{"id":26233,"date":"2019-07-11T10:01:00","date_gmt":"2019-07-11T10:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/11\/lumanesimo-ha-fallito-perche-non-conosce-luomo\/"},"modified":"2019-07-11T10:01:00","modified_gmt":"2019-07-11T10:01:00","slug":"lumanesimo-ha-fallito-perche-non-conosce-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/11\/lumanesimo-ha-fallito-perche-non-conosce-luomo\/","title":{"rendered":"L&#8217;umanesimo ha fallito perch\u00e9 non conosce l&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna, da quando ha deciso di staccarsi da Dio, per forza di cose \u00e8 diventata umanista: l&#8217;Umanesimo, come movimento culturale, comincia infatti quando la civilt\u00e0 cristiana (che a torto chiamiamo medievale) tramonta, nel XIV secolo, e, con volti e nomi differenti, prosegue tutt&#8217;oggi. Non poteva essere diversamente: tolto Dio, che altro si pu\u00f2 mettere al centro se non l&#8217;uomo? Perch\u00e9 di un centro v&#8217;\u00e8 bisogno: senza di esso, ogni cosa diviene pericolosamente leggera; talmente leggera che l&#8217;uomo non saprebbe pi\u00f9 a cosa aggrapparsi e perderebbe ogni interesse per la vita. Gli uomini per vivere hanno bisogno di poggiare i piedi a terra, di avere una meta e incamminarsi, se possibile, verso di essa. Ma la direzione, senza Dio e senza la grazia, \u00e8 andata smarrita; ed ecco gli uomini che iniziano a girare a vuoto, come animali bendati che tornano sempre al punto di partenza. Non \u00e8 certo un caso che l&#8217;uomo di Dante, l&#8217;ultimo poeta medievale, si muova decisamente verso la sua meta, Dio, in un irresistibile slancio ascensionale, oppure che precipiti verticalmente, a causa del peccato, lontano da Lui, mentre l&#8217;uomo di Petrarca, il primo poeta moderno, non sa dove andare, n\u00e9 cosa fare, che scopo dare alla sua vita: ama ma non vorrebbe amare, e perfino le montagne le scala per noia, per insoddisfazione, e giunto in cima non perde tempo ad ammirare il paesaggio, \u00e8 troppo preso dai suoi travagli interiori. E l&#8217;uomo di Ariosto, poeta ancor pi\u00f9 moderno di Petrarca perch\u00e9 si \u00e8 liberato delle ultime nostalgie del divino, si muove goffamente in maniera labirintica, crede di andar lontano e alla fine si ritrova al punto iniziale.<\/p>\n<p>Sembra un paradosso, ma la verit\u00e0 \u00e8 che tutti gli umanesimi falliscono, messi alla prova, perch\u00e9 pretendono che l&#8217;uomo sia soltanto uomo, ma che svolga le funzioni di un dio: vale a dire che pretendono dall&#8217;uomo qualcosa di inumano, che egli sia solamente se stesso ma che possa fare molto, ma molto di pi\u00f9 di ci\u00f2 che appartiene alla sua natura. Questo paradosso si spiega col fatto che gli umanisti non conoscono l&#8217;uomo, non ne hanno indagato seriamente la natura, non sanno giudicare ci\u00f2 che gli \u00e8 possibile e ci\u00f2 che gli \u00e8 assolutamente precluso. Ed \u00e8 questo il vero paradosso, da cui si origina quell&#8217;altro: bench\u00e9 affermino di amare l&#8217;uomo e di desiderare il suo bene, nei limiti del possibile e del ragionevole, di fatto essi non lo amano, per il semplice fatto che non lo conoscono; e non lo conoscono perch\u00e9 non gli vogliono abbastanza bene da guardarlo da vicino, non quando \u00e8 nel pieno vigore e nella potenze intellettuale, ma quando \u00e8 misero, prostrato, avvilito, spezzato: perch\u00e9 \u00e8 nel dolore e nella prova che gli esseri si rivelano sino in fondo ed \u00e8 possibile capire veramente di che pasta sono fatti. Il mistero e la grandezza dell&#8217;uomo consistono in questo: che egli \u00e8, per sua natura, proiettato oltre se stesso, oltre l&#8217;umanit\u00e0 e quindi oltre la natura, e tuttavia non pu\u00f2 realizzare questa tensione con dei mezzi puramente naturali, perch\u00e9 il suo fine ultimo \u00e8 soprannaturale. Cos\u00ec, amare e rispettare l&#8217;uomo significa aver compassione del suo limite e non porgli un compito impossibile, superiore alle sue forze, il che ne farebbe una creatura perennemente frustrata e infelice. Un cattivo genitore \u00e8 quello che pretende da suo figlio risultati sempre migliori, ma irrealistici: che lo vuole sempre il primo di tutti, a scuola, nello sport e in qualsiasi altra circostanza; che non valuta obiettivamente le sue capacit\u00e0, ma proietta su di lui le proprie aspettative esagerate, frutto, a loro volta, di oscure insoddisfazioni nei confronti di se stesso. Ebbene, la stessa cosa fanno gli umanisti di tutte tendenze possibili e immaginabili: dicono di amare e rispettare l&#8217;uomo, ma intanto lo caricano di aspettative insostenibili e gli affidano traguardi che sono molto al di sopra delle sue possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco cosa pensava di tutto questo un vigoroso apologeta del cattolicesimo, l&#8217;arcivescovo Fulton John Sheen (dal suo volume: <em>Menzogne e verit\u00e0<\/em>; titolo originale: <em>Old Errors and new Labels<\/em>, 1931, New York, Appleton Century Co., traduzione dall&#8217;inglese di Frida Ballini, Torino, Borla Editore, 1953, pp. 173; 176; 177-179):<\/p>\n<p><em>L&#8217;Umanesimo non tiene conto della triste lezione appresa dall&#8217;umanit\u00e0 durante i quattromila anni che precedettero l&#8217;Incarnazione, e cio\u00e8 che l&#8217;uomo n\u00e9 con la conoscenza, n\u00e9 con la forza propria \u00e8 in grado di giungere alla perfezione, sia pure soltanto nell&#8217;ordine naturale. Ne fanno triste testimonianza i due grandi popoli che si dividevano il mondo nell&#8217;epoca avanti Cristo, gli Ebrei ed i Gentili. Specialmente i Gentili hanno dimostrato a tutte le civilt\u00e0 posteriori, che per mezzo della sua sola conoscenza l&#8217;uomo non \u00e8 in grado di raggiungere l&#8217;umanistica perfezione. I Greci, maestri di filosofia ed abilissimi in ci\u00f2 che i moderni umanisti chiamano &quot;decorum&quot; caddero nel pi\u00f9 banale degli errori. Platone, ad esempio, che da altri lati \u00e8 cos\u00ec meravigliosamente umano, sostenne che le donne erano propriet\u00e0 dei soldati; ed Aristotele, pur ammettendo una suprema Prima Causa, negava che una Provvidenza governi le sfere. Epicuro fond\u00f2 la sua scuola sul piacere, e Zenone ne fond\u00f2 un&#8217;altra sulla vanit\u00e0: l&#8217;una che abbassa l&#8217;uomo al livello della bestia, l&#8217;atro che lo esalta fino alle altezze di un folle orgoglio. Pitagora insegn\u00f2 che l&#8217;uomo \u00e8 la misura di tutte le cose, come insegnano i pragmatisti d&#8217;oggi; Pirro indusse gli uomini a credere che la certezza non esiste, esattamente come gli scettici odierni ci assicurano di essere certi che non esiste certezza.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Erano trascorsi quaranta secoli di esperimenti umanistici e l&#8217;umanit\u00e0 aveva appreso la lezione della insufficienza della conoscenza umana, e della forza dell&#8217;uomo. La necessit\u00e0 di aiuto era urgente; l&#8217;Umanesimo non bastava. Si moltiplicavamo le grida rivolte a Dio, non solo da parte degli Ebrei, che chiedevano ai cieli di suscitare un Salvatore, ma anche da pare dei Greci, che nelle grandi opere tragiche sospiravano un Redentore con le parole di Eschilo: &quot;Non cercare \/ alcun fine a questa maledizione &#8212; avanti che qualche dio compaia ad assumere \/ su di s\u00e9 in tua vece i tuoi dolori&quot;. In risposta alle suppliche dei cuori umanistici, dal Cielo discese il Cristo, Figlio di Dio, &quot;la Forza e la saggezza Divina&quot; &#8212; la Forza che cercavano gli Ebrei, la conoscenza a cui aspiravano ansiosamente i Gentili. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Siano giunti cos\u00ec alla seconda critica dell&#8217;Umanismo: esso \u00e8 troppo inumano &#8212; carica la povera natura umana di un troppo grosso fardello. In virt\u00f9 dell&#8217;anima immortale, la natura umana ha in s\u00e9 qualche cosa di infinito; ha delle aspirazioni infinite,e l&#8217;aspirazione alla verit\u00e0, alla bellezza, all&#8217;amore, alla vita; rifiuta di essere pacificata dai piaceri del tempo e dello spazio, quasi fosse continuamente ansiosa di &quot;far dondolare il mondo come un gioiello appeso al braccio&quot;, e di salire sui &quot;remoti spalti dell&#8217;Eternit\u00e0&quot;, dove non esiste se non l&#8217;infinita perfezione della vita di Dio. L&#8217;umanista ammetter\u00e0 il carattere infinito di tali aspirazioni, ed in questo consiste la sua fallacia. Invitare l&#8217;uomo a soddisfare questa passiva capacit\u00e0 di infinito; bere le acque del tempo per appagare la sete di eternit\u00e0; nutrirsi di un cibo corruttibile per soddisfare la fame del Pane Eterno di Vita, riposare sull&#8217;umano quando si aspira al divino &#8212; ci\u00f2 vuol dire intralciar e a natura umana in tutte le sue prerogative di umilt\u00e0. E ci\u00f2 non \u00e8 umano, anche se lo si definisce Umanesimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Sembra un paradosso, ma \u00e8 pura verit\u00e0 il dire che l&#8217;uomo diventa del tutto umano solo quando si divinizza, perch\u00e9 da tutta l&#8217;eternit\u00e0 egli \u00e8 stato destinato a conformarsi all&#8217;immagine del Figlio di Dio. E quindi, ogni forma di Umanesimo che neghi la necessit\u00e0 della grazia, e tenti di perfezionare l&#8217;uomo senza di essa, vorrebbe che l&#8217;uomo si sviluppasse senza avere un ambiente in cui svilupparsi. Rimanere su un livello puramente umano, e conservare l&#8217;ideale del &quot;decorum&quot; vuol dire permettere all&#8217;uomo di espandersi orizzontalmente, in direzione dell&#8217;umano, ma non verticalmente, in direzione del divino. L&#8217;Umanesimo ammette la espansione dell&#8217;uomo sul piano della natura, ma non che egli sia elevato sul piano della grazia, ed invece l&#8217;elevazione \u00e8 ben pi\u00f9 importante della espansione. Negate l&#8217;ordine della grazia, il regno della Paternit\u00e0 di Dio, e quale ambiente rimane all&#8217;umanit\u00e0 che le permetta di crescere, se non quello della povera umanit\u00e0 simile a s\u00e9? Le piante vivono grazie ad un ambiente esterno, un ambiente col quale la loro struttura si torva in armonia. Poi che l&#8217;anima \u00e8 spirituale, l&#8217;uomo ha bisogno di essere circondato non soltanto all&#8217;umanit\u00e0 che appartiene alla sua anima, ma anche dallo spirito che appartiene alla sua anima, ed soltanto coll&#8217;entrare in armonia con tale vasto ambiente che egli raggiunge il fine della sua creazione. Ecco perch\u00e9 l&#8217;Umanesimo, privato del super-umano non \u00e8 Umanesimo, bens\u00ec Naturalismo. Per sua natura, l&#8217;uomo non \u00e8 idolo, ma idolatore, e farlo volgere su s\u00e9 stesso vuol dire condannarlo all&#8217;egoismo, che \u00e8 la morte.<\/em><\/p>\n<p>Da qualunque lato lo si consideri, l&#8217;uomo \u00e8 un rompicapo ed \u00e8 insolubile con le sole forze umane, ragione compresa. La ragione senza la Grazia, come dice Dante, diventa un supplemento di castigo per l&#8217;uomo che, orgoglioso e superbo, pretende di sciogliere da se stesso il nodo del suo proprio mistero: (<em>Purgatorio<\/em>, III, vv. 40-44): <em>e dis\u00efar vedeste sanza frutto \/ tai che sarebbe lor disio quetato, \/ch&#8217;etternalmente \u00e8 dato lor per lutto:\u00a0\/ io dico d&#8217;Aristotile e di Plato \/ e di molt&#8217;altri&#8230;<\/em> Gli umanisti pi\u00f9 conseguenti e pi\u00f9 intelligenti, che sono necessariamente atei (o Dio \u00e8 il centro di tutto, oppure non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione per credere in Lui), ma che vedono bene la difficolt\u00e0 dell&#8217;uomo di oltrepassare se stesso, hanno vissuto questo scacco della ragione con tutta l&#8217;intensit\u00e0 drammatica che esso realmente riveste. Sono solamente gli umanisti banali e superficiali a non vedere la tremenda complessit\u00e0 e difficolt\u00e0 della meta che si sono posti: fare dell&#8217;uomo il centro di tutto e quindi anche di se stesso. Ma come pu\u00f2 una cosa, una cosa fra le altre cose, essere il centro a se stessa, se quella cosa possiede la capacit\u00e0 di vedersi quale realmente \u00e8: fragile, imperfetta, e soprattutto non autosufficiente? Nietzsche, che aveva lo sguardo abbastanza acuto da vedere perfettamente questa difficolt\u00e0, era consapevole del rischio tremendo che si assumeva predicando la necessit\u00e0 del superuomo: sapeva che la meta era estremamente ardua e che, se l&#8217;uomo non ne fosse stato all&#8217;altezza, fatalmente sarebbe precipitato al di sotto di se stesso, si sarebbe trasformato in un sotto-uomo. \u00c8 troppo romantico e poco scientifico sospettare che la sua catastrofe mentale abbia avuto origine da questo tremendo corto circuito fra ragione e volont\u00e0, fra ci\u00f2 che l&#8217;uomo pu\u00f2 essere e ci\u00f2 che egli pretendeva che divenisse? Eppure, il fondo del suo spirito era profondamente religioso: ne fanno fede quei versi che celebrano il Dio Sconosciuto con una intensit\u00e0 lacerante:<\/p>\n<p><em>Ancora una volta, prima di andare<\/em><\/p>\n<p><em>oltre,<\/em><\/p>\n<p><em>e di spingere innanzi il mio sguardo,<\/em><\/p>\n<p><em>levo a te le mani congiunte,<\/em><\/p>\n<p><em>a te, che imploro,<\/em><\/p>\n<p><em>cui nel profondo del cuore<\/em><\/p>\n<p><em>consacro solennemente altari,<\/em><\/p>\n<p><em>affinch\u00e9 sempre<\/em><\/p>\n<p><em>la tua voce mi richiami.<\/em><\/p>\n<p><em>Su di essi arde, profondamente inciso,<\/em><\/p>\n<p><em>il motto: &quot;Al Dio Ignoto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Io sono suo, anche se sono rimasto<\/em><\/p>\n<p><em>nella banda dei malvagi sino ad ora.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono suo, e sento i lacci<\/em><\/p>\n<p><em>che nella lotta mi fan piegare,<\/em><\/p>\n<p><em>ma, anche se posso fuggire,<\/em><\/p>\n<p><em>mi costringono a servirlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Io voglio conoscerti, o Ignoto,<\/em><\/p>\n<p><em>che afferri la mia anima nel profondo<\/em><\/p>\n<p><em>che percorri la mia vita come<\/em><\/p>\n<p><em>una tempesta,<\/em><\/p>\n<p><em>o inafferrabile, a me affine!<\/em><\/p>\n<p><em>Voglio conoscerti, anzi servirti.<\/em><\/p>\n<p>Sono versi cos\u00ec profondi e struggenti che qualunque cristiano li potrebbe recitare ogni sera e ogni mattina come una preghiera, solo sostituendo le parole <em>al Dio Ignoto<\/em> con quelle della sua fede. Non ci si venga a dire che Nietzsche \u00e8 un maestro di ateismo: egli dimostra <em>l&#8217;impossibilit\u00e0<\/em> di essere atei&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna, da quando ha deciso di staccarsi da Dio, per forza di cose \u00e8 diventata umanista: l&#8217;Umanesimo, come movimento culturale, comincia infatti quando la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[110,190],"class_list":["post-26233","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-civilta","tag-ludovico-ariosto"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26233"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26233\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26233"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26233"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}