{"id":26247,"date":"2011-11-24T08:48:00","date_gmt":"2011-11-24T08:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/24\/dopo-lavvento-dellhomo-oeconomicus-saremo-ancora-capaci-di-ritrovare-noi-stessi\/"},"modified":"2011-11-24T08:48:00","modified_gmt":"2011-11-24T08:48:00","slug":"dopo-lavvento-dellhomo-oeconomicus-saremo-ancora-capaci-di-ritrovare-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/24\/dopo-lavvento-dellhomo-oeconomicus-saremo-ancora-capaci-di-ritrovare-noi-stessi\/","title":{"rendered":"Dopo l\u2019avvento dell\u2019\u00abhomo oeconomicus\u00bb saremo ancora capaci di ritrovare noi stessi?"},"content":{"rendered":"<p>In un saggio storico-filosofico di forte attualit\u00e0, Serge Latouche mostrava come l&#8217;economia, la &quot;scienza sinistra&quot;, abbia una data di nascita abbastanza precisa: fra il XVII e il XVIII secolo; e come essa fu dovuta essenzialmente a tre fattori che, da allora, non hanno smesso di ossessionare e di attanagliare, tanto sul piano materiale quanto su quello psicologico e morale, gli esseri umani: l&#8217;immaginario economico, l&#8217;utilitarismo e il mercato.<\/p>\n<p>A partire da quella svolta, quasi contemporanea a quella della cosiddetta Rivoluzione scientifica, la razionalit\u00e0 calcolante, interessata unicamente al profitto e all&#8217;accumulazione del capitale, ha fatto s\u00ec che l&#8217;uomo occidentale moderno non sia stato pi\u00f9 lo stesso: una profonda, radicale mutazione antropologica ne ha fatto essenzialmente una macchina per produrre sempre pi\u00f9 merci e per accumulare sempre pi\u00f9 denaro.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ricordare che una delle principali funzioni della corporazione medievale era quella di impedire la concorrenza fra le botteghe della stessa arte, di vietare la pubblicit\u00e0, di mettere al bando i procedimenti produttivi segreti, di vigilare sulle frodi e le alterazioni delle merci: e tutti questo perch\u00e9 l&#8217;uomo medievale era ben consapevole che l&#8217;economia, lasciata a se stessa, cio\u00e8 abbandonata alla smania di guadagno fine a se stesso, avrebbe finito fatalmente per ritorcersi contro gli uomini e contro la societ\u00e0 nel suo insieme?<\/p>\n<p>Ma l&#8217;uomo moderno, l&#8217;uomo cartesiano che pretende di misurare tutto e di spiegare tutto con la sola ragione matematica; l&#8217;uomo faustiano che vende l&#8217;anima al Diavolo in cambio di giovinezza, potenza e ricchezza, ha smarrito quella saggezza; ubriacato dai suoi successi tecnologici, dal benessere materiale realizzato (di cui vede, peraltro, solo un aspetto, quello che conferma la sua ingenua presunzione e non quello che mostra i limiti del suo modello di sviluppo), costruisce le sue torri di Babele e lancia la sfida al Cielo, facendosi Dio di se stesso.<\/p>\n<p>Di fatto, egli si \u00e8 ridotto a servire, come uno schiavo, le sue pi\u00f9 passe passioni: la brama e il timore: la brama di accumulare sempre pi\u00f9 ricchezze e il timore della povert\u00e0, della malattia e della morte; per cui non ha pi\u00f9 tempo da dedicare a se stesso, alla propria anima, alla conoscenza di se medesimo, ma \u00e8 preso incessantemente nel circolo vizioso dell&#8217;agire compulsivo e gettato di qua e di l\u00e0, come la paglia al vento, incapace di scegliere la giusta direzione e ormai prigioniero di una logica strumentale e calcolante che egli non \u00e8 pi\u00f9 in grado di controllare, ma che lo trascina irresistibilmente verso lidi sconosciuti, a velocit\u00e0 folle.<\/p>\n<p>E cos\u00ec l&#8217;uomo si \u00e8 trasformato, per dirla con Marcuse, in una creatura ad una sola dimensione: l&#8217;&quot;homo oeconomicus&quot; ha soppiantato ogni altro aspetto, ogni altra dimensione della propria natura: da quella etica a quella ludica, da quella sociale a quella creativa; chiuso nella sua immanenza, nel breve orizzonte e nel corto respiro della produzione e del consumo, ha smarrito il senso dell&#8217;infinito e ha cancellato in se stesso la nostalgia della spiritualit\u00e0, della trascendenza.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che dobbiamo porci onestamente \u00e8 la seguente: questa nuova creatura uscita dalla modernit\u00e0, questa appendice del processo tecnico-industriale, ignara e mutilata della sua verit\u00e0 pi\u00f9 intima, delle istanze pi\u00f9 profonde che, sole, possono dare un significato al suo esserci, al suo lottare, al suo soffrire e al suo stesso morire; questo strano soggetto senza pi\u00f9 radici, senza pi\u00f9 ombra, che ha obliato la propria essenza e tuttavia delira di onnipotenza e vaneggia di sconfiggere, uno dopo l&#8217;altro, tutti i suoi nemici, ivi compresa la morte, \u00e8 ancora recuperabile alla propria umanit\u00e0, \u00e8 ancora riconducibile alla propri verit\u00e0 perduta? O \u00e8 degenerato irremissibilmente, senza speranza, senza alcuna possibilit\u00e0 di redenzione?<\/p>\n<p>Nell&#8217;essere umano vi sono delle riserve pressoch\u00e9 inesauribili di bene e di male, di generosit\u00e0 e di egoismo, di luce ed ombra; dipende, poi, dall&#8217;ambiente sociale in cui vive, se egli viene incoraggiato a tirar fuori la propria parte migliore, o la peggiore.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 consumista, esasperatamente competitiva e sfrenatamente utilitarista, sempre impegnata a manipolare uomini e cose, a trasformare l&#8217;ambiente, a sovvertire gli equilibri ecologici, non favorisce certo l&#8217;emergere degli aspetti positivi dell&#8217;uomo: la bont\u00e0, l&#8217;altruismo, la solidariet\u00e0, la disponibilit\u00e0, la tolleranza, la capacit\u00e0 di comprendere l&#8217;altro e di perdonarlo; nonch\u00e9 quella, non meno importante, di saper perdonare se stesso.<\/p>\n<p>E proprio questo \u00e8 il punto: si pu\u00f2 immaginare che una societ\u00e0 siffatta, una societ\u00e0 dominata dagli idoli spietati del potere e di un progresso senz&#8217;anima, n\u00e9 senso del limite (\u00abknowledge is power\u00bb, asseriva Francis Bacon: \u00absapere \u00e8 potere\u00bb), non finisca per soffocare ed uccidere la nostra parte spirituale, la nostra essenza luminosa, la nostra vocazione all&#8217;assoluto, per lasciare di noi solo l&#8217;involucro visibile, simile ad un guscio vuoto ed inerte?<\/p>\n<p>Siamo ancora delle creature sensibili, con un cuore di carne, o siamo divenuti dei morti viventi, delle macchine da lavoro con un cuore di pietra, senza pi\u00f9 occhi per la bellezza, senza pi\u00f9 un palpito per tutto ci\u00f2 che \u00e8 suscettibile di innalzarci, di nobilitarci, di purificarci?<\/p>\n<p>Il futuro che possiamo immaginare per noi stessi e per il mondo dipende, evidentemente, dalla risposta che siamo propensi a dare a tali interrogativi.<\/p>\n<p>Se pensiamo che non ci sia pi\u00f9 niente da fare; se pensiamo che la mutazione antropologica indotta dalla modernit\u00e0 sia irreversibile e che l&#8217;uomo sia ridotto per sempre a una creatura deforme, malata e patologicamente infelice e distruttiva, allora dobbiamo avere anche la coerenza di lasciar perdere tutte le religioni, tutte le ideologie politiche, tutti i programmi sociali, le proposte, le riforme, per non parlare della cultura e dell&#8217;intelligenza: tutte cose ormai prive di senso, anzi destinate ad accompagnare la marcia funebre di una umanit\u00e0 degenerata, che corre impaziente verso la propria distruzione finale.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;etica e il diritto, in una simile prospettiva, vengono a perdere qualunque significato: che importano il bene e il male, il giusto e l&#8217;ingiusto, il lecito e l&#8217;illecito, se non siamo pi\u00f9 responsabili, alla lettera, di quel che facciamo, di quel che diciamo, e perfino di quello che pensiamo, che sentiamo, immaginiamo, temiamo e desideriamo?<\/p>\n<p>Che differenza c&#8217;\u00e8 fra una morale e una religione che si sforzano di additarci la via del bene, magari a prezzo di duri sacrifici, e una setta delirante di pazzoidi che aspettano la venuta dei dischi volanti e si suicidano in massa, per essere poi trasportati in un&#8217;altra dimensione?<\/p>\n<p>Che importa predicare la pace oppure la guerra; maledire oppure benedire; amare oppure odiare; perdonare oppure inseguire ferocemente la vendetta?<\/p>\n<p>E a che vale coltivare la mente, l&#8217;anima, elevare i pensieri e i sentimenti, quando \u00e8 esattamente la stessa cosa rotolarsi nel male, adorare il Diavolo, seminare intorno a s\u00e9 dubbio, angoscia, dolore e disperazione?<\/p>\n<p>A chi importa se noi ci sforziamo di restare fedeli a noi stessi, alla nostra parte migliore, alla nostra vocazione, oppure se ci buttiamo via con la prima sirena che chiama, se ci prostituiamo, se ci avviliamo con le nostre stesse mani, se disprezziamo e umiliamo la nostra intelligenza, se mortifichiamo la nostra parte divina?<\/p>\n<p>E perch\u00e9 dovremmo preoccuparci di coloro che verranno dopo di noi; perch\u00e9 dovremmo continuare a mettere al mondo dei figli, prenderci cura di loro, assisterli, educarli; perch\u00e9 dovremmo sforzarci di lasciare loro in eredit\u00e0 una terra ancora abitabile?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non dovremmo limitarci a godere del presente in ogni maniera possibile, senza scrupoli n\u00e9 riguardi per alcuno, senza curarci delle ferite che infliggiamo agli altri, del turbamento che causiamo nei loro cuori?<\/p>\n<p>Se la risposta alle domande che ci eravamo fatti \u00e8 negativa, allora tutto cade, tutto frana inesorabilmente: il senso del dovere, il valore dell&#8217;onest\u00e0, il rispetto dovuto agli altri ed a noi stessi, l&#8217;amicizia, l&#8217;amore; e la societ\u00e0 diventerebbe una foresta di belve in cui ogni violenza \u00e8 lecita, ogni crudelt\u00e0 \u00e8 consentita.<\/p>\n<p>Dobbiamo essere leali con noi stessi, guardarci bene allo specchio e poi rispondere lealmente: \u00e8 questo che vogliamo; \u00e8 proprio questo?<\/p>\n<p>Se, viceversa, non siamo disposti a lasciare che le dighe crollino una dopo l&#8217;altra; che la nostra parte ferina trionfi ed imponga una lotta senza quartiere, una sorta di morale degli artigli e delle zanne insanguinati (\u00abhomo homini lupus\u00bb, diceva Hobbes; e ancora: \u00abbellum omnium contra omnes\u00bb), allora dobbiamo correre ai ripari e rimboccarci le maniche, finch\u00e9 ancora siamo in tempo a scongiurare la dissoluzione morale e sociale.<\/p>\n<p>Ne abbiamo ascoltati anche troppi, negli ultimi decenni e negli ultimi secoli, di predicatori del nulla, di banditori del pessimismo radicale, di lugubri apostoli del nichilismo pi\u00f9 sfrenato: hanno proclamato la morte della bellezza, della bont\u00e0, delle verit\u00e0, in nome di un relativismo tanto cinico quanto cervellotico.<\/p>\n<p>Siamo stati fin troppo accondiscendenti, fin troppo arrendevoli, davanti a questi demoni della distruzione, a questi becchini della nostra umanit\u00e0; ci siamo lasciati lusingare dall&#8217;odore di putrefazione che veniva dalle loro parole e abbiamo battuto le mani, pazzi o in malafede, ai loro sproloqui, ai loro vaneggiamenti, al loro necrofilo &quot;cupio dissolvi&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di riscuotersi, di tornare a respirare l&#8217;aria pura; \u00e8 tempo di tornare a vivere, a pensieri di vita e non di morte, ad atti di fede e non pi\u00f9 di compiaciuta disperazione.<\/p>\n<p>Lo dobbiamo a noi stessi; a coloro che ci hanno preceduto, e dei quali dobbiamo custodire il ricordo; e a coloro che verranno dopo di noi, e ai quali dobbiamo preparare la strada.<\/p>\n<p>Non si vive solamente per se stessi: si vive per ogni altra creatura vivente; si vive per il mondo intero, che lo si sappia oppure no.<\/p>\n<p>Si vive per il passato e per il futuro, oltre che per il presente; si vive per chi ci ha lasciato e per chi verr\u00e0 dopo di noi; si vive per gli uomini, per gli animali, per le piante, per l&#8217;aria e il fuoco, per il mare e la terra, per il cielo e le stelle.<\/p>\n<p>Si vive per l&#8217;Essere, dal quale veniamo ed al quale ritorniamo.<\/p>\n<p>Si vive anche quando si soffre, si maledice, si rimpiange d&#8217;essere nati; si vive anche quando si odia, si impreca, si bestemmia; si vive non solo quando si spera, ma anche quando ci si raccoglie nel proprio dolore e nella propria solitudine, con i gomiti sulle ginocchia e con la fronte nelle mani, come raccolti in un&#8217;urna di pianto.<\/p>\n<p>Si vive anche quando si muore, perch\u00e9 tutto \u00e8 vita: tutto, tutto, tutto.<\/p>\n<p>E dunque si vive per la vita e non per la morte; per amare e non per odiare; per levare gli occhi al Cielo e non per rotolarsi nel fango.<\/p>\n<p>Si vive anche quando non si vorrebbe pi\u00f9 vivere, perch\u00e9 il gran fiume della vita ci porta con s\u00e9, sicuro, maestoso, verso il mare sconfinato della pace.<\/p>\n<p>Questa vita che abbiamo, non ce la siamo data da soli; e non ce l&#8217;hanno data neppure i nostri genitori: essi non hanno fatto altro che dire &quot;s\u00ec&quot; alla vita; che rispondere affermativamente alla chiamata dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 vita e tutto \u00e8 grazia; tutto \u00e8 luce, per chi ha gli occhi bene aperti e sa riconoscere lo spettacolo del mondo per ci\u00f2 che realmente \u00e8.<\/p>\n<p>E dunque non lasciamoci sgomentare dalla bruttezza di un mondo dominato dalle inesorabili leggi economiche: \u00e8 una fase, nient&#8217;altro che una fase.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 durare ancora dieci anni, o forse cento o magari mille: ma passer\u00e0.<\/p>\n<p>Noi, invece, rimarremo, o comunque rimarr\u00e0 la nostra essenza, la nostra parte perenne e luminosa, che non teme le ingiurie del tempo, perch\u00e9 non appartiene al tempo.<\/p>\n<p>Nel frattempo, sforziamoci di restare vigili e di non permettere che le sirene della dissoluzione ci trovino disposti ad ascoltarle compiacenti.<\/p>\n<p>Se anche tutti gli altri si abbandonassero a questo triste sonno dell&#8217;anima che oggi dilaga come una epidemia, noi dovremo restare svegli, simili alle sentinelle che vigilano dall&#8217;alto delle torri.<\/p>\n<p>Qualcuno, pi\u00f9 grande e pi\u00f9 saggio di noi, ci sosterr\u00e0, quando vacilleremo per la stanchezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un saggio storico-filosofico di forte attualit\u00e0, Serge Latouche mostrava come l&#8217;economia, la &quot;scienza sinistra&quot;, abbia una data di nascita abbastanza precisa: fra il XVII e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[142],"class_list":["post-26247","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-francesco-bacone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26247"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26247\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}