{"id":26216,"date":"2007-08-03T12:28:00","date_gmt":"2007-08-03T12:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/03\/lisola-seconda-parte\/"},"modified":"2007-08-03T12:28:00","modified_gmt":"2007-08-03T12:28:00","slug":"lisola-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/03\/lisola-seconda-parte\/","title":{"rendered":"L&#8217;isola, seconda parte"},"content":{"rendered":"<p>PARTE SECONDA<\/p>\n<p>CAPITOLO PRIMO<\/p>\n<p><em>10 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Dopo una marcia spossante nel cuore della foresta vergine, sotto una pioggerella insistente che ci inzuppava, abbiamo raggiunto il crinale della <em>quebrada<\/em> del S\u00e0ndalo avvolto nella nebbia. La visibilit\u00e0 era cos\u00ec ridotta che bisognava procedere con estrema attenzione, poich\u00e9 sotto di noi vi era uno strapiombo impressionante. Solo con sforzi penosi, scivolando pi\u00f9 volte sui sassi umidi e muscosi, giungemmo sul fondo della valle. L\u00ec facemmo sosta per un paio d&#8217;ore, al riparo delle gigantesche foglie di <em>Gunnera<\/em>, simili alla bardana, e riempimmo le borracce alla fresca acqua del torrente. Finalmente smise di piovere, e con le gambe ancora indolenzite per la ripidissima discesa, iniziammo a risalire la <em>quebrada<\/em>, in verit\u00e0 piuttosto demoralizzati. Nel primo pomeriggio la gola prese l&#8217;aspetto ai un autentico canyon, dominato da rocce gigantesche e perpendicolari, sempre pi\u00f9 incombenti, sempre pi\u00f9 ravvicinate. Finalmente, a una svolta del torrente, ci trovammo la strada sbarrata da un muraglione di roccia pressoch\u00e9 verticale. Solo un condor avrebbe potuto avanzare oltre, lasciandosi trasportare dalle correnti ascensionali che stavano in quel momento spazzando la densa nuvolaglia.<\/p>\n<p>Col cuore stretto per la delusione e lo scoraggi amento, dovemmo rifare il cammino inverso e ridiscendere fino all&#8217;altezza del precedente bivacco. Qui sostammo per mangiare qualcosa, per bere e per fare il punto della situazione. Da qualunque parte la si volesse considerare, quest&#8217;ultima non era rosea. I viveri erano quasi terminati, e, lontano dal mare, veniva meno anche la possibilit\u00e0 di catturare qualche grossa aragosta. Altri animali di cui nutrirci, senz&#8217;armi come eravamo, non ce n&#8217;erano. Tranne alcune capre selvatiche e alcuni ceni, anch&#8217;essi divenuti selvaggi &#8211; le une e gli altri introdotti dall&#8217;uomo &#8211; non vi sono altri animali sull&#8217;isola, a eccezione di uccelli e insetti. Le numerose colonie ai foche da pelliccia della costa occidentale sono state recentemente sterminate da spietati marinai del continente, e cos\u00ec pure le otarie. I pochi frutti commestibili crescono solo nella parte bassa della foresta, pi\u00f9 vicino al mare.<\/p>\n<p>Esisteva una remota speranza che l&#8217;accesso all&#8217;altopiano interno sia. ancori possibile da una delle valli pi\u00f9 a mezzogiorno. Ma, a parte la difficolt\u00e0 di raggiungerle, scavalcando i ripidissimi crinali fra l&#8217;una e l&#8217;altra, resta il fatto che, se anche tale passaggio verso la parte pi\u00f9 elevata dell&#8217;isola esistesse, ci\u00f2 non ci potrebbe avvicinare alla meta, con quasi assoluta certezza. In novembre, quando siamo arrivati quaggi\u00f9, abbiamo potuto osservare bene la costa occidentale, mentre la nave la costeggiava a velocit\u00e0 ridotta, e del resto la testimonianza di tutti \u00e8 unanime: non esistono sentieri naturali che mettano in comunicazione quella costa con la vetta. Tuttavia, che altro ci resta da fare? Sappiamo che \u00e8 un tentativo condannato in partenza, ma non esistono alternative che non siano ritornare alla colonia e consegnarsi, oppure lasciarsi morire di fame. Quindi, domattina, faremo quest&#8217;ultimo tentativo.<\/p>\n<p><em>Lettera di don Alvaro al Direttore degli istituti di pena, 10 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>Eccellenza,<\/p>\n<p>al mio ritorno sull&#8217;isola, nella giornata di ieri, ho appreso la notizia che cinque confinati, due politici e tre comuni, sono evasi dallo stabilimento e hanno fatto perdere le loro tracce. Ma su ci\u00f2, le accludo una relazione dettagliata, e un rapporto compilato dal mio sostituto, don Venustiano Rodr\u00ecguez. Bench\u00e9 io mi trovassi nella capitale per conferire con vostra Eccellenza, e non possa pertanto, in coscienza, sentirmi responsabile dell&#8217;accaduto, pure mi sembra che l&#8217;autorit\u00e0 superiore preposta ad un dato istituto debba essere almeno moralmente responsabile del suo buon funzionamento.<\/p>\n<p>Ritengo, pertanto, che questo increscioso episodio sia un richiamo a non ritenermi indispensabile in un incarico che altri, pi\u00f9 giovani di me, potrebbero espletare con eguale dedizione e, forse, con maggior fortuna. Sinceramente, Eccellenza, ritengo di aver costretto la mia famiglia a sopportare abbastanza sacrifici, trascorrendo pi\u00f9 di un anno in un luogo tanto isolato, dove mancano le pi\u00f9 essenziali comodata del mondo civile e dove non esiste altra compagnia che quella del personale militare e dei confinati. Rimango quindi al mio posto, in attesa che Ella provveda, quanto prima le sar\u00e0 possibile, ad inviare un nuovo direttore o a comunicarmi se devo frattanto cedere le mie funzioni al <em>se\u00f1or<\/em> Rodriguez.<\/p>\n<p>Suo devotissimo don Alvaro Donoso.<\/p>\n<p><em>11 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>All&#8217;alba ci siamo rimessi in marcia, e dopo circa tre ore di arrampicata siamo arrivaci in cima al crinale fra le valli del S\u00e0ndalo e del Pasto. Tirava un forte vento da mezzogiorno, sotto le cui raffiche era giocoforza procedere quasi curvi. Da uno squarcio della vegetazione abbiamo potuto vedere la nave del governo che si allontanava in direzione est: era gi\u00e0 vicina all&#8217;orizzonte e solo la nostra posizione elevata e il pennacchio di fumo della ciminiera ci permisero di scorgerla.<\/p>\n<p>A quel punto, invece di scendere nella valle sottostante decidemmo di proseguire lungo lo stretto crinale verso l&#8217;interno, sperando di trovare una via di accesso pi\u00f9 praticabile. Era una situazione fantastica. Risalivamo il crinale largo pochi metri, che tendeva a restringersi sempre pi\u00f9, sospeso fra cielo e terra e spazzato da venti furiosi. Ogni tanto bisognava fermarsi e stendersi a terra, quando banchi di nebbia lo avvolgevano bruscamente e nascondevano il terreno, tanto che non si distinguevano pi\u00f9 gli orli del precipizio. Grandi uccelli marini, credo cormorani, volteggiavano sopra di noi ad ali spiegate, lasciandosi portare dalle forti correnti aeree. Per fortuna, nessuno di noi soffre di vertigini, ma posso affermare che abbassare lo sguardo a destra o a sinistra del nostro cammino avrebbe messo i brividi a chiunque.<\/p>\n<p>Verso mezzogiorno, sudati, esausti e quasi increduli, improvvisamente ci trovammo sul bordo dell&#8217;altopiano interno. Ce l&#8217;avevamo fatta!<\/p>\n<p>Il vento si era un po&#8217; calmato e accompagn\u00f2 la nostra marcia attraverso praterie che conferivano al paesaggio uno spiccato carattere alpino. Muschi, licopodi e piccole piante nane, contorte dai venti dominanti di mezzogiorno, crescevano lungo le sponde di un ruscello che prendemmo come punto di riferimento. Massi erratici sparsi qua e l\u00e0 testimoniavano che questa parte superiore dell&#8217;isola deve aver conosciuto una sua \u00e8ra glaciale, resa evidente anche dalle forme arrotondate della morfologia. \u00c8 questo il cosiddetto Plano de la Mona, l&#8217;altopiano della Madonna, che qualche spirito religiosa ha battezzato cos\u00ec, forse ispirato dalla strana atmosfera di estatica solitudine che regna a queste altezze. Verso sud, al disopra di un banco di nuvole spuntava la cima di Los Inocentes, il punto pi\u00f9 elevato dell&#8217;isola, a 2.000 metri sul livello del mare. Il silenzio era impressionante, sovrumano. Pareva realmente di essere sulla sommit\u00e0 del mondo, in una zona al di fuori della storia, al di fuori del tempo; lontanissime e microscopiche, quasi improbabili, apparivano di lass\u00f9 le faccende degli uomini, i loro odi e i loro amori, le loro speranze e i loro timori. Ci sentiva in un certo senso purificati; o, come disse Mariano, che avvertiva le mie stesse sensazioni, <em>vicini all&#8217;essenziale.<\/em><\/p>\n<p>D&#8217;improvviso ci arrestammo. Davanti a noi, a un tratto, o per meglio dire sotto di noi, si spalancava l&#8217;abisso. Un salto verticale di oltre millecinquecento metri era ai nostri piedi: ancora un passo in avanti e saremmo precipitati gi\u00f9 fino alle nude scogliere che si frangevano, in un alone di bianchissima spuma, in riva all&#8217;isola. Credo che non esista altro luogo al mondo in cui la natura, fino a un momento prima quasi idilliaca, mostri d&#8217;improvviso, e in uno spazio cos\u00ec breve, il suo volto smisurato e terribile. Questo abisso sembra costruito per un mondo di Titani e di Giganti, non di uomini; non \u00e8 nell&#8217;ordine di grandezze cui l&#8217;uomo si pu\u00f2 abituare. Nessun essere umano potrebbe mai far l&#8217;abitudine a una bellezza talmente orrida, anche dopo anni e anni; e nessuno, che si sappia, era mai giunto prima fin quass\u00f9. Dai lontani tempi geologici in cui l&#8217;isola emerse dalle acque dell&#8217;oceano, sotto la spinta di poderose forze vulcaniche, nessun occhio umano si era mai posato prima su questo scenario di selvaggia grandiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Quasi a rendere ancor pi\u00f9 impressionante lo spettacolo, vedemmo dapprima una, poi due, infine tre balene solcare le acque a circa un miglio dalla riva. Si tuffavano e riemergevano, maestose, incredibili, sollevando alti spruzzi verso il cielo e dirigendosi in fila indiana verso il nord, prevenienti dalle gelide solitudini antartiche.<\/p>\n<p>Poco dopo ci fermammo in un valloncello erboso riparato dal vento, a breve distanza dal bordo dell&#8217;altipiano, e discutemmo il da farsi. Avevamo potuto vedere coi nostri occhi che non esisteva via possibile verso la costa occidentale, proprio come pensavamo. Eravamo d&#8217;accordo sul fatto che fosse inutile costeggiare il bordo della scarpata, poich\u00e9 senza alcun dubbio quell&#8217;immane muraglione di basalto proseguiva unito e compatto lungo tutta la costa occidentale. Da l\u00ec non avremmo mai trovato il modo d&#8217;imbarcarci sulla goletta, anche se scremino avuto un eccellente punto d&#8217;osservazione per avvistarla e magari per farle dei segnali con uno specchio o accendendo un fuoco. Inoltre i nostri viveri erano praticamente finiti e non restava altro da fare che scendere di nuovo alla costa orientale, in cerca di aragoste. E poi?<\/p>\n<p>Diego pensava che l&#8217;unica fosse tornare alla ricerca della zattera, che non poteva essere stata trasportata molto lontano dal punto ove era stata occultata a suo tempo. Era pesante, dunque doveva trovarsi sempre l\u00ec vicino. Avevamo ancora qualche giorno di tempo per girare attorno alla punta nord dell&#8217;isola, e tornare sulla costa occidentale. Qui, comunque, avremmo dovuto rimanere sulla zattera, in una posizione scomoda e pericolosa, fino all&#8217;arrivo della goletta: senza poter sbarcare, anzi badando &#8211; notte e giorno &#8211; a non avvicinarci troppo agli scogli, dove le onde avrebbero potuto mandarci a fracassare. E se il mare fosse stato agitato? Sapevamo, inoltre, che le acque dell&#8217;isola erano infestate dagli squali. Insomma, valutando bene la cosa, dovemmo renderci conto che anche il progetto originario di evasione, quand&#8217;anche non avesse subito un cambiamento imprevisto con la scomparsa della zattera e il folle intervento di Pedro e Garci\u00e0 avrebbe comunque presentato molti punti oscuri e non pochi rischi.<\/p>\n<p>.Prima che calasse l&#8217;oscurit\u00e0, ci affrettammo a tornare indietro verso il limite orientale dell&#8217;altopiano e iniziammo la discesa verso la <em>quebrada<\/em> del Pasto. Ma eravamo troppo stanchi, e il buio ci sorprese prima di aver raggiunto il fondo della valle. Ci fermammo per dormire in un angolino riparato da un boschetto di alberi nani, ma non potemmo chiudere occhio. Eravamo ancora troppo in alto. Il freddo, l&#8217;umidit\u00e0, la fame e la stanchezza c&#8217;impedirono di riposare. Rabbrividendo nei nostri indumenti troppo leggeri, guardavamo lo spettacolo semplicemente meraviglioso di un immenso e limpidissimo cielo stellato, quale non avevamo mai visto prima in vita nostra. Avevamo acceso un fuoco per scaldarci, che, insieme a una buona tazza, di caff\u00e8 bollente, ci ridiede un po&#8217; di animo. Una stella brilla va luminosissima fra tutte le altre. Ne chiesi il nome a Mariano, che gi\u00e0 sapevo essere un amante e discreto conoscitore del cielo notturno.<\/p>\n<p>&#8211; Quella \u00e8 Fomalhaut-, mi disse &#8211; &quot;la bocca del pesce&quot;, in arabo. \u00c8 la stella alfa della costellazione del Pesce Australe, a sud dell&#8217;Acquario. Una delle pi\u00f9 brillanti del cielo meridionale. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; In Europa, quindi &#8211; osservai &#8211; queste stelle sono invisibili. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non tutte. Fomalhaut, per esempio, si pu\u00f2 vedere anche dall&#8217;Italia, in autunno; \u00e8 posta a soli trenta gradi di latitudine sud. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sicch\u00e9, fra qualche mese, una ragazza, poniamo, in qualche piccolo paese dell&#8217;Italia, potr\u00e0 alzare gli occhi al cielo e vedere questa stessa stella, che ora splende come una regina dei cieli del Sud? E&#8217; strano. &#8211;<\/p>\n<p>Diego s&#8217;era finalmente addormentato; noi fumavamo, guardavamo il cielo e lasciavamo cadere parole nella notte, per distrarci dalla fame e dal pensiero opprimente della nostra impossibile situazione.<\/p>\n<p>&#8211; Tu che ne pensi del progetto di Diego? -, domandai, smuovendo i rami per ravvivare il fuocherello che languiva. Mariano scosse le spalle.<\/p>\n<p>&#8211; Sono d&#8217;accordo di tornare alla costa orientale: qui, non ci resta che morire di fame. Sono d&#8217;accordo anche di cercare quella dannata zattera, ma senza farmi troppe illusioni. Tra l&#8217;altro, avvicinarsi alla zona della colonia penale significa rischiare d&#8217;incappare in qualche pattuglia che forse \u00e8 ancora alla nostra ricerca. Non dimenticare che don Alvaro \u00e8 tornato sull&#8217;isola, e che don Venustiano vorr\u00e0 mostrarsi pieno di zelo e far\u00e0 di tutto per riprenderci. E&#8217; certo che la nostra fuga \u00e8 stata uno smacco per le sue ambizioni, vorr\u00e0 in ogni modo riaffermare le sue capacit\u00e0. Per\u00f2, la cosa pi\u00f9 probabile \u00e8 che non troviamo la zattera e che l&#8217;appuntamento con la goletta venga mancato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ne parli &#8211; osservai &#8211; come se la cosa riguardasse altri, non noi. &#8211;<\/p>\n<p>Si volse a guardarmi intensamente, e mi chiese: &#8211; Tu ci tieni alla vita? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ci tengo come chiunque altro. E tu?<\/p>\n<p>&#8211; Tiene alla vita chi ha delle speranze davanti a s\u00e9. Non importa quali, non importa quanto realistiche o quanto campate in aria. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E tu, non ne hai? &#8211;<\/p>\n<p>Improvvisamente distolse lo sguardo, e torn\u00f2 a fissare in direzione della fulgida Fomalhaut; poi disse: &#8211; Una, forse; ma veramente pazzesca. E&#8217; quella che mi tiene ancora attaccato al domani. La speranza di trovare il modo, Dio o il diavolo sanno come, di spostare ci\u00f2 che provo per una creatura mortale su di un piano immortale, eterno; se \u00e8 lecito parlare di eternit\u00e0 nel mondo degli uomini. Io devo, <em>devo<\/em> trovare il modo di dare ai miei sentimenti una forma che oltrepassi le contingenze, l&#8217;impossibilit\u00e0 e la caducit\u00e0 della sfera mortale. l\u00ec guaio \u00e8 che non credo in un altro mondo, al di sopra di questo: cerco l&#8217;infinito all&#8217;interno del finito. E&#8217; una follia, ma \u00e8 l&#8217;unica strada che mi rimanga da percorrere.<\/p>\n<p>Ci fu un silenzio, poi osservai: &#8211; In fondo, la tua ricerca interiore somiglia alla nostra ricerca di una via d&#8217;uscita da quest&#8217;isola. Sappiamo che quasi certamente non esiste, eppure non possiamo fare a meno di cercarla. Senza questa speranza, che ne sarebbe di noi? &#8211;<\/p>\n<p>Di nuovo tacemmo, e si udiva solo il crepitio delle fiamme sui rami.<\/p>\n<p>Poi Mariano riprese, guardando fisso innanzi a s\u00e9, con voce assorta: &#8211; Quando ci siamo affacciati di colpo sulla scarpata della costa occidentale, questi mattina&#8230;. e abbiamo visto il mare frangersi sugli scogli laggi\u00f9 in basso al termine di quel salto vertiginoso&#8230; Be&#8217;, guardando verso il fondo ho provato una strana sensazione, quasi di attrazione&#8230; E1 strano, ma in ed quel momento non avevo affatto paura; provavo anzi una sensazione inebriai te, come di liberazione, di verit\u00e0 alfine conquistata&#8230; Sembrava cos\u00ec facile fare un altro passo in avanti, e poi&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 vero &#8211; ammisi &#8211; a volte capita di provare cose del genere.<\/p>\n<p>&#8211; Allora mi sono chiesto: perch\u00e9 no? Perch\u00e9 non farlo? E subito dopo: c&#8217;\u00e8 dunque qualcosa che ti tiene ancora attaccato al presente, all&#8217;esistenza? La passione politica? Ma non mi faccio pi\u00f9 illusioni. L&#8217;amore per lo studio, per la conoscenza? Ma non mi ha avvicinato di un passo nemmeno alla verit\u00e0 pi\u00f9 elementare: quella su me stesso. La bellezza della natura? Una maschera dietro la quale si cela la crudelt\u00e0. quotidiana di ogni forma di vita., la mancanza di senso del tutto. Dio? Non esiste. L&#8217;amicizia, allora? Anche quella, esiste finch\u00e9 esiste l&#8217;interesse reciproco; svanito quello, l&#8217;amicizia si dissolve. L&#8217;uomo \u00e8 un essere fondamentalmente egoista. Parassita ed egoista. Infine: l&#8217;amore? -. Qui fece una pausa, e una piega si disegn\u00f2 sulla sua fronte, mentre il suo viso assumeva involontariamente un&#8217;espressione dura, contratta. &#8211; Eh, l&#8217;amore&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Neppure quello esiste, secondo te? -, domandai. Non si udiva che il crepitio della fiamma e, ogni tanto, lo stormire delle foglie nel vento.<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;amore&#8230;, un tragico inganno. E tuttavia, un pensiero mi attravers\u00f2 la mente, in quell&#8217;attimo, con la nettezza di un lampo notturno: il pensiero di&#8230; insomma, tu sai di chi. E mi sono detto: possibile che un sentimento cos\u00ec puro, cos\u00ec profondo, debba andare anch&#8217;esso perduto, irrimediabilmente, come tutto il resto? Che scompaia nel buio, come una fiammella che si spegne nell&#8217;oscurit\u00e0, senza lasciare nulla, senza un significato al mondo: come sabbia che scorre fra le dita? &#8211;<\/p>\n<p>Riflettei un poco, poi gli dissi: &#8211; Sai cosa penso, Mariano? Che tu, in fondo, sei uno spirito religioso: s\u00ec, pur con tutto il tuo ateismo. A tutto vorresti dare un significato, ovunque vorresti scorgere le tracce di un&#8217;armonia, di una verit\u00e0 ultima, decisiva. E non ci riesci e ti tormenti. Dici di non credere all&#8217;amicizia, ma sono certo che per un amico ti faresti ammazzare. Dici non credere nella giustizia sociale, ma sei qui al confino per aver lottato in suo favore. Di aver smascherato l&#8217;inganno crudele della natura, ma sei continuamente in contemplazione ai essa: delle piante, dei fiori, delle stelle. Di non credere neanche nei classici, nello studio, ma perfino in queste circostanze non hai voluto separanti dal tuo Virgilio; e la sera, con le ossa rotte dalla stanchezza, sottrai ore al riposo per leggerlo e rileggerlo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Adesso non venirmi anche a dire che credo in Dio pi\u00f9 di un prete. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Questo non lo so, ma forse non sei cos\u00ec lontano. E quanto all&#8217;amore&#8230; io penso che tu ci creda, e molto, giacch\u00e9 lo prendi estremamente sul serio. Sono convinto che non hai mai pensato&#8230; s\u00ec, insomma, che non hai mai avuto per quella tal persona, che non vuoi neanche nominare, se non pensieri di sconfinata ammirazione, di rispetto, di gratitudine&#8230; Che, cio\u00e8, anche avendone la possibilit\u00e0, per ipotesi, non avresti mai desiderato dell&#8217;altro&#8230; Eppure, non fai che pensare a lei, non vivi che per lei&#8230; E questo non \u00e8 amore? Se dovessi scegliere, poniamo, fra il suo bene e il tuo, so che non avresti dubbi n\u00e9 esitazioni&#8230; Anzi, non credo si possa dare una forma pi\u00f9 elevata di amore. L&#8217;amore che nulla chiede per s\u00e9, \u00e8 l&#8217;amore perfetto. E tu cerchi, cerchi, dici di voler dare un senso, ma il senso \u00e8 gi\u00e0 l\u00ec, hai gi\u00e0 trovato, e da un pezzo, quel che cercavi; lo tieni in pugno, \u00e8 tuo, solo che non te ne sei ancora accorto&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Le mie parole, uscite inaspettate anche per me, parvero colpirlo, come se gli giungessero non da fuori, ma da una voce interiore. Infatti ripet\u00e9, come parlando a s\u00e9 stesso e stringendo istintivamente il pugno: &#8211; <em>Lo tengo gi\u00e0 in pugno, solo che non me ne sono ancora accorto<\/em>&#8230; E&#8217; strano &#8211; si riscosse, dopo un poco &#8211; qualche cosa di simile, in un certo senso, me l&#8217;aveva gi\u00e0 detta <em>lei&#8230;<\/em> Che io sto cercando affannosamente qualche cosa che, in realt\u00e0, \u00e8 molto pi\u00f9 vicina di quanto io non creda&#8230; Strano.<\/p>\n<p>&#8211; Tutti cerchiamo qualcosa, nella vita &#8211; dissi &#8211; ma per molti tale ricerca \u00e8 un qualcosa di accessorio, magari d&#8217;inconsapevole. Per altri, invece, \u00e8 la ragione stessa dell&#8217;esistenza. E quando la trovano, diventano dei cavalieri dell&#8217;ideale: inforcano il loro destriero, e partono coraggiosamente.<\/p>\n<p>&#8211; Oppure &#8211; osserv\u00f2 lui &#8211; cercano senza trovare, e allora restano delle creature incomplete, insoddisfatte, perennemente scontrose: ce l&#8217;hanno col mondo; ma, in fondo, ce l&#8217;hanno soprattutto con se stessi.<\/p>\n<p>&#8211; Ma chi non ha trovato dopo un certo numero di anni, non \u00e8 detto che non potr\u00e0 trovare domani. Non ci sono certezze, n\u00e9 tabelle orarie. La ricerca di senso \u00e8 una continua avventura, emozionante, piena di rischi&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0, il rischio. Vivere pericolosamente, diceva Nietzsche. Cio\u00e8, reinventare ogni giorno la propria sfida alla vita&#8230;, mettersi in gioco.-<\/p>\n<p>D&#8217;improvviso, si volse a guardarmi e fiss\u00f2 intensamente: &#8211; Sai, ti dir\u00f2 una cosa. A novembre; quando siamo arrivati sull&#8217;isola, io mi sentivo n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che un fallito. Mi pareva di aver mancato tutti gli appuntamenti importanti della vita, e di essermi arreso. Inoltre, mi pareva di non aver capito niente. Niente di niente cio\u00e8, di aver fallito pienamente anche nella ricerca intellettuale. Poi&#8230;, poi&#8230; -, e qui parve realmente imbarazzato, ma si riprese e continu\u00f2 deciso, volgendo lo sguardo in un punto entro le profondit\u00e0 del cupo bosco stormente nella notte: &#8211; poi ho incontrato una creatura straordinaria, che, se fossi un credente, direi messa sulla mia strada dalla provvidenza, o qualcosa del genere. Parlare con lei, essere ascoltato da lei, \u00e8 stato straordinario, come se l&#8217;avessi conosciuta da sempre, come se lei mi conoscesse meglio di chiunque altro&#8230; E tutto questo, in meno di due mesi&#8230; Con tutti i limiti e le difficolt\u00e0 di un rapporto cos\u00ec squilibrato, in questa situazione&#8230; La moglie del direttore della colonia penale, e un deportato politico&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Mariano non aveva mai parlato cos\u00ec apertamente di s\u00e9, dei suoi sentimenti, e intuivo che non lo faceva per dare sfogo alla sua pena: era uno di quegli uomini che non hanno paura della solitudine e sono gelosissimi del loro mondo interiore. Era un segno di fiducia e di amicizia profonda verso di me, e come tale lo ascoltai in religioso silenzio.<\/p>\n<p>Ma qui, d&#8217;un tratto, la sua voce si fece nuovamente dura, ebbi l&#8217;impressione che stringesse i pugni nel buio: &#8211; La moglie del direttore! Ah, diavolo, come avrei voluto, certe volte, come avrei voluto che don Alvaro fosse un mediocre pallone gonfiato, un aguzzino di mezza tacca, come don Venustiano; qualcuno da poter odiare e disprezzare, insomma. Avrei lottato per portargliela via, non so neppur io come&#8230; Invece, \u00e8 una brava persona, e lei lo ama. E ha ragione di amarlo, e fa bene. Ecco, il problema \u00e8 tutto qui. Dopo averla conosciuta, come potevo non innamorarmene? E che fare, adesso, di questo sentimento cos\u00ec forte, cos\u00ec esclusivo, cos\u00ec&#8230; imbarazzante, in un certo senso? Non dico disdicevole: lo sarebbe, se io avessi desiderato qualcosa da lei. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato, mai. Nel mio amore \u00e8 compreso un rispetto sconfinato per lei, per tutte le sue scelte: presenti, passate e future; per tutto ci\u00f2 che la circonda. Una creatura cos\u00ec pura non avrebbe potuto amare e sposare se non un uomo notevole. E allora? Che cosa mi resta da fare? Che senso dare a tutto ci\u00f2? &#8211;<\/p>\n<p>Alla fine, aveva parlato quasi da solo. Rimestava nervosamente la cenere, alimentando la fiamma. Di colpo tacque, non si aspettava alcuna risposta, e probabilmente non la desiderava. Voleva riflettere, da solo. Gli diedi la buonanotte e mi coricai, avvolgendomi nella mia coperta.<\/p>\n<p>Lui rimase ancora un po&#8217; a giocherellare con un bastone tra le fiamme, lo sguardo fisso in un punto inesistente.<\/p>\n<p>Non so quanto tempo rimase cos\u00ec, sveglio, insonne, meditabondo, perch\u00e9 un poco alla volta la stanchezza mi vinse, e scivolai nel regno misterioso del sonno.<\/p>\n<p>CAPITOLO SECONDO<\/p>\n<p><em>12 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>La tragedia \u00e8 accaduta cos\u00ec rapidamente che quasi non abbiamo fatto in tempo a rendercene conto.<\/p>\n<p>All&#8217;alba un rumore di rami spezzati e delle voci provenienti dal basso ci hanno fatto levare il campo a precipizio. Convinti di essere stati quasi raggiunti, chiss\u00e0 come, da un distaccamento di soldati, correndo abbiamo risalito le pendici della <em>quebrada<\/em> e ci siamo spinti nuovamente verso il bordo dell&#8217;altopiano. Vi eravamo appena arrivati e ci eravamo fermati un attimo per riprendere fiato, quando abbiamo scorto, a poche decine di metri, i nostri inseguitori: Garcia e Pablo. Ci hanno visti e ci hanno ordinato di fermarci, poi hanno sparato un colpo verso di noi. Allora ci siamo messi a correre all&#8217;impazzata, affondando nel soffice muschio imbevuto d&#8217;acqua, cercando di ripararci dietro i massi erratici disseminati sull&#8217;altopiano. I luoghi ci erano familiari, ma nella fuga perdemmo, chiss\u00e0 come, l&#8217;orientamento, e invece di correre verso sud ci addentrammo verso ovest.<\/p>\n<p>Diego, in quel momento, ci precedeva: essendo il pi\u00f9 debole, gli avevamo lasciato il sacco pi\u00f9 leggero, contenente solo i suoi effetti personali, mentre io e Mariano portavamo anche le coperte, le borracce, i piatti di rame, le posate, delle calzature di ricambio e altre cose. Sicch\u00e9, meno impacciato dal peso, procedeva pi\u00f9 svelto; ma di colpo lanci\u00f2 un grido disperato e scomparve letteralmente alla nostra vista.<\/p>\n<p>Pochi attimi dopo, giunti sul posto, ci rendemmo conto di essere arrivati proprio sul margine estremo della roccia e che immediatamente sotto di noi si spalancava l&#8217;abisso. Diego era volato al di l\u00e0 dell&#8217;orlo dell&#8217;altopiano, senza rendersene conto, trasportato dalla sua stessa spinta, e non aveva fatto in tempo ad intuire il pericolo n\u00e9 a fermarsi. Il suo corpo stava ancora rotolando gi\u00f9 per la scarpata, rimbalzando qua e l\u00e0 sulle asperit\u00e0 della roccia come un tragico fantoccio. Pallidi, senza dir parola, non ci trattenemmo neppure per veder la fine di quel drammatico volo nel vuoto: non c&#8217;era tempo. Riprendemmo a correre lungo il margine della scarpata, con i nostri inseguitori che di tratto in tratto s&#8217;intravedevano dietro le rocce sparse nell&#8217;erba.<\/p>\n<p>Non so come, riuscimmo a non farci tagliare la strada e a riguadagnare l&#8217;interno dell&#8217;altopiano. Ci precipitammo dentro un torrentello sassoso e risalimmo, sempre di corsa, l&#8217;altra, sponda, piegando poco alla volta verso sinistra. Mariano con voce trafelata mi grid\u00f2 che restando lass\u00f9 non saremmo mai riusciti a distanziarli, che dovevamo rientrare nella foresta per cercare riparo fra gli alberi. Cos\u00ec, descrivendo un semicerchio, ritornammo faticosamente verso la successiva <em>quebrada.<\/em><\/p>\n<p>Il sangue martellava le tempie, il respiro era breve e spezzato, la gola bruciava; il sudore scorreva a rivoli gi\u00f9 per la schiena; cominciavano ad apparirmi delle macchie scure davanti agli occhi. Forse era un effetto della fame su un organismo sottoposto a uno sforzo violento. Non sentivo quasi pi\u00f9 le gambe.<\/p>\n<p>A un certo punto mi fermai, rassegnato; mi volsi, ma con grande stupore e sollievo non vidi pi\u00f9 Garc\u00eca n\u00e9 Fabio. Mariano torn\u00f2 indietro e mi si ferm\u00f2 accanto. Mi chiese se mi ero slogato una caviglia; risposi di no, ma che non ce la facevo pi\u00f9 a correre.<\/p>\n<p>&#8211; Va bene, allora ci riposeremo un po&#8217; e poi riprenderemo la marcia. E scrutava con gli occhi il terreno; ma i nostri persecutori non apparivano ancora. Anche lui era esausto, ansimava e dovette appoggiarsi a una roccia per riprendere fiato.<\/p>\n<p>&#8211; E Diego? -, chiesi, in maniera assolutamente stupida. Non so perch\u00e9 lo dissi, ero in uno stato di sovreccitazione e faticavo a coordinare i pensieri. Mi muovevo come in sogno, anzi come in un incubo.<\/p>\n<p>&#8211; Diego, ormai, \u00e8 al di l\u00e0 di ogni preoccupazione &#8211; disse Mariano cupamente, come parlando a s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Dopo due o tre minuti, non pi\u00f9 di corsa ma a passo sostenuto, riprendemmo la discesa e, un quarto d&#8217;ora dopo, imboccammo una <em>quebrada<\/em> che non era quella dove avevamo trascorso la notte; doveva essere, con tutta probabilit\u00e0, quella chiamata del \u00d2valo. Era molto ripida, e in breve raggiungemmo il limite della foresta; dopo di che, penetrammo nel folto e ci fermammo, compi et ambente esausti e sempre pi\u00f9 affamati. Restammo l\u00ec, nascosti, une buona mezz&#8217;ora, sempre temendo di sentire i passi dei nostri nemici; ma nessun rumore veniva a turbare il profondo silenzio della foresta. Ci consultammo sul da farsi: quasi subito ci trovammo d&#8217;accordo che non restava altro da fare che scendere fino al mare, in cerca di cibo. Quella era la nostra necessit\u00e0 pi\u00f9 urgente; al resto, avremmo pensato dopo. E cos\u00ec, dopo un&#8217;altra mezz&#8217;ora di sosta, durante la quale recuperammo in parte le nostre forze cos\u00ec provate, cautamente ci arrischiammo a tornare sul fondo della valle e riprendemmo la discesa lungo il greto di un fiumicello completamente asciutto.<\/p>\n<p>Eravamo cos\u00ec deboli che dovemmo fare delle soste frequenti, e ogni volta riprendevamo il cammino con passa pi\u00f9 incerto. Ogni sasso sul nostro percorso era un ostacolo faticoso da scavalcare, i rami degli arbusti ci graffiavano il viso e le mani e spesso, per la stanchezza, mettevamo il piede in fallo, scivolando sul terreno umido e malagevole. Verso mezzogiorno ci accampammo per riposare pi\u00f9 a lungo. Non avevamo nulla da mettere sotto i denti, tranne alcune bacche simili ai mirtilli, ma in compenso la fame rabbiosa aveva ceduto il posto a un languore indefinito; d&#8217;altra parte eravamo molto deboli. Ci stendemmo per dormire un po&#8217;, ma fu impossibile. Troppa stanchezza, troppe emozioni, troppa fame. Non avevamo neanche voglia di parlare, per cui restammo a lungo in silenzio, tremando di freddo, perch\u00e9 non avevamo osato accendere il fuoco che avrebbe potuto tradire la nostra posizione. Fu Mariano a rompere il silenzio, come dopo aver riflettuto a lungo:<\/p>\n<p>&#8211; Sai, ho ripensato al destino di Diego. \u00c8 lui che ci ha imbarcati in quest&#8217;avventura, ma non ne vedr\u00e0 la conclusione. Ho ripensato, dicevo, a quel volo nel vuoto&#8230;, e mi sono chiesto: quanto vale la vita umana? Cio\u00e8: possiede un valore intrinseco, assoluto, o soltanto un valore relativo? Io ho sempre inclinato a favore della seconda ipotesi, ma&#8230;-<\/p>\n<p>&#8211; Come, un valore relativo? In che senso? -, domandai.<\/p>\n<p>&#8211; Immagina un individuo che soffra atroci dolori, senza alcuna speranza di guarigione, n\u00e9 di sollievo; immagina ch&#8217;egli viva, a parte il dolore, una esistenza puramente vegetativa; immagina lo strazio e la fatica di coloro che lo assistono; ebbene io domando: che valore ha una vita simi-le? E non tirarmi fuori l&#8217;anima immortale&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 io non ci credo. Tutte sciocchezze inventate dai preti e da coloro che hanno paura di guardare in faccia la realt\u00e0. Comunque, il minimo che si possa dire, \u00e8 che si tratta di una congettura assolutamente indimostrabile. Si crede ci\u00f2 che si ha bisogno di credere. E lo stesso discorso, naturalmente, vele anche per dio. Abbiamo bisogno di credere che vi sia, per dare un senso e un ordine al tutto. Per veder la giustizia premiata e la malvagit\u00e0 punita, e cos\u00ec via. Ma sono solo chimere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Continua. Stavi dicendo che, vedendo il corpo di Diego precipitare&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0. Ho provato una sensazione strana; strana per me, voglio dire. Come se anche quella, dopotutto, fosse una perdita irreparabile&#8230; Poi, ci ho riflettuto. Devo ammettere che ho avuto l&#8217;intuizione, per cos\u00ec dire, che vi \u00e8 qualcosa di sacro nella vita umana, anzi nella vita in quanto tale, nella vita di qualunque essere. Ma non riesco a capire che cosa sia. Per me, siamo solo frutto del caso: assurdamente si nasce e assurdamente si muore. Ma allora, mi chiedo: perch\u00e9 quel senso di perdita, di malinconia per la morte di un estraneo, di uno qualunque? E&#8217; come quando ci accorgiamo di quanto preziosa ci fosse un&#8217;amicizia, dopo averla perduta. &#8211;<\/p>\n<p>Segu\u00ec una lunga pausa. Alla fine osservai: &#8211; Forse perch\u00e9 intuiamo che la nostra esistenza \u00e8 legata a quella di tutti gli altri, per mille fili, visibili e invisibili; e che il distacco da essi, anche da uno solo, anche il pi\u00f9 lontano, ci impoverisce, in qualche modo misterioso, ma certo. &#8211;<\/p>\n<p>Mariano parve riflettere su queste parole, poi disse: &#8211; Ho letto in un romanzo di Dostoievskij, credo ne <em>I fratelli Karamazov<\/em>, che un nuovo mondo sorger\u00e0 quando noi arriveremo a sentirci responsabili per ogni sofferenza di ogni uomo, per ogni ingiustizia, come se ci toccassero in prima persojna. Ma \u00e8 un&#8217;idea che mi ripugna. Per me, la responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 esclusivamente personale. Altrimenti si ricadrebbe nell&#8217;idea cristiana del peccato originale, ossia della responsabilit\u00e0 collettiva. No, no, non pu\u00f2 essere. L&#8217;uomo sarebbe schiacciato da eterni sensi di colpa&#8230;.<\/p>\n<p>La nostre discussione termin\u00f2 qui, e ci accingemmo a tentar di dormire almeno qualche ora. Ma i problemi sollevati erano tutt&#8217;altro che risolti. Quanto a Mariano, sono certo che continuer\u00e0 a rimuginarli ancora a lungo, e che non si dar\u00e0 pace finch\u00e9 non si sar\u00e0 avvicinato a una soluzione soddisfacente per la sua coscienza.<\/p>\n<p><em>Dal diario di dona Alexandra, 12 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>Dove sar\u00e0 in questo momento? Che cosa star\u00e0 facendo, che cosa star\u00e0 pensando? E se&#8230; e se&#8230; gli fosse accaduto qualche cosa? E1 duro non poter sapere niente, non aver nessuno con cui parlare, a parte Dio. Dio, custodiscilo tu. Stagli vicino. Fagli coraggio, perch\u00e9 so che, dopo avermi detto addio, si sentir\u00e0 molto, molto solo. Forse si sentir\u00e0 come abbandonato. Fagli capire che nessuno \u00e8 abbandonato, che c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno presso di noi, anche se non lo sappiamo.<\/p>\n<p><em>15 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>La discesa gi\u00f9 per la <em>quebrada<\/em> \u00e8 stata lunga, spossante. Ci siamo trascinati come ubriachi, incespicando spesso nei ciottoli, i riflessi ormai appannati. Per fortuna. una fresca brezza temperava il calore del Sole, infondendoci un po&#8217; d&#8217;energia.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio, da lontano, fra la macchia del bosco abbiamo intravisto lo scintillio delle onde. Il mare! Il mare! Come i diecimila di Senofonte. ci siamo affrettati verso la salvezza. E infatti, due ore dopo, abbiamo trovato alcune aragoste arenate sulla riva e le abbiamo cucinate e divorate avidamente. Poi abbiamo spento in fretta il fuoco e ci siamo nuovamente rimpiattati nel folto della vegetazione, cercando di recuperare le forze. \u00c8 incredibile come una certa quantit\u00e0 di cibo nello stomaco aiuti a far vedere le cose sotto una luce pi\u00f9 favorevole. Un certo ottimismo rinasce anche negli animi pi\u00f9 abbattuti; un filo di speranza si riaccende, a dispetto di ogni ragionamento e di ogni evidenza.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, riposati, discutemmo sul da farsi e decidiamo di riprendere la via della costa nord-orientale, dove gi\u00e0 avevamo dovuto arrestarci alcuni giorni fa. L&#8217;idea \u00e8 quella di cercare ancora una via di accesso all&#8217;altro versante o, almeno, all&#8217;estremit\u00e0 settentrionale dell&#8217;altopiano, per essere in grado di avvistare in tempo l&#8217;arrivo della goletta, segnalare la nostra presenza e poi sperare che accosti, doppiando l&#8217;estremit\u00e0 nord dell&#8217;isola. Tutto ci\u00f2 \u00e8 piuttosto improbabile, specialmente ora che abbiamo perso, con Diego, l&#8217;unico contatto col padrone della goletta; ma \u00e8 l&#8217;unica cosa che si possa tentare, dunque non v&#8217;\u00e8 da scegliere.<\/p>\n<p>CAPITOLO TERZO<\/p>\n<p><em>14 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Scrivo a bordo della goletta <em>Santa In\u00e9s<\/em>, e mi sembra ancora tutto un sogno. Molte cose sono accadute e troppo in fretta. Ancora ventiquattro ore fa eravamo due sbandati, malnutriti e quasi senza prospettive, mentre adesso si \u00e8 aperta una pagina completamente nuova della nostra avventura. Scartata l&#8217;eventualit\u00e0 di risalire l&#8217;altopiano e ormai troppo deboli per salire e ridiscendere le valli parallele che sboccano sulla costa orientale, abbiamo puntato a nord, cercando di tenerci il pi\u00f9 vicino possibile alla riva, anche per non allontanarci dalla nostra unica fonte di sostentamento. Ma in molti punto le scogliere sono precipiti ed \u00e8 necessario risalire le grandi rocce verso l&#8217;interno, al limite inferiore della foresta, cercando di rimanere paralleli rispetto alla costa. Cos\u00ec abbiamo impiegato tutta la mattina, in una serie di saliscendi spossanti, ora camminando sui ciottoli della riva, ora risalendo verso le ripide pendici da cui scendono pressoch\u00e9 verticalmente delle pittoresche cascatelle.<\/p>\n<p>Improvvisamente, dopo aver oltrepassato il capo che separa gli sbocchi delle valli del Pasto e del Sandalo, la sorpresa. Lo snello veliero a due alberi era l\u00ec davanti a noi, a non pi\u00f9 di cento metri dalla riva, e stava manovrando per entrare all&#8217;imbocco della <em>quebrada<\/em> del Sandalo. In quel momento io procedevo per primo; mi fermai di colpo, e Mariano, raggiungendomi, mi chiese cosa fosse accaduto. Solo allora la vide anche lui, e tacque per lo stupore e l&#8217;emozione. Da bordo dovevano averci visti, perch\u00e9 una scialuppa si stacc\u00f2 quasi subito dal fianco della nave e due marinai remarono vigorosamente nella nostra direzione.<\/p>\n<p>In quel punto il sentiero praticabile correva una ventina di metri al di sopra della riva, tra una rada macchia di araucarie. Ci calammo verso di essa e vi arrivammo, con qualche difficolt\u00e0, quasi contemporaneamente alla scialuppa. Per un istante ci guardammo fissamente, dubbiosi.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Los hombres amigos de Diego<\/em>? -, chiese infine uno dei due.<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; S\u00ec &#8211; rispose Mariano, &#8211; <em>ma Diego est\u00e0 muerto<\/em>. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;uomo era comprensibilmente sorpreso. Ripet\u00e9: &#8211; <em>Muerto<\/em>?<\/p>\n<p>&#8211; <em>Precipit\u00f2 en mar, a la vez que procuraba de huir<\/em>.<\/p>\n<p>I due marinai si consultarono fra loro, parlottando a bassa voce, e ogni tanto ci guardavano in tralice. Fu un&#8217;attesa spasmodica, con il cuore che mi batteva all&#8217;impazzata: dalla loro decisione dipendeva il nostro destino. Infine uno dei due ci disse: &#8211; <em>Bueno, embarcarse pronto<\/em> -, e accost\u00f2 col remo fin presso la riva. Sguazzando nell&#8217;acqua, salimmo a bordo e fummo trasportati in silenzio fino alla goletta, che subito spieg\u00f2 le vele in direzione nord.<\/p>\n<p>II capitano era un uomo basso di statura, tarchiato, senza barba, ma ad accoglierci e a farci le prime domande fu un uomo vestito non da marinaio, che indossava abiti eleganti da citt\u00e0, alto, diritto, con un viso magro e intelligente incorniciato da una sottile barbetta ben curata. I suoi occhi azzurri. avevano la freddezza dell&#8217;acciaio, e ci fissavano con una strana intensit\u00e0; prima ancora che aprisse bocca, ebbi subito la sensazione che non fosse cileno, n\u00e9 sudamericano, e neppure spagnolo.<\/p>\n<p>&#8211; Benvenuti a bordo, signori &#8211; ci disse in uno spagnolo corretto ma scolastico, con un forte accento straniero. &#8211; Sono il marchese di Villemer, e ho noleggiato la goletta <em>Santa In\u00e9s<\/em> del capitano Lucio Lopez. &#8211;<\/p>\n<p>II capitano fece anch&#8217;egli un cenno di saluto, senza parlare; notammo sei o sette marinai, impegnati nelle manovre per riprendere il vento.<\/p>\n<p>&#8211; Posso conoscere i vostri nomi? &#8211; II tono era formalmente cortese, ma ebbi fin dall&#8217;inizio l&#8217;impressione che vi fosse un&#8217;energia compressa, pronta a scattare inesorabile, dietro quei modi signorili e quasi frivoli. Ci guardammo, Mariano ed io; parl\u00f2 lui. Non disse che eravamo confinati politici, anche se quelli, forse, lo sapevano gi\u00e0; spieg\u00f2 che eravamo amici di Diego, ma che questi era tragicamente perito in un incidente. Non parl\u00f2 neanche di Garc\u00eca e di Pedro; disse semplicemente che Diego era precipitato in mare sulla costa occidentale, mentre cercavamo un sentiero per scendere al mare in attesa della goletta. Disse i nostri nomi e infine chiese se eravamo egualmente accetti a bordo.<\/p>\n<p>Per tutto il tempo che parl\u00f2 il mio amico, il marchese lo guard\u00f2 dritto negli occhi, senza mai interromperlo ma fissandolo a lungo, come avesse voluto leggergli dentro la veridicit\u00e0 delle sue parole.<\/p>\n<p>Quando Mariano ebbe posto la sua domanda conclusiva, egli sorrise in maniera enigmatica, guardando anche me e quasi trapassandomi coi suoi occhi chiari e freddi. Non sembrava meravigliato di nulla, e non ci fece altre domande sulla nostra condizione; disse soltanto: &#8211; Come vedete, stiamo gi\u00e0 spiegando le vele per allontanarci il pi\u00f9 in fretta possibile da questa zona, dove potremmo fare incontri spiacevoli, e per doppiare il capo settentrionale dell&#8217;isola. Due uomini in pi\u00f9 a bordo potranno sempre farci comodo, anche se, per ora, non prevedo di impiegarvi come aiutanti: c&#8217;\u00e8 stato un cambiamento di programma. Non andremo a caccia di foche, ma tenteremo di svelare un affascinante mistero del mare. &#8211;<\/p>\n<p>E poich\u00e9 dovemmo guardarlo piuttosto meravigliati, egli si rivolse al capitano. dicendogli in tono autoritario: &#8211; <em>Se\u00f1or<\/em> Lopez, questi uomini saranno stanchi e, presumo, affamati. Li faccia rifocillare e mostri loro dove potranno sistemarsi per la notte.- Poi, rivolgendosi di nuovo a noi: &#8211; <em>Se\u00f1ores,<\/em> vi attendo fra un&#8217;ora nella mia cabina. Desidero parlarvi in privato con pi\u00f9 agio. A pi\u00f9 tardi, dunque. &#8211;<\/p>\n<p>E, ci\u00f2 detto, se ne and\u00f2 lasciandoci alle cure del capitano, che ci fece mangiare e ci mostr\u00f2 la nostra cabina: minuscola, ma abbastanza pulita. Ci chiese anche ulteriori particolari sulla fine di Diego, ma noi confermammo la prima versione fornita da Mariano, sia pure aggiungendovi qualche ulteriore elemento; sempre tacendo, tuttavia, dello scontro con gli altri due confinati &quot;comuni&quot;. Ci sembr\u00f2 un uomo rozzo e ignorante, ma non stupido n\u00e9 malvagio, e mostr\u00f2 una certa simpatia nei nostri confronti. Ci chiese se era duro il bagno penale, e di che reati ci fossimo macchiati; parve quasi deluso quando seppe che non avevamo ucciso n\u00e9 rubato, ma che eravamo &quot;solo&quot; due politici.<\/p>\n<p>&#8211; Io non ci capisco nulla di politica, <em>se\u00f1ores<\/em>, ma secondo me bisogna essere pazzi per farsi deportare a casa del diavolo per faccende del genere. Avete compiuto qualche attentato dinamitardo, forse? No? Nemmeno quello? Allora non capisco, non capisco proprio. &#8211;<\/p>\n<p>Approfittai del clima di benevola confidenza per chiedergli qualcosa sul nostro strano ospite: &#8211; \u00c8 da molto che conoscete il marchese? E&#8217; straniero, vero? <em>Cosa significa che il programma \u00e8 cambiato<\/em>?<\/p>\n<p>Lui mastic\u00f2 a lungo il suo tabacco, grattandosi il capo come se emesse cercato le parole, infine rispose con un gesto significativo, toccandosi la fronte con l&#8217;indice della mano destra, e abbassando istintivamente la voce, come se qualcuno avesse potuto sentirlo: &#8211; Chi, quello? Quello <em>es un loco<\/em>, \u00e8 un pazzo, credete a me. Ma paga, paga in bigliettoni fruscianti, e quando questa storia sar\u00e0 finita, Lucio Lopez potr\u00e0 piantare la vita del pescatore, disfarsi della goletta e comperarsi una bella casa con un po&#8217; di terra dalle parti di Concepci\u00f2n. Che m&#8217;importa se gli manca qualche rotella, quando io diventer\u00f2 ricco? Certo che quell&#8217;uomo \u00e8 anche stranamente furbo. Non ha denaro con s\u00e9, non si fida, ma io so con certezza che \u00e8 ricco, molto ricco, e che questo viaggio sar\u00e0 l&#8217;inizio della mia fortuna. Perci\u00f2, non domandatemi altro. Per me, il capo \u00e8 lui. &#8211;<\/p>\n<p>Qualche minuto dopo, rimessici in ordine e sbarbati, ci presentammo alla porta della sua cabina. La nave intanto stava doppiando il capo nord a vele spiegate, costeggiando i giganteschi muraglioni di roccia che parevano incombere minacciosi, nella luce violetta della sera, sulla sagoma microscopica della nostra imbarcazione.<\/p>\n<p>Ci fece entrare e ci offr\u00ec da fumare, quindi ci chiese qualche breve informazione sulla nostra professione. Non fece domande sulla nostra condizione di deportati, ma lasci\u00f2 cadere una frase sulla fedelt\u00e0 ai propri ideali che, a volte, si paga con il carcere e il confino, lontano dalle persone care, dalla quale apparve che aveva perfettamente intuito &#8211; a differenza del capitano &#8211; la nostra qualit\u00e0 di &quot;politici&quot;.<\/p>\n<p>Tir\u00f2 qualche boccata del suo sigaro in silenzio, come riflettendo, poi disse: &#8211; Sono lieto che il destino abbia portato a bordo due persone come voi, due uomini colti e intelligenti, con cui poter parlare dei miei piani. &#8211; E ci fiss\u00f2 accora a lungo, quasi soppesandoci e scrutandoci dentro. Poi, bruscamente, and\u00f2 a prendere una mappa e la spieg\u00f2 sul tavolo davanti a noi. suoi movimenti si erano fatti rapidi e nervosi, la luce fredda era scomparsa dal suo sguardo per cedere il posto a una concentrazione assorta, quasi febbrile. Anche la sua voce era divenuta pi\u00f9 calda e fluente.<\/p>\n<p>Guardammo la grande carta: era una mappa dell&#8217;Oceano Pacifico, nel tratto compreso fra il Tropico del Capricorno, la costa occidentale del Sud America, la Nuova Zelanda e l&#8217;Antartide.. Naturalmente la linea costiera di quest&#8217;ultimo continente era molto incerta, con frequenti spazi bianchi o tratteggiati.<\/p>\n<p>&#8211; Qui siamo noi &#8211; disse, puntando il dito sulla nostra isola. &#8211; Avrete notato che non stiamo facendo rotta verso il continente, come forse pensavate, ma verso l&#8217;oceano aperto. In questo momento stiamo costeggiando la riva occidentale, e puntiamo a ovest-sud-ovest. &#8211; Colse una muta interrogazione nei nostri sguardi, e prosegu\u00ec: &#8211; Vi state chiedendo a che scopo, vero?, dal momento che ho detto che non andremo a pesca o a caccia di foche, e che non vi sono terre nella direzione che vi ho indicato, per diverse migliaia di miglia. &#8211;<\/p>\n<p>Un lampo d&#8217;acciaio pass\u00f2 nei suoi occhi chiari, e in quel momento mi chiesi se era davvero cos\u00ec giovane come sembrava &#8211; non dimostrava, infatti, pi\u00f9 di quarantadue o quarantatr\u00e9 anni -, oppure<\/p>\n<p>se la ferrea volont\u00e0 e la febbrile immaginazione, che s&#8217;intuivano dietro i suoi modi cortesi, non nascondevano un&#8217;et\u00e0 molto pi\u00f9 avanzata. I capelli erano scuri, la barbetta appena brizzolata, le linee del volto intelligenti e decise.<\/p>\n<p>Improvvisamente diede in una breve risata stridula, cos\u00ec inaspettata, cos\u00ec strana che un brivido di gelo mi pass\u00f2 per la schiena. Ma subito torn\u00f2 alla massima seriet\u00e0 e disse lentamente, fissandoci negli occhi: &#8211; E qui sta il punto, signori. Io sostengo che questo tratto meridionale dell&#8217;Oceano Pacifico non \u00e8 deserto come tutti pensano. Io sostengo che esiste una terra emersa, un&#8217;isola, che \u00e8 gi\u00e0 stata veduta, di cui conosco esattamente le coordinate, e la cui scoperta, o meglio, la cui riscoperta \u00e8 l&#8217;obiettivo della presente spedizione. &#8211;<\/p>\n<p>E ci\u00f2 detto, indic\u00f2 con il dito una terra posta circa 4.000 chilometri a ovest dello Stretto di Magellano, e contrassegnata sulla carta col nome di Isola Dougherty. La sua posizione era approssimativamente centoventi gradi di longitudine ovest e sessanta gradi di latitudine sud.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ho sentito parlare di quell&#8217;isola &#8211; disse Mariano &#8211; ma credevo fosse ormai certo trattarsi di una leggenda. Il suo ritrovamento non \u00e8 stato pi\u00f9 confermato, a quanto mi risulta&#8230; Forse il capitano Norris ha scambiato un semplice iceberg alla deriva, per una terraferma; o forse un banco di nebbia. A quelle latitudini, con quelle onde furiose, \u00e8 possibile&#8230; Il marchese lo ascolt\u00f2 fissandolo intensamente, e frattanto un sorriso indecifrabile si andava allargando sulla sua bocca dal taglio crudele, dalle labbra sottili; come se avesse ascoltato una vecchia canzone stonata che conosceva assai bene.<\/p>\n<p>Quindi rispose, con una strana luce negli occhi: &#8211; Mi dispiace, <em>se\u00f1or<\/em>, che anche lei presti fede a questa versione dei fatti, anche se vedo con piacere che conosce perfettamente i termini della questione. Ebbene, lei che \u00e8 un uomo colto sar\u00e0 d&#8217;accordo con me che solo 1&#8217;esperienza diretta dei fenomeni pu\u00f2 far progredire la conoscenza scientifica, non \u00e8 vero? Noi non dobbiamo credere alle chiacchiere o alle leggende; noi dobbiamo sperimentare i fatti. Non \u00e8 cos\u00ec? -, e guardava con quel sorriso indecifrabile ora il mio amico, ora me, come aspettando da noi una risposta. &#8211; Ebbene &#8211; riprese -, ecco i fatti. Nel 1800, il baleniere Swain scopre un&#8217;isola cui da il suo nome, e che viene avvistata da altri capitani, Gardiner e Macy, il quale ultimo la descrive &quot;ricca di foche, con scogli coperti d&#8217;alghe e le acque straordinariamente colorate&quot;. Che ne dite, signori? <em>Ricca di foche e con scogli coperti d&#8217;alghe<\/em>: poteva trattarsi d&#8217;un iceberg, o d&#8217;un banco di nebbia, secondo voi? Intanto, la notizia si \u00e8 diffusa, qualcuno pensa gi\u00e0 a sfruttarla economicamente: tutte quelle foche, e nessuna concorrenza! C&#8217;\u00e8 da diventare ricchi. Se ne interessano, fra gli altri, due armatori statunitensi, i fratelli Palmer, nel 1830. Ma \u00e8 solo nel 1842 che un capitano inglese, Dougherty, riesce a ritrovarla ed \u00e8 veramente ricchissima di foche. Ne stabilisce le esatte coordinate: 59\u00b020&#8242; sud e I20\u00b020&#8242; ovest: dunque, a 3.500 chilometri dal Capo Horn; e la ribattezza col suo nome. Altri la vanno a cercare; qualcuno non riesce ad avvistarla, ma almeno altre due navi, una nel 1859, l&#8217;altra nel 1866, la ritrovano e bordeggiano per qualche tempo nelle sue vicinanze. Questi sono fatti, non \u00e8 vero? Ricapitolando, sono almeno sei le. navi che l&#8217;hanno avvistata, in un arco di tempo di sette decenni: un po&#8217; troppe per essersi sbagliate tutte, non vi pare?<\/p>\n<p>&#8211; Mi permetta, marchese &#8211; replic\u00f2 Mariano &#8211; anch&#8217;io ho seguito un po&#8217; questa vicenda, a suo tempo. E so che una nave bene attrezzata venne mandata appositamente alla ricerca del l&#8217;isola Dougherty, che incroci\u00f2 e bordeggi\u00f2, con la massima cura, su di una superficie di 250 chilometri intorno al punto indicato; e che torn\u00f2 indietro senza avere visto nulla . Non solo: so che nel1904, dunque appena otto anni fa, l&#8217;esploratore Scott volle fare dei sondaggi nello stesso luogo, e lo scandaglio della sua nave tocc\u00f2 il fondo a ben 4.000 metri di profondit\u00e0! Ora, egli disponeva certamente di mezzi pi\u00f9 moderni e di strumenti pi\u00f9 precisi di quelli di Dougherty o degli altri balenieri; nessuno dei quali, si badi, afferm\u00f2 mai di essere sbarcato, di aver posto piede su quella misteriosa, terra&#8230; Si potrebbe aggiungere che altre isole evanescenti vennero individuate nel sud Pacifico nel corso del secolo scorso, e poi perdute per sempre. Cito per tutte l&#8217;isola Smeraldo, a sud della Nuova Zelanda, avvistata nel 1821 dai capitano Nockells; l&#8217;isola della Compagnia Reale, a sud della Tasmania; l&#8217;arcipelago Nimrod, in pieno Pacifico meridionale&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, lo so &#8211; rispose il marchese, per niente turbato &#8211; conosco tutti questi casi da lei citati. Tuttavia, ci andrei piano prima di cancellare tutte queste isole dagli atlanti geografici: non \u00e8 ancor detto che si tratti di isole fantasma. &quot;Ci sono pi\u00f9 cose sulla terra e nel cielo, di quante non ne possiamo immaginare&quot;, dice Shakespeare. So con certezza, per esempio, che l&#8217;esploratore inglese Shackleton sta allestendo una spedizione per l&#8217;Antartide, nelle cui finalit\u00e0 rientra anche la ricerca dell&#8217;isola Smeraldo. E Shackleton \u00e8 un uomo positivo, un uomo ricco di esperienza in questo campo; non certo un ingenuo o un sognatore! Comunque. per tornare al nostro argomento &#8211; cio\u00e8 alla nostra isola &#8211; io so delle cose che non sono state divulgate dalla stampa, e che quindi neanche lei, che pure mostra di essere un buon conoscitore di tali problemi, potrebbe conoscere. Volete dunque sapere su che cosa riposi la mia convinzione che l&#8217;isola Dougherty esiste, e che la sua posizione \u00e8 esattamente quella indicata nel 1842? Ve lo dir\u00f2 -, e qui torn\u00f2 al tono freddo, distaccato, professionale che aveva all&#8217;inizio.- Ho conosciuto, a Londra, un vecchio cacciatore di balene norvegese, Bull, il quale \u00e8 stato l&#8217;unico uomo al mondo a rivedere l&#8217;isola dopo il 1866. Essa \u00e8 realmente nella posizione indicata, ed \u00e8 ricchissima di foche; Bull non solo l&#8217;ha veduta, ma ne ha fatto anche il giro con la sua nave. Egli \u00e8 talmente certo del fatto suo che da molto tempo paga all&#8217;Ammiragliato britannico una somma di venticinque sterline l&#8217;anno, per avere il monopolio della caccia sull&#8217;isola, che per varie ragioni non ha mai potuto iniziare. Ma quelli dell&#8217;Ammiragliato, gente seria e realistica, che ha una poderosa tradizione marinara alle spalle, hanno accettato la sua richiesta e anche il suo denaro. Intascano venticinque sterline l&#8217;anno, da cinque anni&#8230; segno che ritengono la cosa pi\u00f9 che attendibile. Ebbene io ho parlato con questo Bull, a Londra, come dicevo, non pi\u00f9 di sei mesi fa&#8230; e ho comperato da lui tutti i diritti sull&#8217;isola, subentrandogli anche nel pagamento dei diritti di pesca presso l&#8217;Ammiragliato&#8230; non perch\u00e9 pensi di organizzare una campagna di caccia alle foche, ma semplicemente per tenere lontani i curiosi, se mai ve ne fossero&#8230; bench\u00e9 la cosa sia poco probabile.<\/p>\n<p>&#8211; Due cose, a questo punto, dovremmo sapere &#8211; dissi &#8211; per comprendere fino in fondo la situazione. La prima, &#8211; proseguii, poich\u00e9 il marchese aveva fatto un cenno d&#8217;assenso con la testa &#8211; \u00e8 perch\u00e9 lei abbia preferito prestar fede alla parola di un oscuro marinaio norvegese, piuttosto che alle ricerche scientificamente condotte da due spedizioni appositamente allestite non molti anni or sono. La seconda, che cosa mai l&#8217;attiri tanto verso quella meta, dal momento che non le interessa affatto l&#8217;unica ricchezza che l&#8217;isola Dougherty, se esiste, sarebbe in grado di offrire: le foche che pullulano a migliaia sulle sue scogliere.<\/p>\n<p>Il marchese fece un piccolo sorriso di condiscendenza: &#8211; Ho le mie ragioni per credere al racconto del capitano Bali. L&#8217;ho conosciuto, ripeto, e ho potuto valutarlo: non \u00e8 affatto un rimbambito sognatore. Ma non \u00e8 ancora il momento di rivelarvi il contenuto dei nostri colloqui. Ho saputo da lui delle cose importanti&#8230; delle cose che mi hanno spinto a organizzare, con la massima celerit\u00e0, questa spedizione. Purtroppo, non posso, per ora, soddisfare nemmeno la vostra seconda curiosit\u00e0. Ma quando sar\u00e0 il momento, vedrete coi vostri occhi e capirete quello che, se ve lo spiegassi ora, difficilmente potrebbe essere creduto.<\/p>\n<p>&#8211; Marchese &#8211; disse Mariano, con tono fermo &#8211; voi ci avete presi a bordo quasi senza fare domande, togliendoci da una situazione difficile, e ve ne siamo quanto mai obbligati. Avete anche mostrato una estrema delicatezza, evitando perfino di nominare la parola &quot;confino&quot;. Tuttavia, devo farvi presente che ogni nostro piano e ogni nostra speranza si basavano sulla notizia che una goletta ci avrebbe trasportati fino al continente, di dove avremmo cercato di passare in Argentina.<\/p>\n<p>&#8211; Lo capisco, signori, e mi rincresce non potervi accontentare. Ho preteso dal capitano e dai marinai che la destinazione e lo scopo di questa crociera rimanessero assolutamente segreti. Vi chiedo di avere pazienza per un periodo di tempo non superiore ai due, tre mesi al massimo; poi sarete riaccompagnati dove pensavate. Del resto, suppongo che sia preferibile affrontare l&#8217;imprevisto da uomini liberi, che languire su un&#8217;isola prigionieri di un&#8217;autorit\u00e0 detestabile. Non \u00e8 cos\u00ec? &#8211;<\/p>\n<p>Dovemmo convenirne. Tuttavia, nella mia mente si faceva strada una penosa domanda<em>: eravamo<\/em> <em>realmente liberi?<\/em> Dove ci stava portando quello strano individuo, e perch\u00e9? L&#8217;unica cosa certa, era che stavamo facendo rotta verso una delle zone pi\u00f9 deserte, pi\u00f9 tempestose, pi\u00f9 mal conosciute dell&#8217;immenso Oceano Pacifico, alla ricerca di un miraggio. Non eravamo forse caduti da una forma di prigionia ad un&#8217;altra?<\/p>\n<p>Lasciata la cabina del marchese, ci trattenemmo presso la murata ad ammirare lo spettacolo grandioso e inquietante della costa occidentale del&#8217; l&#8217;isola, nella luce ormai incerta del tramonto. Il formidabile muraglione di nuda roccia, privo di qualunque ombra di vegetazione, si ergeva terribile e ammonitore sopra di noi, levando le sue vette dentellate verso il cielo nuvoloso. A lungo quell&#8217;incombente colosso rimase in vista della nostra nave, sagoma nera contro il cielo ormai scuro, anche quando virammo di bordo lasciandocelo indietro di poppa. A lungo rimanemmo senza parlare, fortemente emozionati. Quel solitario lembo di terra proteso sull&#8217;immensit\u00e0 del mare era stato la nostra dimora negli ultimi mesi e, bench\u00e9 legato a ricordi penosi, costituiva l&#8217;ultimo legame fra noi e il nostro passato.<\/p>\n<p>Un brivido di freddo mi percorse mentre lo guardavo lentamente rimpicciolire per le distanza, oltre le vaste onde del mare insolitamente calmo. Per il mio amico, ne sono certo, l&#8217;emozione doveva essere anche pi\u00f9 forte: oltre quelle scure rocce si allontanava inesorabilmente anche la donna amatissima, che aveva d&#8217;improvviso rischiarato la sua esistenza solitaria e meditabonda.<\/p>\n<p>CAPITOLO QUARTO<\/p>\n<p><em>15 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>E&#8217; strana la vita a bordo, strano questo rollio della nave, strana questa inattivit\u00e0 dopo tanta fatica fisica e tanti imprevisti. La nostra isola si \u00e8 definitivamente persa dietro l&#8217;orizzonte orientale; puntiamo decisamente verso sud-ovest, con tempo bello, per ora. Tutt&#8217;intorno, l&#8217;immensit\u00e0 del mare, in ogni direzione, a perdita d&#8217;occhio.<\/p>\n<p>Io e Mariano abbiamo discusso a lungo, cercando di fare il punto della situazione. Sicuramente ci troviamo alle prese con una realt\u00e0 inquietante e, forse, pericolosa. Sappiamo di navigare con una nave a vela verso mari sconosciuti e totalmente deserti, celebri soltanto per le loro nebbie, le loro tempeste e i ghiacci galleggianti; e, soprattutto, ne ignoriamo le ragioni ultime. Che sia un interesse puramente scientifico ad animare il marchese, scartato per ovvie ragioni quello commerciale, non sembra del tutto credibile. Egli ci tiene nascosta la ragione ultima di questa crociera, ma per farlo delle avere delle buone ragioni.<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;isola Dougherty, noi siamo pressoch\u00e9 certi che essa, semplicemente, <em>non esiste<\/em>. Le storie del mare sono piene di isole perdute, a cominciare dall&#8217;arcipelago delle Auroras, nell&#8217;Atlantico meridionale. In qualche caso si tratta di fenomeni reali di sprofondamento, come per la famosa isola Giulia, nel Mediterraneo. Ma in una zona oceanica ove la profondit\u00e0 media \u00e8 di 4.000 metri, la cosa non \u00e8 certamente possibile. Mariano sostiene che le isole Dougherty, Nimrod, Emerald non sono che gli ultimi frammenti di una leggenda dura a morire, quella del continente australe che i navigatori cercarono per trecento anni e fra essi lo spagnola Mendana de Neira, il francese Kergu\u00e9len-Tremarec e l&#8217;olandese Roggeveen. Doveva trattarsi di un immenso continente posto a sud del Capo di Buona Speranza, delle Indie Olandesi e dello Stretto di Magellano (pi\u00f9 tardi, del Capo Horn).<\/p>\n<p>I governi europei ci credettero e organizzarono spedizioni che dovevano scoprirne le ricchezze e stabilire rapporti con gli indigeni. Ma un poco alla volta, e specialmente dopo i tre grandi viaggi di James Cook, apparve chiaro che un tale continente non esisteva.<\/p>\n<p>Eppure, qualcuno sosteneva addirittura di averlo visto, di esservi sbarcato, e di averlo trovato incredibilmente bello e felice. Uno dei primi era stato il navigatore spagnolo Juan Fernandez, lo scopritore delle isole che da lui hanno ricevuto il nome, nel 1563, e di quelle di San F\u00e9lix e San Ambrosio (ma il nome, in origine, era San Nabor nel 1574. Due anni dopo egli navig\u00f2 molto a occidente nell&#8217;Oceano Pacifico, sempre partendo dal Cile, e disse di avere scoperto una terra vasta e meravigliosa che non \u00e8 stata mai pi\u00f9 ritrovata, sebbene alcuni abbiano pensato di identificarla, ma certamente a torto, addirittura con la Nuova Zelanda. La descrizione che egli fece della sua scoperta australe era tale da accendere la fantasia, per non dire la cupidigia, non solo di mercanti e avventurieri, ma anche di filosofi, e infatti il mito sopravvisse fino all&#8217;et\u00e0 dei lumi, quando i viaggi di Cook e La P\u00e9rouse lo sfatarono per sempre. Disse,Juan Fernandez, che quel paese meraviglioso da lui scoperto era ammantato et\u00e0 fitte foreste e solcato da fiumi maestosi; non solo: che era abitato da uomini bianchi &quot;sontuosamente vestiti&quot;, diversi dagli abitanti del Cile e del Per\u00f9. Insomma, un Eden dipinto coi colori incandescenti della poesia. Egli volle allestire una seconda e pi\u00f9 imponente spedizione per tornare alla sua terra australe e colonizzarla, ma la morte lo rap\u00ec improvvisamente, portandolo verso altri e pi\u00f9 misteriosi lidi.<\/p>\n<p>Il marchese di Villemer, d&#8217;altro canto, non sembra un sognatore, n\u00e9 un esaltato. Ha una mente lucida e una volont\u00e0 di ferro, tuttavia vi \u00e8 qualcosa di allarmante e indefinibile nella sua persona. La coscienza di essere, di fatto, suoi ostaggi, ci rende ancor pi\u00f9 diffidenti. Quali saranno le sue vere intenzioni? Abbiamo cercato di sondare il capitano Lopez, che tutto sommato pare un buon diavolo, anche se il miraggio dei denaro sovrasta in lui anche la naturale prudenza del vecchio lupo di mare. Non ha saputo o voluto dirci altro che il marchese \u00e8 un francese, capitato improvvisamente a Valpara\u00ecso due settimane fa; che ha noleggiato la goletta per un viaggio esplorativo, pagando profumatamente (ma non cos\u00ec ingenuo da pagare tutto in anticipo, n\u00e9 da portare il denaro con s\u00e9; che gli ha raccomandato, prima della partenza, la massima segretezza su ogni cosa.<\/p>\n<p>&#8211; Ma quell&#8217;uomo &#8211; gli disse Mariano &#8211; ci sta portando verso una meta inesistente: ve lo ha detto? Sapete dell&#8217;isola Dougherty? Il capitano si strinse nelle spalle: &#8211; Se il marchese ne \u00e8 tanto sicuro e sborsa fior di quattrini, per me vuoi dire che sa il fatto suo. Ma anche fosse come voi dite, e noi non trovassimo nulla, egli mi ha comunque garantito che saremo pagati fino all&#8217;ultimo centesimo. E dunque, che importanza fa? Io sono disposto a portare la mia barca dove dice lui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma si tratta di una zona di mare estremamente pericolosa! -, esclamai.<\/p>\n<p>&#8211; Di questo non mi preoccupo pi\u00f9 di tanto &#8211; replic\u00f2, con stolida sicurezza. &#8211; L&#8217;importante \u00e8 che non vi siano scogli pericolosi, come al Capo Horn; quanto alle onde, so io come affrontarle, prendendole di prua. E poi, superati i &quot;quaranta ruggenti&quot; e i &quot;cinquanta urlanti&quot;, dicono che il mare non sia poi tanto burrascoso. Bisogner\u00e0 stare attenti alle nebbie e agli <em>icebergs,<\/em> piuttosto. Ma io e i miei uomini abbiano buoni occhi. Dopotutto, \u00e8 possibile che fra otto o nove settimane si sia gi\u00e0 di ritorno sul continente, dove riscuoteremo la somma pattuita e io potr\u00f2 comperarmi quella casetta dalle parti di Concepci\u00f2n, e piantare una buona volta questa vitaccia da marinaio.<\/p>\n<p>Cercammo ai farlo ragionare, ma era inutile. Il miraggio del grosso guadagno spegne . in lui le facolt\u00e0 critiche. Mi chiedo se, oltre alla naturale avidit\u00e0 del suo carattere, non vi sia qualche cosa d&#8217;altro; se egli non subisca una specie di dominio psicologico da parte di quell&#8217;uomo tanto pi\u00f9 istruito e intelligente, tanto pi\u00f9 determinato e capace di esercitare una sorta di magnetismo quando parla con voce convincente e guarda l&#8217;interlocutore con la luce fredda dei suoi occhi penetranti.<\/p>\n<p>Abbiamo tentato anche di sondare, con estrema cautela, le opinioni dell&#8217;equipaggio circa questa misteriosa crociera. I marinai sono otto, di et\u00e0 compresa fra i venti e i cinquant&#8217;anni, alcuni imparentati fra loro; sono tutti cileni, molto ignoranti di tutto ci\u00f2 che non riguarda il loro mestiere, e ciecamente devoti al loro capitano, solo nel pi\u00f9 giovane, un ragazzo di nome Domingo, \u00e8 passato un lampo d&#8217;inquietudine quando gli abbiamo domandato se conosce la meta del nostro viaggio; ma poi ha scrollato le spalle, dicendo: Lucio sa quel che fa. <em>Es un hombre<\/em> <em>muy capaz, un hombre experto<\/em>. Saprebbe portare una barca in qualunque mare, <em>seguro<\/em>.-<\/p>\n<p>Dovemmo cos\u00ec renderci conto che non \u00e8 possibile, almeno per il momento, instillare un salutare dubbio in questi uomini. A quanto pere, a bordo noi due siamo gli unici a veder chiaramente l&#8217;assurdit\u00e0 e la pericolosit\u00e0 di questa crociera: posizione alquanto scomoda, resa anche pi\u00f9 acuta dal fatto che, disoccupati come siamo, non abbiamo neanche il lavoro fisico per distrarre le mente e dimenticare almeno temporaneamente le nostre validissime preoccupazioni.<\/p>\n<p>Mi sono chiesto se gli ultimi, straordinari avvenimenti che ci hanno investiti abbiano potuto distogliere almeno un poco il mio amico dalle sue dolorose riflessioni, dal pensiero di colei che abbiamo lasciato per sempre sull&#8217;isola. A sera, vedendolo immerso nel suo Virgilio, seduto sulla branda sotto la mia, per un attimo l&#8217;ho creduto. Ma poi mi sono accorto che non stava leggendo, guardava in silenzio la fotografia di <em>dona<\/em> Alexandra, che conserva tra le pagine del libro.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 15 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi Ricardo mi ha chiesto: &#8211; Mamma, dov&#8217;\u00e8 andato don Mariano? -.<\/p>\n<p>Deve averne sentito parlare dalla domestica, poich\u00e9 io e mio marito abbiamo sempre evitato questo argomento davanti ai bambini. Colta alla sprovvista, ho risposto, trasalendo: &#8211; E&#8217;&#8230; \u00e8 partito, caro. &#8211;<\/p>\n<p>Mi ha guardato a lungo, poi ha ripreso: &#8211; Vuoi dire che \u00e8 fuggito? Sai, io non posso credere che abbia commesso delle azioni cattive. \u00c8 buono. Ma allora perch\u00e9 se n&#8217;\u00e8 andato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; A volte, caro &#8211; gli dissi &#8211; siamo costretti ad agire in un modo che non vorremmo, che \u00e8 diverso da ci\u00f2 che vorrebbe il nostro cuore. Io so che lui ci voleva bene. Se \u00e8 partito, doveva avere le sue ragioni, che noi non conosciamo o che non possiamo capire, ma che dobbiamo rispettare. Se tu hai fiducia in una persona, non hai fretta di giudicarla male se si comporta in modo strano: cerchi di capirne il perch\u00e9, e, se anche non ci riesci, conservi la fiducia in lei e nei motivi che l&#8217;hanno spinta ad agire. &#8211;<\/p>\n<p>Questo ragionamento lo ha rasserenato sul piano logico, ma. nei suoi occhi restava la tristezza per quella partenza improvvisa. Guardava i libri posati sul tavolino, l&#8217;ultimo ricordo di Mariano. Improvvisamente mi ha guardato intensamente e mi ha domandato: &#8211; Mamma, credi che lo rivedremo, un giorno? &#8211; E nei suoi occhi c&#8217;era un tale desiderio, che non ho osato spezzare quella ingenua speranza.<\/p>\n<p>&#8211; Chi lo sa? -, gli ho risposto, distogliendo la sguardo, perch\u00e9 non \u00e8 facile guardare negli occhi qualcuno che crede nelle nostre parole, mentre sappiamo di mentire. Ma poi un&#8217;idea improvvisa ha sedotto anche me, e ho proseguito, guardandolo di nuovo: &#8211; Le persone che si vogliono bene, prima o poi, si ritrovano sempre. Io credo che sia cos\u00ec, anzi ne sono convinta. Non so spiegarti come. Ma prima o dopo, accade che si ritrovano, magari quando meno ce lo aspettiamo, anzi quando non ci contiamo pi\u00f9.<\/p>\n<p><em>16 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;aria comincia a farsi fresca, e da ovest il vento rinforza. Il colore dei mare tende ad un verde sempre pi\u00f9 cupo, segno che queste acque meridionali sono ricchissime di vita: organismo microscopici che amano le temperature fredde, specialmente <em>plancton.<\/em> Le onde sono pi\u00f9 imponenti, si rovesciano maestose e il vento che soffia sulle loro creste solleva alti baffi di schiuma. La goletta sale e scende negli avvallamenti, prodigiosamente agile, tenendo la prua nel vento, sotto un cielo sempre pi\u00f9 grigio, e nuvoloso. E&#8217; una fortuna che n\u00e9 io n\u00e9 Mariano soffriamo il mal di mare, altrimenti sarebbe una brutta situazione, su una nave cos\u00ec piccola che pare un guscio di noce. Stando in coperta, si ha veramente la sensazione dell&#8217;immensit\u00e0 della natura e della minuscola piccolezza dell&#8217;uomo. Dovunque si volga lo sguardo, solo mare e cielo, entrambi di una tonalit\u00e0 torbida e ostile; e la sferza del vento sulla faccia.<\/p>\n<p>I marinai sono sempre occupati alla velatura, e il capitano rimane quasi costantemente al timone; ogni tanto si fa sostituire da Celestino, il marinaio pi\u00f9 anziano ed esperto, dopo di lui. Quanto al marchese, non si fa vedere molto: consuma i suoi pasti in cabina, dove si trattiene a lungo a consultare, sembra, certe sue carte che nessuno ha mai visto da vicino. Noi due ci sentiamo un po&#8217; fuori posto, non \u00e8 escluso che qualcuno ci consideri in qualche modo responsabili della morte di Diego. Sta di fatto che nessuno dell&#8217;equipaggio ci rivolge mai la parola, e anche il capitano lo fs solo quando \u00e8 indispensabile.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dire, comunque, che gli uomini della <em>Santa In\u00e9s<\/em> ci siano ostili, ma piuttosto indifferenti.<\/p>\n<p>CAPITOLO QUINTO<\/p>\n<p><em>17 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 piovuto tutto il giorno e sta continuando a piovere: una pioggia fina e ghiacciata che, mista agli spruzzi dei cavalloni, frusta dolorosamente le mani e il viso. Il mare \u00e8 sempre pi\u00f9 grosso, il vento soffia con rabbia e continua a crescere di forza. Stiamo attraversando i &quot;quaranta ruggenti&quot;, ossia la fascia del quarantesimo parallelo, ben nota ai marinai di tutto il mondo per la sua tempestosit\u00e0. Pochissimi, tuttavia, l&#8217;hanno affrontata in questo lembo sudorientale del Pacifico, perch\u00e9 siamo non soltanto lontanissimi da qualsiasi terra, anche disabitata (la costa dell&#8217;Antartide), ma anche fuori da qualunque rotta normale di navigazione. I venti, in questa fascia del quarantesimo parallelo sud, soffiano costantemente da ovest, e quindi noi ci apriamo faticosamente la via di traverso, tagliando diagonalmente la direzione del vento. A bordo si balla parecchio, e in coperta le condizioni atmosferiche sono cos\u00ec avverse, che io e Mariano siamo ben lieti di non avere mansioni specifiche a bordo, almeno per il momento, e di starcene in cabina, all&#8217;asciutto se non proprio al caldo.<\/p>\n<p>Ho chiesto al mio amico di parlarmi ancora della favolosa scoperta fatta da Juan Fernandez nel 1576; non so perch\u00e9, \u00e8 un racconto che mi affascina in modo strano, come se ridestasse un&#8217;eco misteriosa nei miei ricordi.<\/p>\n<p>&#8211; Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi &#8211; osserv\u00f2 Mariano &#8211; il mistero non \u00e8 fuori di noi, m dentro. Il desiderio del meraviglioso ha radici profonde nel nostro animo, che la vita troppo sicura e ordinata della societ\u00e0 moderna ha solo apparentemente assopito; esso si ridesta non appena capita l&#8217;occasio-ne. E&#8217; l&#8217;eterno sogno di un mondo migliore, diverso, ove regnino la mitezza e la ragionevolezza, dove la natura sia amica ma non soggiogata, dove insomma noi possiamo proiettare la parte migliore di noi stessi, quella nostalgia d&#8217;infinito che, secondo Piatene, ha origine dal confuso ricordo di un&#8217;esistenza anteriore, pi\u00f9 pura e perfetta.<\/p>\n<p>&#8211; E tu credi &#8211; domandai &#8211; che anche Juan Fernandez abbia ceduto a tale inconscio desiderio, lasciandosi trasportare dalla fantasia e vedendo cose che, in realt\u00e0, non esistevano? &#8211;<\/p>\n<p>Mariano si strinse nelle spalle. Era in uno dei suoi momenti &quot;buoni&quot;, cio\u00e8 comunicativi e relativamente sereni, quando i cupi pensieri lo abbandonavano per un poco ed egli mostrava il lato aperto, simpatico del suo carattere.<\/p>\n<p>&#8211; E chi potrebbe dirlo con certezza? Certo, la leggenda della Terra Australe nasce praticamente con lui. Ma non mancarono neanche allora quelli che lo accusarono pi\u00f9 o meno apertamente di essersi inventato un paradiso immaginario, e oggi il loro numero, fra gli studiosi di storia delle esplorazioni, non si pu\u00f2 dire che sia diminuito.<\/p>\n<p>&#8211; Il suo racconto non era credibile, vero?<\/p>\n<p>-Be&#8217;, a quei tempi i confini di ci\u00f2 che \u00e8 credibile erano molto pi\u00f9 generosi di quanto siamo disposti ad ammettere oggi. Meridiana de Neira, qualche anno dopo, cercava in tutta seriet\u00e0 le miniere d&#8217;oro del re Salomone nel Pacifico occidentale. Serpenti di mare e altri mostri del mare della lunghezza di trenta metri e pi\u00f9, erano considerati sacrosanta verit\u00e0 da qualunque marinaio, e non pochi giuravano di averli visti. Nelle foreste dell&#8217;Amazzonia si cercava la favolosa citt\u00e0 dell&#8217;Eldorado, e la cosa non appariva poi tanto incredibile, dato che Cort\u00e9s e Pizarro, coi loro <em>conquistadores<\/em>, avevano visto realmente templi straripanti d&#8217;oro e d&#8217;argento nei regni degli Aztechi e degli Incas. Si credeva comunemente ai lupi mannari, alle streghe, alle apparizioni del demonio, e l&#8217;Inquisizione bruciava allegramente un buon numero di persone ritenute in combutta con Satana. Per non parlare dell&#8217;Olandese volante, ella Fontana dell&#8217;eterna giovinezza, delle case stregate, e via dicendo&#8230; La gente era, credula, la scienza era ancora bambina. Non che oggi siamo riusciti a spiegare tutto, tutt&#8217;altro. Il mistero arretra, ma non scompare. Comunque, tornando a Juan Fernandez, quel che non gli perdonarono, suppongo, non fu la scarsa verosimiglianza del suo racconto, ma il fatto che non avesse prodotto la bench\u00e9 minima prova di quanto affermava. E1 per questo che volle organizzare una nuova spedizione, immagino, ma non ebbe il tempo di guidarla, perch\u00e9 mor\u00ec nel frattempo. E nessun navigatore vide mai, nella zona da lui indicata, la pi\u00f9 piccola traccia di terra: altro che continente! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Un continente abitato, per giunta&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non solo: abitato da una razza d&#8217;uomini bianchi o quasi bianchi, civili, gestiti con abiti di tela e molto socievoli. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Un momento. A quale distanza dalla costa del Sud America disse di essersi spinto, Fernandez? O non lo disse?<\/p>\n<p>&#8211; Disse di aver navigato verso ovest per quaranta gradi di longitudine.-<\/p>\n<p>&#8211; Cio\u00e8? Potrebbe aver raggiunto, come dicevi, la Nuova Zelanda?<\/p>\n<p>&#8211; Assolutamente no. Partendo dal Cile, o anche dal Per\u00f9, non dovrebbe essere giunto oltre il 110\u00b0 meridiano, vale a dire all&#8217;altezza dell&#8217;Isola di Pasqua. Che \u00e8 una terra piccolissima, senza fiumi e senza foreste. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E allora? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Niente. Qualcuno pens\u00f2 perfino a un continente poi sprofondato, come se una cosa del genere potesse verificarsi nell&#8217;arco di pochi anni. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Insomma, il suo racconto era un puro e semplice frutto di fantasia, o magari un imbroglio deliberato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Un imbroglio, non saprei. Se stava allestendo una nuova spedizione, qualche cosa credeva realmente di aver visto. Tutti noi abbiamo la tendenza a voler far coincidere la realt\u00e0 con i nostri desideri. Il navigatore Kergu\u00e9len, per esempio, dopo aver riferito di aver scoperto una fertilissima terra nella parte sud dell&#8217;Oceano Indiano, fu rimandato dal governo francese con una grande spedizione, allo scopo di colonizzarla. Ma, pur avendola ritrovata (\u00e8 l&#8217;arcipelago che oggi porta il suo nome) e avendola bordeggiata per parecchi giorni, non volle neppure sbarcare e torn\u00f2 dietro, subendo un processo, una condanna e il carcere. Perch\u00e9? Io credo perch\u00e9 si era reso conto che quella terra non era affatto il paradiso intravisto nel primo viaggio, ma une landa brulla, nebbiosa, spazzata dai venti, senza un albero, senza nulla di attraente per l&#8217;uomo; e non volle distruggere il suo stesso sogno. Insomma, credo che, spesso, i navigatori del passato fossero vittime delle loro stesse illusioni.<\/p>\n<p>&#8211; E il pubblico, a casa, doveva essere ancora pi\u00f9 disposto a farsi portare, con la fantasia, sulle ali del meraviglioso -, osservai.<\/p>\n<p>&#8211; Certo. Quando Schouten e Le Maire scoprirono e doppiarono, per la prima volta, il Capo Horn, il 29 gennaio 1616, nel mondo civile i dotti compresero che un altro colpo era stato inferto alla teoria della Terra Australis Incognita, perch\u00e9 la Terra del Fuoco era solo un arcipelago e non la punta avanzata del supposto continente meridionale. Ma la stampa e l&#8217;opinione pubblica recepirono la notizia a loro modo. Ho visto, in una biblioteca di Santiago, la riproduzione di una stampa del 1616, che rappresentava gli indigeni dell&#8217;isola di Horn: atletici, ben fatti, in un paesaggio tropicale di palme e grandi alberi. In effetti, l&#8217;isola di Horn \u00e8 uno scoglio assolutamente inabitabile, spazzato da venti furiosi, nudo, senz&#8217;alberi,dove piove pi\u00f9 di 300 giorni l&#8217;anno, quando non grandina; ma tant&#8217;\u00e8: la notizia della scoperta non era quasi arrivata in Europa, e gi\u00e0 gli artisti <em>vedevano<\/em> quelle nuove terre con le lenti deformanti della loro fervida immaginazione e delle loro aspettative.<\/p>\n<p>Credo che a Juan Fernandez sia capita-to qualcosa di simile. Non penso che abbia interamente inventato la sua scoperta; qualche cosa, Dio sa cosa, dovette realmente vedere. Ma l&#8217;abbell\u00ec con quel che avrebbe voluto vedere, come avrebbe fatto, pi\u00f9 tardi, Ker-guelen; come fece l&#8217;incisore che ebbe notizia della nuova rotta scoperta da Schouten e Le Maire. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Se \u00e8 cos\u00ec, &#8211; dissi &#8211; avevi ragione quando dicevi che il pi\u00f9 grande mistero \u00e8 dentro la mente dell&#8217;uomo, e non fuori&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0. Ma sai che ti dico? Qualche anno fa un medico austriaco, un certo Freud, ha pubblicato uno strano libro, &quot;L&#8217;interpretazione dei sogni&quot;, dando vita a una specie di nuova scienza, la psicanalisi. In esso sostiene che il sogno altro non \u00e8, se non la soddisfazione inconscia di desideri profondi, che vivono allo stato latente in ciascuno di noi. Soddisfazione che avviene per mezzo di simboli, o per meglio dire di mascheramenti: cio\u00e8, il sogno va decifrato, va, per cos\u00ec dire, smascherato, perch\u00e9 una sorta di autocensura ci impedisce di sognare apertamente i nostri desideri profondi e, a maggior ragione, di sognare che li soddisfiamo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Una teoria originale, ma affascinante. Come hai detto che si chiama<\/p>\n<p>questo medico austriaco?<\/p>\n<p>&#8211; Freud. Sigmund Freud. Dev&#8217;essere ebreo, se non sbaglio.<\/p>\n<p>&#8211; E tu pensi che per i nostri sogni a occhi aperti, peri i nostri desideri consapevoli e nello stato di veglia, avvenga qualche cosa di simile, se ho ben capito? Cio\u00e8, che noi tendiamo comunque a soddisfarli, magari mascherando a noi stessi il nostro reale desiderio, quello pro-fondo, che dev&#8217;essere interpretato?<\/p>\n<p>&#8211; Esatto. Nel caso degli esploratori, bisognerebbe vedere che cosa li spinge verso le zone bianche delle carte geografiche. Penetrare una foresta vergine, per esempio, potrebbe avere un significato recondito di natura inconscia; magari, secondo la teoria di Freud, di tipo sessuale.-<\/p>\n<p>&#8211; E scoprire una nuova isola, una terra sconosciuta persa in mezzo al mare? Poter dire: <em>&quot;ecco<\/em>, <em>qui non \u00e8 mai sbarcato alcuno, prima di me<\/em>?<\/p>\n<p>&#8211; Anche questo, suppongo che abbia a che fare con un desiderio profondo di purezza, e anche di assoluto. Pi\u00f9 in generale affrontare e vincere le difficolt\u00e0, le incomprensioni, gli ostacoli naturali, puntare dritti verso una meta difficile ma gloriosa, potrebbe indicare, oltre al fascino universale dell&#8217;ignoto, il desiderio di mettersi alla prova, di mostrare a s\u00e9 stessi quanto si vale; prendersi una rivincita, sulla vita, magari. Insomma, &#8216;una maniera creativa di convogliare le proprie frustrazioni, trasformando l&#8217;angoscia e l&#8217;insicurezza in stimoli costruttivi, slancio verso traguardi sempre pi\u00f9 audaci&#8230; A cosa stai pensando?<\/p>\n<p>&#8211; Sto pensando, Mariano, che anche noi abbiamo avuto questo privilegio, abbiamo provato questa sensazione strana un po&#8217; inebriante, quando abbiamo raggiunto l&#8217;altopiano prospicente le costa occidentale della nostra isola. Sapevamo che nessun piede umano era mai salito lass\u00f9, prima di noi; che eravamo i primi uomini a lasciare le nostre impronte in quel luogo selvaggio e misterioso, battuto dai liberi venti&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 vero, anch&#8217;io ho avuto questa impressione. E mi chiedo se il marchese di Villemer sia mosso da un simile impulso di scoperta. Eppure non mi sembra un sognatore, come doveva esserlo Juan Fernandez.<\/p>\n<p>-A proposito. Riflettevo che la sua Terra Australe, se anche si fosse trovata dove lui diceva, non avrebbe potuto avere l&#8217;aspetto lussureggiante da lui descritto. Se le sue coste pi\u00f9 settentrionali arrivavano alla latitudine del Tropico del Capricorno, o anche di quaranta gradi sud, la sua massa continentale doveva annullare l&#8217;effetto positivo del mare sul clima. I venti provenienti dal Polo Sud lo avrebbero percorso in tutta la sua larghezza, portando gelo e neve.<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; probabile. Ma come si pu\u00f2 dubitare che i sogni dell&#8217;uomo dureranno pi\u00f9 a lungo di qualunque ragionamento, poich\u00e9 \u00e8 in lui stesso che vivono. Ognuno insegue la sua Terra Australe, il suo Paradiso Terrestre; per un rivoluzionario, sar\u00e0 la societ\u00e0 comunista; per un pescatore stanco di una vita faticosa sempre in lotta con il mare, sar\u00e0 una casetta e un pezzo di terra dalle parti di Concepci\u00f2n. E per un uomo o una donna assetati di verit\u00e0, di bont\u00e0, di giustizia, potr\u00e0 anche essere l&#8217;idea di dio.<\/p>\n<p>&#8211; Il fatto che tanti esseri umani sentano con forza il bisogno di credere che in qualche modo la giustizia, la verit\u00e0 e la bont\u00e0 trionferanno sui loro mille nemici, non \u00e8 una prova del fatto che si tratti di una semplice autoillusione, come la sete non dimostra affatto l&#8217;inesistenza dell&#8217;acqua, ma anzi, la presuppone.<\/p>\n<p>Mariano mi guard\u00f2 fuggevolmente, poi torn\u00f2 a fissare innanzi a s\u00e9: &#8211; Tu credi in Dio, Federico?<\/p>\n<p>&#8211; Un pochino, credo di avere questa debolezza.<\/p>\n<p>&#8211; Comunque, quel che dicevi \u00e8 giusto. Non \u00e8 una prova. Non esistono prove dell&#8217;inesistenza di dio, ovviamente. Esistono parecchi indizi, ma nessuna prova. Del resto, \u00e8 ai suoi credenti che tocca l&#8217;onere della dimostrazione. Io riconosco che l&#8217;idea di dio poteva rappresentare, e forse ha rappresentato, in una certa fase storica, qualche cosa di nobile e grande, addirittura qualche cosa di necessario. Ha spiritualizzato gli appetiti dell&#8217;uopo, essere naturalmente egoista; gli ha indicato delle mete morali, che altrimenti non avrebbe neanche sospettato. Ma ora, quel tempo \u00e8 finito. Ora abbiamo la scienza, e l&#8217;uomo deve assumersi la responsabilit\u00e0 di se stesso, nel bene o nel male. Deve farsi lui stesso Dio, e uccidere il vecchio Dio che ne ritarda l&#8217;emancipazione, che mina la sua fiducia in s\u00e9 stesso. L&#8217;uomo non ha pi\u00f9 bisogno di Dio, come l&#8217;adulto non ha pi\u00f9 bisogno dei giocattoli con cui giocava da bimbo&#8230;<\/p>\n<p>Improvvisamente divenne pensieroso, come gli era capitato altre volte in momenti simili, e non disse altro. Anch&#8217;io ero impegnato a riflettere. Soli, lontanissimi dalla civilt\u00e0, da ogni luogo abitato, sballottati nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;oceano, incerti del nostro futuro, facevamo questi ed altri discorsi sull&#8217;uomo, su Dio, sull&#8217;immortalit\u00e0. Ero profondamente grato a Mariano di questa tensione intellettuale e morale, che mi consentiva di dimenticare le angosce del presente, m&#8217;impediva di abbrutirmi nelle esigenze puramente animalesche dell&#8217;istinto di sopravvivenza. Sentivo che lui stesso non aveva definitivamente risolto tali problemi, ma intanto ricevevo Qualche cosa dalla sua ansia di capire, di sapere, e mi sentivo stimolato a farmi mille ulteriori domande, a non accontentarmi mai della soluzione pi\u00f9 facile, pi\u00f9 evidente. Questo \u00e8 un aspetto che mi ha sempre affascinato della personalit\u00e0 di Mariano: la sua sete di conoscenza si propaga come un fuoco, mi solleva al di sopra delle miserie di questa, esistenza raminga e pericolosa, prima come deportato, oggi come passeggero forzato di una crociera impossibile. E mi fa sentire la bellezza di uno sforzo per trascendere le angustie del limitato e del contingente.<\/p>\n<p>CAPITOLO SESTO<\/p>\n<p><em>17 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Il mare \u00e8 sempre pi\u00f9 grosso, il vento sempre pi\u00f9 forte, il freddo sempre pi\u00f9 tagliente. La <em>Santa In\u00e9s<\/em> avanza faticosamente, scende nel cavo fra due onde, risale la cresta successiva, scende di nuovo: come un turacciolo, s&#8217;inclina ma non affonda mai. Anche oggi molta pioggia, con qualche ore di schiarita e poi di nuovo cielo chiuso e pioggia. La rotta \u00e8 sempre sud-ovest, dovremmo aver superato il 40\u00b0 parallelo: stiamo quindi avvicinandoci ai &quot;cinquanta urlanti&quot;.<\/p>\n<p><em>18 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi, insperatamente, il tempo \u00e8 migliorato. Il cielo \u00e8 sempre grigio, ma niente pioggia; anche il mare e il vento sono pi\u00f9 calmi. A pranzo siamo stati invitati dal marchese nella sua cabina.<\/p>\n<p>Dapprima abbiamo parlato di cose indifferenti. Il marchese era cordiale, anche se il mio sesto senso ha continuato a tenermi all&#8217;erta per tutto il tempo. Poi, improvvisamente, guardandoci dritti negli occhi &#8211; avevamo terminato di pranzare, e ci aveva offerto un sigaro &#8211; ha detto con la massima calma: &#8211; Signori, so che mi ritenete o un pazzo o un malintenzionato. Sia nel primo che nel secondo caso, vi sentite inquieti, forse minacciati. -E poich\u00e9 stavamo per protestare, ci ha fermati con un gesto deciso della mano; poi ha proseguito, sempre con molta calma, ma deciso: &#8211; Ebbene, voglio sappiate come stanno le cose. In fondo, ne avete il diritto; anche se io vi ho tolti da una situazione spiacevole; ma ora avete la sensazione che vi stia trascinando verso l&#8217;ignoto.<\/p>\n<p>Io e Mariano ci scambiammo un&#8217;occhiata, poi restammo silenziosi in attesa. &#8211; Bull, il marinaio che mi ha ceduto i suoi diritti sull&#8217;isola (non \u00e8 il suo vero nome, naturalmente; ma fa poca importanza) possedeva delle informazioni che non ho esitato a giudicare del massimo valore; informazioni, d&#8217;altra parte, cos\u00ec strane e insolite, che difficilmente potrebbero essere credute da una persona ragionevole. Egli, per\u00f2, \u00e8 stato in grado di fornirmi delle prove convincenti di quanto sosteneva. In breve, si tratta di questo. Egli giunse in vista, dell&#8217;isola nel dicembre del 1904, trascinatovi casualmente da una formidabile tempesta che lo aveva sorpreso nella traversata de Tahiti verso il Capo Horn. Aveva sentito parlare vagamente dell&#8217;isola Dougherty, ma non prestava fede alla sua esistenza. Quando la vide, per\u00f2, si ricord\u00f2 di quei racconti, e la riconobbe immediatamente, anche per il numero stragrande di foche da pelliccia che popolavano le sue scogliere, forse un milione d&#8217;individui; e per le lunghe alghe brune che coprono le sue rive. La tempesta si era alquanto calmata e il nostro uomo decise di accostare per dare un&#8217;occhiata pi\u00f9 da vicino.<\/p>\n<p>Mentre bordeggiava lungo il perimetro dell&#8217;isola, alla ricerca di una rada ove poter gettare l&#8217;ancora, capit\u00f2 davanti a una grotta marina che si apriva nel fianco delle rocce e che sembrava addentrarsi profondamente nel seno dell&#8217;isola. L&#8217;ingresso era angusto e fiancheggiato da scogli formidabili, ove, col mare :mosso, avrebbe rischiato di naufragare con la sua baleniera. Perci\u00f2 prosegu\u00ec a navigare sotto costa, finch\u00e9 trov\u00f2 una piccola insenatura con una spiaggia di ciottoli ove pot\u00e9 accostare ed ancorarsi. Poi mise in mare la scialuppa e, con quattro marinai, torn\u00f2 indietro fino all&#8217;ingresso della caverna, penetrandovi abilmente rasente gli scogli. Percorsero un lungo corridoio naturale scavato dalla forza del mare nella viva roccia, provocando la fuga di alcune foche che tuttavia s&#8217;immersero in acqua piuttosto lentamente, come se non avessero vasto mai un essere umano prima d&#8217;allora. Intanto, fin dall&#8217;ingresso nella grotta, avevano notato che una forte corrente marina li aveva ali errati e li spingeva avanti, tanto che non occorreva neppure che remassero; bastava tenere dritto il timone per evitare di avvicinarsi troppo alle ripide pareti rocciose.<\/p>\n<p>Il corridoio, chiamiamolo cos\u00ec, era lungo un cinquecento metri, e riceveva luce, nel primo tratto, dall&#8217;ingresso rivolto all&#8217;esterno; nel secondo tratto regnava una densa oscurit\u00e0, non totale, per\u00f2, perch\u00e9 un debole chiarore sembrava provenire da una sorgente posta pi\u00f9 avanti. Al termine del &quot;corridoio&quot;, infatti, la scialuppa penetr\u00f2 in un vasto specchio d&#8217;acqua interamente circondato da rocce precipiti alte alcune decine di metri, mentre la volta terminava (forse era crollata nel corso delle epoche) e il cielo si apriva al disopra di quell&#8217;impressionante anfiteatro. Ma Bull e gli altri non ebbero quasi occhi per quello spettacolo naturale, pur cos\u00ec affascinante da superare molti luoghi celebri del mondo a motivo di formazioni analoghe: quel che videro in fondo alla laguna superava qualunque altra cosa in stranezza e imponenza. &#8211;<\/p>\n<p>Confesso che io e Mariano, a questo punto, avevamo quasi dimenticato la nostra situazione, le incognite del futuro, la stessa diffidenza nei confronti del marchese. Il suo racconto ci aveva completamente presi: sembrava una favola, eppure esercitava una curiosit\u00e0 e una meraviglia indescrivibili nei nostri animi. Egli raccontava con tono calmo e quasi distaccato, con parole asciutte, pure (o proprio per questo) tutta la storia, in un certo senso cos\u00ec incredibile, assumeva un sapere di verit\u00e0 che non saprei spiegare razionalmente. In quel momento noi &quot;sapevamo&quot; che il racconto di Bull, il vecchio baleniere, era veritiero; ne avevamo l&#8217;intuitiva certezza, e non avremmo saputo dire perch\u00e9.<\/p>\n<p>&#8211; Allineate una accanto all&#8217;altra, anzi poggiate l&#8217;una contro l&#8217;altra, videro, con stupore assai vicino allo sgomento, sei o sette navi in pi\u00f9 o meno avanzato stato di disfacimento. Tutte navi a. vela, tutte piuttosto vecchie, e due di esse addirittura con la tipica struttura dei vascelli di due secoli fa! Dalle meno corrose pendevano ancora, tutte stracciate e ammuffite, le velature; i cordami gemevano nel rollio dei vecchi scafi tarlati e mezzi imputriditi. L&#8217;insieme offriva uno spettacolo cos\u00ec irreale e vagamente sinistro, che i marinai si segnarono con religioso spavento, non riuscendo quasi a credere ai propri occhi. Avrebbero anzi voluto tornare indietro immediatamente.<\/p>\n<p>&#8211; Porta male restare in un luogo simile -, disse uno di loro, a nome anche degli altri. Ma Bull, il vecchio intrepido capitano, raccolse tutto il suo coraggio e, bestemmiando, ordin\u00f2 loro di accostare a quelle vecchie navi. Anche all&#8217;interno della laguna&quot;, si faceva sentire la corrente gi\u00e0 notata nel fiordo, sicch\u00e9 in pochi minuti furono sotto bordo. Sfilarono lungo la poppa dei velieri, che giacevano tutti con la prua semi incastrata sugli scogli della riva; il sartiame scendeva in acqua come una vegetazione verdastra, marcia per l&#8217;antica umidit\u00e0. Alcune navi scricchiolavano, urtandosi piano secondo il movimento delle onde; ma il mare, all&#8217;interno della laguna, era quasi calmo; notarono inoltre che laggi\u00f9 non c&#8217;era nemmeno una foca. Le navi erano sette, e ciascuna di esse recava, corroso dal tempo e dalla pioggia, il proprio nome in caratteri ancora leggibili; nomi scritti in tutte le lingue, inglese, francese, spagnolo, tedesco. Quei velieri, dunque, erano partiti da diversi porti dell&#8217;America, dell&#8217;Asia e dell&#8217;Europa, ed erano venute a morire, in tempi assai diversi l&#8217;una dall&#8217;altra, in fondo a quella laguna sconosciuta e quasi inaccessibile, per un curioso e stranissimo destino, come se una gigantesca mano misteriosa le avesse raccolte insieme. Bene &#8211; disse il marchese a questo punto &#8211; devo continuare, o state gi\u00e0 pensando che non vale la pena di prestar fede a una simile storia?<\/p>\n<p>Fu Mariano a rispondere: &#8211; In verit\u00e0, marchese, avevo gi\u00e0 sentito parlare di simili cimiteri di navi. So che anni fa ne venne scoperto uno sulle coste della Georgia Australe. Ma quello descritto dal vostro Bull sembrerebbe un caso pressoch\u00e9 unico, anche per le caratteristiche della grotta e della laguna interna&#8230; Comunque, vi prego, continuate.<\/p>\n<p>&#8211; I marinai erano sempre presi da superstizioso timore, ma Bull li schern\u00ec dicendo loro che i fantasmi sono invenzioni da donnicciole, e che non v&#8217;era proprio niente di soprannaturale in quanto stavano osservando. E, alla domanda di chi o cosa avesse condotto quelle vecchie navi ad arenarsi in quel luogo fantastico, egli rispose: &quot;Ma il mare, naturalmente, stupidi! Non avete notato quella corrente che ci ha afferrati sin da quando abbiamo infilato il passaggio della grotta? Esiste un gioco di correnti, evidentemente, che ha afferrato questi velieri, gi\u00e0 alla deriva dopo qualche tempesta, e li ha trascinati fin qui, in fondo alla laguna. Guardate le fiancate, come sono ammaccate, con il fasciame qua e l\u00e0 squarciato: non sono affondate solo perch\u00e9 toccano gi\u00e0 il fondo. Devono avere sbattuto ripetutamente nel percorrere il fiordo, contro le due pareti rocciose, prima di sboccare qua in fondo e andare a incagliarsi sulla riva. Scommetto che, se saliamo a bordo, troveremo i resti degli equipaggi, o meglio, degli scheletri; e anche il giornale di bordo; e il carico, quantunque ammuffito.&quot; A questo punto, un pensiero gli attravers\u00f2 la mente: se ogni cosa, a bordo, era rimasta intatta, anche il denaro doveva essere rimasto l\u00ec. Infatti, nessuno era mai sbarcato sull&#8217;isola Dougherty, a quel che si sapeva, neanche Quei pochi che l&#8217;avevano avvistata, a cominciare dal suo scopritore. Bull era, dunque, impaziente di verificare le sue supposizioni; ma gli altri marinai non ne vollero sapere. Erano giunti al limite della tensione nervosa; per i loro animi semplici e rozzi, quello era un luogo maledetto, e salire a bordo dei vascelli voleva dire attirarsi qualche inimmaginabile ma sicuro castigo. Insistettero, anzi, per partire immediatamente, e il capitano, che pure era certo dell&#8217;origine perfettamente naturale di tutto quello scenario, pure, sotto le insistenze sempre pi\u00f9 spaventate dei compagni, cominciava a sentir vacillare la sua forza di volont\u00e0. Il luogo era veramente sinistro; l&#8217;ora, gi\u00e0 tarda, non lasciava pi\u00f9 che poco tempo al calare delle tenebre; e attardarsi nella laguna con 1&#8217;oscurit\u00e0, per poi affrontare al buio il viaggio di ritorno, era realmente pericoloso. Anche lui, suo malgrado, cominciava a sentirsi a disagio; un brivido che forse non era soltanto di freddo gli percorreva la, schiena.<\/p>\n<p>&quot;Abbiamo sfidato gi\u00e0 anche troppo la buona fortuna&quot;, dicevano i marinai, &quot;ora che la burrasca si \u00e8 placata, dobbiamo approfittarne per lasciare subito questo posto del demonio. Anche le scogliere dell&#8217;isola rappresentano un pericolo, se il mare si gonfia di nuovo, e l&#8217;ancoraggio non \u00e8 sicuro. Dobbiamo partire al pi\u00f9 presto, questa sera stessa, e portarci al largo prima di notte!&quot;. Questo continuavano a dire, e il capitano, travolto dalle loro insistenze e un po&#8217;, anche, dal loro spavento, dovette finire per cedere. Tornarono indietro, ripercorrendo a forza di remi il buio fiordo scavato nella roccia; raggiunsero la costa e riguadagnarono, circa un&#8217;ora dopo, il bastimento. Prima di notte avevano levato l&#8217;ancora e si allontanavano, tanto pi\u00f9 che non avevano visto alcun segno di acqua dolce sull&#8217;isola, e le stive erano gi\u00e0 cariche. Nessuno voleva dedicarsi alla caccia alle foche, in quelle condizioni; ma Bull, che aveva rilevato l&#8217;esatta posizione dell&#8217;isola, era ben deciso a tornarvi. Intanto fece giurare ai quattro marinai della scialuppa di non dir niente a nessuno, neanche ai loro compagni; e, per quel che gli risultava quando parl\u00f2 con me, dovevano aver mantenuto la promessa, perch\u00e9 nessuno dell&#8217;equipaggio fece mai il pi\u00f9 piccolo accenno a quel che vi era nella laguna.<\/p>\n<p>A questo punto il marchese fece una pausa, cercando di valutare l&#8217;impressione prodotta in noi da quel racconto. Ma noi non facemmo alcuna domanda, desiderosi di sapere il seguito della storia.<\/p>\n<p>&#8211; Il capitano aveva letto e memorizzato i nomi di quelle navi, e, tornato a bordo della sua baleniera, se li era scritti, per timore di poterli dimenticare. Tornato in Europa, fece delle ricerche negli archivi delle compagnie di navigazione. Riusc\u00ec a trovare la registrazione di sei delle sette navi: a quanto risultava, nessuna trasportava un carico prezioso, e anzi quattro erano andate perdute nel viaggio di andata. Di una, la pi\u00f9 antica, un brigantino inglese di nome <em>Newcastle<\/em>, che aveva l&#8217;apparenza di esser stato varato verso la fine del &#8216;700, non trov\u00f2 nulla. Mi misi io, allora, a cercare con pazienza nelle biblioteche e nei registri navali di Londra e, alla fine, riuscii a trovare quel che volevo. Il &quot;Newcastle&#8217;1, varato nei. cantieri di Bristol nel 1792, era giunto nei mari della Cina tre anni dopo, adibito al commercio del t\u00e8 e della seta fra l&#8217;India e Hong-Kong. Poi era stato trasferito nella nascente colonia britannica dell&#8217;Australia, allora colonia penale, e per le sue doti di velocit\u00e0 e manovrabilit\u00e0 aveva svolto funzioni amministrative di collegamento fra Sydney (fondata nel 1788) e Singapore. Nella primavera del 1799 era salpato da Botany Bay diretto in Nuova Zelanda, dove pure gl&#8217;Inglesi stavano prendendo piede, non senza incontrare una dura resistenza da parte dei Maori. Doveva trasportare un rappresentante del governo britannico, denaro e fucili per una piccola guarnigione stabilita sullo Stretto di Cook, poich\u00e9 a Londra era trapelata la notizia di un&#8217;analoga intenzione da parte dei Francesi e le due nazioni, allora, erano impegnate in pieno nelle guerre napoleoniche. Ma in Nuova Zelanda la nave non arriv\u00f2 mai. Spar\u00ec nel nulla, semplicemente, con tutto l&#8217;equipaggio, e fu data per dispersa, cosa a quei tempi abbastanza frequente. Evidentemente, era stata sorpresa da una violenta tempesta nel Mare di Tasman, e trascinata dai venti dell&#8217;ovest fra l&#8217;isola Stewart e l&#8217;isola Campbell, gi\u00f9 gi\u00f9 lungo i &quot;cinquanta urlanti&quot;. Un veliero che venga disalberato pu\u00f2 essere trasportato per centinaia di miglia dalla Corrente Antartica, che corre nel Pacifico meridionale in direzione del Capo Horn, prima di risalire lungo le coste del Sud America. E questo, evidentemente, \u00e8 quanto accadde al <em>Newcastle<\/em>. Solo che il brigantino, nella sua deriva tempestosa, dovette passare all&#8217;altezza dell&#8217;isola Dougherty, di cui certamente ignorava l&#8217;esistenza, poich\u00e9 Swain la vide e ne diede notizia al mondo giusto un anno dopo. La prua dovette urtare gli scogli all&#8217;imboccatura della grotta, e il gioco delle correnti la spinse avanti lungo il fiordo, fino all&#8217;estremit\u00e0 della laguna, dove si adagi\u00f2 incagliandosi a riva. &#8211;<\/p>\n<p>Qui il marchese fece una pausa; spense il suo sigaro e torn\u00f2 a guardarci con aria interrogativa. I suoi occhi chiari e freddi mandavano lampi.- Capite, ora, perch\u00e9 voglio a ogni costo raggiungere l&#8217;isola Dougherty? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; A bordo di quel brigantino &#8211; dissi &#8211; dev&#8217;esservi una piccola fortuna.-<\/p>\n<p>&#8211; In sterline del 1799. S\u00ec, una piccola fortuna; e neanche tanto piccola, forse -, conferm\u00f2 il marchese.-<\/p>\n<p>&#8211; Tuttavia, vi sono ancora diversi punti de chiarire &#8211; disse Mariano. Primo: come mai Bull vi vendette i diritti sull&#8217;isola? Secondo: quali prove egli addusse a conferma del suo straordinario raccolto? Terzo: che cose sa di tutto questo il capitano Lopez, e per quale ragione, scusate, ci avete messo a parte di un segreto cos\u00ec&#8230; prezioso? Quarto: come contate di portare via il tesoro, anche ammesso che lo troviate; anzi, anche ammesso, scusate la franchezza, che riusciate a ritrovare l&#8217;isola, visto che spedizioni ben attrezzate hanno fallito nella sua ricerca? &#8211;<\/p>\n<p>II marchese lo fissava senza batter ciglio e, quando il mio amico ebbe finito di parlare, pareva quasi divertito. &#8211; Questo si chiama parlar chiaro, signore; e la franchezza \u00e8 una virt\u00f9 che ho sempre apprezzato moltissimo. Ebbene, cercher\u00f2 di soddisfare, nei limiti del possibile, la vostra comprensibile curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Punto primo: Bull mi che ceduto i suoi diritti perch\u00e9, quando l&#8217;ho conosciuto, aveva appreso di avere un male incurabile, un male che non gli avrebbe mai permesso di organizzare una nuova crociera fin quaggi\u00f9. A quel punto, per lui, meglio accontentarsi di un uovo oggi che di una gallina in un domani che non sarebbe mai arrivato. Tenete presente che, se anche poteva sospettare di trovare del denaro sui velieri naufragati nell&#8217;isola, non sapeva la. cosa pi\u00f9 importante: che l&#8217;unica, nave da lui non identificata, era proprio quella che trasportava una considerevole somma per conto del governo inglese. Questo lo so solo io, e naturalmente non glie l&#8217;ho detto.<\/p>\n<p>Punto secondo: le prove che mi addusse furono pi\u00f9 che convincenti. I nomi delle navi da lui scoperte, per esempio: ho controllato, corrispondono tutti; e il fatto che non sapesse nulla del <em>Newcastle<\/em>, tranne il nome, \u00e8 una conferma della sua veridicit\u00e0. Altrimenti, come avrebbe potuto inventare proprio il nome di una nave che si perse realmente nell&#8217;Oceano Pacifico, pi\u00f9 di un secolo fa?<\/p>\n<p>Punto terzo: il capitano di questa goletta non sa nulla anche ignorante, come tutti i suoi marinai, quindi posso fargli credere, fino a un certo punto, quel che ritengo giusto. In ogni modo, per fare dei piani con un certo margine di preveggenza, non si pu\u00f2 escludere che sorgano delle difficolt\u00e0, al momento di trasportare il denaro. E&#8217; per questo che ho bisogno della vostra collaborazione, ed \u00e8 per questo che ho deciso di mettervi a parte .Con il che, ritengo di aver soddisfatto anche la vostra domanda in proposito. Permettetemi solo di conservare, per adesso, un certo riserbo sul quarto punto. Del resto, prima che raggiungiamo il relitto del <em>Newcastle<\/em>, state sicuri che dovremo discutere anche di ci\u00f2: ossia di come organizzare materialmente la ricerca e il trasporto della parte pi\u00f9 preziosa del carico. Ho gi\u00e0 qualche idea al riguardo, ma devo riflettervi ancora. Ritenete sufficiente, per ora, signori, quel che vi ho rivelato? C&#8217;\u00e8 qualcos&#8217;altro che desiderate sapere?<\/p>\n<p>Vi fu un silenzio, poi: &#8211; Una cose sola -, dissi.- Che cosa vi d\u00e0 la sicurezza che noi vi aiuteremo, e che cosa pensate che ci aspetteremo in cambio di essa, se e quando l&#8217;impresa sar\u00e0 stata condotta a buon fine?-<\/p>\n<p>Di nuovo il marchese sorrise, ma di un sorriso che metteva i brividi. In quell&#8217;attimo ebbi la sensazione che la sua vera natura, abilmente mascherata dietro un velo di urbanit\u00e0, fosse spietata come la lama di un coltello; che quello, insomma, fosse un uomo pericoloso, e che sarebbe stato un grevissimo errore quello di sottovalutarlo solo perch\u00e9 era solo (ma non, probabilmente, disarmato). Molto bene -,disse &#8211; anche questo \u00e8 un parlar chiaro, e per me \u00e8 senz&#8217;altro preferibile. Non sar\u00f2 cos\u00ec indelicato ricordandovi che voi siete gi\u00e0 in debito con me. D&#8217;altra parte, ho motivo di ritenere che voi non siate avidi come il capitano Lopez. Ritengo di essere un buon conoscitore uomini; ma mi piace anche scommettere. Ho scommesso, con un buon grado di probabilit\u00e0, sul racconto del baleniere Bull; ora sto scommettendo su di voi. Secondo me, siete due idealisti. E non lo dico con una punta di superiorit\u00e0: io apprezzo gli idealisti, anche perch\u00e9 ritengo di appartenere io stesso a tale categoria. Il denaro del <em>Newcastle<\/em>, infatti, non mi serve per scopi egoistici e volgari, ma per servire una grande causa. Forse un giorno ve ne parler\u00f2; per ora, non lo giudico necessario. Voi potete credermi o no; anche voi, in un certo senso, siete davanti a una scommessa. Da che cosa desumo che siete degli idealisti? Dal fatto che avete affrontato il carcere e il confino per le vostre idee. Immagino che siate dei socialisti: credete in una societ\u00e0 migliore, dove non esista lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo. Uomini cos\u00ec sono scarsamente interessati al denaro. In ogni modo, non mi aspetto che collaboriate con me senza trovarvi alcun utile. Diciamo che con quel denaro potrete tornare sul continente, aiutare le vostre famiglie, procurarvi documenti falsi per espatriare, e anche finanziare, in una certa misura, la vostra causa e i vostri ideali. Sono certo che non ci scontreremo e non ci tratteremo da nemici per la questione del danaro: so che il vostro senso dell&#8217;onore non vi consente di mercanteggiare con l&#8217;uomo che vi ha restituito alla libert\u00e0. &#8211;<\/p>\n<p>Io e Mariano restammo in silenzio, pensierosi.<\/p>\n<p>&#8211; Comunque, &#8211; concluse il marchese &#8211; vi lascio tutto il tempo per riflettere. Voi potete decidere di aiutarmi, e in questo caso mi darete la vostra parola d&#8217;onore che farete quanto vi chieder\u00f2, senza discutere i miei ordini. Oppure potete rifiutare; e allora io vi chieder\u00f2 soltanto di restare neutrali, di non immischiarvi delle mie faccende, e di promettermi che non farete parola con nessuno dell&#8217;equipaggio di Quanto \u00e8 stato detto oggi in questa cabina. &#8211; E ci guard\u00f2 significativamente, come a dire che era tutto.<\/p>\n<p>Mariano si alz\u00f2 per primo: &#8211; Avrete la nostra risposta entro domani -, disse, avviandosi alla porta. Lo ringraziammo della cena, ed uscimmo.<\/p>\n<p>&#8211; Cosa c&#8217;\u00e8 che non ti convince? -, gli chiesi, quando fummo rientrati nel nostro alloggio, notando la sua aria assorta.<\/p>\n<p>&#8211; Il fatto che possiamo scegliere solo in apparenza -, rispose.<\/p>\n<p>CAPITOLO SETTIMO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Al ex andr\u00e0, 19 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Ed ecco, fedeli compagni della mia angoscia solitaria, i sensi di colpa. Mi dico e mi ripeto cento volte al giorno che non dovevo lasciarlo partire, che l&#8217;ho mandato incontro a chiss\u00e0 quali pericoli. Dove pu\u00f2 essere andato? Si nasconde in qualche parte remota dell&#8217;isola, o ha trovato il modo d&#8217;imbarcarsi, di andarsene lontano? Quando venne da me per mettermi a parte della progettata fuga, aspettava un mio cenno e lui avrebbe obbedito, qualunque cosa gli avessi detto o anche solo fatto capire che desideravo.<\/p>\n<p>So che avrebbe fatto qualunque cosa per me: tremenda responsabilit\u00e0 che ora, retrospettivamente, mi schiaccia sotto il suo peso. Gli ho lasciato intendere che faceva bene ad annidarsene, e ho agito cos\u00ec perch\u00e9, in base alle informazioni di cui disponevo, ritenevo che avrebbe corso maggiori pericoli rimanendo. Ma \u00e8 stata la decisione pi\u00f9 saggia, pi\u00f9 giusta? Oppure ho commesso un terribile sbaglio?<\/p>\n<p>Ed \u00e8 partito con tutto il suo pessimismo, <em>senza aver avuto da me le parole che, forse, ero in dovere di dirgli.<\/em> Ma quali? Che l&#8217;amo? Se io stessa non riesco a veder chiaro dentro di me, come avrei potuto comunicare qualcosa che non capisco? E a che scopo? Per turba-e ulteriormente la sua vita, e la mia?<\/p>\n<p>Non ho pensato nemmeno di fargli il segno di croce, quando ci siamo detti addio. Forse si sarebbe irritato, perch\u00e9 non crede in Dio. Ma no, da me lo avrebbe accettato con gratitudine. Lui crede di essere lontano da Dio; e non sa quanto gli sia, in realt\u00e0, vicino. Non sa che Dio \u00e8 tutto in tutti, e specialmente in coloro che s&#8217;interrogano, pur senza trovare una risposta. <em>Deus tecum est<\/em>: ho trovato questa frese di Seneca nel quaderno degli esercizi di Romualdo. Perch\u00e9 Mariano gli avr\u00e0 dettato proprio questa frase? O forse sono io, adesso, che lavoro di fantasia? Tuttavia, mi piace pensare che questo pensiero lo abbia sfiorato; che non troveremo mai Dio, finch\u00e9 lo cerchiamo fuori di noi; ma che non possiamo non trovarlo, e avvertirne la meravigliose presenza, non appena rivolgiamo seriamente lo sguardo nelle profondit\u00e0 del nostro spirito. S\u00ec, Mariano: Dio \u00e8 con noi, sempre, anche quando non lo sappiamo, e lo crediamo lontano, o assente. Che Egli ti benedica, che vegli su di te. Che ti dia la pace del cuore.<\/p>\n<p><em>19 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Io e Mariano ci siamo consultati a lungo sulla risposta da dare al marchese. &#8211; Perch\u00e9 pensi che noi gessiamo scegliere solo in apparenza?-, gli ho chiesto, ricordando le sue parole di ieri sera.<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 siamo nelle sue mani. Ci ha salvati dal bagno penale, ma ci porta dove vuole, in base ai suoi piani. Possiamo veramente rifiutarci di aiutarlo? Una sua parola, e il capitano potrebbe buttarci in fondo al mare. Chi sa della nostra presenza a bordo del <em>Santa In\u00e9s<\/em>? Nessuno. E se dovessimo sparire, chi ci cercherebbe? &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; Nessuno -, riconobbi. &#8211; Ma&#8230; pensi veramente che il marchese sia uomo da ordinare un omicidio a mente fredda? Non mi sembra un assassino&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Mariano sorrise, anzi ridacchi\u00f2, in un modo strano, come sinceramente divertito. Gliene chiesi la ragione, e lui, a sua volta, mi domand\u00f2: &#8211; Tu saresti capace di uccidere? &#8211;<\/p>\n<p>Sgradevoli ricordi mi tornarono alla mente. &#8211; Io <em>ho<\/em> ucciso, anche se non a mente fredda. \u00c8 accaduto molti anni fa. Ora ho quarant&#8217;arnai-, allora ne avevo ventotto e vivevo ancora in Europa. Tu lo sai che io sono uno dei tanti immigrati di origine europea, vero?<\/p>\n<p>&#8211; No, non lo sapevo. Racconta&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Da tanto tempo non mi accadeva di rievocare questa vecchia storia&#8230; Confesso che l&#8217;avevo in buona parte rimossa. Sono nato a Cilli, in slavo Celje, da padre austriaco e madre slovena: ero, quindi, un suddito dell&#8217;imperialregio governo austro-ungarico. Fin da giovane provavo simpatia per le idee socialiste, ma fu quel che mi capit\u00f2 sotto le armi a darmi la spinta decisiva per lasciare l&#8217;Europa e cercare una nuova esistenza il pi\u00f9 lontano possibile&#8230; In breve, ebbi la sfortuna di prestare servizio militare al tempo della rivolta dei Boxer in Cina. Ricorderai quella storia, nell&#8217;estate del 1900 i Cinesi ammazzarono l&#8217;ambasciatore tedesco a Pechino e assediarono il quartiere delle ambasciate europee. I governi occidentali organizzarono in fretta e furia una spedizione di soccorso, che sbarc\u00f2 a Tientsin e conquist\u00f2 Pechino ai rombo del cannone, massacrando i ribelli e liberando gli ambasciatori da una situazione quasi disperata. Ricordo che fu presentata come una crociata della, civilt\u00e0 &lt;p\u00abtela barbarie: bench\u00e9 i Cinesi, in fin dei conti, non avessero fatto altro che un tentativo per liberarsi dal nodo scorsoio con cui le rapaci potenze coloniali li stavano strangolando, loro e il loro sfortunato Paese&#8230; La spedizione di soccorso, sotto comando tedesco, comprendeva reparti di tutte le potenze interessate: Gran Bretagna, Francia, Russia, Giappone, Stati Uniti, Italia&#8230; e Austria- Ungheria. S\u00ec, perch\u00e9 anche il vecchio Francesco Giuseppe, per ragioni di prestigio, decise di inviare a Tientsin un piccolo reparto militare, sebbene il suo Stato fosse l&#8217;unico a non avere nemmeno una colonia, n\u00e9 in Asia n\u00e9 altrove&#8230; E io, come ti stavo dicendo, ebbi l&#8217;incredibile sfortuna di essere uno dei pochi soldati dell&#8217;unico contingente austro-ungarico che avesse mai lasciato l&#8217;Europa per andare a combattere oltremare: pensa che coincidenza! Be&#8217;, quel che vidi laggi\u00f9, quando arrivammo, fin\u00ec di aprirmi completamente gli occhi. Noi, i rappresentanti della &quot;superiore&quot; razza bianca, i vendicatori della civilt\u00e0, ci macchiammo di violenze inaudite.<\/p>\n<p>Comunque, io fui presente al momento dell&#8217;assalto contro Pechino, per liberare le ambasciate: e mi trovai, come si dice, nel folto della mischia. Un vero corpo a corpo, un assalto all&#8217;arma bianca&#8230; Ci avevano ben bene indottrinati: non abbiate piet\u00e0, non fate prigionieri, eccetera&#8230; Ma in quei momenti, io non pensavo alle parole dei Rostri ufficiali; pensavo, semplicemente, a non farmi uccidere, a salvarmi la vita&#8230; Nell&#8217;inferno di spari e grida, in mezzo al fumo e al sangue, un&#8217;ira cieca mi aveva invaso, un furore inspiegabile: il mio istinto mi diceva soltanto che <em>quelli<\/em> mi volevano uccidere, e che io dovevo uccidere per primo, ad ogni costo&#8230; Cos\u00ec, non ebbi il tempo di formulare alcun pensiero quando immersi a tutta forza la baionetta inastata in quei miseri stracci che avvolgevano un corpo mingherlino, forse denutrito&#8230; Sentii lo scricchiolio delle ossa, vidi lo schizzo del sangue, la smorfia indimenticabile di quegli occhi&#8230; E tutto ci\u00f2 meccanicamente, ciecamente; come se non fossi pi\u00f9 io. Ritrassi la baionetta per liberare l&#8217;arma, ed esser pronto a vibrare altri colpi, per difendermi, prima che altri colpissero me&#8230; Mi scrollai dalla punta del fucile quel mucchietto d&#8217;ossa e di stracci, e corsi avanti, trascinato dalle grida dei compagni, dal crepitio delle raffiche di mitragliatrice&#8230;<\/p>\n<p>E pi\u00f9 tardi, ma solo pi\u00f9 tardi&#8230; quando la barricata fu presa, quando non si mossero pi\u00f9 che i feriti e i moribondi&#8230; ,io mi allontanai dagli <em>hurr\u00e0<\/em> dei compagni, e corsi in disparte a vomitare. Certo, avevo ucciso per difendermi: ma era quella la mia terra? Era la mia casa, la mia famiglia che stavo difendendo, a diecimila chilometri dalla p atri a?_ Non era forse vero il contrario? Non erano i Cinesi che stavano tentando disperatamente di difendere le loro case e le loro famiglie dalla nostra aggressione? Quanto all&#8217;ambasciatore di Germania, von Ketteler, il suo destino non mi commuoveva: pi\u00f9 tardi ebbe occasione di parlare con alcuni soldati tedeschi che l&#8217;avevano conosciuto. E seppi che era il classico tipo del nobile prussiano arrogante e razzista, che quella fine se l&#8217;era cercata in tutti i modi. In ogni modo, era chiaro che la sua uccisione, per le potenze europee, non era stata che un opportuno pretesto per far sentire il pugno di ferro sulla nuca dei Cinesi, per ricordare loro chi comandava veramente, a casa loro&#8230; Be&#8217;, come ti dicevo, \u00e8 una vecchia storia.<\/p>\n<p>Tornato in Austria e terminato il servizio militare, espatriai in Sud America, deciso a rifarmi una vita e a dedicarmi anima e corpo al socialismo, all&#8217;ideale di una societ\u00e0 giusta, di uomini liberi e uguali, senza differenze di sorta. Ma forse, \u00e8 solo un sogno. Certo, le vicende della colonia penale mi hanno spinto a riflettere. &#8211;<\/p>\n<p>Mariano mi aveva ascoltato attentamente, senza guardarmi, credo per non accrescere il mio imbarazzo: perch\u00e9 ero realmente a disagio. Da anni non avevo pi\u00f9 disseppellito quei ricordi dalla coscienza. Rest\u00f2 in silenzio molto a lungo, riflettendo; poi, quando quasi non credevo pi\u00f9 che avrebbe aggiunto altro, come altre volte aveva fatto disse inaspettatamente: &#8211; Capisco. Ma tu, non devi sentirti colpevole. Hai ucciso per difendere la tua vita, questa \u00e8 la verit\u00e0. Io, invece, ho ucciso scientemente, a freddo, in tutta calma e ponderatezza. Ho ucciso guardando negli occhi la mia vittima, e non ho avuto piet\u00e0, non ho avuto esitazioni; la mano mi tremava appena un poco, quasi impercettibilmente. E non \u00e8 tutto: lo farei di nuovo. Sento che sarei capace ai farlo ancora. Meravigliato, eh? &#8211;<\/p>\n<p>Effettivamente, credo che un moto di sorpresa sia apparso, mio malgrado, nel mio viso. Non avevo potuto trattenerlo.<\/p>\n<p>&#8211; Vuoi sapere come \u00e8 andata? Premetto che non \u00e8 per quell&#8217;assassinio che sono finito al confino&#8230; No, quello non l&#8217;hanno scoperto, altrimenti non me la sarei certo cavata cos\u00ec a buon mercato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, vorrei saperlo, ma solo se ti va di parlarne -, ammisi.<\/p>\n<p>&#8211; Ma s\u00ec. Ricordi il grande sciopero dei minatori di Antofagasta, nel 1908 che tanto scalpore dest\u00f2 nel paese? Il governo mand\u00f2 l&#8217;esercito, e i soldati spararono sui. minatori, sulle loro donne e sui loro figli, uccidendo ottantotto persone. I giornali dissero ventiquattro, mentendo. Altri duecento rimasero feriti, pi\u00f9 o meno gravemente. Quelli che non riuscirono a scappare vennero finiti a colpi&#8217; di baionetta. Ricordi? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo, lo ricordo molto bene. Anch&#8217;io sapevo che il numero delle vittime doveva essere molto superiore a quel che diceva la versione ufficiale. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ebbene, ingenerale che ordin\u00f2 quel massacro ebbe poi un&#8217;alta decorazione direttamente dalle mani del capo di stato maggiore. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ricordo anche questo. Era il generale Ignacio Mu\u00f1oz-Gamero. Ma&#8230; non vorrai dirmi che tu&#8230; che fosti tu, a&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0, io. Qualcuno doveva farlo, no? E cos\u00ec, mentre voi socialisti v&#8217;indignavate, noi anarchici formammo un tribunale rivoluzionario e, dopo un regolare processo, lo condannammo a morte. Tirammo a sorte fra quelli di noi che sapevano usare una rivoltella: e la sorte cadde su di me. Mi trasferii a Talcahuano, dove allora era in servizio il generale. Presi visione della sua casa (per fortuna, non abitava in caserma) , dei suoi movimenti, delle sue abitudini. Ogni mattina, alle sette precise, usciva di casa con passo marziale, e si dirigeva a piedi verso la sua caserma. Abitava in un quartiere periferico, molto tranquillo, e a quell&#8217;ora, d&#8217;inverno, non c&#8217;erano praticamente passanti. Cos\u00ec, il terzo giorno dei miei appostamenti, lo aspettai all&#8217;angolo della strada. Lui usc\u00ec di casa, come al solito, preciso come un cronometro, e venne dritto verso di me. Io gli andai incontro.<\/p>\n<p>Quando fummo a non pi\u00f9 di dieci passi, estrassi la pistola e gliela puntai contro rapidamente. Solo allora lui intu\u00ec il pericolo e, freneticamente, cerc\u00f2 di sbottonare l&#8217;astuccio del <em>revolver<\/em> che portava appeso alla cintura. Ma io gli sparai a bruciapelo un colpo, due colpi, tre, quattro: tutto il caricatore. Continuai a sparargli, con calma e regolarit\u00e0, anche mentre si abbatteva sul marciapiede: era riuscito a estrarre la sua arma e me la puntava contro a sua volta. Spar\u00f2 due volte, e mi colp\u00ec a una spalla; io lo finii da due metri di distanza, forse meno. Non sentivo il dolore, sul momento: solo, come una lieve scottatura. L&#8217;ultimo colpo glielo sparai dritto in testa, e fu il colpo di grazia. Ebbi il tempo di allontanarmi prima che la gente cominciasse a uscire dalle case, e questa fu la mia salvezza. Due isolati pi\u00f9 avanti trovai il calesse di un compagno che mi stava aspettando, secondo i piani. Lui mi port\u00f2 al sicuro e, un mese dopo, guarito dalle ferita e sfuggito alle ricerche della polizia, salii sul treno e tornai nella capitale. Avevo eseguito la missione.<\/p>\n<p>Ora, forse, vorrai sapere che cosa provai in quegli istanti, mentre speravo addosso a quell&#8217;uomo, mentre gli stavo togliendo le vita. Vero? Te lo dir\u00f2, Federico: <em>assolutamente nulla<\/em>. Era una cosa da fare, gi\u00e0 vagliata, gi\u00e0 decisa; e andava fatta. Basta, tutto qui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tu, per\u00f2 &#8211; osservai &#8211; hai detto, dopo la morte di Diego, che il problema del valore della vita umana, di qualunque umana; anzi: del valore <em>sacrale<\/em> della vita umana&#8230; Ricordi?&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Mariano accenn\u00f2 un sorriso: &#8211; E come no? Solo che il generale Mu\u00f1oz-Gamero, per noi, per me, non ere un essere umano, ma una bestia.<\/p>\n<p>-E&#8230; adesso? Sei ancora di una tale opinione? Hai detto che lo faresti di nuovo, senza alcun pentimento&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Ma s\u00ec, l&#8217;ho detto, ed \u00e8 veramente quello che penso. Solo che, a volte, altro \u00e8 quel che ti dice la mente, altro il cuore, per cos\u00ec dire&#8230; Con la mente, sento di aver agito in modo giusto, e sarei pronto a cacciare una palla in fronte a venti generali di quello stampo. Ma, al tempo stesso, quando penso ai mille condizionamenti che fanno di noi quello che siamo; quando penso che anche quell&#8217;uomo aveva una donna, dei figli, qualcuno che, forse, gli voleva bene&#8230; Be&#8217;, non lo so. Sono in contraddizione con me stesso, certo. Forse, certi problemi semplicemente non hanno soluzione. Non tutto \u00e8 chiaro, nella vita; non tutto \u00e8 razionale. &#8211;<\/p>\n<p>II suo racconto, lo confesso, mi aveva profondamente colpito. Non che avesse modificato la mia opinione su Mariano: non era diminuita la mia stima nei suoi confronti. Me scoprivo, questo \u00e8 certo, un lato nuovo della sua complessa personalit\u00e0. Per alcuni minuti restammo cos\u00ec, in silenzio: non c&#8217;era niente da dire. Alla fine mi riscossi, e domandai: &#8211; Tornando ai marchese, secondo te potrebbe arrivare a farci uccidere?<\/p>\n<p>&#8211; E perch\u00e9 no? Vedi bene che chiunque, in fondo, ne \u00e8 capace: basta che abbia un buon motivo. Il tuo, era quello di salvare le pelle. Il mio, quello di vendicare i minatori di Antofagasta. Il suo&#8230; per rispondere a questa domanda, occorrerebbe sapere quale sia la grande causa che dice di voler servire. E non ne ho la minima idea. Comunque, pu\u00f2 darsi che il denaro non lo interessi fine a s\u00e9 stesso. Ma appunto quello degli idealisti, \u00e8 il tipo d&#8217;uomo pi\u00f9 capace di uccidere&#8230; Credo di saperne qualcosa. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Anche io mi sono chiesto cosa avr\u00e0 voluto dire, quando parlava della sua grande causa. Ma finch\u00e9 non decider\u00e0 di parlarcene lui, non abbiamo alcuna possibilit\u00e0 di saperne qualcosa di pi\u00f9. Comunque, che dobbiamo fare? Dobbiamo decidere di aiutarlo e, dunque, dargli la nostra parola d&#8217;onore<\/p>\n<p>Mariano tagli\u00f2 corto la questione, molto pi\u00f9 di quel che avrei immaginato. &#8211; Direi di s\u00ec &#8211; disse -, non abbiamo alternative. Primo, perch\u00e9 non possiamo permetterci di inimicarcelo. Secondo, perch\u00e9 abbiamo un debito di gratitudine nei suoi confronti&#8230; Anche se&#8230; &#8211; e qui sembr\u00f2 preso da un&#8217;idea strana, che lo fece sorridere.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Anche se<\/em>&#8230;?-<\/p>\n<p>&#8211; Anche se resta tutto da vedere. Che esista l&#8217;isola Dougherty, in primo luogo. Che esista la grotta, che esista il fiordo, che esista la laguna interna. Che esistano i relitti dei velieri. Che esista il relitto del <em>Newcastle.<\/em> Che esista il denaro, soprattutto. Tutte cose piuttosto improbabili: se fosse proprio come dice lui, sarebbe un vero romanzo.<\/p>\n<p>&#8211; Ma&#8230; se l&#8217;isola non esiste, che cosa succeder\u00e0? Quando penso che siamo nella zona pi\u00f9 deserta e inospitale del pi\u00f9 vasto oceano della Terra; che la terraferma pi\u00f9 vicina \u00e8 a migliaia di chilometri da qui, e un abisso d&#8217;acqua ci circonda da ogni parte; che nessuno sa che noi siamo qui, e nessuno mander\u00e0 dei soccorsi, se dovessimo tardare&#8230;<\/p>\n<p>Mariano si strinse nelle spalle: &#8211; Staremo a vedere. , concluse seccamente.<\/p>\n<p>Poco dopo ci recammo dal marchese e gli demmo la nostra parola d&#8217;onore di aiutarlo e di non far parola di quanto ci aveva rivelato.<\/p>\n<p>Non parve sorpreso. Disse soltanto, stringendoci la mano e fissandoci intensamente, in quella sua maniera caratteristica: &#8211; Avete fatto la scelta migliore. &#8211;<\/p>\n<p>Parole che si possono interpretare in pi\u00f9 d&#8217;un senso.<\/p>\n<p>CAPITOLO OTTAVO<\/p>\n<p><em>20 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>Il mare \u00e8 nuovamente molto mosso.<\/p>\n<p>Stamattina, nella rada nebbiolina, abbiamo visto il primo <em>iceberg<\/em> alla deriva. Non \u00e8 stata una sorpresa, bench\u00e9 siamo ancora nel pieno della stagione estiva; tuttavia, lo spettacolo grandioso e affascinante ci ha lasciati senza parole.<\/p>\n<p>Era un <em>iceberg<\/em> di medie dimensioni, alto forse (per la parte emersa9 venti metri, e lungo non meno di cinquanta. Aveva una forma abbastanza regolare, con angoli appuntiti, e il suo biancore mandava nella luce incerta dei deboli riflessi azzurrini. Ci \u00e8 sfilato di poppa, lento e maestoso, simile a una cattedrale smarrita chiss\u00e0 come nelle gelide acque dell&#8217;Antartico, e trasformata in ghiaccio. Dalla sua sommit\u00e0 cadevano alcune cascatelle d&#8217;acqua di fusione, producendo un effetto strano e malioso. Poi si \u00e8 allontanato, bianco fantasma nella nebbia, avanguardia smarrita di un mondo pietrificato e silenzioso da secoli e secoli.<\/p>\n<p>D&#8217;ora in poi dovremo prestare molta attenzione ai suoi fratellini, specialmente di notte.<\/p>\n<p><em>21 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Questa notte la nature ci ha regalato uno degli spettacoli pi\u00f9 impressionanti e sublimi che siano dati ammirare nel corso di una vita umana: 1&#8217;aurora polare. Credo che non dimenticher\u00f2 le sensazioni fortissime, paurose, incantevoli che essa ha acceso nel mio animo.<\/p>\n<p>Il cielo, che durante il giorno ere tornato in gran parte limpido, fiammeggiava letteralmente di luci multicolori: rose, giallo, verde, azzurro. No, dire che fiammeggiava forse non \u00e8 esatto: era solcato da fantastici cortinaggi che mutavano continuamente, cortinaggi che si snodavano da un&#8217;estremit\u00e0 all&#8217;altra dell&#8217;orizzonte e che si accendevano di colori d&#8217;incomparabile bellezza. Le forme elegantissime, mutevoli di teli cortinaggi disegnavano un caleidoscopio continuamente rinnovato: non avevo mai visto niente di simile in vita mia, niente di pi\u00f9 affascinante; e credo che non lo vedr\u00f2 pi\u00f9. Perfino i rozzi marinai della goletta sono corsi fuori, sottraendo ore al riposo e sfidando il vento freddo del sud, per ammirare in silenzio lo spettacolo incomparabile. Non c&#8217;erano, infatti, parole adeguate per descriverlo o per commentarlo: lo si poteva solo ammirare e tacere. Ci sentivamo, credo, tutti molto piccoli, addirittura minuscoli; spettatori fortuiti di una cerimonia cosmica per la quale la natura ha messo in campo tutta la sua potenza, la sua eleganza, la sua inesauribile ricchezza di forme e di colori.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, Mariano mi ha detto che il fenomeno \u00e8 ancora, in parte, misterioso, ma che certamente deve aver a che fare col sopraggiungere, nelle zone pi\u00f9 alte dell&#8217;atmosfera, di una qualche forma di radiazione solare in corrispondenza del campo magnetico terrestre: ecco perch\u00e9 si verificano nelle zone polari. La loro altezza varia da 250 a 1.700 chilometri e altre. Vicino ai Poli, esse appaiono quasi ogni notte, ma fino alla latitudine di 50\u00b0 si vedono solo una volta ogni ventisette giorni, che \u00e8 il periodo di rotazione del Sole; noi, perci\u00f2, non potremo vederle che tra un mese, beninteso se saremo ancora in questi mari.<\/p>\n<p>Un giorno, forse, si arriver\u00e0 a spiegare interamente questo fenomeno mirabile, cos\u00ec come altri, parimenti misteriosi. Ma potr\u00e0 mai spiegare tutto? Siamo proprio sicuri che la scienza, cos\u00ec come la intendiamo in Occidente dopo Galilei &#8211; la scienza induttiva e sperimentale &#8211; sia l&#8217;unica o comunque la pi\u00f9 corretta forma di conoscenza del reale? Me lo sono chiesto spesso, e ho i miei dubbi in proposito. Vi sono delle realt\u00e0 certe d&#8217;una certezza intuitiva, e tuttavia non misurabili con i criteri delle scienza galileana. Ma non sono ancora giunto a une conclusione definitiva in proposito. Forse non esiste un&#8217;ultima parola, in questo campo.<\/p>\n<p>All&#8217;alba, mentre l&#8217;aurora polare cominciava a dileguare, sono apparsi, uno a dritta, pi\u00f9 vicino, e un altro lontano sulla sinistra, due icebergs imponenti, pinnacolari. Era un colpo d&#8217;occhio superbo, i due giganti di ghiaccio che avanzavano lenti e grandiosi, solenni come spiriti antichi o come velieri irreali, in controluce; e, altissimi su di loro, gli ultimi bagliori guizzanti dell&#8217;aurora che si andava lentamente spegnendo.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 22 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>Ammiro, Mariano, la tua sincerit\u00e0, la tua capacit\u00e0 di guardarti dentro, la lealt\u00e0 con cui mi hai comunicato i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti. E1 una dote molto rara. Quanto a me, trovo che non sia facile guardarsi dentro, riconoscere fino in fondo i propri desideri, le proprie paure, e meno ancora dirli a un altro essere umano. Vi sono contraddizioni, nella vita, che forse nemmeno la persona pi\u00f9 coraggiosa e pi\u00f9 equilibrata potrei sciogliere; fanno parte della realt\u00e0. E allora? E allora, non resta che accettarle, semplicemente, e spostarle su un piano pi\u00f9 alto, in una regione ove tutto ci\u00f2 che noi sismo e che proviamo diventa puro, perch\u00e9 non cerca pi\u00f9 una contropartita, non si aspetta di ricevere qualche cosa in cambio. Una regione dove non ci sono pi\u00f9 sensi di colpa, non rimorsi, non vergogne, perch\u00e9 si \u00e8 di nuovo innocenti, come lo erano i nostri antichissimi progenitori prima della fatele disobbedienza.<\/p>\n<p>Certo, in questa vita, una tale regione noi possiamo solo intravederla, se siamo fortunati: proprio come l&#8217;aurora polare, che solo pochi uomini fortunati hanno la ventura di contemplare, e dicono sia uno spettacolo semplicemente da mozzare il fiato. Quaggi\u00f9, una tale purezza, un tale disinteresse, una tale innocenza difficilmente possono essere raggiunte e conquistate, ed \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile, per non dire impossibile, che siano conservate stabilmente. Noi non siamo cos\u00ec. Anche i migliori, si portano dietro il triste bagaglio di Adamo: l&#8217;egoismo, l&#8217;avidit\u00e0, i secondi fini, che riescono a infiltrarsi anche nei sentimenti pi\u00f9 puri e disinteressati. Ma Dio non pu\u00f2 averci ispirato nell&#8217;anima tanta sete di assoluto, tanto desiderio di amore, di gioia, di bene, se non avesse anche la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 di soddisfarla, appagandoci. Se non avessi questa fede, sento che la mia vita perderebbe ogni significato. Ed \u00e8 questa fede che mi da il coraggio nei momenti difficili, quando le mie risorse tendono ad esaurirsi. Da sola, non ce la farei. Ma io non sono sola, nessuno \u00e8 veramente solo, anche se spesso non lo sappiamo, o ce lo dimentichiamo. Come adesso, per esempio. Il pensiero di Mariano mi fa soffrire. Ma sento che ogni cosa, .alla fine, trover\u00e0 un senso; ogni domanda, una risposta. Non \u00e8 possibile che Dio si diverta a giocare con noi.<\/p>\n<p>Sento che, in un modo a noi sconosciuto, le contraddizioni si ricomporranno, le ferite si chiuderanno, i dubbi cadranno. Sento che nulla di ci\u00f2 che abbiamo amato andr\u00e0 perduto. In qualche modo, noi lo ritroveremo. E capiremo, e sorrideremo delle nostre passate paure, dei nostri errori, della nostra poca fede. &quot;Maestro, non t&#8217;importa che la barca affondi, e che noi anneghiamo?&quot; chiesero gli apostoli, quella notte, sul lago. Cos\u00ec, qualche volta, il nostro grido di angoscia e di paura si leva nella buia notte, quando ci sentiamo abbandonati, traditi, scoraggiati: Dio, dove sei? Non t&#8217;importa che noi affondiamo? Non vedi la tempesta ci travolge? E lui ci sente, e sorride, come dovette sorridere, quella notte, Ges\u00f9 sul lago di Tiberiade; come sorride la mamma quando la sua bambina fa i capriccetti e piange e dice: &quot;Non t&#8217;importa di me, mamma? Non vedi che piango?&quot;. Ma s\u00ec che lo vede; \u00e8 l\u00ec; non \u00e8 affatto lontana, non \u00e8 distratta, non \u00e8 andata via. E anche Dio \u00e8 l\u00ec, vicino a noi, anzi dentro di noi: cos\u00ec vicino che non riusciamo a vederlo. E sorride dei nostri ingenui rimproveri, delle nostre invocazioni un po&#8217; piagnucolose: ma s\u00ec, ma s\u00ec, sono qui. Sono sempre, sempre stato qui. Stavo in silenzio: ma non era il silenzio dell&#8217;assenza o dell&#8217;indifferenza; era il silenzio dell&#8217;ascolto. Ho sentito tutto, tutto, fin l&#8217;ultimo sospiro, fin l&#8217;ultima preghiera, fin l&#8217;ultima bestemmia. Ho sentito tutto, non mi \u00e8 sfuggito nulla, neanche il pi\u00f9 piccolo bisbiglio.<\/p>\n<p>Ma come avete potuto credere, sciocchini, che vi avrei lasciati soli, se ho promesso di restare con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo?<\/p>\n<p><em>Da un appunto di Mariano, 22 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Dopo lo spettacolo indimenticabile dell&#8217;aurora polare, all&#8217;alba, stanchi, infreddoliti, ma. incredibilmente felici, s\u00ec, felici, come dopo aver ascoltato una musica d&#8217;organo d\u00e8i divino Bach, siamo rientrati in cabina per dormire almeno un paio d&#8217;ore. E ho fatto un sogno. Ho sognato, di nuovo, di Alexandra.<\/p>\n<p>Stavo guardando, su un grande globo terracqueo, l&#8217;immensa distesa azzurra dell&#8217;Oceano Pacifico. Ero chino e cercavo qualcosa, cercavo un punto del globo che non riuscivo a trovare. D&#8217;un tratto, lieve come una carezza, fresca come un alito di venticello primaverile, una mano si \u00e8 posata sulla mia spalla. Mi sono voltato ed era lei, lei in tutto il suo splendore, in tutta la sua dolcezza, con un dolcissimo sorriso sulle labbra. Rimasi abbagliato da quel sorriso, i suoi capelli formavano un&#8217;aureola dorata intorno al viso, in quel momento pareva realmente un angelo pi\u00f9 che una creatura mortale; eppure al tempo stesso, non so spiegarlo, era una donna, una donna incantevole, piena di grazia e di femminilit\u00e0. Era lei.<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa stai cercando? -, mi ha chiesto, con la sua voce calda, un po&#8217; profonda. &#8211; Forse ti posso aiutare. &#8211;<\/p>\n<p>Allora ho aperto la bocca per dire, per spiegare, ma mi sono reso conto che era impossibile, che non potevo, che non ci sarei riuscito mai e poi mai. Sapevo di stare cercando qualcosa, ma cosa, cosa? Annaspavo, non ero in gradi di dire, di spiegare: io stesso non ricordavo pi\u00f9 che cosa. Eppure, prodigio!, questa confusione non si accompagnava a uno stato di disagio, di frustrazione o di vergogna. La sua sola presenza, la sua vicinanza mi davano serenit\u00e0 e gioia; solo che non ero in grado di rispondere, di dire&#8230;<\/p>\n<p>Poi, mi sono svegliato.<\/p>\n<p>CAPITOLO NONO<\/p>\n<p><em>23 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Ormai dovremmo essere vicini all&#8217;isola Doughery, se essa esiste veramente e se si trova nella posizione indicata nel 1842; ma non si avverte il minimo indizio di terra. N\u00e8 uccelli marini, n\u00e9 un diverso colore del mare, n\u00e9 il caratteristico odore della terraferma: niente di niente. Intanto continuano a sfilare sempre nuovi <em>icebergs<\/em> sul mare quasi calmo; il tempo si mantiene abbastanza bello, coperto, ma con poca nebbia.<\/p>\n<p>Questa mattina abbiamo visto l&#8217;<em>iceberg<\/em> pi\u00f9 grande di tutti: un gigante a struttura tabulare, distaccatosi dalla banchisa in un sol blocco lungo almeno tre chilometri e alto non meno di settanta. Era come costeggiare una montagna; la Dougherty, se c&#8217;\u00e8, non credo sia molto pi\u00f9 grande. Ci sentivamo ammirati e al tempo stesso profondamente intimiditi, mentre la nostra piccola imbarcazione scivolava sotto le sue bianchissime pareti sgocciolanti, che emanavano un debole chiarore giallastro.<\/p>\n<p>I marinai mi sembrano un po&#8217; inquieti. Nessuno di loro si era mai spinto tanto a sud, nessuno aveva mai visto l&#8217;aurora polare n\u00e9 gli <em>icebergs,<\/em> tranne il capitano Lopez, che dice di aver navigato per un paio d&#8217;anni fra le isole della Terra del Fuoco. Quanto al marchese, non si fa vedere spesso. Quando parla col capitano, comunque, appare evidente che esercita una forza di suggestione potente: i suoi ordini non vengono mai discussi, l&#8217;atteggiamento dell&#8217;equipaggio \u00e8 quanto mai umile e deferente. Non si tratta solo del lauto compenso, che essi aspettano di ricevere: \u00e8 proprio qualche cosa che emana dalla sua persona. Come se la forza superiore della sua volont\u00e0 di imponesse tacitamente a tutti gli altri.<\/p>\n<p><em>24 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Il marchese \u00e8 comparso sul ponte e rimane lunghe ore a scrutare l&#8217;orizzonte, mostrando, per la prima volta, segni di impazienza. Spesso rimane accanto al timone e discute col capitano, poi entrambi tornano a guardare attentamente tutto intorno, segno che l&#8217;isola, secondo i loro calcoli, non deve ormai essere lontana.<\/p>\n<p>Si avverte come una nuova atmosfera a bordo. Gli uomini si muovono pi\u00f9 raccolti, pi\u00f9 silenziosi, paiono in attesa. Su tutti incombe una sensazione di attesa.<\/p>\n<p><em>25 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Di nuovo mare grosso, cielo coperto, nebbia. Gli <em>icebergs<\/em> scorrono innumerevoli sulle grandi onde verdastre. Il marchese \u00e8 quasi sempre in coperta, infaticabile: consulta la sua mappe e poi torna a scrutare tutto intorno l&#8217;orizzonte. Ma la visibilit\u00e0 \u00e8 ridotta, banchi di nebbia scendono improvvisi e poi si aprono, continuamente. I marinai sembrano parlare pi\u00f9 piano, un silenzio irreale grava su noi. Pare che una misteriosa magia sia caduta sulla <em>Santa In\u00e9s<\/em>: si aspetta qualcosa che deve accadere, da un momento all&#8217;altro.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 25 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Da quando mio marito ha scritto e consegnato al comandante della nave la sua lettera di dimissioni, \u00e8 come se si fosse tolto un peso delle spalle. &quot;In coscienza &#8211; mi ha detto &#8211; non potevo a nessun patto continuare a servire questo governo, e prima manderanno qualcuno a sostituirmi, meglio sar\u00e0. Mi sentivo&#8230; sporco. Ma ora va meglio. Tu, invece&#8230; -, e qui stava per dire qualcosa, guardandomi intensamente; ma la parola gli si \u00e8 interrotta, ha rinunciato. Con la mano ha fatto come il gesto di farmi una carezza, sfiorandomi appena.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, in salotto, ho trovato un magnifico mazzo dei miei fiori preferiti, che spandevano un dolce profumo per tutta la casa, lo gli ho sorriso con gratitudine, e lui: &#8211; Questo \u00e8 niente, mia cara, rispetto a tutto quello che fai per noi. Davvero, il soggiorno in quest&#8217;isola mi sarebbe stato intollerabile, senza la tua compagnia e il tuo squisito tocco di femminilit\u00e0. &#8211;<\/p>\n<p>Queste parole mi hanno commossa, ma noi ho potuto fare a meno di ricordare quelle altre parole, cos\u00ec simili, che a suo tempo Mariano mi aveva dette. Per nascondere il turbamento improvviso, mi sono chinata ad annusare i fiori.<\/p>\n<p>E&#8217; gi\u00e0 da qualche tempo che ho la sensazione che Alvaro abbia notato qualcosa d&#8217;insolito in me, ma, con la sua abituale discrezione, non me ne ha mai detto nulla. Forse pensa che, se c&#8217;\u00e8 qualcosa che mi tiene in ansia, prima o poi sar\u00f2 io a parlargliene, quando vorr\u00f2. Forse pensa semplicemente che io sia stanca, stanca di questa vita sull&#8217;isola, praticamente senza amici, senza svaghi, senza comodit\u00e0. Sono certa che anche questo ha pesato nella sue decisione di chiedere di essere rimosso dall&#8217;incarico, oltre al suo disgusto per l&#8217;attuale classe dirigente. E io, che sono sempre stata abituata a dirgli tutto, tutti i miei pensieri, le mie emozioni, questa volta non posso, e sono pensierosa all&#8217;idea che Alvaro si preoccupi per me senza poter immaginare la causa del mio disagio.<\/p>\n<p>&#8211; Io vorrei solo che tu fossi ben sicuro del passo che hai compiuto -, gli avevo detto l&#8217;altro giorno, &#8211; che tu non abbia pensato ai miei supposti sacrifici. Ma, se tu pensi di aver fatto la cosa giusta, per me va bene. &#8211;<\/p>\n<p>Lui \u00e8 rimasto un po&#8217; soprappensiero, poi, improvvisamente, mi ha detto:- \u00c8 gi\u00e0 da un pezzo che sono in conflitto con la mia coscienza, cara. Ricordi i fatti di Antofagasta? Quell&#8217;eccidio di minatori? E&#8217; almeno da allora, se non da prima, che mi sento, come dire, dalla parte sbaglists della barricata. Certo, sono un uomo d&#8217;ordine. Non capisco il socialismo e non lo capir\u00f2 mai. Come possono pretendere, quei signori, che gli uomini siano tutti uguali? Ma a parte questo, mi ripugnano certi sistemi, li trovo indegni di un paese civile.<\/p>\n<p>Quel generale Mu\u00f1oz-Gamero&#8230;, ricordi? Quello che diresse il massacro dei minatori in sciopero e delle loro famiglie? Delle famiglie! Ed ebbe anche una medaglia! Ti rendi conto? -, e mi guardava con occhi lampeggianti di sdegno. &#8211; Perci\u00f2, che Dio mi perdoni, quando giunse la notizia che era stato ucciso, io, come dire?, non ho provato quel naturale senso di piet\u00e0 cristiana.. Ma che cosa sto dicendo? Ho pensato che quella fine se l&#8217;era cercata con le sue mani, insomma che se l&#8217;era meritata.. Per un attimo, ho pensato questo. Cos\u00ec, sul momento, non appena lessi la notizia sul giornale. Da allora, ho compreso che non c&#8217;era pi\u00f9 nulla in comune tra me e quella gente del governo, che un abisso ci separava, nonostante la comunanza degli interessi&#8230;<\/p>\n<p>Lo guardavo con stupore. Dissi: &#8211; Non mi avevi mai confidalo queste cose&#8230; Te le sei tenute dentro cosi a lungo, senza dirmi nulla? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ero confuso, non volevo turbarti inutilmente. Ma adesso, dopo aver preso la mia decisione, mi sento molto meglio. Posso di nuovo guardarmi allo specchio senza arrossire. E questa, \u00e8 l&#8217;unica cosa che conta, nella vita d&#8217;un uomo. &#8211;<\/p>\n<p>L&#8217;ho abbracciato, a lungo, senza dire altro.<\/p>\n<p><em>26 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Il mare \u00e8 quasi calmo, ma la nebbia continua ad aumentare. Oggi la visibilit\u00e0 media non \u00e8 stata superiore ai sessanta metri. Dobbiamo procedere con la velatura ridotta, per mantenere una velocit\u00e0 tale da poter scorgere in tempo gli <em>icebergs<\/em>, specialmente di notte. Il capitano ha fatto collocare un lume a petrolio sulla crocetta dell&#8217;albero maestro, ma esso non arriva a rischiarare che una ventina di metri oltre la prua. L&#8217;inquietudine a bordo \u00e8 quasi palpabile, ho udito anche, un paio di volte, brontolare gli uomini dell&#8217;equipaggio. Non capiscono che scopo abbia questo vagare in un mare sempre pi\u00f9 ostile, anche se il pensiero del grosso guadagno \u00e8 ancora abbastanza forte da tacitare i loro dubbi e le loro apprensioni.<\/p>\n<p>Quanto al capitano, si sta rivelando di una stoffa ben robusta: la sua fiducia nel marchese non \u00e8 affatto diminuita, la sua energia nel reggere il timone e nel dirigere i suoi uomini sembra inesauribile. Bestemmia, ma \u00e8 sempre vigile a ogni cambio di vento, con tutti i sensi all&#8217;erta, come se volesse domare un cavallo indocile, ma gagliardo e generoso.<\/p>\n<p><em>27 gennaio<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi la <em>Santa Ines<\/em> ha virato di bordo ed \u00e8 tornata apparentemente sui suoi passi, poggiando pi\u00f9 a ovest; dopo un paio d&#8217;ora, nuova inversione di rotta; e via cos\u00ec di s\u00e9guito per tutto il giorno. Secondo i calcoli del marchese, dunque, dovremmo essere nei pressi della meta, anzi pare che l&#8217;abbiamo oltrepassata, senza rendercene conto. Stiamo bordeggiando tutto intorno come segugi sulle peste della selvaggina: ma l&#8217;odore \u00e8 incerto, la direzione da seguire tutt&#8217;altro che chiara. Il marchese ha promesso un premio speciale al marinaio che per primo avvister\u00e0 terra, e tutti stanno con gli occhi ben spalancati, specialmente l&#8217;uomo di vedetta sulla coffa.<\/p>\n<p>Confesso che anch&#8217;io avverto una certa agitazione: da giorni ho come la sensazione di essere perduto in un viaggio senza fine tra cielo e mare, e la vista di una terra emersa mi sarebbe quanto mai gradita.<\/p>\n<p>CAPITOLO TERZO<\/p>\n<p><em>28 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>Questa notte, nel giro di pochi minuti, l&#8217;irreparabile \u00e8 accaduto. Scrivo questi appunti, precariamente, a bordi della scialuppa. La <em>Santa In\u00e9s<\/em> giace in fondo al mare: siamo soli sull&#8217;oceano infinito.<\/p>\n<p>Stavamo dormendo, quando un urto violentissimo ci ha destati. Io sono letteralmente volato gi\u00f9 dalla mia cuccetta, posta al di sopra di quella di Mariano. Subito ci siamo resi conto che la goletta era paurosamente inclinata e non riacquistava la posizione normale. A bordo si udivano grida e bestemmie; e, su tutto, uno scricchiolio impressionante, come di legno vivo che si aprisse sotto la lama di un immane coltello.<\/p>\n<p>Senza dir parola, barcollando in mezzo agli oggetti che ingombravano la piccola cabina, siamo usciti fuori, in coperta, dove i marinai stavano correndo disordinatamente e si lanciavano concitati richiami. Quasi subito abbiamo visto la mostruosa parete di un <em>iceberg<\/em> incombere su di noi coi suoi riflessi bianchissimi, a dritta, contro la fiancata della nave, che era stata aperta a met\u00e0 come una scatola di sardine.<\/p>\n<p>&#8211; Abbiamo urtato un <em>iceberg<\/em>, la goletta sta affondando &#8211; ci grid\u00f2 il capitano, che stava correndo verso il boccaporto. &#8211; Prendete in fretta i vostri sacchi, dobbiamo abbandonare la nave!<\/p>\n<p>Allora abbiamo notato tre o quattro marinai che stavano armeggiando intorno alla scialuppa per calarla in mare. Il ponte continuava a inclinarsi, mentre il pauroso scricchiolio cresceva sempre pi\u00f9. Io e Mariano ci siamo guardati un attimo in faccia, poi, sempre in silenzio, ci siamo precipitati di nuovo gi\u00f9 in cabina, sorreggendoci alle pareti inclinate di almeno trenta gradi.L&#8217;acqua aveva gi\u00e0 invaso ilcorridoio, oggetti d&#8217;ogni sorta galleggiavano quasi all&#8217;altezza delle nostre ginocchia. Per fortuna eravamo andati a dormire vestiti, a causa del gran freddo; afferrammo i nostri sacchi e tornammo di sopra il pi\u00f9 in fretta possibile.<\/p>\n<p>La scialuppa era gi\u00e0 stata calata in mare e dondolava sulle onde lunghe e scure, ancora legata alla goletta. Gli uomini vi stavano saltando dentro uno dopo l&#8217;altro, portando soltanto poche cose che erano riusciti ad afferrare.<\/p>\n<p>Ordini e richiami si incrociavano in una grande confusione. Chiamavano un marinaio di nome Ramon, pareva che non si trovasse.<\/p>\n<p>Io e Mariano scendemmo nella scialuppa, subito dopo ci raggiunse il marchese. Era pallido ma non spaventato, anzi sembrava perfettamente padrone di s\u00e9 e aveva un&#8217;aria pi\u00f9 decisa che mai. Il capitano esitava: Ramon mancava all&#8217;appello.<\/p>\n<p>&#8211; Si sbrighi &#8211; gli disse il marchese, con voce calma ma autoritaria -, altrimenti non faremo a tempo ad allontanarci. \u00c8 questione di secondi. &#8211;<\/p>\n<p>Era vero. Con un ultimo, supremo cigolio, la chiglia della <em>Santa In\u00e9s<\/em> si schiant\u00f2 sotto l&#8217;enorme pressione del ghiaccio e subito dopo si ud\u00ec il rombo cupo di un torrente d&#8217;acqua che irrompeva nella sentina. Allora il capitano si fece rapidamente il segno di croce e scese a bordo; subito gli uomini ai remi vogarono per allontanarsi il pi\u00f9 in fretta possibile dal risucchio. Era una notte buia, senza Luna e molto nebbiose: per questo avevamo urtato l&#8217;<em>iceberg<\/em>. L&#8217;uomo sulle coffa, per\u00f2, avrebbe dovuto dare l&#8217;allarme in tempo; e siccome era proprio quel Ramon che mancava all&#8217;appello, 1&#8217;unica spiegazione era che Tosse stato vittima di un colpo di sonno e che, al momento dell&#8217;urto, fosse precipitato fuori bordo. Nella confusione e nel fracasso dei primi minuti, nessuno doveva aver sentito le sue grida, se pure c&#8217;erano state. L&#8217;acqua era molto fredda e nessuno avrebbe potuto sopravvivervi pi\u00f9 di un paio di minuti al massimo.<\/p>\n<p>Meno di cinque minuti dopo, la goletta si era inabissata: ultimo a scomparire era stato l&#8217;albero maestro. Il mare nebbioso era vuoto, completamente vuoto.<\/p>\n<p>A bordo abbiamo acqua e viveri per tre o quattro giorni, qualche coperta, qualche indumento pesante; e inoltre un sestante, una bussola, delle carte nautiche, un lume a petrolio e poche altre cose. Il problema pi\u00f9 immediato \u00e8 il freddo, l&#8217;impossibilit\u00e0 di preparare del cibo caldo; per scaldarci, abbiamo solo due o tre bottiglie di <em>tequila<\/em>. Scrivo con la mano semi-intirizzita, stretto nel pochissimo spazio a disposizione. Siamo undici persone a bordo di un&#8217;imbarcazione lunga quattro metri e mezzo e larga un metro e settanta. Le prospettive di salvezza sono quasi inesistenti, il morale di tutti \u00e8 molto basso. In questa zona, fuori da tutte le rotte di navigazione, non vi \u00e8 alcuna speranza di ricevere soccorsi; incontrare una baleniera impegnata in una campagna di caccia \u00e8 una possibilit\u00e0 remotissima, praticamente nulla. Cos\u00ec come \u00e8 assolutamente impensabile che noi si possa raggiungere, con le nostre forze, una qualche terra.<\/p>\n<p>A meno che&#8230;<\/p>\n<p><em>29 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>Il marchese ha saldamente preso in pugno la situazione. Stroncando sul nascere qualche pusillanime inizio di recriminazione, si \u00e8 imposto ai marinai come il solo capace di non lasciarsi travolgere dallo smarrimento. Ha tenuto un discorso breve, conciso, autorevole. L&#8217;unica possibilit\u00e0 di salvezza, ha detto, dipende dalla cieca obbedienza ai suoi ordini. Egli \u00e8 certo che dobbiamo trovarci in prossimit\u00e0 dell&#8217;isola Dougherthy e che, con l&#8217;aiuto della sua carta e del sestante, la troveremo. Ha poi zittito le proteste piagnucolose di chi affermava che, se anche cos\u00ec fosse, la nostra situazione non migliorerebbe di molto.<\/p>\n<p>&#8211; Se qualcuno ha delle proposte migliori da fare, lo dica; altrimenti taccia e lasci a me il comando. Per il momento, la cosa importante \u00e8 rimanere in vita e trovare la terraferma sotto i piedi. Poi cercheremo una soluzione agli altri problemi.- E ha guardato tutti negli occhi, uno dopo l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Mariano gli ha dato una mano, solo col dire: &#8211; II marchese ha ragione.-<\/p>\n<p>Il capitano, dopo essersi consultato rapidamente coi suoi uomini, ha concluso: &#8211; Va bene, adesso il capo \u00e8 lei. Faremo quello che dice.-<\/p>\n<p>Poco dopo, abbiamo fatto l&#8217;inventario dei viveri e dell&#8217;acqua, e il marchese ha fissato le razioni quotidiane. Gli uomini erano ancora molto abbattuti, ma obbedivano. Sentivano che l&#8217;unica cosa da fare era abbandonarsi alla volont\u00e0 di quell&#8217;uomo di ferro.<\/p>\n<p>Poche gallette e un bicchiere d&#8217;acqua sono stati tutto il nostro pasto. Poi il marchese e il capitano hanno fatto il punto col sestante: per fortuna un pallidissimo sole era emerso, per qualche ora, tra la nuvolaglia.<\/p>\n<p>La notte \u00e8 stata il momento pi\u00f9 duro. Il freddo era tale che non ho potuto chiudere occhio, pur avvolgendomi stretto nella coperta,. Vedevo il mio fiato condensarsi in una nuvoletta di vapore ed ero consapevole che nessuno, a bordo, stava meglio di me.<\/p>\n<p>A mezzanotte il marchese ha fatto passare una bottiglia di liquore, un bicchierino a testa. Il sollievo \u00e8 stato temporaneo, ma delizioso.<\/p>\n<p><em>30 gennaio.<\/em><\/p>\n<p>All&#8217;alba, alta sulle onde proprio davanti a noi, \u00e8 apparsa l&#8217;isola.<\/p>\n<p>Dapprima, quasi non potevamo crederci. Poi sono esplose le grida di gioia, ci siamo abbracciati, farneticando. Sembrava quasi troppo bello per essere vero. Avevamo gli occhi lucidi per l&#8217;emozione.<\/p>\n<p>Si tratta di una scura massa di basalto, dalle cose alte e dirupate, molto piccola e non pi\u00f9 elevata di quattrocento metri, a occhio e croce. Avvicinandoci, abbiamo potuto osservare le nude pareti di roccia, le alghe, i frangenti che orlano i suoi scogli di spruzzi bianchissimi.<\/p>\n<p>Scivolando sulle grandi onde del Pacifico, la scialuppa si \u00e8 accostata a quelle imponenti pareti di roccia bruna, senz&#8217;ombra di vegetazione, simili al nudo scheletro abbandonato di un gigante smisurato.<\/p>\n<p>(fine della seconda parte)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PARTE SECONDA CAPITOLO PRIMO 10 gennaio. 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