{"id":26274,"date":"2022-01-23T11:27:00","date_gmt":"2022-01-23T11:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/23\/la-cabala-e-una-mistica-si-ma-alla-rovescia\/"},"modified":"2022-01-23T11:27:00","modified_gmt":"2022-01-23T11:27:00","slug":"la-cabala-e-una-mistica-si-ma-alla-rovescia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/23\/la-cabala-e-una-mistica-si-ma-alla-rovescia\/","title":{"rendered":"La Cabala \u00e8 una mistica? S\u00ec, ma alla rovescia"},"content":{"rendered":"<p>La Cabala: che cos&#8217;\u00e8? \u00c8 una mistica? \u00c8 una filosofia? \u00c8 una dottrina esoterica? Ci sembra importante capirlo, visto l&#8217;enorme influsso da essa esercitato, sia pure in maniera sotterranea, sul pensiero e sulla cultura di matrice cristiana nel corso di lunghi secoli. Per introdurre il nostro discorso, citiamo una pagina del saggio di Mauro Perani, gi\u00e0 professore straordinario di ebraico presso l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, nonch\u00e9 presidente della European Association for Jewish Studies (EAJS), <em>La mistica ebraica<\/em> (nei quaderni di <em>Credere<\/em>, n. 3 del 2003, Ebraismo, pp. 114-117):<\/p>\n<p><em>La Qabbal\u00e0h ebraica solo con le necessarie distinzioni pu\u00f2 essere definita una &quot;mistica&quot;. Se con questo termine noi intendiamo un processo di annichilimento del&#8217;essere umano e il suo perdersi, assorbito dalla divinit\u00e0, secondo un&#8217;accezione comune della mistica cristiana, allora il termine &quot;mistica&quot; si adatta a fatica a definire la Qabbal\u00e0h ebraica, perch\u00e9 essa \u00e8 essenzialmente un sistema di dottrine esoteriche relative alle relazioni spirituali che regolano le emanazioni delle energie divine che scendono nel mondo, il loro effetto positivo su di esso, e il loro ritorno o risalita nella sfera superiore dell&#8217;intima vita divina, a cui il cabalista (mequbb\u00e0l) contribuisce in maniera decisiva mediante azioni, riti, preghiere e l&#8217;osservanza dei precetti della Tor\u00e0h. Lungi dall&#8217;annientare la personalit\u00e0 umana del mistico per assorbirla nella divinit\u00e0, la mistica ebraica esalta l&#8217;individualit\u00e0 e l&#8217;azione umana del cabalista, della quale, in qualche modo, Dio stesso ha bisogno. Dunque la Qabbal\u00e0h \u00e8 piuttosto un sapere segreto relativo ai misteri nascosti della vita divina, ossia una vera e propria &quot;teosofia&quot;, piuttosto che un&#8217;ascesa mistica verso le altezze del divino, mediante l&#8217;annullamento dell&#8217;essere umano (bitt\u00f9l ah-Y\u00e8sh), secondo lo schema classico della mistica cristiana e di altre concezioni mistiche. Questa idea \u00e8 rilevabile solo in alcune tendenze della Qabbal\u00e0h ebraica. Inoltre, non \u00e8 elemento caratterizzante la Qabbal\u00e0h un ascetismo e uno spirito di rinuncia alle realt\u00e0 di questo mondo, e neppure alcuna forma di fuga dal mondo, ch\u00e9 al contrari oil mistico ebreo realizza piuttosto il suo ideale vivendo pienamente la sua realt\u00e0 umana e immergendosi nelle realt\u00e0 terrestri, piuttosto che rifuggendo da esse. Ne \u00e8 un esempio il rapporto del mistico ebreo con la sfera della sua sessualit\u00e0 che (&#8230;), lungi dal costituire un ostacolo alla &quot;unio mystica&quot;, ne \u00e8 in un cero senso una via privilegiata. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Se volessimo proporre una definizione della dottrina esoterica ebraica, potremmo dire che essa \u00e8 un sistema simbolico di significati relativi ai rapporti nascosti che regolano l&#8217;interazione fra mondo divino e quello umano, attraverso un processo discendente in cui la divinit\u00e0, in qualche modo, si deve contrarre per far posto al creato, con la conseguente comparsa del male; quindi Dio si manifesta attraverso dei processi di emanazione, con i quali egli crea il mondo. Ma, a causa di questa discesa, la stessa luce divina si \u00e8 oscurata e frammentata, disintegrandosi in infinite scintille di luce che si sono mescolate con le tenebre. Il cabbalista, attraverso la speculazione teosofica e il compimento di atti teurgici, fra cui l&#8217;osservanza dei precetti, compie una specie di spigolatura delle scintille di luce disperse nelle tenebre del creato, le riunifica, reintegrando in tal modo la dispersione della luce divina causata dal processo di &quot;contrazione&quot; (tzimtz\u00f9m) a cui Dio ha volto sottoporsi per fare posto al creato, e fa affluire verso l&#8217;alto, nella sfera divina le energie che egli stesso ha contribuito a riparare, attraverso un processo di restaurazione (tiqq\u00f9n), che reintegra la divinit\u00e0 nella sua pienezza. Il concetto di una contrazione della divina presenza (shekin\u00e0h) \u00e8 gi\u00e0 presente nella letteratura midrashica (ad es. il &quot;Midr\u00e0sh ha-ne&#8217;el\u00e0m&quot;, o Midrash nascosto), e viene ripresa da Nachmanide nel sec. XIII: Mosheh Cordovero (1522-1570) uno dei pi\u00f9 grandi cabbalisti del sec. XVI, esprime con queste parole il concetto in esame: \u00abL&#8217;emanazione \u00e8 il luogo della sua presenza, in cui egli si contrasse per mostrare alle genti la propria gloria, cosicch\u00e9 ne potessero intuire, sebbene solo in parte, la grandezza\u00bb. Il concetto di tzimtz\u00f9m diventa centrale nel pensiero del pi\u00f9 importante mistico del XVI secolo: Isac Luria (1534-1572). (&#8230;) Secondo la cosmogonia cabbalistica di Luria, in seguito al processo di contrazione, la luce divina, come un liquido sui raccolse in vasi, corrispondenti alle varie sefir\u00f2t; mentre i vasi delle emanazioni pi\u00f9 alte e vicine a Dio, ressero nel contenere queste possenti energie divine, quelli inferiori non ne furono capaci e si ruppero, sicch\u00e9 i frammenti di luce si dispersero nelle tenebre del mondo terreno. Allora il processo fu ripetuto emanando una luce pi\u00f9 attenuata, che questa volta i vasi inferiori seppero contenere. Ma i frammenti dei primi vasi spezzatisi tennero prigioniere le scintille di luce, rinchiuse come dentro delle scorze chiamate qelipp\u00f2t; esse costituiscono delle forze del male, che saranno eliminate attraverso il processo di restaurazione o tiqq\u00f9n. Come si vede, nella concezione cabalistica il male \u00e8 una necessaria conseguenza del processo di manifestazione di Dio mediante emanazioni e del processo creativo, ed esso risulta condizione imprescindibile per la stessa manifestazione del bene. Al processo di reintegrazione della pienezza della divinit\u00e0, e di eliminazione del male mediante la raccolta della luce divina nascosta nelle tenebre, l&#8217;opera dell&#8217;uomo \u00e8 indispensabile: solo lui \u00e8 in grado di raccogliere le scintille di luce disperse nelle tenebre e liberarle verso l&#8217;alto perch\u00e9 si riuniscano alla luce divina.<\/em><\/p>\n<p>Tali l&#8217;origine, la natura e le prospettive della Cabala, almeno nelle sue linee di fondo e nei suoi esponenti pi\u00f9 qualificati: anche se in forma succinta, questo brano contiene una sintesi obiettiva di essa. E ora domandiamo: se non fossimo stati condizionati e addestrati da decenni d&#8217;ideologia dominante a guardare con sacro rispetto tutto ci\u00f2 che viene da quell&#8217;ambito culturale; se dovessimo limitarci a giudicare da noi stessi, con mente sgombra di pregiudizi, potremmo non vedere che si tratta di favole banali, a volte grossolane, a volte sacrileghe, volte non tanto a spiegare l&#8217;origine del mondo e quella del male (i cabalisti erano presenti al fatto, visto che ne parlano con tale dovizia di particolari e sfoggio di competenza?), bens\u00ec a ritagliare per l&#8217;uomo, e non per l&#8217;uomo in generale, ma per quel particolare tipo umano che \u00e8 il cabalista, un ruolo di tutto rispetto nel contesto della creazione. Di pi\u00f9: per assegnargli, cio\u00e8 per assegnare a se stessi, un ruolo addirittura indispensabile, che ne fa non solo degli aiutanti di Dio, ma, in un certo qual senso, degli d\u00e8i essi stessi? Infatti se Dio ha bisogno di loro, perch\u00e9 senza di loro la creazione precipiterebbe nel caos e il male sarebbe scatenato, allora Dio non \u00e8 pi\u00f9 il Signore Unico e Onnipotente, ma una sorta di <em>primus inter pares<\/em>; e i <em>pares<\/em> sono appunto gli uomini, o meglio quegli uomini che, in virt\u00f9 dei loro studi, delle loro meditazioni e soprattutto della loro audacia intellettuale, hanno compreso il grande arcano: che Dio, senza di loro \u00e8 un Dio impotente e dimezzato; che non sa condurre a buon fine la sua stessa creazione; e che essi, pertanto, meritano di esser considerati non dei semplici uomini, delle semplici creature, ma qualcosa di pi\u00f9: delle divinit\u00e0 in potenza, il cui ruolo nel contesto dell&#8217;ordine divino \u00e8 tanto necessario quanto quello dello stesso Creatore.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine. C&#8217;\u00e8 un Dio creatore, nella visione cabalistica? A noi pare di no. C&#8217;\u00e8 una progressiva emanazione del divino (del divino, non di Dio: si faccia attenzione alle parole, perch\u00e9 il trucco sta proprio nella voluta indeterminatezza del linguaggio), talmente progressiva e talmente pasticciona, con tanto di riprova dell&#8217;atto creativo avendo constato che i &quot;vasi&quot; inferiori non ce la fanno a contenere la luce divina, che non si riesce proprio, neppure con la migliore buona volont\u00e0, a vedere in ci\u00f2 n\u00e9 la Persona del Dio unico, n\u00e9, meno ancora, l&#8217;atto volontario e intenzionale, pienamente gratuito e perci\u00f2 pienamente amorevole, della creazione del mondo. Che razza di divinit\u00e0 \u00e8 quella che non sa fare bene i suoi calcoli; che sceglie delle modalit\u00e0 di creazione, anzi per meglio dire di emanazione, da creare il male senza averlo voluto? Intanto, per\u00f2, un altro punto essenziale \u00e8 acquisito a favore dell&#8217;uomo: il male non \u00e8 entrato nel mondo per colpa dell&#8217;uomo, ma per colpa di Dio (ammesso e non concesso che Dio e uomo siamo realmente due realt\u00e0 distinte e ontologicamente diverse: il che \u00e8 tutto da vedere e da capire, e francamente non si capisce per nulla). Perci\u00f2 non solamente l&#8217;uomo, o meglio il cabalista, svolge un ruolo fondamentale, indispensabile, nobilissimo, qual \u00e8 quello di raccogliere le scintille di luce disperse nel mondo tenebroso e cos\u00ec eliminare le particelle di male ad una ad una, ma \u00e8 anche innocente della presenza stessa del male: la quale non ci sarebbe, se la trasmissione della luce fosse stata studiata ed effettuata con maggiore perizia. Dunque, l&#8217;uomo \u00e8 chiamato non solo a integrare, ma a correggere l&#8217;opera di Dio: e quale prova pi\u00f9 evidente della sua stessa divinit\u00e0? Non solo Dio sarebbe impotente e sconfitto se non ci fosse l&#8217;uomo; ma sarebbe l&#8217;eterno testimone della propria impotenza e della propria sconfitta, e quindi deve infinita riconoscenza all&#8217;uomo che gli toglie le castagne dal fuoco e gli restituisce la sua credibilit\u00e0 e la sua autorevolezza divine.<\/p>\n<p>Ci sarebbero moltissime altre cose da dire, sviluppando la critica in profondit\u00e0. Dio, per creare il mondo, si contrae, e cos\u00ec riesce a far posto alla materia. Ma che razza di Dio \u00e8 quello che, per creare qualcosa, si deve rimpicciolire, e mettersi da parte, come se non ci fosse abbastanza spazio per il Creatore e le creature? Questa \u00e8 una concezione puerile e del tutto materialistica di Dio: una concezione che non riesce a concepire la creazione come un atto d&#8217;amore che moltiplica le energie e non le riduce; che nulla sottrae alla perfezione e all&#8217;onnipotenza divina; e che mai e poi mai potrebbe dar luogo alla creazione del male, specie in forma involontaria. E come si fa a pensare che la luce divina, discendendo nel mondo, si oscura e perde il suo fulgore? La luce divina, se \u00e8 veramente tale, rimane sempre uguale a se stessa: non si offusca e non perde nulla di nulla. E poi, perch\u00e9 parlare di <em>discesa<\/em> nel mondo, in un mondo di tenebre? Il mondo non \u00e8 &quot;in basso&quot; rispetto a Dio; il mondo, creato <em>ex nihilo<\/em>, \u00e8 il frutto della sovrabbondanza dell&#8217;amore di Dio. Certo, anche i cristiani usano il linguaggio della luce che illumina le tenebre; ma \u00e8 un linguaggio figurato: e la Luce \u00e8 Cristo, il quale non si offusca e non perde nulla del suo divino splendore, ma chiama gli uomini a parteciparvi. Attenzione: a parteciparvi, ad accoglierlo, non a reintegrarlo; non ha bisogno di questo, il Figlio, e non ne ha bisogno il Padre. Neppure lo Spirito Santo ha bisogno di essere reintegrato dalla buona volont\u00e0 degli uomini, ch\u00e9, anzi, la sua natura \u00e8 proprio quella di venire in soccorso degli uomini, di ispirarli, guidarli, consigliarli, consolarli (Paraclito). Per cui la concezione cabalistica della creazione \u00e8 per met\u00e0 favolistica e leggendaria, e per met\u00e0 grossolanamente materialista e antropocentrica. Eppure questa concezione esprime una costante tendenza di certi spiriti poco razionali, ma in compenso molto superbi: al punto che, fra i teologi e gi sacerdoti cattolici del Novecento (si pensi solo, per fare un nome, a padre David Maria Turoldo), \u00e8 quasi un luogo comune parlare della povert\u00e0 di Dio, della sofferenza di Dio, della insufficienza di Dio, e addirittura &#8212; questa \u00e8 una delle pi\u00f9 sonore bestemmie proferite dal signor Bergoglio &#8212; che Iddio non pu\u00f2 essere Dio senza l&#8217;uomo (udienza generale del 7 giugno 2017). Il che dimostra fino a che punto idee e concetti provenienti, direttamente o indirettamente, dalla Cabala ebraica, sono penetrati nella Chiesa e hanno influenzato e storpiato il suo insegnamento. In realt\u00e0, tale penetrazione \u00e8 tutt&#8217;altro che recente, anche se \u00e8 diventata una vera e propria inondazione a partire dal Concilio Vaticano II, sull&#8217;onda della <em>Dignitatis humanae<\/em> e della <em>Nostra aetate<\/em> (ispirata, quest&#8217;ultima, o meglio addirittura redatta, dai rabbini del B&#8217;nai B&#8217;rith, con la nefasta mediazione del cardinale Bea e la benevola acquiescenza di Paolo VI).<\/p>\n<p>Avviandoci a concludere queste brevi riflessioni. La Cabala non \u00e8 una mistica, perch\u00e9 le mancano i tratti essenziali della mistica, in particolare la netta distinzione fra Creatore e creatura e fra bene e male; almeno se le parole hanno un senso. Se quella dei cabalisti \u00e8 una mistica, allora vuol dire che ciascuno \u00e8 libero di usare le parole come gli pare e piace. Essa \u00e8 piuttosto un insieme di dottrine e di speculazioni astratte, e in ci\u00f2 si differenzia anche dalla filosofia e dalla teologia, perch\u00e9 filosofia e teologia procedono seguendo il metodo razionale e la logica classica. Dunque, la Cabala non \u00e8 n\u00e9 una mistica, n\u00e9 una filosofia o una teologia. Che cos&#8217;\u00e8, allora, scendendo dalla sfera delle sue grandiose astrazioni sul terreno concreto? A cosa serve, infine? A noi pare che si tratti in definitiva di un sistema di magia cerimoniale. Il cabalista, come il mago, si sente investito della missione di squarciare il velo del mistero cosmico e svolgere un ruolo attivo, da protagonista, nella scena della creazione. Non vuole contentarsi dello statuto di creatura: pretende per se stesso qualcosa di pi\u00f9. Non solo vuole prendere in mano il proprio destino, ma vuole giocare una parte decisiva nel processo cosmico del rapporto fra la creazione e le creature; vuole definire per se stesso una funzione salvifica, soteriologia, il che gli permette di salire parecchi gradini rispetto allo statuto semplicemente umano e porsi quasi al livello di Dio. Vi ricorda qualcosa, tutto ci\u00f2? A noi ricorda il peccato d&#8217;invidia e di superbua del primo uomo, che volle divenire immortale ed essere come Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cabala: che cos&#8217;\u00e8? \u00c8 una mistica? \u00c8 una filosofia? \u00c8 una dottrina esoterica? 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