{"id":26246,"date":"2019-11-21T06:41:00","date_gmt":"2019-11-21T06:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/21\/luomo-diviene-libero-solo-quando-dio-regna-in-lui\/"},"modified":"2019-11-21T06:41:00","modified_gmt":"2019-11-21T06:41:00","slug":"luomo-diviene-libero-solo-quando-dio-regna-in-lui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/21\/luomo-diviene-libero-solo-quando-dio-regna-in-lui\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo diviene libero solo quando Dio regna in lui"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, per essere felice, deve essere se stesso; ma essere se stesso, per lui, non equivale a calarsi <em>sic et simpliciter<\/em> nella sua condizione umana, bens\u00ec aprire la porta sulla dimensione soprannaturale. L&#8217;uomo, in altre parole, \u00e8 fatto in modo tale da essere sempre proiettato oltre se stesso: questa \u00e8 la sua vera natura, questo il suo statuto ontologico. Essere proiettato <em>oltre<\/em> non significa, per\u00f2, come teorizzava Nietzsche, che deve proiettarsi oltre se stesso, facendo perno su se stesso: questa, del resto, \u00e8 una impossibilit\u00e0 logica, lo capirebbe anche un bambino. Se l&#8217;uomo deve fare perno su se stesso, non pu\u00f2 andare oltre se stesso: e quindi l&#8217;oltre-uomo di Nietzsche non potrebbe realizzarsi in alcun caso, come del resto lui stesso temeva e sospettava. La sola cosa che pu\u00f2 fare, una volta che si sia proiettato oltre se stesso, ma restando centrato su se stesso, \u00e8 cadere al di sotto della propria natura e realizzare cos\u00ec una caricatura di quel che era, divenendo una creatura sub-umana. No: se \u00e8 vero che egli \u00e8 proiettato oltre se stesso, perch\u00e9 tale \u00e8 la sua natura, \u00e8 altrettanto vero ed evidente che egli non pu\u00f2 farlo centrandosi su se stesso, non pu\u00f2 fare perno su se stesso: non pi\u00f9 di quanto il Barone di M\u00fcnchhausen potesse tirarsi fuori dalla palude in cui era sprofondato, con tanto di cavallo, semplicemente afferrandosi per i capelli e tirando il resto verso l&#8217;alto. Per poter andare oltre se stesso, l&#8217;uomo deve fare perno su qualcosa che non sia gi\u00e0 in lui, altrimenti rester\u00e0 fermo o scivoler\u00e0 all&#8217;indietro. E su chi o su cosa potrebbe mai fare perno, dato che gli atri uomini sono instabili quanto lo \u00e8 lui, e bisognosi di oltrepassarsi quanto lo \u00e8 lui, se non in Dio? Nessun uomo pu\u00f2 essere perno per un altro uomo, affinch\u00e9 si oltrepassi; dunque, per potersi oltrepassare, l&#8217;uomo ha bisogno di porre il piede su qualcosa di fermo, di solido, di stabile e di certo. Niente di ci\u00f2 che esiste nella dimensione materiale possiede queste caratteristiche. Il tempo, se non altro, che tutto erode, erode anche la vita umana; erode le civilt\u00e0, i secoli, i millenni, perfino i mari e le montagne, perfino le stelle e i pianeti. Chi poggia le proprie sicurezze e i propri disegni sulle cose umane, o comunque sulle cose terrene, per cercare in esse un sostegno che sia assolutamente stabile e certo, fa un buco nell&#8217;acqua: non vi trover\u00e0 n\u00e9 stabilit\u00e0, n\u00e9 certezza, ma si trover\u00e0 ad annaspare nel vuoto, sempre pi\u00f9 sbilanciato, sempre pi\u00f9 fuori di s\u00e9 e lontano da s\u00e9, ossia sempre pi\u00f9 alienato. L&#8217;uomo non \u00e8 un essere auto-sussistente; non \u00e8 capace di reggersi interamente da solo; pu\u00f2 fare grandi cose, anzi grandissime, ma solo se si affida a Colui dal quale proviene e al quale, come del resto ogni altro ente, \u00e8 destinato a ritornare. E anche la felicit\u00e0, questo scintillante miraggio che \u00e8 sempre un passo innanzi a lui, ma che pure \u00e8 inscritto, in caratteri indelebili, nella sua natura, per cui non se ne potrebbe scordare neppure se lo volesse, dipende da ci\u00f2: dalla sua capacit\u00e0 di aprirsi a Dio, di affidarsi a Dio, di farsi tutt&#8217;uno con la sua santa Volont\u00e0. Di questo aspetto abbiamo gi\u00e0 trattato in un recente articolo (cfr. <em>Ci si pu\u00f2 bagnare due volte nella stessa acqua?<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/10\/19). Vale per\u00f2 la pena di tornarci sopra, magari con particolare riferimento al cuore del Vangelo, che \u00e8 contenuto, a giudizio di quasi tutti, nel Discorso della Montagna, che culmina nelle Beatitudini. In quel discorso, Ges\u00f9 Cristo ribalta, letteralmente, i nostri abituali modi di pensare, affermando che chi soffre sar\u00e0 consolato, chi ha fame e sete di giustizia sar\u00e0 ricompensato e chi ora \u00e8 perseguitato sar\u00e0 premiato in Paradiso. Erroneamente si pensa che le ricompense di cui parla Ges\u00f9 Cristo abbiano a che fare soltanto con la vita eterna; mentre vi \u00e8 un senso, in esse, che investe anche la dimensione della vita terrena. In altre parole, Cristo promette ai suoi seguaci la felicit\u00e0: ma, evidentemente, Egli ci d\u00e0 una nuova definizione di &quot;felicit\u00e0&quot;: non pi\u00f9, come nel paganesimo greco-romano, la soddisfazione di tutti i desideri umani, bens\u00ec la scoperta delle felicit\u00e0 anche nelle pieghe della sofferenza e delle lotte quotidiane; della felicit\u00e0 intesa come pace, e della pace come piena uniformit\u00e0 al Volere divino. <em>Vi lascio la pace, vi do la mia pace; ve la do, non come la d\u00e0 il mondo<\/em>, dice Ges\u00f9 durante l&#8217;Ultima Cena ai discepoli (<em>Gv.<\/em> 14, 27).<\/p>\n<p>Scrive in proposito il monaco benedettino Anselm Gr\u00fcn nel suo libro <em>Felicit\u00e0 beata. Verso una vita riuscita<\/em> (titolo originale: <em>Gl\u00fcckseligkeit. Der achtfache Weg zum gelingenden Leben<\/em>, Freiburg im Breisgau, Verlag Herder, 2007; traduzione dal tedesco di Monica Rimoldi, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2008, pp. 142-144):<\/p>\n<p><em>Le beatitudini di Ges\u00f9 ci rimandano alla vera felicit\u00e0, cos\u00ec come \u00e8 stata intesa dalla filosofia greca. La felicit\u00e0, secondo la formulazione di Aristotele, \u00e8 qualcosa di divino. &quot;La felicit\u00e0 spezza la limitatezza della finitezza e consente all&#8217;essere finito di partecipare all&#8217;esperienza dell&#8217;infinit\u00e0. Si sceglie questa felicit\u00e0 dando spazio a questo principio in noi stessi e lasciando che la propria vita venga permeata da una forza che \u00e8 pi\u00f9 vasta di quella dell&#8217;individuo stesso. A questo \u00e8 collegata una disposizione benevola, una serenit\u00e0 di fondo&quot; (W. Schmid, &quot;Sch\u00f6nes Leben? Einf\u00fchrung in die Lebenskunst&quot;, Suhrkamp, Frankfurt, 2000, p. 169). La vera felicit\u00e0 consiste per Ges\u00f9 nel partecipare di Dio. In Matteo questa concezione viene espressa con la frase: &quot;Voi dunque sarete perfetti come perfetto \u00e8 il Padre vostro che \u00e8 nei cieli&quot; (Mt 5,48). Se lasciamo penetrare in noi le promesse di Ges\u00f9 e pratichiamo gli atteggiamenti delle beatitudini nella quotidianit\u00e0, allora partecipiamo alla perfezione di Dio, alla sua totalit\u00e0. E allora comprendiamo che sia Dio. E allora siamo in Dio. Abbiamo qualcosa di divino in noi. Luca lo formula in modo diverso: &quot;Siate misericordiosi come Dio, vostro Padre, \u00e8 misericordioso&quot; (Lc 6,36). Se siamo misericordiosi, allora partecipiamo di Dio, allora mediante Ges\u00f9 diventiamo figli e figlie di Dio, che sono colmi dell&#8217;amore di Dio, s\u00ec, sono in Dio stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 una felicit\u00e0 di poco prezzo quella che Ges\u00f9 ci promette. Ges\u00f9 ci rimanda all&#8217;enigmaticit\u00e0 di ogni felicit\u00e0. La vita degli uomini pu\u00f2 riuscire solo se Dio ottiene spazio. L&#8217;uomo diventa libero solo quando Dio regna in lui. L&#8217;uomo si ritrova aprendosi a Dio. Dio esaudisce il desiderio pi\u00f9 profondo di felicit\u00e0 dell&#8217;uomo. Nel mezzo della vita possiamo continuamente fare l&#8217;esperienza di essere in armonia con noi stessi. Se nella meditazione all&#8217;improvviso veniamo colmati da un profondo senso di felicit\u00e0, allora si tratta contemporaneamente di un&#8217;esperienza di Dio. Ma non possiamo trattenere questa felicit\u00e0. Nel momento successivo veniamo dio nuovo messi a confronto con noi e con la nostra mediocrit\u00e0 e fragilit\u00e0. La felicit\u00e0 non si pu\u00f2 possedere o trattenere, ma possiamo praticare la felicit\u00e0 che si coglie in un&#8217;esperienza spirituale, se mettiamo in pratica in noi gli atteggiamenti delle beatitudini. Possiamo lavorare alla nostra felicit\u00e0, ma contemporaneamente dobbiamo confessare: &quot;Ho detto al Signore: Il mio Signore sei tu, al di sopra di te non ho alcun bene&quot;&#8230; Mi fai conoscere la via della vita: gioia in abbondanza alla tua presenza, delizia alla tua destra senza fine&quot; (Sal 16,2.11).<\/em><\/p>\n<p>I Santi, del resto, lo sanno, per la semplice ragione che ne fanno l&#8217;esperienza personale e diretta: unirsi spiritualmente a Dio, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il proprio essere, significa sperimentare in se stessi la luce del divino, andare al di l\u00e0 della dimensione terrena gi\u00e0 in questa vita. Tuttavia gli uomini moderni, ridotti da tre secoli di cultura illuminista detestare tutto ci\u00f2 che abbia anche solo vagamente odore di cristianesimo, sono bramosi di sperimentare qualsiasi forma di spiritualit\u00e0 e qualsiasi tecnica meditazione, dall&#8217;antroposofia allo Yoga, dal sufismo all&#8217;occultismo, tutto tranne che la preghiera e l&#8217;adorazione del Figlio di Dio nello splendore del Mistero Eucaristico; e non si avvicinano di un passo alla pace e alla felicit\u00e0 tanto desiderate, oppure &#8211; cosa assai peggiore &#8212; credono di esservi giunti e non si rendono conto di aver aperto le porte all&#8217;ingresso di forze temibili e ben diverse da quelle che s&#8217;immaginano, che non potranno pi\u00f9 controllare ma che li controlleranno e, forse, non li lasceranno pi\u00f9. Essi credono che, liberando la misteriosa Kundalini dalla sua sede, ci si possa avvalere di nuove e potenti risorse mistiche e spirituali; oppure che, mediante la pratica del <em>chanelling<\/em>, si possa chiamare ed avere a propria disposizione la guida di chiss\u00e0 quali spiriti buoni, magari di qualche Angelo, cos\u00ec come per andare in montagna si pu\u00f2 fare ricorso a una buona guida alpina: e ignorano di avere evocato entit\u00e0 ben diverse da quelle che credono e che si presentano a loro sotto falso nome, per meglio ingannarli e soggiogarli come imprudenti apprendisti stregone.<\/p>\n<p>Tutte quelle persone hanno voluto cercare lontano, per il solo gusto dell&#8217;esotico e del primitivo e per una conscia o inconscia avversione al cristianesimo, ci\u00f2 che invece avevano vicino e che la spiritualit\u00e0 dei loro padri ha tramandato per secoli e millenni, ossia la pura fede cattolica, con i suoi vertici sublimi cos\u00ec suggestivamente descritti da santa Teresa d&#8217;Avila nel suo <em>Castello interiore<\/em>. Ora quel gusto dell&#8217;esotico e del primitivo non solo si \u00e8 ulteriormente rafforzato, ma \u00e8 penetrato nello stesso clero cattolico e ha contaminato con riti pagani e idolatri la stessa liturgia cattolica, profanando chiese e basiliche. Che tristezza infinita, vedere le statue della dea incaica Pachamama portata a spalla da volonterosi &quot;vescovi&quot; cattolici, adorate col sedere all&#8217;aria e la faccia a terra da frati e suore, e benedette, si fa per dire, da un signore che dice di essere il papa, ma che palesemente non lo \u00e8, visto che, fra molte altre cose, calpesta il primo e pi\u00f9 importante dei Dieci Comandamenti: <em>Io sono il Signore Dio tuo; non avrai altro Dio fuori di me<\/em>. Perci\u00f2 \u00e8 veramente, questa, la vittoria del mondo sulla chiesa; la vittoria del principe di questo mondo sul Vangelo di Ges\u00f9 Cristo: vittoria temporanea e apparente, e tuttavia tale da gettare nella pi\u00f9 profonda afflizione e nel pi\u00f9 grave smarrimento le coscienze di tante anime buone. Ed \u00e8, nello stesso tempo, l&#8217;ora pi\u00f9 oscura del mondo stesso: perch\u00e9 il mondo ha bisogno del Vangelo per essere salvato; ma se coloro che dovrebbero annunciare e testimoniare il Vangelo adorano invece le false divinit\u00e0 e si fanno promotori di una spiritualit\u00e0 sincretistica e ingannevole, chi mai potr\u00e0 salvare il mondo? Le tenebre che stanno scendendo sulla chiesa, scendono anche sul mondo. Un odioso tradimento \u00e8 stato consumato; e quelli che Ges\u00f9 Cristo aveva mandato a predicare il Vangelo, si sono macchiati di uno scandalo inaudito, adorando invece le potenze delle tenebre. In tutto questo si riconosce veramente la mano del diavolo. E come chiamare, se non servi, anzi schiavi del diavolo (perch\u00e9 il diavolo non ha servi ma solamente schiavi), quanti si sono prestati a una cos\u00ec ignobile operazione, ingannando le anime e trascinandole lontano dalla Verit\u00e0 divina? Come dice Anselm Gr\u00fcm, l&#8217;uomo diventa libero solo quando Dio regna in Lui; ma Dio \u00e8 un Signore gentile e magnanimo, cui ripugna la coercizione e che vuole entrare nelle anime solo se viene invitato mediante il libero assenso della volont\u00e0. Egli ha mandato il suo Figlio Unigenito, Re dell&#8217;Universo, per annunciare il suo Regno; non il regno di Yhaw\u00e9, o di Allah, o di&#8230; Pachamama; ma il regno del Padre, il quale \u00e8 una cosa sola con Ges\u00f9 Cristo e con lo Spirito Santo. Ed \u00e8 stretta la porta per entrare in quel Regno, perch\u00e9 bisogna rinunciare alle brame dell&#8217;io; anzi, bisogna rinunciare all&#8217;io tutto intero: bisogna dire, come disse Ges\u00f9 Cristo nella pi\u00f9 drammatica delle sue preghiere, quella nell&#8217;orto degli Olivi, nell&#8217;imminenza della sua Passione: <em>Non quello che voglio io, ma sia fatto quello che vuoi Tu.<\/em> Se si \u00e8 capaci di questo; se si \u00e8 capaci non solo di pronunciarlo con le labbra, ma di desiderarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l&#8217;anima, allora e solo allora si varcano le porte del Regno. E si scopre, non senza una certa sorpresa, che l&#8217;annullamento della propria volont\u00e0 coincide con l&#8217;attuazione della piena libert\u00e0; si scopre che essere pienamente liberi \u00e8 una sola cosa con il fare totalmente e incondizionatamente la volont\u00e0 di Dio; perch\u00e9 la libert\u00e0, questo dono cos\u00ec prezioso e impegnativo, ci \u00e8 stata data appunto per questo: perch\u00e9 acquista valore solo se viene usata in tal senso, mentre diviene la peggior nemica dell&#8217;uomo se viene messa al servizio delle passioni disordinate dell&#8217;io. Allorch\u00e9 l&#8217;anima, abbandonandosi fiduciosa alla volont\u00e0 di Dio, annulla le proprie brame e le proprie umane aspettative e fa morire in s\u00e9 l&#8217;uomo vecchio, accecato dall&#8217;orgoglio e dalla concupiscenza, perch\u00e9 possa nascere l&#8217;uomo nuovo, rigenerato nell&#8217;amore di Dio, essa riceve il premio della sua fedelt\u00e0 e della sua dedizione e trova una pace, una felicit\u00e0 quali mai si potrebbero raggiungere fino a che ci si ostina ad inseguire, per soddisfarle, le brame e le passioni dell&#8217;io. L&#8217;uomo nuovo \u00e8 una creatura spirituale, che desidera altre cose; ci\u00f2 che prima lo accendeva di desiderio, ora lo lascia indifferente; e ci\u00f2 che prima lo riempiva di sgomento, ora gli appare la pi\u00f9 desiderabile delle mete. L&#8217;uomo nuovo si \u00e8 emancipato dalla schiavit\u00f9 delle passioni carnali e non teme pi\u00f9 le persecuzioni, la sofferenza e la morte stessa. Come dice san Paolo nella <em>Seconda lettera ai Corinzi<\/em> 4, 17-18; 5,17): <em>Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantit\u00e0 smisurata ed eterna di gloria, perch\u00e9 noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d&#8217;un momento, quelle invisibili sono eterne. Quindi se uno \u00e8 in Cristo, \u00e8 una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, per essere felice, deve essere se stesso; ma essere se stesso, per lui, non equivale a calarsi sic et simpliciter nella sua condizione umana, bens\u00ec<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,148,157],"class_list":["post-26246","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-friedrich-nietzsche","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26246","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26246"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26246\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26246"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26246"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26246"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}