{"id":26272,"date":"2007-06-03T02:09:00","date_gmt":"2007-06-03T02:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/03\/la-bestia-del-gevaudan-enigma-irrisolto-della-criptozoologia\/"},"modified":"2007-06-03T02:09:00","modified_gmt":"2007-06-03T02:09:00","slug":"la-bestia-del-gevaudan-enigma-irrisolto-della-criptozoologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/03\/la-bestia-del-gevaudan-enigma-irrisolto-della-criptozoologia\/","title":{"rendered":"La &#8216;bestia&#8217; del G\u00e9vaudan, enigma irrisolto della criptozoologia"},"content":{"rendered":"<p><em>Fra il 1764 e il 1767 i boschi e i pascoli della regione del G\u00e9vaudan (corrispondente, pi\u00f9 o meno, all&#8217;odierno dipartimento della Loz\u00e8re, tra le Cevenne e il massiccio Centrale) pi\u00f9 di cento esseri umani vennero uccisi e sbranati da una terribile e inafferrabile &#8216;bestia&#8217;, che sembrava agire con astuzia pi\u00f9 che animale. Neppure l&#8217;intervento di un corpo scelto di archibugieri del re, inviati da Luigi XV, riusc\u00ec ad arrestare le stragi. Frattanto serpeggiava e andavano crescendo delle supposizioni, delle voci, secondo le quali la &#8216;bestia&#8217; non era non poteva essere solo un grosso lupo o un branco di lupi; molti, troppi indizi portavano ad altre conclusioni, davanti alle quali la ragione pareva arretrare, inorridita.<\/em><\/p>\n<p><em>Proviamo a qui a rievocare quella lontana pagina di storia che, anche recentemente, ha tornato a far parlare di s\u00e9 grazie ad un film di Christophe Gans,<\/em> Le pacte des loups, <em>una co-produzione franco-tedesca apparsa sugli schermi cinematografici nel 2001, animato dalla coppia diabolica Vincenti Cassel- Monica Bellucci. Altrettanto rumore ha fatto la comparsa, nelle librerie, del romanzo omonimo di Pierre Pelot (tradotto in Italia dall&#8217;Editore Frassinelli), nonostante la qualit\u00e0 non eccelsa della scrittura (che risente fortemente dello stile proprio della sceneggiatura cinematografica e televisiva). Ma sia il libro che il film offrono una &#8216;soluzione&#8217; del mistero che non convince. Pi\u00f9 si leggono le antiche cronache del G\u00e9vaudan, infatti, pi\u00f9 ci si convince che dietro la &#8216;bestia&#8217; (mai identificata con sicurezza scientifica) vi erano, s\u00ec, probabilmente, una reg\u00eca umana, ma forse anche qualche cosa d&#8217;altro&#8230; qualcosa che sfida tuttora la nostra ragione strumentale e calcolante, convinta di aver sempre sottomano la risposta giusta per ogni interrogativo.<\/em><\/p>\n<p>Fiumi d&#8217;inchiostro sono stati versati sulla &#8216;bestia&#8217; del G\u00e9vaudan, tipico enigma irrisolto della criptozoologia che continua a interrogarci, da una distanza di due secoli e mezzo, e a sfidare le nostre certezze in fatto di scienze naturali non meno che di scienza storica. I fatti sono abbastanza noti, anche perch\u00e9 quella pagina oscura della storia &#8216;minore&#8217; (il G\u00e9vaudan era una regione agricola e arretrata della Francia occitanica) \u00e8 stata recentemente fatta rivivere da un film e da un libro egualmente fortunati anche se, nel complesso, poveri di reali meriti artistici. Per quanti, tuttavia, non la conoscessero, vogliamo rievocarla a partire da un essenziale ma sostanzialmente fedele resoconto apparso sulla rivista <em>Historia<\/em> dell&#8217;editore Cino del Duca di Milano, trentasette anni fa (numero 4 del 1970, p. 6), senza la firma dell&#8217;autore (forse l&#8217;allora direttore Alberto Tagliati) col titolo <em>La \u00abbestia\u00bb del G\u00e9vaudan.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Agli inizi di giugno dell&#8217;anno 1764 nel villaggio di Langogne, nella contea di G\u00e9vaudan, in Francia, una donna se ne stava tranquillamente pascolando il suo gregge appena al di fuori el caseggiato, quando fu attaccata da una bestia dall&#8217;aspetto spaventoso. I cani da pastore, alla vista dell&#8217;animale, presi da terrore non fecero neppure una mossa in difesa della loro padrona; fuggirono di gran corsa. Alcuni buoi, al contrario, si strinsero attorno a lei facendo cerchio e la salvarono, mettendo in fuga l&#8217;animale che li aveva attaccati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La donna, tremante, appena fu in grado di tornare a casa, raccont\u00f2 la sua avventura: nulla di eccezionale, se ad attaccarla in quel modo fosse stato un lupo&#8230; ma il fatto straordinario era che la \u00abBestia\u00bb &#8211; come da quel giorno si prese a chiamarla &#8211; aveva un aspetto mostruoso e terrificante. Corpo della grandezza di un asino, pelo rossiccio lungo ed arricciato, occhi che parevano mandare fiamme, una bocca immensa, zampe enormi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A sentire quella descrizione, i familiari della brava donna pensarono che la paura l&#8217;avesse indotta a vedere quello che non c&#8217;era&#8230; e la mandarono a letto a rimettersi dallo spavento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma l&#8217;indomani tutto il paese dovette ricredersi: un pastorello fu trovato sgozzato ai margini di un bosco, altre due donne furono attaccate dalla \u00abBestia\u00bb mentre erano intente ad attinger acqua al pozzo. Una ebbe la gola squarciata, l&#8217;altra si salv\u00f2 a stento e pot\u00e9 confermare il racconto della sua compaesana.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Da quel giorno, per settimane, per mesi, tutto il G\u00e9vaudan fu teatro di orrende carneficine: la \u00abBestia\u00bb colpiva all&#8217;improvviso, di giorno o di sera, nelle case o all&#8217;aperto, soprattutto donne e bambini. Li assaliva, li sgozzava, talvolta arrivava a togliere loro il cuore, il fegato, a strappar il cuoio capelluto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Furono organizzate battute di caccia, i notabili del villaggio offrirono forti somme a chi riuscisse a presentare, vivo o morto, il corpo del misterioso animale. Ma non si ottenne alcun risultato. I morti si aggiungevano ai morti. Alla fine dell&#8217;anno, pi\u00f9 di sessanta persone avevano perduto la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La notizia di questi fatti straordinari giunse naturalmente anche a Parigi. Re Luigi XV mand\u00f2 un distaccamento di valenti soldati a dar man forte ai contadini. Ma la \u00abBestia\u00bb vinse anche questa battaglia: caduta un paio di volte in un&#8217;imboscata, ferita da colpi d&#8217;arma da fuoco, riusc\u00ec sempre a fuggire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il re, messo di malumore dallo scacco subito dai suoi uomini, incaric\u00f2 allora il signor di Bauterne, suo primo archibugiere, di assumere la direzione di quelle incredibili operazioni. L&#8217;ufficiale raggiunse il G\u00e9vaudan, studi\u00f2 a lungo la situazione con i paesani, i signori locali e degli esperti che aveva portato con s\u00e9, prepar\u00f2 per settimane ei tranelli alla \u00abBestia\u00bb&#8230; pass\u00f2 notate e giorni in misteriosi appostamenti&#8230; alla fine rientr\u00f2 da una delle tante battute recando con s\u00e9 il corpo di un enorme lupo dalla pelle rossiccia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ecco la vostra \u00abBestia\u00bb &#8211; disse con aria sarcastica ai contadini acorsi a vedere l&#8217;animale ucciso. &#8211; \u00c8 solo un lupo un po&#8217; pi\u00f9 grosso degli alri&#8230; Altro che mostro! -.<\/em><\/p>\n<p><em>E se ne torn\u00f2 a Parigi con il suo trofeo, ben bene imbalsamato. Il re lo ricevette a corte con tutti gli onori, rise con lui dell&#8217;ingenua stupidit\u00e0 degli ingenui contadini del G\u00e9vaudan, lo nomin\u00f2 gran croce dell&#8217;ordine di San Luigi. E della curiosa storia non si parl\u00f2 pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma pochi mesi dopo, nel G\u00e9vaudan, al cader della prima neve altre due donne furono trovate sgozzate davanti alle loro case: sulla candida coltre, erano visibile tracce di una zampa mostruosa. La \u00abBestia\u00bb aveva colpito ancora. In alcuni mesi pi\u00f9 di quaranta persone morirono in quel modo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A Versailles il re, irritato, ordin\u00f2 che nessuno parlasse pi\u00f9 della cosa: temeva che il suo primo archibugiere, l&#8217;anno prima, l&#8217;avesse preso in giro!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fu allora che nel G\u00e9vaudan un bravo cacciatore, robusto quanto pio, Jean Chastel, dopo aver ricevuto in chiesa una particolare benedizione, part\u00ec alla caccia ella \u00abBestia\u00bb. La incontr\u00f2 sul far della sera, lungo un ruscello, dove egli si era fermato a pregare. La vide pronta a preparare il gran balzo. Imbracci\u00f2 il fucile e spar\u00f2. Colpita al centro della fronte, la bestiaccia cadde a terra priva di vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutti i bravi abitanti del G\u00e9vaudan uscirono dal lungo incubo. La \u00abBestia\u00bb era veramente un animale mostruoso, dalle proporzioni gigantesche, mezzo lupo e mezzo pantera&#8230; o qualcosa di simile. Jean Chastel pens\u00f2 che fosse necessario farla vedere al re ed esaminare da qualche studioso, a Parigi. La mise in una cassa e part\u00ec per la capitale. Ma si era d&#8217;agosto e faceva molto caldo. Quando arriv\u00f2 a corte, la bestia era in stato di avanzata putrefazione. Nessuno pot\u00e9 esaminarla, nessuno pot\u00e9 dire se gli abitanti del G\u00e9vaudan avevano veramente avuto a che fare, per tanti mesi, con un essere al di fuorid del normale.&quot;<\/em><\/p>\n<p>In lingua italiana esistono alcuni buoni studi sulla vicenda , tra i quali segnaliamo l&#8217;ottima monografia del francese Jean-Jacques Barloy <em>Animali misteriosi fra cronaca e leggenda<\/em> (tradotto dalla casa editrice Lucarini di Roma, 1987), che gli dedica un capitolo molto documentato ed altri ne dedica a &#8216;bestie&#8217; analoghe, ma meno famose, che hanno imperversati in varie epoche e in diversi paesi; e quella di Vittorio Martucci, <em>Strani animali e antiche storie<\/em> (Padova, Franco Muzzio Editore, 1997) che gli dedica anch&#8217;esso un suggestivo capitolo.<\/p>\n<p>Jean-Jacques Barloy, in particolare, ha condotto studi assai minuziosi servendosi delle tecniche moderne; con l&#8217;aiuto del calcolatore, ha steso una lista completa delle vittime documentate della &quot;Bestia&quot; (vale a dire cento morti e trenta feriti), annotando per ciascuna di esse il nome, la data, il sesso, l&#8217;et\u00e0, la localit\u00e0, il tipo di ferita, il tipo di luogo (prato, bosco, sentiero) e l&#8217;ora dell&#8217;attacco. Ma, soprattutto, ha approfondito l&#8217;indagine sulla famiglia Chastel, cui apparteneva l&#8217;uccisore della &quot;Bestia&quot;, presentato come uomo talmente pio da terminare le sue preghiere mentre gi\u00e0 essa stava per assalirlo, e da non fare fuoco prima di essersi segnato con il segno della croce. Sono emerse alcune circostanze inquietanti, tali da far pensare che proprio in seno a quella famiglia sia maturato un disegno criminale, una specie di complotto per straziare e terrorizzare la comunit\u00e0 locale, probabilmente a scopo di vendetta privata o, forse, politica (la regione delle Cevenne era stata coinvolta, qualche tempo prima, nella rivolta a sfondo religioso detta dei &#8216;Camisardi&#8217; e nella sua sanguinosa repressione). Cediamo pertanto la parola al Barloy (che, come Heuvelmans, \u00e8 uno zoologo e quindi possiede una solida formazione scientifica, che ne fa un ricercatore particolarmente esperto di questioni naturalistiche). Egli ha studiato a fondo la <em>Histoire de la B\u00eate du G\u00e9vaudan<\/em> dell&#8217;abate Poucher, pubblicata nel 1889; l&#8217;autore era nativo della regione e pare fosse stato a piedi fino a Parigi per meglio documentarsi presso la Biblioteca Nazionale. Scrive dunque lo studioso francese (op. cit., pp. 152-153):<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;11 agosto 1765, non lontano da Paulhac, una ragazza d&#8217;una ventina d&#8217;anni, Marie-Jeanne Valet e Th\u00e9r\u00e8se, sua sorella, stanno attraversando un isolotto nel mezzo di un ruscello che si getta nella Desges e percorrono il sentiero sassoso che porta da un capo all&#8217;altro dell&#8217;isola, quando la Bestia compare. Essa fa per slanciarsi contro la maggiore, ma la ragazza le sferra un colpo al petto con la baionetta che porta con s\u00e9. La Bestia, allora, manda un grido di dolore portando la zampa anteriore alla ferita, un gesto, si ammetter\u00e0, tipicamente umano, poi si getta nel fiume e si rivoltola ripetutamente nell&#8217;acqua prima di dileguarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un altro episodio strano s&#8217;era svolto alcuni mesi prima, il 2 gennaio, al Mazel de Gr\u00e8zes. Il giorno prima, un ragazzo di quattordici anni, Jean Chateauneuf, era stato divorato dalla Bestia. Ed ecco che questa compare e va a posare le &#8216;zampe&#8217; sul davanzale della finestra di casa Chateauneuf, guardando verso l&#8217;interno della casa. La famiglia \u00e8 terrorizzata, il padre, un ercole, dice a sua figlia: &#8211; Marie-Anne, vai a prendermi l&#8217;accetta! -, ed ecco che la Bestia fugge via come se avesse capito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La testimonianza di un guardiano di vacche di nome Pierre Blanc deporrebbe ancor pi\u00f9 chiaramente a favore della natura umana della Bestia, se non fosse tanto imprecisa. L&#8217;aneddoto si colloca, pare, durante l&#8217;estate del 1766, ma non si sa dove. Questo Pierre Blanc, dunque, avrebbe lottato con la Bestia per circa tre ore, di tanto in tanto, i due contendenti interrompevano lo scontro per riprendere fiato, poi si misuravano di nuovo. La Bestia lottava in piedi, ed \u00e8 cos\u00ec che Pierre Blanc avrebbe notato dei bottoni sotto il ventre: bottoni che chiudevano un abito di pelle d&#8217;animale, o semplicemente le mammelle di un mammifero femmina?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;idea che la Bestia potesse essere un uomo si era fatta gi\u00e0 strada tra gli abitanti del G\u00e9vaudan, e la semplice vista di persone un po&#8217; villose scatenava il terrore&#8230; Due donne che andavano a messa a Fournel incontrarono un uomo con una camicia abbottonata male, che lasciava intravedere dei peli abbondanti. Quale non fu il loro sollievo quand&#8217;egli, dopo averle accompagnate per un tratto di strada, finalmente se ne and\u00f2!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un&#8217;altra volta nei pressi di Saugues quattro donne cavalcavano su due cavalli. A un tratto, incontrano un uomo tutto stracciato, armato di un vecchio fucile, che asserisce di star cacciando la Bestia. Siccome una delle donne sta per cadere dal cavallo, egli la rimette ben salda in sella: lei si rende conto che ha una mano stranamente villosa. Le amazzoni continuano per la loro strada, ma giunte al villaggio di Pompeyrac, lo incontrano di nuovo: egli domanda se gradiscono essere guidate attraverso il bosco di Favart, ma le donne rifiutano. Poco dopo, sentono dire che la Bestia \u00e8 stata segnalata proprio in quel bosco&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un altro episodio aveva contribuito a precisare certi sospetti. Un certo Pailleyre soprannominato B\u00e9gou, nativo di Pontajou nei pressi di Venteuges, si sveglia nottetempo e nota con sorpresa che c&#8217;\u00e8 luce come in pieno giorno; poi si rende conto che la luna illumina la stanza. Dalla soglia della porta, scorge allora un individuo molto villoso che fa il bagno nel ruscello. All&#8217;improvviso, questi si trasforma in un animale e si slancia contro B\u00e9gou, che si barrica in fretta: ma ha riconosciuto l&#8217;uomo: \u00e8 Antoine Chastel, il figlio di Jean, il bettoliere.<\/em>&quot;<\/p>\n<p>Non \u00e8 il solo indizio che riconduce i sospetti nell&#8217;ambito della famiglia Chastel; una strana famiglia, sulla quale correvano voci inquietanti. Di Antoine si sapeva che viveva in una capanna sul Mont Mouchet e qualcuno affermava che, come un autentico uomo dei boschi, gli facevano compagnia delle bestie feroci. Si potrebbe dunque pensare che la &quot;Bestia&quot; (o le bestie, perch\u00e9 potrebbero essere state pi\u00f9 d&#8217;una) fosse un ibridi ottenuto dall&#8217;incrocio di un cane lupo con un lupo, oppure un animale importato da lontano (pare che Antoine fosse stato prigioniero dei pirati barbareschi in Africa) o, ancora, fuggito da qualche serraglio, e in qualche modo addestrato con lo scopo preciso di uccidere e terrorizzare gli abitanti del G\u00e9vaudan. In quest&#8217;ultimocaso avrebbe potuto essere una iena o un giaguaro. Forse una parte delle uccisioni compiute dalla &quot;Bestia&quot; furono commesse in realt\u00e0 da esseri umani travestiti da animali, un po&#8217; come nella setta assassina degli &#8216;uomini-giaguaro&#8217; in Africa (ne abbbaimo parlato nel nostro articolo <em>Fenomeni psichici presso i popoli primitivi<\/em>). Un caso abbastanza simile a quello immaginato, pi\u00f9 tardi, dallo scrittore inglese sir Arthur Conan Doyle nel suo celebre romanzo <em>Il mastino dei Baskerville.<\/em> A che scopo sarebbe stato ordito un piano cos\u00ec complesso, cos\u00ec diabolico e, in effetti, anche cos\u00ec rischioso per i suoi autori? Non possiamo dirlo con certezza: certo a scopo di vendetta; ma se personale, politica, religiosa o d&#8217;altro tipo ancora, probabilmente non lo sapremo mai. Conclude il barloy (op. cit., p.156):<\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec dunque i membri della famiglia Chastel avrebbero aizzato degli animali contro le persone che volevano uccidere. Ma che specie di animali? Sicuramente non dei lupi, che sarebbe stato difficile addestrare cos\u00ec: semmai degli ibridi di cane e lupo. Infatti l&#8217;animale ucciso da Jean Chastel aveva una macchia bianca sul petto. S&#8217;intuisce dunque che Chastel, forse sotto l&#8217;effetto del rimorso, avrebbe ucciso una delle sue stesse bestie. Anche il &#8216;lupo&#8217; di A, de Beauterne aveva una macchia bianca&#8230; Del resto questi due animali sono molto strani per pi\u00f9 di una ragione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ipotesi di ibridi di cane e lupo, avanzata dallo zoologo canadese C. D. H. Clarke, \u00e8 molto interessante. Si tratta di un incrocio facile da ottenere e che, in virt\u00f9 dell&#8217;eterosi (o vigore degli ibridi) &#8211; fenomeno ben noto ai genetisti &#8211; produce animali forti e aggressivi: i cacciatori di lupi hanno utilizzato per molto tempo ibridi simili. La famiglia Chastel avrebbe potuto benissimo possedere dei mastini, i terribili &#8216;m\u00e2tins&#8217;, come venivano chiamati a quel tempo, e forse anche una iena o un orso. L&#8217;ipotesi ella iena, in particolare, \u00e8 difesa da G\u00e9rard M\u00e9natory. Una iena avrebbe potuto sopportare il clima del G\u00e9vaudan. La iena striata sopravvive nel Caucaso&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alcune delle ferite rilevate sui cadaveri, come il cuoio capelluto strappato, sembrano rappresentare il marchio dell&#8217;orso, anzi, si \u00e8 pensato pi\u00f9 in particolare all&#8217;orso labiato dell&#8217;India, gi\u00e0 a quell&#8217;epoca ricercato e mostrato in pubblico: alcune descrizioni della Bestia ricordano quest&#8217;animale. Le decapitazioni si possono spiegare col fatto che i padroni di questi animali, sopraggiungendo in un secondo momento, tagliavano la testa ai cadaveri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se i componenti della famiglia Chastel si sono accaniti in modo cos\u00ec scientifico, cos\u00ec metodico, contro gli abitanti del G\u00e9vaudan, un motivo c&#8217;era. Alcuni autori, come ben sappiamo, hanno riferito che Antoine Chastel aveva frequentato gli Ugonotti del Vivarais, i quali avrebbero potuto anche incitarlo a uccidere i cattolici: non dimentichiamo infatti che la valle della Loz\u00e8re \u00e8 stata insanguinata da lunghe lotte ra cattolici e protestanti. Ai tempi della Bestia, la guerra dei Camisardi non era poi cos\u00ec lontana: s&#8217;era svolta nelle Cevenne negli anni tra il 1702 e il 1704. Ancora nel 1752, dei curati erano stati uccisi dagli Ugonotti. Inoltre, a quanto pare, non ci furono soltanto cattolici tra le vittime; pi\u00f9 precisamente, il suo &#8216;raggio d&#8217;azione&#8217; corrisponde press&#8217;a poco alla parte cattolica del G\u00e9vaudan, senza estendersi, o estendendosi soltanto in minima parte, alle zone protestanti del Vivarais, dell&#8217;Aubrac e del G\u00e9vaudan centrale: Marvejols era una roccaforte protestante.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Prima di concludere, ci sembra opporruno riportare le ipotesi formulate con chiarezza e competenza da Vittorio Martucci (op. cit., pp. 93-95) a proposito della vera identit\u00e0 della &quot;bestia&quot;, che tengono conto, in particolare, delle descrizioni fornite all&#8217;epoca dei fatti e specialmente quella del curato di Lorci\u00e9res (riportata in G. Carbone, <em>Le peur du loup,<\/em> Parigi, Gallimard, 1991, pp. 30-35; 138-149), dalla quale si evince l&#8217;immagine un animale assai diverso da un normale lupo.<\/p>\n<p><em>&quot;1. IPOTESI DEL LUPO.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; \u00c8 l&#8217;ipotesi pi\u00f9 ovvia,, anche se quasi tutti i suoi sostenitori aggiungono che \u00e8 preferibile parlare di pi\u00f9 lupi (almeno tre) che, in successione, avrebbero seminato il panico nella zona. A favore di questa tesi sta l&#8217;elevato numero degli animali presenti allora nella regione, e il loro accrescimento in quel periodo, dovuto sia alla guerra dei sette anni, che aveva utilizzato altrove braccia ed energie, sia alle leggi sulla caccia, che riservavano ai nobili la maggior parte delle prede. Contro i lupi depongono anche le reazioni dei bovini, che, in varie occasioni, avevano salvato i giovani proprietari da morte certa: difficilmente i pacifici erbivori avrebbero lottato contro aggressori ad essi non familiari.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A questa ipotesi va ad affiancarsi quella di un ibrido selvatico lupo-cane; questo spiegherebbe la rande aggressivit\u00e0, quale conseguenza dell&#8217;eterosi, e la presenza di macchie bianche sul mantello della bestia, pi\u00f9 volte segnalata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Contro l&#8217;ipotesi dei lupi starebbero, tuttavia, gli aspetti francamente<\/em> outr\u00e9s<em>, decisamente eccessivi delle uccisioni, assolutamente estranei al modo di cacciare del carnivoro; si pensi, soprattutto, alle numerose decapitazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;2. IPOTESI DI ALTRI ANIMALI SELVATICI DELLA ZONA.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 la meno accettata, anche se la postura eretta della Bestia, cos\u00ec come descritta in molte aggressioni, potrebbe far pensare ad un orso. Qualcuno ha sostenuto con sicurezza l&#8217;opera di una lince.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;3. IPOTESI DI INTERVENTI UMANI.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8, naturalmente, la pi\u00f9 sconcertante, ma anche quella pi\u00f9 soggetta ad amplificazioni e a fraintendimenti. Per esaminarla esaurientemente, la suddivideremo in due sottoipotesi.<\/em><\/p>\n<p><em>3.1. IPOTESI DEL LICANTROPO.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La voce di un<\/em> mostro <em>umano quale autore delle stragi cominci\u00f2 a circolare molto presto, alimentata da numerose osservazioni e da inquietanti resoconti. La Bestia fu vista proteggere con la zampa una ferita che le era stata inferta, la si sorprese ad osservare, attraverso una finestra a pianterreno, l&#8217;interno di un casolare, con atteggiamento che fu giudicato<\/em> troppo umano. <em>E, infine, nel corso di un combattimento con un tal Pierre Blanc. Furono scorti strani bottoni sulla sua pelliccia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;M.me Aibuad-Farr\u00e8re parla senza mezzi termini di un uomo misterioso, conosciuto col nome di<\/em> Messire<em>, che si celava nell&#8217;abbazia di Mercoire, dalla quale si sarebbe spinto nei dintorni per compiere i suoi orripilanti delitti. La studiosa \u00e8 pronta ad affermare che egli sarebbe stato l&#8217;autore almeno dei misfatti del Vivarais, ma aggiunge di non poter fornire maggiori precisazioni sul personaggio, che sarebbe l0&#8217;antenato di un uomo politico attuale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;3.2. IPOTESI DI ANIMALI ALLEVATI E AIZZATI DALL&#8217;UOMO.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo caso l&#8217;attenzione si sposta su Antoine Chastel, figlio dell&#8217;uccisore dell&#8217;ultimo lupo. Si trattava di un misantropo, abituato a vivere nei boschi dove si mormorava allevasse ogni sorta di animali. Una simile ipotesi pu\u00f2 far scendere in campo le specie esotiche, quali iene (spesso prese in considerazione anche nelle antiche cronache), scimmie antropomorfe, orsi labiati, ghiottoni e quant&#8217;altro mai. Il movente non andrebbe cercato nel puro sadismo, ma in oscure trame religiose e politiche. Chi \u00e8 a favore della &#8216;tesi Chastel&#8217; fa rilevare come vi fosse stato un periodo di relativa calma quando l&#8217;uomo era stato imprigionato per alcuni mesi. Tutte le ipotesi, poi, che prospettano interventi programmati sembrerebbero trovar conferma (ma fino a un certo punto) in un recente esame al computer di tutta la faccenda, che rivelerebbe alcune costanti significative nella distribuzione spazio-temporale degli eventi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;4. IPOTESI DI ESSERI DIABOLICI E DI EXTRATERRESTRI-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le ipotesi<\/em> estreme <em>non sono mai mancate (si pensi alla leggenda sulla crescita dell&#8217;erba), anche con aggiornate versioni ufologiche; mancano, ovviamente, gli elementi concreti di valutazione.&quot;<\/em><\/p>\n<p>A conclusione di queste pagine sul caso della &quot;bestia&quot; del G\u00e9vaudan, ci piace riportare la descrizione dell&#8217;animale ferocissimo e misterioso che ne ha fatto il curato di Lorci\u00e8res (cit. in V. Martucci, cit., pp. 95-96), affinch\u00e9 il lettore possa tentare di farsi una propria opinione circa la natura di esso.<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;animale feroce e selvaggio ha un corpo allungato, e, quindi, due volte pi\u00f9 lungo di un comune lupo e molto pi\u00f9 alto. \u00c8 basso sui forti piedi anteriori; le zampe estremamente larghe e armate di temibili artigli la cui impronta nel terreno molle o nella neve affonda per la profondit\u00e0 di un dito. La testa \u00e8 molto grossa e molto larga; e si assottiglia terminando in un muso; la gola \u00e8 enorme, quasi sempre aperta, con denti cos\u00ec micidiali e taglienti da staccare in poco tempo la testa di una persona: in una parola, affilati come rasoi. Le orecchie sono estremamente corte, ma dritte e rialzate, gli occhi scintillanti tanto da ispirare terrore, il torace molto pi\u00f9 largo, quasi come quello di un cavallo, di svariati colori; i piedi posteriori pi\u00f9 alti di quelli davanti, senza artigli, e non lasciano impronte se non qualcosa come un calcagno. I fianchi del corpo sono rossastri, la parte inferiore del ventre bianca, il dorso nerastro, con una banda nera per tutta la lunghezza, la coda lunga, folta e sollevata. \u00c8 estremamente agile e veloce, accorto ed astuto, sa distinguere, per assalirlo, il sesso di cui \u00e8 bramoso; non soggiorna mai nei boschi, ma li attraversa quando \u00e8 inseguito. Generalmente si nasconde nei dintorni delle fattorie e nei pascoli sotto le ginestre e i ginepri e solleva la testa per esaminare la preda su cui si avventa a balzi. \u00c8 cos\u00ec astuto, come si \u00e8 detto, che da qualche tempo si \u00e8 notato che siede sull&#8217;alto di qualche roccia o altra elevazione per esaminare cosa accada nelle zone circostanti, e, quando vuole accostarsi alla sua vittima, va ventre a terra. Strisciando come un serpente; la pelle \u00e8 durissima, il pelo lungo e lucente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco all&#8217;incirca la descrizione di questo animale feroce, o, piuttosto, di questo mostro crudele, secondo il parere di numerose persone.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E conclude con questa osservazione:<\/p>\n<p><em>&quot;Secondo questa descrizione non si pu\u00f2 provare che questo animale vorace e feroce, o piuttosto questo mostro, sia un lupo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>A noi non resta che rimanere pensosi davanti a un mistero cos\u00ec intricato e cos\u00ec sinistramente affascinante. Perch\u00e9 se \u00e8 credibile l&#8217;ipotesi che in tutto l&#8217;<em>affaire<\/em> della &quot;bestia&quot; del G\u00e9vaudan , regione scabra e isolata quant&#8217;altre mai nella Francia di re Luigi XV, sia riconoscibile un disegno intelligente, allora dobbiamo realmente domandarci fin dove la malvagit\u00e0 demoniaca degli esseri umani possa arrivare. Cento vittime umane, quasi tutte donne e bambini, uccise e orrendamente straziate, con una ferocia che non esitava a infierire oltre ogni limite su quei poveri cadaveri: \u00e8 ancora un cuore <em>umano,<\/em> nel senso letterale della parola, quello che ha potuto compiacersi di una cos\u00ec orrenda carneficina? O non sar\u00e0 piuttosto quello che James Hillman, nel suo libro <em>Il codice dell&#8217;anima,<\/em> ha definito la <em>vocazione demoniaca<\/em> la quale, per la sua stessa natura intrinsecamente malvagia, \u00e8 attratta dall&#8217;innocenza? Quest&#8217;ultima considerazione spiegherebbe perch\u00e9 la &quot;bestia&quot; (o coloro che la manovravano), proprio come i satanisti nei rituali pi\u00f9 esecrandi della magia nera, prediligesse versare il sangue di bambini o di giovani donne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra il 1764 e il 1767 i boschi e i pascoli della regione del G\u00e9vaudan (corrispondente, pi\u00f9 o meno, all&#8217;odierno dipartimento della Loz\u00e8re, tra le Cevenne<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-26272","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26272","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26272"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26272\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26272"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26272"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26272"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}