non si sa bene cosa fare, perch\u00e9 la loro sola presenza risulta imbarazzante, o magari semplicemente incomprensibile, ai critici e agli storici della letteratura: non rientrano negli schemi, non si lasciano catalogare ed etichettare, recalcitrano fastidiosamente ad ogni sforzo per mettere loro la briglia, per arruolarli nelle file di ci\u00f2 che \u00e8 &quot;politicamente corretto&quot;. Non parliamo poi di Nicola Lisi, un grande scrittore oggi ingiustamente obliato (il suo \u00abDiario di un parroco di campagna\u00bb potrebbe reggere, per certi versi, al paragone con il capolavoro di Bernanos), o di Nino Salvaneschi (il cui nome p oggi pressoch\u00e9 impronunciabile fra i signori accademici), o di Piero Bargellini, che fu anche uomo politico, che i Fiorentini ancora ricordano come &quot;il sindaco dell&#8217;alluvione&quot;, ma che la critica letteraria ha posto nel dimenticatoio; o il delicato e umanissimo Bruno Cicognani, del pari rimosso; per giungere al pi\u00f9 grande di tutti, Riccardo Bacchelli, il cui capolavoro, \u00abIl mulino del Po\u00bb, prosegue il solco della grande tradizione manzoniana e riprende (con le debite differenze) la concezione dell&#8217;uomo, fra epica e dolente, che anima \u00abI promessi sposi\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure di tutti questi scrittori, e di altri ancora, anche pi\u00f9 recenti, come Mario Pomilio o Eugenio Corti, ben poco si parla nelle aule scolastiche e universitarie, ben poco si scrive su giornali e riviste, ben poco si discute nella repubblica delle lettere, dopo che, per decenni, ci \u00e8 stata rintronata la testa con i sedicenti &quot;capolavori&quot; di Moravia e della Morante; Pasolini \u00e8 stato accolto, almeno parzialmente, nel Pantheon, perch\u00e9, nel suo dichiarato catto-comunismo (\u00absto con Cristo perch\u00e9 insegna l&#8217;amore e con Marx perch\u00e9 da lui viene la giustizia\u00bb, diceva), ovviamente si \u00e8 fatto leva sul secondo aspetto, e non del tutto a torto, visto che il Cristo del suo tanto decantato \u00abVangelo secondo Matteo\u00bb (decantato perfino ai vertici della Chiesa odierna) \u00e8 figura pochissimo cristiana e, semmai, alquanto marxista.<\/p>\n<p>Ma adesso torniamo alla \u00abTorre\u00bb ed alla sua breve, interessante stagione. Lo storico della letteratura e insigne dantista Giorgio Petrocchi cos\u00ec ha ricordato la rivista senese e i suoi due grandi animatori, Tozzi e Giuliotti, nel contesto della cultura toscana e italiana nei primi anni del Novecento (da: G. Petrocchi, \u00abSegnali e messaggi\u00bb, Milano, Rusconi, 1981, pp. 45-48):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;impossibilit\u00e0 di poter conoscere nella loro interezza i pochi fascicoli della &quot;Torre&quot;, la rivista fondata e diretta da Federigo Tozzi e da Domenico Giuliotti tra 1913 e 1914, a Siena, l&#8217;&quot;organo della reazione spirituale italiana&quot;, come reca il sottotitolo della rivista, ha finora impedito un&#8217;adeguata conoscenza della formazione giovanile dei due scrittori, l&#8217;uno destinato a rappresentare, in un momento successivo, l&#8217;emblema della crisi morale e sociale del primo dopoguerra, il secondo, Giuliotti, tra i pi\u00f9 pugnaci e originali scrittori cattolici della generazione di Papini, e anzi d&#8217;una lunga stagione letteraria che annovera anche negli anni del &quot;Frontespizio&quot; la presenza singolarissima dei &quot;Pensieri d&#8217;un malpensante&quot; e dell&#8217;&quot;Ora di Barabba&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Dalla rilettura della &quot;Torre&quot; emerge sostanzialmente l&#8217;esistenza, pugnace e persino intransigente, d&#8217;una stagione letteraria d&#8217;ispirazione cristiana ancora informe, pi\u00f9 d&#8217;intenti che di vere e proprie realt\u00e0 culturali, pi\u00f9 di colleriche ripulse (contro l&#8217;Italia giolittiana, contro il connubio del patto Gentiloni, contro la massoneria, il futurismo, il socialismo) che di meditata elaborazione d&#8217;un nuovo modo d&#8217;intendere e di esprimere la societ\u00e0 provinciale e contadina del primo ventennio del secolo. L&#8217;oltranzismo torriano contro la Democrazia cristiana altrettanto come contro i liberali e i socialisti non si configura tuttavia in un&#8217;alcuna forma d&#8217;intolleranza politica di tipo nazionalista (e, dunque, pre-fascista), meno che mai dannunziana, anche se &quot;La Torre&quot;, per mano di Tozzi, tenta d&#8217;insinuare la presenza di &quot;elementi cattolici deformati, quasi invisibili, trascurati, ma sufficientemente poderosi da animare le figurazioni pagane delle &quot;Laudi&quot; di D&#8217;Annunzio.<\/p>\n<p>L&#8217;asprezza maggiore della polemica della &quot;Torre&quot; \u00e8 nella direzione di &quot;Lacerba&quot;, del futurismo, di Paini, il quale non si far\u00e0 pregare due volte per aggredire &quot;La Torre&quot; nell&#8217;articolo &quot;Cattolici belve&quot;: &quot;Sono intransigenti a discorsi, aggressivi pi\u00f9 che non comporti la loro fede. In generale sono antichi miscredenti che hanno inciampato in qualche sasso sulla via di Damasco e, come tutti i neofiti, si sono buttati subito alle peggiori estremit\u00e0. A sentirli accettano tutto, il papa imperatore, infallibile, padrone del cielo e della terra, dei soldi e delle anime. Fanno i reazionari servendosi della libert\u00e0. Combattono l&#8217;oscenit\u00e0 con il turpiloquio. Predicano l&#8217;amore con la bava dell&#8217;odio&quot;. Naturalmente Giuliotti non restava zitto,, rincarando la dose contro l&#8217;immoralit\u00e0 di &quot;Lacerba&quot;, contro Marinetti, contro l&#8217;&quot;Eroica&quot; di Cozzani, contro la fiorentina &quot;La Forca&quot;, e contro Papini, contrassegnando cos\u00ec il suggestivo primo momento di una storia d&#8217;uomini che saranno destinati a incontrarsi (Paini dar\u00e0 molto peso all&#8217;amicizia con Giuliotti nella vicenda della propria conversione), persino a scrivere un libro assieme, il &quot;Dizionario dell&#8217;Omo salvatico&quot;, a procedere appaiati nella loro stagione matura.<\/p>\n<p>Che a Siena nascesse questo movimento della &quot;Torre&quot;, fomentato da interessi religiosi, \u00e8 elemento anche troppo evidente; ma \u00e8 altrettanto interessante osservare che il momento torriano si pone come antefatto di quella rinascita d&#8217;una civilt\u00e0 contadina, fedele alle tradizioni del popolo italiano (anche a quelle colte; onde il continuo richiamo a Dante, a Petrarca), insofferente dei maneggi e dei compromessi politici delle citt\u00e0, radicata in costumanze intensamente sentite; motivo per il quale &quot;La Torre&quot; \u00e8 persino un prodromo del &quot;Selvaggio&quot; di Maccari e della polemica di Strapaese. E i pochi fascicoli della &quot;Torre&quot; restano significativi anche per la qualit\u00e0 d&#8217;alcune pagine di prosa, a cagione della loro scrittura densa, grumosa, satura di toscanismi, erompente da un fondo gergale e vernacolare molto schietto e sapido, destinato ad andar molto oltre i pochi mesi della rivista, e a consolidarsi nelle pagine pi\u00f9 significative di &quot;Tizzi e fiamme&quot;, di &quot;Polvere dell&#8217;esilio&quot;, del &quot;Merlo sulla forca&quot; di Giuliotti, il solo, in fondo, dopo la diaspora (beninteso assai pi\u00f9 produttiva sul terreno del romanzo) di Federigo Tozzi, e l&#8217;attivit\u00e0, assai fine e polita (le &quot;Novelle selvagge&quot;, &quot;Il libro dell&#8217;amore&quot;) di Ferdinando Paolieri, ma ferma ad una &quot;toscanit\u00e0&quot; lieve e calligrafica. Al contrario, Giuliotti proseguir\u00e0 nella sua strada, con le correzioni e gli addolcimenti imposti dall&#8217;evolversi della sua personalit\u00e0 come anche dal mutare della situazione politico-sociale dei cattolici nel dopoguerra&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Insomma, \u00abLa Torre\u00bb era una rivista che diceva pane al pane e vino al vino: un modo di procedere oggi quasi impensabile, tanto si \u00e8 radicata, specialmente in ambito cattolico, la preoccupazione di apparire &quot;aperti&quot; e &quot;moderni&quot;, dialoganti con &quot;il mondo&quot;, solleciti di tutto ci\u00f2 che unisce &#8212; anche a costo di molte ambiguit\u00e0, compromessi e cedimenti &#8212; e avversi a tutto ci\u00f2 che divide: anche se, talvolta, la parola forte, che colpisce il bersaglio, serve non tanto a &quot;dividere&quot;, ma a fare chiarezza, sgombrando il campo da insulse commistioni e forzando ciascuno ad assumersi la responsabilit\u00e0 delle proprie idee, dovesse anche ci\u00f2 costare &#8212; &quot;horribile dictu&quot;! -, non diciamo qualche cattedra o qualche pubblicazione, ma anche soltanto il vedere diradare gli inviti ai salotti televisivi dove si pu\u00f2 sproloquiare a piacere di tutto e del contrario di tutto senza mai venire al dunque e senza mettere in tavola le proprie carte.<\/p>\n<p>Quanti studenti italiani, per esempio, dopo aver sentito parlare fino alla noia del \u00abManifesto del futurismo\u00bb di Marinetti, del 1909, sanno che cinque anni dopo, nel 1904, era stato pubblicato un altro manifesto non meno radicale e provocatorio, ma con ben pi\u00f9 salde e antiche radici culturali, intellettuali e spirituali, il \u00abManifesto medievalista\u00bb di padre gemelli, che esordiva cos\u00ec: \u00abNoi ci sentiamo profondamente lontani, nemici anzi della cosiddetta cultura moderna, cos\u00ec povera di contenuto, cos\u00ec scintillante di false ricchezze tutte esteriori, sia che essa si pavoneggi nelle prolusioni universitarie o che filantropica scenda nelle universit\u00e0 popolari a spezzare agli umili il pane della scienza moderna\u00bb.<\/p>\n<p>Ebbene anche \u00abLa Torre\u00bb non duellava di fioretto, ma brandiva la scimitarra e non risparmiava i colpi a nessuno, convinti comperano, i suoi animatori e redattori, che non vi fosse pi\u00f9 spazio per le acrobazie diplomatiche e per le esercitazioni retoriche; che il momento fosse estremamente grave, e che la posta in gioco fosse il futuro della civilt\u00e0 cristiana d&#8217;Italia e d&#8217;Europa; che ombre oscure s&#8217;andavano addensando sul mondo &#8212; stava per scoppiare, infatti, la pi\u00f9 grande tragedia della storia moderna, l&#8217;inizio della guerra civile europea, destinata a infuriare per decenni e ad annichilire secoli e millenni di civilt\u00e0 e di cultura, facendo trionfare la barbarie pi\u00f9 inumana e sanguinosa. Erano forse immotivate o esagerate, le preoccupazioni di uomini come Tozzi e Giuliotti? Erano essi, forse, dei visionari, dei nevrotici, dei farneticanti, oppure erano lucidi profeti d&#8217;una profezia, ahinoi, sin troppo facile, davanti all&#8217;orrore che stava per dilagare? Era forse incongruo il loro grido d&#8217;allarme?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra il 1913 e il 1914, l&#8217;antivigilia della prima guerra mondiale, fu pubblicata, a Siena, una rivista letteraria dichiaratamente cattolica, anzi, di un cattolicesimo tanto acceso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[227],"class_list":["post-26323","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-prima-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26323"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26323\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}