{"id":26249,"date":"2015-12-02T12:44:00","date_gmt":"2015-12-02T12:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/02\/luomo-medievale-vive-in-un-mondo-di-simboli-che-gli-indicano-la-strada-del-cielo\/"},"modified":"2015-12-02T12:44:00","modified_gmt":"2015-12-02T12:44:00","slug":"luomo-medievale-vive-in-un-mondo-di-simboli-che-gli-indicano-la-strada-del-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/02\/luomo-medievale-vive-in-un-mondo-di-simboli-che-gli-indicano-la-strada-del-cielo\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo medievale vive in un mondo di simboli che gli indicano la strada del Cielo"},"content":{"rendered":"<p>Come si fa a capire e gustare l&#8217;arte medievale, se non si cerca, in via preliminare, di deporre almeno i pi\u00f9 marchiani, i pi\u00f9 rumorosi pregiudizi della cultura moderna, a cominciare dal pregiudizio razionalistico e da quello positivistico, insomma se non ci si sforza di spogliarsi dell&#8217;io, e di quella forma particolarmente rozza e narcisista dell&#8217;io che \u00e8 l&#8217;io dell&#8217;uomo contemporaneo, talmente presuntuoso da identificarsi con l&#8217;Io assoluto (come nella filosofia dell&#8217;idealismo) e non si ha l&#8217;umilt\u00e0 di lasciare che l&#8217;anima medievale ci si riveli direttamente, senza filtri e pregiudizi ideologici, nella sua immediatezza, che pur non \u00e8 certamente una immediatezza &quot;ingenua&quot; (come taluno, incautamente, potrebbe pensare), ma, al contrario, quanto mai raffinata ed elaborata sul piano concettuale?<\/p>\n<p>Esistono, come ci insegna lo stesso Dante, nella Epistola a Cangrande della Scala, quattro distinti piani di lettura della \u00abDivina Commedia\u00bb, rivelatori di altrettanti &quot;sensi&quot; del suo testo: letterale, allegorico, morale e anagogico. E quello che Dante dice del suo poema, vale per tutta la poesia e per tutta l&#8217;arte medievale: perch\u00e9 l&#8217;uomo medievale non &quot;legge&quot; la realt\u00e0 come la legge l&#8217;uomo moderno, cio\u00e8 in senso realistico e scientifico (identificando peraltro le due cose, cosa di per s\u00e9 arbitraria), bens\u00ec in senso figurato, allusivo di una dimensione <em>altra<\/em>, spirituale, soprannaturale e perci\u00f2 invisibile, ma costantemente presente dietro la superficie della realt\u00e0, oltre il velo delle cose come esse ci appaiono esteriormente.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in alcuni precedenti lavori (cfr. \u00abIl mondo dell&#8217;uomo medievale \u00e8 popolato di presenze invisibili, perch\u00e9 invisibili\u00bb e \u00abA chi sorride l&#8217;Angelo della cattedrale di Reims?\u00bb, entrambi pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente in data 08\/09\/2014 e 22\/10\/2014, e ripubblicati su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb), per cui non insisteremo oltre su questo aspetto. Ci resta da dire qualcosa sul significato ultimo di quella vera e propria foresta di simboli di cui l&#8217;artista medievale, anche il pi\u00f9 sobrio &#8212; o apparentemente sobrio, come \u00e8, poniamo, il caso di Giotto (ma che cosa \u00e8 <em>sobrio<\/em>, per l&#8217;uomo medievale?) &#8212; dissemina la propria opera e cosparge la trama dei propri poemi, romanzi, trattati, biografie, commentari.<\/p>\n<p>Prendiamo uno dei libri pi\u00f9 letti e pi\u00f9 amati, anche a livello popolare, della cultura religiosa medievale, la \u00abLegenda aurea\u00bb di Jacopo da Varazze (o da Varagine), composta fra il 1260 e il 1298, anno della morte dell&#8217;Autore: una raccolta di circa centocinquanta biografie di santi, che ebbe una fortuna cos\u00ec clamorosa e una diffusione cos\u00ec ampia e capillare, da lasciare dietro di s\u00e9 la cifra quasi incredibile di circa 1.400 codici manoscritti. Basti dire che \u00e8 stato il libro pi\u00f9 letto in tutto il tardo Medioevo, secondo solo alla Bibbia. Ebbene: si tratta di un&#8217;opera la cui lettura \u00e8 indispensabile, non solo per i suoi contenuti specifici, ma soprattutto per capire la simbologia e l&#8217;iconografia di innumerevoli opere dell&#8217;arte sacra, pittoriche in primo luogo, ma anche musive, scultoree, architettoniche, miniaturistiche. Perch\u00e9 le opere dell&#8217;arte medioevale non sono mai &quot;semplici&quot; come potrebbero apparire all&#8217;occhio inesperto, ma soprattutto presuntuoso, dell&#8217;osservatore moderno: per essere comprese, esse gli chiedono di entrare in quel mondo, fatto di simboli &#8212; religiosi in primissimo luogo, e specialmente biblici &#8212; e di accettare il fatto che l&#8217;idea moderna dell&#8217;arte per l&#8217;arte, dell&#8217;arte &quot;pura&quot;, per l&#8217;artista medioevale sarebbe stata un autentico non-senso, qualcosa di incomprensibile, di mostruoso e di blasfemo.<\/p>\n<p>Come potrebbe l&#8217;arte essere finalizzata a se stessa e incentrata su se stessa, se, come ogni altra manifestazione dello spirito e dell&#8217;intelligenza, vuole essere e deve essere un inno a Dio, una preghiera di lode e di ringraziamento, una testimonianza eloquente della Sua presenza, della Sua Sapienza e del Suo amore? Se tutto &#8212; il Sole, la Luna, le stelle, l&#8217;aria, il fuoco, l&#8217;acqua e la terra, la vita e la morte, il visibile e l&#8217;invisibile, il peccato e la grazia, la caduta e la redenzione, parla di Lui, invoca Lui, sospira per Lui? L&#8217;uomo medievale &#8212; e, quindi, anche l&#8217;artista medievale &#8211; \u00e8 essenzialmente un uomo pratico: \u00e8 il figlio di una civilt\u00e0 rurale, che, quando diviene mercantile, comincia a corrompersi e a decadere; e, come tutti gli uomini delle civilt\u00e0 rurali, \u00e8 molto concreto, legato alla terra, alle stagioni, al prodigioso rinnovarsi della vita. \u00c8 aperto alla trascendenza, perch\u00e9 \u00e8 aperto al mistero; ma non \u00e8 necessariamente credulo (bisognerebbe vedere se l&#8217;uomo moderno non sia credulo quanto e pi\u00f9 di lui, anche se i suoi idoli sono di ben altro genere, pi\u00f9 sofisticati, ma non certo meno alienanti); si turba sino in fondo al&#8217;anima, e tuttavia non si meraviglia troppo se i Cieli si aprono e il Dio della Rivelazione cristiana gli si manifesta, in tutto il suo indicibile splendore, come la Bibbia gli ha insegnato a credere fermamente.<\/p>\n<p>Scrivono Mario Zoli e Gilda Sbrilli (in: Dante, \u00abLa Divina Commedia\u00bb, Firenze, Bulgarini Editore, 2006, p. 69):<\/p>\n<p><em>\u00abSe sostiamo davanti a un sarcofago dell&#8217;et\u00e0 bizantina, restiamo perplessi dinanzi ad alcune immagini il cui significato ci \u00e8, sul momento, oscuro e che deve esserci svelato da un esperto. Ad esempio, lo scritto \u03a7\u03a1 comprende le prime due iniziali, in greco maiuscolo, del nome Christ\u00f2s (Cristo), mentre le due lettere che le sono poste ai lati, \u03b1 (alfa) e \u03c9 (omega), in genere maiuscole, essendo la prima e l&#8217;ultima dell&#8217;alfabeto greco, significano &quot;principio&quot; e &quot;fine&quot;, sicch\u00e9 tutto l&#8217;insieme deve leggersi cos\u00ec: &quot;Cristo \u00e8 il principio e la fine di tutto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo stesso discorso deve farsi per l&#8217;immagine de colle, che simboleggia l&#8217;elevazione spirituale, l&#8217;innalzamento a Dio, da cui scendono sete rivi (i sette doni dello Spirito Santo), per quella del prato (il Paradiso) e delle pecorelle mansuete (le anime beate). Tutta l&#8217;arte medievale \u00e8 fitta di simboli, per almeno due ragioni.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima \u00e8 che, essendo l&#8217;uomo destinato al cielo, sua vera patria, la dimora sulla terra \u00e8 un esilio, nel quale per\u00f2 alcune figure annunciano la destinazione celeste.<\/em><\/p>\n<p><em>Un esempio di ci\u00f2 \u00e8 costituito da alcuni passi dei Vangeli dove Cristo si paragona a una vite che d\u00e0 vita ai grappoli e ai tralci (i suoi fedeli) e dove Dio stesso viene presentato, volta a volta, come un padre misericordioso, un buon pastore, uno sposo che invita gli amici alla sua festa di nozze. Il padre, il pastore, lo sposo &#8211; persone comuni e note all&#8217;esperienza di tutti &#8211; sono dunque figure-simbolo. Il loro agire, i loro sentimenti ci vengono descritti perch\u00e9 ci dicono qualcosa dell&#8217;agire e del sentire di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>La seconda ragione \u00e8 che, avendo l&#8217;arte principalmente un fine educativo (deve insegnare le virt\u00f9, volgere al bene il lettore) e non semplicemente estetico (compiacere il suo gusto del bello), le immagini di cui essa si serve devono rivelare la verit\u00e0 morale di cui sono simboli.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa impostazione nuoce alla poesia, cos\u00ec come oggi la intendiamo. L&#8217;immagine poetica per noi moderni deve essere totale, cio\u00e8 assorbire e dissolvere in se stessa ogni proposito morale, didattico, politico. In altre parole, una cosa \u00e8 la verit\u00e0 della poesia, e un&#8217;altra quella della morale.<\/em><\/p>\n<p><em>Comunque dante \u00e8 poeta grandissimo perch\u00e9 d\u00e0 a gran parte della sua opera, al di l\u00e0 della sua finalit\u00e0 morale e del valore simbolico di alcune figure ed esperienze, il sigillo della sua esperienza di uomo e poeta e alle sue immagini un&#8217;evidenza drammatica indimenticabile e originalissima.<\/em><\/p>\n<p><em>E cos\u00ec, se i commentatori antichi sottolineavano il fatto che Virgilio simboleggia la ragione umana, noi vediamo in lui un personaggio vero che esorta, rincuora, dubita: cio\u00e8, il simbolo diventa per noi un elementi secondario.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella prima parte del poema per\u00f2 il simbolo \u00e8 prepotente, mentre l&#8217;immagine \u00e8 povera in s\u00e9 e dunque rara la poesia. Quella selva non \u00e8 una vera selva, non ha consistenza figurativa. Ci \u00e8 allora d&#8217;obbligo la domanda: &quot;Che cosa significa?&quot; Ma un quesito del genere rivela appunto che, come immagine poeticamente vera, tale selva non ha sussistenza.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Benedetta incomprensione crociana della poesia di Dante: sicch\u00e9, per il fatto che la selva oscura non \u00e8 realisticamente descritta, essa non avrebbe consistenza poetica; e, in tutta la prima cantica della \u00abCommedia\u00bb, la poesia sarebbe cosa rara. Quando si dice che certi filosofi non capiscono un&#8217;acca di poesia; ma bisognerebbe aggiungere: e pure di storia: a dispetto che si tratti di filosofi &quot;storicisti&quot;, che della razionalit\u00e0 della storia hanno fatto, appunto, la chiave di volta di tutto il loro strampalato pensiero (\u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale, \u00e8 reale; e tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale, \u00e8 razionale\u00bb; concetto peraltro ripreso di sana pianta da Hegel).<\/p>\n<p>Evidentemente, per Croce la &quot;poesia&quot; \u00e8 una categoria assoluta, totalmente sovra ed extra-razionale: altrimenti non si sarebbe spinto a fare una affermazione cos\u00ec balorda, come quella che la &quot;vera&quot; poesia, nella prima cantica della \u00abDivina Commedia\u00bb, \u00e8 cosa rara: solo a patto di confondere l&#8217;idea moderna di ci\u00f2 che \u00e8 poetico, per la poeticit\u00e0 in assoluto, si pu\u00f2 incorrere in un simile infortunio, che non \u00e8 solo di giudizio estetico, ma di vero e proprio errore logico e speculativo. Figuriamoci se Croce, partendo da simili premesse, avrebbe mai potuto capire nulla dell&#8217;arte antica (a meno di identificarla, senz&#8217;altro, con l&#8217;arte &quot;classica&quot;, senza residui) o, peggio ancora, delle espressioni artistiche delle civilt\u00e0 extra-europee, e specialmente quelle dei popoli cosiddetti &quot;primitivi&quot;. Gonfio e tronfio di supponenza idealistica, cio\u00e8 pseudo-storicistica e pseudo-razionale (perch\u00e9, a ben guardare, vengono contraddette, in questo modo di porsi, tanto le categorie dello storicismo, quanto quelle della razionalit\u00e0 bene intesa), Croce non pare sospettare minimamente che esista tutto un altro mondo, anzi, tutto un altro universo, nel quale l&#8217;arte, e particolarmente la poesia, non sono semplicemente l&#8217;intuizione\/espressione del particolare, come lui pensa e sentenzia, ma, al contrario, l&#8217;intuizione\/espressione dell&#8217;universale.<\/p>\n<p>Ma a parte queste aberrazioni dell&#8217;estetica di Croce e dei suoi attardati seguaci, la questione che qui si pone \u00e8 di portata molto pi\u00f9 generale: tanto varrebbe dire che il Medioevo \u00e8, in se stesso, povero di arte, che l&#8217;architettura romanica e gotica, la scultura, la pittura, la poesia e la musica medievali, ivi compreso il canto gregoriano, sono solo raramente e accidentalmente vere espressioni artistiche: e ci\u00f2 per l&#8217;eccellente ragione che non rispettano i canoni dell&#8217;estetica moderna, anzi, dell&#8217;estetica neo-idealista di Benedetto Croce!<\/p>\n<p>In realt\u00e0, l&#8217;arte medioevale, come del resto il pensiero medievale e la stessa scienza medioevale (e non si venga a dire che il Medioevo era povero di &quot;autentico&quot; spirito scientifico: dove li mettiamo un Silvestro II (al secolo, Gerberto di Aurillac), un Alberto Magno, un Nicola Cusano? sono forse &quot;incidenti&quot; della cultura medievale?) non hanno il proprio baricentro in se stessi, ma, come ogni altra forma del conoscere e del sapere, nella teologia, e questa nelle due sorgenti della ragione e della Rivelazione. E dunque, per logica conseguenza, lo scopo cui tendono non \u00e8, n\u00e9 potrebbe mai essere, la gloria &quot;specialistica&quot; di ciascuna disciplina e di ciascun ramo della ricerca e della espressione umana, ma uno scopo educativo, didattico, religioso: svelare ulteriormente, per quanto possibile, la magnificenza e la gloria di Dio; accompagnare l&#8217;anima umana nel suo viaggio verso la Verit\u00e0, la Bont\u00e0 e la Giustizia di Dio; e mostrarle, per converso, quanto sia facile, ma orrida, la via dell&#8217;errore, della superbia, della lussuria, dell&#8217;avarizia: la via che conduce lontano da Dio, e per la quale l&#8217;anima si smarrisce e si perde, nel senso compiuto e radicale dell&#8217;espressione.<\/p>\n<p>A questo serve il sapere, a questo serve la ragione e a questo servono anche le manifestazioni dell&#8217;arte medievale: ad assistere l&#8217;uomo nel ritrovare la strada del Cielo, la strada che lo render\u00e0 beato. Perch\u00e9 fuori di Dio non c&#8217;\u00e8 bene, non c&#8217;\u00e8 pace, non c&#8217;\u00e8 salvezza; fuori di Dio non vi sono che tenebre, e pianto e stridor di denti. Ecco perch\u00e9 l&#8217;uomo medievale vede simboli ovunque, e dissemina di simboli le cattedrali, le pitture, le pagine miniate dei codici: per afferrarsi alle &quot;chiavi&quot; che gli consentano di aprire la porta del Paradiso, fine e scopo del quel pellegrinaggio che \u00e8 la vita umana. L&#8217;uomo medievale non assolutizza la vita umana: sa che essa \u00e8 breve, caduca, effimera. Per la stessa ragione, non assolutizza nessuna delle cose delle quali l&#8217;uomo potrebbe essere tentato di inorgoglirsi: la sapienza, la ragione, l&#8217;arte, la bellezza. Non le disprezza, ma non le sopravvaluta: al di sopra di esse, molto al di sopra, egli pone la sete e la ricerca di Dio: che \u00e9 fatta di fede, di speranza e di carit\u00e0. Se non teniamo presenti queste cose, non capiremo mai nulla del Medioevo: che non fu, dopotutto, cos\u00ec &quot;oscuro&quot; e cos\u00ec &quot;ignorante&quot;, come la cultura contemporanea lo dipinge&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come si fa a capire e gustare l&#8217;arte medievale, se non si cerca, in via preliminare, di deporre almeno i pi\u00f9 marchiani, i pi\u00f9 rumorosi pregiudizi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110,114,124],"class_list":["post-26249","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta","tag-dante-alighieri","tag-educazione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26249","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26249"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26249\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26249"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26249"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26249"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}