{"id":26271,"date":"2022-06-03T07:27:00","date_gmt":"2022-06-03T07:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/03\/le-xxiv-tesi-del-tomismo-la-metafisica-tomistica\/"},"modified":"2022-06-03T07:27:00","modified_gmt":"2022-06-03T07:27:00","slug":"le-xxiv-tesi-del-tomismo-la-metafisica-tomistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/03\/le-xxiv-tesi-del-tomismo-la-metafisica-tomistica\/","title":{"rendered":"Le XXIV tesi del tomismo la metafisica tomistica"},"content":{"rendered":"<p>I.  La potenza e l&#8217;atto dividono l&#8217;ente in modo tale che tutto ci\u00f2 che \u00e8, o \u00e8 atto puro oppure necessariamente risulta di atto e potenza come principi primi e intrinseci.<\/p>\n<p>II. L&#8217;atto, poich\u00e9 \u00e8 la perfezione, non \u00e8 limitato se non dalla potenza, la quale \u00e8 capacit\u00e0 di perfezione. Pertanto nell&#8217;ambito in cui l&#8217;atto \u00e8 puro, non pu\u00f2 essere che illimitato e unico: ove invece \u00e8 finito e molteplice, si trova realmente composto con la potenza.<\/p>\n<p>III. Pertanto Dio in quanto \u00e8 assolutamente lo stesso\u00a0<em>esse<\/em>, sussiste in s\u00e9 unico e semplicissimo; tutte le altre cose, che partecipano dello stesso\u00a0<em>esse<\/em>, hanno una natura per la quale l&#8217;<em>esse<\/em>\u00a0\u00e8 limitato e pertanto risultano di essenza e di\u00a0<em>esse<\/em>\u00a0come principi realmente distinti.<\/p>\n<p>IV. Il termine &quot;ente&quot;, preso come il participio di esse, non si dice di Dio e delle creature n\u00e9 univocamente n\u00e9 equivocamente ma analogicamente, di un&#8217;analogia tanto di attribuzione come di proporzionalit\u00e0.<\/p>\n<p>V.  C&#8217;\u00e8 pertanto in ogni creatura una composizione reale del soggetto sussistente con le forme che la completano e queste, alla loro volta, non si comprendono se non come distinte realmente dalla sostanza.<\/p>\n<p>VI. Oltre gli accidenti assoluti c&#8217;\u00e8 anche la relazione o\u00a0<em>ad aliquid<\/em>. Bench\u00e9 l&#8217;<em>ad aliquid<\/em>\u00a0non significhi, nella sua propria ragione, una realt\u00e0 inerente alla sostanza, spesso per\u00f2 ha la sua causa nelle cose e pertanto un&#8217;entit\u00e0 reale distinta dal soggetto.<\/p>\n<p>VII. La creatura spirituale \u00e8 nella sua essenza assolutamente semplice. Ma rimane in essa una duplice composizione di essenza ed\u00a0<em>esse<\/em>, di sostanza e accidenti.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La cosmologia tomistica<\/strong><\/p>\n<p>VIII. Invece la creatura corporale \u00e8 nella sua stessa essenza composta di potenza e atto, i quali, nella sfera dell&#8217;essenza, vengono indicati con i termini di materia e forma.<\/p>\n<p>IX. Nessuna di queste due parti ha un\u00a0<em>esse<\/em>\u00a0proprio indipendente, n\u00e9 si produce o distrugge senza l&#8217;altra e ciascuna pu\u00f2 essere indicata (in senso derivato) come il principio sostanziale.<\/p>\n<p>X.  Bench\u00e9 l&#8217;estensione in parti integrali appartenga alla corporeit\u00e0, tuttavia nei corpi sostanza e quantit\u00e0 non s&#8217;identificano. La sostanza infatti, nella sua essenza, \u00e8 indivisibile non per\u00f2 come un punto matematico, ma come una realt\u00e0 diversa dalle dimensioni. La quantit\u00e0 poi, che conferisce l&#8217;estensione alla sostanza, si distingue realmente dalla sostanza ed \u00e8 un suo accidente in senso proprio.<\/p>\n<p>XI. La materia, in quanto si estrinseca nella quantit\u00e0, \u00e8 il principio d&#8217;individuazione ossia della distinzione numerica di un individuo dall&#8217;altro nella stessa natura specifica che non pu\u00f2 avere luogo negli spiriti puri.<\/p>\n<p>XII. E&#8217; in virt\u00f9 della stessa quantit\u00e0 che un corpo occupa il suo luogo e uno soltanto, comunque ci\u00f2 possa avvenire.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La psicologia razionale tomistica<\/strong><\/p>\n<p>XIII. Due sono i regni del mondo corporale: i minerali senza vita e i viventi. Nei viventi, al fine di avere nello stesso soggetto parti che muovono e altre che sono mosse, l&#8217;anima, che \u00e8 la forma sostanziale dei viventi, esige una struttura di organi ossia di parti eterogenee.<\/p>\n<p>XIV. I principi vitali (anime) della sfera vegetale e sensibile non hanno una propria sussistenza n\u00e9 una propria origine, ma sono soltanto il principio che fa essere e vivere il corpo dal quale dipendono completamente e perci\u00f2 cessano di essere con la corruzione del corpo.<\/p>\n<p>XV. Al contrario l&#8217;anima umana \u00e8 per s\u00e9 sussistente, la quale \u00e8 creata da Dio e viene infusa nel corpo che si trova nelle disposizioni richieste e per sua natura \u00e8 incorruttibile e immortale.<\/p>\n<p>XVI. La stessa anima razionale si unisce al corpo in modo da esserne l&#8217;unica forma sostanziale del medesimo, s\u00ec da conferire all&#8217;uomo di essere uomo a un tempo, e animale e vivente e corpo e sostanza ed ente. Pertanto \u00e8 dall&#8217;anima che l&#8217;uomo riceve tutti i gradi essenziali di perfezione; inoltre, l&#8217;anima comunica al corpo l&#8217;atto di essere che essa ha in s\u00e9.<\/p>\n<p>XVII. Dall&#8217;anima procedono per emanazione naturale facolt\u00e0 di due ordini: quelle organiche e quelle inorganiche; le prime, che riguardano i sensi, hanno per soggetto il composto, le seconde l&#8217;anima soltanto. Pertanto l&#8217;uomo gode di una facolt\u00e0 intrinsecamente indipendente dall&#8217;organismo.<\/p>\n<p>XVIII. All&#8217;immaterialit\u00e0 consegue necessariamente l&#8217;intellettualit\u00e0, cos\u00ec che maggiore \u00e8 l&#8217;immaterialit\u00e0 e maggiore \u00e8, di conseguenza, l&#8217;intellettualit\u00e0. L&#8217;oggetto adeguato dell&#8217;intendere \u00e8 in genere lo stesso ente. L&#8217;oggetto proprio dell&#8217;intelletto umano nel presente stato di unione \u00e8 costituito dalle quiddit\u00e0 astratte dalle condizioni materiali.<\/p>\n<p>XIX. Quindi noi riceviamo la conoscenza dalle cose sensibili. Poich\u00e9 poi il sensibile non \u00e8 intelligibile in atto, tocca ammettere nell&#8217;anima \u2011 oltre l&#8217;intelletto che intende formalmente \u2011 una facolt\u00e0 che astragga le specie intelligibili dai fantasmi.<\/p>\n<p>XX. Queste specie ci fanno conoscere direttamente gli universali; i singolari li attingiamo sia con i sensi sia anche con l&#8217;intelletto mediante la collaborazione delle rappresentazioni; alle realt\u00e0 spirituali poi ci eleviamo per analogia.<\/p>\n<p>XXI. All&#8217;intelletto fa seguito, non precede, la volont\u00e0, la quale di necessit\u00e0 tende a ci\u00f2 che l&#8217;intelletto le presenta come bene e che soddisfa appieno la sua aspirazione; ma fra i molti beni che con criterio mutevole le vengono proposti, essa sceglie liberamente. La scelta poi consegue l&#8217;ultimo giudizio pratico, ma che sia l&#8217;ultimo, ci\u00f2 dipende dalla volont\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La teologia naturale tomistica<\/strong><\/p>\n<p>XXII. Che Dio sia, non lo percepiamo con un&#8217;intuizione immediata, n\u00e9 lo dimostriamo a priori, ma propriamente a posteriori, cio\u00e8 a partire dalle cose create, argomentando dagli effetti alla causa: cio\u00e8 dalle cose che si muovono e non possono essere il principio adeguato del proprio movimento, al primo motore immobile; dalla subordinazione delle cause che si osserva nella natura, alla prima causa incausata; dalle cose corruttibili, che perci\u00f2 possono essere e non essere, all&#8217;Ente assolutamente necessario; dalle perfezioni di essere, vivere, intendere che si presentano secondo gradi di pi\u00f9 e meno, a Colui che \u00e8, vive e intende in grado supremo; infine dall&#8217;ordine dell&#8217;universo a un Intelletto separato che ha ordinato le cose, le ha ordinatamente disposte e le dirige al loro fine.<\/p>\n<p>XXIII. L&#8217;essenza divina, in quanto \u00e8 identica al suo stesso\u00a0<em>esse<\/em>\u00a0in atto, ossia in quanto \u00e8 sussistente in forza di questo\u00a0<em>ipsum esse<\/em>, viene a noi bene proposta nella sua ragione metafisica, la quale a sua volta ci d\u00e0 anche la ragione dell&#8217;infinit\u00e0 delle sue perfezioni.<\/p>\n<p>XXIV. Pertanto Dio si distingue da tutte le cose finite grazie alla purezza del suo\u00a0<em>esse<\/em>. Da questo consegue anzitutto che il mondo non ha potuto derivare se non per creazione; di conseguenza a nessuna creatura finita pu\u00f2 essere comunicabile la virt\u00f9 creativa che per s\u00e9 e anzitutto produce l&#8217;<em>ens<\/em>\u00a0in quanto\u00a0<em>ens<\/em>; infine, nessun agente creato pu\u00f2 influire sull&#8217;<em>esse<\/em>\u00a0di qualsiasi effetto se prima non \u00e8 mosso dalla Causa prima.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I. 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