{"id":26251,"date":"2011-02-07T07:35:00","date_gmt":"2011-02-07T07:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/07\/il-problema-fondamentale-delluomo-moderno-e-lincapacita-di-volersi-bene\/"},"modified":"2011-02-07T07:35:00","modified_gmt":"2011-02-07T07:35:00","slug":"il-problema-fondamentale-delluomo-moderno-e-lincapacita-di-volersi-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/07\/il-problema-fondamentale-delluomo-moderno-e-lincapacita-di-volersi-bene\/","title":{"rendered":"Il problema fondamentale dell\u2019uomo moderno \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di volersi bene"},"content":{"rendered":"<p>Non ci si lasci ingannare dalle apparenze, dalle statistiche relative alla frequentazione di palestre e saloni di bellezza o al fatturato in continuo aumento nel settore dei cosmetici, dei profumi, eccetera: la verit\u00e0 \u00e8 che non ci vogliamo bene.<\/p>\n<p>Crediamo di volercene, ma non ce ne vogliamo; e la prova \u00e8 data dal fatto che ce ne vogliamo nel modo sbagliato: talmente sbagliato che chiunque, dall&#8217;esterno, potrebbe capire facilmente quale sia il nostro vero problema, l&#8217;incapacit\u00e0 di amarci.<\/p>\n<p>Siamo pieni di tensione e di sensi di colpa: tensione per il continuo &quot;shock da futuro&quot; cui il folle ritmo del cambiamento sociale, culturale e tecnologico ci sottopone incessantemente; sensi di colpa per il disamore verso noi stessi, malamente camuffato da narcisismo, che, inesorabilmente, si traduce in disamore, disattenzione e crudelt\u00e0 verso gli altri.<\/p>\n<p>Siamo come delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere: ci\u00f2 che accade, in un certo senso, quando &quot;improvvisamente&quot; (ma solo per l&#8217;occhio inesperto) cadiamo vittime della depressione; perch\u00e9 la depressione \u00e8, in sostanza, rabbia, e il destinatario di tutta questa rabbia siamo &#8211; ancora e sempre &#8211; noi stessi.<\/p>\n<p>Fatale circolo vizioso: non ci vogliamo bene, quindi ci sentiamo in colpa; ci sentiamo in colpa, quindi diventiamo aggressivi contro noi stessi. Ci odiamo, perch\u00e9 ci vorremmo amare: ma, non essendo capaci di amarci, preferiamo continuare ad odiarci. Anche quella \u00e8 una forma di piacere, dopotutto: l&#8217;odio; e sia pure un basso piacere per persone le quali, dal punto di vista spirituale, si rotolano molto, ma molto in basso.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il frutto avvelenato della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche la strapotenza della tecnica, la sua folle corsa, la sua circolarit\u00e0 e la sua totale assenza di scopi, di progettualit\u00e0, di controllo, altro non sono che l&#8217;ultima forma assunta dalla nostra incapacit\u00e0 di volerci bene, di accettarci, di perdonarci.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno non si vuole pi\u00f9 bene perch\u00e9 \u00e8 stressato e perch\u00e9 si sente in colpa; non solo: perch\u00e9 sente di aver tradito la parte migliore e pi\u00f9 profonda di se stesso: la tensione verso l&#8217;Assoluto, avendo egli reciso il legame fondamentale con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Da quando l&#8217;uomo ha deciso di bastare a se medesimo, di essere solo una scimmia un po&#8217; evoluta, di potersi fare il Dio di se stesso, ha incominciato a perdere il proprio equilibrio spirituale, a ondeggiare pericolosamente sull&#8217;orlo della pazzia: il misconoscimento della propria struttura ontologica lo ha mandato fuori centro, lo ha alienato da se stesso e, alla lettera, lo sta facendo impazzire.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 un pazzo che, seguitando a costruire i suoi mulini satanici, si illude di uscire, per mezzo della tecnologia, dal vicolo cieco nel quale \u00e8 andato a cacciarsi: ed \u00e8 il peggior nemico di se stesso, perch\u00e9 sa cosa gli manca, ma non vuole far nulla per riconquistarlo; non lo vuole fare perch\u00e9 non si vuole pi\u00f9 bene.<\/p>\n<p>Due pensatori fra loro cos\u00ec diversi come Oswald Spengler ed Ernst J\u00fcnger, partendo da premesse differenti erano giunti alla medesima conclusione: ormai all&#8217;uomo faustiano non restano da sfruttare che gli ultimi squarci di luce nel tramonto, prima che scendano le tenebre: \u00e8 il tempo della quantit\u00e0, del ferro e dell&#8217;acciaio, degli imperi e dei titani.<\/p>\n<p>E dopo quest&#8217;ultimo, fosco trionfo del sogno faustiano della potenza e del dominio, verr\u00e0 la Nemesi: e sar\u00e0 la fine dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>La via della guarigione dell&#8217;uomo faustiano passa per il riconoscimento della vera essenza della natura umana e del vero scopo dell&#8217;esistenza terrena, capovolgendo la concezione oggi dominante e rivendicando la necessit\u00e0 vitale, per l&#8217;anima, di attingere alla propria fonte perenne: l&#8217;Essere da cui proviene e a cui aspira a ritornare.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, sviato e sedotto da cento e cento cose accessorie e dimentico di ci\u00f2 che, invece, \u00e8 essenziale, si affanna ad inseguire una impossibile felicit\u00e0, che egli crede spettargli per diritto e che \u00e8, invece &#8211; semmai &#8211; il premio che la vita concede a quanti si impegnano seriamente per conseguire la propria maturazione spirituale, anche a prezzo di inevitabili sacrifici.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che lo scopo dell&#8217;esistenza sia la ricerca della felicit\u00e0, in se stessa erronea ed esiziale, non pu\u00f2 che ritardare il processo di maturazione spirituale e creare infinite occasioni di confusione, di conflitto, di frustrazione e di angoscia: mali dei quali, il pi\u00f9 delle volte, si ignora la vera origine e che si cerca di &quot;combattere&quot;, affidandosi a una casta specializzata di stregoni della mente, invece di sforzarsi di leggerli e interpretarli.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso dell&#8217;aborto.<\/p>\n<p>Nel mondo moderno, tutto pervaso dalla cultura dei diritti (primo fra tutti, appunto, il diritto alla felicit\u00e0), si \u00e8 smarrita la gravit\u00e0 di un gesto come la soppressione volontaria ed egoistica di una vita umana che, pure, \u00e8 stata concepita e, quindi, in qualche modo, invitata a partecipare al piano dell&#8217;esistenza materiale.<\/p>\n<p>Checch\u00e9 ne dicano i cultori di una concezione rozzamente materialista, l&#8217;atto del concepimento equivale ad un invito affinch\u00e9 un&#8217;anima umana incominci la propria avventura nel mondo fisico; e, pertanto, la soppressione violenta di quella potenzialit\u00e0 corrisponde ad un radicale rifiuto di essa, ad un rinnegamento irresponsabile di tale chiamata e di tale promessa.<\/p>\n<p>Non bisogna poi stupirsi se quei genitori, e specialmente quelle madri mancate, cadono vittime di svariati malesseri, di disturbi apparentemente inspiegabili, di frequenti sofferenze fisiche e psichiche; anche se la cultura dominante e le stesse leggi dello Stato dichiarano perfettamente lecito l&#8217;atto compiuto contro quella vita incipiente, l&#8217;anima, al fondo di se stessa, si sente atrocemente in colpa per tale azione ed \u00e8 straziata dal rimorso, pur se non riconosciuto come tale.<\/p>\n<p>Si potrebbe anche spingere lo sguardo ancora pi\u00f9 in l\u00e0 e ipotizzare che l&#8217;anima del nascituro, vedendosi bruscamente ricacciata indietro e privata, con la violenza, del necessario supporto alla propria esistenza materiale, nutra rancore e desiderio di vendetta nei confronti dei genitori e specialmente della madre, che ha voluto o tollerato una cosa simile all&#8217;interno del proprio corpo, in base alla filosofia primitiva secondo cui ogni madre \u00e8 libera di disporre non solo di s\u00e9, ma anche della vita che in lei sta muovendo i primi passi.<\/p>\n<p>Quel rancore e quel desiderio di vendetta possono cos\u00ec trasformarsi in una forza reale che colpisce quei genitori, non tanto per punirli, quanto per costringerli a ripensare la decisione da essi presa e per avviare in loro il necessario processo di consapevolezza e, quindi, di pentimento e di redenzione, senza il quale non ritroveranno la pace.<\/p>\n<p>Ma come redimersi da un gesto cos\u00ec radicale e, apparentemente, definitivo e irrimediabile, quale l&#8217;aborto volontario?<\/p>\n<p>La risposta si pu\u00f2 trovare nella riflessione &#8211; e qui il discorso esce dall&#8217;ambito della problematica specifica e investe il destino generale dell&#8217;anima umana &#8211; che nessuna colpa \u00e8 veramente irrimediabile n\u00e9, quindi, inespiabile, a patto che si abbia il coraggio di riconoscerla e che si possieda, oltre alla volont\u00e0 di cambiare, anche quella di perdonarsi.<\/p>\n<p>Una colpa non ammessa neppure con se stessi, magari perch\u00e9 camuffata con l&#8217;esercizio di un supposto diritto, \u00e8 una colpa che non ci si potr\u00e0 mai perdonare; col risultato che essa provocher\u00e0 una infezione, una cancrena in tutta l&#8217;anima, una metastasi che, pi\u00f9 o meno lentamente, finir\u00e0 per distruggere quest&#8217;ultima.<\/p>\n<p>Nessuno potr\u00e0 mai perdonarci, nemmeno Dio, se noi per primi non ne siamo capaci; e non ne saremo mai capaci, fino a quando continueremo a volerci ingannare, negando di averla commessa e, anzi, rivendicando con orgoglio le cattive azioni compiute.<\/p>\n<p>Ma come imparare a perdonarsi, se, nel fondo pi\u00f9 segreto di se stessi, non ci si vuole bene, ci si vuole anzi punire senza fine e senza remissione?<\/p>\n<p>Come ci si pu\u00f2 perdonare, se la colpa di cui ci si \u00e8 macchiati sembra, umanamente parlando, irreparabile?<\/p>\n<p>Occorre distinguere, a questo punto, fra riparazione e redenzione.<\/p>\n<p>La riparazione \u00e8 sempre possibile, per quanto imperfetta possa apparire: ad esempio, nel caso della donna che ha voluto abortire senza reale necessit\u00e0, adottando un bambino orfano e crescendolo con tutta la sollecitudine e con tutto l&#8217;amore che erano stati negati all&#8217;altro, quello che era stato chiamato e poi respinto.<\/p>\n<p>La redenzione, a sua volta, si articola su due livelli: trascendente e immanente.<\/p>\n<p>La redenzione che viene dall&#8217;alto \u00e8, anch&#8217;essa, sempre possibile, purch\u00e9 sia preparata dal pentimento e dalla volont\u00e0 di risarcire, nell&#8217;ambito del possibile, il male commesso; o, almeno, di compiere un bene ad esso inversamente proporzionale.<\/p>\n<p>Ma la redenzione che ci viene attraverso il nostro stesso perdono, quella dipende da noi e soltanto da noi; noi soli, infatti, possiamo perdonarci: ma solo dopo aver riconosciuto pienamente le nostre responsabilit\u00e0 e non certo fino a quando tentiamo di scrollarcele di dosso, magari nascondendoci dietro degli alibi formalistici.<\/p>\n<p>Quindi, in ultima analisi, si ritorna sempre al punto di partenza: o si impara a perdonarsi, oppure ci si condanna all&#8217;inferno con le proprie mani; perch\u00e9 una vita senza prospettive di redenzione \u00e8, alla lettera, l&#8217;inferno.<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;uomo moderno \u00e8 arrivato ad un bivio e deve fare una scelta: o proseguire sulla strada del proprio potenziamento materiale illimitato, chiudendosi, al tempo stesso, ad ogni prospettiva di trascendenza; oppure riconoscere lo sbaglio compiuto e ritrovare, insieme al senso della misura, anche il senso del limite, aprendosi cos\u00ec alla trascendenza.<\/p>\n<p>La prima strada \u00e8 una strada suicida, che porta infallibilmente all&#8217;autodistruzione e i cui frutti avvelenati gi\u00e0 sono fin troppo evidenti, ad esempio in termini di catastrofe ambientale, ma anche di folle e criminale ingegneria genetica.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 inevitabile che sia cos\u00ec: perch\u00e9 il potenziamento illimitato della sfera materiale, unito a una radicale negazione della dimensione trascendente, provoca necessariamente un corto circuito tra le forze enormi che vengono suscitate e l&#8217;impossibilit\u00e0 di assorbirle e gestirle all&#8217;interno di un orizzonte puramente immanentistico.<\/p>\n<p>Sarebbe come voler gettare sempre nuova paglia sul fuoco e pretendere che nemmeno una favilla si attacchi alle travi di legno, incendiandole; oppure come immettere sempre nuovi canali nelle acque di un fiume e immaginarsi che esso non debba mai superare gli argini.<\/p>\n<p>Il finito non pu\u00f2 accogliere il finito in misura illimitata: presto o tardi, giunge il momento della saturazione.<\/p>\n<p>Solo l&#8217;infinito, o l&#8217;apertura verso l&#8217;infinito, potrebbero farlo: solo un tale movimento dello spirito \u00e8 in grado di accogliere qualunque cosa; ma, quando lo si intraprende, ci si accorge che non si ha bisogno di QUALUNQUE COSA, ma solo di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto pi\u00f9 deleterio della modernit\u00e0 \u00e8 proprio la martellante insistenza con cui si vorrebbe convincere gli esseri umani che essi hanno bisogno di infinite cose, quasi tutte materiali e tutte secondarie; mentre si trascura completamente l&#8217;unica cosa veramente essenziale: il ritorno a se stessi, nel silenzio e nella trasparenza dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Nessun rumore esterno, per quanto seducente, potr\u00e0 sostituire quel benedetto silenzio e nessun bene, per quanto appariscente, potr\u00e0 fare le veci di quella perfetta trasparenza; n\u00e9 di altre cose ha bisogno l&#8217;anima, una volta raggiunte quelle.<\/p>\n<p>Il silenzio per ascoltare la voce del Maestro Interiore; la trasparenza per guardarsi dentro con occhio limpido e per imparare a volersi bene e a perdonarsi.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di scegliere.<\/p>\n<p>Da una parte la via del &quot;progresso&quot;, del Logos strumentale e calcolante, del dominio sulle cose, della tecnica come ideale di potenza illimitata: la via dell&#8217;inferno; dall&#8217;altra, la via della redenzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci si lasci ingannare dalle apparenze, dalle statistiche relative alla frequentazione di palestre e saloni di bellezza o al fatturato in continuo aumento nel settore<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-26251","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26251","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26251"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26251\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26251"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26251"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26251"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}