{"id":26309,"date":"2019-12-10T10:42:00","date_gmt":"2019-12-10T10:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/10\/la-provvidenza-secondo-robinson\/"},"modified":"2019-12-10T10:42:00","modified_gmt":"2019-12-10T10:42:00","slug":"la-provvidenza-secondo-robinson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/10\/la-provvidenza-secondo-robinson\/","title":{"rendered":"La Provvidenza secondo Robinson"},"content":{"rendered":"<p>Sarebbe difficile sopravvalutare il significato e l&#8217;importanza dell&#8217;archetipo rappresentato dal personaggio di Robinson Crusoe, anzi, dalla sua irruzione sulla scena della cultura moderna: pochi altri possono stargli alla pari quanto a rappresentativit\u00e0 e forza di propagazione. Solitario, laborioso, tenace, imperturbabile, certo del suo destino e della missione da svolgere: Robinson \u00e8 il tipico <em>self made man<\/em>, l&#8217;uomo che si fa da s\u00e9 e che riesce a raggiungere alte mete partendo dal basso, o, come in questo caso, letteralmente dal nulla, perch\u00e9 nel naufragio della sua nave &#8212; che, sia detto fra parentesi, era adibita al poco onorevole commercio degli schiavi &#8212; ha perso ogni cosa ed \u00e8 stato isolato, nello stesso tempo, dal consorzio umano, potendo contare solo sulle proprie risorse fisiche, intellettuali e morali. Per certi aspetti, Robinson <em>\u00e8<\/em> la modernit\u00e0: e non \u00e8 un caso che simbolicamente &#8212; anche se di fatto passa oltre un secolo fra l&#8217;uscita della prima parte del romanzo di Cervantes, nel 1605, e quella del romanzo di Daniel Defoe, nel 1719 &#8212; egli entra in scena dopo che don Chisciotte, malinconicamente, ne \u00e8 uscito. Don Chisciotte rappresenta il vecchio mondo che muore: quello della civilt\u00e0 cristiana, quello delle certezze e dei valori, come oggi si direbbe, non negoziabili; mentre Robinson \u00e8 duttile, astuto, multiforme, tanto quanto il valoroso <em>hidalgo<\/em> spagnolo \u00e8 lineare, trasparente, intransigente &#8212; e, perci\u00f2, in un certo senso, anche pi\u00f9 fragile. Entrambi hanno la tempra dei lottatori, ma don Chisciotte \u00e8 un lottatore-sognatore, mentre Robinson \u00e8 un lottatore-utilitarista, che unisce sempre la convenienza personale con gli alti ideali da lui professati. Don Chisciotte \u00e8 accompagnato da Sancho Panza, uno scudiero volontario che resta pur sempre un uomo libero ed \u00e8 anche un amico, il quale, come ha fatto notare giustamente Miguel De Unamuno, non \u00e8 affatto l&#8217;opposto del suo signore, ma la sua parte complementare, e in fondo \u00e8 un sognatore come lui. Robinson invece si procura uno schiavo che, per il fatto di essere volontario &#8211; si \u00e8 offerto come tale in un impeto di gratitudine per essere stato salvato dai cannibali &#8212; non diviene per questo meno schiavo, e la sua sottomissione \u00e8 sottolineata dal fatto razziale di appartenere a un popolo selvaggio e perci\u00f2 inferiore.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di evidenziare l&#8217;importanza del personaggio di Robinson per la costruzione dell&#8217;autocoscienza della civilt\u00e0 moderna (cfr. gli articoli: <em>Robinson Crusoe \u00e8 l&#8217;uomo in fuga da se stesso approdato sull&#8217;isola della modernit\u00e0<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 16\/08\/11 e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 02\/02\/18). Ora vogliamo puntare l&#8217;attenzione su un aspetto particolare, non tanto di Robinson, quanto della concezione complessiva del romanzo di Defoe e, pi\u00f9 in generale, della visione del mondo propria dello scrittore inglese: vale a dire la natura e il ruolo che vi esercita la divina Provvidenza.<\/p>\n<p>Scrive Aldo G. Ricci nella introduzione al <em>Robinson Crusoe<\/em> (Milano, Garzanti, 1976, 1992; traduzione Riccardo Mainardi; pp. XIV-XVI):<\/p>\n<p><em>La salvezza di Robinson sull&#8217;isola avviene dall&#8217;incontro di due elementi: la Provvidenza &#8212; e quindi la predestinazione &#8212; da un lato, e la disciplina senza oscillazioni che egli applica alle proprie attivit\u00e0. La realizzazione dei propri programmi costituisce la pi\u00f9 efficace riprova della forza della fede del puritano. Non vi \u00e8 dubbio che si tratta di una religiosit\u00e0 in grado di contribuire in modo determinante allo sviluppo economico-sociale. De Foe dimostra a pi\u00f9 riprese di avere piena coscienza di questa circostanza. A questo proposito basta ricordare il ruolo che affida ai quacqueri nei suoi romanzi. In &quot;Moll Flanders&quot;, &quot;Lady Roxana&quot; e, soprattutto, nel &quot;Capitano Singleton&quot;, il quacquero viene introdotto sempre come elemento correttivo di un possibile cedimento mistico-sentimentale del protagonista; tali personaggi sgombrano subito il campo dalle oscillazioni tra pentimenti e rimorsi che sono sul punto di impadronirsi degli eroi del romanzo e rimettono immediatamente sui giusti binari della razionalit\u00e0 la loro condotta; inoltre si rivelano sempre i pi\u00f9 efficaci consiglieri commerciali e finanziari, insegnano che \u00e8 male consumare le ricchezze e adagiarvisi, non accumularle. Veniamo cos\u00ec introdotti a un punto essenziale del discorso di De Foe: il ruolo del commercio nel mondo nuovo che sta nascendo. Nulla pu\u00f2 essere pi\u00f9 efficace delle parole dello steso De Foe. &quot;Un autentico mercante &#8212; egli scrive &#8212; \u00e8 un enciclopedico, la sua cultura supera quella del mero erudito, che conosce soltanto il greco e il latino, nella stessa misura che questi supera l&#8217;illetterato, il quale non sa n\u00e9 leggere, n\u00e9 scrivere. Egli intende le lingue senza bisogno di libri; la geografia senza bisogno di carte; i suoi diari e viaggi d&#8217;affari delineano il mondo; i suoi scambi con l&#8217;estero, i suoi protesti e le sue procure parlano tutte le lingue. Siede nel suo ufficio contabile e conversa con ogni nazione, e si tiene in corrispondenza universale cn la parte pi\u00f9 eletta e pi\u00f9 vasta della societ\u00e0 umana. Lo qualifica per ogni sorta di funzione nello stato la sua generale conoscenza degli uomini e delle cose; rimette e riscuote somme di tale rilevanza che ha un movimento di capitali superiore a quello di un grande bilancio statale. Grazie al numero dei mercanti citt\u00e0 sorgono dal nulla e decadono nuovamente a villaggi&quot; (&quot;Elogio del commercio&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>Egli \u00e8 lo strumento pi\u00f9 efficace della Provvidenza, senza il quale il mondo languirebbe e tornerebbe alla barbarie Infatti \u00e8 la Provvidenza stessa che ha predisposto il mondo il commercio fiorisca e il piano divino di commercio si realizzi. &quot;Ma quel che basta &#8212; scrive ancora De Foe &#8212; \u00e8 mostrare alla gente irriflessiva come la Provvidenza stessa favorisca il commercio e sembri aver preparato il mondo in vista di esso; come ci assiste nella diligente ricerca di un doveroso progresso, e sembri aspettarsi da noi che si perseveri nel lavoro, facendolo progredire ed estendendolo con ogni mezzo&quot;.La disposizione dei fiumi, dei mari, dei monti, delle pianure, tutto si rivela veicolo utile per lo sviluppo del commercio, in particolare in questo tempi fortunati. &quot;La mano della Provvidenza &#8212; conclude lo scrittore &#8212; \u00e8 stata pi\u00f9 del consueto visibile nel portare alla luce, in questi ultimi tempi della storia del commercio, tesori che i nostri antenati non conoscevano; e senza dubbio essa ci riserva ancora un&#8217;inesauribile quantit\u00e0 di vantaggi, non ancora prevedibili, sia ai fini del commercio steso, sia al fine di saziare il desiderio di conoscenza dei posteri, ad alcuni dei quali questi fogli potranno forse, almeno in parte, tornare utili&quot;. Il mercante persegue il proprio interesse personale e nello stesso tempo realizza un piano della Provvidenza divina, dal quale l&#8217;intera umanit\u00e0 potr\u00e0 trarre vantaggio. Questa \u00e8 l&#8217;affascinante contraddizione dello sviluppo borghese, analizzata in seguito dettagliatamente da Mandeville e Smith, ma gi\u00e0 interamente presente agli occhi di De Foe.<\/em><\/p>\n<p><em>La sede ideale di questo progetto divino \u00e8 l&#8217;Inghilterra, il &quot;paese pi\u00f9 ricco e fiorente del mondo&quot;, come lo definisce lo scrittore. Il &quot;Viaggio attraverso la Gran Bretagna&quot; \u00e8 appunto l&#8217;inventario accurato delle risorse inglesi, di quelle circostanze che fanno dell&#8217;isola il centro del mercato mondiale. La vista di un paese pieno di filatori, di gente operosa, di fabbriche in attivit\u00e0, costituisce per il viaggiatore De Foe il &quot;pi\u00f9 bello spettacolo&quot; che egli abbia mai contemplato; al contrario la vista di un paese con potenzialit\u00e0 economiche non sfruttate lo rende &quot;triste&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Per Robinson\/Defoe, dunque, l&#8217;isola disabitata <em>alle foci del gran fiume Oorenoco<\/em> in cui il fato, cio\u00e8 la Provvidenza calvinista, lo ha fatto sbarcare, \u00e8 l&#8217;occasione per mettere a frutto le potenzialit\u00e0 della natura creata da Dio: un Dio che non vuole vedere gli uomini languire nella pigrizia e aborre dallo spettacolo di una terra non sfruttata sino al massimo delle sue potenzialit\u00e0 economiche e produttive. Ecco dunque da dove i filosofi utilitaristi delle generazioni successive, da Adam Smith a Jeremy Bentham a John Stuart Mill, hanno pescato la strana idea che sta alla base del capitalismo moderno, secondo la quale pi\u00f9 si persegue il proprio utile privato e pi\u00f9 si contribuisce, misteriosamente, al benessere e al progresso dell&#8217;intera comunit\u00e0 (Adam Smith arriva a parlare di una &quot;mano invisibile&quot; che scioglie il mistero, senza meglio specificarla, anche se \u00e8 chiaro che essa svolge la stessa funzione della Provvidenza divina): dall&#8217;idea protestante, e pi\u00f9 specificamente calvinista, che l&#8217;uomo, per avere qualche indizio di essere destinato alla salvezza e non alla dannazione, deve impegnarsi al massimo nel lavoro e nel commercio, perch\u00e9 sarebbe illogico &#8212; guarda dove vanno a mettere la logica costoro &#8212; che Dio permetta a qualcuno di guadagnare un sacco di soldi per poi precipitarlo all&#8217;inferno. Del resto, un contemporaneo di Daniel Defoe, Bernard de Mandevlle, aveva pubblicato qualche anno prima del <em>Robinson Crusoe<\/em>, nel 1605, il suo capolavoro poetico-filosofico, <em>La favola delle api<\/em>, per forzare il senso del concetto religioso della Provvidenza e, spingendolo ancora pi\u00f9 in l\u00e0, rovesciarlo e approdare a un concetto laico, anzi libertino, di segno pressoch\u00e9 opposto, ma in effetti di significato pressoch\u00e9 uguale: i vizi, paradossalmente, sono necessari al progresso della societ\u00e0, mentre le virt\u00f9 le sono d&#8217;impaccio (cfr. il nostro articolo: <em>Qual \u00e8 il vero significato della &quot;favola delle api&quot; di Bernard Mandeville?<\/em>, pubblicato su sito di Arianna Editrice il 30\/09\/13 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 04\/02\/18). Mandeville \u00e8 olandese, ma il clima culturale e religioso in cui si muove \u00e8 simile a quello dell&#8217;Inghilterra negli anni successivi alla <em>Glorious Revolution<\/em> del 1688-89 e ai trionfi del liberalismo, della Banca&#8217;Inghilterra e della Massoneria.<\/p>\n<p>La Provvidenza, dunque, per Robinson Crusoe, ha creato il modo cos\u00ec com&#8217;\u00e8 perch\u00e9 potesse trionfarvi il commercio; e ha stabilito, nei suoi sapienti decreti, che il cento del commercio mondiale avrebbe dovuto essere l&#8217;Inghilterra: ragion per cui non si pu\u00f2 disattendere il progetto divino ma bisogna darsi da fare al massimo per valorizzare ogni terra (come l&#8217;isola disabitata) e ogni persona (come gli schiavi africani che il Nostro si proponeva di acquistare per rivenderli poi sui mercati del Brasile). Mirabile convergenza d&#8217;intenti &#8211; e d&#8217;interessi &#8211; fra ci\u00f2 che ha stabilito l&#8217;Onnipotente e ci\u00f2 che torna a vantaggi degli uomini, specie di quelli nati nella ricca e meravigliosa Albione, popolo predestinato al commercio e perci\u00f2 popolo predestinato a realizzare il disegno divino. In quest&#8217;ottica si vede bene come gli inglesi &#8212; e Defoe \u00e8 il vate di questo supremo destino nazionale &#8212; siano gli strumenti privilegiati dell&#8217;ordine divino e, nello stesso tempo, i destinatari della ricchezza mondiale, messa a loro disposizione per la maggior gloria di Dio. Non si sa se ammirare di pi\u00f9 i sottili ragionamenti coi quali questo popolo di mercanti, al tempo della monarchia parlamentare nata dalla cacciata dell&#8217;ultimo re cattolico (Giacomo II Start nel 1688) , ha giustificato una serie di svolte rivoluzionarie, iniziate con il processo e la decapitazione di Carlo I, nel 1649, o la straordinaria faccia tosta con la quale esso pretende di ammantare il perseguimento dei propri interessi di natura commerciale e finanziaria, sovente con metodi briganteschi, dietro il paravento della gloria dovuta al Creatore. Probabilmente \u00e8 questo secondo aspetto a colpire di pi\u00f9 un cattolico, il quale non sa darsi ragione di come si possa strumentalizzare la religione, e in perfetta buona fede &#8212; la buona fede dei puritani! &#8212; fino a un tal punto: sostenere che la spoliazione d&#8217;interi continenti, il commercio degli schiavi, il genocidio dei popoli indigeni pi\u00f9 refrattari al progresso e perci\u00f2 &quot;inutili&quot; (come i tasmaniani), le guerre preventive contro le rivali commerciali (come l&#8217;attacco proditorio alla flotta danese a Copenaghen nel 1807 o a quella francese a Mers-el-Kebir nel 1940) e perfino la pulizia etnica e la deportazione di popolazioni &quot;scomode&quot; (i coloni francesi dell&#8217;Acadia nel 1755-63), siano tutti passaggi non solo giusti e leciti, ma addirittura santi, attuati al servizio della divina Provvidenza. Un&#8217;altra cosa risulta evidente da queste circostanze: gli inglesi, a partire dall&#8217;et\u00e0 della regina Elisabetta, dopo le spettacolari imprese corsare di Francis Drake ai danni delle colonie spagnole del Sud America e dopo la sconfitta dell&#8217;Invincibile Armata nel 1588, si consideravano il nuovo popolo eletto, in quanto Dio stesso aveva messo il mondo a loro disposizione per arricchirsi. In ogni azione politica e commerciale inglese, cos\u00ec come in molte opere letterarie, come appunto nel <em>Robinson Crusoe<\/em>, si nota la stretta unione di motivazioni materiali ed egoistiche e di motivazioni religiose di segno calvinista. Inutile ripetere cose gi\u00e0 dette da Max Weber nel suo classico <em>L&#8217;etica protestante e lo spirito del capitalismo<\/em>. Ci preme piuttosto evidenziare che questa mentalit\u00e0 messianica si \u00e8 poi trasferita ai coloni dei futuri Stati Uniti, i quali consideravamo un intero continente, l&#8217;America, messo a loro disposizione dalla divina Provvidenza, sempre a maggior gloria di Dio. Si noti la differenza con la mentalit\u00e0 spagnola: i conquistatori iberici vedevano la gloria di Dio nella conversione degli indigeni; gli anglosassoni nella creazione di una Nuova Gerusalemme in una terra &quot;nuova&quot;, i cui abitanti originari non rientravano nel quadro e pertanto dovevano essere in qualche modo resi inoffensivi. Gli inglesi lo fecero in Irlanda, sulla quale si accanirono per secoli, fino quasi a spopolarla; gli americani con i pellirosse. Gli uni e gli altri agivano in perfetto sincronismo con l&#8217;altro <em>popolo eletto<\/em>, il pi\u00f9 antico di tutti: quello che, alla fine del XIX secolo, col sionismo, volle far valere i diritti mai scordati conferitigli da Dio stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarebbe difficile sopravvalutare il significato e l&#8217;importanza dell&#8217;archetipo rappresentato dal personaggio di Robinson Crusoe, anzi, dalla sua irruzione sulla scena della cultura moderna: pochi altri possono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110],"class_list":["post-26309","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26309","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26309"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26309\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26309"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26309"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26309"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}