{"id":26252,"date":"2017-08-14T02:01:00","date_gmt":"2017-08-14T02:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/14\/luomo-moderno-e-ancora-capace-di-credere\/"},"modified":"2017-08-14T02:01:00","modified_gmt":"2017-08-14T02:01:00","slug":"luomo-moderno-e-ancora-capace-di-credere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/14\/luomo-moderno-e-ancora-capace-di-credere\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo moderno \u00e8 ancora capace di credere?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno ha smesso di credere in Dio: tutta la cosiddetta civilt\u00e0 moderna non \u00e8 altro che una rivolta contro Dio e una esclusione di Dio, sia dal piano della coscienza individuale, sia dal piano della storia, e quindi della politica, dell&#8217;economia, dell&#8217;arte, della scienza, eccetera. Ma come \u00e8 nato tutto questo? Come \u00e8 accaduto che l&#8217;uomo, a un certo punto, ha smesso di credere? Meglio ancora: come \u00e8 accaduto che egli ha trovato <em>impossibile<\/em> credere? Da dove hanno origine la sua ripugnanza nei confronti dell&#8217;idea di Dio, il suo sottile fastidio, la sua segreta irritazione, quando gli si parla di Dio? E come mai l&#8217;uomo ha potuto credere in Dio &#8212; non solo l&#8217;uomo comune, l&#8217;uomo lavoratore, l&#8217;uomo ignorante &#8211; ma anche il pi\u00f9 raffinato intellettuale &#8211; ha <em>potuto<\/em> crederci per moltissime generazioni, per secoli e secoli, senza alcuna particolare difficolt\u00e0, conciliando perfettamente la fede e la ragione?<\/p>\n<p>A livello razionale, l&#8217;uomo moderno risponde a quest&#8217;ultima domanda dicendo che l&#8217;uomo medievale, l&#8217;uomo della societ\u00e0 pre-moderna, l&#8217;uomo comune, hanno potuto credere, perch\u00e9 ne avevano bisogno e perch\u00e9 non avevamo altro modo di spiegare il mondo; inoltre, che hanno potuto conciliare la fede e la ragione solo perch\u00e9 quest&#8217;ultima, allora, era ben poco sviluppata, e specialmente il senso critico era quasi del tutto assente. Tuttavia, non ci vuole un grande sforzo per comprendere che si tratta di spiegazioni decisamente insufficienti. Partiamo dall&#8217;ultima affermazione: che la ragione, nella societ\u00e0 pre-moderna, \u00e8 poco sviluppata. Si tratta di una opinione assolutamente gratuita; peggio: di una deliberata falsificazione operata dai seguaci del paradigma della modernit\u00e0 ai danni del paradigma precedente, che potremmo chiamare il paradigma cristiano. Innanzitutto, il Medioevo \u00e8 stato una grande et\u00e0 della ragione: basterebbe, da sola, l&#8217;opera speculativa di san Tommaso d&#8217;Aquino, questo gigante delle due discipline reali, la filosofia e la teologia, per smentire la leggenda di un Medioevo intellettualmente rozzo e primitivo, nonch\u00e9 superstizioso e oscurantista. Ma, si dir\u00e0, una rondine non fa primavera; e la <em>Summa theologiae<\/em> di Tommaso s&#8217;innalza come la classica cattedrale nel deserto dell&#8217;ignoranza e della credulit\u00e0 generali. Nemmeno questo \u00e8 vero, in realt\u00e0: ci sono molte altre menti geniali, nella civilt\u00e0 medievale, a cominciare da quella di Dante &#8212; una mente filosofica e non solo un genio poetico. Ma il punto non \u00e8 questo. Il punto \u00e8 che il paradigma cristiano abbraccia il Medioevo e raggiunge, in esso, i suoi vertici di splendore, ma prosegue ben oltre: infatti sopravviveva, e sia pure relegato ormai nelle campagne, fino all&#8217;avvento della piena modernit\u00e0, fenomeno questo che si svolge, nelle diverse parti d&#8217;Europa, tra la fine del XIX secolo e la seconda met\u00e0 del XX. In alcune parti d&#8217;Europa, particolarmente isolate, sta arrivando solo adesso (pensiamo a certe zone dei Balcani, per esempio) e, fuori d&#8217;Europa, \u00e8 giunto quasi solo nelle citt\u00e0, anzi, nelle grandi citt\u00e0, che ne sono il bacino di raccolta, per poi diramarsi, ma assai lentamente, nelle citt\u00e0 minori, nei paesi e nelle campagne. In Egitto, la modernit\u00e0 \u00e8 arrivata solo al Cairo; lungo la valle del Nilo sta cominciando appena ad affacciarsi, molto timidamente; nel le oasi del deserto, si pu\u00f2 dire che non sia mai arrivata affatto. Nel caso dell&#8217;Italia, la piena modernit\u00e0 \u00e8 arrivata con il miracolo economico degli anni &#8217;50 del Novecento; un po&#8217; pi\u00f9 tardi nel Nord-Est, e solo pi\u00f9 tardi ancora, ma come fenomeno d&#8217;imitazione puramente esteriore, nelle regioni del centro-sud e nelle isole. In Friuli, per esempio, la piena modernit\u00e0 \u00e8 arrivata solo nel corso degli anni &#8217;70; fino a tutti gli anni &#8217;60, la vecchia cultura contadina, il vecchio paradigma cristiano e pre-moderno, sono sopravvissuti fianco a fianco con i nuovi modi di vivere e di pensare che erano, sostanzialmente un riflesso dello stile di vita americano. Gli Stati Uniti hanno conquistato il mondo con le due guerre mondiali, definitivamente solo con la Seconda; e solo da allora la piena modernit\u00e0 \u00e8 stata imposta al nostro continente; mentre in Asia, in Africa e nell&#8217;America latina sarebbe giunta dopo o non sarebbe giunta affatto, se non nelle sue forme pi\u00f9 esteriori, parassitarie e nocive. Ebbene, tornando alla nostra realt\u00e0: fino a tutti gli anni &#8217;60, come noi abbiamo visto e possiamo testimoniare in prima persona, il modo di vivere, di sentire, di pensare, di vestire, di lavorare, di giocare, di passare il tempo libero, da parte delle persone, era ancora in equilibrio fra il vecchio e il nuovo paradigma; e, in quel contesto, le persone colte, fornite di laurea, gli intellettuali di professione, non tutte, ma molte, erano ancora perfettamente capaci di conciliare la vecchia fede, la fede in Dio, la pratica devozionale cristiana e cattolica, con le loro conoscenze di greco, di latino, di filosofia, di letteratura, di chimica, di fisica, di matematica, proprio come ne erano state capaci le generazioni precedenti; proprio come ne erano stati capaci sant&#8217;Agostino, san Tommaso, Dante, Giotto. Oggi, gli intellettuali danno quasi per scontato che non si <em>possa<\/em> credere, che non si <em>debba<\/em> credere, perch\u00e9 credere in Dio, credere in Ges\u00f9 Cristo, nella Madonna e nei santi, nei miracoli e nel soprannaturale, nel giudizio delle anime e nella vita dopo la morte, sarebbe un tradimento nei confronti della ragione. Ma fino a cinquant&#8217;anni fa, nessuno, o molto pochi, avevano un tale modo di pensare; e molti, ripetiamo, non facevano una particolare fatica a conciliare un alto grado di cultura con la fede religiosa.<\/p>\n<p>Il problema, infatti, non \u00e8 dato dal grado di istruzione &#8212; basso, uguale fede in Dio; alto, uguale incredulit\u00e0 e irreligiosit\u00e0 -; nossignori: il vero problema \u00e8 la cultura <em>moderna<\/em>, cio\u00e8 quel particolare tipo di cultura che fa del rifiuto di Dio e della esclusione di Dio la base fondamentale sulla quale erigere tutto il resto, sulla quale edificare tutto il proprio sapere. In pratica, l&#8217;intellettuale moderno, vero erede di <em>philosophes<\/em> illuministi, dei <em>savants<\/em> e degli <em>id\u00e9ologues<\/em>, \u00e8 un signore che ritiene inconciliabile l&#8217;idea di Dio con la propria intelligenza e con il proprio sapere, e che, di conseguenza, ha deciso di sbarazzarsi dell&#8217;idea di Dio, cos\u00ec come il pilota di un&#8217;aeronave, per potersi librare sicuro nell&#8217;aria, a un certo punto lascia cadere nel vuoto i sacchetti di sabbia che costituivano la zavorra. La vera differenza fra un uomo di cultura della met\u00e0 del XX secolo (lasciando stare, per adesso, le cosiddette avanguardie, veri e propri laboratori della rivolta organizzata e consapevoli pulpiti di propaganda materialista e irreligiosa) e uno dei nostri giorni, \u00e8 che il primo, per quanta cultura avesse, conservava intatta la fede dei padri e non vedeva ragioni per cui le due cose avrebbero dovuto escludersi a vicenda; mentre l&#8217;intellettuale dei nostri giorni &#8212; difficile parlare ancora di &quot;uomini di cultura&quot; nell&#8217;era della specializzazione esasperata &#8212; \u00e8 talmente convinto che tale incompatibilit\u00e0 esista, che non si prende nemmeno il disturbo di verificare se ci\u00f2 sia proprio vero. Qualcuno domander\u00e0 come ci\u00f2 sia possibile: stiamo dicendo, infatti, una cosa molto forte; stiamo dicendo che l&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 divenuto incredulo per pigrizia intellettuale e conformismo culturale, non per ragioni speculative vere e proprie. Rispondiamo che ci\u00f2 \u00e8 possibilissimo, dal momento che oggi, e, in verit\u00e0, non da ieri, ma da almeno un paio di secoli, non esiste pi\u00f9 quella cosa che si chiamava filosofia; il suo posto \u00e8 stato preso, abusivamente e surrettiziamente, dalla psicologia; dopo di che vi \u00e8 stato un tacito accordo, per cui tutti hanno continuato a chiamare &quot;filosofia&quot; ci\u00f2 che, in realt\u00e0, \u00e8 psicologia, e nessuno ha osato denunciare apertamente l&#8217;inganno. Ma se la filosofia esistesse ancora, un vero filosofo non avrebbe alcuna difficolt\u00e0 ad affermare, come faceva, otto secoli fa, san Tommaso d&#8217;Aquino, che nella fede in Dio non c&#8217;\u00e8 niente di assurdo, niente che offenda la ragione, niente che vada contro l&#8217;intelligenza umana. Ne era consapevole anche un grande intellettuale moderno, Giacomo Leopardi; il quale, pochi giorni prima di morire, guardando la pioggia che cadeva da dietro la finestra della sua camera, e ascoltando l&#8217;amico Ranieri che gli diceva come la fede in Dio ripugni alla ragione, tristemente aveva osservato: <em>Ma uomini di grandissima statura non hanno provato alcuna ripugnanza<\/em>&#8230; Ammissione quanto mai significativa, proveniente, com&#8217;\u00e8, da un ateo, e sia pure con la nostalgia di Dio. Quanto a noi, ricordiamo benissimo alcuni dei nostri professori di un tempo: persone colte, intelligenti, non certo prive di spirito critico; alcuni di loro erano credenti e non avevano complessi nei confronti della cultura moderna, non avevano sensi d&#8217;inferiorit\u00e0, e andavano a Messa con la stessa naturalezza con cui, all&#8217;osteria, bevevano con gusto il loro bicchiere di buon vino, mescolandosi a una folla di lavoratori, di persone umili, di contadini, di fruttivendole, di pensionati. Diremo ancora di pi\u00f9: molti membri del clero cattolico erano persone di straordinaria cultura; molti vescovi erano autentici umanisti, molti sacerdoti non avrebbero avuto da temere il confronto, quanto a sapere e intelligenza, con le migliori menti della cultura laica o laicista.<\/p>\n<p>Passando all&#8217;altra spiegazione che i moderni intellettuali danno riguardo alla fede delle societ\u00e0 pre-moderne, ossia che essa serve a riempire il vuoto di conoscenze, soprattutto scientifiche, e a rassicurare gli uomini nelle incertezze dell&#8217;esistenza, anche qui ci troviamo di fronte a una mera ipotesi, oltretutto assai traballante, e non certo a un dato di fatto, a una verit\u00e0 acquisita e positiva. Sono solo i piccoli scienziati, e soprattutto le persone che scimmiottano e mal digeriscono la cultura scientifica, a credere che la conoscenza scientifica escluda, di per s\u00e9, la fede religiosa; i veri scienziati &#8212; Luigi Fantappi\u00e8, Enrico Medi, Antonino Zichichi &#8211; sanno benissimo che si tratta di due ambiti differenti, o meglio di due differenti piani di realt\u00e0, e che l&#8217;ambito della fede non esclude quello della scienza, e viceversa. In secondo luogo, siamo proprio sicuri che il sapere scientifico odierno abbia fugato quel senso d&#8217;incertezza, di precariet\u00e0, diciamo pure di angoscia, che contraddistingue la condizione umana e che tuba e travaglia la coscienza di tante persone? Secondo noi, no: perch\u00e9 la scienza pu\u00f2 arrivare a spiegare una serie di fenomeni, non le ragioni ultime per cui le cose esistono e per cui noi stessi siamo venuti al mondo; n\u00e9, tanto meno, quale sar\u00e0 il nostro destino dopo la morte. Il paradigma moderno, anzi, per le sue stesse premesse materialiste e irreligiose, \u00e8 singolarmente impotente a rispondere a simili interrogativi, perfino a pensarli, e singolarmente incapace di fornire agli esseri umani le rassicurazioni di cui hanno bisogno per condurre una vita serena. Al contrario: la scienza materialista, moltiplicando le domande, ma mostrandosi sempre pi\u00f9 inadatta a rendere possibili le risposte ultime, anzi, demolendo la stessa <em>possibilit\u00e0<\/em> delle risposte, non ha fatto altro che accrescere il senso d&#8217;incertezza, di precariet\u00e0, di angoscia. Ha fatto anche di peggio: ha illuso gli uomini di poter introdurre nella loro vita un mutamento radicale di segno positivo, ma questo non \u00e8 accaduto: la malattia, la vecchiaia e la morte sono rimaste, in tutta la loro indecifrabile drammaticit\u00e0: ed essi si sono sentiti traditi e abbandonati, pi\u00f9 che mai derelitti. Aver spostato di qualche anno in avanti il fatto della morte, e aver trovato una cura per alcune malattie, mentre ne sono comparse di nuove, alcune causate dallo stesso sviluppo tecno-scientifico (si calcola che il 30% delle malattie attuali siano di origine iatrogena, cio\u00e8 causate dalle cure stesse, o dai medicinali, o dalle inadeguate strutture sanitarie), non ha fatto che accrescere l&#8217;angoscia. E la filosofia, trasformatasi in psicologia, ha brillato per la sua assenza: non ha avuto una parola da dire, se non di riflesso, al seguito delle nuove teorie scientifiche. Si \u00e8 messa a fare le pulci a se stessa: si \u00e8 trasformata, per esempio, in filosofia del linguaggio. Tuttavia, avendo rinunciato al pensiero dell&#8217;essere, si \u00e8 condannata preventivamente all&#8217;impotenza e ha liquidato la sua stessa ragione di esistere. Una filosofia che non pensa l&#8217;essere \u00e8 un qualcosa che non serve a nulla, un contenitore vuoto, una sorgente inaridita.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il problema dell&#8217;incredulit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno trova il suo culmine nella rinuncia a Dio, ma abbraccia un ambito assai pi\u00f9 vasto della sola dimensione religiosa: \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di credere a qualsiasi cosa che abbia un significato e che non sia percepibile con i sensi. La struttura mentale dell&#8217;uomo moderno \u00e8 l&#8217;incredulit\u00e0, perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno ha perso l&#8217;incanto del mondo. Il disincanto ha portato con s\u00e9 non l&#8217;incapacit\u00e0 &#8212; tutta da verificare! -, ma la disponibilit\u00e0 a pensare il mondo incantato, a pensare l&#8217;essere, a pensare e sentire la presenza amorevole di Dio. Come abbiamo pi\u00f9 sopra accennato, il rifiuto di Dio nasce dalla volont\u00e0 e non dalla ragione; un forte indizio ci viene dato da quel fastidio, da quella sorda (o palese) irritazione che s&#8217;impadronisce dell&#8217;uomo moderno, allorch\u00e9 qualcuno tenta di parlargli di Dio, o quando il suo stesso pensiero, i suoi stessi sentimenti lo porterebbero verso di Lui. Egli se ne ritrae con un brivido di fastidio, e in quel brivido c&#8217;\u00e8 la confessione che egli vorrebbe poter credere, come credevano i suoi padri, ma si proibisce di abbandonarsi, perch\u00e9 teme una cocente delusione. Gi\u00e0 la scienza, eretta a spiegazione univoca del mondo, cio\u00e8 a scientismo, lo ha fortemente deluso; cos\u00ec come lo hanno deluso tutte le promesse seducenti della modernit\u00e0: il progresso, il benessere, le macchine, la felicit\u00e0 che avrebbe dovuto arrivare ma non \u00e8 arrivata. Un&#8217;ulteriore, suprema delusione sarebbe pi\u00f9 di quanto egli possa sopportare: perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno \u00e8 diventato singolarmente fragile, e si abbatte per cose che non avrebbero turbato di certo i suoi nonni. La ragione di tanta fragilit\u00e0, paradossalmente, \u00e8 la superbia. Solo se e quando l&#8217;uomo moderno sar\u00e0 capace di deporre la corazza della superbia intellettuale che ha indossato, e che lo fa guardare dall&#8217;alto in basso il mondo intero, egli potr\u00e0 ritornare a <em>credere<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno ha smesso di credere in Dio: tutta la cosiddetta civilt\u00e0 moderna non \u00e8 altro che una rivolta contro Dio e una esclusione di Dio,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,202,256],"class_list":["post-26252","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-modernita","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26252","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26252"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26252\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}