{"id":26232,"date":"2018-08-25T10:06:00","date_gmt":"2018-08-25T10:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/25\/lultimo-eroe-romantico-nei-gialli-di-charles-williams\/"},"modified":"2018-08-25T10:06:00","modified_gmt":"2018-08-25T10:06:00","slug":"lultimo-eroe-romantico-nei-gialli-di-charles-williams","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/25\/lultimo-eroe-romantico-nei-gialli-di-charles-williams\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo eroe romantico nei gialli di Charles Williams"},"content":{"rendered":"<p>Dobbiamo dirlo? Anche se la nostra grande, sovrana passione \u00e8 la filosofia, e lo \u00e8 fin dagli anni della prima giovinezza; e anche se il nostro pi\u00f9 grande piacere intellettuale consiste nella riflessione filosofica, a proposito di tutto, nessun argomento escluso, tuttavia se dovessimo salpare per una regata in solitario attorno al mondo, con la prospettiva di non poter mettere piede a terra per un tempo minimo di sei o sette mesi, ebbene, ci guarderemmo dal portarci a bordo la <em>Critica della ragion pura<\/em> di Kant, o il <em>Discorso sul metodo di Cartesio<\/em>, o l&#8217;<em>Ethica, more geometrico demonstrata<\/em> di Spinoza; e non vorremmo portarci dietro neppure <em>Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione<\/em> di Schopenhuaer, o la <em>Fenomenologia dello spirito<\/em> di Hegel. Soprattutto Hegel. In breve, non vorremmo saperne di simili letture, che ci risultano insopportabilmente noiose, specialmente quando la mente \u00e8 pi\u00f9 sgombra di pensieri collaterali e di distrazioni di qualunque tipo, come pu\u00f2 accadere se ci si trova, soli, in mezzo al mare, senza altro spettacolo che l&#8217;acqua e il cielo. \u00c8 probabile che, se per qualche diabolico castigo dovessimo portarci dietro i tomi di Hegel, finiremmo per lasciarci cadere in mare e farla finita, pur di non dover sopportare la sua compagnia. Viceversa, se avessimo la facolt\u00e0 di scegliere liberamente, caricheremmo sulla barca una cassetta di libri gialli, diciamo di Simenon e Charles Williams. Di Simenon c&#8217;\u00e8 poco da dire; chi non ha mai letto, n\u00e9 amato il commissario Maigret, non pu\u00f2 capire e quindi non vale la pena di discutere, come \u00e8 vano far capire all&#8217;astemio cosa perde se non beve un bicchiere di vino fresco, in una calda sera d&#8217;estate, seduto sotto il portico rivestito d&#8217;edera, e si gode la brezza che scende dai monti; o come \u00e8 fatica vana far capire a chi non \u00e8 mai stato a pesca, a caccia o a funghi, la gioia che si prova nel praticare queste attivit\u00e0. Di Charles Williams, diremo solo questo: che per un cestino coi suoi ventidue romanzi, daremmo in cambio una intera biblioteca filosofica. Del resto, chi ama la filosofia non \u00e8 detto che ami i filosofi , e specialmente quelli moderni: c&#8217;\u00e8 cos\u00ec poco da imparare da essi, se non in senso negativo. Chi ama la filosofia, ama pensare, non leggere quel che hanno detto gli altri, e discettare su ci\u00f2 che intendevano dire, allorch\u00e9 facevano questa o quella oscura, criptica affermazione. Senza contare che quasi tutti i filosofi moderni scrivono malissimo, e che, salvo poche eccezioni, leggerli \u00e8 un vero tormento, anche solo da un punto di vista puramente letterario. I filosofi che scrivono bene, come Kierkegaard o come Nietzsche, sono l&#8217;eccezione alla regola; e non parliamo dei teologi, che Dio ce ne scampi e liberi. Non solo tutti costoro sono noiosi come mattoni, ma sono anche di una tristezza insopportabile, micidiale. I filosofi sono mediamente cos\u00ec tristi che, se ci trovassimo in loro sola compagnia, su una barca, in mezzo all&#8217;oceano, preferiremmo lasciarci scivolare nelle onde: meglio finire nello stomaco dei pesci che essere torturati dalle noiose e mal scritte fumisterie di Hegel, o dalle elucubrazioni di Heidegger.<\/p>\n<p>Niente del genere pu\u00f2 capitare al lettore di Charles Williams. Anche se una vena di malinconia c&#8217;\u00e8, innegabilmente, nei suoi eroi, o antieroi, che sono in fondo, a ben guardare, e dietro la patina sottile del loro cinismo e della loro amoralit\u00e0, gli ultimi cavalieri romantici della letteratura novecentesca, con un cuore capace di battere e un&#8217;anima capace di appassionarsi per qualcosa o per qualcuno, non \u00e8 triste la lezione che da essi si ricava, anche se vanno tutti a finir male; \u00e8 dura, forse sgradevole, sempre amara, ma non triste, nel senso che non fa odiare la vita al lettore, non gli suggerisce l&#8217;idea che il mondo sia un posto orribile, e che la vita sia il peggiore dei castighi, una schifezza priva di redenzione. Questa bella morale si pu\u00f2 ricavare dalla filosofia di Sartre, o dal teatro di Pirandello, o dalle poesie di Montale, ma non dai romanzi di Charles Williams. La vita, lui, te la fa amare, perch\u00e9 ti fa vedere, per un momento, tutta la bellezza che c&#8217;\u00e8 in essa, e anche se poi ti pianta in asso e ti sbatte al buio, in castigo, come un bambino cui viene inflitta una severa punizione, quell&#8217;attimo di magia \u00e8 penetrato nell&#8217;anima, si \u00e8 insinuato sino al fondo di essa, e non se ne andr\u00e0 pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 sempre un alto prezzo da pagare, per quell&#8217;attimo di splendore e di bellezza: ma, per quanto salato, sar\u00e0 pur sempre un prezzo equo. Questo, almeno \u00e8 ci\u00f2 che pensa il lettore di Charles Williams, quando ha sfogliato l&#8217;ultima pagina di uno dei suoi libri e si trova a fantasticare, a immaginare quel che devono provare i suoi eroi, cos\u00ec crudelmente beffati nella loro speranza di felicit\u00e0. Felicit\u00e0 che, neanche a dirlo, ha il colore degli occhi misteriosi di una ragazza incontrata apparentemente per caso, salvo poi scoprire che il caso non esiste e che un meccanismo misterioso li ha condotti proprio l\u00e0 dove tutto il loro essere vorrebbe che non fossero mai stati, ma dove tutta la loro anima non solo non si pente di quel che \u00e8 stato, ma si rammarica che non sia accaduto prima. E anche se gli eroi di Williams sono infelici, perch\u00e9 prima della loro Grande Ora c&#8217;erano solo la noia e la ripetizione, e dopo ci saranno solo la nostalgia e il rimpianto, nondimeno essi strappano la nostra simpatia e la nostra solidariet\u00e0, al punto che vorremmo essere al posto loro, e pagheremmo chi sa cosa per poter provare quel che hanno provato loro: la sensazione, cio\u00e8, per una volta almeno, di essere vivi, terribilmente vivi, con il cuore squassato da ondate di felicit\u00e0 di una forza spaventosa. L&#8217;apparenza inganna: anche se sono grandi e grossi come il loro autore, un metro e ottanta di statura per novanta chili di peso, gli eroi di Williams sono, in fondo, dei cuori teneri: le loro mani forti, capaci di sferrare pugni formidabili, anelano di stringere e carezzare il corpo palpitante di una donna che essi amano perch\u00e9 tenera e romantica come loro, e di farlo con estrema delicatezza, quasi con timore reverenziale, perch\u00e9 la Donna, nei romanzi di Williams, \u00e8 molto pi\u00f9 di una creatura mortale, \u00e8 quasi una dea, e alle dee ci si avvicina con rispetto e una punta di paura.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che, nei romanzi di Charles Williams, le cose non vanno mai a finire come dovrebbero: c&#8217;\u00e8 sempre qualcosa che va storto. Il piano perfetto s&#8217;inceppa, da una fessura inaspettata s&#8217;introduce l&#8217;artiglio del diavolo. Ora \u00e8 un proiettile vagante, che si porta via la Donna, proprio alle soglie di una indicibile felicit\u00e0, come ne <em>La scogliera degli scorpioni<\/em>; ora \u00e8 un&#8217;altra donna (ma con la minuscola) scaltra, avida, senza scrupoli, che si mette in mezzo con l&#8217;arma del ricatto, come in <em>L&#8217;inferno non ha fretta<\/em>; ora una sfortunata concatenazione di circostanze, che oltre a portar via la Donna, imprigiona il protagonista nel carcere invisibile del rimorso, come in <em>L&#8217;assassino guarda il fiume<\/em> (ma il titolo originale \u00e8 semplicemente <em>River Girl<\/em>, <em>La ragazza del fiume<\/em>). L&#8217;uomo, l&#8217;eroe di questi gialli, \u00e8 giovane, forte, intelligente, e si crede astuto, ma alla fine rimane puntualmente intrappolato in situazioni che non riesce a controllare; spesso \u00e8 malamente sposato, quando fa l&#8217;incontro decisivo della sua vita, quello con la Donna, luminosa ma triste, irresistibile nella sua desolazione, a sua volta sposata con un delinquente, oppure ricattata da oscuri personaggi, insomma sempre la vittima di un destino avverso. L&#8217;eroe, allora, che si \u00e8 pazzamente innamorato di lei al primo sguardo, parte a lancia in resta per salvarla e portarsela via; ma verr\u00e0 sconfitto dal destino, battuto sul suo stesso terreno; si credeva furbo, e invece risulter\u00e0 terribilmente ingenuo. Ma il primo passo sulla via della sconfitta lo ha commesso fin dall&#8217;inizio, perdendo la testa come un adolescente per una donna carica di guai. C&#8217;\u00e8 qualcosa di masochista nella dinamica di questi personaggi maschili, che si tuffano a capofitto in situazioni dalle quali il lettore capisce, fin dal secondo o terzo capitolo, che usciranno distrutti, ma che loro s&#8217;illudono di poter risolvere: si direbbe che l&#8217;amore, per Williams, sia un sogno pi\u00f9 che una realt\u00e0, simile all&#8217;acqua di Tantalo, che si ritrae davanti alle labbra di colui che sta bruciando per la sete. Il momento della felicit\u00f2 dura un battito di ciglia, a volte non arriva nemmeno, \u00e8 solo una leopardiana aspettativa: si passa direttamente dalla trepidazione per una gioia che non c&#8217;\u00e8 ancora, all&#8217;amarissimo rimpianto di una gioia che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, \u00e8 sfumata per sempre. Non vi \u00e8 mai una misura fra i due estremi del <em>tutto o niente<\/em>: gli eroi di Williams sono forti, ma irruenti giocatori, puntano e perdono; perch\u00e9 si sa che i soli giocatori fortunati sono quelli che restano freddi e impassibili, quelli che sanno alzarsi dal tavolo verde al momento giusto. Mentre gli eroi di Williams non ne sarebbero mai capaci: sono talmente avidi di vita che preferirebbero morire piuttosto che alzarsi dalla sedia e uscire dalla stanza dei sogni. Perch\u00e9, in fondo, sono dei sognatori. Le apparenze inganno: paiono uomini d&#8217;azione, ma la realt\u00e0 \u00e8 che vivono di sogni: non lo sanno essi per primi, sbagliano nel giudicarsi e anche questo \u00e8 un elemento decisivo della loro sconfitta finale. Con le loro doti fisiche e intellettuali, potrebbero diventare qualcuno; potrebbero fare una bella scalata sociale, come il Bel Ami di Maupassant, sfruttando il loro fascino e la loro astuzia. Invece sono degli inguaribili romantici, s&#8217;innamorano sempre della Donna sbagliata e perseverano nell&#8217;errore sino alla nemesi finale. Si puniscono da soli, a ben guardare, perch\u00e9 sono proprio loro a mettersi nelle condizioni di fallire e di soffrire. Il giallo si risolve in un romanzo psicologico, il meccanismo dei sentimenti e dei pensieri diventa pi\u00f9 importante del <em>cosa succeder\u00e0<\/em>. Il lettore affezionato di Charles Williams sa gi\u00e0, pi\u00f9 o meno, come la storia andr\u00e0 a finire dopo le prime quindici o venti pagine; ignora i particolari, ma intuisce benissimo la sostanza. Non \u00e8 quindi la curiosit\u00e0 che lo tiene inchiodato sino all&#8217;ultima pagina, ma il piacere di scandagliare gli abissi dell&#8217;anima del protagonista, e vederlo dibattersi come un pesce preso nella rete, lottando inutilmente per strappare al destino quel miraggio di felicit\u00e0 che lo ha abbagliato e lo ha sedotto fin dalle prime righe. La bravura dello scrittore consiste nel coinvolgere il lettore, nel farlo sentire come si sente il suo eroe, nel far s\u00ec che si identifichi col suo punto di vista. Questi \u00e8 disposto a tutto, anche a scendere a compromessi degradanti, pur di salvare la Donna e ottenere in premio il suo amore. Non che gli eroi di Williams siano senza macchia e senza paura: sono quasi sempre dei perdenti, dei falliti, sin da prima che facciano il Fatale Incontro. Sono, per esempio, dei vice-sceriffi che trascinano un&#8217;esistenza vuota e noiosa, con una moglie che non li ama e che essi non amano, e che pensa solo ai quattrini; gli altri li rispettano e forse li ammirano, ma essi in cuor loro, sanno di essere dei falliti. Perci\u00f2, l&#8217;incontro con la Donna \u00e8, per loro, una scarica di vita: \u00e8 la scoperta che si pu\u00f2 anche vivere in un altro modo, amando, sognando, desiderando, e non trascinando stancamente i giorni fra un lavoro frustrante e mal pagato e qualche battuta di pesca, che non allevia la pena di vivere, perch\u00e9 il loro cuore \u00e8 troppo profondamente amareggiato.<\/p>\n<p>Charles Williams (che non va confuso con l&#8217;omonimo scrittore e poeta britannico, 1886-1945, della generazione preceente), \u00e8 nato a San Angelo, in Texas, il 13 agosto 1909, ed \u00e8 morto a Los Angeles il 5 aprile 1975. Imbarcato nella marina mercantile, dopo la Seconda guerra mondiale si \u00e8 impiegato come tecnico elettronico, si \u00e8 sposato e si \u00e8 trasferito con la moglie a San Francesco, mettendosi a fare lo scrittore a tempo pieno. Nel 1951 imbrocca la vena giusta, quella del giallo psicologico: ed \u00e8 il successo, con <em>Hill Girl<\/em> (<em>La ragazza della collina<\/em>; non tradotto in italiano, a quanto ne sappiamo). A partire da quel momento, si afferma come uno dei migliori giallisti americani degli ani &#8217;50 e &#8217;60. Ben dodici dei suoi romanzi, venti e pi\u00f9, sono stati ripresi dal cinema per portare le sue storie sul grande schermo. \u00c8 uno scrittore raffinato, dalla tecnica impeccabile; in un certo senso, e facendo la tara alla enorme distanza, geografica e culturale, oltre che di prospettiva esistenziale, si pu\u00f2 dire che presenti non poche somiglianze con Simenon e il suo commissario Maigret; e va notato che, per un periodo, Charles Williams visse in Francia, dove i suoi libri godevano di un vasto successo, pur essendo cos\u00ec inconfondibilmente americani, ambientati quasi sempre nelle piccole citt\u00e0 di provincia del West, o sulla riva di qualche fiume sonnolento. Anche a Williams, quel che interessa veramente non \u00e8 il delitto, tanto meno la punizione del colpevole, ma l&#8217;uomo, quel groviglio di passioni che si agitano al fondo della sua anima. Egli le vede, le osserva, le registra e le descrive con impeccabile precisione. Il fatto che siano passioni autodistruttive e che la punizione del delitto arrivi puntualmente a portar via il miraggio di felicit\u00e0, ha qualcosa di cattolico: c&#8217;\u00e8 una moralit\u00e0, in quei romanzi, perch\u00e9 il male non trionfa e il castigo peggiore che capiti al reo non \u00e8 di tipo fisico, bens\u00ec morale: \u00e8 costretto a sopravvivere al crollo di tutte le sue speranze, e, in certi casi, perfino a subire l&#8217;immeritato, quotidiano disprezzo della Donna di cui \u00e8 disperatamente, ma ormai inutilmente innamorato (come in <em>L&#8217;inferno non ha fretta).<\/em> Una vera pena del contrappasso, che gli viene servita con sadica accuratezza, cuocendolo a fuoco lentissimo, giorno dopo giorno, per tutto il tempo che gli resta da vivere. E se si tratta di un inferno terreno, immanente, e non di un castigo ultraterreno, ci\u00f2 non toglie che vi \u00e8, in esso, un sapore vagamente religioso: <em>a Dio non la si fa<\/em>, come direbbe il buon dottor Manson de <em>La cittadella<\/em>. Qualche volta si paga non per i delitti commessi, ma per quelli dei quali si \u00e8 innocenti; l&#8217;importante,\u00e8 che il debito sia pagato, in un modo o nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Charles Williams \u00e8 morto suicida. Il cancro si era portato via sua moglie, pochi anni prima; e le vendite dei suoi romanzi, alla svolta degli anni &#8217;70, cominciavano a non andar bene come prima. Il suo mondo, privato e collettivo, stava finendo. Era un pesce fuor d&#8217;acqua, come Scott Fitzgerald alla fine dell&#8217;<em>et\u00e0 del jazz<\/em>. In fondo, i suoi eroi lo avevano sempre saputo: il posto giusto non esiste&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dobbiamo dirlo? 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