{"id":26253,"date":"2016-02-18T09:32:00","date_gmt":"2016-02-18T09:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/18\/luomo-moderno-rifiutando-la-verita-si-e-condannato-con-la-sua-stessa-intelligenza\/"},"modified":"2016-02-18T09:32:00","modified_gmt":"2016-02-18T09:32:00","slug":"luomo-moderno-rifiutando-la-verita-si-e-condannato-con-la-sua-stessa-intelligenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/18\/luomo-moderno-rifiutando-la-verita-si-e-condannato-con-la-sua-stessa-intelligenza\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo moderno, rifiutando la Verit\u00e0, si \u00e8 condannato con la sua stessa intelligenza"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile, all&#8217;uomo &#8212; all&#8217;uomo singolo, ma anche ad una intera societ\u00e0, o, addirittura, all&#8217;umanit\u00e0 nel suo complesso &#8212; impazzire per la troppa intelligenza? Posta cos\u00ec, parrebbe una domanda paradossale, o retorica, o, magari, inutilmente ironica. Invece riteniamo che essa vada posta con forza e presa con la massima seriet\u00e0: che non vi sia, in essa, nulla, ma proprio nulla, di paradossale, o di retorico, o &#8212; meno che mai &#8212; d&#8217;ironico.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 intelligenza? Non appena ci si fa questa domanda, ci si rende conto della immensa complessit\u00e0 del problema. Avevamo dato per scontato, un po&#8217; tutti, di sapere che cosa essa sia; dall&#8217;illuminismo in poi, ci \u00e8 stato detto e ripetuto, innumerevoli volte, quasi fino all&#8217;ossessione, che \u00e8 la facolt\u00e0 umana per eccellenza &#8212; come se il sentimento e la volont\u00e0 non lo fossero altrettanto; e che in essa risiede la sua grandezza, da essa discendono le sue responsabilit\u00e0, ad essa si ascrivono i progressi che l&#8217;umanit\u00e0 ha realizzato, e continua a realizzare, nel corso della sua storia. Tuttavia, quanto al darne una definizione, la cultura dominante &#8212; pur essendo, o forse appunto essendo, improntata ad un rigido razionalismo &#8212; sembra che non ne sia altrettanto sollecita, altrettanto capace e altrettanto desiderosa.<\/p>\n<p>In generale, oggi prevale una definizione di tipo biologico: l&#8217;intelligenza viene vista, da molti intellettuali (nel silenzio assordante dei filosofi), come la capacit\u00e0 di risolvere, con la massima efficacia e con il minimo consumo di risorse, problemi e situazioni nuovi. In questa definizione, ovviamente, non appare una netta distinzione &#8212; anzi, non appare affatto una distinzione &#8212; fra intelligenza umana e intelligenza animale (e, al limite, vegetale: perch\u00e9 anche le piante si trovano a dover affrontare problemi nuovi, ad esempio una prolungata siccit\u00e0, dovendo conservare se stesse, e dovendo farlo, necessariamente, con il minor dispendio di energie e di risorse); e, nello stesso tempo, si vede bene come non appaia nemmeno una vera linea di separazione fra intelligenza naturale e intelligenza artificiale; fra quella dell&#8217;uomo e quella delle &quot;macchine per pensare&quot;. Prendiamo buona nota di questa singolare contraddizione &#8212; la societ\u00e0 e la cultura che pi\u00f9 di tutte, nel corso della storia umana, hanno esaltato l&#8217;intelligenza come la facolt\u00e0 specifica dell&#8217;uomo, sono proprio quelle che non sanno distinguere fra l&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo, quella dell&#8217;animale o della pianta, e quella del computer -; e passiamo oltre.<\/p>\n<p>I Greci distinguevano fra diversi tipi d&#8217;intelligenza: dalla &quot;phronesis&quot;, che era l&#8217;intelligenza, ma anche la saggezza, e, talvolta, la prudenza; al &quot;logos&quot;, che designava la parola, il discorso, il significato, il ragionamento, la ragione, e quindi il pensiero (ma anche, secondo Heidegger, la capacit\u00e0 di conservare, accogliere, ascoltare); al &quot;nous&quot;, che indica la facolt\u00e0 non solo di pensare, ma anche, e soprattutto, di comprendere, cio\u00e8 di arrivare a vedere in profondit\u00e0 le ragioni di una cosa o di un pensiero; e cos\u00ec via. \u00c8 curioso &#8212; seconda stranezza in cui c&#8217;imbattiamo: la nostra cultura, la pi\u00f9 razionalista, almeno a parole, di quante ve ne siano state, \u00e8 quella che, per definire l&#8217;intelligenza, adopera una parola sola: il che significa, evidentemente, che le d\u00e0, volta per volta, caso per caso, delle sfumature o delle accezioni differenti. E si pu\u00f2 immaginare quanto ci\u00f2 faccia bene alla chiarezza del pensare e alla coerenza e intelligibilit\u00e0 del discorso. (Ci sarebbero anche altre stranezze dello stesso tipo, per esempio il fatto di avere una parola sola per indicare &quot;amore&quot;; questo a proposito della povert\u00e0 linguistica, che \u00e8, a monte, povert\u00e0 concettuale, o, quanto meno, eccessiva tendenza alla schematizzazione e alla generalizzazione, da parte della cultura moderna, che pure va tanto fiera della propria sottigliezza speculativa e dialettica, rispetto ad altre culture e ad altre societ\u00e0, che l&#8217;hanno preceduta; ma questo sarebbe un altro discorso, che ci porterebbe troppo lontano dal nostro assunto).<\/p>\n<p>Sia come sia, anche prendendo per buona &#8212; ma con molte riserve &#8212; la definizione di tipo biologico sopra riportata, resta il fatto che l&#8217;intelligenza, in quanto facolt\u00e0 umana, non \u00e8, di per se stessa, perfetta e immune da errori, deviazioni, stravolgimenti; come tutte le cose umane, di essa si pu\u00f2 fare un uso buono, come cattivo. Buono e cattivo, intendiamo, non solo in senso etico; ma proprio in senso &quot;funzionale&quot;, cio\u00e8 accettando l&#8217;impostazione naturalistica summenzionata. In natura, una cosa \u00e8 &quot;buona&quot; se serve allo scopo; &quot;cattiva&quot;, se lo ostacola. Ora, qual \u00e8 lo scopo dell&#8217;intelligenza? Abbiamo detto: affrontare e risolvere con successo situazioni nuove; fronteggiare il cambiamento. Il mondo in cui viviamo, le ore della nostra giornata, registrano continui cambiamenti, ora lenti e graduali, ora bruschi e improvvisi. L&#8217;intelligenza, dunque, dovrebbe aiutarci ad affrontarli, a elaborarli, a far s\u00ec che non ci spezzino, non ci travolgano. Per\u00f2, nello stesso tempo &#8212; e qui appaiono tutti i limiti della definizione naturalistica di cui sopra &#8212; possiamo definire appropriata quella forma d&#8217;intelligenza che ci consente, s\u00ec, di adattarci ai cambiamenti, restando, per\u00f2, noi stessi: vogliamo dire, conservando la parte essenziale di noi stessi, vale a dire la nostra profonda <em>umanit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Quei signori, tuttavia &#8211; ne siamo certi &#8211; non saranno d&#8217;accordo; per loro, l&#8217;umanit\u00e0 non \u00e8 qualcosa di dato, di assoluto, di &quot;metafisico&quot;; non possiede un vero statuto ontologico: \u00e8 una realt\u00e0, anch&#8217;essa, in continua evoluzione, dunque in continuo assestamento e cambiamento. Prendiamo atto della loro posizione: Pirandello, che poneva un contrasto irrimediabile fra &quot;vita&quot;, intesa come fluire incessante, e &quot;forma&quot;, intesa come cristallizzazione della vita in una serie di ruoli sociali, o di maschere, come lui le chiamava, sarebbe pienamente soddisfatto: forse non immaginava che la cultura dominante del terzo millennio sarebbe stata pirandelliana &#8212; cio\u00e8, in ultima analisi, nichilista. Da parte nostra, che nichilisti non siamo, n\u00e9 vogliamo essere, preferiamo non seguirli lungo quella strada, e, a costo di &quot;divorziare&quot; dalla corrente principale della cultura del nostro tempo, mettendoci nell&#8217;alveo di una sparuta minoranza, constatiamo di essere giunti a un punto in cui le nostre strade si biforcano irrimediabilmente. Chi non vede la differenza sostanziale fra uomo e animale, o fra uomo e computer, prosegua pure con il flusso principale, e smetta di leggere queste righe; chi la vede, ci accompagni nel nostro presente ragionamento.<\/p>\n<p>Lo spirito della modernit\u00e0 si compendia in un atteggiamento fondamentale: il rifiuto della Verit\u00e0, la ribellione contro Dio e l&#8217;odio nei confronti di coloro i quali annunciano il Vangelo, perch\u00e9 tale annunzio disturba il desiderio di auto-glorificazione e di auto-divinizzazione dell&#8217;uomo stesso, reso ebbro di orgoglio dalle sue scoperte scientifiche e dalle sue realizzazioni tecnologiche, industriali, finanziarie e intellettuali. Come \u00e8 giunta a questi esiti, la cultura moderna? Crediamo che vi sia giunta proprio per l&#8217;esaltazione acritica, totalizzante, e perci\u00f2 &quot;irragionevole&quot;, della ragione stessa: per un corto circuito dell&#8217;intelligenza. L&#8217;intelligenza, infatti, non pu\u00f2 illuminarsi da sola: \u00e8 il sentimento che la illumina; ed \u00e8 la volont\u00e0 che la dirige in una certa direzione, piuttosto che in un&#8217;altra. L&#8217;intelligenza, in altre parole, \u00e8 essenzialmente uno strumento; per fare che cosa, deve deciderlo il sentimento; e per farlo come, deve deciderlo la volont\u00e0. Una intelligenza senza sentimento \u00e8, semplicemente, anti-umana: arriva a fare cose mostruose, e senza rendersene conto. Si rivolge contro l&#8217;uomo, invece di promuovere la sua conservazione. Anche una intelligenza non sorretta, n\u00e9 accompagnata dalla volont\u00e0, diviene sommamente pericolosa: potrebbe trascinare l&#8217;uomo verso la distruzione. Quel che l&#8217;intelligenza sa fare di buono, lo sa fare perch\u00e9 ha ricevuto il benefico impulso del sentimento, che sgorga dalle profondit\u00e0 dell&#8217;anima e che non pu\u00f2 essere ulteriormente scandagliato, analizzato, spiegato e chiarito: non sino in fondo, almeno; non sino alla radice. Esso rimane mistero, come mistero \u00e8 l&#8217;illuminazione divina, che getta un raggio di luce vivissima nelle caverne dell&#8217;anima umana. Con buona pace di Freud, della psicanalisi e di gran parte della cultura moderna, convinti che la &quot;spiegazione&quot; del mistero sia a portata di mano; anzi, per dir meglio, che non vi sia proprio alcun mistero. Spetta poi alla volont\u00e0 il delicato compito di &quot;traghettare&quot; l&#8217;intelligenza verso una meta utile: che non pu\u00f2 essere, ciecamente e ostinatamente, solo quella della propria sopravvivenza. La madre che rinuncia alla sua vita per proteggere quella del figlio, non agisce per un impulso dell&#8217;intelligenza, ma del sentimento e della volont\u00e0. \u00c8 il sentimento che le fa preferire la sopravvivenza del figlio alla propria conservazione; ed \u00e8 la volont\u00e0 che la guida, la consiglia e la sostiene nel perseverare in tale scelta.<\/p>\n<p>Ma dove conduce l&#8217;intelligenza, quando si fa signora di se stessa, cio\u00e8 di una &quot;saggezza&quot; puramente ed esclusivamente umana, ribelle alla Verit\u00e0, e &#8212; dunque &#8211; ribelle a Dio, che \u00e8 la Verit\u00e0 stessa?<\/p>\n<p>Vale la pena di rileggere, ancora una volta, senza stancarsi, e di riflettervi sopra con la massima attenzione, questo passo famoso della Lettera ai Romani di san Paolo (1, 18-32; 2, 1-10), nel quale l&#8217;Apostolo descrive la condizione dell&#8217;uomo che si allontana da Dio, che rifiuta di riconoscere la Verit\u00e0 e preferisce adorare gli idoli, e che, in tal modo, pronuncia da se stesso la propria condanna, venendo abbandonato in potere dei suoi istinti malvagi (versione interconfessionale del Nuovo Testamento edita dalla Elledici, Torino e dalla Alleanza Biblica Universale, Roma, 2000):<\/p>\n<p><em>\u00abDi fatto, l&#8217;ira di Dio si manifesta dal cielo contro tutti gli uomini, perch\u00e9 lo hanno rifiutato e hanno commesso ogni specie di ingiustizia soffocando la verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Eppure ci\u00f2 che si pu\u00f2 conoscere di Dio \u00e8 visibile a tutti: Dio stesso lo ha rivelato agli uomini. Infatti, fin da quando Dio ha creato il mondo, gli uomini con la loro intelligenza possono vedere nelle cose che egli ha fatto le sue qualit\u00e0 invisibili, ossia la sua eterna potenza e la sua natura divina.<\/em><\/p>\n<p><em>Perci\u00f2 gli uomini non hanno alcuna scusa: hanno conosciuto Dio, poi si sono rifiutati di adorarlo e di ringraziarlo come Dio. Si sono smarriti in stupidi ragionamenti e cos\u00ec non hanno capito pi\u00f9 n nulla. Essi, che pretendono di essere sapienti, sono impazziti: adorano immagini dell&#8217;uomo mortale, di uccelli, di quadrupedi e di uccelli, invece di adorare il Dio glorioso e immortale.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo, Dio li ha abbandonati ai loro desideri: si sono lasciati andare a impurit\u00e0 di ogni genere fio al punto di comportarsi in modo vergognoso gli uni con gli altri; proprio loro che hanno messo idoli al posto del vero Dio, e hanno adorato e servito quel che Dio ha creato, anzich\u00e9 il Creatore. A lui solo sia la lode per sempre. Amen.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio li ha abbandonati lasciandoli travolgere da passioni vergognose: le loro donne hanno avuto rapporti sessuali contro natura, anzich\u00e9 seguire quelli naturali. Anche gli uomini, invece di avere rapporti con le donne, si sono infiammati di passione gli uni per gli altri. Uomini con uomini commettono azioni turpi, e ricevono cos\u00ec in loro stessi il giusto castigo per questo traviamento.<\/em><\/p>\n<p><em>E poich\u00e9 si sono allontanati da Dio nei loro pensieri, Dio li ha abbandonati, li ha lasciati soli in balia dei loro pensieri corrotti, ed essi hanno compiuto cose orribili. Sono ormai giunti al colmo di ogni specie di ingiustizia e di vergognosi desideri. Sono avidi, cattivi, invidiosi, assassini<\/em>. <em>Litigano e ingannano. Sono maligni, traditori, calunniatori, nemici di Dio, violenti, superbi, presuntuosi, inventori di mali, ribelli ai genitori. Sono disonesti e non mantengono le promesse. Sono senza piet\u00e0 e incapaci di amare. Eppure sanno benissimo come Dio giudica quelli che commettono queste colpe:\u00a0 sono degni di morte. Tuttavia, non solo continuano a commetterle, ma anche si rallegrano con tutti quelli che si comportano come loro<\/em><\/p>\n<p><em>Noi sappiamo che Dio pronunzia una giusta condanna contro coloro che si comportano in questo modo. Perci\u00f2, chiunque tu sia, che giudichi gli altri, non hai nessuna scusa: mente giudichi gli altri condanni te stesso, perch\u00e9 fai proprio le stesse cose che condanni. O credi forse di sfuggire al giudizio di Dio, visto che condanni negli altri quello che tu stesso fai? O forse agisci cos\u00ec, perch\u00e9 disprezzi la grande bont\u00e0, la tolleranza e la pazienza di Dio? Ma non sai che Dio usa la sua bont\u00e0 per spingerti a cambiar vita? Tu invece sei ostinato, e non sei disposto a cambiar vita. In tal modo attiri su di te la collera di Dio, per il giorno del castigo nel quale egli si manifester\u00e0 per pronunziare la sua giusta sentenza. Allora Dio ripagher\u00e0 ciascuno secondo le proprie azioni. Dar\u00e0 vita eterna a quelli che cercano gloria, onore e immortalit\u00e0 facendo continuamente il bene; manifester\u00e0 invece la sua collera e la sua indignazione contro quelli che sono egoisti e non seguono la verit\u00e0, ma ubbidiscono a tutto ci\u00f2 che \u00e8 ingiusto. Sofferenza e angoscia colpiranno chi fa il male, prima gli Ebrei e poi tutti gli altri. Ma Dio dar\u00e0 gloria, onore e pace a quanti compiono il bene, prima agli Ebrei, e poi a tutti gli altri. Dio infatti non fa differenze.\u00bb<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile, all&#8217;uomo &#8212; all&#8217;uomo singolo, ma anche ad una intera societ\u00e0, o, addirittura, all&#8217;umanit\u00e0 nel suo complesso &#8212; impazzire per la troppa intelligenza? 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