{"id":26214,"date":"2007-08-07T12:31:00","date_gmt":"2007-08-07T12:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/07\/lisola-quinta-parte\/"},"modified":"2007-08-07T12:31:00","modified_gmt":"2007-08-07T12:31:00","slug":"lisola-quinta-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/07\/lisola-quinta-parte\/","title":{"rendered":"L&#8217;isola, quinta parte"},"content":{"rendered":"<p>PARTE QUINTA<\/p>\n<p>.CAPITOLO PRIMO<\/p>\n<p>&#8211; Vuole dirci, <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento, quando matur\u00f2 in lei l&#8217;idea del delitto? &#8211;<\/p>\n<p>L&#8217;avvocato Castel\u00e0r mi fissa coi suoi occhietti porcini e ha l&#8217;aria trionfante di chi si sente spalleggiato dal sentimento comune. Il pubblico trattiene il fiato; la giornata di oggi promette un ghiotto spettacolo. Gratuito, il che non guasta.<\/p>\n<p>&#8211; Dopo i fatti di Antofagasta. &#8211; \u00c8 un altro che parla, quella \u00e8 solo la mia voce. Ma bisogna terminare le recita, fa parte del copione.<\/p>\n<p>&#8211; Ma quando, esattamente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Nell&#8217;agosto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei vuol farci credere di aver organizzato ogni cosa da solo? &#8211; Imbecille. Pazienza, Mariano; porta pazienza.<\/p>\n<p>&#8211; Per me, lei pu\u00f2 credere quel che vuole. Mi sono consegnato spontaneamente: che ragioni avrei di non dire la verit\u00e0? Forse lei pensa che se un uomo \u00e8 capace di uccidere, certamente sapr\u00e0 anche mentire. In questo caso, si risparmi la fatica d&#8217;interrogarmi. Ho raccontato tutto, al giudice Caballero, nella fase istruttoria; basta leggere le carte. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Le ho lette, quelle carte. Lei sostiene di aver saputo dalla stampa che il generale era stato trasferito a Talcahuano, e di essere stato in grado di identificarlo perch\u00e9, sempre sulla stampa, ne vide la fotografia. Dopo di che si rec\u00f2 in treno a Talcahuano e cominci\u00f2 ad appostarsi nei pressi della caserma, finch\u00e9 vide il generale, e, seguendolo, risal\u00ec alla sua abitazione. Dopo di che, avendone studiato gli orari, e avendo constatato che egli usciva di casa ogni mattina alle sette per recarsi in caserma, a piedi, gli tese 1&#8217;agguato mortale, il mattino del giorno 7 dicembre 1908. \u00c8 esatto questo riassunto della sua deposizione? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tuttavia, vi sono degli elementi che non convincono. Innanzitutto, lei era sottoposto, e da anni, a regime di sorveglianze speciale. Come spiega di aver potuto organizzare e compiere il delitto, senza che la polizia ne abbia avuto il minimo sentore? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Questa \u00e8 una domande che lei dovrebbe fare a qualcun altro. Io non mi sono mai accorto di essere pedinato, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo. Comunque, presi alcune elementari precauzioni. Per esempio, acquistai un biglietto ferroviario fino a Los Angeles, come se avessi voluto recarmi al mio paese natale, Nascimiento, nella provincia di B\u00eco-B\u00eco. Da l\u00ec, in un secondo tempo, proseguii per Talcahuano, cambiando spesso di scompartimento e tenendo sempre d&#8217;occhio i miei occasionali compagni di viaggio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Poi, c&#8217;\u00e8 il fatto che il proprietario della locanda da lei indicata non ricorda la sua permanenza e, messo a confronto con lei, non gli \u00e8 sembrato di averla gi\u00e0 vista. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sono passati quasi sette anni. In sette anni un albergatore vedr\u00e0 come minimo alcune migliaia di volti sconosciuti. Giusto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1or<\/em> Sarmiento, l&#8217;elenco delle strane coincidenze non finisce qui. Per esempio, c&#8217;\u00e8 da dire che lei non era un sovversivo isolato, ma militava attivamente nei piccoli gruppi dell&#8217;estrema sinistra; scriveva sui loro giornali, anche clandestini; ed era presente l\u00e0 dove c&#8217;erano disordini, scioperi, manifestazioni, spesso con funzioni organizzative. Pu\u00f2 negarlo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per quanto riguarda il mio ruolo organizzativo, penso si sia trattato dello zelo o della fantasia delle autorit\u00e0 che mi tenevano d&#8217;occhio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 stato anche arrestato due volte per regioni precauzionali, in occasione di visite di personalit\u00e0 politiche a Valpara\u00ecso. Ma nel dicembre 1908, lei lascia tranquillamente la citt\u00e0, si reca a Talcahuano, uccide il generale Mu\u00f1oz-Gamero e se ne ritorna indietro: il tutto senza aiuti n\u00e9 fiancheggiamenti, e senza che la polizia si accorga di nulla. Non \u00e8 strano? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Le ripeto che dovrebbe chiederlo a qualcun altro. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dove si era procurato l&#8217;arma del delitto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;avevo da anni. Regolarmente acquistata, credo verso il 1904. Forse, allora, non ero ancora sorvegliato dalla polizia politica. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Una <em>Mauser<\/em> tedesca modello 1903, vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Esatto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Di cui spar\u00f2 l&#8217;intero caricatore: otto colpi, tutti a segno. Inutile rispondergli, non \u00e8 neanche una domanda. Vuol fare effetto sulla giuria, ma era gi\u00e0 stato detto ieri. Non importa, si vede che, nella sua strategia processuale, <em>repetita iuvant<\/em>.<\/p>\n<p>&#8211; Sicch\u00e9, suoi amici sovversivi non ne sapevano nulla? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. E poi, mi ero gi\u00e0 allontanato da loro. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come mai? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Divergenze politiche. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Potrebbe essere pi\u00f9 preciso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Loro parlavano tanto, ma fatti se ne vedevano pochi. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. Lei, allora, viveva con una giovane donna, una operaia di nome Sabina Alberti: non \u00e8 vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E nemmeno a lei rivel\u00f2 il suo progetto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo che no. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Allora, con aria trionfante, l&#8217;imbecille si rivolge al presidente: &#8211; Chiamo a deporre la <em>se\u00f1orita<\/em> Sabina Alberti! &#8211;<\/p>\n<p>Caballero ha chiesto se era in aula; provo non poca emozione nell&#8217;udire la sua voce, esile ma ferma, provenire dalle file del pubblico: &#8211; Sono qui! -.<\/p>\n<p>Sabina, Sabina, perch\u00e9 sei venuta? Ecco che ti ho coinvolta, alla fine. Ma tanto, l&#8217;avrebbero convocata anche se non fosse stata qui.<\/p>\n<p>Attraversa l&#8217;aula sotto gli sguardi incuriositi di tutti e va a sedersi, arrossendo un poco, al banco dei testimoni.<\/p>\n<p>&#8211; Lei \u00e8 Sabina Alberti? Ha con s\u00e9 un documento?<\/p>\n<p>Crstel\u00e0r ha letto dai suoi appunti: &#8211; Nata a La Serena il 18 giugno 1869, operaia, celibe; figlia di Carlo Alberti, oriundo italiano, operaio, condannato nel 1901 a tre anni di confino a Puerto Ays\u00e8n per reati politici. Fu arrestato durante gli incidenti fra lavoratori e <em>carabineros<\/em> in occasione del 1\u00b0 maggio 1901. &#8211;<\/p>\n<p>Poi si \u00e8 rivolto a lei: &#8211; Mi dica, <em>se\u00f1orita<\/em>: quando ha visto l&#8217;imputato per l&#8217;ultima volta? A parte quest&#8217;ultimo mese, naturalmente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il 2 ottobre 1911. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come mai ricorda cos\u00ec bene quella data? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 quel giorno furono sospese le visite ai detenuti politici destinati al confino, anche se poi furono fatti partire solo ai primi di novembre. &#8211;<\/p>\n<p>Sabina non mi guarda, fissa Castel\u00e0r, ogni tanto abbassa gli occhi sulle mani che tiene in grembo. \u00c8 nervosa, intimidita, ma si controlla bene. Non credo si aspettasse di essere chiamata a testimoniare.<\/p>\n<p>&#8211; Lei, dunque, il 2 ottobre 1911 si rec\u00f2 al carcere per vedere Mariano Sarmiento. Lui, che cosa le disse? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Abbiamo parlato solo di questioni strettamente personali. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E prima di quella data, le aveva mai parlato del generale Mu\u00f1oz-Gamero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ma in maniera generica. A proposito dei fatti di Antofagasta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ah, davvero? E che cosa le disse? &#8211;<\/p>\n<p>Attenta, Sabina; la vecchia volpe ti tende una trappola.<\/p>\n<p>&#8211; Niente, le solite cose. A quell&#8217;epoca, <em>tutti<\/em> parlavano dei fatti di Antofagasta. Della strage dei minatori, e tutto il resto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Le disse che il generale Mu\u00f1oz-Gamero avrebbe meritato la morte? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non le disse che qualcuno avrebbe dovuto, per cosi dire, <em>giustiziarlo<\/em>? &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; No. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E quando part\u00ec per Talcahuano, il 12 dicembre, cosa le disse? A lei non sembr\u00f2 una strana coincidenza che si recasse proprio laggi\u00f9?<\/p>\n<p>&#8211; Ma io non sapevo affatto, che sarebbe andato a Talcahuano! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Cosa le disse, partendo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che andava al suo paese, per sbrigare delle faccende personali. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Cio\u00e8? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Questioni di eredit\u00e0. Era morto un suo parente, uno zio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei ci credette? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo, perch\u00e9 no? Si era assentato altre volte. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Corrisponde a verit\u00e0 che Mariano Sarmiento, negli ultimi tempi, aveva interrotto le relazioni con i suoi compagni anarchici e socialisti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, credo di s\u00ec. Non li aveva mai portati a casa. Comunque, mi risulta che aveva smesso di frequentarli. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Glie ne disse il motivo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mi disse che non ci si trovava pi\u00f9. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Le ricordo che ha giurato di dire tutta la verit\u00e0 e soltanto la verit\u00e0. Le ricordo, inoltre, che potr\u00e0 essere incriminata per falce testimonianza, se risultasse che ha taciuto o deformato le informazioni delle quali \u00e8 in possesso. &#8211;<\/p>\n<p>Sabina ha taciuto, guardandolo. \u00c8 arrossita, perch\u00e9 \u00e8 timida. Ma non si \u00e8 confusa in giustificazioni inutili; ha atteso una domande precisa.<\/p>\n<p>&#8211; E mi dica, <em>se\u00f1orita<\/em> Alberti, lei non ha mai avuto sospetti su quanto Sarmiento fece a Talcehuano i 7 dicembre 1908? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Le ripeto che non ho mai saputo che fosse andato l\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E quando lo vide ritornare subito dopo la clamorosa notizia dell&#8217;assassinio? Neanche allora ebbe alcun sospetto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, perch\u00e9 avrei dovuto averne? Migliaia di persone avranno viaggiato, in quei giorni. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0, ma Sarmiento odiave il generale. Non \u00e8 cos\u00ec? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Se \u00e8 per questo, erano in molti a non amarlo, in quei giorni. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Porti rispetto alla memoria di un valoroso ufficiale, caduto sul campo del dovere! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io ho soltanto risposto alla sua domanda. Migliaia di operai e lavoratori odiavano il generale, per quel che aveva fatto ad Antofagasta. &#8211;<\/p>\n<p>Breva Sabina; non lasciarti intimidire da questo cialtrone.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 adesso un momento come di sospensione, il pubblico rumoreggia. Castel\u00e0r, con gesto melodrammatico, si .rivolge in direzione della vedova del generale, che siede in prima fila con i suoi due figli, ed esclama: &#8211; Allora le chiedo io perdono, <em>se\u00f1ora,<\/em> per queste parole offensive e inaccettabili! &#8211;<\/p>\n<p>Il pubblico rumoreggia ancora; il presidente agita il campanello, intima silenzio, poi si rivolge a Castel\u00e0r e gli ordina: &#8211; Prego, continui l&#8217;escussione del teste -; e pare seccato.<\/p>\n<p>&#8211; Lei ci ha detto che vide per l&#8217;ultima volta Mariano Sarmiento il 2 ottobre 1911. Ma egli ha ammesso di essere rientrato clandestinamente in Cile da pi\u00f9 di un anno, nel gennaio del 1914. Vuole dirci che, dopo il suo ritorno, non ebbe mai pi\u00f9 occasione di rivederlo? &#8211;<\/p>\n<p>Sabina ora guarde basso e parla con voce sommessa: &#8211; No, non l&#8217;ho pi\u00f9 visto fino a dopo il suo arresto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come mai? &#8211; chiede l&#8217;imbecille, oltracotante.<\/p>\n<p>Sabina \u00e8 tutta rossa, mi sembra che qualcosa le brilli sull&#8217;angolo degli occhi. &#8211; Non lo so -, mormora.<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 parlare pi\u00f9 forte, per favore? Non tutti l&#8217;hanno sentita. &#8211;<\/p>\n<p>Di nuovo c&#8217;\u00e8 un gran silenzio. Canaglia, hai trovato il punto debole; non \u00e8 vero che la voce non si \u00e8 sentita. Vuoi sfruttare il vantaggio, ma a che scopo?<\/p>\n<p>Per la prima volta da quando si \u00e8 seduta al banco dei testimoni, Sabina lancia una rapide occhiata nella mia direzione, incontra il mio sguardo, lo rivolge subito e si confonde ancor di pi\u00f9.<\/p>\n<p>&#8211; Ho detto che non lo so &#8211; ripete pi\u00f9 forte, e si morde le labbra. Riconosco quel gesto di quando \u00e8 fortemente agitata.<\/p>\n<p>&#8211; Lei \u00e8 stata a trovarlo in carcere; glie lo avr\u00e0 chiesto, immagino. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ha detto&#8230; Ha detto che era meglio cos\u00ec, che lui era un latitante, che aveva vissuto sotto una falsa identit\u00e0. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei ci ha creduto? &#8211;<\/p>\n<p>Finalmente interviene Lennox: &#8211; Presidente, la cosa \u00e8 irrilevante. Riguarda palesemente questioni private che non hanno attinenza coi fatti. Cosa strana, Caballero gli ha dato ragione; e Castel\u00e0r ha detto: &#8211; Ho finito con la teste. &#8211;<\/p>\n<p>Il presidente chiede a Lennox se vuole contro-interrogarla; lui declina.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1orita<\/em>, pu\u00f2 andare -, conclude Caballero. Sabina si guarda attorno per un attimo, stupita; poi si alza velocemente e ritorna verso il suo posto, fra centinaia d&#8217;occhi che la bucano come coltelli, che la frugano, che la soppesano in tutti i sensi. Torna a sedersi fra la gente e non la vedo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Castel\u00e0r ricomincia con me: &#8211; Ci dica, <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento, perch\u00e9 decise di assassinare il generale Mu\u00f1oz-Gamero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;ho gi\u00e0 detto molte volte: per vendicare i morti innocenti di Antofagasta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quindi, lei si \u00e8 autonominato giustiziere? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Se vuoi metterla cos\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Odiava il generale? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Odiavo quel che aveva fatto. E quello che rappresentava. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa rappresentava, secondo lei? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quella borghesia avida, ferocemente egoista, tutta protesa a far quattrini in un Paese dove nove uomini su dieci sono sfruttati, sette sono analfabeti e cinque sono sottoalimentati. &#8211; Brusio tra il pubblico.<\/p>\n<p>&#8211; Quindi, lei si sentiva moralmente legittimato ad agire? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sapeva che il generale aveva moglie e figliuoli? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sapeva che era un marito esemplare e un padre amorevole? &#8211;<\/p>\n<p>Lennox si \u00e8 alzato: &#8211; Presidente, mi oppongo. Sono domande tendenziose! &#8211;<\/p>\n<p>Me Cabellero, queste volta, gli d\u00e0 torto ed esclama: &#8211; Imputato, risponda. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non sapevo nulla della sua vita privata; e, anche se l&#8217;avessi conosciuta, ci\u00f2 non mi avrebbe indotto a desistere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. Il generale non era un uomo, per lei, ma un simbolo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Pi\u00f9 o meno. &#8211;<\/p>\n<p>-Mi dica, <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento. Se si ripresentassero le stesse condizioni e lei fosse libero di agire, oggi, sarebbe pronto ad uccidere ancora? &#8211;<\/p>\n<p>Di nuovo, Lennox si \u00e8 opposto: &#8211; Noi non siamo qui per giudicare le intenzioni o formulare ipotesi ,ma per valutare i fatti, signor presidente! &#8211;<\/p>\n<p>Castel\u00e0r non si d\u00e0 per vinto: &#8211; Presidente, ritengo utile che la giuria possa farsi un&#8217;idea completa della personalit\u00e0 morale dell&#8217;imputato e, inoltre, poterne valutare il grado attuale di pericolosit\u00e0 sociale! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Va bene; proceda pure. E l&#8217;imputato risponda alla domanda. &#8211;<\/p>\n<p>Gi\u00e0, ma il guaio \u00e8 che non so neppure io cosa rispondere. No, so che noni lo rifarei. So che \u00e8 stato un errore. Ma se lo dicessi, crederebbero che ho paura, che spero di farmi alleviare la pena, che ho rinnegato le me convinzioni. No, grazie. Dico: &#8211; Non lo so. \u00c8 un&#8217;ipotesi astratta. Solo davanti a delle situazioni concrete si pu\u00f2 prendere una decisione. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tuttavia, lei non ha avuto alcuna esitazione, nel 1908. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, non l&#8217;ho avuta. Ma se mi chiede cosa farei oggi, nella medesima situazione, le rispondo: non lo so. Dovrei esserci. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Allora le far\u00f2 una domanda non ipotetica, ma molto concreta. Lei, oggi, \u00e8 pentito di quello che ha fatto? &#8211;<\/p>\n<p>Eh, al diavolo; questo pallone gonfiato non sa che mi sono gi\u00e0 fatto mille volte questa domanda da me stesso, e non ho trovato risposta.<\/p>\n<p>&#8211; Dal punto di vista politico &#8211; scandisco lentamente, nel silenzio generale &#8211; non ho nulla di cui pentirmi. &#8211;<\/p>\n<p>Esclamazioni tra il pubblico, scampanellate del presidente, che minaccia di far sgomberare l&#8217;aula. Ci vuole, tuttavia, un bel po&#8217; di tempo perch\u00e9 ritorni la calma.<\/p>\n<p>&#8211; Vi avverto che non tollerer\u00f2 altre interruzioni. Questa \u00e8 un&#8217;aula di giustizia e non un volgare mercato! &#8211; ha gridato Caballero rivolto al pubblico. Poi, a Cestel\u00e0r: &#8211; Prego, proceda, avvocato.-<\/p>\n<p>&#8211; Avevo fatto una domanda precisa all&#8217;imputato. E mi dica allora, <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento: dal punto di vista umano, \u00e8 pentito? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dal punto di vista umano, sono spiacente per sua moglie e i suoi figli.-<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 spiacente! -, starnazza l&#8217;imbecille, declamando. &#8211; E&#8217; spiacente! Ma prova pentimento, s\u00ec o no? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io credo di non essere stato il solo a uccidere il generale Mu\u00f1oz-Gamero. &#8211;<\/p>\n<p>Queste mie parole l&#8217;hanno fatto trasalire; era incredulo e quasi non stava pi\u00f9 nella pelle per l&#8217;insperata vittoria.- Come? Come? Lei adesso vuol dire, dopo aver negato nella maniera pi\u00f9 energica di aver avuto dei complici, che non fu il solo a organizzare il delitto?<\/p>\n<p>&#8211; Non fui il solo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E chi altri, dunque? &#8211;<\/p>\n<p>Di nuovo, silenzio carico di tensione.<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;egoismo e la stupidit\u00e0 di quella borghesia di cui lei \u00e8 un insigne rappresentante. E la spietata crudelt\u00e0 dei militari, del generale in primo luogo. Questi sono stati i miei complici, senza i quali non avrei potuto far nulla. &#8211;<\/p>\n<p>Si leva un tumulto ancora pi\u00f9 forte. I pochi simpatizzanti di sinistra applaudono, gli altri imprecano e lanciano insulti, verso di me e verso di loro. Caballero perde la pazienza e sospende la seduta, si alza rabbiosamente ed esce, seguito dagli altri magistrati.<\/p>\n<p>Mi pare che Alexandra, seduta in prima fila, sia impallidita. Lennox \u00e8 molto seccato: &#8211; Un&#8217;altra sparata di questo genere, <em>se\u00f1or<\/em>, e stia ben certo che la giuria non esiter\u00e0 ad infliggerle il massimo della pena! &#8211;<\/p>\n<p>CAPITOLO SECONDO<\/p>\n<p>Caballero rientra dopo circa mezz&#8217;ora, scuro in volto. Tutti si alzano in piedi; la seduta riprende.<\/p>\n<p>&#8211; Avvocato Castel\u00e0r, deve rivolgere altre domande all&#8217;imputato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, signor presidente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei, avvocato Lennox, vuole interrogarlo? &#8211;<\/p>\n<p>-S\u00ec, certo. &#8211; E mi viene davanti, mentre l&#8217;aula \u00e8 ritornata silenziosa e attenta.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1or<\/em> Sarmiento, lei aveva davanti a s\u00e9 una brillante carriere universitaria. Perch\u00e9 vi ha rinunciato? &#8211;<\/p>\n<p>Terribile, questo don Vicente; \u00e8 quasi peggio dell&#8217;altro. Per mettermi in una buone luce, mi costringe a cantare le lodi di. me stesso.<\/p>\n<p>&#8211; Era sopraggiunta la passione per il giornalismo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, lo sappiamo. E, anche l\u00ec, lei si stava facendo un nome. Ma perch\u00e9 questo improvviso interesse per il giornalismo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per denunciare le ingiustizie sociali del nostro Paese. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Anche a quella carriera, per\u00f2, ha voltato le spalle. Come mai? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 i giornali della borghesia non volevano pubblicare i miei pezzi. Dicevano che erano troppo estremisti. Temevano il sequestro. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. Di che cosa viveva, negli ultimi anni, prima della condanna al confino? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Di articoli scientifici che inviavo a delle riviste straniere. Di lezioni private. Di saltuarie collaborazioni con giornali, e altro. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Doveva essere un&#8217;esistenza disagiata. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Avevo fatto una scelta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Anche Sabina Alberti faceva parte, diciamo cos\u00ec, del suo gruppo politico? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. Lavorava dieci ore in fabbrica; non ne avrebbe avuto il tempo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quindi, non conosceva tutta quello che lei faceva in quel campo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, anzi, sapeva pochissimo. Preferivo che lei ne restasse fuori. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 si \u00e8 costituito alla polizia, l&#8217;ultimo giorno di febbraio di quest&#8217;anno, a una cos\u00ec grande distanza di tempo dai fatti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 avevano arrestato, per errore, un innocente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei non conosceva Tom\u00e0s Ribeiro? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mai visto in vita mia. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tuttavia., per evitare la condanna di uno sconosciuto, lei ha rinunciato alla libert\u00e0, alla vita che si era rifatto, e si \u00e8 costituito. \u00c8 cos\u00ec? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Chiunque l&#8217;avrebbe fatto, al mio posto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non ne sono cos\u00ec certo. Ma ora torniamo al 1908,per favore. Lei seppe dalla stampa di ci\u00f2 che era accaduto ad Antofagasta? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dalla stampa, e da amici. Anche da testimoni oculari. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa le dissero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che il generale aveva dato ordine di fare .fuoco, senza alcuna provocazione, contro le famiglie dei minatori. E che i morti e i feriti furono molti, ma molti di pi\u00f9 di quanto si disse allora ufficialmente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Presidente &#8211; bercia a questo punto Castel\u00e0r &#8211; io non posso permettere&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Signor presidente &#8211; hprontamente ha parato Lennox &#8211; l&#8217;imputato riferisce quel che si diceva nella sua cerchia all&#8217;epoca dei fatti. Noi non siamo qui per discutere dell&#8217;esattezza della relazione che allora fece il governo, ma per capire l&#8217;atmosfera in cui matur\u00f2 l&#8217;idea di vendicare i morti di Antofagasta.-<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 continuare, avvocato Lennox -, ha deciso Caballero.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1or<\/em> Sarmiento, lei, prima, si \u00e8 detto addolorato per la vedova e i figli della sua vittima, pur non sconfessando le ragioni politiche che la spinsero ad agire. Sbaglio, o vi \u00e8 una certa differenza fra l&#8217;uomo che, nel 1908, decide freddamente di spegnere una vita umana, e l&#8217;uomo che, oggi, rievoca quei fatti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Forse. Sette anni sono molti: e, nel mio caso, sono stati particolarmente intensi. Nessuno di noi, nel corso della propria vita, resta uguale a se stesso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; In che cose lei, oggi, si sente di prendere le distanze&#8230;; no, diciamo meglio: in che cosa lei, oggi, non si riconosce pi\u00f9 interamente nel suo agire e pensare di sette anni fa? &#8211;<\/p>\n<p>Dover dire, dover spiegare a questa gente un processo interiore cos\u00ec intimo e difficile da comprendere anche per me! E sia. Parler\u00f2 non per loro, ma per me. Per chiarirmi meglio a me stesso, poich\u00e9 ne ho bisogno.<\/p>\n<p>&#8211; La differenza \u00e8 questa: ho capito che la vita umana, pur non essendo in s\u00e9 stessa un valore&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 un valore, ma uno strumento per realizzare dei valori. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Continui, la prego. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ho capito, dicevo, che la vita umano, pur non essendo un valore in quanto tale, possiede tuttavia un valore misterioso, ma innegabile. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 spiegarsi meglio? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non <em>\u00e9<\/em> un valore, ma <em>ha<\/em> un valore. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ora la seguo meglio. E, alla luce di questo valore, &#8230;?<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 bene spegnerla. Se proprio non \u00e8 indispensabile. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per esempio? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per esempio, se vedo che lei sta per uccidere degli uomini, il valore di quelle vite mi autorizza, per legittima difesa, a calpestare il valore della <em>sua<\/em> vita. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei, nel 1908, pensava di poter salvare delle vite, sopprimendo il generale Mu\u00f1oz-Gamero?<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, forse, anche. Ma tante vite, le aveva gi\u00e0 distrutte. Era tardi, ormai, per salvarle.<\/p>\n<p>&#8211; Ed \u00e8 questo che lei, oggi, disapprova? Il fatto che non ha senso esercitare una legittima difesa, diciamo cos\u00ec, <em>a posteriori<\/em>? &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; Sostanzialmente, s\u00ec.-<\/p>\n<p>&#8211; Lei, dunque, oggi deplora il fatto che non spar\u00f2 al generale per salvare delle vite, ma per vendicare, cos\u00ec lei pensava, delle vite che erano gi\u00e0 state spente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, press&#8217;a poco. Mi chiedo se le giustizia possa essere soltanto vendetta, per quanto umanamente comprensibile. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E che risposte si \u00e8 dato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che non pu\u00f2 essere solo vendetta. Rispetto ai morti di Antofagasta, il mio gesto fu veramente inutile. Forse salv\u00f2 delle vite per il futuro; ma queste non si sapr\u00e0 mai. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei, quindi, se si trovasse nuovamente in circostanze analoghe a quelle del 1908, non alzerebbe pi\u00f9 la mano contro una vita umana?<\/p>\n<p>&#8211; Non lo so. Forse no. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Forse? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. Credo di no.-<\/p>\n<p>&#8211; Ho finito, signor presidente. &#8211;<\/p>\n<p>Credo che ora la seduta verr\u00e0 aggiornata. Ma, che succede? C&#8217;\u00e8 movimento tra il pubblico, la folla si scosta per lasciar passare qualcuno. \u00c8 Sabina! Arrivata alle transenne, chiede di poter deporre ancora, spontaneamente. Caballero \u00e8 meravigliato, come lo sono tutti, me compreso.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1orita<\/em>, ha scordato di deporre qualcosa? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Vorrei dire ancore due parole, signor presidente. &#8211;<\/p>\n<p>Tutta rossa, torna a sedersi al banco dei testimoni. Ma subito si alza in piedi e si rivolge prima a Caballero, poi alla giuria, che la guarda stupita.<\/p>\n<p>&#8211; Dal modo in cui mi sono state rivolte le domande dall&#8217;avvocato dell&#8217;accusa &#8211; ha incominciato, con voce un po&#8217; tremante, ma decisa ad andare avanti &#8211; non mi \u00e8 stato possibile mettere in chiaro una cosa importante.. Mariano Sarmiento non \u00e8, e non \u00e8 mai stato, un violento n\u00e9, tantomeno, un fanatico. Potrei citare decine di episodi che mettono in luce&#8230;, che mettono in luce la sua gentilezze d&#8217;animo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1orita<\/em> &#8211; la interrompe il giudice &#8211; a noi interessano i fatti, i fatti precisi relativi al delitto per cui egli \u00e8 accusato; anzi, per cui egli si \u00e8 autoaccusato, e del quale deve ora rispondere. &#8211;<\/p>\n<p>Sabina rimane con la bocca aperta, cercando le parol; poi abbassa lo sguardo e si confonde del tutto.<\/p>\n<p>&#8211; Signori, io&#8230;, quello che voglio dire \u00e8&#8230;, che non mi sembra, che non mi sembra possibile che Mariano abbia ucciso un essere umano&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei sospetta che si sia accollato la responsabilit\u00e0 di un delitto di cui \u00e8, invece, innocente? \u00c8 questo che vuol dire, <em>se\u00f1orita<\/em>? -, chiede Caballero, aggrottando le sopracciglia.<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; S\u00ec; no; insomma, non lo so&#8230; Tuttavia, secondo me.. &#8211;<\/p>\n<p>Mi alzo, non ne posso pi\u00f9. &#8211; Signor presidente, posso parlare? -, chiedo.<\/p>\n<p>&#8211; Avanti, parli. &#8211;<\/p>\n<p>Solo adesso Sabina gira lo sguardo verso di me, implorante.<\/p>\n<p>&#8211; Signor presidente, signori giurati &#8211; pronuncio lentamente le parole -. io mi assumo la responsabilit\u00e0 intera, morale e materiale, della morte del generale Mu\u00f1oz-Gamero. Questo \u00e8 quanto volevo dire. &#8211;<\/p>\n<p><em>&#8211; Se\u00f1orita<\/em> &#8211; ha ripreso Caballero &#8211; lei \u00e8 in possesso di qualche elemento preciso, per suffragare la sua ipotesi che l&#8217;imputato sia innocente, oppure si tratta una sua convinzione di natura esclusivamente soggettiva? &#8211;<\/p>\n<p>Sabina, adesso, sembra vinta; scuote la teste guardando nel vuoto, ha rinunciato: &#8211; No, non possiedo alcun elemento preciso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; In tal caso, non possiamo prendere in considerazione queste sua deposizione spontanea. Prego anzi la giuria di non tenerne conto. Si accomodi.-<\/p>\n<p>E Sabina se ne torna si suo posto, a capo chino, senza pi\u00f9 guardare nessuno. Si vede che trattiene a stento le lacrime.<\/p>\n<p>&#8211; Signori, la corte si aggiorna a domani mattina, alle ore nove. La seduta \u00e8 tolta. &#8211;<\/p>\n<p>Mentre mi conducono via, faccio in tempo a vedere Alexandra che mi guarda fisso, cercando di atteggiare il viso a un sorriso d&#8217;incoraggiamento. Avrei preferito che non venisse. Ma occorre bere 1&#8217;emero calice sino alla feccia, evidentemente: il passato ci segue, non possiamo sfuggirgli. Prima o poi bussa alla nostra porta, ad esigere il saldo di ogni debito.<\/p>\n<p>Be&#8217;, ormai \u00e8 passata; speriamo che questa sia stata la giornata peggiore. Speriamo di non rivedere Sabina, n\u00e9 Alexandra. No, ecco che ho detto una bugia. Vorrei rivedere Alexendra; solo, non nell&#8217;aula del tribunale. Pure, anche cos\u00ec \u00e8 meglio di niente&#8230; Qualunque cose, Qualunque cosa \u00e8 meglio di niente. Qualunque cosa, pur di vederla ancora una volta. La sua assenza mi pesa enormemente. E pensare che mi ero quasi rassegnato, prima che tutta questa storia avesse inizio&#8230; Ma averla rivista a Villa Hermosa, per due volte; averle parlato, averle stretto le mani&#8230; Mi ha reso pi\u00f9 forte e pi\u00f9 debole. Pi\u00f9 forte, perch\u00e9 i miei pensieri hanno un centro di gravit\u00e0 nel marasma che \u00e8 la mia vita, in questo momento. Pi\u00f9 debole, perch\u00e9 sento terribilmente la lontananza di lei, il vuoto sconfortante della sua assenza.<\/p>\n<p>CAPITOLO TERZO<\/p>\n<p>Il processo \u00e8 stato brevissimo; oggi ci sar\u00e0 l&#8217;arringa dei due avvocati.<\/p>\n<p>Il pubblico era pi\u00f9 concentrato, pi\u00f9 silenzioso del solito. Non ho rivisto Sabina Alberti, ma forse \u00e8 dietro, nascosta tra la gente. Alvaro, gentile come sempre, mi ha accompagnato per tempo. Siamo in prima fila e possiamo vedere bene ogni fase del dibattimento. Mariano, apparentemente impassibile, \u00e8 seduto a non pi\u00f9 di dieci metri da me. Ha mantenuto la parola: non mi ha mai guardato. Probabilmente \u00e8 imbarazzato, gli pesa essere visto da me sul banco degli imputati. Ma io non potevo fare a meno di essere qui. Ecco, ora il presidente d\u00e0 la parola al pubblico ministero.<\/p>\n<p>&#8211; In verit\u00e0, signori della giuria, \u00e8 uno strano tipo d&#8217;uomo quello che voi, oggi, siete chiamati a giudicare, nell&#8217;interesse della nazione e della giustizia. \u00c8 un reo confesso, e il suo delitto \u00e8 il pi\u00f9 odioso fra quanti si possano concepire. Tuttavia, non voglio negare che, nella complicata personalit\u00e0 di Mariano Sarmiento, vi siano anche degli elementi positivi che, se indirizzati verso altri scopi e verso mete pi\u00f9 nobili, avrebbero potuto fare di lui un uomo notevole, in grado di dare un valido contributo al progresso della societ\u00e0. Ma egli ha soffocato nel suo animo tali sorgenti generose e, scientemente, testardamente, per odio di classe, ha deciso di mettere la sua intelligenza, la sua forte volont\u00e0, la sua determinazione, al servizio di una causa nefasta: quella della rivoluzione.<\/p>\n<p>S\u00ec, o signori: la rivoluzione! L&#8217;assassinio del valoroso generale Mu\u00f1oz-Gamero non \u00e8 stato altro che la logica conseguenza di tele scelta fondamentale. Non per un impeto di furore incontrollato, ma con fredda, criminale decisione, dopo una vita intera spesa nei torbidi sociali, rimestando nel malcontento delle classi lavoratrici, , addestrandosi e rafforzandosi alla scuola del disordine, dell&#8217;odio e dell&#8217;insurrezione contro lo Stato, egli \u00e8 giunto a compiere l&#8217;estremo e pi\u00f9 efferato delitto. Un mostro, signori? No, una testimonianza visibile di quali orrori e di quali violenze sta cadendo preda la nostra amata patria, sotto l&#8217;influsso esecrando di una propaganda socialista atea e antipatriottica. Uomini come Mariano Sarmiento odiano non solo il nostro governo e le nostre pi\u00f9 gloriose istituzioni: la Chiesa cattolica, l&#8217;esercito, strumenti della nostra difesa spirituale l&#8217;una, della nostra difese materiale l&#8217;altro; no, essi odiano anche l&#8217;ordine e la pace sociale, la concordia fra datori di lavoro e operai, fra proprietari terrieri e coloni; odiano i nostri pi\u00f9 sacri concetti di giustizia, virt\u00f9 e libert\u00e0; odiano, in una parola, la nostra stessa civilt\u00e0, frutto di secoli di storia cristiana e occidentale.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 sentimento dell&#8217;onore, della lealt\u00e0, dell&#8217;onest\u00e0 che essi non deridano e non disprezzino; la pistola e la dinamite sono il loro credo, la loro Sacra Scrittura. Scontenti, furiosi, essi istigano il popolo contro di noi, lo lusingano con demagogiche promesse, lo incitano a folli ribellioni. Gonfi d&#8217;orgoglio e di superbia, promettono che tutta la terra sar\u00e0 di tutti, gli uomini; che ogni uomo sar\u00e0 padrone dei mezzi del lavoro; che la propriet\u00e0 privata verr\u00e0 distrutta. Ebbene, signori: io vi dico che noi dobbiamo difenderci! Dobbiamo schiacciare queste serpi velenose, strappare il pungiglione a questi insetti che sono portatori di una terribile epidemia, e il cui trionfo segnerebbe la fine della civilt\u00e0!<\/p>\n<p>No, signori: nessuna indulgenza, nessuna debolezza nei confronti di Mariano Sarmiento. Egli, in cuor suo, vi disprezza, e ancor pi\u00f9 vi disprezzerebbe se cedeste a scrupoli e compromessi con la vostra coscienza. Egli deve pagare nel modo pi\u00f9 duro per il male che ha fatto. La sua indubbia intelligenza, la sua vasta cultura lo rendono ancor pi\u00f9 colpevole. Possedeva gli strumenti per comprendere quello che stava facendo, eppure ha percorso fino in fondo la strada del delitto, ha chiuso il suo cuore orgoglioso a ogni forma di piet\u00e0. Non abbiate voi, ora, piet\u00e0 per lui; non aggiungete ancora sofferenza a quella gi\u00e0 provata dalla vedova e dai figli del generale Mu\u00f1oz-Gamero. Mostratete che vi sono, nel nostro amato e infelice paese, dei sentimenti generosi, delle forze sane e capaci di opporsi alla barbarie dilagante dell&#8217;odio di classe!<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 bisogno, signori, che vi ricapitoli la storia di questo efferato delitto: voi tutti l&#8217;avete udita. L&#8217;imputato e n&#8217;\u00e8 assunto la piena responsabilit\u00e0, morale e materiale. Egli vi ha sfidati, signori: voi e tutto il mondo che rappresentate, la laboriosa e tenace borghesia che ha costruito le fortune del nostro amato Paese. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di aggiungere altro. Vi chiedo, in conclusione, di applicare il massimo della pena prevista per questo genere di reato, commesso con l&#8217;aggravante della piena premeditazione. Vi chiedo, signori, di comminare a Mariano Sarmiento la pena del carcere a vita; rammaricandomi che la pena di morte, anche per casi di tale gravita, sia stata abolita dal nostro codice penale. Ho finito.-<\/p>\n<p>Ma s\u00ec, non mi aspettavo altro: la sua arringa ha toccato tutte le corde del nazionalismo, del clericalismo, del militarismo. \u00c8 stata un concentrato di retorica reazionaria, condita con i soliti luoghi comuni dei benpensanti egoisti e privilegiati. La giuria l&#8217;ha ascoltato con evidente compiacimento; dal pubblico \u00e8 iniziato un applauso, che per\u00f2 Caballero ha subito zittito. Ma \u00e8 chiaro che, in questa sala, l&#8217;avvocato Castel\u00e0r ha interpretato i sentimenti di gran lunga pi\u00f9 diffusi.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 la volta di don Vicente. Mio Dio, come sembra vecchio e stanco; non me n&#8217;ero mai accorta. Si alza lentamente e, quasi a fatica, si porta davanti alla sbarra della giuria. Mariano lo segue senza batter ciglio, come ha fatto durante l&#8217;arringa dell&#8217;accusatore. Il pubblico tace e quasi trattiene il respiro per udire bene.<\/p>\n<p>&#8211; Illustri signori, siamo qui chiamati a giudicare un delitto che, apparentemente, reca gi\u00e0 scritta da s\u00e9 la propria sentenza. Mariano Sarmiento, infatti, si \u00e8 riconosciuto colpevole del reato per cui si sta celebrando questo processo. Fin dall&#8217;inizio, non si \u00e8 trattato di stabilire <em>se<\/em> egli sia colpevole,<\/p>\n<p>ma come un uomo come lui abbia potuto giungere al delitto, attraverso quali vie, per quali meccanismi. Quale parte vi abbiano avuto i drammatici avvenimenti di Antofagasta del 1908, la sanguinosa repressione dello sciopero che caus\u00f2 tanti lutti tra le famiglie dei minatori. Infine, dobbiamo cercare di comprendere quale strada sia opportuno far percorrere alla giustizia, se quella della durezza che genera inevitabilmente nuove tensioni e nuovi conflitti, o quella della riconciliazione e della pacificazione, capace di aprire alla nostra amata nazione un domani forse pi\u00f9 prospero e pi\u00f9 sereno. Certo, Mariano Sarmiento ha ucciso: non \u00e8 possibile sminuire la gravita del fatto, ed egli, molto dignitosamente, non ha cercato di farlo in alcun modo. Pure, chiarito questo, resta da dire che non ci \u00e8 stato possibile rintracciare in lui quei segni di ferocia che ci si aspetterebbe in un assassino.<\/p>\n<p>Sulle nave che lo conduceva al confino, si \u00e8 esposto per salvare una vita in pericolo, quella di uno sconosciuto. E anche ora., noi lo possiamo giudicare perch\u00e9, spontaneamente e non in condizioni di pericolo, ha deciso di costituirsi alla giustizia, scagionando un innocente.Non \u00e8 questa la maniera di agire d&#8217;un volgare assassino, n\u00e9 quella di uno spietato fanatico. La realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa di quanto il mio illustre collega, facendone un caso paradigmatico, mostra di pensare. In fondo a ogni cuore umano vi \u00e8 una regione di fitto mistero: dobbiamo prenderne atto, con umilt\u00e0, in quanto noi tutti esseri umani siamo partecipi di quel mistero. No, non tutto \u00e8 .comprensibile, non tutto pu\u00f2 essere spiegato in maniera perfettamente razionale: ci\u00f2 dovrebbe indurci a un atteggiamento pi\u00f9 cauto nel giudicare. Infine, oltre al fatto che Mariano Sarmiento si \u00e8 consegnato spontaneamente, vi chiedo di collocare il delitto nel contesto di un delicatissimo momento storico, che il nostro paese stava attraversando. Gli animi erano esacerbati l&#8217;uso indiscriminato della forza, da parte delle istituzioni, produce talvolta pi\u00f9 contraccolpi e disordini di quanti ne possa, sul momento, sedare.<\/p>\n<p>La vittoria della forza \u00e8, per sua natura, solo apparente. Essa genera una spirale perversa che si allarga a macchia d&#8217;olio, surriscalda gli animi e le menti, spinge ad atti estremi anche persone solitamente sagge ed equilibrate. Non di questo ha bisogno la nostra amata nazione: ma di pace e riconciliazione. Perci\u00f2, signori, concludendo, io vi chiedo di tener conto di tali circostanze attenuanti, come del resto esplicitamente previsto dal nostro codice penale, e vi chiedo non certo di assolvere, ma di condannare a una pena meno drastica l&#8217;imputato.<\/p>\n<p>Tenete anche conto che, dopo il suo rientro clandestino nel Cile, egli si era gi\u00e0 ritirato a vita appartata e solitaria, aveva interrotto i rapporti coi suoi vecchi compagni di lotte e, non che preparare attentati alla sicurezza dello Stato, chiedeva solo di essere dimenticato. Non credo si possa, pertanto, affermare che egli costituirebbe, in futuro, un pericolo per alcuno. Ha anzi esplicitamente ammesso che non armerebbe pi\u00f9 la pistola omicida e, mostrandosi addolorato per il male compiuto, ha in un certo senso riconosciuto il suo errore e la sua colpa. Ritengo che una condanna a dieci anni di prigione sarebbe una pena adeguata per lui, e consentirebbe al Paese, che ha bisogno di menti preparate come la sua, di non privarsi irreparabilmente del contributo che potr\u00e0 ancora dare nell&#8217;ambito intellettuale ed educativo, dopo aver espiato secondo giustizia il suo crimine. Ho finito. &#8211;<\/p>\n<p>Lennox torna al suo posto e si siede. Per la sala corre un leggero ma intenso brusio. Il presidente chiede a Mariano se vuole aggiungere qualcosa a quanto detto nei giorni scorsi, se vuole fare una breve dichiarazione. Mariano lo ascolta senza guardarlo, come distratto. Inaspettatamente, si alza e dice di s\u00ec, ringraziando.<\/p>\n<p>Signor presidente, signori giurati- esordisce calmo, molto padrone di s\u00e9: o, almeno, lo sembra &#8211; ho ancora qualcosa da dire, effettivamente; ma non per me, bens\u00ec per il nostro Paese. Vorrei sbagliarmi, ma vedo giorni difficili all&#8217;orizzonte. Troppe ingiustizie, troppa miseria impediscono al Cile di essere un Paese moderno e felice, avviato sul sentiero del progresso pacifico. Finch\u00e9 il grido del popolo non verr\u00e0 ascoltato, il grido dei minatori che estraggono il rame e il salnitro nell&#8217;Inferno del Deserto di Atacama, senza assistenza in caso di malattia o di morte; il grido dei contadini che faticano tutto l&#8217;anno per un salario che non basta loro neanche a mantenere la famiglia, altre pagine sanguinose verranno.<\/p>\n<p>Ascoltate quel grido! Se non volete ascoltarlo per senso della giustizia, ascoltatelo nel vostro stesso interesse: non pu\u00f2 reggersi una societ\u00e0 le cui basi sono cos\u00ec squilibrate e precarie. Ignorare quel grido, \u00e8 come ignorare le febbre: significa non riconoscere in tempo la malattia, non correre ai ripari, non cercare i rimedi quando ancora sarebbe possibile. Il mio avvocato ha detto che, nell&#8217;ultimo anno trascorso in patria, io ho rotto i rapporti coi miei vecchi compagni, riconoscendo implicitamente i miei errori. S\u00ec, forse uccidere un uomo \u00e8 stato un errore. Ma non \u00e8 stato un errore aver odiato l&#8217;ingiustizia e lo sfruttamento, aver preso le parti degli oppressi. Di questo non mi pento. E se mi sono fatto da parte rispetto ai miei amici d&#8217;un tempo, non intendo per\u00f2 abiurare all&#8217;ideale della fratellanza di tutti i lavoratori, al loro diritto di vivere in modo pi\u00f9 umano, come figli e non come figliastri del Paese che contribuiscono, col loro lavoro, a rendere prospero e rispettato.<\/p>\n<p>Io ho fatto una scelta, a suo tempo, di cui mi assumo la piena responsabilit\u00e0, perci\u00f2 vado serenamente incontro al mio destino. Voi riflettete che non \u00e8 possibile risolvere le contraddizioni laceranti create dal capitalismo, semplicemente ignorandole e mettendo in prigione o mandando al confino un certo numero di persone. Sono questioni aperte che attendono una risposta, e la storia non si fa con le baionette, ma con le idee. Ricordate che anche la storia. un giorno, giudicher\u00e0 la classe dirigente del nostro Paese: la peser\u00e0 sulla bilancia e, forse. la trover\u00e0 scarsa. Quel giorno, la collera del popolo potrebbe scrivere un nuovo capitolo nella vita del Cile; per questo, signori, \u00e8 bene che ascoltiate prima il grido d&#8217;angoscia che si leva dalle masse sofferenti. &#8211;<\/p>\n<p>Si ferma di colpo, bruscamente, come se si fosse ricordato all&#8217;improvviso di qualcosa, come se avesse parlato pi\u00f9 a lungo di quanto avrebbe voluto. Torna a sedere e guarda avanti a s\u00e9, quasi estraniandosi. Don Vicente scuote il capo: questa non se l&#8217;era aspettata, gli rompe le uova nel paniere. Teme che i giurati si sentano irritati, quasi sfidati; certo non si era aspettato il discorso di Mariano. Ma ormai \u00e8 fatta.<\/p>\n<p>Cabellero si alza, la corte si ritira per deliberare. Mariano esce, senza guardarmi.<\/p>\n<p>CAPITOLO QUARTO<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;aula si svuota lentamente, don Vicente viene verso di noi, pensoso. Non pu\u00f2 fare a meno di sbottare: &#8211; Quel pezzo di Sarmiento! Doveva proprio dire quelle cose? Temo che abbiano prodotto un&#8217;impressione disastrosa. I giurati sono tutti borghesi: proprietari terrieri, commercianti, impiegati. Non avranno gradito quel monito, era quasi una minaccia, dal loro punto di vista. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lascia andare, Vicente &#8211; replica Alvaro. &#8211; Non credo che quell&#8217;ultimo discorso cambier\u00e0 poi molto le cose. E ti dico subito che tu hai fatto senz&#8217;altro un ottimo lavoro, ma non credo che qualcuno avrebbe potuto evitare l&#8217;ergastolo a Sarmiento: perci\u00f2, non te la prendere. La giuria aveva gi\u00e0 deciso, ed \u00e8 vero quel che ha detto il tuo avversario Castel\u00e0r: se ci fosse la forca. lo condannerebbero alla forca. Per me, ne sono convinto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei, Alexandra, cosa ne pensa? -, mi chiede don Vicente; con me usa sempre il &quot;lei&quot;, mentre con mio marito si danno del tu.<\/p>\n<p>&#8211; Sar\u00e0 quel che Dio vorr\u00e0 -, rispondo, cercando di mostrarmi il meno imbarazzata che potevo; pare una frase fatta, invece mi viene dal profondo del cuore. S\u00ec, siamo nelle mani di Dio.<\/p>\n<p>&#8211; Quanto ci vorr\u00e0 per la sentenza? -, domanda Alvaro.<\/p>\n<p>&#8211; Non molto, temo. \u00c8 meglio restare qui. Secondo me, la giuria si metter\u00e0 d&#8217;accordo in men che non si dica. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tu conosci qualcuno dei giurati, per caso?<\/p>\n<p>&#8211; Io? Mai visti. Separiamoci, ora. Il nostro deve sembrare un incontro casuale fra vecchi amici. Ma non allontanatevi troppo, se volete un consiglio. Sar\u00e0 una faccenda breve. &#8211;<\/p>\n<p>Torniamo a sederci. Alvaro giocherella un po&#8217; con la punta del bastone da passeggio, facendola correre lungo il bordo delle piastrelle del pavimento. Pochi sono rimasti. la maggior parte \u00e8 sciamata fuori, verso il bar di fronte al tribunale.<\/p>\n<p>D&#8217;un tratto: &#8211; Alexandra, &#8211; mi dice, sempre guardando a terra &#8211; non vuoi aspettare a casa la notizia della sentenza? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, preferirei restare qui. Ma se tu vuoi andare&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, no. Rimango con te. &#8211;<\/p>\n<p>Passano i minuti, non riesco a pensare a niente. Il cuore mi batte forte, per fortuna siamo seduti, la tensione mi rende cos\u00ec debole che non ce la farei ad aspettare in piedi. D\u00f2 un&#8217;occhiata intorno: tre file pi\u00f9 indietro, tra le sedie vuote, scorgo Sabina Alberti. Anche lei \u00e8 rimasta qui, in attesa. Sembra immersa nei suoi pensieri. Ha un bel viso, due occhi profondi e intelligenti. Mi commuove tanta fedelt\u00e0, mi chiedo se Mariano non avrebbe potuto farla felice, se la sua vita avesse preso una piega diversa. Mi sento un po&#8217; a disagio, inspiegabilmente. Mi rasserena un po&#8217; il pensiero che le aveva gi\u00e0 detto addio, prima di partire per l&#8217;isola dove io e lui ci saremmo incontrati&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;attesa si fa pi\u00f9 lunga del previsto. Cose pu\u00f2 significare? Evidentemente i giurati stanno discutendo: almeno qualcuno avr\u00e0 preso in considerazione la richiesta di una pena pi\u00f9 mite dell&#8217;ergastolo. L&#8217;ergastolo! Non riesco a immaginarmelo, Mariano, chiuso in cella per tutta la vita; non riesco a immaginare una cose simile per nessun essere umano. I minuti passano lenti e nulla accade. Chiss\u00e0 perch\u00e9, mi vengono in mente, slegati e frammentari, ricordi di quei due mesi sull&#8217;isola; ricordi degli ultimi tre anni, quando non sapevo pi\u00f9 niente di lui; ricordi di questi ultimi due mesi, parole, gesti, espressioni del suo viso&#8230;<\/p>\n<p>Ecco, la gente rientra: si dev&#8217;essere sparsa la notizia che la giuria \u00e8 uscita dalla camera di consiglio. C&#8217;\u00e8 una gran confusione; impiegati e funzionari vanno su e gi\u00f9, rapidi, nervosi. La sala si \u00e8 nuovamente riempita, tutti parlano ad alta voce, gesticolano febbrili. A un certo punto si apre una porta laterale e Mariano rientra al suo posto, scortato come sempre da due gendarmi. Rientra subito dopo anche don Vicente, e va a sedersi accanto a lui; rientra il pubblico accusatore e siede al suo posto, dopo essersi brevemente intrettenuto con la vedova del generale Mu\u00f1oz-Gamero. Altera, superciliosa pi\u00f9 che addolorata, almeno cos\u00ec mi sembra, ella aspetta pregustando la vendetta. Chiss\u00e0, forse \u00e8 solo una mia impressione: non ho certo il diritto di giudicare il suo dolore.<\/p>\n<p>Infine entra la giuria ed entra il presidente, accompagnato degli altri quattro magistrati. Tutti si alzano in piedi, le chiacchiere tacciono, tutti gli occhi sono rivolti alla corte. Lentamente, nel silenzio carico di tensione, Caballero pone la domanda di rito: &#8211; Signori, avete raggiunto un verdetto? &#8211;<\/p>\n<p>Si alza uno dei giurati, un grasso proprietario terriero: -S\u00ec, vostro onore. All&#8217;unanimit\u00e0. &#8211;<\/p>\n<p><em>All&#8217;unanimit\u00e0<\/em>, allora non c&#8217;\u00e8 speranza! E io che pensavo che il ritardo significasse un minimo di discussione, un salutare dubbio all&#8217;interno della giuria. Mi sono illusa: noi non crediamo a quel che sappiamo essere vero, ma a quello che pi\u00f9 si avvicina si nostri desideri. Ecco, un commesso prende un foglio dalle mani del giurato dall&#8217;aria porcina e lo consegna in quelle del giudice Caballero. Centinaia di sguardi sono fissi sull&#8217;espressione del suo volto, a cercar di leggervi un indizio rivelatore. Ma il volto del giudice rimane impassibile, appena una lievissima contrazione del sopracciglio sinistro, forse; non ne sono sicura. Caballero passa il foglio al magistrato seduto alla sua destra. Questi si alza, e le stesse cosa fanno tutti i presenti, compresi Mariano e don Vicente.<\/p>\n<p>&#8211; Proceda alla letture della sentenza -, gli dice il presidente. Quegli, con voce inespressiva, legge lentamente: &#8211; In nome del popolo cileno, questa giuria, convocata per giudicare l&#8217;imputato Mariano Sarmiento per il delitto di omicidio premeditato nella persona del generale di divisione ne Hern\u00e0n [M]{.smallcaps}u\u00f1oz-Gamero, il 7 dicembre 1908, ha giudicato il detto Mariano Sarmiento colpevole del reato ascrittogli e, viste le norme relative del codice di procedura penale, lo condnnna alla pena dell&#8217;ergastolo. &#8211;<\/p>\n<p>Una lama mi attraversa il cuore. Quasi non odo il tumulto che si \u00e8 levato in sala; scoppiano gli applausi, cui rispondono violente scampanellate del giudice Caballero. Le forze mi mancano, mi lascio ricadere sulla sedia e intanto cerco lo sguardo di Mariano, per l&#8217;ultima volta. Ma lui non guarda nella mia direzione, n\u00e9 in quella del cancelliere che ha appena letto la sentenza, n\u00e9 della giuria, che ha ascoltato compunta e seriosa. Non guarda nessuno, pare assorto; non incurva le spalle, resta dritto al suo posto come se non avesse nemmeno udito.<\/p>\n<p>Caballero batte col martello sul suo banco: &#8211; La seduta \u00e8 tolta! &#8211;<\/p>\n<p>Nella confusione generale, Mariano viene riaccompagnato fuori. Don Vicente ci si avvicina tristemente e dice solo: &#8211; \u00c8 come pensavo. Quel pazzo li ha fatti arrabbiare. Ma forse mi sbaglio, forse sarebbe andata cos\u00ec in ogni caso. Non poteva finire diversamente. &#8211;<\/p>\n<p>Alvaro gli stringe la mano e lo ringrazia, assicurandolo che ha fatto tutto quanto possibile. Che altro c&#8217;\u00e8 da dire? Sono cos\u00ec confusa che non riesco nemmeno a raccogliere le idee.<\/p>\n<p>Deve essere passato un bel po&#8217; di tempo, perch\u00e9 l&#8217;aula \u00e8 di nuovo semivuota, quando odo la voce di mio marito che mi sussurra: &#8211; Cara, andiamo a casa. I ragazzi ci staranno aspettando. &#8211;<\/p>\n<p>Gli d\u00f2 il braccio ed usciamo, senza parlare; cammino meccanicanente, come un automa, come un fantoccio che si va afflosciando.<\/p>\n<p>Fuori c&#8217;\u00e8 il Sole. Vorrei piangere, ma non ci riesco; e poi, non starebbe bene. Bisogna rispettare le parti, nella commedie della vita. Sempre meccanicamente salgo in carrozza con Alvaro, mentre lui d\u00e0 il nostro indirizzo al cocchiere; uno strattone alle redini, e i cavalli partono, facendo risuonare il selciato sotto gli zoccoli.<\/p>\n<p>Vicinissima, nel cielo azzurro sopra di noi, si erge la mole gigantesca dell&#8217;Aconcagua bianca di neve. \u00c8 bella, di una bellezza indescrivibile, assurda. Un condor dalle ali spiegate volteggia in alto, in alto, sfruttando le correnti ascensionali, e mi fa sentire piccola e pi\u00f9 che mai prigioniera.<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale conservatore<\/em> El Pa\u00ecs<em>, 3 aprile 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Giustizia \u00e8 fatta! Mariano Sarmiento, 1&#8217;anarchico che, con criminale ferocia, uccise pi\u00f9 di sei anni fa il generale Hern\u00e0n Mu\u00f1oz-Gamero, \u00e8 stato condannato dopo un processo-lampo al massimo della pena: l&#8217;ergastolo. Verr\u00e0 trasferitoal pi\u00f9 prest in una casa di pena del lontano Sud, probabilmente a Punta Arenas. Il suo avvocato ha rinunciato a presentare appello contro la sentenza, pare per volont\u00e0 dello stesso Sarmiento. Del resto, nessun espediente gli sarebbe giovato per tentar di sottrarsi alla meritata pena. I giurati di Valpara\u00ecso hanno mostrato che esistono ancora, nel nostro Paese, uomini capaci di far trionfare la giustizia, di non lasciarsi intimidire dagli schiamazzi dei sovversivi e dei loro sostenitori. Disordini sono scoppiati davanti alla sede del tribunale dopo l&#8217;annuncio della sentenza, ma la polizia ha reagito con la massima decisione, compiendo numerosi arresti e caricando a pi\u00f9 riprese la folla dei dimostranti, che alfine \u00e8 stata dispersa.<\/p>\n<p>Speriamo che questa condanna esemplare serva a scoraggiare, in futuro, ogni velleit\u00e0 dei gruppuscoli dell&#8217;ultrasinistra di levare la mano sacrilega contro lo Stato e le sue istituzioni ed inauguri, per il Cile, un periodo di ordine e ritorno alla legge, dopo il caos e l&#8217;eccessiva tolleranza i cui frutti maligni sono stati la violenza e la folle speranza di impunit\u00e0 da parte dei malvagi.<\/p>\n<p><em>Lettera di Mariano ad Alexandra, 20 aprile. 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Va tutto bene; datti pace. Pensa ai bambini, pensa alla tua famiglia; non essere preoccupata per me. Ringrazia don Alvaro e don Vicente. Dimenticami, se puoi; e, se non puoi, pensami con dolcezza, come io penso te.<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale<\/em> El Mercurio<em>, 23 aprile 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Ieri, davanti alle trincee franco-inglesi nell&#8217;estremit\u00e0 del fronte occidentale, presso la cittadina belga di Ypres, una strana nuvola giallo-verdastra si \u00e8 levata improvvisamente e, spinta dal vento, le ha investite silenziosamente. Subito gli uomini hanno cominciato a tossire, a lacrimare, a fuggire<\/p>\n<p>disordinatamente in un groviglio di carri, cavalli e materiale abbandonato.<\/p>\n<p>I Tedeschi hanno impiegato per la prima volte, massicciamente, una nuova micidiale arma in questa guerra mondiale: il gas. Grazie alla sorpresa, sono riusciti a spezzare il fronte per una profondit\u00e0 di diversi chilometri, e ora puntano in direzione di Dunkerque e di Calais che costituirono, dopo la battaglia della Marna dello scorso settembre, l&#8217;obiettivo della &quot;corsa al mare&quot; per entrambi gli eserciti. Gi\u00e0 padroni di Anversa, se i Tedeschi riuscissero ad impadronirsi anche di Dunkerque e Calais, le chiavi della Manica e del Mare del Nord cadrebbero nelle loro mani, e i loro sottomarini avrebbero libero accesso in direzione dell&#8217;Oceano Atlantico.<\/p>\n<p>Coloro che hanno visto le retrovie franco-inglesi ad Ypres, la sera del 22 aprile, riferiscono di uno spettacolo allucinante. Centinaia di uomini agonizzavano, tossendo e lacrimando, la pelle del viso orribilmente ustionata, vittime di un nemico senza volto e senza nome. Gli ospedali da campo sono impotenti, lunghe file di soldati semiaccecati vengono avviate indietro, dopo aver ricevuto i primi soccorsi. Protetti da maschere antigas sia per gli uomini che per i cavalli, i Tedeschi avanzano in tutto il settore, cercando di sfruttare lo sfondamento prima che gli Alleati possano far affluire le loro riserve.<\/p>\n<p>E&#8217; una data storica. La guerra, da oggi, non conosce pi\u00f9 esclusione di colpi. Ogni senso di umanit\u00e0 \u00e8 morto, quel che importa \u00e8 vincere, con qualsiasi mezzo. Sono passati appena pochi mesi da quando il capitano von M\u00fcller, con l&#8217;incrociatore corsaro <em>Emden,<\/em> riempiva delle sue gesta eroiche le pagine dei giornali e, con il comportamento cavalieresco nei confronti delle navi catturate, strappava un plauso di ammirazione fr gli stessi avversari. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 posto per i vecchi codici di cavalleria, tutto questo \u00e8 solo un malinconico ricordo del passato. La guerra sottomarina sempre pi\u00f9 spietata, i bombardamenti aerei delle citt\u00e0 (ricordiamo la distruzione della millenaria cattedrale di Chartres, gioiello dell&#8217;architettura gotica mondiale) e, ora, l&#8217;uso dei gas asfissianti hanno chiuso per sempre l&#8217;et\u00e0 romantica della guerra. Milioni di uomini non sono ormai altro che carne da cannone, mentre nei laboratori chimici al servizio degli Stati Maggiori si la.vora giorno e notte per mettere a punto armi sempre pi\u00f9 micidiali e perfezionate, con l&#8217;aiuto dei ritrovati pi\u00f9 moderni della scienza. Che ne \u00e8, adesso, degli ingenui sogni di gloria con cui milioni di giovani, nell&#8217;agosto dell&#8217;anno scorso, corsero ad arruolarsi in Francia, Germania, Inghilterra, Russia, Serbia e Austria-Ungheria? Che ne \u00e8 delle bande militari, delle ragazze che offrivano fiori alle stazioni, dei treni risuonanti di allegre canzoni, che avrebbero dovuto riportare quei giovani, gloriosi e vi toriosi, a casa prima dell&#8217;inverno? Tutto lascia credere che questo immane conflitto durer\u00e0 ancora mesi e anni, forse molti anni, e che verr\u00e0 combattuto sempre meno con le armi tradizionali e con il coraggio degli assalti all&#8217;arma bianca, e sempre pi\u00f9 con tecniche industriali di sterminio di massa.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexgndra, 15 maggio 1915.<\/em><\/p>\n<p>Oggi Alvaro mi ha detto: &#8211; Questo nostro vecchio mondo dev&#8217;essere completamente impazzito Ma lo sai che notizie giungono dall&#8217;Impero Ottomano? Pare che i Turchi stiano sterminando un inter popolo, quello degli Armeni, accusato di parteggiare per l&#8217;Intesa e di favorire la sconfitta del sultano. Pare che. centinaia di migliaia d&#8217;uomini, donne e bambini vengano rastrellati e deportati sulle piste verso il deserto mesopotamico. A un diplomatico svedese che chiedeva notizie della loro sorte futura, quel masalzone di Talaat Pasci\u00e0 pare abbia risposto, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno: &#8211; La loro destinazione? La loro destinazione \u00e8 il nulla! -.Capisci, Alexandra? Non vogliono deportarli; vogliono farli morire di fame, di sete e di sfinimento nel deserto, lontano dagli occhi del mondo. Due milioni di persone! Capisci? \u00c8 assurdo, mai si era vista una cosa simile, almeno ai nostri tempi.<\/p>\n<p>Avrei voluto non vivere abbastanza da sentire cose del genere. Ho paura per i nostri figli, per il mondo spaventoso in cui si troveranno a vivere. L&#8217;uomo sta ritornando ai suoi peggiori istinti di animale da preda, e proprio nel momento in cui la. scienza e la tecnica avrebbero potuto permettergli, rettamente usate, di trasformare la Terra in un vero paradiso!<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 17 maggio 1915.<\/em><\/p>\n<p>Mi sono informata, il viaggio fino a Punta Arenas \u00e8 veramente troppo lungo; Akvaro non capirebbe, e poi dovrei lasciare i ragazzi per un tempo eccessivo. Ma pare che a Punta Arenas lo terranno solo per un periodo, poi lo porteranno in una localit\u00e0 pi\u00f9 vicina, se non addirittura a Santiago o a Valpara\u00ecso. Sarebbe un vero miracolo.<\/p>\n<p><em>Lettera di Alexandra a Mariano, 22 maggio 1915.<\/em><\/p>\n<p>Carissimo,<\/p>\n<p>ti scrivo solo ora perch\u00e9, lo confesso tristemente, non ne ho avuto il coraggio prima. Inoltre, non sapevo se facessi bene o male; se tu preferissi cercare di dimenticarmi, se queste mie parole ridestino in te ricordi che, forse, preferisci accantonare. Ma mi faccio forza e ti scrivo ugualmente per dirti che ti sono e ti sar\u00f2 sempre vicina, con il cuore e il pensiero; che non mi dimenticher\u00f2 mai di te. Nulla e nessuno, ormai, potrebbero toglierti il posto che occupi nel mio cuore. Come vorrei conoscere il tuo stato d&#8217;animo!<\/p>\n<p>Non ti dico vuote parole d&#8217;incoraggiamento, perch\u00e9 non ne hai bisogno. Prego sempre per te e chiedo a Dio di darti finalmente la pace del cuore; e a me, che sono debole, di dare la forza necessaria. Lui non ci lascia mai soli. Mai, credimi: anche quando tutto sembra affermare il contrario.<\/p>\n<p>Ti prego, fammi sapere se hai bisogno di qualcosa. Provo pudore ad aggiungere altro, forse non sono ancora pronta. Ma vedrai che mi riprender\u00f2 presto. Per prima cosa, legger\u00f2 quella tua relazione, che avevo lasciata chiusa nella busta, seguendo il tuo consiglio. Credo che vi trover\u00f2 la spiegazione di alcune cose importanti. Credo che riuscir\u00f2 a entrare nei tuoi pensieri ancor meglio, e ad esserti ancora pi\u00f9 vicina. Con tutto il mio bene,<\/p>\n<p>Alexandra.<\/p>\n<p>CAPITOLO QUINTO<\/p>\n<p>Possono otto giorni cambiare la vite di un uomo?<\/p>\n<p>Me lo domando, Alexandra, da quel febbraio del 1912 in cui ho vissuto, col mio amico Federico, una esperienza straordinaria, unica. C&#8217;\u00e8 un buco di otto giorni, appunto, fra l&#8217;ultima pagina del suo diario, che allora teneva regolarmente, quasi aggrappandosi a quell&#8217;ultimo legame con la civilt\u00e0, e il giorno in cui siamo stati ritrovati sulla scialuppa alla deriva sulle onde dell&#8217;oceano australe, e tratti in salvo da una nave greca che era stata portata, per nostra fortuna, fuori dalla sua rotta a causa dell&#8217;imperversare della tempesta. So che, per quanto riguarda le vicende fino all&#8217;8 febbraio 1912, sei stata edotta, appunto, dalla lettura del diario di Federico; perci\u00f2 ometto il racconto di come siamo giunti all&#8217;Isola Doughertji, di quel che vi abbiamo trovato, di come abbiamo perduto misteriosamente la maggior parte dei nostri compagni.<\/p>\n<p>Un mistero inspiegabile, minaccioso pareva gravare su di noi, inesorabilmente. Io, Federico e il marchese di Villemer ci trovavano all&#8217;estremit\u00e0 sud-occidentale dell&#8217;isola Dougherty e lui stava per raccontarci il vero scopo del suo viaggio, quando siamo stati interrotti, un&#8217;altra volta, da quei ruggiti spaventosi, come di una tigre scatenata. Allora abbiamo deciso di ritirarci verso il nostro nuovo rifugio, la grotta che avevamo scoperto presso la spiaggia meridionale. Lungo tutto il tragitto siano stati accompagnati da quei ruggiti di belva, ora pi\u00f9 lontani, ora talmente vicini che pensavamo di venire attaccati da un momento all&#8217;altro; pareva che l&#8217;essere capace di emetterli ci seguisse, tenendosi pi\u00f9 in alto di noi, fra le rocce.<\/p>\n<p>Quando siamo giunti alla grotta, non abbiamo trovato alcuna traccia degli altri marinai, che erano usciti per conto loro in un&#8217;altra direzione.Ma poiche\u00e9 i ruggiti continuavano, era ben strano che non fossero corsi, come noi, a cercare rifugio nella grotta; ne abbiamo tratto un sinistro presagio. Del resto, erano usciti per tentar di pescare, dunque non avrebbero dovuto allontanarsi molto; il mare era solo quaranta metri pi\u00f9 in basso. Abbiamo acceso il fuoco nel vestibolo della caverna, in modo che il fumo potesse uscire almeno in parte. Volevamo scaldare un po&#8217; di cibo, ma soprattutto sentirci un po&#8217; difesi, poich\u00e9 il fuoco, a parte la pistola del marchese, era in quel momento la sola nostra possibile arma. Come gli uomini delle caverne vissuti migliaia di anni fa, ci sforzavamo di tener lontano il pericolo e la paura della notte con la fiamma crepitante che si alzava rossastra nella crescente oscurit\u00e0 del crepuscolo. La belva urlava ancora, ma solo di tanto in tanto, ora vicina e ora lontana, come se si fosse aggirata senza pace non lungi dall&#8217;imbocco del nostro rifugio. Eravamo spossati fisicamente e spiritualmente, ma la tensione nervosa ci impediva di prendere un po&#8217; di riposo.<\/p>\n<p>&#8211; Vi stavo dicendo &#8211; ha ripreso il marchese, mentre stavamo seduti presso il fuoco, inquieti e confusi, &#8211; che il meteorite che il capitano Richet vide precipitare sull&#8217;isola nel 1845 era lo stesso oggetto rinvenuto otto anni pi\u00f9 tardi dal capitano Rosenberg del <em>Valdivia<\/em>. Vi chiederete come lo so, come faccio ad essere cos\u00ec sicuro. Ebbene, il motivo \u00e8 molto pi\u00f9 semplice e incontrovertibile di quanto voi forse supponiate; si tratta di questo: io ho conosciuto il capitano Rosenberg. L&#8217;ho conosciuto, intendo dire, <em>dopo<\/em> la tremenda avventura da lui vissuta nell&#8217;ottobre del 1853. Gli ho parlato, ho raccolto le sue ultime parole: perch\u00e9 \u00e8 spirato, si pu\u00f2 dire, fra le mie braccia. Ora vi racconto come.<\/p>\n<p>Nel 1903, a Berlino, un amico tedesco, medico presso una casa di cura psichiatrica, durante un mio viaggio in Germania volle condurmi con s\u00e9 per conoscere, disse, un caso veramente unico nel suo genere. Mi trovai davanti a un vecchio di circa novant&#8217;anni, che sedeva quieto, con sguardo assente, chiuso in una misteriosa follia che lo teneva nelle sue maglie esattamente da mezzo secolo: dal 1853. Era un ex marinaio, un capitano di navi mercantili: si chiamava Josef Rosenberg, era nato a Danzica nel 1812 e aveva fatto naufragio nel 1853, in pieno Oceano Pacifico, col suo <em>clipper<\/em> di nome <em>Valdivia.<\/em> Unico superstite dell&#8217;intero equipaggio, era stato mal giudicato dagli armatori, perch\u00e9 un capitano non dovrebbe salvarsi se la nave perisce con il carico e con tutti i suoi uomini. Ma lui era gi\u00e0 oltre il biasimo o l&#8217;assoluzione degli uomini: la sua mente non aveva retto alle prove durissime cui era stata sottoposta. Ricoverato gi\u00e0 nel 1854, era stato di fatto abbandonato dai parenti e ormai da cinquant&#8217;anni conduceva un&#8217;esistenza di quieta follia, perso in un mondo tutto suo, vaneggiando tra s\u00e9 e s\u00e9 e ripetendo sempre le stesse frasi smozzicate, le stesse parole incomprensibili. I medici, dopo i primi tempi, avevano praticamente rinunciato all&#8217;idea di un suo possibile miglioramento: era uno dei casi pi\u00f9 insoliti che fossero loro mai capitati. Con stupore del medico mio amico, il signor Rosenberg parve animarsi un po&#8217; sulla sedia quando mi ebbe davanti e lo salutai. Trattenne a lungo la mia mano nella sua, ossuta e fredda, ma ancora dotata di una forza straordinaria. Il suo sguardo, vacuo da anni e anni, mise a fuoco la mia immagine con insolito interesse, parve scrutarmi dentro gli occhi, in un certo senso come se mi avesse riconosciuto. E con agitazione crescente, come compiendo uno sforzo sovrumano, egli mi tenne il suo discorso pi\u00f9 lungo, pi\u00f9 articolato e pi\u00f9 lucido che avesse mai pronunciato da quando si trovava in quel luogo.<\/p>\n<p>Disse, con evidente fatica dovuta alle sue ormai critiche condizioni di salute, masticando le parole e tuttavia sforzandosi, si sarebbe detto, di farsi intendere da me: &#8211; Io l&#8217;ho vista, l&#8217;isola. Io l&#8217;ho vista, vi dico. Non \u00e8 stata un&#8217;allucinazione&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quale isola, signor Rosenberg? -, gli domandai, conciliante.<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;isola Dougherty.. Loro credono che me la sia sognata, ma non \u00e8 vero&#8230; L&#8217;isola c&#8217;\u00e8&#8230; e c&#8217;\u00e8 anche la pietra verde, la pietra luminosa che uccide coloro che la toccano&#8230; Io lo so, non sono pazzo&#8230; Ma c&#8217;\u00e8 il diavolo, su quell&#8217;isola&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Qualcosa mi diceva che quell&#8217;uomo stava tentando di dire una verit\u00e0, faticosamente: una verit\u00e0 alla quale era impossibile credere. Ogni tanto si fermava, lo sguardo perso, e cominciava a canticchiare una strana nenia malinconica; poi, di colpo, i suoi occhi si accendevano di una luce febbrile, mi stringeva il braccio nella morsa della sua mano scarna, mi faceva cenno d&#8217; avvicinarmi, come per sussurrarmi qualche cosa all&#8217;orecchio.<\/p>\n<p>&#8211; Che cos&#8217;\u00e8 la pietra verde, signor Rosenberg? -, gli domandai..<\/p>\n<p>&#8211; Si trova a bordo del vecchio brigantino inglese&#8230; Qualcuno l&#8217;ha posta l\u00ec, s\u00ec, qualcuno&#8230; su di un piedistallo&#8230; Chi pu\u00f2 avercela messa? Il diavolo, dev&#8217;essere stato&#8230; Non pu\u00f2 essere che cos\u00ec&#8230; C&#8217;\u00e8 una forza, in essa, una forza spaventosa&#8230; Se la tocchi, muori&#8230; Come successe a quel marinaio, lo so bene&#8230;<\/p>\n<p>Per quel giorno non disse altro; poi si chiuse in un silenzio totale, e il mio amico mi disse che era inutile insistere. Io tornai, nei giorni seguenti. Sempre ritornava nel suo primo discorso, aggiungendo confusamente qualche nuovo particolare; ma, per diverso tempo, non riuscii a portarlo pi\u00f9 avanti nel suo racconto. Avevo sentito parlare dell&#8217;isola Dougherty, sapevo che era uno dei misteri insoluti del mare; e mi era stato detto che Rosenberg, nell&#8217;ottobre del 1853, era stato salvato miracolosamente da una nave americana proprio nelle acque ove essa, se esisteva, avrebbe dovuto trovarsi.<\/p>\n<p>Intanto il povero vecchio andava perdendo le forze, quasi a vista d&#8217;occhio; era cos\u00ec debole che non si alzava pi\u00f9 dal letto, dormiva o vaneggiava quasi tutto il tempo.<\/p>\n<p>Finalmente, un giorno, mentre sedevo accanto al suo letto, stranamente affascinato da quel moribondo che aveva smarrito la ragione tanto e tanto tempo prima, all&#8217;improvviso egli apr\u00ec gli occhi e parl\u00f2 quasi speditamente, con inaudita lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 il diavolo che vaga su quell&#8217;isola, e ruggisce come una belva&#8230; Ma vi sono anche presenze celestiali, sicuro: si pu\u00f2 udire una musica d&#8217;organo, bellissima, divina&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Provai ad interrogarlo: &#8211; Ma la pietre verde, che cos&#8217;\u00e8? Chi ve l&#8217;ha portata e quali sono i suoi poteri? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; La piietra verde&#8230; \u00e8 un mistero. Io non so chi l&#8217;ha portata&#8230; Ma so che essa pu\u00f2 dare il dominio del mondo&#8230; Non \u00e8 una pietra, anzi, \u00e8 una cosa viva. S\u00ec, \u00e8 viva. Ed \u00e8 malvagia: sente e capisce, possiede un&#8217;intelligenza e una volont\u00e0&#8230; \u00c8 scesa dal cielo per dominarci, a patto che qualcuno la risvegli dal suo lungo sonno&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dove si trova, esattamente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; A bordo del brigantino inglese, il <em>Newcestle&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&#8211; Ma in che modo pu\u00f2 essere utilizzata? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Nessuno pu\u00f2 toccarla, altrimenti muore&#8230; Ma lei, non morir\u00e0 mai: \u00e8 immortale. Scatena le forze del male, e non si lascia usare. \u00c8 lei che pu\u00f2 usare l&#8217;energia e la volont\u00e0 di chi \u00e8 disposto a servirla.<\/p>\n<p>Volevo porgli altre domande, ma aveva chiuso gli occhi e pareva che dormisse. Fu il mio amico a farmi notale che era morto. Voi credete al destino, signori? Be&#8217;, io comincia a credervi quando incontrai, anni dopo, il baleniere Bull. Due uomini che dicevano di aver visto l&#8217;isola Dougherty, e i cui racconti si completavano stranamente. E in pi\u00f9, io solo ero a conoscenza di un segreto straordinario, di una possibilit\u00e0 unica si mondo che si trovava, avvolte in un velo di mistero, su quell&#8217;isola sperduta. Allora ho deciso di squarciare quel velo. Il mistero mi attira, lo confesso; mi attira la potenza di una forza sconosciuta. \u00c8 per questo che sono venuto qui, ed \u00e8 per questo che ho trafugato la pietra verde. &#8211;<\/p>\n<p>Io e Federico ci siamo guardati, allibiti. &#8211; Lei ha trafugato la pietra?<\/p>\n<p>&#8211; La notte stessa del nostro arrivo sull&#8217;isola, mentre dormivano tutti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E dove si trova, adesso? -, gli abbiamo chiesto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Nel mio sacco. \u00c8 sempre stata con noi. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dunque -,1&#8217;ho interrotto &#8211; lei ci ha presi in giro, quando siamo saliti sul <em>Newcastle<\/em> per cercarla&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Ho dovuto, signori: me ne spiace. Non sapevo se potevo fidarmi fino in fondo, e inoltre non conoscevo io stesso i poteri di quell&#8217;oggetto. &#8211;<\/p>\n<p>Abbiamo guardato nell&#8217;angolo della grotta, dove giaceva il sacco del marchese, accanto ai nostri. Eravamo inquieti.<\/p>\n<p>&#8211; Come ha fatto a prenderla? Nel diario di Rosenberg si dice che il marinaio Halder \u00e8 morto, per averla toccata&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ho usato delle precauzioni. L&#8217;ho avvolta in un panno di lana e poi in un telo cerato, senza toccarla mai con le mani. Sapevo del pericolo. &#8211;<\/p>\n<p>Fuori, nella notte fredda e buia, avevano ripreso ad echeggiare gli urli della belva, facendoci impallidire. C&#8217;\u00e8 stati un lungo silenzio; dovevamo riflettere.<\/p>\n<p>Poi gli ho detto: &#8211; Marchese, io credo che lei abbia messo in moto un meccanismo pericoloso e forse inarrestabile. Ha risvegliato delle forze latenti che sar\u00e0 molto difficile ricondurre sotto il nostro controllo. Penso che vi sia una relazione, non so dire quale, fra la pietra verde, o meglio fra 1&#8217;averla presa e portata via, e tutti gli avvenimenti che sono accaduti in questi giorni, compresa la scomparsa di tanti uomini. &#8211;<\/p>\n<p>Il marchese ascoltava in silenzio, impassibile. Le lingue di fiamma gettavano strani riflessi rossastri sul suo viso, conferendogli una luce sinistra, spaventosa. I suoi occhi freddi e spietati brillavano nella semioscurit\u00e0, quando rispose lentamente: &#8211; S\u00ec, lo penso anch&#8217;io. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Marchese -, gli si rivolse Federico &#8211; in nome del cielo, se non \u00e8 troppo tardi, sbarazziamoci di quella cosa. Lei stesso ci ha detto che il vecchio Rosenberg la considerava una creatura viva e malvagia&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Lui lo guard\u00f2 senza scomporsi, quindi chiese: &#8211; Che dovrei fare, allora? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; La butti in mare! Solo cos\u00ec, forse, potremo sopire quelle forze che abbiamo risvegliato, e sperare di salvarci; altrimenti finiremo come gli altri, e quest1isola diverr\u00e0 la nostra tomba! &#8211;<\/p>\n<p>Allora Villemer, con calma, estrasse la pistola e ce le punt\u00f2 contro: &#8211; Vi ho sopravvalutati, signori. Ora capisco che \u00e8 stata follia fidarmi di voi. Non siete che due esseri gretti e. meschini, incapaci di giudicare le cose in grande. Ma vi avverto che non vi lascer\u00f2 toccare la pietra: essa, per me, riveste un valore ben maggiore delle vostre insignificanti vite. &#8211;<\/p>\n<p>-Lei \u00e8 un pazzo -, gli dissi. &#8211; Che cosa crede di fare? Pensa di poter sopravvivere anche senza di noi? Quella pietra le ha sconvolto la mente. &#8211;<\/p>\n<p>I ruggiti erano sempre pi\u00f9 forti, sempre pi\u00f9 vicini; pareva che la mostruosa creatura fosse a pochi metri da noi, proprio sulla soglia della caverna.<\/p>\n<p>&#8211; La butti, mi ascolti! Oh, \u00e8 troppo tardi&#8230; Non possiamo pi\u00f9 uscire da qui -, imprec\u00f2 Federico.- Siamo in trappola! &#8211;<\/p>\n<p>CAPITOLO SESTO<\/p>\n<p><em>Seguito della relazione di Mariano sui fatti del febbraio 1912<\/em>.<\/p>\n<p>La luce negli occhi del marchese si era fatta spaventosa, demoniaca.<\/p>\n<p>Egli si era avvicinato al suo sacco, minacciandoci sempre con la pistola, e con la mano sinistra lo stava aprendo. -Pazzi! Voi siete i pazzi, se credete che voglia disfarmi della pietra, dopo aver fatto tanto per impadronirmene! La vita di quegli sciocchi marinai, per me, valeva meno di niente: avrei sacrificato un numero dieci volte pi\u00f9 grande di persone cento volte! N\u00e9 m&#8217;importa qualcosa di voi, perci\u00f2 non avvicinatevi. Ma voglio farvela vedere: \u00e8 una cosa incredibile. &#8211;<\/p>\n<p>Dopo aver slacciato le fibbie del sacco, lo prese per il fondo e lo rovesci\u00f2 lentamente a terra: ne usc\u00ec un involto di tela cerata, e poi un altro di lana, che il marchese liber\u00f2 allo stesso modo. Da ultimo apparve una piccola piramide irregolare di. colore verde-giallino, non pi\u00f9 alta di trenta centimetri, che nello scarso chiarore della caverna pareva brillare di una misteriose luce propria.<\/p>\n<p>In quel momento la belva giunse al parossismo del furore; si ud\u00ec un trapest\u00eco presso l&#8217;entrata della grotta, e un&#8217;ombra apparve confusamente, uscendo dal buio della notte.<\/p>\n<p>Fu un attimo. Approfittando di un istante di distrazione del marchese, Federico gli si gett\u00f2 addosso, disarmandolo. Io coprii in fretta la pietra con il telo cerato, poi cominciai a gettarvi sopra terra e sassi. Mi volsi verso gli altri due, e vidi che il marchese giaceva a terra: un filo di sangue gli usciva dal capo. Aveva battuto la testa su uno spigolo di roccia, cadendo, ed era morto sul colpo.<\/p>\n<p>Solo dopo qualche secondo ci rendemmo conto che gli urli della belva non si udivano pi\u00f9, e nessuna ombra si muoveva presso l&#8217;entrata del nostro rifugio.<\/p>\n<p>Fu una notte molto lunga, e dormimmo pochissimo. All&#8217;alba ci rendemmo conto che, da sotto il cumulo di terriccio e sassi che avevamo ammassato sopra la pietra, proveniva una debole, innaturale luminescenze verdastra. Fuori, bench\u00e9 pi\u00f9 lontani, si udivano nuovamente i ruggiti spaventosi. I nostri nervi erano a pezzi: decidemmo di andarcene dall&#8217;isola. Sfiniti, tremanti di freddo, d&#8217;insonnia e per lo <em>shock<\/em> nervoso, trascinammo la scialuppa gi\u00f9 per il pendio sassoso, vi caricammo i nostri pochissimi viveri e gli altri oggetti, e la spingemmo in acqua. Per prima cosa remammo verso l&#8217;angolo sud-occidentale dell&#8217;isola: volevamo tornare alla cascatella e fare provvista d&#8217;acqua. Ci riuscimmo, con grandissima fatica, e riempimmo ogni recipiente disponibile. Poi decidemmo di tornare nella laguna per vedere se qualcosa si era salvato dall&#8217;incendio del <em>Valdivia<\/em>: di troppe cose avevamo ancora bisogno, prima di affrontare una traversata in mare aperto. Ma le correnti marine ci tradirono, afferrarono la nostra imbarcazione e vinsero facilmente la nostra debole resistenze, trascinandoci al largo.<\/p>\n<p>Qui comincia la parte pi\u00f9 confusa dei miei ricordi. Disperando ben presto di poterci salvare, quando ci rendemmo conto che era impossibile ritornare sull&#8217;isola a forza di remi, ci lasciammo andare alla deriva, aspettando la fine. Le onde gigantesche ci sollevavano e ci facevano sprofondare con terribile regolarit\u00e0, ma le basse fiancate della scialuppa offrivano cos\u00ec poca presa ai venti, che essa rimaneva a galla come un turacciolo di sughero, praticamente inaffondabile. Il freddo ci tagliava il viso e le mani; mangiare era. un&#8217;operazione penosa: inghiottivamo pochi, nauseanti bocconi di carne di foca, crudi, portandoli alla bocca con le dita irrigidite dal gelo. Avremmo preferito essere gi\u00e0 morti; la nozione del tempo non esisteva pi\u00f9, non c&#8217;era altro che l&#8217;urlo del vento e la immense masse verdastra dell&#8217;oceano antartico tutto intorno a noi, sotto un cielo grigio e impenetrabile.<\/p>\n<p>Perdemmo conoscenza. Alternavo momenti di quasi lucidit\u00e0 con altri di torpore, popolati da strani sogni e allucinazioni. Vedevo frammenti di cose del passato, e persone e situazioni irreali si mescolavano a quelle della vita reale. Vedevo anche te, Alexandra: miraggio dolcissimo e lontano, sempre col tuo soave sorriso, come circondata da un&#8217;aureola di luce e di bellezza. Poi mi sembrava di essere tornato indietro nel tempo, ero fra i compagni anarchici di Valpara\u00ecso, discutevamo di quell&#8217;importante personaggio che tu sai, e che \u00e8 inutile nominare qui. Ogni tanto, la pietra verde compariva come un&#8217;apparizione maligna, come un incubo tormentoso: la sua presenza coincideva con un senso di oppressione e di malessere, un brivido freddo mi correva per le ossa.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile, per me, ancor oggi, a distanza di tanto tempo, separare le fantasie dalla realt\u00e0, ci\u00f2 che pensavo nello stato di veglia e ci\u00f2 che credevo di vedere nel sogno. A un certo punto mi pareva di percorrere una strada nel bosco, in un rosso tramonto senza fine. Le cime degli alberi si stagliavano nere, in controluce, nel cielo purpureo della sera; ma sul sentiero, all&#8217;ombra del fogliame, era gi\u00e0 buio fitto. No, non era pi\u00f9 una strada, quella che stavo percorrendo, ma un ruscello che attraversava il bosco mormorando, all&#8217;ombra delle piante secolari. Io camminavo lungo la riva, ma a un tratto scorgevo un&#8217;ombra venirmi incontro. Fra i tronchi, dietro le fronde si udivano sussurri e bisbiglii, come se qualcuno stesse parlando di me; e non erano voci amichevoli. Quando l&#8217;ombra mi giunse vicina, vidi, con immenso stupore, che quella figura ero io stesso: un uomo che aveva il mio volto, la mia figura, il mio sguardo: era il mio doppio. Cosa ancora pi\u00f9 strana, lui pareva non vedermi: guardava dritto avanti a s\u00e9, e camminava piuttosto spedito, come diretto verso una meta precisa. Mi pass\u00f2 accanto e prosegu\u00ec oltre, lasciandomi muto e paralizzato per lo stupore. Lo vidi allontanarsi nella rossa luce del tramonto, e provai come un senso penoso di vuoto, di abbandono.<\/p>\n<p>Provai una sensazione di freddo e mi strinsi nella giacca, rabbrividendo. Ed ecco, mentre ero l\u00ec, sulla sponda del fiume, solo coi miei pensieri, <em>vidi<\/em> (non so quale altra espressione migliore adoperare) tutta la mia vita, tutto il mio passato: non come un flusso di ricordi, ma come una entit\u00e0 completa, che io potevo abbracciare con un solo colpo d&#8217;occhio; e vidi che la seconda parte di essa era avvolta nella penembra, &quot;Vidi&quot; tutte le cose buone che avevo fatto, tutti i volti di coloro che avevo amato, e ne provai una indicibile sensazione di conforto; ma, allo stesso tempo, &quot;vidi&quot; anche i miei errori, le mie colpe e, in particolare, un essere umano al quale avevo provocato una crudele sofferenza. Intorno a lui c&#8217;erano i suoi cari, distrutti dall&#8217;angoscia. Ricordo che ne provai un tale sgomento, una tale vergogna, da aver pensato che quello non poteva essere che l&#8217;Inferno, ed io vi ero sprofondato. Quell&#8217;atroce impressione di dolore dur\u00f2 un secondo, oppure un secolo; non saprei dirlo. Poi vidi che, a un .certo punto, la mia vita scivolava nell&#8217;ombra, ma senza pi\u00f9 rimorsi, senza pi\u00f9 sofferenza, come se un peso mi fosse caduto dalle spalle. E <em>sentii<\/em> che una presenza amica rimaneva al mio fianco, anche se fisicamente lontana; e ci\u00f2 mi dava una immensa sensazione di conforto.<\/p>\n<p>Poi tutto scompariva, e una voce mi ammoniva di non rivelare a nessuno il segreto dell&#8217;isola Dougherty, a non parlare con nessuno della pietra verde; bench\u00e9 io, nel sogno (se era un sogno) non avessi mai udito prima quel nome, n\u00e9 sapessi nulla di una pietre verde. Infine mi sembrava che qualcuno mi avesse preso per mano, e mi stesse conducendo fuori dal bosco.<\/p>\n<p>La notte era finita, gli uccelli cantavano, il cielo stava impallidendo e ovunque spirava un senso di pace. Una lontana musica d&#8217;organo si spandeva tra gli alberi del bosco, ormai sempre pi\u00f9 radi, finch\u00e9 uscivo all&#8217;aperto e scorgevo una corona di monti circonfusi di gloria nella luce radente del primo mattino. La neve delle cime scintillava sotto i primi raggi che piovevano in controluce, sulla linea della cresta rocciosa. Non credo di aver mai provato, in tutta la mia vita, una tale infinita sensazione di pace e benessere. Non so come dirlo, mi pareva di essere in armonia con ogni cosa del mondo, dal filo d&#8217;erba stillante di rugiada mattutina, al candore splendente delle vette lontane e grandiose.<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 tutto. Non ricordo come fummo avvistati e tratti in salvo da una nave greca; tutto questo ci \u00e8 stato raccontato dal capitano, soltanto pi\u00f9 tardi. Posso dirti soltanto che il sogno, o la visione che ebbi sulla scialuppa che andava alla deriva, ha lasciato in me una traccia profonda, un senso, come dire?, di maggiore comprensione delle cose, di maggior consapevolezza che noi siamo una piccola parte di un tutto infinito, ma con uno scopo e una responsabilit\u00e0 precise nella, vita, con dei conti da fare onestamente con 1a nostra coscienza. E non \u00e8 stata estranea alla mia decisione di rientrare clandestinamente in Cile, n\u00e9 a quella di volerti rivedere ma senza pi\u00f9 entrare nella tua vita; n\u00e9, infine, a quella di consegnarmi alle autorit\u00e0, non appena ebbi la notizia dell&#8217;arresto di quel Tom\u00e0s Ribeiro. Eppure, devo dirti che l&#8217;idea di fare i conti con la giustizia mi frullava gi\u00e0 da tempo nell&#8217;animo. Due cose mi trattenevano: il timore che il mio gesto potesse sembrare un&#8217;abiura dei miei ideali, e il fastidio all&#8217;idea del clamore che si sarebbe fatto intorno alla mia persona. No, ho mentito; una terza considerazione mi tratteneva: il pensiero di te, di poterti nuocere, coinvolgere; di poterti turbare, riportando a galla un passato che tu, forse, avevi deciso di dimenticare, o magari non di dimenticare, ma di collocare all&#8217;interno di un equilibrio faticosamente raggiunto. Di sconvolgere, insomma, la tua serenit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 tutto. Non so darti alcuna spiegazione per i fatti dell&#8217;isola Dougherty. Io non credo in Dio, lo sai, e quindi tantomeno potrei credere al diavolo o cose simili. Per\u00f2 credo che vi siano il Bene e il Male, e che l&#8217;uomo sia chiamato a scegliere tra essi. Esisteva, anzi, esiste, indubbiamente, su quell&#8217;isola, una qualche forma di presenza malvagia; ma credo che essa non abbia alcun potere, se non \u00e8 alimentata dalla follia umana. Credo che la belva assassina sia stata prodotta dall&#8217;ambizione, dalla sete di potere del marchese; che la sua mente abbia agito da catalizzatore: come, non ne ho idea. Credo anche che, sull&#8217;isola, vi fossero delle presenze amiche: la musica di spinetta non poteva essere manifestazione di forze negative. Ricordo anche le parole del vecchio Rosenberg al marchese: egli disse che aleggiavano presenze celestiali, musiche divine. Anche questo \u00e8 un aspetto che non so spiegare, naturalmente. Ho sempre pensato che la musica abbia in s\u00e9 una scintilla divina; che sia l&#8217;arte buona per eccellenza, capace di elevare il nostro spirito nelle regioni pi\u00f9 alte e nobili della bellezza, e della morale. Ma la musica che abbiamo udito sull&#8217;isola non ha alcuna spiegazione razionale. A meno che si pensi che, come la belva feroce era una creazione e una specie di prodotto delle nostre pulsioni distruttive ed egoistiche, cos\u00ec la musica celestiale era forse una risultante dei pensieri positivi presenti nel nostro gruppo. Ma \u00e8 un&#8217;ipotesi talmente fantasiosa che io, per primo, stento a credervi.<\/p>\n<p>Ecco, ti ho detto tutto; altro non ricordo, ed \u00e8 la verit\u00e0 pi\u00f9 assoluta. Mi hai chiesto di sapere cos&#8217;era accaduto sull&#8217;isola, e a te non terrei mai celato qualcosa. Per me, sei quanto di pi\u00f9 prezioso ci sia al mondo. Ti ringrazio di ogni cosa, e non solo per quanto stai facendo adesso, ma per tutto: per il fatto di esserci, e di essere cos\u00ec come sei. Ora, comunque vadano le cose (e io non mi faccio illusioni), abbi cura di te e non preoccuparti di nulla. Io sto bene; devo pagare un debito. I sentimenti di dolcezza e di bont\u00e0 che tu mi hai sempre trasmesso, hanno avuto su di me un effetto molto pi\u00f9 grande di quanto tu possa mai immaginare. Io sono un altro uomo, dopo averti conosciuta. Un uomo migliore, credo. Grazie per questa benefica influenza che hai avuto nella mia vita.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 23 maggio 1915.<\/em><\/p>\n<p>No, grazie a te, caro amico.<\/p>\n<p>Anche la mia vita \u00e8 cambiata, dopo averti conosciuto. Mi hai fatto capire tante cose, di me stessa e della vita. Non credo che potr\u00f2 mai ringraziarti abbastanza; non credo che potr\u00f2 mai dimenticare il nostro incontro. Io penso che Qualcuno ci abbia fatti incontrare perch\u00e9 ci aiutassimo reciprocamente, disinteressatamente; Qualcuno che continuer\u00e0 a prendersi cura di noi, di me e di te, e di tutti quelli che amiamo<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>CAPITOLO SETTIMO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Isabela Cienfuegos, 2 settembre 1963.<\/em><\/p>\n<p>Quando ho richiuso la scatola di latta contenente il diario della mamma, le lettere di Mariano Sarmiento e il quaderno di Federico Kocbek,ero in preda a un&#8217;emozione vivissima. Ho pianto un poco, anche. La mamma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 da quasi un anno.<\/p>\n<p>Poco prima di andarsene, mi aveva detto: &#8211; Isabela, in quella scatola ci sono delle cose mie, che non ho mai fatto vedere a nessuno. Potrei distruggerle, ma forse non sarebbe giusto. Ci sono delle cose belle, credo, e vorrei che tu le conoscessi. Le leggerai quando vorrai, dopo che io non ci sar\u00f2 pi\u00f9. Ora che sei grande, puoi capire tante cose che, da bambina, non avresti potuto certo comprendere. Mi avresti giudicata male. Ricordati che io ho sempre amato il babbo, sempre; che gli ho voluto bene per tutta la vite, e anche&#8230; dopo. Ma ho fatto pure un&#8217;altra esperienza, un&#8217;esperienza di cui mi \u00e8 difficile parlare, perci\u00f2 ti voglio lasciare quelle vecchie carte. Ho voluto bene anche a un&#8217;altra persona; certo, in modo diverso. E quella persona ne ha voluto a me, tantissimo.<\/p>\n<p>Accadono cose strane, nella vita; si fanno degli incontri che sembrano quasi un&#8217;ironia. Ci si chiede: perch\u00e9 adesso? Perch\u00e9 non <em>prima<\/em>? Incontri importanti, che ci emozionano, ci confondono un poco, anche. Sul momento, pare che l&#8217;unica alternativa sia mandare all&#8217;aria il presente, sconvolgere la propria vita e quella degli altri, delle persone care; oppure far finta di niente, rinnegare dei sentimenti profondi che stanno nascendo, mentire a noi stessi, amputarci di una parte di noi, gettar via la bellezza che si \u00e8 posta sul nostro cammino. Scelte comunque dolorosissime, che ci lascerebbero incompleti, insoddisfatti. Poi, lentamente, con fatica, si comprende che non \u00e8 necessario porre una simile alternativa. Che la vita \u00e8 pi\u00f9 grande di come pensavamo noi, che pu\u00f2 comprendere tutto, accogliere tutto; che non \u00e8 giusto n\u00e9 necessario amputarci dell&#8217;amore che possiamo dare e ricevere; solo, dobbiamo collocare i nostri sentimenti in una dimensione tale, per cui essi arricchiscano e non impoveriscano il nostro essere, la nostra serenit\u00e0, la verit\u00e0 che \u00e8 in fondo a noi stessi. Io ho compreso tutte queste cose, con molta sofferenza; ma, alla fine, sono stata ripagata ampiamente di tutto. Sono maturata, sono cresciuta, sono diventata pi\u00f9 forte, con l&#8217;aiuto di Dio. &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>Povera mamma, quanto deve aver sofferto, in quei tre anni che vanno dal 1912 al 1915; e anche dopo! Quanto deve aver faticato, per non lasciar trasparire mai nulla del suo turbamento, per non toglierci mai nulla della nostra spensieratezza. E non aver potuto mai condividere con alcuno il suo segreto, la sua sofferenza, le sue paure.<\/p>\n<p>Mi rasserena il fatto che, a un certo punto, la pace \u00e8 scese nel suo cuore e le ha restituito serenit\u00e0 e coraggio. Cosi la ricorder\u00f2 sempre, serena e coraggiosa. Ora so dove andava, una volta l&#8217;anno, a partire dal 1918 e fino al 1929. Andava a Iquique, col treno; stava via un giorno e tornava la sera del giorno dopo. A Iquique, nel 1918, era stato trasferito Mariano, dopo tre anni passati nel carcere di Punta Arenas. E l\u00ec \u00e8 morto, nel 1929, per un tumore al cervello, a cinquantasei anni, senza pi\u00f9 rivedere la libert\u00e0.<\/p>\n<p>Non so se pap\u00e0 conosceva lo scopo di quei viaggi, per me e Ricardo un po&#8217; misteriosi; forse s\u00ec. Lui \u00e8 morto nel 1946, si \u00e8 spento serenamente, in mezzo a noi. Ma a Iquioue, so che la mamma \u00e8 andata ancora qualche volta, fra il 1929 e il 1955, quando la salute le ha reso impossibile viaggiare. Andava a trovare Mariano al cimitero, a portargli dei fiori. \u00c8 rimasta fedele alla sua amicizia sino in fondo, sino all&#8217;ultimo; come gli aveva scritto una volta, non aveva mai potuto dimenticarlo.<\/p>\n<p>\u00c8 bella Parigi, in questa stagione; bella e un po&#8217; malinconica. L&#8217;estate lentamente si spegne in una gloria di colori dai riflessi di fiamma. Sono belli i viali, i giardini, i boschi. Mi ricordano un poco il Cile lontano, dove riposano il babbo e la mamma.<\/p>\n<p>Mamma, sei stata grande. Hai amato moltissimo, hai continuato a darmi un riflesso della tua serenit\u00e0 e saggezza anche oggi, permettendomi di condividere il tuo piccolo, grande segreto. Io non so che nome dare a quel che provavi per Mariano. So solo che doveva essere qualcosa di grande, di bello, di puro. Questo ho capito leggendo le tue lettere, le sue lettere. Vi siete voluti immensamente bene. Nemmeno la morte ha potuto dividervi. Grazie di tutto, mamma. Sono fiera di essere tua figlia. Cercher\u00f2 di amare sempre la vita, come l&#8217;hai saputa amare tu.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0, se davvero c&#8217;\u00e8 quell&#8217;Aldil\u00e0 in cui tanto credevi, ci ritroveremo tutti, e non vi saranno pi\u00f9 n\u00e9 imbarazzo, n\u00e9 paure, n\u00e9 scelte dolorose da fare.<\/p>\n<p>Ci abbracceremo in silenzio, felici. Non vi saranno gelosie o malintesi, ma solo un fiume di luce e di amore.<\/p>\n<p>.(fine)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PARTE QUINTA .CAPITOLO PRIMO &#8211; Vuole dirci, se\u00f1or Sarmiento, quando matur\u00f2 in lei l&#8217;idea del delitto? &#8211; L&#8217;avvocato Castel\u00e0r mi fissa coi suoi occhietti porcini e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26214","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26214","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26214"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26214\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26214"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26214"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26214"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}