{"id":26298,"date":"2018-07-02T10:08:00","date_gmt":"2018-07-02T10:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/02\/la-favola-bella-e-andata-in-pezzi-finalmente\/"},"modified":"2018-07-02T10:08:00","modified_gmt":"2018-07-02T10:08:00","slug":"la-favola-bella-e-andata-in-pezzi-finalmente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/02\/la-favola-bella-e-andata-in-pezzi-finalmente\/","title":{"rendered":"La Favola Bella \u00e8 andata in pezzi. Finalmente"},"content":{"rendered":"<p>Di solito \u00e8 un momento assai triste quello in cui le favole si dissolvono davanti alla cruda realt\u00e0: i bambini ci restano malissimo, ed \u00e8 comprensibile. Se ne va la poesia, se ne va l&#8217;ingenuit\u00e0, se ne va, almeno in parte, l&#8217;incanto del mondo. Poi bisogner\u00e0 ricostruirlo, per evitare di scivolare nel cinismo. C&#8217;\u00e8 un caso, tuttavia, nel quale il momento della dissoluzione delle favole \u00e8 altamente positivo: quando le favole vengono costruite per ingannare e quando a bersele non sono i bambini, ma gli adulti e, magari, i popoli interi. Ed \u00e8 questo il caso della Favola Bella per eccellenza, per antonomasia: la favola delle Nazioni Unite, del mondo nuovo che sorge dalle macerie del fascismo e del nazismo (e anche, trascurabile dettaglio, dai due funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki); la favola della Pace ritrovata che genera la Concordia, la Solidariet\u00e0, la Cooperazione, il Bene Comune, tutte cose le quali, a loro volta, generano il Mercato Comune Europeo e, a piccoli passi, l&#8217;Unione Europea. Un mondo dove tutti si vogliono bene, nessuno pensa pi\u00f9 a scavalcare, a fregare, a sfruttare l&#8217;altro; dove ciascuno non pensa, n\u00e9 desidera, che il bene di tutti, la sicurezza di tutti, la tranquillit\u00e0 di tutti; dove ogni sorta di contese, di meschine rivalit\u00e0, di sporchi giochi nascosti, di egoismi nazionali, sono ripudiati per sempre, e, al loro posto, subentrano la ricerca disinteressata dell&#8217;armonia universale, della cooperazione leale e della pi\u00f9 coerente e rigorosa trasparenza diplomatica. Un mondo dove non ci sono pi\u00f9 nemici (tranne quelli d&#8217;oltre Cortina, beninteso fino al 1990) e dove le antiche inimicizie hanno cessato, per incanto, di esistere, in un fraterno abbraccio di popoli: senza pi\u00f9 distinzioni fra grandi e piccoli, fra ricchi e poveri, e, soprattutto, fra vincitori e vinti. Una favola pi\u00f9 bella di cos\u00ec&#8230; Cominciata con il pane bianco gi\u00e0 nell&#8217;estate del 1945, generosamente donato dai liberatori americani, e proseguita con gli aiuti del generosissimo Piano Marshall, indi illustrata dalla concessione dell&#8217;indipendenza alle ex colonie, in un clima di signorile <em>fair-play<\/em>, come nel caso dell&#8217;India, la colonia pi\u00f9 ricca e importante di tutte, dalla quale i britannici se ne andarono senza farsi ulteriormente pregare, con lo stile di perfetti <em>gentlemen<\/em> che, come tutti sanno, da sempre li caratterizza.<\/p>\n<p>La favola aveva cominciato ad andare in crisi gi\u00e0 da un bel po&#8217;, e specialmente dopo la fine della Guerra fredda. Bisogna dire, peraltro, che quelli che ci avevano creduto pi\u00f9 di tutti, o ai quali era stata rifilata in dosi pi\u00f9 massicce, erano proprio gli italiani; gli altri popoli, probabilmente, non ci hanno mai creduto per davvero, anche se i capi di Stato e di governo, almeno a parole, ne reclamizzavano gli slogan come se ci credessero anche loro. Certo, segnali per rendersi conto che era solo una favola, ce n&#8217;erano stati anche troppi, sin dall&#8217;inizio: dal Trattato di Parigi del 1947, che aveva trattato l&#8217;Italia da nazione vinta e umiliata, ci\u00f2 che del resto si meritava; ma la cruda realt\u00e0 venne coperta sotto densi strati di cortine fumogene, perch\u00e9, altrimenti, sarebbe caduta l&#8217;aura ideale della quale le classi dirigenti s&#8217;erano ammantate, nel compiere la conversione di centottanta gradi dal fascismo all&#8217;antifascismo, dalla dittatura alla democrazia, dal nazionalismo all&#8217;americanismo e al suo braccio armato e ideologico, l&#8217;atlantismo. Sposando la tesi di Churchill, che un solo uomo era stato colpevole di tutto &#8212; Mussolini -, magari insieme a pochi altri, ma che insomma il fascismo, come disse Croce, era stato una sorta di calata degli Hyksos, un&#8217;irruzione barbarica che passa senza lasciar tracce, come un&#8217;improvvisa e violenta malattia, le nuove classi dirigenti (<em>nuove<\/em> si fa per dire: erano piene e strapiene di vecchi nomi, tutti agilissimi nel fare il salto della quaglia per balzare sul carro del vincitore), esse legittimavano se stesse e si rifacevano a buon mercato quella verginit\u00e0 politica della quale avevano bisogno. Ci hanno provato tutti e ci sono riusciti brillantemente quasi tutti: solo il re e la dinastia non ci sono riusciti, sia per la loro personale imbecillit\u00e0, sia per un concorso di circostanze esterne: i veri vincitori, cio\u00e8 gli Alleati, non si fidavano pi\u00f9 dei Savoia, per cui era inevitabile che se ne dovessero andare. Avevano cercato di farlo capire a Vittorio Emanuele III in tutti i modi, perfino con l&#8217;arma della villania, come quando il generale Mac Farlane si era presentato da lui in maniche di camicia e calzoncini corti, col deliberato proposito di offenderlo; ma il vecchio aveva mandato gi\u00f9 anche quella umiliazione (tanto, dopo l&#8217;8 settembre, ci era abituato) e aveva fatto del suo meglio per perdere la corona non solo per s\u00e9, ma anche per Umberto, ritardando scioccamente l&#8217;abdicazione e tirando in lungo la luogotenenza, fino a bruciarsi tutte le carte buone che aveva ancora in mano. La Germania, del resto, era stata trattata ben pi\u00f9 duramente dell&#8217;Italia: divisa addirittura in quattro, e sul punto di venir trasformata in un Paese a economia agro-pastorale, secondo i feroci piani di vendetta dell&#8217;ebreo Morgenthau.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, nessuno sa auto-ingannarsi e auto-illudersi pi\u00f9 e meglio degli italiani, quando ci si mettono di buona lena, cio\u00e8 quando ne hanno la convenienza; perch\u00e9, se non ce l&#8217;hanno, sono uno dei popoli pi\u00f9 smaliziati e impietosamente critici al mondo, fino al limite del cinismo. Addirittura, quando fin\u00ec la Guerra fredda, con la caduta del Muro di Berlino e, poi, la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, ci furono delle anime belle, ancora immerse nella dolce favola della solidariet\u00e0 europea e della leale collaborazione fra le nazioni, le quali si chiesero cosa mai ci stesse ancora a fare l&#8217;Alleanza atlantica, e perch\u00e9 non venisse sciolta, come la logica avrebbe voluto: visto che non c&#8217;era pi\u00f9 il nemico&#8230; Ma di un nemico, anzi, di un Nemico con la maiuscola, di una minaccia permanente ai Valori del Mondo Libero, i vincitori anglosassoni (doppiamente vincitori: della Seconda guerra mondiale nel 1945, della Guerra fredda nel 1991) avevano comunque bisogno, tanto \u00e8 vero che non persero tempo a crearlo addirittura: <em>Al Qaida,<\/em> il terrorismo islamico, l&#8217;11 settembre, eccetera. Nella loro stupidit\u00e0, non videro che il nemico c&#8217;era per davvero, e stava facendo passi da gigante: la Cina comunista o, piuttosto, postcomunista, con la sua economia in rapidissima ascesa. Ed ecco una serie di guerre apparentemente inspiegabili, su scenari sempre pi\u00f9 &quot;sbagliati&quot; (in realt\u00e0, esattissimi), dall&#8217;Afghanistan all&#8217;Iraq, dalla Libia alla Siria: sempre volute dalla coppia di ferro Stati Uniti-Gran Bretagna, e sempre con gli altri Stati europei al rimorchio, pi\u00f9 o meno di buon grado. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, che pure aveva partecipato a una serie di spedizioni militari &quot;di pace&quot;, dal Libano alla Somalia (e prima ancora nel Congo, dove alcuni nostri aviatori erano finiti mangiati vivi), \u00e8 arrivato, alla fine, il momento in cui la Favola Bella si \u00e8 incrinata irreparabilmente ed \u00e8 andata in frantumi. Quel che non avevano insegnato agli italiani n\u00e9 le vicende di Trieste, fino a 1954; n\u00e9 la fine di Mattei, di Moro e di Craxi; n\u00e9 il coinvolgimento dei servizi segreti americani (e israeliani) nelle stragi degli anni di piombo, e, infine, neppure il proditorio attacco alla Libia del 2011 (che fu, a tutti gli effetti, un attacco contro l&#8217;Italia), e il successivo colpo di stato della finanza internazionale che costrinse alle dimissioni il governo Berlusconi, gli italiani lo hanno appreso, definitivamente e inequivocabilmente, dal Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno 2018. La storia dir\u00e0 che \u00e8 stato allora che la Favola Bella si \u00e8 dissolta e gli italiani, anche i pi\u00f9 ingenui, e, quel che pi\u00f9 conta, anche gli uomini di governo, peraltro legittimati da un preciso mandato popolare (ci\u00f2 che non accadeva dal 2011), hanno dovuto prendere atto che di una favola si trattava; che le relazioni fra gli Stati europei avevano seguito, dopo il 1945, esattamente le stesse linee guida anteriori al 1939, con la sola differenza che le guerre non si erano pi\u00f9 fatte con gli eserciti, ma con la finanza; che l&#8217;eterno egoismo francese, la gretta stupidit\u00e0 tedesca, l&#8217;astuta perfidia britannica, erano tali e quali quelle che avevano gi\u00e0 svolto un ruolo decisivo nello scoppio dei due conflitti mondiali; che ciascuno aveva sempre seguito, e continua a seguire, il proprio egoismo nazionale, nella maniera pi\u00f9 spudorata, all&#8217;ombra delle frasi gentili e della diplomazia fasulla di Bruxelles; e, pi\u00f9 ancora, che gli Stati si erano trasformati in agenzie di <em>import<\/em> ed <em>export<\/em> per gli interessi finanziari delle grandi banche, a cominciare dalla Banca Centrale Europea, banca privata, privatissima (ad onta del nome), nei cui interessi non ci sono mai stati il lavoro, il benessere, le pensioni, la scuola e la tutela degli interessi dei cittadini e dei popoli europei.<\/p>\n<p>Il primo a rendersene conto deve essere stato il nuovo capo del governo, Giuseppe Conte: una persona pulita, che non viene dai giochi di palazzo e che si \u00e8 accinto al suo compito con autentico spirito di servizio verso il popolo del quale \u00e8 stato chiamato a difendere gli interessi. La cosiddetta emergenza dei migranti \u00e8 una di quelle congiunture croniche e semi-permanenti che consente di misurare la differenza che esiste, in Europa, fra le chiacchiere e i fatti. Che l&#8217;Italia sia stata lasciata da sola e che abbia dovuto sobbarcarsi oneri pesantissimi, questo a parole lo riconoscevano tutti; e l&#8217;hanno riconosciuto anche i due <em>partner<\/em> europei di maggior peso, Macron e Merkel, coi quali Conte, giustamente, aveva avuto degli incontri preliminari, proprio per preparare il terreno alla richiesta italiana di rivedere la Convenzione di Dublino. Ma al <em>summit<\/em> di Bruxelles del 28 e 29 giugno scorsi, anche Conte, insieme a sessanta milioni d&#8217;italiani, ha dovuto prendere atto che n\u00e9 Macron, n\u00e9 Merkel, n\u00e9 alcun altro, in Europa (e tanto meno gli &quot;amici&quot;, a cominciare da Tajani) tengono nel minimo conto le assicurazioni e le promesse verbali; che ciascuno \u00e8 ferocemente preoccupato di difendere il proprio tornaconto, anche solo di bottega, come la Merkel, impegnata solo a salvaguardare il suo traballante governo; che nessuno, assolutamente nessuno, in Europa, ha mai creduto seriamente, neanche per un momento, che i problemi comuni, come le migrazioni, siano davvero comuni, fino a quando i singoli Stato trovano il modo di tutelarsi da s\u00e9, scaricando oneri e rischi su qualcun altro. Per cui il cerino in mano era stato sempre dell&#8217;Italia, la quale \u00e8 vissuta, per una ventina d&#8217;anni, nella beata illusione che si trattasse di una situazione temporanea, di una contingenza destinata a finire, perch\u00e9 gli altri Paesi, prima o poi, si sarebbero fatta avanti e avrebbero assunto ciascuno le proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il merito di aver strappato l&#8217;ultimo velo della Favola Bella, che serviva unicamente a far passare da minchioni sessanta milioni d&#8217;italiani, \u00e8 soprattutto di Matteo Salvini e della Lega. Se lui non avesse puntato i piedi sulla questione dei migranti, dei porti e soprattutto delle ONG, scoperchiando la pentola e mostrando a tutti le colossali menzogne e ipocrisie sulle quali nessuno aveva mai volto gettare uno sguardo, la commedia sarebbe proseguita ancora, e l&#8217;Italia avrebbe continuato ad essere <em>cornuta e mazziata<\/em>. Ora, finalmente, le cose sono state mese in chiaro. Macron \u00e8 solo un cinico egoista e uno spudorato mentitore: lui, che ha chiuso da un pezzo i porto francesi, viene a far la morale agli italiani, per la loro mancanza di umanit\u00e0 e di solidariet\u00e0 verso mi poveri migranti. La Merkel \u00e8 un cadavere ambulante: ormai le importa solo di salvare la sua quarta poltrona di cancelliere, tutto il resto non conta, chi se ne frega dell&#8217;Europa; tanto pi\u00f9 che la Germania, col suo colossale surplus commerciale (in barba a tutte le regole dell&#8217;Unione Europea) \u00e8 il solo Stato che ci guadagna da <em>questa<\/em> Europa, ed \u00e8 il solo Stato che, secondo giustizia e secondo verit\u00e0, se ne dovrebbe uscire; ma ha troppa convenienza a rimanerci, per farsi pagare i conti dalla Grecia, dalla Spagna e dall&#8217;Italia. Gli inglesi, che non avevano mai cambiato la sterlina con l&#8217;euro, hanno gi\u00e0 fatto vedere quanto importa loro dell&#8217;Europa. Polonia, Ungheria e gli altri Stati del gruppo di Vi\u0161egrad giocano per conto proprio. La Grecia \u00e8 distrutta; la Spagna \u00e8 pronta a vendersi alle banche francesi e tedesche per mendicare un po&#8217; di credito, e cerca di farsi bella accogliendo un paio di navi di migranti (dopo che l&#8217;Italia ne ha accolte a centinaia, senza ricevere ringraziamenti da alcuno). Ecco: da Giuseppe Conte all&#8217;ultimo italiano, finalmente una cosa \u00e8 apparsa chiara: che la Seconda guerra mondiale non \u00e8 mai finita, solo ha preso delle forme &quot;civili&quot; e &quot;democratiche&quot;; che Francia e Germania continuano a giocare alle primedonne, senza aver imparato assolutamente nulla dalla storia (la Francia dalla sua disfatta, la Germania dalle sue inutili vittorie), perch\u00e9, come oggi direbbe Clausewitz, invertendo, per la propriet\u00e0 transitiva, il suo celebre aforisma, <em>la pace \u00e8 la prosecuzione della guerra con altri mezzi<\/em>. Logico, del resto: la seconda guerra mondiale \u00e8 stata solo la prosecuzione della Guerra Civile europea, iniziata nel 1914 (o, se si preferisce, nel 1792: e a dichiararla fu la Francia rivoluzionaria all&#8217;Europa dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em>), che prosegue tuttora e non \u00e8 mai finita, nonostante le parole altisonanti di Schumann, Adenauer e De Gasperi, parole buone per i gonzi, e infatti gli unici a crederci a lungo, troppo a lungo, sono stati i gonzi italiani. La lezione di Bruxelles del 28 e 29 giugno 2018 non \u00e8 tuttavia solo questa: non \u00e8 solo che ciascuno Stato deve riprendersi la sua libert\u00e0 d&#8217;azione, e, se possibile, la sua sovranit\u00e0 monetaria, perch\u00e9 l&#8217;Unione Europea \u00e8 solo una creazione artificiosa e parassitaria dei banchieri e dei burocrati, e non ha niente a che fare col progresso, la pace e la giustizia. C&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra lezione, ancora pi\u00f9 importante: che i popoli possono ancora contare qualcosa e costringere i propri governi a difendere i loro interessi, combattendo contro il mostruoso egoismo delle banche, contro il potere finanziario che vorrebbe la distruzione dell&#8217;Europa, la sua sommersione sotto il peso dell&#8217;invasione islamica camuffata da accoglienza, e l&#8217;asservimento dei suoi lavoratori sotto il peso di un debito pubblico creato ad arte dalle banche per ricattare in permanenza i popoli e rapinarli nel lavoro e nei risparmi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di solito \u00e8 un momento assai triste quello in cui le favole si dissolvono davanti alla cruda realt\u00e0: i bambini ci restano malissimo, ed \u00e8 comprensibile.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26298","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26298","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26298"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26298\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26298"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26298"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26298"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}