{"id":26228,"date":"2020-11-04T11:44:00","date_gmt":"2020-11-04T11:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/11\/04\/loscura-attrazione-dei-moderni-per-labisso\/"},"modified":"2020-11-04T11:44:00","modified_gmt":"2020-11-04T11:44:00","slug":"loscura-attrazione-dei-moderni-per-labisso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/11\/04\/loscura-attrazione-dei-moderni-per-labisso\/","title":{"rendered":"L&#8217;oscura attrazione dei moderni per l&#8217;abisso"},"content":{"rendered":"<p><em>Ho ingoiato una formidabile sorsata di veleno. &#8212; Tre volte sia benedetto il consiglio che mi \u00e8 giunto! &#8211; Mi bruciano le viscere. La violenza del veleno mi torce le membra, mi rende deforme, mi abbatte. Muoio di sete, soffoco, non posso gridare. \u00c8 l&#8217;inferno, la pena eterna! Vedete come il fuoco si ravviva! Brucio come si deve. Va, demonio!<\/em><\/p>\n<p><em>Avevo intravisto la conversione al bene e alla felicit\u00e0, la salvezza. Come descrivere la visione, l&#8217;aria dell&#8217;inferno non tollera gli inni! Erano milioni di creature incantevoli, un soave concerto spirituale, la forza e la pace, le nobili ambizioni, che ne so?<\/em><\/p>\n<p><em>Le nobili ambizioni!<\/em><\/p>\n<p><em>Ed \u00e8 ancora la vita! &#8212; Se la dannazione \u00e8 eterna! Un uomo che vuole mutilarsi \u00e8 proprio dannato, non \u00e8 vero? Io mi credo all&#8217;inferno, dunque ci sono. \u00c8 l&#8217;adempimento del catechismo. Sono schiavo del mio battesimo. Genitori, avete fatto la mia sventura e avete fatto la vostra! Povero innocente! &#8212; L&#8217;inferno non pu\u00f2 nulla contro i pagani. &#8211; \u00c8 ancora la vita! Pi\u00f9 tardi, le delizie della dannazione saranno pi\u00f9 profonde. Un crimine, presto, ch&#8217;io cada nel nulla, secondo la legge umana.<\/em><\/p>\n<p><em>Taci, ma taci!&#8230; \u00e8 la vergogna, il rimprovero qui: Satana dice che il fuoco \u00e8 ignobile, che la mia collera \u00e8 orrendamente stolta. &#8212; Basta!&#8230; con gli errori che mi suggeriscono, magie, profumi falsi, musiche puerili. E dire che possiedo la verit\u00e0, che vedo la giustizia: ho un giudizio sano e fermo, sono pronto per la perfezione&#8230; Orgoglio. &#8212; La pelle della mia testa si dissecca. Piet\u00e0! Signore, ho paura. Ho sete, tanta sete! Ah, l&#8217;infanzia, l&#8217;erba, la pioggia, il lago sulle pietre, IL CHIARO DI LUNA QUANDO IL CAMPANILE SUONAVA DODICI&#8230; il diavolo sta sul campanile a quell&#8217;ora. Maria! Vergine Santa! &#8230; &#8211; Orrore della mia stupidit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Laggi\u00f9, non sono forse anime oneste, che mi vogliono bene&#8230; Venite&#8230; ho un guanciale sulla bocca, non mi sentono, sono fantasmi. Poi, nessuno pensa mai agli altri. Non avvicinatevi. Puzzo di bruciaticcio, \u00e8 sicuro. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Dovrei avere un mio inferno per la collera, un mio inferno per l&#8217;orgoglio. &#8212; e l&#8217;inferno della carezza; un concerto di inferni.<\/em><\/p>\n<p><em>Muoio di stanchezza. \u00c8 la tomba, me ne vado ai vermi, orrore dell&#8217;orrore! Satana, burlone, tu vuoi dissolvermi, con i tuoi incantesimi. Esigo. Esigo! Un colpo di forcone, una goccia di fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Ah! Risalire alla vita! Gettare lo sguardo sulle nostre deformit\u00e0. E quel veleno, quel bacio mille volte maledetto! La mia debolezza, la crudelt\u00e0 del mondo! Mio Dio, piet\u00e0, nascondimi, mi comporto troppo male! &#8212; Sono nascosto e non lo sono.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 il fuoco che si ravviva col suo dannato.<\/em><\/p>\n<p>Provate a indovinare di dove abbiamo tratto questo brano. Se per\u00f2 siete dei cultori di letteratura, il quesito \u00e8 troppo facile, perch\u00e9 non \u00e8 tratto dalla riproduzione stenografica di un esorcismo, come potrebbe sembrare &#8212; sfidiamo chiunque a dire il contrario &#8211; ma da quello che \u00e8 considerato da molti come il vertice della poesia moderna: <em>Nuit de l&#8217;enfer<\/em> (notte d&#8217;inferno), che fa parte del poema in prosa di Arthur Rimbaud (1854-1891) <em>Une Saison en enfer<\/em> (una stagione all&#8217;inferno). Per questa sola opera Rimbaud, che quando la scrisse, nel 1873, aveva diciannove anni, ma gi\u00e0 a diciassette aveva raggiunto la piena maturit\u00e0 artistica (con <em>Le bateau ivre<\/em>, il battello ebbro, del 1871) si \u00e8 conquistato un posto definitivo nell&#8217;Olimpo dei poeti moderni, e non in posizione marginale, ma proprio al suo vertice. Gran parte dei critici \u00e8 concorde nel vedere la poesia di Rimbaud come uno spartiacque nella storia della poesia, e nell&#8217;asserire che la poesia propriamente moderna nasce con lui; mentre i poeti delle generazioni precedenti, compresa quella di Baudelaire (1821-1867), sono considerati come dei precursori, ancora incerti a met\u00e0 del guado.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto questo brano come testo esemplare e al tempo stesso quale metafora esistenziale della modernit\u00e0, perch\u00e9 ci sembra che ne riassuma i tratti essenziali con una sincerit\u00e0 e una sorta di macabro candore quasi disarmanti. Tralasciando gli aspetti propriamente estetici della <em>Nuit d&#8217;enfer<\/em>, perch\u00e9 in questa sede non vogliamo fare esegesi poetica ma limitarci all&#8217;aspetto culturale, morale e psicologico che da essa si riverbera, notiamo innanzitutto che l&#8217;andamento formale \u00e8 quello di una confessione e al tempo stesso di una preghiera, se non addirittura di una supplica. L&#8217;io poetico dell&#8217;autore si sente bruciare, implora l&#8217;aiuto di Dio e della Vergine Maria, lamenta una sete divorante, un senso di soffocazione, vorrebbe gridare ma non ha la voce; si percepisce all&#8217;inferno, negli artigli di Satana, con un sillogismo quasi cartesiano (<em>Io mi credo all&#8217;inferno, dunque ci sono<\/em>): in breve, manifesta tutti i sintomi della possessione demoniaca durante una cerimonia di esorcismo. Tuttavia c&#8217;\u00e8 anche qualcos&#8217;altro: c&#8217;\u00e8 un&#8217;accusa, o una lamentazione, nei confronti dei propri genitori, per averlo battezzato e fatto istruire nel catechismo cattolico (<em>Sono schiavo del mio battesimo. Genitori, avete fatto la mia sventura e avete fatto la vostra!<\/em>); e c&#8217;\u00e8 una deplorazione del battesimo, perch\u00e9 i pagani sono immuni dagli assalto del maligno, proprio in quanto ignorano la lotta del bene contro il male (<em>l&#8217;inferno non pu\u00f2 nulla contro i pagani<\/em>). Qui il discorso si fa pi\u00f9 scopertamente ideologico: \u00e8 un attacco contro il cristianesimo, un atto d&#8217;accusa contro l&#8217;educazione cattolica, che &#8211; questa \u00e8 la tesi suggerita &#8211; creando il senso della colpa, opera una lacerazione dolorosa e irreparabile nelle profondit\u00e0 della coscienza. Poi, dopo altre invocazioni a Dio e la confessione della propria paura, si entra in un&#8217;atmosfera pi\u00f9 marcatamente psicologica, la cui nota dominante \u00e8 data dalla nostalgia dell&#8217;infanzia, vista come et\u00e0 dell&#8217;innocenza perduta (<em>Ah, l&#8217;infanzia, l&#8217;erba, la pioggia, il lago sulle pietre, IL CHIARO DI LUNA QUANDO IL CAMPANILE SUONAVA DODICI&#8230;<\/em>). E ancora la presenza del diavolo, appollaiato sul campanile, che si sovrappone e deturpa oscenamente la cara immagine della chiesa del paese natio. Da ultimo, si diffonde un crescente orrore di morte, un senso di putrefazione e di dissoluzione (<em>Muoio di stanchezza. \u00c8 la tomba, me ne vado ai vermi, orrore dell&#8217;orrore!<\/em>), intrecciato alla perversa volutt\u00e0 d&#8217;un <em>bacio mille volte maledetto<\/em> che reintroduce proprio alla fine, come in certe poesie di Baudelaire, l&#8217;ombra del piacere sessuale (omosessuale, in questo caso, perch\u00e9 in filigrana s&#8217;intravede la torbida amicizia particolare di Rimbaud con Verlaine, come in <em>Femmes damn\u00e9es<\/em> di Baudelaire si trattava dell&#8217;amore saffico) quale vertice di una consapevole volutt\u00e0 del proibito, della trasgressione, della sfida satanica all&#8217;ordine morale costituito (<em>Avevo intravisto la conversione al bene e alla felicit\u00e0, la salvezza<\/em>), al quale riserva parole ironiche e quasi irridenti (<em>Erano milioni di creature incantevoli, un soave concerto spirituale, la forza e la pace, le nobili ambizioni, che ne so? Le nobili ambizioni!<\/em>). Pertanto, le invocazioni a Dio e alla Vergine Maria devono essere intese in senso ironico e blasfemo; anche se nominato con orrore, \u00e8 Satana il sovrano onnipotente di quest&#8217;universo infernale, ed \u00e8 a lui che l&#8217;io narrante brama di consegnare la propria anima.<\/p>\n<p>E ora passiamo ad allargare l&#8217;orizzonte della nostra analisi, trasferendo le osservazioni specifiche che abbiamo fatto a proposito di questo brano alla societ\u00e0 moderna e alla cultura moderna nel loro complesso, cogliendo le analogie fra la situazione poeticamente descritta da Rimbaud e quella reale, storica, determinatasi in Occidente e nel mondo intero dopo l&#8217;avvento della piena modernit\u00e0. Che si sia trattato non di un luminoso progresso, come vorrebbe la narrazione ufficiale e ideologica, ma di un pauroso regresso e addirittura di una discesa agli inferi, lo abbiano gi\u00e0 sostenuto in numerosi scritti (in particolare nel recente <em>Per dare un senso al mondo la ragione crea l&#8217;inferno<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 04\/11\/20; cos\u00ec come abbiamo colto la corrispondenza fra la letteratura moderna e l&#8217;aspetto diabolico della modernit\u00e0 (cfr. <em>Perch\u00e9 i vampiri appaiono insieme ai filosofi del &#8216;700?<\/em>, il 16\/10\/20; <em>La casa sull&#8217;abisso? \u00c8 la nostra<\/em>, il 16\/01\/19; <em>E. A. Poe scopritore di una nuova malattia dello spirito: la modernit\u00e0<\/em>, sul sito di Arianna Editrice il 29\/11\/12, poi su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 25\/12\/17). Se ci si pone da un tale punto di vista, allora testi come la <em>Nuit de l&#8217;enfer<\/em>, o come <em>La caduta della casa degli Usher<\/em>, di Edgar Allan Poe, cesseranno di apparirci come delle cupe eccezioni e ci sveleranno il loro carattere paradigmatico e tutt&#8217;altro che avulso dalla realt\u00e0. A quel punto, ci\u00f2 che dovremmo chiederci \u00e8 come vada che la critica e la cultura ufficiale, scuola compresa, abbiano fatto di un testo come <em>Una stagione all&#8217;inferno<\/em> il vertice della poesia europea; come non ne abbiano affatto colto il carattere nichilista, necrofilo e satanico; come abbondino tuttora di elogi e ostentata ammirazione per un testo che somiglia piuttosto, se guardato obiettivamente e con un minimo di distacco critico, alle rabbiose esternazioni di un indemoniato sottoposto ad esorcismo, che non a un esercizio di poesia, cos\u00ec come la poesia \u00e8 stata sempre intesa, in Europa, dai suoi albori fino alla met\u00e0 del secolo XIX. In altre parole, la domanda \u00e8 questa: come accade che gli uomini moderni, i critici letterari moderni, i professori moderni, gl&#8217;intellettuali moderni, gli studenti moderni, non colgano la dimensione patologica, delirante, repulsiva, evocata da simili testi, e anzi li applaudiscano come opere autenticamente geniali, e li facciano studiare ai giovani, proponendoli come modelli da ammirare ed imitare? Davvero non ci sono delle opere poetiche pi\u00f9 sane, pi\u00f9 equilibrate, pi\u00f9 innamorate della vita di queste, tali da meritare l&#8217;ammirazione e lo studio da parte dei giovani? Siamo in presenza di un ottundimento dell&#8217;intelligenza, di uno stravolgimento della sensibilit\u00e0 estetica, oppure di qualcosa di ancor pi\u00f9 oscuro e inquietante?<\/p>\n<p>Una cosa ci sembra chiara: nella modernit\u00e0 esiste una vera e propria attrazione per l&#8217;orrido, il macabro, il raccapricciante, il deforme, il mostruoso. Lo si vede nelle arti figurative, nella musica, nel cinema, nello spettacolo in genere, ma anche nella letteratura e nella poesia. Prima delle modernit\u00e0 tale attrazione esisteva, perch\u00e9 \u00e8 connaturata a un aspetto della personalit\u00e0 umana, ma si esprimeva in forme assai meno visibili, sia per quantit\u00e0 che per qualit\u00e0. Sopratutto, si esprimeva come consapevole eccezione alla regola: e la regola, in ambito estetico, \u00e8 la ricerca del bello. Anche se Hegel ha dichiarato la fine dell&#8217;arte bella gi\u00e0 al principio del XIX secolo, resta il fatto che un&#8217;arte brutta \u00e8 una contraddizione in termini, perch\u00e9 l&#8217;arte esprime lo slancio dell&#8217;anima verso il bello, e se l&#8217;anima invece \u00e8 attratta dal brutto, dal deforme, dal crudele, ecc., ci\u00f2 significa che quell&#8217;anima \u00e8 malata, o, nel caso della modernit\u00e0, che l&#8217;intera societ\u00e0 \u00e8 gravemente malata. In un mondo malato, la malattia diviene la norma: ed ecco come si spiega la mancata reazione repulsiva del pubblico e della critica nei confronti di poesie e di opere d&#8217;arte che trasudano angoscia, tristezza, paura, delirio, rifiuto radicale della realt\u00e0. In una societ\u00e0 malata, gli autori che realizzano opere sane, vitali e gioiose vengono bollati come noiosi, superficiali e incapaci di cogliere il vero sentire del loro tempo. E anche da questo lato si coglie che la cultura moderna \u00e8 una forma di malattia: perch\u00e9, da che mondo \u00e8 mondo, la categoria del bello, come quella del vero e come quella del buono, non va declinata in senso storico; non esiste qualcosa che si possa considerare bello in un determinato tempo, e brutto in un altro, oppure vero e falso, se non entro un ristretto margine di oscillazione, che non ammette capovolgimento totali. In una societ\u00e0 sana, il brutto non diverr\u00e0 mai bello e il bello non sar\u00e0 mai percepito come brutto, almeno dalla stragrande maggioranza delle persone. Ma in una societ\u00e0 malata questo accade. In tal senso, il secolo XVII, con l&#8217;irruzione del marinismo e con la centralit\u00e0 improvvisamente acquistata da soggetti brutti, deformi o anche solo sconvenienti (la donna sdentata, la cisposa, la pidocchiosa, la zoppa) indica gi\u00e0 una tendenza all&#8217;inversione del gusto e dunque una degenerazione del comune sentire riguardo a una aspetto fondamentale dell&#8217;esistenza. Verso la fine del secolo successivo, il &quot;caso&quot; De Sade, con la sua interminabile e monotona sequela di stupri, incesti, sacrilegi, sodomizzazioni, maltrattamenti e torture ai danni di giovani fanciulle virtuose, mentre le viziose trionfano e si godono i frutti di un successo mal guadagnato, \u00e8 un altro significativo campanello d&#8217;allarme, con l&#8217;aggravante che qui siamo gi\u00e0 in presenza di un satanismo consapevole: infatti tutta l&#8217;opera di Sade altro non \u00e8 che un inno al male e alla malvagit\u00e0, e una sostanziale denigrazione e ridicolizzazione del bene. Poi arrivano i Baudelaire coi loro fiori del male, i Rimbaud con le loro discese all&#8217;inferno per vedere sino a che punto ci si possa degradare, i Miller, i Moravia, i Pasolini, che sguazzano senza ritegno nelle stanze pi\u00f9 brutte del romanzo e del cinema. Si potrebbe obiettare che anche grandissimi scrittori, come Dostoevskij, non hanno esitato ad esplorare quei fetidi scantinati; \u00e8 vero, ma lo hanno fatto con tutt&#8217;altro spirito e con ben altra sensibilit\u00e0. Dostoevskij, come Shakespeare, come Dante, esplora gli abissi del male per trovare la luce; Rimbaud vi s&#8217;immerge al solo scopo di uccidere quel che di buono, e cio\u00e8 di autenticamente umano, vi \u00e8 nel proprio cuore. Per questo la modernit\u00e0 \u00e8 una anti-civilt\u00e0: uccide il bene che vi \u00e8 negli uomini, anche nei peggiori, mentre li stimola a tirar fuori il proprio lato tenebroso e malvagio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ingoiato una formidabile sorsata di veleno. &#8212; Tre volte sia benedetto il consiglio che mi \u00e8 giunto! &#8211; Mi bruciano le viscere. 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