{"id":26257,"date":"2022-07-20T08:26:00","date_gmt":"2022-07-20T08:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/20\/luomo-puo-vivere-senza-dio\/"},"modified":"2022-07-20T08:26:00","modified_gmt":"2022-07-20T08:26:00","slug":"luomo-puo-vivere-senza-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/20\/luomo-puo-vivere-senza-dio\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo pu\u00f2 vivere senza Dio?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo pu\u00f2 fare a meno di Dio? Pu\u00f2 vivere senza di Lui, senza curarsi di Lui, e nemmeno porsi il problema? O, peggio, pu\u00f2 vivere addirittura <em>contro<\/em> di Lui?<\/p>\n<p>La prima domanda da farsi, per rispondere a queste domande, \u00e8 se l&#8217;ateismo sia un fatto originario oppure riflesso. Se \u00e8 originario, allora fa parte della normale dialettica esistenziale, ed \u00e8 naturale regolarsi secondo il proprio punto di vista, come meglio si crede; se \u00e8 riflesso, bisogna chiedersi come, quando e perch\u00e9 sia venuto in luce.<\/p>\n<p>A noi sembra chiaro che l&#8217;ateismo, come tutte le negazioni radicali, non \u00e9, n\u00e9 potrebbe essere un dato originario della coscienza. Oltre al fatto <em>storico<\/em> che gli antropologi hanno bens\u00ec cercato, ma non hanno trovato, un solo popolo ateo, neppure fra i cosiddetti popoli primitivi, c&#8217;\u00e8 il fatto <em>logico<\/em> che non si pu\u00f2 negare ci\u00f2 che non esiste: sarebbe assurdo e contraddittorio. Si nega qualcosa che c&#8217;\u00e8, qualcosa che esiste, non qualcosa che non esiste: non qualcosa della cui inesistenza si \u00e8 intimamente persuasi. In altre parole, l&#8217;ateo nega l&#8217;assenso a qualcosa che esiste, ma che egli preferirebbe non esistesse: questo \u00e8 il vero significato della negazione. Nessuno, che sia sano di mente, si sognerebbe di negare l&#8217;esistenza dell&#8217;America, o quella della Luna, o quella del mercoled\u00ec, o quella dell&#8217;inverno; nessuno si darebbe la pena di negare i triangoli, o i numeri dispari, o le rette. Se si nega l&#8217;America, si deve per forza negare l&#8217;esistenza dell&#8217;Oceano Atlantico: bisogna ammettere che le coste dell&#8217;Europa sono bagnate direttamente dall&#8217;Oceano Pacifico; e basta prendere in mano un globo terracqueo per verificare che le cose stanno altrimenti. Se si nega la Luna, oltre a non poter spiegare cosa sia quel corpo celeste che sorge la sera e tramonta al mattino, e che, quando \u00e8 al culmine delle sue fasi, illumina debolmente, la notte, la superficie terrestre, bisogna anche negare le maree, o riconoscere che non sappiamo perch\u00e9 esse avvengano: mentre ci\u00f2 \u00e8 stato spiegato oltre ogni ragionevole dubbio proprio con l&#8217;attrazione esercitata sul nostro pianeta dal suo satellite. Se si nega il mercoled\u00ec, bisogna negare la settimana di sette giorni: il che \u00e8 impossibile. Se si nega l&#8217;inverno, si devono negare le quattro stagioni, il che \u00e8 smentito dalla esperienza immediata, senza bisogno di alcuna dimostrazione. Se si negano i triangoli, bisogna per forza negare che esistano delle figure geometriche con tre lati, il che \u00e8 illogico: tanto varrebbe negare qualsiasi figura poligonale. Se si negano i numeri dispari, si dovrebbero negare anche quelli pari, cio\u00e8 si dovrebbe negare il numero in quanto tale: assurdo, illogico e impossibile. Infine se si negano le rette, bisognerebbe negare anche le semirette e i segmenti: il che va a cozzare con la logica oltre che contro l&#8217;immagine quotidiana del mondo, che \u00e8 fatta di semirette, come un lungo viale osservato in prospettiva, o di segmenti, come il contorno dei mobili di questa stanza, o quello delle penne e delle matite che si trovano nel portapenne.<\/p>\n<p>Ma, si dir\u00e0, l&#8217;esistenza di Dio non \u00e8 evidente come quella dei viali o delle matite; e non \u00e8 neppure logica e naturale come quella dei numeri e delle figure. E perch\u00e9 no? Forse perch\u00e9 non si vede? Neanche i numeri si vedono; e neppure i giorni della settimana. Dio \u00e8, oltre tutto, un ente logico e non un ente naturale o storico: non lo pu\u00f2 &quot;vedere&quot; o dimostrare lo scienziato, n\u00e9 lo studioso di fatti storici. Ma lo pu\u00f2 &quot;vedere&quot; e dimostrare il filosofo, in particolare il metafisico: Dio \u00e8 l&#8217;essere, e l&#8217;essere \u00e8 la causa prima, la causa efficiente e la causa finale, incausata, di tutto ci\u00f2 che esiste. Questo ci dice la sana ragione naturale, laddove essa non sia viziata da sofismi, filosofemi e fumisterie preconcette: cio\u00e8 laddove non si rifiuti di fare il suo &quot;mestiere&quot;, per odio irrazionale contro Dio, ma funzioni in base ai normali principi della logica. Quelli che adoperiamo cento volte al giorno nella nostra vita quotidiana, ad esempio quando vediamo una casa e sappiamo che \u00e8 stata costruita da qualcuno in base ad un progetto; oppure vediamo un albero e sappiamo che \u00e8 nato da un seme, secondo certe modalit\u00e0 di sviluppo e di crescita, le quali hanno richiesto, a loro volta, certe condizioni di terreno, di clima, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>La nozione di Dio, pi\u00f9 o meno chiara, pi\u00f9 o meno pura, \u00e8 presente nella mente umana e appartiene alla storia di tutti i popoli e tutte le culture; la nozione opposta, cio\u00e8 la negazione dell&#8217;esistenza di Dio, \u00e8, viceversa, un fatto episodico e relativamente tardo. Di pi\u00f9: essa \u00e8 una particolarit\u00e0 della civilt\u00e0 occidentale moderna: come fenomeno sociale, \u00e8 pressoch\u00e9 irrilevante fino a tutto il secolo XVI. Solo a partire dal secolo XVII compaiono alcuni gruppi di atei e si diffondono dei centri culturali, in particolare a Parigi, dai quali si diffonde l&#8217;ateismo; prima di allora, i pochi negatori di Dio costituivano una rarissima eccezione alla regola, una minoranza pressoch\u00e9 insignificante, che suscitava scandalo e incredulit\u00e0. Potremmo anche dire che l&#8217;ateismo \u00e8 una malattia del mondo moderno, presente solo ed esclusivamente nelle societ\u00e0 occidentali o in quelle occidentalizzate (ad esempio, presso le comunit\u00e0 d&#8217;immigrati); nell&#8217;ambito culturale islamico, o induista, o ebraico (tranne che in certi ambienti cosmopoliti, tipici delle grandi citt\u00e0) l&#8217;ateismo, come fatto sociale, \u00e8 praticamente sconosciuto.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 parso utile e opportuno riprendere alcune riflessioni di un pensatore che di tale problema, l&#8217;eclisse di Dio nella civilt\u00e0 moderna, ha fatto praticamente la sua ragione di vita, di studio e di sacerdozio: il padre stimmatino Cornelio Fabro (Flumignano di Talmassons, Udine, 1911- Roma, 1995) nel suo saggio <em>L&#8217;uomo e il problema di Dio<\/em> (contenuto nell&#8217;antologia curata da Giuseppe Ricciotti, <em>Dio nella ricerca umana<\/em>, Roma, Coletti Editore, 1954, pp. 19-21):<\/p>\n<p><em>Il bambino richiama sotto molti aspetti l&#8217;uomo primitivo: quel ch&#8217;\u00e8 il bambino nell&#8217;evoluzione individuale, sembra sia il primitivo nell&#8217;evoluzione dell&#8217;umanit\u00e0; ne costituisce cio\u00e8 il primo stadio dai contenuti pi\u00f9 incerti e rudimentali. L&#8217;analogia potrebbe anche difendersi, non per\u00f2 nel senso dei positivisti e della Scuola sociologica che l&#8217;ha inventata, ma secondo il rovescio o il capovolgimento che tale tesi ha subito in questi ultimi decenni. Come ormai si ammette che i (veri) primitivi sono in possesso &#8212; non meno dei popoli civili &#8212; di un concetto assai puro di Dio e osservano i precetti fondamentali della morale naturale, si deve altrettanto dire del bambino rispetto all&#8217;adulto: il suo concetto di Dio confrontato coi concetti che il bambino ha delle altre cose, \u00e8 senza dubbio pi\u00f9 completo e consistente, bench\u00e9 tale concetto dal punto di vista scientifico sembri e sia realmente pi\u00f9 complesso ed abbia sempre i suoi lati tremendamente oscuri.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo benefico paradosso, che scandalizza la filosofia e mette a duro cimento la teologia, si continua anche nell&#8217;&quot;uomo comune&quot;, nell&#8217;adulto il quale, cresciuto in un ambiente moralmente sano, attende ai doveri urgenti della vita e non inciampa, salvo eccezioni, nei dubbi teologici. Questo non significa affatto che la teologia dell&#8217;adulto resti allo stato infantile, ma dice soltanto che i problemi, arricchiti di tutta l&#8217;esperienza degli anni, conservano la trasparenza che avevano nella prima et\u00e0. Le vicende liete e dolorose della vita non si sono contese la vittoria di una soluzione unilaterale, ma le une e le altre hanno confluito per una misteriosa coincidenza, a radicare le buone convinzioni dell&#8217;infanzia. Le anime in crisi, le profonde scosse di coscienza che possono venire nella prima giovinezza o nella prima maturit\u00e0 sono eccezioni e possono avere le cause pi\u00f9 disparate, dalle disfunzioni del sistema neuro-endocrino, alle perversioni demoniache (le &quot;crisi&quot; di perversione); come anche possono indicare le vocazioni spirituali superiori (le &quot;crisi&quot; di conversione) e portare agli slanci mistici.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 gli antichi avevano osservato che &quot;popoli atei&quot; non esistono, asserto confermato dalla moderna storia delle religioni. L&#8217;ateismo \u00e8 un fenomeno individuale, di natura sporadica e posteriore all&#8217;atteggiamento religioso, un atteggiamento involutivo e non originario come pretendeva il liberalismo ottocentesco. Egregiamente dichiara G. van der Leuuw: \u00abNon esistono popoli senza religione. All&#8217;inizio della storia non esiste alcuna forma di ateismo; la religione c&#8217;\u00e8 sempre e dappertutto\u00bb (&quot;Fenomenologia della religione&quot;, Tubinga, 1933, p. 570). Perch\u00e9, come dice il medesimo Autore, l&#8217;ateismo rappresenta nello sviluppo della coscienza umana il momento negativo, cio\u00e8 \u00abla religione della fuga\u00bb davanti a Dio, che suppone perci\u00f2 il momento positivo cio\u00e8 la religione come culto della Divinit\u00e0 padrona dell&#8217;uomo e del suo destino.<\/em><\/p>\n<p><em>Per\u00f2 l&#8217;ateismo, la possibilit\u00e0 cio\u00e8 che ha l&#8217;uomo di passare al la negazione dell&#8217;assoluto e del sacro come trascendente, mostra a suo modo il paradosso del momento teologico nell&#8217;umana esistenza, rivela cio\u00e8 la sua quasi-immediatezza nel farsi presente alla stessa coscienza infantile, ed il &quot;mistero&quot; che lo circonda e che cresce in proporzione dello sviluppo della coscienza. Nell&#8217;uomo comune l&#8217;immediatezza e la imprescindibilit\u00e0 del momento teologico e l&#8217;abisso di mistero del suo oggetto convivono senza urti e contrasti notevoli: la sua coscienza non ha perduto la tranquillit\u00e0 dell&#8217;infanzia ma con la pi\u00f9 vasta conoscenza della realt\u00e0 essa ha raggiunto un equilibrio spirituale robusto e capace di autoregolazione rispetto alle crisi che possono venire sia dal mondo interiore come da quello esteriore.<\/em><\/p>\n<p>La filosofia, diceva padre Cornelio Fabro, deve essere misericordiosa e compassionevole, perch\u00e9 ha a che fare con la fragilit\u00e0 umana. Perci\u00f2 una filosofia atea, togliendo all&#8217;uomo le basi fondamentali della vita, privandolo di ogni punto di riferimento superiore, negandogli il conforto della certezza dell&#8217;amore divino e il rasserenamento nei dolori dell&#8217;esistenza e di fronte al mistero della morte, \u00e8 una filosofia spietata, malvagia, disumana, oltre che illogica e irrazionale. La nemesi dell&#8217;uomo moderno \u00e8 aver scelto di usare il dono della ragione naturale per rivolgerlo contro il suo Creatore, per negare il rapporto creaturale, e prostituirla facendole escogitare mille falsi ragionamenti pur di escludere Dio dal proprio orizzonte esistenziale. La ragione infatti presuppone il retto uso della libert\u00e0: ma la libert\u00e0 non pu\u00f2 essere usata in maniera retta se la ragione smette di funzionare come dovrebbe e si trasforma in uno strumento di auto-accecamento e di auto perdizione. Come scrive con parole di fuoco san Paolo nella <em>Epistola ai Romani<\/em> (1,18-32), evidenziando lo stretto legame che esiste tra la follia e la superbia di non voler riconoscere il vero Dio, da un lato, e la depravazione morale, specie nell&#8217;ordine sessuale, dall&#8217;altro: perch\u00e9 quando la ragione si corrompe, l&#8217;uomo cade in balia di passioni degradanti:<\/p>\n<p><em>18\u00a0In realt\u00e0 l&#8217;ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empiet\u00e0 e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verit\u00e0 nell&#8217;ingiustizia,\u00a019\u00a0poich\u00e9 ci\u00f2 che di Dio si pu\u00f2 conoscere \u00e8 loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.\u00a020\u00a0Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l&#8217;intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit\u00e0;\u00a0<strong>21<\/strong>\u00a0essi sono dunque inescusabili, perch\u00e9, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria n\u00e9 gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si \u00e8 ottenebrata la loro mente ottusa.\u00a022<strong>\u00a0<\/strong>Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti\u00a0<strong>23<\/strong>\u00a0e hanno cambiato la gloria dell&#8217;incorruttibile Dio con l&#8217;immagine e la figura dell&#8217;uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.<\/em><\/p>\n<p><em>24\u00a0Perci\u00f2 Dio li ha abbandonati all&#8217;impurit\u00e0 secondo i desideri del loro cuore, s\u00ec da disonorare fra di loro i propri corpi,\u00a025\u00a0poich\u00e9 essi hanno cambiato la verit\u00e0 di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che \u00e8 benedetto nei secoli. Amen.<\/em><\/p>\n<p><em>26<strong>\u00a0<\/strong>Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura.\u00a027\u00a0Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo cos\u00ec in se stessi la punizione che s&#8217;addiceva al loro traviamento.\u00a028\u00a0E poich\u00e9 hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in bal\u00eca d&#8217;una intelligenza depravata, sicch\u00e9 commettono ci\u00f2 che \u00e8 indegno,\u00a029\u00a0colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagit\u00e0, di cupidigia, di malizia; pieni d&#8217;invidia, di omicidio, di rivalit\u00e0, di frodi, di malignit\u00e0; diffamatori,\u00a030\u00a0maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori,\u00a031<strong>\u00a0<\/strong>insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia<strong>.\u00a0<\/strong>32\u00a0E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cio\u00e8 gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.<\/em><\/p>\n<p>Che cosa resta da fare all&#8217;uomo moderno, dunque, se non ritornare a Dio, gettarsi in ginocchio e dirgli: <em>Padre, ho peccato contro il cielo e contro di Te! Non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio, ma trattami come uno dei tuoi servi<\/em>. Allora, forse, rientrato in se stesso, sar\u00e0 ancora in tempo non a salvare il mondo, ch\u00e9 forse \u00e8 ormai troppo tardi, ma la cosa pi\u00f9 preziosa di tutte: la sua anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo pu\u00f2 fare a meno di Dio? Pu\u00f2 vivere senza di Lui, senza curarsi di Lui, e nemmeno porsi il problema? 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