{"id":26250,"date":"2014-08-29T08:58:00","date_gmt":"2014-08-29T08:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/08\/29\/il-mondo-delluomo-medievale-e-popolato-di-presenze-invisibili-perche-soprannaturali\/"},"modified":"2014-08-29T08:58:00","modified_gmt":"2014-08-29T08:58:00","slug":"il-mondo-delluomo-medievale-e-popolato-di-presenze-invisibili-perche-soprannaturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/08\/29\/il-mondo-delluomo-medievale-e-popolato-di-presenze-invisibili-perche-soprannaturali\/","title":{"rendered":"Il mondo dell\u2019uomo medievale \u00e8 popolato di presenze invisibili, perch\u00e9 soprannaturali"},"content":{"rendered":"<p>Alla domanda: \u00abChe cosa \u00e8 reale?\u00bb, ogni civilt\u00e0 e ogni cultura rispondono in una maniera specifica; \u00e8 estremamente ingenuo e presuntuoso pensare che il &quot;reale&quot; sia una entit\u00e0 data una volta per tutte, oggettiva e indiscutibile. L&#8217;equivoco nasce da una arbitraria estensione del concetto di &quot;realismo&quot; a quello di &quot;reale&quot;: siccome &quot;realistico&quot; \u00e8 l&#8217;atteggiamento oggettivo nei confronti della realt\u00e0, si tende a pensarlo come un sinonimo di essa.<\/p>\n<p>In altre parole, ogni civilt\u00e0 e ogni cultura hanno una propria idea di cosa \u00e8 il mondo e di cosa sia reale; e non \u00e8 detto che le due cose coincidano. Per la civilt\u00e0 occidentale MODERNA, reale \u00e8 quello che si vede, che si tocca, che si sperimenta con i sensi (magari prolungati dagli strumenti tecnologici) e che si pu\u00f2 dimostrare con la sola ragione strumentale; e coincide, pi\u00f9 o meno, con il &quot;mondo&quot;. Se qualcosa cade fuori di tale ambito, o non viene giudicata degna di particolare interesse o, semplicemente, viene ritenuta come non esistente.<\/p>\n<p>Per la civilt\u00e0 occidentale MEDIEVALE, che sarebbe pi\u00f9 giusto chiamare, semplicemente, CRISTIANA, il &quot;mondo&quot; non \u00e8 solo quello che si vede, che si tocca, che si esperisce con i sensi, e tanto meno quello che si pu\u00f2 dimostrare razionalmente; anzi, il mondo visibile \u00e8 un&#8217;ombra, una facciata, un simbolo del mondo vero, del mondo REALE. Ci\u00f2 che per l&#8217;uomo occidentale moderno \u00e8 ininfluente o illusorio, per l&#8217;uomo medievale era il SOPRANNATURALE; soprannaturale che non era meno &quot;reale&quot; della realt\u00e0 fisica, del mondo materiale; semmai il contrario. Sia detto fra parentesi, tale \u00e8 la concezione cristiana in quanto tale, non solo quella che fu propria dell&#8217;epoca medievale; se qualcuno ne dubita, vuol dire che s&#8217;immagina il cristianesimo come qualcosa che si possa adattare ai tempi come si adatta un vestito al corpo, secondo le opportunit\u00e0 e le mode: tagliando, allungando, cucendo e modificando a piacere.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che l&#8217;uomo medievale possedeva anche &#8212; non in quanto cristiano, ma in quanto uomo del Medioevo &#8212; una particolare attitudine a leggere la realt\u00e0 in chiave simbolica: egli vedeva il mondo fisico come l&#8217;insieme dei simboli in cui si esprime la realt\u00e0 vera, nascosta come dietro un velo. Di questa attitudine, che gli uomini moderni hanno perso, anche il cristiano pu\u00f2 fare a meno; quello di cui egli non pu\u00f2 fare a meno \u00e8 l&#8217;idea che il mondo sensibile non ha valore in se stesso, ma in quanto espressione dell&#8217;Assoluto; e che, se lo si assolutizza, ci si allontana dall&#8217;essenziale, che \u00e8 Dio, e dalla vita vera, che \u00e8 quella dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Nemmeno la civilt\u00e0 greca, del resto, pur cos\u00ec innamorata della dimensione fisica &#8212; tanto da ispirare, diciotto secoli dopo, la civilt\u00e0 rinascimentale &#8212; assolutizzava il mondo sensibile; anche se furono ben pochi a condividere l&#8217;idea platonica che essa sia unicamente un&#8217;ombra ingannevole della realt\u00e0 vera, quella delle Idee eterne, perfette e immutabili, cos\u00ec come \u00e8 espressa, fra l&#8217;altro, nel celebre mito della caverna; e nemmeno Aristotele pensava che la realt\u00e0 sia suscettibile di essere spiegata esclusivamente in termini razionali, punto sul quale era d&#8217;accordo con Platone..<\/p>\n<p>Certo, bisogna essere cauti quando si cerca di individuare il sentimento comune del &quot;mondo&quot; di una data epoca, perch\u00e9 si rischia di generalizzare in maniera ingiustificata le convinzioni della minoranza colta e, in particolare, di scrittori, poeti e filosofi. Contro tale generalizzazione metteva in guardia Jakob Burckhardt, allorch\u00e9 affermava, ne \u00abLa civilt\u00e0 del Rinascimento in Italia\u00bb, che \u00abil rapporto dei singoli popoli con le cose supreme, Dio, la virt\u00f9 e l&#8217;immortalit\u00e0, pu\u00f2 bens\u00ec fino ad un certo punto essere investigato, ma non sar\u00e0 mai suscettibile di venir con rigoroso metodo comparativo rappresentato\u00bb (salvo poi, dopo aver predicato bene, razzolare malissimo, parlando di \u00abmalvagit\u00e0 generale\u00bb nell&#8217;Italia, appunto, del Rinascimento, in ci\u00f2 adagiandosi su un tipico clich\u00e9 transalpino che giudizi di questo genere, a loro volta, hanno potentemente contribuito a rafforzare e a tramandare).<\/p>\n<p>Dunque, con tutta la prudenza del caso, possiamo dire che l&#8217;uomo occidentale medievale non si fermava a una lettura immediata della realt\u00e0, ma andava pi\u00f9 a fondo, non di rado col pericolo di cadere in interpretazioni strampalate o arbitrarie (ma anche questo, dei giudizi di valore, \u00e8 un terreno minato: ci\u00f2 che \u00e8 &quot;strampalato&quot; per una determinata cultura, pu\u00f2 apparire addirittura evidente in un&#8217;altra). E ci\u00f2 perch\u00e9 il suo punto di partenza era completamente diverso da quello dell&#8217;uomo moderno: non questa vita, ma quell&#8217;altra, \u00e8 la vita &quot;vera&quot;; non questo mondo, ma quell&#8217;altro, \u00e8 il mondo &quot;vero&quot;: la realt\u00e0 vera si manifesta, fuggevolmente e imperfettamente, qui e ora, ma solo quando la morte avr\u00e0 fatto cadere le apparenze, questa si sveler\u00e0 nella sua pienezza. Il giorno del Giudizio, come testimoniano innumerevoli opere pittoriche, sar\u00e0 anche il momento della rivelazione riguardo alla separazione definitiva tra ci\u00f2 che \u00e8 permanente e sostanziale e ci\u00f2 che, invece, \u00e8 solo effimero ed illusorio.<\/p>\n<p>Dante, l&#8217;uomo che sintetizza e armonizza in s\u00e9 tutta la civilt\u00e0 del Medioevo, vede le cose da medievale e da cristiano: come medievale, scorge ovunque dei simboli da decifrare; come cristiano, lo fa in una prospettiva di fede. Virgilio, il suo duca ultraterreno, compendia in s\u00e9 questa duplice tendenza allegorica (che talvolta si sovrappone, ma le cui componenti sono distinte; gli uomini del Medioevo hanno avuto il loro modo di leggere e interpretare il cristianesimo): egli \u00e8 il simbolo della ragione umana, ma \u00e8 anche il simbolo dell&#8217;eterno rammarico di chi, avendo contato sulla sola ragione per comprendere il mistero del mondo, \u00e8 separato da Dio.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo l&#8217;allegoria della selva oscura, nel primo canto dell&#8217;\u00abInferno\u00bb. L&#8217;allegoria \u00e8 quella figura retorica che esprime un concetto mediante una immagine: e la selva oscura, lo sappiamo dai banchi di scuola, vuole rappresentare il concetto del peccato. Dante, che si smarrisce nella selva del peccato, non \u00e8 un singolo uomo che, per avventura, scivola nel peccato, ma \u00e8 il simbolo dell&#8217;intera umanit\u00e0 che, presumendo di poter fare affidamento sulla sola ragione, e dunque su se stessa, finisce per smarrirsi e quindi, automaticamente, per allontanarsi da Dio. Perch\u00e9 questo, in senso cristiano, \u00e8 il peccato, n\u00e9 ve ne sono altri: allontanarsi da Dio.<\/p>\n<p>Osserva a tal proposito Carlo Salinari (in: Dante, \u00abDivina Commedia\u00bb, a cura di C. Salinari, S. Romagnoli, A. Lanza, Roma, Editori Riuniti, 1980, vol. 1, n. 3 al c. I):<\/p>\n<p>\u00ab[La &quot;via&quot; percorsa da Dante, allorch\u00e9 si addentra nella selva oscura, \u00e8 &quot;smarrita&quot;], ma non perduta, giacch\u00e9, affermano Benvenuto e il Landino \u00e8 sempre possibile tornare sulla via della virt\u00f9. In questa prima terzina troviamo quella che \u00e8 stata impropriamente chiamata l&#8217;ALLEGORIA FONDAMENTALE della &quot;Commedia&quot;. In realt\u00e0, come ha osservato il Barbi, si tratta della FIGURAZIONE INIZIALE, ed \u00e8 bene che il lettore, fin dall&#8217;inizio, cerchi di penetrare in questa caratteristica tipica delle forme di espressione e di comunicazione medievali. L&#8217;atteggiamento ideologico dell&#8217;intellettuale e dello scrittore medievale era costituito da un sentimento della realt\u00e0 (della natura, delle cose, dei fenomeni e degli stessi avvenimenti storici) come apparenza, priva di un valore obiettivo ed autonomo e quindi non suscettibile di un&#8217;analisi scientifica, di un&#8217;indagine sperimentale. Il valore della realt\u00e0, per una mente medievale, consisteva nella sua qualit\u00e0 di essere manifestazione visibile di simboli spirituali, di corrispondere, cio\u00e8, a una sorta di cifrario dello spirito. E in questo, nel cogliere il nesso fra la manifestazione visibile e la cifra spirituale, consisteva la conoscenza. Giustamente Battaglia pu\u00f2 affermare che la realt\u00e0 per l&#8217;animo medievale \u00e8 &quot;un&#8217;immensa arena di assenze che bisogna ricuperare nell&#8217;esperienza interiore e decifrare attraverso la fugacit\u00e0 delle loro remote e sbiadite postille; o meglio, un mondo di presenze invisibili o nascoste che occorre restaurare o resuscitare&quot;. Da tale radice ideologica nasce la rappresentazione figurale, propria della poesia medievale e, in particolare, della &quot;Commedia&quot;, rappresentazione figurale che \u00e8 appunto nesso inscindibile di significati letterali (le cose nella loro visibile apparenza) e di significati simbolici (le cose nella loro cifra spirituale). Del resto, ci indirizza in questa direzione lo stesso Tommaso d&#8217;Aquino (il filosofo a cui, com&#8217;\u00e8 noto, Dante fa pi\u00f9 spesso riferimento), quando afferma: &quot;Il senso parabolico \u00e8 compreso in quello letterale: infatti con le parole si indica alcunch\u00e9 ora in senso proprio, ora in senso figurativo, e il senso letterale non \u00e8 la figura in s\u00e9 ma ci\u00f2 che \u00e8 figurato. Infatti quando la scrittura nomina il braccio di Dio, il senso letterale non \u00e8 che Dio possegga un membro fisico di tal genere, ma che possegga ci\u00f2 che con quel membro si vuol significare, e cio\u00e8 la virt\u00f9 operativa&quot; (&quot;Summa Th.&quot;, I I 10 3). E c&#8217;indirizza in tale direzione anche la definizione della poesia come &quot;fictio&quot; che Dante ci d\u00e0 nel &quot;De vulgari eloquentia&quot;: &quot;fictio&quot;, cio\u00e8 non semplice immagine o, all&#8217;opposto, pura allegoria, ma intreccio fra il reale e l&#8217;immaginato, fra il dato sensibile e quello ideale. Il lettore si trova, cos\u00ec, immerso sin dal primo endecasillabo, che pure sembra semplicemente cronachistico, nel&#8217;atmosfera tipica del poema dantesco. Cerchi di recuperare, al di l\u00e0 del logorio della lunga consuetudine, la forza ideologica e fantastica di quelle parole: la vita come un CAMMINO, un viaggio per tornare nella patria da cui l&#8217;anima \u00e8 partita (il cielo), una sorta di esilio, di peregrinazione dominata dal desiderio del ritorno; il mezzo del viaggio, cio\u00e8 il momento dell&#8217;esistenza in cui si raggiunge la maturit\u00e0 e ci si volta a considerare la vita passata che appare &quot;di colpo, sommersa nel sonno, cio\u00e8 nell&#8217;irresponsabilit\u00e0&quot;, e che &quot;si configura come una SELVA SELVAGGIA che rappresenta con evidenza pittorica il caos dei sensi; e come tale dominata dalla confusione, dalla tenebra, dalla cecit\u00e0&quot; (Battaglia). Ma il dato autobiografico \u00e8 anche un dato simbolico: Dante \u00e8 se stesso e insieme l&#8217;umanit\u00e0. Cos\u00ec che ripiegarsi sul suo passato di confusione \u00e8 anche un ripiegarsi sulla storia, un considerare, dall&#8217;alto di una nuova consapevolezza, la vicenda degli uomini e della societ\u00e0 e lo stato di crisi in cui si trova. Non si pu\u00f2 escludere che Dante voglia alludere, quando ci dice di aver smarrito la dritta via, a qualche episodio della sua vita giovanile. Tale \u00e8 l&#8217;opinione della maggioranza dei critici. Ma la identificazione di Dante con tutta l&#8217;umanit\u00e0 d\u00e0 una dimensione al suo SMARRIMENTO, che va al di l\u00e0 di qualsiasi riferimento autobiografico. \u00c8 il suo passato, certo, che gli si presenta come oscillante fra esperienze diverse, &quot;da un&#8217;esperienza lirico-sentimentale all&#8217;angoscia del dolore e della morte, e poi al&#8217;esaltazione della filosofia e della scienza, e ancora al risentimento politico, e alle delusioni della sua sorte di cittadino, e a quel vagare in bando dalla patria, dal suo dolce ovile, senza una ben definita responsabilit\u00e0, e soprattutto privo di un miraggio a cui far convergere in una suprema volont\u00e0 unitaria tutte le energie&quot; (Battaglia). Ma \u00e8 anche la storia della societ\u00e0 umana che non \u00e8 meno oscillante e caotica, priva di una guida sicura, battuta dai venti della societ\u00e0, della sua storia, dalla sete di denaro e di potere. Dante, la sua vita, il suo fallimento assurgono cos\u00ec al significato pi\u00f9 generale della societ\u00e0, della sua storia, della crisi in cui si dibatte, e il viaggio che il poeta immagina d&#8217;intraprendere \u00e8 un viaggio in se stesso e, insieme, nella vicenda degli uomini, per raggiungere la consapevolezza dei loro mali e la certezza dei valori che debbono condurli al riscatto.\u00bb<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo medievale, dunque (se ci \u00e8 lecita questa generalizzazione), il mondo \u00e8 popolato di presenze invisibili; e tali presenze non sono meno reali, semmai pi\u00f9 reali delle cose visibili; cos\u00ec come la vita soprannaturale, donata dalla Grazia, \u00e8 pi\u00f9 reale, e non meno, della vita fisica; e cos\u00ec come la vita eterna \u00e8 pi\u00f9 reale della vita terrena. L&#8217;uomo medievale sta di fronte all&#8217;eterno: di qui nasce la sua umilt\u00e0, la consapevolezza della sua fragilit\u00e0; ma di qui nasce anche la sua speranza; perch\u00e9, riconosciutosi creatura, egli osa levare una preghiera all&#8217;Eterno, magari per l&#8217;intercessione della Madonna o dei santi: creature umane anche loro, che hanno saputo, con la forza della fede e con il dono della Grazia, innalzarsi al di sopra della realt\u00e0 finita.<\/p>\n<p>Le cattedrali, queste montagne di pietra che hanno la leggerezza spirituale di un salmo, erette per confrontarsi con i secoli e i millenni, sono il simbolo di tale atteggiamento di umilt\u00e0 e di speranza: di umilt\u00e0, perch\u00e9 non l&#8217;uomo le ha costruite (e infatti gli architetti non si sono curati di firmarle), ma la fede, che \u00e8 un dono divino, e dunque esse sono una preghiera di lode e di ringraziamento; di speranza, perch\u00e9 testimoniano la certezza che ha animato i loro costruttori e tutto il popolo dei fedeli, quella di una giornata eterna nella luce di Dio, quando le antinomie dell&#8217;esistenza cadranno e cadranno, con esse, anche le bende dagli occhi dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 nei versi di Dante: chi non lo tiene presente, non pu\u00f2 capirne il senso, n\u00e9 la bellezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla domanda: \u00abChe cosa \u00e8 reale?\u00bb, ogni civilt\u00e0 e ogni cultura rispondono in una maniera specifica; \u00e8 estremamente ingenuo e presuntuoso pensare che il &quot;reale&quot; sia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,110],"class_list":["post-26250","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26250"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26250\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}