{"id":26245,"date":"2016-02-09T03:56:00","date_gmt":"2016-02-09T03:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/09\/luomo-della-baracca-continua-a-chiedersi-chi-sono-io-perche-vivo-che-senso-ha-tutto-cio\/"},"modified":"2016-02-09T03:56:00","modified_gmt":"2016-02-09T03:56:00","slug":"luomo-della-baracca-continua-a-chiedersi-chi-sono-io-perche-vivo-che-senso-ha-tutto-cio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/09\/luomo-della-baracca-continua-a-chiedersi-chi-sono-io-perche-vivo-che-senso-ha-tutto-cio\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo della baracca continua a chiedersi: \u00abChi sono io? perch\u00e9 vivo? che senso ha tutto ci\u00f2?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Prendendo lo spunto dal giornalista e saggista tedesco Hans Zehrer (1899-1966) e dal suo libro \u00abL&#8217;uomo in questo mondo\u00bb, del 1948, il filosofo francese Gabriel Marcel (1889-1973), del quale ci siamo gi\u00e0 sovente occupati (cfr. i nostri precedenti articoli: \u00abL&#8217;eterna lotta fra impulso di morte e capacit\u00e0 di amare nella riflessione di Gabriel Marcel\u00bb e \u00abIl male, nel pensiero di Gabriel Marcel, non \u00e8 un problema, ma un mistero\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente il 02\/06\/2008 e il 29\/10\/2012, e ora ripubblicati su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb), ha coniato una felice espressione per indicare l&#8217;uomo della civilt\u00e0 contemporanea: &quot;l&#8217;uomo della baracca&quot;. L&#8217;uomo della baracca \u00e8 l&#8217;uomo sradicato, che non ha pi\u00f9 una casa, un tetto sulla testa, una identit\u00e0, un senso di appartenenza, delle radici che lo leghino alla societ\u00e0 in cui vive; \u00e8 come un ospite provvisorio e casuale, una specie di intruso o d&#8217;infiltrato, un masso erratico senza memoria e senza direzione. \u00c8 anche, aggiungiamo noi, un disperato, e potenzialmente un folle, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 vivere privo di radici, privo di identit\u00e0, privo di alcun senso di appartenenza, senza precipitare nell&#8217;abisso della follia o senza indurirsi nel cinismo pi\u00f9 rivoltante, divenendo un individuo che \u00e8 capace di tutto, anche delle azioni pi\u00f9 basse e immorali, pur di sopravvivere e affermarsi.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo della baracca, oggi, \u00e8 un &quot;baraccato&quot; di lusso: la sua baracca \u00e8 quella della societ\u00e0 consumista, basata sulla ricerca compulsiva del superfluo e sullo spreco; ma, per quanto le sue pareti e il suo soffitto siano dorati, egli \u00e8 pur sempre, anzi, pi\u00f9 che mai, un alienato, un individuo solo e provvisorio, disconnesso dagli altri e dalla sua stessa parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda, e ridotto a vivere in superficie, nutrendosi di rifiuti (rifiuti di lusso!), e ignorando tutto di s\u00e9, della propria autentica natura spirituale, un analfabeta di se stesso al punto da non saper riconoscere la nostalgia dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno che geme e freme in fondo alla sua anima. La forma pi\u00f9 grave di alienazione consiste proprio nel non riconoscere di essere alienati; e questa \u00e8 appunto, nella gran parte dei casi, la situazione psicologica e spirituale in cui versa l&#8217;uomo contemporaneo, che \u00e8 simile a un malato di tumore che ignori la propria malattia, oppure simile a un uomo che stia morendo di fame e di sete, ma che non avverta pi\u00f9 gli stimoli del bere e del nutrirsi.<\/p>\n<p>Le cause di questa suprema alienazione sono molteplici e hanno anche a che fare &#8212; e sottolineiamo <em>anche<\/em> &#8211; con le trasformazioni sopravvenute nella struttura economica e sociale della societ\u00e0 moderna, specialmente a partire dalla Rivoluzione industriale, che ha sradicato letteralmente milioni e milioni di esseri umani dai loro villaggi, dai loro campi, dalle loro case, e soprattutto dalle loro tradizioni e dai loro affetti, per scaraventarli in una realt\u00e0 urbana caotica e degradata e in un circuito produttivo nel quale le merci e il profitto contano assai pi\u00f9 della persona umana. Tuttavia la causa fondamentale \u00e8 molto pi\u00f9 antica, ed \u00e8 sempre la stessa: l&#8217;allontanamento dell&#8217;uomo da Dio e la sua pretesa di oltrepassare il proprio statuto ontologico, facendosi creatore: il peccato di Adamo ed Eva, nonch\u00e9 il peccato dei costruttori della Torre di Babele. \u00c8 il peccato dell&#8217;uomo faustiano, che vende la propria anima alle forze delle Tenebre in cambio del segreto per dominare sulle cose.<\/p>\n<p>Questo aspetto della riflessione antropologica di Gabriel Marcel, che si presta, a sua volta a considerazioni di portata veramente universale, \u00e8 stato bene sintetizzato dallo storico della filosofia Rodolfo di Chio &#8212; autore, fra l&#8217;altro, di una splendida, piccola monografia, \u00abChe cos&#8217;\u00e8 il tempo?\u00bb, apparsa nel 1966 per le Edizioni Paoline -, nella sua antologia di testi filosofici intitolata \u00abUomo, amore, felicit\u00e0\u00bb (Firenze, Bulgarini Editore, 1981, vol. 3, pp. 187-188):<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;uomo della baracca \u00e8 stato sradicato dall&#8217;ambiente al quale era legato; le vicende della vita lo hanno disumanizzato, si sente sempre pi\u00f9 estraneo a se stesso e immerso nell&#8217;indifferenza e nell&#8217;ostilit\u00e0. Continua a chiedere a s\u00e9 e agli altri: Chi sono io? Perch\u00e9 vivo? Che senso ha tutto ci\u00f2?<\/em><\/p>\n<p><em>Ma nessuno riesce a dargli una risposta. Non lo Stato che lo considera &quot;un numero su di una scheda inserita in un fascicolo che ne contiene infinite altre&quot;; non un altro uomo che, non trovandosi nella sua situazione, non pu\u00f2 provare le sue stesse sensazioni. Viene dunque a trovarsi sempre pi\u00f9 solo, sempre pi\u00f9 angosciato, sempre meno uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>La cosa pi\u00f9 drammatica \u00e8 che tutto questo non riguarda , come potrebbe sembrare, un caso limite; da trent&#8217;anni, dice Marcel, questa situazione sta maturando ed in breve tutto il mondo ne sar\u00e0 vittima; n\u00e9 \u00e8 possibile risalire ai responsabili, perch\u00e9 &quot;il colpevole porta una maschera, infinite maschere: quella del nazionalismo, del razzismo, del nazionalsocialismo, del capitalismo e anche del socialismo e del comunismo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 comunque una spiegazione della povert\u00e0 spirituale dell&#8217;uomo: l&#8217;uomo ha perduto il rapporto con Dio e ci\u00f2, come vera e propria cancrena metafisica. Provoca la decomposizione dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Oggi \u00e8 in pericolo l&#8217;unit\u00e0 stessa dell&#8217;uomo&quot; (Marcel, &quot;Homo Viator&quot;). E questa \u00e8 la logica conseguenza della morte di Dio proclamata alcuni decenni fa da Nietzsche. A questo proposito non poche sono le responsabilit\u00e0 della tecnica e dei suoi cosiddetti progressi. L&#8217;analisi di Marcel, che precorre quella di Marcuse e che spesso la supera per profondit\u00e0, non disconosce i successi e i meriti della tecnica, ma non ne tace i difetti e gli inconvenienti, primo tra tutti la creazione di quella mentalit\u00e0 che considera il mondo come &quot;un inventario di energie&quot; da sfruttare e l&#8217;uomo come produttivit\u00e0, &quot;rendimento&quot;, come &quot;un fascio di funzioni&quot;. Ma &quot;una antropologia basata sull&#8217;idea di funzione&quot; non pu\u00f2 lasciare spazio a niente che rassomigli alla dignit\u00e0: nasce cos\u00ec la &quot;volont\u00e0 di potenza&quot; che porta allo sfruttamento irresponsabile della natura, al dominio sull&#8217;altro uomo, alla divisione degli uomini in gruppi antagonisti, mentre, conseguentemente, diventa sempre pi\u00f9 forte il pericolo dell&#8217;irrazionalit\u00e0, della degradazione, della perversione, della distruzione della stessa umanit\u00e0. E gi\u00e0 dal 1951 Marcel, scrivendo &quot;Les Hommes contre l&#8217;Humain&quot;, faceva notare la generalizzazione progressiva delle cos\u00ec dette tecniche di avvilimento, gi\u00e0 tristemente usate nei lager nazisti, e che da un lato riducono il perseguitato a cosa, &quot;diciamo pure cosa psichica, soggetta a teorie elaborate da una psicologia di stampo materialistico&quot;, dall&#8217;altro rafforzano nel persecutore il sentimento della sua superiorit\u00e0, procurandogli una gioia paragonabile a quella del sacrilegio, in quanto sa che ci\u00f2 che viola \u00e8 sacro, e, proprio per questo, gioisce nel violarlo. In queste aberrazioni oggi &#8212; come \u00e8 noto &#8212; pescano a piene mani numerosi registi per i loro film. Diversi, ma non troppo, dalle tecniche di avvilimento sono da ritenersi la propaganda che limita, quando non annulla, la capacit\u00e0 di autonoma decisione, e i mezzi do comunicazione di massa che, tra l&#8217;altro, profanano molto spesso i dell&#8217;individuo in nome del cosiddetto &quot;diritto-dovere di informazione&quot;: l&#8217;una e gli altri mostrano mancanza di rispetto per la intelligenza dell&#8217;uomo e per le sue convinzioni morali, , politiche, religiose. C&#8217;\u00e8 poi da dire che l&#8217;uomo contemporaneo assume di fronte alla vita un atteggiamento di crescente disaffezione e di diffidenza. La vita \u00e8 sempre meno considerata come dono, come valore: si tende ad arginarla e a limitarla; si cerca la gioia istantanea, si guarda solo al presente, si prescinde dall&#8217;avvenire. Ci\u00f2 non meraviglia, perch\u00e9 quando si pine il primato dell&#8217;intelligenza tecnica, avverte Marcel, &quot;la vita, qualunque sia la definizione che vogliamo attribuirle, apparir\u00e0 sempre pi\u00f9 come un certo modo di energia che non differisce essenzialmente dalle altre forze naturali&quot;. Di qui la noia e il vuoto che caratterizzano la vita; di qui ancora l&#8217;attaccamento di tanti uomini a soddisfazioni puerili e meschine per rendere &quot;vivibile&quot; la vita. L&#8217;uomo dei nostri giorni, chiuso nel piano dell&#8217;utile, della tecnica, dell&#8217;AVERE, avverte i suoi limiti nello spazio e nel tempo e si sente isolato, cosa tra le cose. Ma che cos&#8217;\u00e8 AVERE? Il suo significato \u00e8, a volte, appena percettibile, come nel caso in cui si dice che si HA male alla testa, si HA bisogno ecc.; altre volte il senso \u00e8 chiaro e preciso, per esempio quando si afferma: io HO una bicicletta, io HO le mie idee a questo riguardo, oppure il tal corpo HA tali propriet\u00e0. Lo stesso attaccamento alla cosa che si possiede non \u00e8 sempre identico: si va dalla quasi indifferenza al tentativo di identificarsi con essa. Esempio tipico di un qualcosa con cui l&#8217;uomo si identifica e che tuttavia gli sfugge \u00e8 il proprio corpo: pi\u00f9 l&#8217;uomo vi \u00e8 attaccato, pi\u00f9 il corpo lo tiranneggia. &quot;I nostri averi ci divorano&quot;. Ma attraverso l&#8217;amore, la fedelt\u00e0 e la speranza l&#8217;uomo riesce ad evadere dal piano dell&#8217;avere che lo ha &quot;catturato&quot; e a sentirsi partecipe del piano dell&#8217;ESSERE.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 particolarmente apprezzabile, in filosofi come Gabriel Marcel, \u00e8 lo sforzo di andare oltre le pessimistiche conclusioni cui li porterebbe una analisi rigorosa della condizione dell&#8217;uomo contemporaneo; di non fermarsi a rimestare, con masochistico compiacimento, o con vittimistica rassegnazione, e neppure con cinica indifferenza, fra le pieghe della triste realt\u00e0 nella quale esso \u00e8 rimasto intrappolato, ma di socchiudere sempre uno spiraglio alla speranza: non per debolezza o per desiderio di consolazione ad ogni costo, ma per intima e sofferta convinzione.<\/p>\n<p>Chi non vede che l&#8217;uomo contemporaneo si trova immerso, e quasi sprofondato, in un mondo enormemente pi\u00f9 complesso, pi\u00f9 problematico e pi\u00f9 contraddittorio di quello nel quale vissero i nostri antenati, anche solo fino a un paio di generazioni fa, vuol dire che non possiede nemmeno gli strumenti minimi di interpretazione del reale. Nondimeno, chi si ferma alla <em>pars<\/em> <em>destruens<\/em> e, quasi con malsano compiacimento, vi si trattiene indefinitamente, come se il compito che lo attende fosse soltanto quello di essere testimone della nostra stessa decadenza e della nostra stessa rovina, non merita di essere chiamato filosofo, e forse non merita neppure, in ultima analisi, di essere chiamato uomo (o donna).<\/p>\n<p>Essere uomini significa non solo interrogarsi, ma cercare di darsi delle risposte; perci\u00f2, alle tre domande poste da Gabriel Marcel: chi siamo, perch\u00e9 viviamo e che senso ha il tutto, dobbiamo sforzarci in ogni modo, e a costo di qualunque sacrificio, di trovare delle risposte che restituiscano senso, dignit\u00e0 e bellezza al nostro orizzonte esistenziale (si badi: non alla nostra vita, <em>qui e ora<\/em>, ma al nostro orizzonte esistenziale: a qualcosa che possiamo intravedere, come dei nomadi o dei pellegrini in viaggio, e verso cui siamo protesi, ma che non ci \u00e8 dato possedere pienamente, almeno nella dimensione del finito). Essere uomini in senso biologico \u00e8 troppo poco, perch\u00e9 l&#8217;uomo, a differenza dell&#8217;animale, non \u00e8 semplicemente colui che \u00e8, ma colui che \u00e8 chiamato ad essere: vale a dire che il senso della sua esistenza risiede nel cammino che egli compie per diventare ci\u00f2 che deve diventare, e per realizzare ci\u00f2 che deve realizzare. L&#8217;uomo non \u00e8 fatto per vivere perennemente in una baracca provvisoria, rimuginando la propria angoscia e la propria alienazione, n\u00e9 per atteggiarsi eternamente a vittima delle circostanze. L&#8217;uomo \u00e8 fatto per prendere la vita nelle sue mani; ma &#8212; ecco il paradosso &#8212; questo \u00e8 precisamente ci\u00f2 che egli non pu\u00f2 fare da solo, non pu\u00f2 fare da se medesimo. L&#8217;uomo non pu\u00f2 porsi, perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 stato posto; e non pu\u00f2 auto-affermarsi, perch\u00e9 la sua affermazione dipende solo in parte da lui, ma in gran parte dalla sua volont\u00e0 di collaborazione con l&#8217;Essere che lo ha scelto, e, scegliendolo, lo ha chiamato.<\/p>\n<p>Noi siamo stati scelti, quindi siamo stati chiamati. Il senso della nostra ricerca &#8211; perch\u00e9 di una ricerca si tratta, e non di un possesso &#8211; sta tutto qui. Non veniamo dal caso e non siamo destinati a sparire nel nulla. Siamo stati scelti con cura, prima che il mondo cominciasse a esistere, e dunque siamo estremamente preziosi. Non possiamo sprecarci in cose banali, di nessun conto; non possiamo mortificare la nostra dignit\u00e0 inseguendo piccoli miraggi di bene o meschine ambizioni; se ci sprechiamo, infatti, non avremo pi\u00f9 nulla da donare, saremo totalmente e disperatamente poveri di tutto, come i pi\u00f9 miserabili fra tutti i mendicanti. Eppure, il segreto della ricerca spirituale \u00e8 tutto qui: nella comprensione che la vita \u00e8 dono; e che, cos\u00ec come gratuitamente l&#8217;abbiamo ricevuta, gratuitamente dobbiamo donare a nostra volta. Dobbiamo donare ci\u00f2 di cui abbiamo avuto cura, ci\u00f2 di cui ci siamo assunti la responsabilit\u00e0: la nostra parte migliore, quella pi\u00f9 generosa, che non dice sempre &quot;io&quot;, che non brama o teme continuamente, per avere o per evitare qualche cosa; ma che sa accogliere, lodare e benedire tutto ci\u00f2 che riconoscere come parte del Vero, del Buono, del Giusto e del Bello, cio\u00e8 come parte dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Altro che uomo della baracca! L&#8217;uomo di oggi, e di sempre, \u00e8 chiamato a godere di una ricchezza incalcolabile: ma essa \u00e8 tale che si rivela solo a chi gratuitamente d\u00e0, senza domandar nulla per s\u00e9&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prendendo lo spunto dal giornalista e saggista tedesco Hans Zehrer (1899-1966) e dal suo libro \u00abL&#8217;uomo in questo mondo\u00bb, del 1948, il filosofo francese Gabriel Marcel<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[92],"class_list":["post-26245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26245","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26245"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26245\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}