{"id":26213,"date":"2007-08-06T11:05:00","date_gmt":"2007-08-06T11:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/06\/lisola-quarta-parte\/"},"modified":"2007-08-06T11:05:00","modified_gmt":"2007-08-06T11:05:00","slug":"lisola-quarta-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/06\/lisola-quarta-parte\/","title":{"rendered":"L&#8217;isola, quarta parte"},"content":{"rendered":"<p>PARTE QUARTA<\/p>\n<p>CAPITOLO PRIMO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 2 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 molto tardi. Oggi Alvaro mi ha portata a cena fuori e abbiamo fatto quasi mezzanotte seduti a un tavolino del <em>Cristob\u00e0l Col\u00f2n<\/em>, ascoltando la musica. E&#8217; una cosa molto rara che ci facciamo vedere in societ\u00e0, ormai conduciamo una vita ritirata, frequentando solo pochissimi amici. Per questo mi sembrava strano essere l\u00ec, fra mille luci scintillanti, cullata dalle note dei motivi pi\u00f9 in voga.<\/p>\n<p>Osservavo le. coppie danzanti al centro del salone, eleganti, spensierate, e mi chiedevo: ma questa gente lo sa che il mondo \u00e8 in guerra? Che un intero mondo, il nostro mondo, sta finendo per sempre? Qualche ora prima, recandoci al ristorante, ci eravamo fermati davanti alla vetrina di un negozio; una cartoleria, credo. Il proprietario, un tedesco, aveva esposto una grande carta geografica dell&#8217;Europa, con delle bandierine che regnavano le linee dei fronti combattimento. Sembrava nuasi un bel gioco di nuovo tipo: peccato che sia un gioco scritto col sangue di milioni di uomini. Mai si era vista, nella storia, una barbarie di tali proporzioni: \u00e8 il collasso morale di una intera civilt\u00e0. Ma viviamo ormai nell&#8217;era delle comunicazioni di massa, e tutto serve a fare spettacolo. I giornali vanno a ruba con i resoconti della grande battaglia dei Carpazi: Russi e Austro-Ungarici si stanno massacrando nel cuore dell&#8217;inverno, con temperature di venti gradi sotto zero, lungo strade di montagne sepolte nel ghiaccio e nella neve. E la gente si entusiasma! Ne parlano ai caff\u00e8, nei ristoranti come di un interessante campionato sportivo; fanno i generali da salotto, trinciano giudizi, arrischiano previsioni; scommettono, quasi, su come andr\u00e0 a finire!<\/p>\n<p>Ricordo quando arriv\u00f2 in porto, nel novembre, la squadra navale dell&#8217;ammiraglio von Spee, reduce dalla vittoriosa battaglia di Coronel! Tutti i Tedeschi di Valpara\u00ecso, e molti Cileni simpatizzanti, riempivano le strade al passeggio di quei superbi ufficiati gallonati; molti prendevano fotografie, ragazze gettavano fiori&#8230; Lo spettacolo della guerra! <em>Panem et<\/em> <em>circenses<\/em>, come dicevano gli antichi Romani: il popolo non vuole altro. E pensare che poco pi\u00f9 di un mese dopo, con la battaglia delle Isole Falkland quei superbi ufficiali erano morti, con tutti i loro equipaggi; e l&#8217;ammiraglio aveva fatto la stessa fine, insieme ai due figli che erano imbarcati a bordo della sua squadra. L&#8217;uomo: essere infinitamente egoista, e non sai se pi\u00f9 stupido o pi\u00f9 cattivo! Ah, non dovrei parlare cos\u00ec, io che sono credente; parlo come&#8230;<\/p>\n<p>Ma s\u00ec, perch\u00e9 fingere? Il pensiero torna sempre l\u00e0, dopo la visita della <em>se\u00f1orita<\/em> Kocbek non riesco a pensare ad altro&#8230; Il diario di suo padre Federico finiva l\u00ec, bruscamente, alla data dell&#8217;8 aprile 1912. Ma nell&#8217;ultima pagina era infilata una busta con una lettera, scritta dal <em>se\u00f1or<\/em> Federico in data 5 ottobre 1914.<\/p>\n<p><em>Lettera di Federico Kocbek ad Alexandra, 5 ottobre 1914.<\/em><\/p>\n<p><em>Se\u00f1ora<\/em>,<\/p>\n<p>innanzitutto voglio scusarmi con lei di questa irruzione nella sua vita privata, forse inopportuna, certo intempestiva. Tuttavia, in previsione di un lungo viaggio in Europa che forse mi terr\u00e0 lontano per degli anni, sento che questo quaderno di appunti potrebbe essere pi\u00f9 utile a lei che a me, e pertanto chieder\u00f2 a mia figlia Isabela di farglielo avere, anche se certo passer\u00e0 del tempo prima che ci\u00f2 si? possibile. Attualmente mi trovo in Argentina, per ragioni che lei certamente pu\u00f2 immaginare, e non mi \u00e8 possibile rientrare in patria, n\u00e9 so quando mai potr\u00e0 accadere.<\/p>\n<p>Spero che lei non mi serbi risentimento per le conseguenze che la nostra evasione dall&#8217;isola, tre anni or sono, potrebbero aver avuto sulla carriera di suo marito, l&#8217;eccellente don Alvaro Ho saputo, infatti, che subito dopo quegli avvenimenti egli \u00e8 rientrato a Valpara\u00ecso, abbandonando il servizio dello Stato. Se, in qualche misura, siamo stati causa di ci\u00f2, me ne dispiace immensamente.<\/p>\n<p>Credo lei possa immaginare le perplessit\u00e0 che ho avuto prima di risolvermi a inviarle questo documento, rievocando un passato che lei forse non desidera pi\u00f9 ricordare. Se, alla fine, mi sono deciso a compiere questo passo, \u00e8 stato unicamente in nome della stima e della simpatia che sempre ho nutrito per lei. Ho pensato che forse le avrebbe fatto piacere sapere qualcosa di quanto ci era accaduto, anche se attualmente non so dirle nulla di positivo circa quella tal persona, della quale immagino che lei non abbia pi\u00f9 avuto notizie. In effetti, non l&#8217;ho pi\u00f9 vista da moltissimo tempo e non ho idea di dove si trovi, n\u00e9 cosa le sia accaduto. Ma procediamo con ordine.<\/p>\n<p>Se ha gi\u00e0 letto le pagine del quaderno che le accludo, posso facilmente immaginare i suoi dubbi, se non addirittura la sua incredulit\u00e0, a proposito di quanto in esse \u00e8 scritto. Non ho alcuna obiezione da fare in proposito, poich\u00e9 io per primo riconosco che le avventure accaduteci sono state talmente incredibili, che chiedere a un altro essere umano di prestarvi fede significa chiedere molto. Io stesso, a volte, ho come la sensazione di non poter quasi credere a ci\u00f2 che ho visto e vissuto in prima persona, quasi fosse stato tutto uno strano e allucinante sogno. Pure, \u00e8 un fatto che niente di quanto ho scritto allora si svolse unicamente nella mia mente, niente \u00e8 stato aggiunto a quanto realmente accaduto.<\/p>\n<p>Il diario, come avr\u00e0 notato, si interrompe alla data dell&#8217;8 febbraio di tre anni fa, e la ragione \u00e8 questa. <em>Non so cosa accadde dopo<\/em>, e invano ho tentato, in tutto questo tempo, di ricordarlo. Capisce, <em>se\u00f1ora<\/em>? <em>Ho perduto la memoria<\/em>, ma soltanto relativamente a quei fatti. Non ho smarrito il ricordo di tutto il mio passato, ma solo di ci\u00f2 che accadde sull&#8217;isola Dougherty nel febbraio del 1912, dopo gli avvenimenti impressionanti verif\u00eccatisi nella laguna interna. Non so se il mio amico ne sappia qualcosa di pi\u00f9; lui sostiene di no, di non ricordare assolutamente nulla, proprio come me. Tuttavia, non so perch\u00e9, ho come la cessazione che lui, invece, qualcosa ricordi, ma non abbia mai voluto dirmelo. Posso solo dire che, dopo quelle stranissime esperienze, il suo sguardo era cambiato, come se vi si fosse affacciato il riflesso di una voragine senza fine, di un qualcosa che, una volta visto, non permette ad un uomo di tornare a essere esattamente quello di prima. Come, vorrei dire, se egli si fosse spinto in una terra sconosciuta, una terra senz&#8217;uomini, e avesse riportato con s\u00e9 l&#8217;odore di una solitudine quasi percepibile fisicamente.<\/p>\n<p>Ma una cosa alla volta; avevo detto di voler procedere con ordine, e ora tenter\u00f2 di farlo.<\/p>\n<p>Il 16 febbraio 1912, mentre la nostra scialuppa andava alla deriva in mare aperto, a circa cinquantasette gradi di latitudine sud e centodiciotto di longitudine ovest da Greenwich, Mariano ed io fummo tratti in salvo dagli uomini della nave mercantile greca <em>Tenedos<\/em> Eravamo semi assiderati, semi-disidratati e in stato d&#8217;Incoscienza. Ci riprendemmo nei giorni seguenti, ma non fummo in grado di raccontare nulla al capitano della <em>Tenedos<\/em>, se non che la goletta <em>Santa In\u00e9s<\/em> aveva fatto naufragio in quei paraggi, e che noi eravamo gli unici superstiti. Naturalmente ere solo una parte della verit\u00e0, ma non potevamo certo raccontare di essere due forzati evasi del bagno penale. Ma quanto agli ultimi avvenimenti sull&#8217;isola Dougherty (isola della quale non facemmo parola con anima viva), li avevamo veramente dimenticati.<\/p>\n<p>Il mio ultimo ricordo, e anche del mio amico, era una conversazione col misterioso marchese di Villemer, durante un&#8217;escursione alla punta sud-occidentale dell&#8217;isola, che venne bruscamente interrotta dai ruggiti spaventosi di una tigre. A quel punto ci mettemmo in allarme e decidemmo di tornare immediatamente al rifugio della nostra grotta. Ricordo che, per fare pi\u00f9 in fretta, ci arrampicammo lungo il fianco di un canalone che tagliava al disopra del sentiero lungo la spiaggia, sempre incalzati dai ruggiti furibondi che parevano avvicinarsi. Ma, a met\u00e0 del canalone, il terreno ghiaioso e cedevole ci trad\u00ec, e scivolammo rovinosamente, uno dopo l&#8217;altro, gi\u00f9 per la parete rocciosa, per alcune decine di metri, acquistando velocit\u00e0 nella caduta e senza trovare il minimo appiglio per fermarci o almeno per rallentare. <em>Quello<\/em> \u00e8 il mio ultimo ricordo: e, come poi mi disse, anche di Mariano. Come giungemmo fino alle caverna, come mettemmo in mare la scialuppa, come andammo alla deriva finch\u00e9 la nave greca, fortunatamente fuori rotta in seguito a una violenta tempesta, ci avvist\u00f2 e ci trasse in salvo, tutto questo rimane per me avvolto nel pi\u00f9 fitto mistero. Non riesco a ricordarlo, come ho gi\u00e0 detto, e temo che non riuscir\u00f2 mai pi\u00f9 a spezzare la barriere dell&#8217;oblio.<\/p>\n<p>Posso solo narrarle, dunque, <em>se\u00f1ora<\/em>, quel che \u00e8 accaduto <em>prima<\/em> e <em>dopo<\/em> la nostra permanenza sulla dimenticata isola Dougherty. Ci eravamo imbarcati su une goletta da pesca, la <em>Santa In\u00e9s<\/em>, il cui comandante era un parente di uno dei deportati &quot;comuni&quot; fuggiti con noi. Prima di riuscire a imbarcarci, vivemmo alcuni giorni molto difficoltosi. Tra l&#8217;altro, il nostre compagno &quot;comune&quot; mor\u00ec precipitando sulla costa occidentale, mentre gli altri due, dai quali ci separammo in circostanze drammatiche, furono per noi un grave pericolo: erano armati e cercavano l&#8217;oro in un torrente che, a loro dire, ne era ricco. Posso testimoniarle che per tutto il tempo, allora e in s\u00e9guito, oggetto dei continui pensieri del mio amico fu una gentile <em>se\u00f1ora<\/em> le cui squisite qualit\u00e0 egli non poteva e non voleva in alcun modo dimenticare. Quando vi fu la scosse di terremoto, Mariano volle tornare indietro per sincerarsi se non fosse accaduto nulla di male alle persone che gli stavano a cuore; ma questo lei lo sa gi\u00e0.<\/p>\n<p>La <em>Santa In\u00e9s<\/em> ere stata noleggiata da un eccentrico e inquietante personaggio, quel barone di Villemer di cui si parla empiamente nel quaderno che le ho inviato. Per sua volont\u00e0 facemmo rotta a sud-ovest, fino a localizzare un&#8217;isola fantasma che costituiva uno dei grandi misteri del mare: l&#8217;isola Dougherty, pi\u00f9 volte riscoperta e altrettante perduta. Nel frattempo, per\u00f2, le <em>Santa In\u00e9s<\/em> aveva fatto naufragio, urtando di notte contro un iceberg alla deriva. Sbarcammo perci\u00f2 con una semplice scialuppa, la stessa che fu poi le nostra salvezza, quando il <em>Tenedos<\/em> ci ritrov\u00f2. Il capitano Demetriades della nave greca aveva doppiato Capo Horn ed era diretto a Papeete, sull&#8217;isola di Tahiti. Vi giungemmo ai primi di marzo, e le autorit\u00e0 francesi vollero fare una minuziose indagine sul nostro conto. In quanto deportati politici, declinammo le nostre vere generalit\u00e0 e domandammo esilio politico, che alla fine ci venne concesso. Sull&#8217;isola esisteva un minuscolo nucleo socialista, formato in buona parte dai figli dei deportati politici dopo la repressione della Comune di Parigi del 1871 Con il loro aiuto trovammo lavoro presso un giornale locale, io come tipografo e Mariano, dopo che ebbe acquistato una sufficiente padronanza del francese, come redattore. Non ere un lavoro faticoso, e questo ci permise di rimetterci definitivamente in salute e di risparmiare il denaro necessario per tornare in Sud America. Quello fu un periodo incredibilmente sereno, e lo ricordo ancore con profonde nostalgia: solo il pensiero dei familiari e degli amici ci convinse a ripartire, un anno dopo. Quanto a me, ho sempre considerato il nostro salvataggio da parte del <em>Tenedos<\/em> come una specie di autentico miracolo. Avremmo dovuto morire in quella acque deserte e tempestose, secondo ogni verosimiglianza. Invece siamo ritornati alla vita, e la cosa ha dell&#8217;incredibile.<\/p>\n<p>Nel maggio del 1913 ci siamo imbarcati su un vapore francese diretto a Panama, il cui canale sarebbe stato aperto alla navigazione solo un anno dopo. Da l\u00ec, via terra, ci siamo portati a Col\u00f2n, sulla sponda atlantica, e con una nave italiana abbiamo raggiunto Caracas ai primi di luglio, e poi Rio de Janeiro, in agosto. L\u00ec ci siamo fermati circe un mese, a causa di ungi mia improvvisa malattia, e poi, sempre con l&#8217;aiuto dei compagni socialisti e anarchici, siamo ripartiti per Buenos Aires, giungendovi in ottobre.<\/p>\n<p>Buenos Aires \u00e8 piena di anarchici, in gran parte di origine italiana e spagnola, ma il mio amico, stranamente, volle frequentarli pochissimo, anzi dopo appena due mesi mi disse che voleva ripartire. Io avevo gi\u00e0 trovato un buon lavoro in un laboratorio di orologiaio, ed ero riuscito, finalmente, a mettermi in contatto con la mia famiglia (che ormai mi credeva morto), perci\u00f2 decisi di fermarmi l\u00ec. Anche ora mi trovo in Argentina, ma pi\u00f9 vicino al confine, a Mendoza, dove mi trovo tuttora. Perci\u00f2 ci siamo separati, non senza commozione, dopo tante avventure condivise in perfetto cameratismo, senza mai un contrasto.<\/p>\n<p>Ho gi\u00e0 detto che Mariano, dopo l&#8217;esperienza sull&#8217;isola Dougherty, mi \u00e8 perso indefinibilmente cambiato. Nei miei confronti \u00e8 sempre rimasto l&#8217;ottimo amico di prima, generoso, disponibile; e so che anche nei confronti di quella tale <em>se\u00f1ora<\/em> i suoi sentimenti sono rimasti gli stessi, bench\u00e9 avesse praticamente cessato di parlarne. Ma so da alcuni indizi, poich\u00e9 ormai lo conoscevo bene, che non ha mai smesso di pensarla, sempre con immenso affetto e gratitudine. Il suo cambiamento era difficile da definire: e tuttavia c&#8217;era. Parlava ancora meno di prima, per esempio, ma al tempo stesso appariva meno cupo e accigliato; era spesso pensoso, ma non in modo sdegnoso e superbo, come prima. Sembrala diventato pi\u00f9 indulgente, con gli altri se non con se stesso; pi\u00f9 volte l&#8217;ho visto giocare con dei bambini, figli di un mio amico argentino: e ho notato che anche loro stavano volentieri con lui. Facevamo ancora, ma solo di tanto in tanto, quelle lunghe e affascinanti discussioni sui grandi problemi della vita, che tanto cara mi avevano resa la sua amicizia. Anche allora si notava una sfumatura di cambiamento in lui: parlava di meno e ascoltava di pi\u00f9; era capace di sorridere delle debolezze umane, mentre prima se ne indignava; e quasi non si interessava pi\u00f9 alla politica, pur restando sensibilissimo alle questioni sociali. Aveva anche sviluppato un certo qual senso dell&#8217;umorismo, con il quale sdrammatizzava le riflessioni pi\u00f9 amare; anche se il suo fondo di pessimismo esistenziale persisteva sempre, pareva disposto a guardare con pi\u00f9 attenzione anche i lati un po&#8217; pi\u00f9 rosei della vita.<\/p>\n<p>Non ha voluto dirmi esattamente dove sarebbe andato, ma ho avuto l&#8217;impressione che volesse ritornare in patria, ovviamente in marniera illegale, forse procacciandosi una nuova identit\u00e0. E&#8217; partito alla fine di dicembre del 1913, e da allora non ho pi\u00f9 avuto sue notizie, se non un biglietto senza firma, ma che ho riconosciuto lo stesso, speditomi nel marzo del 1914 da Santiago. Due sole parole: &quot;tutto bene&quot;; e basta.<\/p>\n<p>CAPITOLO SECONDO<\/p>\n<p>\u00a3<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 3 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>E&#8217; vivo!! !<\/p>\n<p>Dio, ti ringrazio.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 4 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Ma dove sar\u00e0? Cosa star\u00e0 facendo? E se fosse qui, proprio qui, in questa citt\u00e0? Pensiero strano, quasi pauroso. \u00c8 come se il passato si materializzasse e venisse ad occupare un suo posto nel mezzo del presente. Pure, so che anche Mariano deve pensarla cos\u00ec. Perch\u00e9, altrimenti, non si sarebbe mai fatto vivo, neppure con una lettera? Oh, \u00e8 stato infinitamente delicato ad imporsi un tale sacrificio. E quanto deve essergli costato!<\/p>\n<p>Ma&#8230; Alexandra, \u00e8 proprio questo che pensi <em>veramente<\/em>?<\/p>\n<p>Ascolta meglio il tuo cuore, smettila di fingere la parte della donna ragionevole, che ha sepolto i ricordi troppo dolorosi. \u00c8 allora potrai sentirlo sussurrare: quanto vorrei avere sue notizie! Quanto vorrei un segno della sua presenza! Quanto vorrei <em>vederlo<\/em>, magari per una volta sola!!<\/p>\n<p><em>Dal diarie di Alexandra, 7 febbraio<\/em>.<\/p>\n<p>&quot;A cosa stai pensando, mamma?&quot;, mi ha chiesto oggi Isabela, interrompendo bruscamente di suonare il pianoforte. \u00c8 tutto il giorno che ti vedo distratta. C&#8217;\u00e8 qualcosa che ti preoccupa?&quot;. Bambina mia, c&#8217;\u00e8 qualcosa, ma non posso dirlo n\u00e9 a te, n\u00e9 ad alcun altro. Chiss\u00e0, perch\u00e9 no, quando sarai grande, se saremo amiche, se avr\u00f2 la sensazione che non vorrai giudicare tua madre. Mi \u00e8 accaduto questo: di provare un affetto profondo per un uomo che, a sua volta, mi ha voluto immensamente bene. Non ho mai tolto nulla n\u00e9 a te, n\u00e9 a Ricardo, n\u00e9 a pap\u00e0: \u00e8 stata una cosa soltanto mia. Una cosa intensa, che mi ha regalato molta gioia e molta sofferenzache mi ha anche cambiata, in un certo senso. Perch\u00e9 mi ha fatto vedere cose che prima non vedevo, mi ha aperto quasi a forza a una dimensione nuova della vita. E dunque mi ha arricchita, maturata: e di ci\u00f2 sono grata a Mariano. E a quei singolari fili del destino che l&#8217;hanno messo un giorno sulla mia strada. Il destino! O qualcosa di pi\u00f9 profondo, di pi\u00f9 bello?<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 14 febbraio.<\/em><\/p>\n<p>San Valentino: festa degli innamorati.<\/p>\n<p>Alvaro oggi mi ha donato un meraviglioso mazzo dei miei fiori preferiti. Sono arrossita violentemente, e ho chinato il capo per non incontrare il suo sguardo. Lo amo, come lo amavo il primo giorno, come lo amer\u00f2 sempre. Posso dirlo in tutta coscienza. Ma allora, cos&#8217;\u00e8 il sentimento che provo, innegabilmente, per un altro essere umano, che non so neppure dove sia? Un pensiero curioso, improvviso: e se si fosse fatto une sua esistenza, se si fosse sposato? E subito una lama mi ha attraversato il cuore: so che nome darle. Gelosia. Per un attimo solo, ma intensa, inequivocabile. Certo, la Alexandra positiva e ragionevole, subito dopo,si \u00e8 ripresa e ha pensato: ne sarei felice per lui. Si merita un po&#8217; di serenit\u00e0, il suo cuore ha sofferto abbastanza&#8230; Ma, appunto, questi pensieri sono venuti un attimo dopo. E io credo che la profonda verit\u00e0 dei nostri sentimenti si possa cogliere nelle reazioni immediate, istintive, alle emozioni non nella riflessione che poi subentra, imposta &#8211; direbbe quel medico austriaco, quel Freud &#8211; dal nostro super-io.<\/p>\n<p>No, non \u00e8 nella riflessione razionale la nostra verit\u00e0 vera, ultima, profonda&#8230;<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 16 febbraio<\/em>.<\/p>\n<p>I giorni passano, ma l&#8217;inquietudine rimane. Credevo che un poco alla volta sarei ritornata padrona di me, invece cos\u00ec non \u00e8 stato, la tensione non accenna neppure a diminuire.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio sono entrata in chiesa, per raccogliere i pensieri. C&#8217;era una densa penombra, i ceri tremolavano sotto le immagini dei santi. Mille emozioni, mille timori mi affollavano la mente.<\/p>\n<p>Ricordi slegati della mia infanzia tornavano d&#8217;improvviso, chiss\u00e0 perch\u00e9: mi rivedevo bambina nella lontana fattoria di Puerto Montt, il mare le foreste il vulcano el&#8217;orizzonte. Alexandra che si arrampica sui rami del ciliegio, intrepida e spericolata come un maschio; il giorno di Natale di quando avevo nove anni, e ricevetti in dono quel vestito bianco che ancora conservo fra le cose pi\u00f9 care. E ancora: i giochi con mio fratello e con la mia sorellina, l&#8217;odore forte della scuderia, il suono monotono dei campanacci delle mucche al pascolo, il rosso infuocato dei tramonti estivi&#8230;<\/p>\n<p>E poi, d&#8217;improvviso, un frammento di conversazione con Mariano, nel giardino della nostra casa sull&#8217;isola, dopo la lezione al piccolo Ricardo.<\/p>\n<p>&quot;Sono immensamente felice di vederla anche quest&#8217;oggi, <em>se\u00f1ora<\/em>&quot;, mi dice con semplicit\u00e0, illuminandosi tutto, quando m&#8217;incontra presso il roseto. Ci guardiamo per un po&#8217; in silenzio, emozionati entrambi.<\/p>\n<p>&quot;Anch&#8217;io ne sono lieta,&#8217; don Mariano&#8230;, anzi, Mariano.&quot;<\/p>\n<p>Mi sembrava ancora di udire il cinguettio dei pappagallini nella loro voliera, nella lunga pausa densa di cose non dette, e accennate solo, inconsapevolmente, con gli sguardi.<\/p>\n<p>&quot;Per me, Alexandra, \u00e8 sempre una buona giornate quando vi incontro&#8230; Quando ti incontro!&quot;. ha aggiunto infine, e rivolgendomi un breve inchino, ha fatto per allontanarsi.<\/p>\n<p>Ma io l&#8217;ho richiamato d&#8217;istinto, e lui si \u00e8 voltato tornando verso di me, un po&#8217; stupito. &quot;Per quanto avete di pi\u00f9 caro&#8230;, per quanto hai di pi\u00f9 caro, ti prego, sta&#8217; attento&quot;, gli ho sussurrato, pensando alle oscure minacce degli altri confinati &quot;politici&quot;.<\/p>\n<p>Pochi giorni prima mi era giunta notizia dell&#8217;incidente dell&#8217;albero, nella foresta, mentre le squadre erano al lavoro.<\/p>\n<p>Lui ha abbassato lo sguardo, come frugando qualcosa nella sua mente, poi lo ha rialzato, fissandomi dritto e ha detto, sorridendo: &#8211; Ma certo, \u00e8 tutto a posto, non c&#8217;\u00e8 nulla di cui preoccuparsi&quot;, e intanto si vedeva che stava pensando ad altro, che parlava un po&#8217; meccanicamente. D&#8217;impulso abbiamo levato il braccio, stesso momento, e ci siamo stretti la mano con forza. Poi s&#8217;\u00e8 allontanato a passi rapidi.<\/p>\n<p>Non so perch\u00e9, d&#8217;improvviso le emozioni mi hanno fatto groppo in gola, e alcune lacrime mi sono scivolate gi\u00f9 per le guance. Sconvolta, mi sono alzata, dirigendomi all&#8217;uscita. Quasi sul portone una donna bellissima, dai lunghi capelli neri e due occhi viola dall&#8217;espressione intensa, che non scorder\u00f2 mai, passandomi accanto mi ha sorriso e mi ha sussurrato: &quot;Coraggio!&quot;.<\/p>\n<p>Mi sono trovato all&#8217;esterno, frastornata, il mondo velato da una nebbiolina di lacrime. Chi era quella donna? Sono certo di non averla mai vista, eppure mi ricordava stranamente qualcosa. Mi aveva parlato con una dolcezza e una confidenza, come se lei mi conoscesse. Possibile? Quando il cuore ha smesso di battere furiosamente e ho riacquistato una certa calma, sono tornata dentro. Volevo chiarire il mistero. Ma non l&#8217;ho rivista. Ho percorso tutto il perimetro della chiesa, lungo le navate, e guardato nelle cappelle laterali. C&#8217;era solo qualche vecchietta, ma lei era sparita. Alla fine me ne sono andata, perplessa.<\/p>\n<p>Ma una strana dolcezza nuova m&#8217;era scesa nell&#8217;anima. Non so come, al turbamento ere succeduta la calma.<\/p>\n<p>Conservavo nitidamente tutti i frammenti di ricordo avuti mentre sedevo nella penombra presso i ceri, quelli dell&#8217;infanzia, quelli con Mariano, ma senza pi\u00f9 pena o rammarico: pacificata. Sono tornata a casa con coraggio, ne ero uscita confusa e sfiduciata.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 23 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi stavamo rientrando dalla solita passeggiata serale, Alvaro e io, quando uno strillone ci \u00e8 venuto incontro con il fascio di copie di <em>El Mercurio,<\/em> gridando: &quot;Edizione straordinaria! Catturato l&#8217;assassino del generale Mu\u00f1oz-Gamero! Edizione straordinaria!&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Alvaro lo ha fermato e ne ha acquistato una copia, fermandosi a sfogliarla l\u00ec in strada, contro tutte le sue abitudini. Eravamo sul <em>paseo<\/em> Bernardo O&#8217;Higgins, all&#8217;altezza del parco di una villa, presso la cancellata in ferro battuto. Lo ha scorso per un po&#8217; in silenzio, tutto concentrato, poi ha esclamato:<\/p>\n<p>&#8211; Mu\u00f1oz-Gamero! Te lo ricordi? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo. E mi ricordo anche cosa mi hai detto in proposito sull&#8217;isola, quando hai deciso di mandare la lettera delle tue dimissioni. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Davvero? Cosa ti ho detto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Hai detto, pi\u00f9 o meno: &quot;Dio mi perdoni, ma quando l&#8217;hanno ammazzato&#8230; ho pensato che se l&#8217;era proprio voluta&quot;. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0, gi\u00e0&#8230; Bene, pare che abbiano preso il suo assassino. Strano, non ti pare? A distanza di anni&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; E chi \u00e8?<\/p>\n<p>&#8211; Un operaio, un sovversivo, naturalmente. Un certo Tom\u00e0s Ribeiro, rispose.- Sposato, con quattro figlioli. Un uomo di quarantadue anni. &#8211;<\/p>\n<p>Ci siamo rimessi in cammino verso casa. La gente si affrettava a comperare il giornale e discuteva animatamente del fatto. Non so perch\u00e9, mi sono sentita stranamente inquieta.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 26 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Questo pomeriggio ero sola in casa con Isabela, che stava facendo i suoi esercizi al pianoforte, quando hanno suonato alla porta. Poco dopo, Marina \u00e8 venuta a dirmi, un po&#8217; imbarazzata, che c&#8217;era di nuovo quella <em>se\u00f1orita<\/em> dell&#8217;altra volta, Isabela Kocbek, e che chiedeva di me. Involontariamente sono arrossita, mentre mi alzavo per accoglierla. Ho mandato Isabela nella sua stanza a fare le lezioni di scuola, e poco dopo io e la figlia di Federico ci siamo ritrovate sole sul divano, come l&#8217;altra volta.<\/p>\n<p>La ragazza, oggi, aveva perso la sicurezza del primo incontro. Era visibilmente inquieta, si tormentava le mani e raramente mi guardava negli occhi. Mi fece un discorso inizialmente un po&#8217; confuso, pi\u00f9 o meno in questi termini: &#8211; <em>Se\u00f1ora<\/em>, sono spiacente di disturbarla di nuovo.<\/p>\n<p>&#8211; Lei non mi ha disturbato affatto -, l&#8217;ho rassicurata. &#8211; Sono lieta, anzi, che abbia pensato di rivolgersi a me, se c&#8217;\u00e8 un problema che 1&#8242; angustia. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ma non \u00e8 come forse crede&#8230; Non si tratta di un problema economico, n\u00e9 di ordine materiale. Vorrei piuttosto&#8230; un consiglio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mi parli tranquillamente. Pu\u00f2 fidarsi di me. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei ha sentito senz&#8217;altro la notizia del giorno. .. quella dell&#8217;arresto del presunto assassino del generale Mu\u00f1oz-Gamero. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 dice &quot;presunto&quot;? La polizia non ha dubbi&#8230;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; Ecco, \u00e8 proprio questo il punto. <em>Se\u00f1ora<\/em>, ho la sua parola che non far\u00e0 cenno ad alcuno delle nostra conversazione, nemmeno a suo marito? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; una cose che lui non deve sapere? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; una cosa che nessuno deve sapere, finch\u00e9 non avr\u00f2 deciso come agire. E ho bisogno appunto del suo consiglio, presto capir\u00e0 perch\u00e9. Dunque, mi promette di non dir nulla senza il mio assenso?<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 una richiesta un po&#8217; insolita&#8230; Ma vedo che lei \u00e8 profondamente turbata, e, se ritiene che io possa aiutarla, glielo prometto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Allora, vengo subito al punto. Si tratta di questo: io <em>so<\/em> che quell&#8217;uomo, quell&#8217;operaio, quel tale Ribeiro, \u00e8 innocente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; In nome del cielo, come pu\u00f2 dire una cosa simile? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 molto semplice, <em>se\u00f1ora.<\/em> Perch\u00e9 so&#8230; perch\u00e9 so chi \u00e8 stato il vero assassino. &#8211;<\/p>\n<p>Sono rimasta senza parole. Poi mi sono ripreso, e le ho chiesto: &#8211; Ma in che modo, mi scusi, lei pensa che io possa esserle d&#8217;aiuto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ora le spiego. L&#8217;altra volta, ho avuto la sensazione che lei nutrisse uni sincera simpatia per mio padre. E io ho saputo, circa un anno fa, il nome di colui che uccise il generale Mu\u00f1oz-Gamero nel 1908. Come le ho gi\u00e0 detto, io non vedo mio padre da mesi, e non so quando potr\u00f2 rivederlo. Lui vive all&#8217;estero, non pu\u00f2 rientrare in patria. Gli ho scritto per conoscere il suo parere, ma temo che passer\u00e0 del tempo, e quel poveretto sar\u00e0 processato per direttissima&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il suo \u00e8 un caso di coscienza, dunque. Mi dica, ha delle prove di quanto sostiene? Sarebbe la prima cosa che le domanderebbero&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, non ho alcuna prova. E, per di pi\u00f9, mio padre \u00e8 un deportato politico, gi\u00e0 evaso da un penitenziario dello Stato, e tuttora latitante. Chi mai potrebbe credermi? Peggio ancora: potrebbero pensare che io so quel nome per il fatto che \u00e8 stato mio padre a compiere l&#8217;omicidio. Accusare un latitante, costa poca fatica; e intanto si scagiona un altro sovversivo&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Eh, s\u00ec, \u00e8 una faccenda complicata. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; ancora pi\u00f9 complicata di quello che lei pensa, <em>se\u00f1ora.<\/em> &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa intende dire? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che l&#8217;autore del delitto \u00e8 una persona che mio padre, e forse anche lei,<\/p>\n<p><em>se\u00f1ora<\/em>, stimate profondamente. &#8211;<\/p>\n<p>Mi \u00e8 sembrato di annaspare.. Devo aver balbettato, replicando: &#8211; Mi sta dicendo che io&#8230;, che io conosco&#8230; quella tal persona? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, <em>se\u00f1ora<\/em>.<\/p>\n<p>Mi sono fatta forza, ho cercato di assumere un tono fermo: &#8211; Me lo dica, allora.<\/p>\n<p>&#8211; In via assolutamente riservata, mio padre mi confid\u00f2, appunto un anno fa, essendo caduta la nostra conversazione sul delitto Mu\u00f1oz-Gamero, che a uccidere il generale era stato il suo migliore amico: don Mariano Sarmiento.<\/p>\n<p>Un fulmine mi si \u00e8 abbattuto sopra, d&#8217;improvviso.<\/p>\n<p>CAPITOLO TERZO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 27 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Di colpo il mio corpo ha cominciato a sudare abbondantemente; la testa mi girava un poco e avvertivo in gola una sensazione spiacevole, come quando si sta per vomitare: un brusco celo della pressione arteriosa. Ho appoggiato le spalle allo schienale del divano e sono rimasta in silenzio, aspettando di riprendermi.<\/p>\n<p>La ragazza era preoccupata: &#8211; <em>Se\u00f1ora<\/em>, posso fare qualcosa? Si sente male?<\/p>\n<p>&#8211; Per favore, mi dia solo un momento per raccogliere le idee. &#8211;<\/p>\n<p>Dopo circa un minuto mi sono un po&#8217; ripresa e mi sono fatta portare da Marina un bicchiere d&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Poi, rimaste nuovamente sole, sforzandomi disperatamente di essere lucida, le ho chiesto: &#8211; Lei \u00e8 assolutamente certa di quanto mi ha riferito? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Assolutamente. Mio padre aveva anzi scritto quella conversazione con don Mariano Sarmiento in un suo diario che teneva al tempo della deportazione sull&#8217;isola: diario, che purtroppo, and\u00f2 smarrito in seguito. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei si chiede se non sia il caso, per tentar di salvare un innocente, di rivolgersi alla polizia, raccontando quello che sa. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Esatto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mi dica allora, in tutti i particolari che lei conosce, come si sarebbe svolta la cosa. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ai tempi del massacro di Antofagasta, mio padre parlava continuamente del crimine inqualificabile commesso dal generale Munoz-Gamero, allorch\u00e9 diede .ondine di sparare sulla folla dei minatori e sulle loro famiglie inermi. Ne parlava in casa, coi suoi amici socialisti, e tutti dicevano che bisognava fare qualcosa, uno sciopero generale, una interrogazione in Parlamento&#8230; Ma la polizia fece degli arresti, imbavagli\u00f2 la stampa; anzi, come certo ricorder\u00e0, il generale fu insignito di un&#8217;altissima onorificenza militare, come se avesse vinto un glorioso fatto d&#8217;armi contro chiss\u00e0 quale minaccioso esercito nemico&#8230; E la cosa, poco a poco, fin\u00ec l\u00ec. Non dico che venne dimenticata, negli ambienti politici di sinistra essa non venne mai dimenticata. Ma quando, il sette dicembre 1908, come una bomba giunse la notizia che il generale era stato assassinato a Talcahuano, dov&#8217;era stato trasferito, nel sud del paese&#8230; la notizia ci colse tutti impreparati. Le indagini non approdarono a nulla. Si disse che erano stati gli anarchici, ma non si trovarono tracce. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, tutto questo lo so, lo ricordo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Un anno fa, parlando casualmente della cosa, mio padre mi disse che a uccidere, anzi a &quot;giustiziare&quot; il generale, era stato il suo amico. E, naturalmente, mi chiese di non farne mai parola ad alcuno. Ma ecco che ora hanno arrestato quell&#8217;operaio, quel Ribeiro. In tutto il paese si grida che \u00e8 un mostro, un essere indegno di vivere. Lo processeranno in tutta fretta, e non ci sono dubbi su quale sar\u00e0 la sentenza. E io non so che fare&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma vostro padre, come lo aveva saputo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Direttamente da don Mariano Sarmiento.-<\/p>\n<p><em>&#8211; Se\u00f1ora<\/em>, voi cosa fareste? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Aspettate, devo riflettere. Voi non avete alcuna prova di quanto sostenete. Per di pi\u00f9, siete la figlia di un latitante. E colui che indicate come l&#8217;uccisore del generale, \u00e8 latitante anch&#8217;egli, e nessuna sa dove si trovi n\u00e9 sotto quale nome vada. No, nessuno vi crederebbe, <em>se\u00f1orita<\/em>. &#8211;<\/p>\n<p>Lei scosse tristemente il capo, e disse, come parlando a s\u00e9 stessa: &#8211; Gi\u00e0, \u00e8 proprio quel che pensavo anch&#8217;io.<\/p>\n<p>&#8211; Del resto, avste detto di aver scritto a vostro padre. Il processo, per quanto rapido, non potr\u00e0 durare meno di qualche settimana. Aspettate: qualcosa potrebbe ancora accadere.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, voi mi confermate quello che anch&#8217;io andavo pensando. Abbiano parlato ancora un poco, ma non ricordo bene tutto. La mia mente si rifiutava di prestare attenzione. Finalmente se n&#8217;\u00e8 andata, promettendo di ritornare se vi fossero stati dei fatti nuovi, e lasciandomi, per ogni evenienza, il suo indirizzo.<\/p>\n<p>Rimasta sola, ho dovuto ricadere sul divano come se le gambe non mi avessero pi\u00f9 retto. Cercalo affannosamente una possibile spiegazione, ma non la trovavo. Ero sconvolta, incredula. E lo sono tutt&#8217;ora. E&#8217; vero, io e Mariano ci siamo conosciuti per un tempo molto breve; troppo breve per conoscerci veramente? Eppure, io credevo di aver capito quel che c&#8217;\u00e8 da capire di un altro essere umano, ossia l&#8217;essenziale&#8230; Possibile che mi sia ingannata fino a questo punto? Ricordo le parole di Ricardo entusiasta del suo nuovo professore: &quot;Mamma, io so che non pu\u00f2 aver fatto niente di male, non \u00e8 vero?&quot;. Ma che cosa \u00e8 bene e che cosa \u00e8 male, dunque? Uccidere un uomo come Mu\u00f1oz-Gamero, \u00e8 male? Non vi sono delle situazioni, nella storia, in_ cui il male diventa necessario, per difendere un bene pi\u00f9 alto? Eh, temo che Ges\u00f9 non sarebbe d&#8217;accordo su questo. No, non sarebbe d&#8217;accordo mai e poi mai. Eppure, i Maccabei hanno combattuto, hanno sparso il sangue, e non solamente il loro&#8230; Cosa sto dicendo, cerco giustificazioni all&#8217;omicidio nella Bibbia?<\/p>\n<p>E poi, il dubbio che mi assilla non \u00e8 solo questo. C&#8217;\u00e8 anche il fatto che un innocente sta per essere processato e condannato per quel delitto. Possibile che Mariano, se \u00e8 qui e se \u00e8 in grado di agire, lasci fare come se nulla fosse? No, questo non potr\u00f2 crederlo mai. O non ha saputo, o non pu\u00f2 muoversi, o&#8230; o&#8230;, no, non voglio scriverlo. Non posso neanche pensarlo.<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale<\/em> El Mercurio<em>, edizione straordinaria del 1-marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Questa mattina un clamoroso colpo di scena ha rimesso in discussione tutte le certezze nel dramma dell&#8217;affare M\u00f9noz-Gamero. Quando gi\u00e0 era stata fissata al 10 marzo la data per l&#8217;inizio del processo all&#8217;operaio socialista Tom\u00e0s Ribeiro, \u00e8 accaduto un fatto nuovo che ha modificato radicalmente lo scenario dell&#8217;inchiesta. Un anarchico cileno, Mariano Sarmiento, nativo del villaggio di Nascimiento presso Los Angeles, nel distretto di B\u00eco-B\u00eco, si \u00e8 costituito alla polizia di Valpara\u00ecso, autoaccusandosi dell&#8217;assassinio del generale Mu\u00f1oz-Gamero. La notizia \u00e8 filtrata alle stampa nelle prime ore del pomeriggio e ha sollevato un&#8217;enorme impressione. Non si conoscono ancora i particolari della vicenda, ma \u00e8 certo che, se Sarmiento fornisse prove concrete di quanto sostiene, ci\u00f2 scagionerebbe automaticamente Ribeiro: la polizia, infatti, ha sempre sostenuto di essere certa che quest&#8217;ultimo, che risiedeva a Talcahuano all&#8217;epoca dei fatti, abbia agito da solo e senza l&#8217;aiuto di alcun complice. Pare, intanto, che i due uomini non si conoscessero affatto, anche se non stati ancora messi a confronto; fra l&#8217;altro, Ribeiro \u00e8 un militante socialista mentre Sarmiento \u00e8 un anarchico che da anni aveva fatto perdere le proprie tracce. Quarantadue anni, giornalista di professione, aveva subito una condanna per attivit\u00e0 contro la sicurezza dello Stato nel 1911, subendo la deportazione su un&#8217;isola lontana, dove avrebbe dovuto scontare due anni di lavori forzati; ma era evaso appena qualche mese dopo, ai primi del 1912, con alcuni compagni, e in seguito era riuscito a far perdere le proprie tracce. Pare che fosse rientrato in Cile alla fine del 1913 o al principio del 1914, naturalmente sotto falsa identit\u00e0, stabilendosi in una localit\u00e0 non identificata e dedicandosi alle professione di insegnante in un istituto scolastico privato tenuto da religiosi. Questo \u00e8 quanto si \u00e8 saputo finora. Pare che, alla notizia dell&#8217;arresto del Ribeiro sotto l&#8217;imputazione di aver assassinato il generale Mu\u00f1oz-Gamero, egli abbia deciso di costituirsi spontaneamente, quando ormai era riuscito a rifarsi una nuova vita. Ora dovr\u00e0 rendere conto alla giustizia del nefando attentato in cui perdette la vita un valoroso militare e fedele servitore del Paese.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 1\u00b0 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 vivo: Dio, ti ringrazio.<\/p>\n<p>Si \u00e8 costituito per salvare un altro: \u00e8 stato grande.<\/p>\n<p>Ora dovr\u00e0 subire il processo: Dio, dacci la forza: a lui, e a me.<\/p>\n<p><em>Dichiarazione di Mariano Sarmiento inviata al giornale<\/em> El Mercurio <em>subito prima di costituirsi, .e pubblicata il 2 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Io, Mariano Sarmiento, di professione giornalista, nato nella provincia di B\u00eco-B\u00eco, presso Los Angeles, il 4 novembre 1873, affermo di aver ucciso il generale Hernan Mu\u00f1oz-Gamero, il 7 dicembre 1908, per vendicare le vittime dei fatti di Antofagasta. Mi assumo la responsabilit\u00e0 completa di quella azione e dichiaro di non aver avuto complici. Dichiaro anche la totale estraneit\u00e0 ai fatti di tale Tom\u00e0s Ribeiro, che non ho mai conosciuto e che non pu\u00f2 essere stato l&#8217;autore di quell&#8217;azione. Dichiaro, infine, di costituirmi alle autorit\u00e0 dello Stato di mia spontanea volont\u00e0, non appena sono venuto a conoscenza del suo arresto e ho potuto sbrigare alcune faccende di carattere strettamente privato. Respingo fin d&#8217;ora ogni eventuale tentativo di strumentalizzare la mia decisione e di coinvolgere altre persone nell&#8217;inchiesta sulla morte di Mu\u00f1oz-Gamero.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 3 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Gli avvenimenti stanno prendendo un ritmo vertiginoso, superiore alla mia capacit\u00e0 di controllarli. Pure, devo farmi forza, forza, forza. Stamani \u00e8 venuto a casa nostra un sottufficiale dei <em>carabineros<\/em> per convocare Alvaro alla centrale di polizia. Il magistrato che si occupa dell&#8217;inchiesta Mu\u00f1oz-Gamero vuole sentirlo per la faccenda dell&#8217;evasione dal confino sull&#8217;isola, nel 1912. Quando il sottufficiale \u00e8 andato via, mio marito mi ha detto: &#8211; Alexandra, vorrei parlarti -, e ci siamo chiusi nel suo studio. Il cuore mi batteva forte.<\/p>\n<p>&#8211; Devo recarmi dal giudice Cabellero. Dovr\u00f2 testimoniare su quel Sarmiento, capisci, che era tra i confinati alla fine del 1911. Ma non avr\u00f2 molto da dirgli: me lo ricordo appena. Io partii per Valparaiso pochi giorni dopo il suo arrivo e, quando tornai, nel febbraio 1912, era gi\u00e0 evaso. Tu, invece, l&#8217;hai conosciuto bene, e anche i ragazzi se lo ricordano perfettamente. Hai visto come hanno preso la notizia del suo arresto. Da parte mia, non intendo assolutamente coinvolgerti in questa spiacevole vicenda, ma \u00e8 possibile che sentano anche il mio vice di allora, don Venustiano &#8211; te lo ricordi &#8211; e quel pettegolo non si terr\u00e0 certo per s\u00e9 il fatto che tu avevi incaricato Ssrmiento di dare lezioni di spagnolo e latino a Ricardo. In questo caso, il magistrato potrebbe forse voler sentire anche te.<\/p>\n<p>-S\u00ec, lo credo anch&#8217;io. E allora preferisco non aspettare di essere convocata. Che ne diresti se venissi con te, ora?<\/p>\n<p>Ha riflettuto un attimo, guardandomi negli occhi. Ho avuto la sensazione che cercasse di leggermi un pensiero segreto.<\/p>\n<p>&#8211; Senti, Alexandra. Per me va bene, ma&#8230; \u00e8 necessario, d&#8217;ora in poi, che ci fidiamo interamente l&#8217;uno dell&#8217;altra. A te quell&#8217;uomo piaceva, vero? No, non fraintendermi! Voglio dire: ti ispirava fiducia, lo trovavi simpatico, non \u00e8 cos\u00ec? Altrimenti, non lo avresti scelto come maestro di nostro figlio. &#8211;<\/p>\n<p>Ho chiamato a raccolta tutte le mie forze per conservare il perfetto autocontrollo; ho risposto: &#8211; E&#8217; evidente. E sai che anche i ragazzi la pensano cos\u00ec.<\/p>\n<p>-S\u00ec, lo so, lo so. Bene, il fatto \u00e8 questo: devi stare attenta a non lasciar trasparire troppo questa simpatia davanti al giudice o, Dio non voglia, davanti della giuria, se saremo chiamati a testimoniare anche al processo. Ci sar\u00e0 un sacco di gente, e anche la stampa, capisci? &#8211; Mi sono morsa la lingua, cercando disperatamente di pensare. Alvaro, solo allora, sembr\u00f2 accorgersi del mio turbamento.<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, non mi rispondi? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa posso dire? Risponder\u00f2 secondo coscienza alle domande che mi faranno. Cosa che farai anche tu, del resto, non ho il minimo dubbio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ma vedi, quell&#8217;uomo \u00e8 il mostro del momento. Sui giornali chiedono a gran voce la sua testa. E nessuno riuscir\u00e0 mai a convincerli che le cose stiano diversamente. Esiste una pubblica opinione, e i suoi umori, in questo momento&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Oh, Alvaro! Che discorsi sono questi? Al diavolo la pubblica opinione! Mi ha guardato stupito: &#8211; Ma davvero vorresti sfidarla? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io non voglio sfidare nessuno. Alle domande che mi faranno, dir\u00f2 quello che ho visto. Non volter\u00f2 le spalle a un amico in difficolt\u00e0&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Un amico? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io, Ricardo e Isabela lo consideravamo tale. E non ho motivo di modificare i miei sentimenti, ora. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma \u00e8 un assassino! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 darsi: ci\u00f2 riguarda la sua coscienza. Mi ricordo un uomo buono e gentile, perfettamente cavalleresco. Non sar\u00f2 interrogata come giudice delle sue azioni, ma come testimone del suo comportamento, quando l&#8217;ho conosciuto. Non posso e non voglio alterare la verit\u00e0 della mia testimonianza, solo per fare un piacere all&#8217;opinione pubblica assetata di vendetta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, io credo di capire i tuoi sentimenti e li rispetto profondamente. Avevo per\u00f2 il dovere di metterti in guardia, di prevenirti sulla piega che potrebbero prendere le cose. Non ti chiedo certo di alterare i fatti, e non \u00e8 per amore del quieto vivere che ti ho parlato.<\/p>\n<p>&#8211; Lo so, caro. Ti ringrazio e lo apprezzo. E adesso, prepariamoci ad uscire; la carrozza \u00e8 gi\u00e0 fuori che aspetta. &#8211;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, dal giudice, siamo entrati entrambi, spiegandogliene subito la ragione. Caballero non ha sentito ancora don Venusti ano, che, del resto, risiede a Santiago e dirige un carcere minorile. Non importa; \u00e8 gi\u00e0 stato convocato anche lui, e certamente avrebbe raccontato tutto. Meglio averlo preceduto. Il colloquio si \u00e8 svolto pi\u00f9 o meno in questi termini.<\/p>\n<p>&#8211; Don Alvaro, sono spiacente di averla dovuta convocare per questa faccenda, ma vedr\u00e0 che sar\u00e0 cose di pochi minuti. Mariano Sarmiento era affidato alla sua custodie quando evase dal confino, nel 1912?<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Ma quando evase, io ero assente: mi trovavo qui, a Valparaiso, per colloqui con i miei superiori. Ho visto anche l&#8217;allora ministro della giustizia, a Santiago. Quando sono tornato sull&#8217;isola, ho appreso della sua evasione, in compagnia di altri quattro deportati: tre comuni e un politico, tale Federico Kocbek, militante socialista. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che non sono pi\u00f9 stati assicurati alla giustizia, vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Due dei comuni vennero ripresi circa due mesi dopo, ma non seppero dare informazioni sugli altri. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei, a quell&#8217;epoca, lasci\u00f2 il servizio attivo, ritornando sul continente, non \u00e8 vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec , \u00e8 cos\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei si ricorda di Mariano Sarmiento? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Molto ,vagamente. Lo vidi una volta sola. Ho controllato le date: il suo gruppo giunse sull&#8217;isola il 13 novembre 1911, ed io m&#8217;imbarcai per Valpara\u00ecso il 18 seguente. Prima di partire, per\u00f2, lasciando le consegne al mio vice, don Venustiano Viamonte, volli fare le conoscenza di ciascuno dei nuovi arrivati, come sempre. Devo dire che, quando ho visto la sua fotografia sui giornali, ho stentato a riconoscerlo. Un volto visto una sola volta, tre anni e mezzo fa. ..<\/p>\n<p>&#8211; Ricorda qualcosa di lui, a parte l&#8217;aspetto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, non sembrava uno dei soliti politici. Era&#8230; diverso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Potrebbe essere pi\u00f9 preciso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mi diede l&#8217;impressione d una persona colta e intelligente, ma non di un fanatico, o di un esaltato. Sembrava, anzi, molto ragionevole. Ricordo che la sua cartella personale sembrava quella di uno studioso, pi\u00f9 che di un rivoluzionario. Aveva fatto ottimi studi all&#8217;universit\u00e0 di Santiago, era un giornalista preparato; aveva scritto anche dei libri, credo&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, questo lo sappiamo. Ma lei, ricorda qualcos&#8217;altro del suo comportamento? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, non ce ne fu il tempo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. E il suo vice, quando lei torn\u00f2 sull&#8217;isola, le rifer\u00ec qualcosa di particolare? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. Stese una relazione sull&#8217;accaduto, naturalmente. Ma mi disse che l&#8217;evasione lo aveva colto inaspettata, che n\u00e9 Sarmiento n\u00e9 Kocbek gli avevano dato problemi. Piuttosto, mi rifer\u00ec che si era cresta una forte tensione all&#8217;interno del gruppo dei &quot;politici&quot;, e che quei due sembravano essere venuti in rotta con gli altri. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Bepe, don Alvaro, non c&#8217;\u00e8 altro, per ora. Le chiedo solo di firmare questo verbale. &#8211; Poi si \u00e8 rivolto a me.<\/p>\n<p>&#8211; E lei, <em>se\u00f1ora<\/em>. Mi ha detto di avere chiesto proprio a Mariano Sarmiento se era disposto a impartire lezioni private a suo figlio Ricardo, giusto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Per l&#8217;esattezza, diedi incarico a don Venustiano Viamonte, essendo gi\u00e0 partito mio marito, di riferire a Sarmiento la mia richiesta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lui accett\u00f2 senz&#8217;altro? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Vede, i miei figli erano lontani da qualunque scuola, e io mi sforzavo di assicurar loro un&#8217;educazione, in modo che, tornati a casa, potessero riprendere gli studi senza perdere degli anni.-<\/p>\n<p>&#8211; Che lezioni impartiva Sarmiento al suo figlioli? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Spagnolo e latino. Poi, eventualmente, sarebbero passati al greco. Ma si capisce che non ce ne fu il tempo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 lei individu\u00f2 proprio quell&#8217;uomo come possibile maestro del ragazzo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 mi ero informata sui nuovi arrivati, proprio a quello scopo. E lui sembrava possedere senz&#8217;altro i requisiti adatti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Da chi si era informata, <em>se\u00f1ora<\/em>?<\/p>\n<p>&#8211; Parlando con mio merit\u00f2, prima che partisse. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Aveva gi\u00e0 preso iniziative del genere, in passato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Intende in altri istituti di pena? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, certo. Intendo l\u00ec, sull&#8217;isola. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, sull&#8217;isola le circostanze erano eccezionali. Eravamo completamente tagliati fuori dalle civilt\u00e0. S\u00ec, mi ero gi\u00e0 rivolta ad un confinato, e sempre perch\u00e9 desse lezioni a Ricardo, il mio figlio maggiore; alla piccola pensavamo noi, mio marito ed io. Eravamo arrivati sull&#8217;isola nel dicembre del 1910. Da gennaio a novembre trovai una brava persona per le lezioni di matematica,, un professore in pensione che ripart\u00ec appunto con la nave che aveva portato il nuovo gruppo di confinati. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo una prassi un po&#8217; insolita, tuttavia mi rendo conto che anche le circostanze lo erano. E&#8230; com&#8217;era Sarmiento, come professore di suo figlio? &quot;Attenta, mi sono detta; qui comincia la parte pi\u00f9 difficile.&quot; Ho assunto un&#8217;aria indifferente e ho risposto: &#8211; Era bravo. Mio figlio ne era contento. Anzi, dovrei dire: entusiasta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E il motivo di tanto entusiasmo&#8230;? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Oltre ad essere bravo, ci sapeva fare con Ricardo. E anche con Isabela, sua sorella, bench\u00e9 a lei non desse lezioni. Gli si erano affezionati entrambi, e parlavano spesso di lui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei, cosa ne pensava? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; In che senso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Condivideva&#8230; come dire&#8230; quell&#8217;entusiasmo?<\/p>\n<p>Le mani in grembo al disotto della scrivania, credo di aver stretto forte il fazzoletto per scaricare in qualche modo la tensione. Avrei voluto gridargli: &#8211; Era un uomo centomila volte meglio di voi, sacco di m&#8230;! -, ma naturalmente mi sono contenuta, sono rimasta impassibile, e ho detto nel tono pi\u00f9 naturale di cui fossi capace: &#8211; A me era sembrato une persona come si deve. Se cos\u00ec non fosse stato, la prima lezione con mio figlio sarebbe stata anche l&#8217;ultima. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Rimase sorpresa alla notizia della sue fuga? &#8211;<\/p>\n<p>Qui, forse, sono arrossita: dovevo proprio mentire, perch\u00e9 io sapevo tutto della fuga, naturalmente. Ho risposto solamente: &#8211; S\u00ec. &#8211; E lo guardavo dritto in viso.<\/p>\n<p>&#8211; E i suoi figlioli? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non cambiarono opinione su di lui. A Ricardo lasci\u00f2 in regala i suoi libri, e a Isabela una raccolta di piante rare dell&#8217;isola. Semplicemente furono tristi, dopo la sua partenza. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lei? &#8211;<\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 intervenuto Alvaro: &#8211; Signor giudice, non le pare che mia moglie abbia gi\u00e0 risposto esaurientemente alle sue domande, dicendole tutto quanto sapeva? &#8211;<\/p>\n<p>Caballero ha guardato per un attimo Alvaro, poi me, poi di nuovo Alvaro; improvvisamente ha spianato il volto a un sorriso formale e ha detto: &#8211; Ma certo, mi scuso per avervi fatto perdere del tempo. Ecco, <em>se\u00f1ora<\/em>, se vuoi firmare anche lei&#8230; Diego &#8211; e si rivolse allo scrivano &#8211; cancella la mia ultima domanda, non ha alcuna importanza. &#8211;<\/p>\n<p>Sulla porta, accompagnandoci, ha aggiunto: &#8211; A proposito, temo che verrete disturbati di nuovo, quando ci sar\u00e0 il processo. Tuttavia, sarete convocati solo se sar\u00e0 proprio indispensabile.<\/p>\n<p>&#8211; Quando crede che ci sar\u00e0 il dibattimento? -, ha chiesto Alvaro.<\/p>\n<p>&#8211; Presto, prestissimo: il caso \u00e8 chiaro. Anzi, so che Tom\u00e0s Ribeiro \u00e8 gi\u00e0 stato rilasciato. Ai primi di aprile, forse. &#8211;<\/p>\n<p>Al ritorno, in carrozza, abbiamo parlato pochissimo. Ho detto soltanto, stringendo la mano di Alvaro: &#8211; Grazie -; lui mi ha sorriso un momento, poi \u00e8 tornato a guardare fuori del finestrino. E siamo tornati fino a casa senza dire altro.<\/p>\n<p>CAPITOLO QUARTO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 4 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Ricardo oggi mi ha chiesto: &#8211; A te sembra possibile, mamma? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa? -, ma sapevo gi\u00e0 cosa.<\/p>\n<p>&#8211; Che Mari ano abbia fatto quello che dicono. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricardo, quello che <em>lui<\/em> dice d&#8217;aver fatto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; D&#8217;accordo. Ma a te, sembra possibile? &#8211;<\/p>\n<p>Commovente, questa fedelt\u00e0 dei ragazzi a una persona che hanno conosciuto per cos\u00ec poco tempo, ma che aveva lasciato in loro un&#8217;impressione indelebile. Ricardo ha ora quattordici anni, eppure dice ancora &quot;Mariano&quot; e non &quot;Sarmiento&quot; o &quot;don Mariano&quot;, come se lo avesse visto, per l&#8217;ultima volta, solo qualche giorno fa.<\/p>\n<p>&#8211; Vedi, a volte \u00e8 difficile conoscere bene le persone, anche dopo molto tempo che le si frequenta. E, nel nostro caso, non abbiamo avuto il tempo di conoscerlo abbastanza; capisci? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma tu non mi hai risposto. Ti ho chiesto se lo ritieni possibile. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Posso dirti soltanto che, se lui stesso si autoaccusa, dobbiamo credergli. Si \u00e8 consegnato spontaneamente, non lo hanno costretto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Va bene, ma lui voleva scaglionare quell&#8217;altro, che era dentro. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ci\u00f2 gli fa onore e dimostra che \u00e8 sempre quella persona leale che abbiamo conosciuto sull&#8217;isola. Ma se lo hanno trattenuto e si accingono a processarlo, vuol dire che non hanno dubbi. Se avessero cercato un colpevole qualsiasi, il primo gli sarebbe bastato. \u00c8 chiaro che deve aver fornito particolari su quel fatto, su quell&#8217;omicidio, che solo l&#8217;autore di esso poteva conoscere. Anche i giornali lo dicono, del resto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma tu, in cuor tuo, lo credi possibile? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non so cosa dirti. S\u00ec, \u00e8 possibile. Era stato condannato al confino per le sue idee politiche. Uno come il generale Mu\u00f1oz-Gamero, per lui, doveva essere null&#8217;altro che un assassino.<\/p>\n<p>&#8211; Ma cosa aveva fatto, quel generale? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricerdo, non sei troppo giovane per capire queste cose? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non trattarmi come un bambino! Frequento il liceo, studio la storia: penso di essere in grado di capire quanto basta, anche se, a scuola, ci pariano solo dei Greci e dei Romani, e non certo del presidente Balmaceda&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Tu che cosa ne sai, del presidente Balmaceda?<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, so che voleva fare delle riforme, per esempio togliere agli stranieri, agli Inglesi, lo sfruttamento delle miniere di salnitro: quelle che abbiamo strappato al Per\u00f9 e alla Bolivia con la guerra banditesca del. 1879&#8230; E che per questo \u00e8 stato rovesciato da un colpo di stato dei militari, dopo una vera e propria guerra civile, nel 1891&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Ero sbalordita. &#8211; Ma tu come sai queste cose? E come mai definisci la guerra del Pacifico &quot;un&#8217;azione banditesca&quot;? Non credo che i tuoi professori si esprimano in questi termini. &#8211; !<\/p>../../../../n_3Cp>Allora ha taciuto, ostinato; ho visto che non voleva dirmi qualcosa. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricardo, non hai pi\u00f9 fiducia in me? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma certo, mamma. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Fra i tuoi compagni, c&#8217;\u00e8 qualcuno che ti parla di questi argomenti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec , mamma. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Qualche studente con idee&#8230; socialiste? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, mamma. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Bene, stai tranquillo, non sar\u00f2 indiscreta, non ti chieder\u00f2 nomi. Del resto, secondo me, ognuno ha diritto alle sue idee. Ma tu devi capire che dire certe cose in pubblico pu\u00f2 essere imprudente, mi comprendi?<\/p>\n<p>-S\u00ec, lo capisco. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Immagino, a questo punto, che tu ne sappia pi\u00f9 di me, su certi argomenti. Non \u00e8 vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Forse. Per esempio, sapevi che nel 1912 Recabarren e alcuni altri hanno fondato il Partido Obrero Proletario? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Secondo le idee di quel Karl Marx? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Esatto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricardo, se hai dei compagni comunisti, devi stare attento. Potrebbero essere espulsi dalla scuola, o peggio. E tu potresti trovarti coinvolto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Comunque, Mariano non \u00e8 un marxista. \u00c8 un anarchico, l&#8217;ho letto sui I giornali. Ma non so bene cosa significhi&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 difficile che tu possa capire adesso tutte queste cose. Sono difficili anche per un adulto, io stessa non ne so molto. E quanto a Balmaceda, non fare domande del genere ai tuoi professori. Al babbo, casomai. Ma, parlando con lui, non adoperare quel linguaggio che hai usato poc&#8217;anzi. Lo sai che |non approverebbe, gli daresti un inutile dispiacere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Papa \u00e8 un conservatore, non \u00e8 vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Pepa \u00e8 un uomo onesto, che ha scelto di mettersi in pensione anticipata quando ha ritenuto di non poter servire un governo le cui azioni disapprovava dal punto di vista morale. E questo \u00e8 tutto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Azioni come quelle compiute dal generale Mu\u00f1oz-Gamero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Poco fa mi hai chiesto cosa avesse fatto: lo sai gi\u00e0? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non esattamente. Il giornale dice che, nel 1908, represse energicamente un pericoloso sciopero dei minatori di Antofagasta. Mamma, perch\u00e9 non mi rispondi? Dimmelo tu come andarono le cose! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Fece sparare su uomini, donne e bambini disarmati. Fu un inutile massacro. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E per una cosa del genere gli diedero una medaglia? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricardo, il nostro senso della giustizia, purtroppo, non sempre coincide con la ragion di Stato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma tu, voglio sapere che ne pensi! Fece bene, secondo te? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricardo, ti ho gi\u00e0 detto che sei troppo giovane per capire&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, devi dirmelo, mamma. A questo punto, voglio sapere il tuo pensiero. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Fece male, tesoro; malissimo. Fu un&#8217;azione vile e spietata. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dunque, Mariano avr\u00e0 pensato che quei morti andavano vendicati&#8230; , vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 possibile&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E di questo, cosa ne pensi? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ricardo, basta: ti prego. Mi stai facendo un interrogatorio! &#8211;<\/p>\n<p>Allora ha scosso il capo, pensieroso, e se n&#8217;\u00e8 andato senza insistere oltre. Io ero turbata e stupita. \u00c8 gi\u00e0 diventato cos\u00ec grande, mio figlio? Possibile che non me ne fossi mai accorta prima?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, dopo la sua lezione di piano, ho dovuto affrontare anche Isabela Ha solo undici anni, ma \u00e8 molto sveglia.<\/p>\n<p>Mi ha detto: &#8211; Mamma, \u00e8 inutile che tu e pap\u00e0 facciate finta di niente, pensando che noi non capiamo quel che succede. Avete dovuto andare dal giudice, vero?, per via di Mariano. Ma guarda che io capisco abbastanza, anzi preferirei che ne parlassimo apertamente. Del resto, ne parlano tutti, fuori di qui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Hai ragione, Isabela. Volevamo proteggere la vostra serenit\u00e0, ma forse abbiamo sbagliato nel giudicarvi troppo piccoli. Volevamo evitarvi un dispiacere, perch\u00e9 sappiamo che siete sempre affezionati al ricordo di quella persona. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E tu no, mamma? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma certo, Isabela, anch&#8217;io. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per\u00f2 \u00e8 strano, non ti pare? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa, amore? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; La vita. \u00c8 strana, la vita. &#8211;<\/p>\n<p>E, con queste parole enigmatiche, ha interrotto il discorso.<\/p>\n<p>**M]{.smallcaps}i ero aspettata mille domande, come aveva fatto Ricardo; invece non ha chiesto altro. Ma \u00e8 una ragazzina sensibile, e so che continuer\u00e0 a pensarci, cercando con tutte le sue forze una risposta nel suo giovane cuore.<\/p>\n<p>CAPITOLO QUINTO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 5 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Un desiderio fortissimo, straziante si \u00e8 impossessato di me ormai da alcun: giorni: rivederlo.<\/p>\n<p>E&#8217; detenuto nelle carceri di Villa Hermosa (che nome eufemistico!). Il processo, pare, si aprir\u00e0 con rito direttissimo fra meno di un mese, forse anche prima. E io vorrei vederlo, prima; magari une volta sola. Non per chiedergli se \u00e8 vero, se \u00e8 stato lui: non per fargli il mio piccolo interrogatorio privato. Soltanto per vederlo, per rendermi conto di come stia, per dirgli una parola d&#8217;incoraggiamento: nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ma no, Alexandra, sii sincera con te stessa: vorresti rivederlo perch\u00e9 <em>tu<\/em> ne hai bisogno, un bisogno che sgorga dal pi\u00f9 profondo dell&#8217;anima. E anche per sapere come sta, e per incoraggiarlo. Ora va meglio, Alexandra: adesso s\u00ec, che ti posso credere&#8230;. Ora so che hai detto proprio tutta la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma, come potrei fare per vederlo? Certo, so che pu\u00f2 ricevere visite, non \u00e8 in isolamento. Ma dovrei andarci all&#8217;insaputa di Alvaro? No, non \u00e8 possibile, e poi, magari, lo verrebbe a sapere ugualmente. E allora? Dovrei dirlo ad Alvaro, prima: non c&#8217;\u00e8 dubbio. Ma come la prenderebbe? Non gli sembrerebbe eccessivo, il mio interessamento? Per fortuna, si \u00e8 ritirato dal servizio; ma anche cos\u00ec, non rischierei di compromettere la sua posizione? &quot;Moglie di un ex magistrato si reca in visita carceraria dall&#8217;assassino di un pezzo grosso dell&#8217;esercito&quot;: se la notizia dovesse trapelare (e qui de noi trapela sempre tutto), quali potrebbero essere le conseguenze? D&#8217;altra parte se io, potendolo, non andassi da Mariano, potrei mai perdonarmelo? E lui: cosa ne penserebbe, lui? Sarebbe un bene o un male, per lui?<\/p>\n<p>Quanti dubbi, quanti interrogativi; che groviglio di doveri, convenzioni, maschere sociali da dipanare!<\/p>\n<p>E tutto per cercare di essere autentica, per poter essere me stessa.<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale conservatore<\/em> El Pais<em>, 6 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Statura medie, capelli castani, occhi inquieti dietro gli occhiali dalla montature d&#8217;oro: ha l&#8217;aria di un professore,, di un intellettuale, pi\u00f9 che di un rivoluzionario. Eppure quest&#8217;uomo solitario, apparentemente senza parenti n\u00e9 amici, uscito, con une falsa identit\u00e0, da un&#8217;esistenza &quot;normale&quot; e quasi grigia, \u00e8 un pericoloso delinquente e una minaccia per la sicurezza dello Stato. Ha ucciso, vantandosene, un alt ufficiale del nostro glorioso esercito, simbolo dell&#8217;unit\u00e0 patriottica dell&#8217;intera nazione, reo di aver difeso l&#8217;ordine sociale in un momento di grave pericolo per le nostre istituzioni, per i nostri beni, per la nostra stesse civilt\u00e0. Egli \u00e8 figlio di quel materialismo ateo, nichilista, distruttivo, che gi\u00e0 il grande scrittore russo Dostojevskij ha magistralmente descritto nei suoi romanzi, e specialmente ne <em>I fratelli<\/em> <em>Karamazov<\/em> e ne <em>I demoni<\/em>. Ecco dove ci potrebbe condurre una certa cultura moderna, irrispettosa dei valori del passato, sprezzante verso secoli di civilt\u00e0 cristiana, che considera il patriottismo ella stregua di un crimine, la propriet\u00e0 privata e l&#8217;onesto lavoro come vizi decadenti della societ\u00e0 borghese!<\/p>\n<p>Certo non sapevano, i bravi preti della scuola privata ove insegnava de circa un anno, che razza di serpe si stavano scaldando in seno! Un individuo simile, le mani macchiate di un atroce delitto, promosso all&#8217;altissima responsabilit\u00e0 di educare la nostra giovent\u00f9! Eppure, propri questo paradosso dovrebbe farci riflettere sul pericoloso lassismo, sulla colpevole debolezza con &quot;cui abbiamo permesso, negli ultimi anni, che i germi di una nuova e micidiale malattia, chiamata socialismo, penetrassero nel corpo sano e vigoroso delle nostra societ\u00e0, e ne minassero, sotto apparenze non di rado rispettabili, la salute e la stesse sopravvivenza. Ma \u00e8 tempo di riscuotersi! Mai pi\u00f9, mai pi\u00f9 dovremo consentire che simili individui avvelenino le pure sorgenti della nostre societ\u00e0 cattolica e liberale. Non deve pi\u00f9 esserci posto per i Mariano Sarmiento, nella nostra pacifica e laboriosa patria. Un solo grido, una sola volont\u00e0 deve ardere in ogni petto: mai pi\u00f9 colpevoli indulgenze; mai pi\u00f9! &#8216;<\/p>\n<p><em>Lettera di Isabela Kocbek ad Alexandra, 7 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Gentilissima <em>se\u00f1ora<\/em>,<\/p>\n<p>mi scuso ancora per averla disturbata, chiedendole un consiglio su una delicata questione morale che gli eventi, negli ultimi giorni, si sono incaricati di rendere superata.<\/p>\n<p>Voglio anche informarla di aver ricevuto risposta da mio padre il quale si \u00e8 espresso cos\u00ec: &quot;Non ti preoccupare, per adesso non fare niente. Se quella persona \u00e8 in patria ed \u00e8 libera di disporre di s\u00e9, certamente provveder\u00e0 a fare qualcosa&quot;.<\/p>\n<p>Le rinnovo il mio grazie per la simpatia e la generosit\u00e0 dimostratemi e le porgo i pi\u00f9distinti saluti, estendendoli alla sua meravigliosa famiglia.<\/p>\n<p>Con l&#8217;augurio di ogni bene futuro<\/p>\n<p>sua Isabela Kocbek.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 8 marzo1915.<\/em><\/p>\n<p>Ho deciso. Dopo giorni di violento e spossante conflitto interiore, ho capito che non potrei mai sottrarrai a quello che sento essere un dovere morale, ma anche un bisogno insopprimibile della mia anima. Andr\u00f2 a trovare Mariano, o almeno ne far\u00f2 richiesta, costi quello che costi.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio ne ho parlato con Alvaro. Mi ha ascoltato in silenzio, senza mai interrompermi, per lo pi\u00f9 guardando il tappeto e seguendone i disegni con eccessiva attenzione. Gli ho detto, ed \u00e8 la verit\u00e0, che anche i ragazzi mi avevano espresso un&#8217;idea del genere, che noi abbiamo un debito di gratitudine che chiede ora di essere onorato, a dispetto delle circostanze avverse. Che comprendo la delicatezza della sua e della nostra posizione, ma che non avrei pi\u00f9 stima di me stessa se mi tirassi indietro.<\/p>\n<p>Quando ho terminato, \u00e8 rimasto ancora a lungo in silenzio. Passata l&#8217;iniziale ombro di sorpresa dai suoi occhi, le spalle un po&#8217; curve rivelavano solo una certa stanchezza. Era come se, in fondo, la mia richiesta non lo avesse trovato del tutto impreparato; o almeno, cos\u00ec m&#8217;\u00e8 sembrato.<\/p>\n<p>&#8211; Tu comprendi, cara &#8211; mi ha detto alla fine, levando gli occhi nei miei &#8211; l&#8217;estrema delicatezza del passo che intendi compiere. Vi hai ben riflettuto? Questo soltanto ti chiedo. &#8211;<\/p>\n<p>Ho risposto di s\u00ec. &#8211; Allora -, ha proseguito &#8211; non mi resta che scegliere di essere dalla tua parte. Mi informer\u00f2 presso la direzione della Villa Hermosa e ti far\u00f2 sapere quanto prima quel che si debba fare.<\/p>\n<p>Stava per uscire dallo studio senza aggiungere altro, ma io l&#8217;ho trattenuto. &#8211; Alvaro &#8211; gli ho detto -, se in qualche misura e per qualche motivo disapprovi la mia decisione, ti prego di dirmelo, e di dirmelo ora. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io non ti disapprovo, anche se non ti comprendo sino in fondo. In questi anni ci siamo sempre detti ogni cosa, credo. Tu, hai ancora qualche cosa che vorresti dirmi? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Soltanto, caro, di aver pazienza, e di fidarti di me, come hai sempre fatto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, certo. Come abbiamo sempre fatto entrambi. &#8211; E ci sismo stretti la mano, a lungo, con calore, sorridendoci.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 9 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Alvaro \u00e8 stato personalmente a Villa Hermosa ed \u00e8 tornato annunciandomi che potr\u00f2 recarmi a trovare Mariano in qualunque giorno, fra le quattro e le sei del pomeriggio, senza altre formalit\u00e0 che quella di esibire un documento. L&#8217;ho ringraziato con calore. Avrei voluto abbracciarlo, ma m&#8217;\u00e8 sembrato, non so perch\u00e9, un gesto inopportuno, e mi sono trattenuta.<\/p>\n<p>&#8211; Quando conti di andarvi? -, mi ha chiesto.<\/p>\n<p>&#8211; Domani. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Molto bene. Ci andrai da sola? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, per favore. Ti sei gi\u00e0 esposto abbastanza. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Domani, alle quattro, ti far\u00f2 trovare una carrozza davanti a casa. Noi abitiamo un po&#8217; fuori citt\u00e0, all&#8217;inizio di Vi\u00f1a del Mar, il quartiere residenziale. Villa Hermosa \u00e8 sulla collina che domina Valpara\u00ecso: se non si prende la teleferica, occorre fare un lungo giro per la strada alberata che sale pigramente il declivio. Sar\u00e0 circa mezz&#8217;ora di strada: alle quattro e mezze, di domani potrei gi\u00e0 essere ammessa al colloquio. Dio, mi sembra incredibile! Sentimenti stranissimi, contrastanti, che non riesco a razionalizzare, mi si agitano nell&#8217;animo e collidono fra loro. Il cuore mi batte forte gi\u00e0 al solo pensiero di rivederlo.<\/p>\n<p>E lui, sar\u00e0 contento di rivedermi? O magari, date anche le circostanze, lo far\u00f2 soffrire? Ah, se sapessi quello che pensa! Ma non c&#8217;\u00e8 niente da fare, dovr\u00f2 correre il rischio di essere inopportuna. In questo caso, me ne andr\u00f2 subito. Tuttavia&#8230; sar\u00f2 abbastanza forte? Riuscir\u00f2 a non farmi sopraffare dall&#8217;emozione?<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale &quot;El Mercurio&quot;, 9 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Dalla procura della Repubblica giunge notizia che il processo Mu\u00f1oz-Gamero \u00e8 stato fissato per il mattino del 12 aprile: a un mese esatto, quindi, dal giorno in cui Mariano Sarmiento si \u00e8 consegnato alla giustizia. Non \u00e8 stati ancora designato l&#8217;avvocato difensore, mentre il pubblico accusatore sar\u00e0 don Eusebio Castel\u00e0r.<\/p>\n<p>Dicono che l&#8217;imputato sia tranquillo e che non abbia tradito alcun segno di nervosismo. Durante gli interrogatori ha sempre ribadito di aver seguito da solo e senza complici, allo scopo di vendicare i morti di Antofagasta. Sono state sentite diverse persone che lo hanno conosciuto prima del 1911, quando venne deportato per attentato alla sicurezza dello Stato. Laureato in filosofia, pere sia stato un brillante studente universitario, tanto da prendere una seconda laurea in scienze naturali. Il professor Alessandro Mackenna, direttore dell&#8217;Orto Botanico di Santiago, lo ricorda come un promettente ricercatore, ma lo perse di vista dopo il 1899. Anche nell&#8217;ambiente giornalistico era ben conosciuto e apprezzato, ma sembra che a partire del 1903 si sia dedicato interamente alla causa dell&#8217;anarchismo, perdendo i contatti con gli ambienti della sua vita di studioso. Sembra per\u00f2, stranamente, che dopo il fortunoso rientro in patria a seguito dell&#8217;evasione, non abbia riallacciato i contatti nemmeno con gli ambienti sovversivi. Faceva una vita molto ritirata, insegnando lettere in un istituto religioso nei sobborghi della citt\u00e0, il &quot;San Ignazio de Loyola&quot;, ed era cornsiderato un elemento tranquillo e riservato, apprezzato dai suoi alunni e dai colleghi, forse solo un po&#8217; troppo taciturno. Viveva sotto il nome di Beniamino Guill\u00e8n e aveva affittato un piccolo appartamento nel quartiere operaio. I vicini di casa lo ricordano come una persona educata ma estremamente riservata, che non riceveva quasi mai visite. Effettivamente, non sembrano emersi, finora, collegamenti diretti fra lui e altri membri dei gruppi anarchici e socialisti delle citt\u00e0 n\u00e9 di Santiago, dove risiedeva prima del 1911 e dove non ha parenti, essendo nativo della provincia di B\u00eco-B\u00eco, nella provincia araucana. Egli sostiene di essersi recato a Talcahuano,nel 1908, da solo e senza aiuti; di aver pedinato per alcuni giorni il generale Mu\u00f1oz-Gamero, allora di servizio presso quella piazza d&#8217;ami; e di averlo ucciso di sua iniziativa, all&#8217;insaputa dei suoi compagni di idee, che non voleva coinvolgere in una azione individualista.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 10 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>L &#8216;ho visto.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 11 marzo1915<\/em>.<\/p>\n<p>Troppe emozioni ieri; impossibile scrivere. Anche adesso ci riesco a stento, mi sembra di muovermi in un sogno, barcollando. Intorno a me non le cose di tutti i giorni, ma un&#8217;ombra di esse, incerta e tremolante, come il riflesso in un&#8217;acqua torbida.<\/p>\n<p>Alle quattro la carrozza era pronta sotto casa; prima delle quattro e mezza ero gi\u00e0 in parlatorio, in attesa che lo chiamassero. Ero in una stanzetta squallida e poco illuminata, con un tavolo al centro e due sedie, una da una parte e una dall&#8217;altra. Presso la porta, un agente in divisa la cui presenza m&#8217;innervosiva non poco. Mentre ero in attesa, mi sono fatta coraggio e mi sono avvicinata a quell&#8217;uomo &#8211; era un caporale &#8211; e gli ho detto, tirando fuori un paio di banconote, se per favore non avrebbe potuto lasciarmi sola qualche minuto. Lui ha guardato il denaro, ha guardato me, e per qualche istante ho creduto che avrebbe rifiutato e magari che mi avrebbero negato il colloquio. Invece ha preso le banconote e mi ha fatto un piccolo inchino, dicendo: &#8211; Quando verr\u00e0 il detenuto, <em>se\u00f1ora<\/em>, la lascer\u00f2 sola -, probabilmente perch\u00e9 non voleva farsi accorgere dal suo collega.<\/p>\n<p>Sono tornata a sedermi al tavolo di quercia, contando assurdamente le fessure della sua superficie, quando ho inteso dei passi avvicinarsi dall&#8217;altra porta, quella di fronte a me. La porta si \u00e8 aperta, ed \u00e8 entrato Mariano. Il sergente ha detto: Avete Quindici minuti, signori -, e ha richiuso. Alle mie spalle, ho sentito chiudersi anche l&#8217;altra porta: il caporale era uscito, come aveva promesso. Cos\u00ec, eravamo soli.<\/p>\n<p>No, non potr\u00f2 mai esprimere quel che provavo in quei momenti, mentre il cuore mi martellava in petto cos\u00ec forte, che mi sembrava impossibile non si udisse distintamente per tutta la stanza.<\/p>\n<p>Mariano mi guardava senza dir nulla, ma si vedeva che era in preda a un&#8217;emozione fortissima. Mi ero aspettata chiss\u00e0 quali cambiamenti, invece la prima impressione che ebbi fu quella di rivedere l&#8217;uomo conosciuto pi\u00f9 di tre anni fa, pressoch\u00e9 immutato fisicamente. La seconda impressione, che potei ricevere quando fui in grado di osservarlo meglio, fu che il cambiamento dovuto a. tutte le cose accadute in quegli anni si fosse interamente concentrato nei suoi occhi verde-castani. Il suo sguardo aveva acquistato un che di strano, d&#8217;indefinibile, come se avesse registrato esperienze che non si possono esprimere a parole; mi vennero in mente le parole di Federico e la sua sensazione che Mariano non gli avesse raccontato proprio tutto ci\u00f2 che era accaduto sull&#8217;isola Dougherty.<\/p>\n<p>Non riesco a ricordare le prime parole che ci scambiammo; credo di essere stata io a. rompere il silenzio, domandandogli: &#8211; Mariano, come stai? -, e porgendogli la mano che lui, dopo una lunga pausa, afferr\u00f2 con entrambe le sue. Fu un attimo: mi trovai il viso inondato di lacrime ed \u00e8 chiaro che girammo intorno al tavolo, anche se non riesco proprio a ricordare il movimento consapevole delle mie gambe, poich\u00e9 subito dopo eravamo abbracciati stretti, incapaci di parlare, di fare qualsiasi cosa.<\/p>\n<p>Non so dopo quanto ci separammo, guardandoci negli occhi. Poi, faticosamente, lui mi indic\u00f2 la mia sedia e and\u00f2 a sedersi di fronte a me, dall&#8217;altra parte del tavolo.<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, come mai sei qui? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come avrei potuto non esserci? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ti prego, dimmi come stai. &#8211; .<\/p>\n<p>&#8211; Sto bene, davvero. Tu, piuttosto&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E i bambini? E. tuo marito? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tutti bene, grazie. A proposito, Isabela e Ricardo ti ricordano sempre. Avrebbero voluto venire anche loro: ti porto i loro saluti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Davvero mi ricordano, dopo tutto questo tempo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non ti hanno mai dimenticato, Mariano. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E don Alvaro? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; lui che mi ha fatto condurre qui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ah. Bene, \u00e8 stato molto gentile da parte sua. Immagino che ora avrete un mucchio di seccature, a causa mia. Per la faccenda dell&#8217;evasione&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dai, non preoccupartene. Niente di grave. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non fu quella la causa del vostro ritorno dall&#8217;isola? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, Alvaro aveva gi\u00e0 deciso di chiedere il pensionamento. Non avere alcuna preoccupazione per noi, ti ripeto. Devi pensare solo a essere il pi\u00f9 possibile sereno. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma io lo sono gi\u00e0, Alexandra. Insomma, quanto basta; devi credermi. &#8211;<\/p>\n<p>Ogni tanto smettevamo di parlare, guardandoci intensamente: e riuscivamo a dirci pi\u00f9 cose in quel modo, e a dircele meglio. Eravamo felici.<\/p>\n<p>&#8211; Mariano, hai avuto un coraggio da leone a consegnarti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma no. Era una cosa che andava, fatta, e basta. Non c&#8217;era scelta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E adesso&#8230;? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Niente. Sai, c&#8217;\u00e8 una sola cosa che mi secca veramente, in tutta questa faccenda: il clamore che si \u00e8 levato intorno alla mia persona. Tutta questa curiosit\u00e0 su chi sono, cosa facevo, chi frequentavo: \u00e8 insopportabile. Mi d\u00e0 veramente la nausea. Ma pazienza, fa parte dello spettacolo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Solo questo ti angustia? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, anche un&#8217;altra cosa. Se avessi dovuto fare questa scelta nel 1908, l&#8217;avrei l&#8217;atta ugualmente, credo, ma con un altro spirito. Allora ci credevo veramente. Sarei stato pronto ad ammazzare un altro generale, se si fosse dato il caso. E avrei sputato in faccia alle istituzioni tutto il mio disprezzo. Avrei, semplicemente, rifiutato di rispondere alle domande di questa gente, rifiutando di riconoscere loro alcuna legittimit\u00e0, politica o morale. Invece, ho dovuto fare la scelte nel 1915, e quello che sento adesso, \u00e8 diverso da quel che sentivo allora&#8230; Ma la vita \u00e8 strana: le azioni passate ci seguono, non c&#8217;\u00e8 niente da fare. &#8211;<\/p>\n<p>-S\u00ec, le vita \u00e8 strana&#8230; Me lo diceva proprio Isabela, qualche giorno fa. &#8211;<\/p>\n<p>I minuti scorrevano inesorabili, sapevo che presto il colloquio sarebbe finito. Con uno sforzo, riuscii a ricondurre le mia concentrazione sui problemi pratici pi\u00f9 immediati. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come ti trattano, qui? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ah, non c&#8217;\u00e8 male. Sai, devono presentarmi in tribunale con un aspetto come si deve, poich\u00e9 il dibattimento sar\u00e0 pubblico. E io sar\u00f2 la bestia esotica del loro piacevolissimo giardino zoologico. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il vitto \u00e8 decente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma s\u00ec, ma s\u00ec&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E hai gi\u00e0 provveduto per 1&#8217;avvocato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mi far\u00f2 assegnare un avvocato d&#8217;ufficio. Tanto, la sentenze \u00e8 gi\u00e0 scritt.a. Ed \u00e8 logico che sia cos\u00ec, non ho sconti da chiedere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Qui ti sbagli, Mariano. Devi avere un giusto processo, che valuti opportunamente tutte le circostanze del fatto. Senti, mi permetti di contattare un avvocato di nostra fiducia?<\/p>\n<p>&#8211; Ah, questo no. Costano, quegli avvocatoni che dici tu. E io vi sto dando gi\u00e0 abbastanza seccature. Cosa ne penserebbe tuo marito? Non puoi abusare della sua compressione&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, lasciami fare. Ti prego. Mi dai il tuo consenso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, non mi sembra il caso&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per favore! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ci tieni dunque tanto?<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E allora, sia come tu vuoi. Ma solo se tuo marito sar\u00e0 d&#8217;accordo. E, francamente, la cosa mi sembra un po&#8217; improbabile. Lo dico senza alcuna ironia; penso che anch&#8217;io, se fossi nei suoi panni&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Basta, non sprechiamo il tempo in discorsi inutili. Dimmi solo un&#8217;ultima cosa: ho fatto bene o male a venirti a trovare?<\/p>\n<p>&#8211; Io non ti aspettavo di certo, Alexandra. Non avevi alcun obbligo, neanche lontanamente&#8230; Ma insomma, sono stato felice di vederti.<\/p>\n<p>&#8211; E io anche. Ti ho pensato, sai, in tutto questo tempo&#8230; E sono riuscita ad avere tue notizie, non per merito mio. Federico Kocbek si \u00e8 messo indirettamente in contatto con me, ma solo un quaranta giorni fa&#8230; Sino ad allora, mi sono sempre tormentata, chiedendomi cosa ti fosse accaduto.<\/p>\n<p>&#8211; Se non ti ho fatto avere mie notizie, \u00e8 .stato solo perch\u00e9 temevo di turbare, in qualche modo, la tua serenit\u00e0. Io, per\u00f2, avevo bisogno di sapere come stavi. Ti ho vista, sai, in quest&#8217;ultimo anno&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Mi hai vista? Quando?<\/p>\n<p>&#8211; E perch\u00e9 credi che sia tornato in Cile, e proprio in questa citt\u00e0, se non per vederti qualche volta, anche solo da lontano? &#8211; Ero senza parole.<\/p>\n<p>&#8211; Ma, Alexandra, non credere che ti abbia spiata. Solo, una volta al mese, facevo una passeggiata fino a Vi\u00f1a del Mar, per vederti e sapere che c&#8217;eri, che stavi bene&#8230; Ma, ovviamente, non mi sono mai avvicinato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma&#8230; perch\u00e9? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Te l&#8217;ho detto. Avevo troppa paura di disturbare la tua vita, il corso dei tuoi&#8230; sentimenti. Ci eravamo gi\u00e0 salutati, sull&#8217;isola, ricordi? Non c&#8217;era altro da aggiungere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco&#8230; Non so se sia stato pi\u00f9 difficile per me, non sapere mai pi\u00f9 nulla di te; o per te, essere qui, vedermi e rinunciare ad avvicinarti.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Quien sabe<\/em>? -, e ha sorriso.<\/p>../../../../n_3Cp>La porta si \u00e8 aperta alle mie spalle, il caporale \u00e8 rientrato, restando in fondo alla stanza. Ho capito che da un momento all&#8217;altro sarebbe rientrato anche il sergente per condurre via Mariano e, per un attimo, mi sono smarrita, mi pareva di non aver pi\u00f9 terreno solido sotto la sedia. Ma mi sono ripresa a tempo e gli ho chiesto: &#8211; Puoi ricevere libri, indumenti? Hai bisogno di qualcosa? Devo dire qualcosa a qualcuno? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, grazie, Alexandra. \u00c8 tutto a posto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il tuo Virgilio? -, e cercavo di sorridere anch&#8217;io.<\/p>\n<p>&#8211; Vada per il Virgilio. &#8211;<\/p>\n<p>Rumore di passi, si \u00e8 aperta la porta dietro di lui ed \u00e8 entrato il sergente. Ci siamo alzati in piedi, ci siamo stretti forte le mani attraverso il tavolo.<\/p>\n<p>Ho chiesto: &#8211; Mi permetti di ritornare? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma non occorre. Manca ormai poco al processo&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma me lo permetti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; <em>Se\u00f1ora<\/em> &#8211; ha detto il sergente &#8211; mi spiace, il tempo \u00e8 finito.<\/p>\n<p>&#8211; Regolati in tutta libert\u00e0 -, mi ha detto Mariano, avviandosi. &#8211; Ma se non ti rivedr\u00f2, non fa niente, va bene lo stesso. Ceree di stare serena anche tu. &#8211;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 uscito, rivolgendomi un ultimo sorriso. Il sergente ha richiuso la porta alle sue spalle.<\/p>\n<p>CAPITOLO SESTO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 12 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una fortuna che sia riuscita a piangere, ieri sera; e anche stamattina Ora mi sento un po&#8217; meglio, e posso pensare al presente con maggiore lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>In primo luogo, l&#8217;avvocato. Ne conosco uno bravo, \u00e8 da anni un amico di famiglia, di Alvaro naturalmente, ma anche mio; e, anche se ultimamente abbiamo un po&#8217; diradato le visite, come con tutti, del resto, siamo rimasti in rapporti assai cordiali. \u00c8 l&#8217;avvocato Vicente Lennox, figlio di immigrati scozzesi, un perfetto <em>gentleman<\/em>. Un tempo ci vedevamo spesso, lui e Alvaro facevano lunghe chiacchierate dopo cena, fumando un <em>cigarillo<\/em>, mentre io e sua moglie avevamo stretto un&#8217;amicizia che non era esclusivamente formale. Dona Adelaide \u00e8 una persona sensibile e fine, e sa parlare non solo di cucina e di bambini; timida, si apre solo quando \u00e8 messa completamente a suo agio.<\/p>\n<p>Ne ho parlato con mio marito, dopo averlo messo al corrente del mio colloquio con Mariano e spiegandogli bene che si tratta di una mia iniziativa, che ho dovuto anzi faticare per strappare a Mariano un mezzo assenso.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, &#8211; ha detto &#8211; riconosco che quell&#8217;uomo si \u00e8 comportato da gentiluomo. Ma tu, pensi che sia una mossa prudente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non so se sia prudente, so che vorrei farla. Non mi fido degli avvocati difensori nominati d&#8217;ufficio, non mi fido di questi tribunali cos\u00ec palesemente prevenuti&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, devi capire che il processo sar\u00e0 una pura formalit\u00e0. La condanna \u00e8 assolutamente certa, e non potrebbe essere diversamente, dal momento che \u00e8 lui stesso ad accusarsi.<\/p>\n<p>&#8211; Va bene, lui si \u00e8 autoaccusato. Ma vi sono delle circostanze, come dire, morali, che potrebbero attenuare il peso della sentenza. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per esempio? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Via, lo sai anche tu che Mu\u00f1oz-Gemero era solo un assassino in uniforme. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 essere &#8211; ha detto pensosamente, &#8211; pu\u00f2 essere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quanto al lato economico della cosa, scusami, caro, se te ne parlo, tu sai che io dispongo&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Mi ha interrotto: &#8211; Eh, via, che discorsi sono questi? Insieme prenderemo o non prenderemo questa decisione, e non parliamo di soldi. Non \u00e8 certo questo il problema! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo, scusami. Hai ragione, non volevo intendere una cose simile. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Hai gi\u00e0 pensato a qualcuno, in particolare? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ho pensato a don Vicente, si capisce. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0, gi\u00e0. \u00c8 la scelta pi\u00f9 logica. Un bravo avvocato, un buon amico. Se si pu\u00f2 dire che abbiamo ancora degli amici. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma s\u00ec, don Vicente non \u00e8 il tipo che gira come una banderuola al vento, a seconda delle fortune politiche. \u00c8 una persona di principi, come lo \u00e8 <em>dona<\/em> Adelaide, del resto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, mi sembra la persona adatta. Ma&#8230; credi che accetter\u00e0 di assumersi un incarico cos\u00ec impopolare?<\/p>\n<p>&#8211; Non dimenticare che, impopolarit\u00e0 a parte, sar\u00e0 un processo importante, e&#8230; storico. Potrebbe sentirsi lusingato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ve bene. Resta l&#8217;altra questione: se, cio\u00e8, sia opportuno che noi ci esponiamo cos\u00ec tanto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ho pensato che non sarebbe poi necessario farlo sapere. Far sapere, cio\u00e8, che ci siamo noi dietro l&#8217;avvocato Lennox. Se accetter\u00e0, beninteso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, hai ragione. Anche se la cosa potrebbe trapelare ugualmente. Ma preferirei di no&#8230; per la tranquillit\u00e0 nostra e dei nostri figli. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sai bene che questa \u00e8 anche la mia profonda preoccupazione. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quand&#8217;\u00e8 cos\u00ec, e visto che sei proprio decisa&#8230; Domattina andremo a trovare il vecchio Vicente, e sentiremo cosa ne pensa. &#8211;<\/p>\n<p>Ho provato un&#8217;immensa gratitudine, un&#8217;immensa stima, un immenso amore per quell&#8217;uomo stupendo, disposto a sfidare il mondo per essermi accanto in una battaglia che non capisce, o che capisce solo fino a un certo punto.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 13 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi siamo stati da don Vicente. Ha accettato di assumere la difesa di Mariano, sia pure dopo alcuni momenti di perplessit\u00e0, e ci ha assicurato che nel pomeriggio sarebbe passato dal giudice Caballero per iniziare a visionare le carte dell&#8217;inchiesta: non c&#8217;\u00e8 tempo da perdere, infatti. Immagino lo stupore malizioso di quella vecchia talpa di Caballero, quando gli si presenter\u00e0 uno dei migliori avvocati del foro cittadino. Quanto a don Vicente, se anche si \u00e8 chiesto cosa mai ci spinga ad assumere la difesa di un uomo che abbiamo conosciuto cos\u00ec poco, e in circostanze cos\u00ec poco favorevoli a una reciproca amicizia, ha tenuto per s\u00e9 la sua curiosit\u00e0. \u00c8 un uomo discreto, non mi ero ingannata su di lui. Infine, \u00e8 stato d&#8217;accordo anche sul fatto di non fare mai i nostri nomi, nel corso del processo e anche al di fuori di esso, approvando una simile misura di riservatezza<\/p>\n<p>Di onorario, non ha voluto sentir parlare. &#8211; Vedremo &#8211; ha detto &#8211; di affrontare la cosa, se otterr\u00f2 qualche risultato. Ma vi avverto: le speranze di ottenere una pena non dico clemente, ma non troppo severa, sono molto vicine allo zero. Questo bisogna saperlo fin dall&#8217;inizio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dimmi, Vicente, in tutta franchezza: cos&#8217;\u00e8 allora che ti ha spinto ad accettare? -, gli ha chiesto Alvaro.<\/p>\n<p>Lui ci ha guardati a lungo coi suoi occhietti azzurro cielo, piccoli e mobilissimi; poi, sorridendo: &#8211; Credo che non lo immaginereste mai: il fatto che. non ho mai potuto sopportare gorilla come quel Mu\u00f1oz-Gamero. Un autentico macellaio: altro che eroe nazionale! &#8211;<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 14 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Giorni strani, esaltanti, angosciosi, felici! Felici? Non posso negarlo: c&#8217;\u00e8 anche questo sentimento in me, da quando l&#8217;ho rivisto. Penso e ripenso al nostro incontro dell&#8217;altro giorno, cerco di ricordare ogni parola, ogni gesto. E meno male che ho trovato uno scopo alle mie prossime settimane: occuparmi della difesa di Mariano; anche se dovr\u00f2 restare nell&#8217;ombra, per non far sapere che don Vicente \u00e8 stato assunto da noi. Se non avessi nulla da fare, credo che impazzirei. Strano, non solo non ho chiesto a Mariano se \u00e8 vero che ha sparato al generale Mu\u00f1oz-Gamero (ho scritto &quot;sparato&quot; e non &quot;ucciso&quot;, o magari &quot;assassinato&quot;: come sono vile!); non mi sono neanche posta pi\u00f9 il problema. S\u00ec, credo che l&#8217;abbia fatto. E credo che sia stato male, che abbia commesso un&#8217;azione inaccettabile, di cui forse si \u00e8 gi\u00e0 pentito. Ma &#8211; ecco il fatto notevole &#8211; la cose non riveste poi un&#8217;importanza decisiva, dopotutto. E&#8217; perch\u00e9 do anch&#8217;io poca importanza alla vita umana? O perch\u00e9 mi sentirei comunque, qualunque cose possa aver fatto, dalla parte di Mariano? E che cosa significa questo? Che ho perduto le mie facolt\u00e0 critiche, le mie salde convinzioni morali? O che, quando si ama, si \u00e8 disposti a scusare tutto, a giustificare tutto&#8230; Ho scritto proprio cos\u00ec? <em>Quando si ama<\/em>? M&#8217;\u00e8 uscito dalla penna e dal cuore, senza averlo voluto&#8230; Ma non pu\u00f2 essere. Io amo Alvaro. E che cos&#8217;\u00e8 quest&#8217;altro sentimento che mi fruga il cuore, che me lo fa battere, che ora mi getta nell&#8217;angoscia e nella disperazione, ora mi innalza a volo nelle zone pi\u00f9 alte e pi\u00f9 pure della felicit\u00e0 umana?<\/p>../../../../n_3Cp>Nel pomeriggio mi sono recata all&#8217;ufficio poetale e ho spedito un pacco per laVilla Hermosa. Ero stata in libreria e avevo chiesto una edizione delle opere di Virgilio in volume unico. Mi hanno presentato un bel volume rilegato in tela verde, con il testo latino a fronte di quello spagnolo. L&#8217;ho messo in una busta e ho scritto sopra: &quot;Aperto per l&#8217;ispezione&quot;. Spero che glielo consegneranno senza fare difficolt\u00e0. Ecco, anche di una piccola cosa come quella mi sono sentita felice. C&#8217;era un venticello che portava via le ultime foglie dei pioppi, ma non freddo n\u00e9 sgradevole, anzi stranamente dolce, e il cielo azzurro era solcato da poche nuvole bianche e leggere. Si avvicina l&#8217;inverno e, con esso, la stagione piovosa, ma oggi l&#8217;aria aveva quasi una trasparenza primaverile.<\/p>\n<p>Arrivata vicino a case, mi sono fermata all&#8217;angolo dell&#8217;<em>avenida<\/em>, presso il grande albero di catalpa che, in primavera, si copre di quei bellissimi fiori purpurei, ma che ora ha ormai perso tutte le sue grandi foglie; e. guardando il cielo azzurro, ho respirato l&#8217;aria frizzante a pieni polmoni, pensando: &#8211; Oggi \u00e8 un altro giorno, ed \u00e8 meraviglioso essere vivi; essere vivi e amare amare amare!<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 15 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Sono stata a trovare don Vicente, non all&#8217;insaputa di Alvaro, ma dopo averlo avvertito. Mi ha chiesto se volevo che mi accompagnasse; gli ho detto di no, che si \u00e8 dato gi\u00e0 troppi fastidi per assecondarmi. Gli ho promesso che sar\u00f2 prudente, che non far\u00f2 nulla di avventato, che non prender\u00f2 iniziative senza parlarne prima con lui.<\/p>\n<p>Don Vicente non \u00e8 apparso sorpreso della mia visita. Gli ho detto che mi sarei fermata poco, per non sottrargli del tempo prezioso: ha solo due settimane di tempo per impostare la difese. Poi gli ho chiesto quale impressione abbia avuto, sul momento, delle carte dell&#8217;inchiesta.<\/p>\n<p>&#8211; Non c&#8217;\u00e8 molto da dire, in verit\u00e0 &#8211; ha risposto &#8211; sapevo quasi gi\u00e0 tutto dai giornali. \u00c8 incredibile come fuoriescano le notizie dai palazzi di giustizia, la stampa \u00e8 informata quasi meglio di noi avvocati. Piuttosto, mi sto documentando sui fatti di Antofagsta, del febbraio 1908. E&#8217; l\u00ec che devo cercare di battere, per insinuare almeno qualche scomoda domandina nei membri della giuria. Ma non so se me lo permetteranno; temo anzi che non potr\u00f2 farne una vera e propria linea difensiva, perch\u00e9 non mi lasceranno certo trasformare il processo a Mariano in un processo al defunto generale&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non esistono, secondo lei, circostanze attenuanti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Temo di no, se non, appunto, il clima morale di quell&#8217;epoca: un clima saturo di rabbia per l&#8217;eccidio di quella gente&#8230; Comunque, bisogna prima che parli con l&#8217;imputato. Avr\u00f2 il primo colloquio con lui domandi mattina. Devo rendermi conto di che tipo sia, vedere se mi potr\u00e0 offrire, magari involontariamente, qualche appiglio. Devo chiarire, soprattutto, se \u00e8 proprio vero che abbia agito da solo&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma don Vicente, se anche cos\u00ec non fosse, \u00e8 chiaro che non vorr\u00e0 mai coinvolgere i suoi compagni di allora! Non avrebbe esposto se stesso per salvare un innocente, se poi dovesse compromettere altre persone, le pare? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 possibile. Io, per\u00f2, devo farmi un&#8217;idea precisa di come andarono le cose. Altra faccende \u00e8 se poi utilizzer\u00f2 tutto quel che sar\u00f2 venuto a sapere. Pu\u00f2 darsi che non convenga, nello stesso interesse del mio assistito&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Prima di andarmene, sono passata a salutare Adelaide, che non vedevo da circa due mesi. Don Vicente, infatti, tiene lo studio legale in un&#8217;ala della sua abitazione privata, una elegante palazzina in stile <em>liberty.<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo conversato a lungo, ritrovando quasi l&#8217;affettuosa intimit\u00e0 dei vecchi tempi. Seduta nel suo grazioso salottino azzurro, sorseggiando une tazza di eccellente t\u00e8 scozzese, mi sono sentita avvolta da una calda atmosfera protettiva, mentre fuori il vento autunnale portava via le ultime foglie dei tigli del giardino.<\/p>\n<p>&#8211; Ma dimmi, Alexandra, se hai voglia di rispondermi &#8211; mi ha chiesto a un certo punto Adelaide, &#8211; che tipo \u00e8 questo Sarmiento? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 un uomo raro, un uomo come ce ne sono pochi. &#8211;<\/p>\n<p>Mi ha guardato senz&#8217;ombra di malizia femminile, con lo sguardo comprensivo di une sorella maggiore: &#8211; \u00c8 per questo che vuoi difenderlo a tutti i costi, dunque? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 per questo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tuttavia, le sue mani sono sporche di sangue. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 vero, non voglio difenderlo su questo punto. Eppure, in una strana maniera che non so spiegare, so anche che la sua anima \u00e8 pulita. &#8211;<\/p>\n<p>Ha sospirato, riflettendo. &#8211; II cuore umano \u00e8 un grande mistero &#8211; ha mormorato poi lentamente, quasi parlando a s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>&#8211; E tu, Adelaide, cosa mi dici di te? &#8211;<\/p>\n<p>La sua bocca ha preso una piega amara, il suo bel viso si \u00e8 eclissato dietro un velo di tristezza. &#8211; La mia vita, Alexandra, \u00e8 stata tutta un fallimento -, e guardava basso. Sono rimasta sorpresa da tanta sincerit\u00e0, e anche da una tristezza cos\u00ec profonda.<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 dici questo? I tuoi figli, tuo marito&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ho quarantotto anni, Alexandra: dieci pi\u00f9 di te. Non sono vecchia, ma mi sento vecchia ugualmente, perch\u00e9 sento di aver sprecato la mia vita, e ormai \u00e8 troppo tardi per ricominciare. I figli? Sono grandi, Virginia \u00e8 sposata ormai da tre anni, Manuel frequenta l&#8217;universit\u00e0 e vive a Santiago: non hanno pi\u00f9 bisogno di me e, forse, non l&#8217;hanno mai avuto. Mio marito? Vicente non sa nulla di me, lui ha sposato il suo lavoro; \u00e8 da una intera vita che recito la parte della moglie felice, anche con lui&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Lacrime silenziose le sgorgavano irrefrenabili, togliendole la parola. Ho posato una mano su : quelle spalle esili, scosse dai singhiozzi.<\/p>\n<p>Si \u00e8 ripresa quasi subito, si \u00e8 asciugata col fazzoletto e ha perfino tentato di sorridere:- Scusami, sai, non so cosa m&#8217;abbia preso. Non capisco nemmeno io come sia successo.., dirti tutte queste cose&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Le ho stretto le mano con forza, sorridendole con simpatia: &#8211; No, hai fatto benissimo a parlare. Potrai farlo ogni volta che vorrai. Io credo di aver capito che ne hai bisogno, ma non hai amici fidati coi quali condividere la tua pena. Ricorda che io ci sar\u00f2 sempre, se vorrai&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Andandomene, poco dopo, ho ripensato a quelle parole: che la vita \u00e8 strana. Anche io credevo che Adelaide fosse una donna felice e realizzata, senza grandi travagli interiori. Oppure mi faceva comodo pensarlo? Tante volte noi fingiamo di non vedere i problemi degli altri, per evitarci seccature, per non essere disturbati dall&#8217;altrui sofferenza&#8230;<\/p>\n<p>CAPITOLO SETTIMO<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale<\/em> El Mercurio<em>, 16 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Di nuovo un&#8217;eco della guerra mondiale ha bussato alle porte del nostro Paese, ricordandoci quanto sia difficile conservare la neutralit\u00e0 in un mondo ferocemente diviso in due campi contrapposti, che si combattono senza esclusione di colpi.<\/p>\n<p>Dall&#8217;isola Juan Fernandez \u00e8 giunta notizia che il governatore ha telegrafato &quot;per denunciare un grave atto di guerra avvenuto nelle nostre acque territoriali, in spregio della nostra condizione di Stato neutrale. L&#8217;incrociatore tedesco <em>Dresden<\/em>, che nel novembre scorso entr\u00f2 a Valparaiso insieme alle altre nevi dell&#8217;ammiraglio von Spee, dopo la tragica battaglia delle Isole Falkland era riuscito ad eclissarsi, tenendosi nascosto per diversi mesi in un ancoraggio segreto della provincia di Magallanes, pare in una isoletta della Terra del Fuoco. Poi, a corto di combustibile, aveva eluso le ricerche delle squadra britannica e aveva fatto rotta verso nord, raggiungendo appunto l&#8217;isola Juan Fernandez. Qui \u00e8 stato raggiunto da alcuni incrociatori inglesi che gli hanno tagliato la rotta, inducendo il suo comandante a cercare rifugio a 500 metri dalla costa, nelle nostre acque territoriali. A dispetto di ci\u00f2, le unit\u00e0 di Sua Maest\u00e0 britannica hanno aperto il fuoco, tanto da lasciare tracce evidenti del loro tiro sulle rocce dell&#8217;isola, nella Baia di Cumberland. A questo punto, per non cadere nelle meni del nemico, il <em>Dresden<\/em> si \u00e8 autoaffonduto e il suo equipaggio \u00e8 sbarcato, subendo l&#8217;internamento riservato alle forze combattenti di qualsiasi Paese belligerante. Da Santiago \u00e8 giunta notizia che il nostro ministro degli Esteri ha consegnato all&#8217;ambasciatore britannico una vibrata nota di protesta da parte del governo cileno. \u00c8 stato fatto notare che, se il <em>Dresden<\/em> si fosse trattenuto per pi\u00f9 di ventiquattr&#8217;ore nelle acque territoriali del Cile, automaticamente avrebbe dovuto subire l&#8217;internamento, secondo le leggi di guerra internazionali. L&#8217;azione militare della squadra britannica \u00e8 stata, quindi, inutilmente cruenta e ha calpestato le pi\u00f9 elementari norme del diritto internazionale, ledendo la sovranit\u00e0 nazionale del libero popolo cileno.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexendra, 17 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;affondamento dell&#8217;incrociatore tedesco e l&#8217;incidente diplomatico fra noi e la Gran Bretagna sono giunti in buon punto per distrarre, almeno in parte, la morbosa attenzione della stampe, e quindi dell&#8217;opinione pubblica, dal processo imminente. Sia lode al cielo! Chiss\u00e0 che fra qualche giorno il clima di furiosa ostilit\u00e0 sia un po&#8217; sbollito intorno a Mariano. Ci\u00f2 sarebbe quanto mai necessario, perch\u00e9 nelle ultime settimane si \u00e8 parlato veramente troppo di lui e dell&#8217;affare Mu\u00f1oz-Gamero. Anche le prossime elezioni politiche potrebbero fare al caso nostro; tutto pu\u00f2 servire&#8230;<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 18 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Ho fatto un sogno strano e meraviglioso.<\/p>\n<p>Ero tornate bambina di sei o sette armi, laggi\u00f9, nelle verde regione dei laghi e dei fiordi della mia infanzia felice. Distesa su un prato con un filo d&#8217;erba tra i denti, guardavo il cielo azzurro, immenso, limpido, senza una nuvola (cosa ben diversa dalla realt\u00e0, perch\u00e9 il Cile meridionale \u00e8 una delle zone pi\u00f9 piovose della Terra). Mi sentivo in pace col mondo, e felice. Un lontano suono di campane giungeva da dietro la collina, le cui pendici erano tutte disseminate di milioni di fiori variopinti.<\/p>\n<p>Ad un tratto un&#8217;ombra scura ha coperto il Sole e si \u00e8 levato un vento gagliardo, mentre in distanza si udiva rimbombare lungamente il tuon estivo. Mi sono alzata per avviarmi verso casa, ma la natura, fino a un momento prima cos\u00ec amichevole, ha rivelato inaspettatamente il suo volto minaccioso, quasi ostile. L&#8217;erba che stavo attraversando si faceva sempre pi\u00f9 alta, sempre pi\u00f9 alta; ormai superava la mia statura, ed io avanzavo con estrema fatica, ansimante, sotto un cielo scuro come la notte, spaventoso a verdersi. E il vento continuava ad aumentare.<\/p>\n<p>Mi aspettavo da un momento all&#8217;altro che scoppiasse il temporale, quando ho visto venirmi incontro la nonna, presso il boschetto dei pioppi. Mi sorrideva col suo sorriso dolce e buono, e apriva le braccia per accogliermi mentre correvo, spaventata e felice, a rifugiarmi sul suo seno. Intanto gridavo con tutti i miei polmoni: &#8211; Nonna! Nonna! -, e le volavo incontro.<\/p>\n<p>A questo punto mi sono svegliata, emozionata, quasi piangente. Non avevo pi\u00f9 sognato la nonna, morta ormai da tanti anni, da moltissimo tempo. Lei \u00e8 stata una presenza fondamentale nella mia esistenza di bambina, e non ho mai smesso di sentirne la nostalgia, per quanto si finisca sempre per rassegnarsi, prima o poi, alla scomparsa di una persona cara.<\/p>\n<p>\u00c8 stato bello rivederla con tale evidenza, con tanto calore. Il cuore mi batte ancora al solo ricordo.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 19 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Oggi \u00e8 venuta Adelaide e rendermi la visita dell&#8217;altro giorno.<\/p>\n<p>Credevo, e lo avrei capito, avesse bisogno di riprendere il discorso dell&#8217;altra volta, di sfogarsi fino in fondo e di essere consolata. Invece ho capito quasi subito che era venuta per autentica amicizia verso di me, per riferirmi ci\u00f2 che suo marito le ha confidato circa la difesa di Mariano. Mi ha detto che don Vicente \u00e8 rimasto perplesso di fronte all&#8217;atteggiamento del suo assistito, pare che sia poco incline a collaborare. Gli ha chiesto i nomi delle persone che potrebbero essere chiamate a testimoniare in suo favore, ma lui non ha voluto darglieli. La cosa \u00e8 rimediabile, perch\u00e9 Mariano era schedato come sovversivo, e quindi sorvegliato dalla polizia, da diversi anni .prime del 191l. Vicente si \u00e8 recato al commissariato e ha potuto, come suo avvocato difensore, esaminare la cartella che lo riguarda. L\u00ec, e anche all&#8217;Universit\u00e0 di Santi ago, ha potuto trovare quei nomi e quegli indirizzi che cercava. Tuttavia, non sar\u00e0 facile difendere qualcuno che si mostra cos\u00ec scettico sull&#8217;utilit\u00e0 di imbastire una seria linea di difesa. Pare che, a un certo punto, un po&#8217; spazientito, don Vicente gli abbia chiesto: &#8211; Devo concludere che le \u00e8 indifferente quel che accadr\u00e0 in tribunale? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Signor avvocato &#8211; ha risposto Mariano &#8211; io apprezzo il suo zelo e sono grato alle persone che si preoccupano di assicurarmi la miglior difesa possibile. Ma non mi faccio illusioni. Inoltre, non voglio coinvolgere altre persone nella vicenda, non voglio i vecchi amici come testimoni a discarico; non vorrei nemmeno che si parlasse cos\u00ec tanto di me, che si andasse e caccia di notizie che mi riguardano, che si ricostruisse la mia vita passata. Tutto questo mi \u00e8 molto sgradito. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Don Mariano, anch&#8217;io debbo dirle qualcosa &#8211; ha ribattuto don Vicente. &#8211; Io porter\u00f2 avanti la sua difesa con ogni mezzo a mia disposizione, che lei lo voglia o no. Forse lei ha fretta di arrivare alla conclusione; io no. Intendo insinuare qualche dubbio nel cervello dei giurati e, per farlo, ho bisogno di tempo: devo tirare le cose in lungo. Non \u00e8 in ballo solo la sua persona, questo non \u00e8 un suo affare privato. Si tratta di vedere se \u00e8 possibile scuotere lo strapotere dei conservatori, inceppare il meccanismo dello Stato autoritario, aprire qualche spiraglio di libert\u00e0 di pensiero e di parola. Lei non \u00e8 lo scopo, ma lo strumento di una tale battaglia. \u00c8 per questo che io la difender\u00f2 senza trascurare alcuna opportunit\u00e0, alcun espediente: anche a dispetto del fatto che lei non ne abbia voglia.-<\/p>\n<p>Queste parole di Adelaide mi hanno colpite non poco, non pensavo che Mariano fosse cos\u00ec rassegnato. Forse che ha accettato il mio avvocato solo perch\u00e9 ha capito che non potrei perdonarmi di aver lasciato qualche strada intentata? Devo concludere che, quanto a lui, avrebbe preferito lasciare che le cose vadano come devono andare?<\/p>\n<p>Sono rimasta a lungo pensierosa. Adelaide, con delicatezza, mi ha chiesto, sussurrando quasi le parole: &#8211; Ti sta molto a cuore, vero, la sorte di quell&#8217;uomo? -; e di nuovo percepivo in lei non la curiosit\u00e0 indiscreta di una donna maliziosa, ma la calda partecipazione di un&#8217;amica sincera.<\/p>\n<p>i<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec -, e l&#8217;ho guardata negli occhi &#8211; s\u00ec.<\/p>\n<p>Poi, nel silenzio accogliente e fiducioso che si era creato, ho aggiunto: &#8211; Ma non \u00e8 come gli altri potrebbero pensare, Adelaide. Non ci sono sottintesi inconfessabili; non siano mai stati amanti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lo so, Alexandra, lo so. Io ti credo, lo avrei creduto in ogni modo, anche se tu non me lo avessi detto. &#8211;<\/p>\n<p>L&#8217;ho guardata con stupore: &#8211; Ma come hai fatto a capire cos\u00ec facilmente? E&#8217; stato difficile perfino per me, capire quel che provo per lui&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Credo di capirti, cara, perch\u00e9 anch&#8217;io, una volta&#8230; Oh, ma a che serve parlarne? Non voglio parlarti di me, oggi. Voglio solo tu sappia che penso di poter capire il tuo stato d&#8217;animo, perch\u00e9 so&#8230; insomma, ho sperimentato che si pu\u00f2 voler bene immensamente a qualcuno, senza per questo&#8230;, senza per questo, come dire. .., be&#8217;, andarci a letto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Adelaide, davvero tu hai fatto questa esperienza? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, capisco il tuo stupore. Non sembrerebbe possibile, vero? Adelaide, la moglie felice e perfetta; la dolce, la timida Adelaide. Invece anch&#8217;io, un giorno, ho dovuto fare una scelta dolorosa, all&#8217;insaputa del mondo. &#8211;<\/p>\n<p>\u00c8 proprio vero che le persone intorno a noi, anche quelle che crediamo di conoscere meglio, sono in realt\u00e0 un mistero insondabile. Che cosa, conosciamo noi, veramente, degli altri? Meno ancora di quel che conosciamo di noi stessi, che \u00e8 quasi niente: dunque, niente del tutto. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 assurdo della pretesa di conoscere l&#8217;altro, e incasellarlo e catalogarlo in base ai nostri facili e frettolosi schemi precostituiti. No, neanche se avessimo una pazienza e una umilt\u00e0 infinitamente pi\u00f9 grandi di quelle che abbiamo, arriveremmo mai a comprendere veramente l&#8217;altro; mai, non ci riusciremmo mai.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 20 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>I ragazzi continuano a chiedermi se non sia possibile che vadano a visitare Mariano, ma io non voglio, e per vari motivi.<\/p>\n<p>Quanto ad Alvaro, non mi ha pi\u00f9 parlato della cosa, tranne una volta. Mi ha detto: &#8211; Sai, Alexandra, poich\u00e9 non ricordo bene quel Sarmiento, sono andato a guardarmi le carte dell&#8217;epoca. Gli originali sono rimasti al penitenziario dell&#8217;isola, naturalmente, ma ne esistono altre due copie: una che inviavo regolarmente alla Direzione centrale degli Istituti di pena, a Santiago; e un&#8217;altra che tenevo per mio archivio personale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mi sono ricordato di una cosa: durante la navigazione dal continente all&#8217;isola, Sarmiento intervenne in un regolamento di conti fra detenuti comuni, chiamando le guardie. In pratica, salv\u00f2 la vita a un uomo, con suo grave rischio personale. Politici e &quot;comuni&quot; non volevano avere nulla a che fare gli uni con gli altri, te ne ricorderai. Be&#8217;, mi pare che questo confermi una certa coerenza morale del personaggio. Per salvare una vita ha rischiato la sua nel 1911, ed ora si \u00e8 ripetute Ir stessa situazione. S\u00ec, devo ammettere che non \u00e8 un volgare assassino, anche se ha ammazzato un uomo a sangue freddo. Forse quell&#8217;uomo possiede delle qualit\u00e0 che avrebbero potuto emergere ben diversamente, se a un certo punto non avesse imboccato la strada dello scontro frontale con le istituzioni dello Stato.<\/p>\n<p>&#8211; Quelle istituzioni e quello Stato, Alvaro, in cui hai smesso di credere anche tu, e da parecchio tempo. &#8211;<\/p>\n<ul>\n<li>S\u00ec, Alexandra, \u00e8 vero. Ma, \u00e8 il caso di notarlo?, da qui a prendere una pistola e farsi giustizia ciascuno per s\u00e9, ce ne corre. Dove si andrebbe a finire, in questo modo? L&#8217;umanit\u00e0 ripiomberebbe nella barbarie dei nostri antichissimi progenitori!<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 21 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Incredibile dolcezza dell&#8217;aria dopo la pioggia, questo autunno \u00e8 tenero e vaporoso come una primavera. In cielo, grandioso spettacolo di nubi gialle, grigie, rosa e verdi nello splendore del tramonto, che disegnavano fantastici arabeschi e volute immense.<\/p>\n<p>Gi\u00f9, oltre le luci e la nebbiolina del porto, il mare: sconfinato, bellissimo, bianco di spuma e punteggiato del volo di gabbiani innumerevoli.<\/p>\n<p>Mi pareva quasi di poter intravedere, lontano lontano, verso il rosso fuoco del tramonto, la <em>mia<\/em> isola, la <em>nostra<\/em> isola: mia e di Mariano. Dove siamo stati stranamente felici per una brevissima, commovente stagione e dove tante volte \u00e8 ritornato il mio pensiero, in tutti questi giorni e mesi e anni.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 22 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Don Vicente mi ha fatto recapitare un biglietto per informarmi, a nome di Mariano, che il volume di Virgilio gli \u00e8 stato consegnato e che gli ha fatto un grandissimo piacere. Aggiunge che non gli manca nulla, che non ha bisogno di nulla, che non mi preoccupi per lui e che non mi esponga in alcun modo.<\/p>\n<p>Infine, mi chiede di salutare affettuosamente Ricardo e Isabela, da parte sua.<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale<\/em> El Mercurio<em>, 23 febbraio 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Dal fronte orientale della guerra mondiale \u00e8 giunta la notizia che la grande piazzaforte austriaca di Przemysl, in Galizia, dopo quattro mesi di assedio da parte dei Russi, ha dovuto capitolare. Il generale Kusmanek \u00e8 stato fatto prigioniero con 120.000 uomini e 1.000 cannoni, dopo che la guarnigione aveva esaurito completamente le scorte alimentari e dopo che alcuni tentativi di sortita erano stati respinti.<\/p>\n<p>E&#8217; un grande successo per 1&#8217;esercito russo: ora, infatti, altre divisioni dello Zar potranno affluire al fronte dei Carpazi, dove gli Austro-Ungheresi resistono con sempre maggior difficolt\u00e0, nonostante l&#8217;aiuto di alcune divisioni germaniche.<\/p>\n<p>Siamo forse alla vigilia di una svolta clamorosa nell&#8217;andamento della guerra? Una cosa \u00e8 certa, il &quot;rullo compressore&quot; sta avanzando lentamente, ma inesorabilmente in direzione di Budapest e Vienna; \u00e8 certo che gli Imperi Centrali avevano pericolosamente sottovalutato il potenziale bellico della Russia.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandr\u00e0, 24 febbraio 1915.<\/em><\/p>\n<p>II giorno del processo si avvicina e io sono inquieta, vorrei capire meglio quali siano le intenzioni di Mariano; vorrei parlargli per convincerlo ad assumere il giusto strato d&#8217;animo. \u00c8 necessario fargli capire che deve affrontare il giudizio con la massima lucidit\u00e0 e concentrazione e, soprattutto, senza sottovalutare la possibilit\u00e0 di influire in senso positivo sull&#8217;opinione dei giurati.<\/p>\n<p>Ma Alvaro, che ne penserebbe? Forse, questa volta, dovr\u00f2 andarci senza dirglielo: sarebbe la prima volta. Ma non posso pretendere che abbia una fiducia illimitata, le apparenze sono troppo contrarie, e lui, sino ad oggi, \u00e8 stato fin troppo comprensivo.<\/p>\n<p>CAPITOLO OTTAVO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 25 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;ho fatto: ci sono andata. Da sola, senza dirlo a nessuno.<\/p>\n<p>Ho preso una carrozza sulla <em>avenida<\/em> e mi son fatta condurre a Villa Hermosa, alle quattro del pomeriggio. Mi hanno riconosciuta subito e sono stata introdotta nel parlatorio dell&#8217;altre volta, senza altre formalit\u00e0. Anche il caporale era lo stesso: stessa mancia, stesso tacito accordo per essere lasciati soli.<\/p>\n<p>Mariano, questa volta, mi \u00e8 sembrato un po&#8217; diverso: dimagrito, innanzitutto. Ma anche pi\u00f9 disinvolto, pi\u00f9 naturale nei miei confronti. Era felice di vedermi e non lo nascondeva, per\u00f2 sembrava anche pi\u00f9 tranquillo, pi\u00f9 sereno. A tratti, nel suo sguardo brillava l&#8217;antica luce, quella calda ed entusiasta che gli avevo visto sull&#8217;isola, pi\u00f9 di tre anni fa, quando deponeva l&#8217;abituale malinconia per aprirmi il suo cuore.<\/p>\n<p>Ci siamo abbracciati e poi separati, quasi a fatica; e poi abbracciati di nuovo, e baciati: per la prima volta, ma non come amanti. Credo di essere onesta con me stessa, dicendolo: no, non come amanti, ma come due esseri che si vogliono immensamente bene. Poi ci siamo seduti al tavolo.<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, non sai quanto sia felice di vederti; ma non dovevi. E, comunque, se tu non fossi venuta, io non avrei dubitato di te, non mi sarei sentito deluso. Mai potrei dubitare di te. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mariano, non sono venuta perch\u00e9 pensavo che tu mi aspettassi, ma perch\u00e9 volevo vederti. \u00c8 molto semplice. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come stai? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Bene, sto bene. E tu? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sai, ho ricevuto il tuo Virgilio: \u00e8 un compagno prezioso. E i ragazzi, come l&#8217;hanno presa? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Abbiamo parlato della cosa; ti ricordano sempre con uguale affetto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il vostro avvocato si sta dando un gran da fare. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ma temo che tu non lo sostenga abbastanza. Devi collaborare di pi\u00f9, devi aiutarlo nella sua linea difensiva. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma certo, non ti preoccupare. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, sto parlando seriamente. Per favore. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certo, va bene. Sai&#8230; dovrei avercela un po&#8217; con te. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E perch\u00e9? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9, fino a qualche giorno fa, non m&#8217;importava tanto di quello che deve accadere. Non m&#8217;importava di me. Adesso, invece, tutto \u00e8 cambiato m&#8217;importa, perch\u00e9 da quando ti ho rivista e so che io sono importante per te, anch&#8217;io mi sento divenuto prezioso, pi\u00f9 importante di come mi giudicavo prima.. Curioso, no? Mi attribuisco valore perch\u00e9 me ne dai tu&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 bella che potevi dirmi. Cos\u00ec devi fare: devi lottare e non darti per vinto, devi amare la vita, anche adesso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma&#8230;? Si direbbe che ci sia un &quot;ma&quot;.<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, pu\u00f2 essere pericoloso innamorarsi della vita, in queste circostanze. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 vero; ma solo se ami la vita, puoi aver voglia di lottare per difenderla. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, io mi sto preparando alla partenza. Ma partir\u00f2 pi\u00f9 felice, per merito tuo. Rasserenato e riconciliato, non da sconfitto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Dobbiamo aver fede, Mariano; tutti e due.<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, bisogna guardare in faccia la realt\u00e0. Forse questa \u00e8 l&#8217;ultima volta che ci vediamo e che possiamo parlare. Io porter\u00f2 sempre con me la tua immagine serena di questi momenti. Al processo, non venire.<\/p>\n<p>&#8211; Per favore, lascia che ci venga. Star\u00f2 seduta in un angolo, non cercher\u00f2 nemmeno il tuo sguardo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sarebbe meglio di no&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; A casa, mi tormenterei inutilmente, leggendo i giornali. No, ho bisogno di sentire, di sapere, giorno per giorno: non puoi negarmelo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, non posso. Vieni, allora, se vuoi. Sentiti libera di agire come ti dice il tuo cuore. Non posso e non voglio impedirtelo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Grazie. Un&#8217;altra cosa, Mariano. Tu non hai nessun parente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. Non ho pi\u00f9 i genitori: per fortuna, vista la situazione. N\u00e9 fratelli. Degli altri non mi curo, non li vedo e non li sento da anni. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; C&#8217;\u00e8 qualche amico&#8230;, qualche persona, da avvertire? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Vuoi dire, qualche donna? Ce n&#8217;era una: Sabina. Ma quando mi hanno spedito al confino sull&#8217;isola, le ho detto che non era il caso mi aspettasse per due anni. E infatti, non l&#8217;ho pi\u00f9 rivista. Del resto, con tutto il baccano che hanno fatto i giornali intorno al mio caso, non credo ci sia qualcuno in tutto il Paese, da Arica al Capo Horn, che non abbia saputo&#8230; E, se quel qualcuno avesse voluto mettersi in contatto con me, lo avrebbe potuto fare. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 venuto nessuno a trovarti, qui in carcere? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, due o tre vecchie conoscenze. Avrei preferito di no. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sabina. ..? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma s\u00ec, \u00e8 venuta. Sai, era un po&#8217; imbarazzante. Mi ha chiesto perch\u00e9 non l&#8217;avevo mai avvertita di essere tornato, da pi\u00f9 di un anno&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Vuol dire che non ti ha dimenticato. Le sar\u00e0 sembrato strano il tuo comportamento. Non avevi desiderio di rivederla? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Alexandra, tu meglio di chiunque altro dovresti sapere perch\u00e9 non l&#8217;avevo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 vero. Per\u00f2 credo che non ci tenessi molto, gi\u00e0 da prima&#8230; Altrimenti, non le avresti detto di non aspettarti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Giusto. Comunque, per me aveva il diritto di fare la sua vita. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Forse non ere questo che voleva.<\/p>\n<p>&#8211; Sai, da qualunque parte la si guardi, la vita \u00e8 una faccenda maledettamente complicata. Pi\u00f9 ci penso e pi\u00f9 me ne convinco. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E&#8217; cos\u00ec, hai ragione. &#8211;<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stata una pausa di silenzio piuttosto lunga. Eravamo pensosi, io sentivo di essere anche arrossita.<\/p>\n<p>&#8211; Mariano, c&#8217;\u00e8 una domanda che ti vorrei fare. Ma non sono certa di averne il diritto, e non so neanche se sia giusto sprecare cos\u00ec questi ultimi preziosi minuti&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Fammela. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mariano, cosa accadde sull&#8217;Isola Dougherty? &#8211;<\/p>\n<p>E&#8217; impallidito. &#8211; Cosa sai , tu, dell&#8217;isola Dougherty? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ti ho detto che Federico si \u00e8 messo in contatto con me. Sa per\u00f2 soltanto una parte della storia: c&#8217;\u00e8 un buco nei suoi ricordi&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E anche nei miei. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, Alexandra; scusami, non ti sto dicendo la verit\u00e0. A Federico ho detto cos\u00ec, ma tu sei l&#8217;unica persona al mondo alla quale non voglio tacere nulla. Per\u00f2, vedi, \u00e8 una storia lunga e complicata, ed \u00e8 vero che non avrei il tempo di raccontartela adesso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non fa niente, se non ti va di parlarne. Non voglio che ti senta forzato a farlo, in nessun modo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, non \u00e8 questo. Ti ripeto, il fatto \u00e8 che non ci sarebbe tempo. Facciamo cos\u00ec: ti scriver\u00f2 un resoconto. Qui mi lasciano scrivere, per\u00f2 poi leggono e magari censurano le lettere. Questo non mi va, senza contare che si tratta di cose che non voglio rivelare a nessun altro che a te. Vedr\u00f2 di dare la lettera all&#8217;avvocato Lennox, di nascosto. Credo che sia possibile, ci lasciano soli durante i colloqui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non voglio darti un tale pensiero in questi ultimi giorni, devi pensare solo al processo, studiare bene le prossime mosse. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non ti preoccupare: avr\u00f2 perfino tempo di annoiarmi. E poi, ripensandoci, forse \u00e8 giusto che qualcuno sappia, che sia tu a sapere. Sarebbe un peccato che una tale esperienza vada completamente perduta. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Temo che il tempo sia quasi scaduto. Cerco di farmi venire in mente se vi siano altre cose importanti da dire&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Una sola: stai serena. Non te la prendere, comunque vada. Vivi la tua vita e cerca di essere felice: te lo meriti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Mariano, ti voglio bene. Ricordalo sempre. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Me lo ricorder\u00f2. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E&#8230; tu? Scusami, che domanda idiota. Sono un po&#8217; nervosa. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io? Io ti ho sempre amata, dal primo momento che ti ho vista. Come gi\u00e0 ti dissi, ricordi?, un giorno sull&#8217;isola. E non \u00e8 cambiato nulla, da allora. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che Dio ti protegga.<\/p>\n<p>La porta, dietro a lui si \u00e8 aperta, \u00e8 entrato il sergente. Mariano s&#8217;\u00e8 alzato, mi ha preso la mano e l&#8217;ha stretta a lungo, sorridendomi, senza parlare. Poi, sempre sorridendomi, \u00e8 uscito.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 26 marzo<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 tutto il giorn che continua a piovere, ed \u00e8 piovuto tutta la notte, frusciando sulle araucarie del giardino.<\/p>\n<p>La pioggia \u00e8 iniziate ieri pomeriggio, mentre tornavo a casa dal colloquio con Mariano. Prime ancora di aver lasciato la collina, la strada era tutta lucida e l&#8217;acqua vi ruscellava incessantemente, riflettendo le cime tremolanti dei pioppi e dei cipressi. Vedevo il mondo come in una nebbia: forse anche perch\u00e9 avevo gli occhi gonfi di lacrime, ma non mi scorrevano fuori, erano come trattenute sul ciglio delle palpebre, in un velo trasparente. Intanto la pioggia picchiettava sul tetto della carrozza, la sentivo pi\u00f9 forte quando il cavallo rallentava sulle curve e il crepitare degli zoccoli si faceva pi\u00f9 rado Rabbrividivo nella <em>mantilla<\/em>, eppure non faceva tanto freddo. In basso, gi\u00f9 gi\u00f9 verso il porto, il cielo si era fatto tutto scuro, bench\u00e9 fossero appena le cinque del pomeriggio.<\/p>\n<p>A casa, finalmente sola, sono riuscita a piangere, e a lungo. Poi mi sono sentita meglio, e sono andata a dormire un po&#8217; sollevata.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 27 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Queste giornate dopo l&#8217;equinozio si stanno accorciando rapidamente, cariche di malinconia per l&#8217;estate trascorsa.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio sono entrata in chiesa, una piccola chiesa semibuia dov&#8217;ero stata poche volte, bench\u00e9 non sia molto lontana da casa. Ero seduta da pochi minuti, quando l&#8217;organo ha cominciato a suonare, in una maniera meravigliosa. Evidentemente l&#8217;organista viene durante la settimana per esercitarsi, e si sbizzarrisce a suonare pezzi diversi da quelli della messa domenicale. Era Bach, ma non so quale pezzo, non sono esperta di musica. Le note vibravano e correvano attraverso le navate con impeto possente, poi dolcemente scendevano di tono, quindi risalivano trionfanti, disegnando un&#8217;architettura prodigiosa, elegantissima di puri suoni, slanciandosi verso vette ineguagliabili.<\/p>\n<p>Mi sentivo come rapita in cielo. Non potevo certo dimenticare le pena che mi aveva condotta in quel luogo, eppure ero stranamente, inspiegabilmente felice. Poche volte nella mia vita ho provato una tale sensazione di benessere, di libert\u00e0 e di gioia; il tutto, incredibile a dirsi, non disgiunto dalla consapevolezza del difficile momento che sto attraversando, dalla preoccupazione per Mariano, dal turbamento per un groviglio di sentimenti che fatico a comprendere e ricomporre. Eppure, in quei momenti, la vita mi sembrava semplicemente giusta. Mi pareva che tutto, anche i dolori, anche le angosce, rientrassero in un disegno pi\u00f9 ampio, che non ha termine con un nulla incomprensibile, ma che trasporta ogni frammento della vita di un essere umano in una regione superiore d&#8217;ineffabile armonia.<\/p>\n<p>Quella musica aveva un&#8217;anima, un&#8217;anima palpitante che mi infondeva fiducia e speranza, che confortava le mie paure e asciugava le mie lacrime. Poche volte ho ricevuto tanto, e da uno sconosciuto senza volto, come in quei momenti.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 28 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Ma che cosa ne penser\u00e0, ora, di quel gesto che comp\u00ec sette anni fa? Di aver tolto la vita ad un essere umano? Non ho avuto il coraggio di chiederglielo; volevo che da me, almeno, non si sentisse giudicato. Ma quanto vorrei sapere se prova del rammarico, del pentimento! Non sul piano politico (sono certa di no), ma su quello umano. Lo vorrei sapere perch\u00e9 credo che solo se cos\u00ec fosse vi sarebbe, per lui, una possibilit\u00e0 di riconciliarsi veramente. Non con Dio, in cui non crede. Ma con se stesso.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 29 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Don Vicente \u00e8 passato da noi, questa sera, per una breve visita e per metterci al corrente della situazione; ha declinato l&#8217;invito a fermarsi per la cena, dicendo che ha ancora molte carte da esaminare, ma che ormai \u00e8 a buon punto. I fatti sono chiari, non c&#8217;\u00e8 da indagare per quanto riguarda l&#8217;omicidio di Mu\u00f1oz-Gamero; Mariano dovr\u00e0 fare solo la sua deposizione.<\/p>\n<p>Ma egli intende lavorare per ricostruire l&#8217;atmosfera morale di quel 1908, la rabbia e la disperazione dopo l&#8217;eccidio di Antofagssta; e, inoltre, vuol presentare in maniera esauriente la personalit\u00e0 di Mariano, per far capire alla giuria che Mariano non \u00e8 un mostro privo di sentimenti, come la stampa lo sta dipingendo, ma un uomo colto e sensibile, che ha agito sotto l&#8217;impulso di un dovere morale, e sia pure erroneamente inteso.<\/p>\n<p>Poi ci ha chiesto se abbiamo nulla in contrario, Alvaro ed io, ad essere citati come testimoni per la difesa. Gli abbiamo risposto di no. Mio marito, a sua volta, gli ha domandato se ha rintracciato qualche testimone a discarico che potrebbe giocare un ruolo importante nella strategia difensiva. Don Vicente ha detto di averne individuati diversi che potrebbero mettere in buona luce l&#8217;onest\u00e0, la rettitudine e il valore intellettuale di Mariano; ma, ovviamente, nessuno che possa attenuare la sua responsabilit\u00e0 diretta ed esclusiva nel delitto. Quanto ai suoi vecchi compagni anarchici, ha deciso di non citarli; pensa che non farebbero una buona impressione, e del resto \u00e8 probabile che verranno citati dall&#8217;accusa.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 andato via, Alvaro mi ha chiesto se ho intenzione di assistere a tutte le sedute del dibattimento.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, per favore; se non ti dispiace -, ho risposto.<\/p>\n<p>&#8211; Lo avevo immaginato &#8211; ha detto, annuendo pensoso. &#8211; Del resto, il processo sar\u00e0 a porte aperte, chiunque pu\u00f2 andarvi. Ma io non ti lascer\u00f2 sola. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Alvaro, ti sto dando un mucchio di seccature. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, stai tranquilla. Visto che dovr\u00f2 comunque deporre, tanto vale che ci vada, anche per rendermi conto di come si metteranno le cose. Immagino gi\u00e0 tutte le domande che ci faranno i ragazzi. Devo esserci anch&#8217;io. &#8211;<\/p>\n<p>L&#8217;ho ringraziato dal profondo del cuore.<\/p>\n<p>&#8211; C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa, Alexendra, di cui ti volevo parlare. E non te ne parler\u00f2 mai pi\u00f9. &#8211;<\/p>\n<p>Il suo tono serio mi ha messo in allarme.<\/p>\n<p>&#8211; Alexendra, volevo chiederti&#8230; -, e ha fatto un gesto con la mano, come per afferrare qualcosa; ma poi l&#8217;ha lasciata ricadere, \u00e8 rimasto pensoso, e non ha terminato la frase. Non l&#8217;avevo mai visto cos\u00ec imbarazzato; in genere \u00e8 un uomo deciso, che parla senza esitazioni. Ci\u00f2 mi ha confusa ancor di pi\u00f9.<\/p>\n<p>&#8211; Ti prego, Alvaro, a me puoi chiedere qualunque cosa&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>Ha aperto la bocca come per riprendere il discorso, \u00e8 rimasto un po&#8217; con la bocca aperta, poi ha rinunciato di nuovo, e questa volta definitivamente. &#8211; Niente, cara &#8211; ha detto, scuotendo il capo &#8211; non era niente d&#8217;importante. Non farci caso, sono solo un po&#8217; stanco. Era una sciocchezza. &#8211; Ed \u00e8 passato nel suo studio, sorridendomi imbarazzato.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 30 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Ho ricevuto un biglietto di Adelaide, che mi chiede di passere de lei, oggi, nel pomeriggio. Immagino che voglia parlarmi di qualcosa. Potrebbe aver a che fare con Mariano, ci andr\u00f2 sicuramente.<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 30 marzo 1915 (pi\u00f9 tardi).<\/em><\/p>\n<p>Nel primo pomeriggio ero seduta nel salotto di Adelaide, una tazza di t\u00e8 in mano, e la scrutavo ansiosamente negli occhi. \u00c8 entrata quasi subito in discorso.<\/p>\n<p>&#8211; Ieri, a pranzo, mio marito mi ha consegnato una busta indirizzata a te, che Meriano Sarmiento gli ha dato nel corso del colloquio avuto con lui nel mattino. Per questo motivoti ho invitata da me, oggi. &#8211;<\/p>\n<p>E ha tirato fuori una normale .busta da lettera, chiusa, porgendomela. L&#8217;ho presa, certo con una punta di imbarazzo.<\/p>\n<p>He aggiunto: &#8211; Non devi dirmi niente, cara. Non mi devi alcuna spiegazione. &#8211; Del resto, hai gi\u00e0 voluto dirmi come stanno le cose. Mi hai detto che non siete&#8230;, che non siete in una intimit\u00e0 sconveniente; io ti credo, e non voglio sapere altro. \u00c8 spiacevole, la censure delle autorit\u00e0 carcerarie. Naturale, quindi, che egli abbia voluto evitarla, rivolgendosi al suo avvocato. Comunque la lettera \u00e8 indirizzata a te, per cui tuo merito non ne sa. e non c&#8217;\u00e8 motivo che ne sappia, niente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Infatti, Adelaide, in questa lettera c&#8217;\u00e8 une relazione su quel che accadde dopo la sua partenza dell&#8217;isola, nel 1912: sono stata io a chiederglielo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ti ripeto che non mi devi spiegare nulla. Tuttavia, ritieni che quella relazione possa contenere elementi utili per la difese di Vicente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, purtroppo. Niente che abbia e che fare col caso Mu\u00f1oz-Gamero, quindi niente di utile per il processo.-<\/p>\n<p>&#8211; Come stai, Alexendra? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Bene. No, non \u00e8 vero. Posso nasconderti la verit\u00e0? Sono in ansia. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 naturale. Abbi pazienza con te stessa, in questo periodo. Non colpevolizzarti, te ne prego. N\u00e9 per il fatto di pensare cos\u00ec tanto a Sarmiento, n\u00e9 per quello che ti par di sottrarre ai tuoi doveri di moglie e di madre. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come fai a leggermi dentro cos\u00ec bene, Adelaide? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Te l&#8217;ho detto, \u00e8 semplice: perch\u00e9 ci sono passata anch&#8217;io. Oh, le circostanze erano diverse, si capisce. Ma le circostanze sono sempre diverse. Quel che non \u00e8 nuovo sotto il sole, \u00e8 la capacit\u00e0 del cuore umano di accendersi per qualcosa. O per qualcuno. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sai, credevo di essere pi\u00f9 forte. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non pensare di essere debole perch\u00e9 ti senti cos\u00ec. Essere vivi, vuol dire anche sentirsi fragili, esposti, vulnerabili. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Credevo anche di aver pi\u00f9 fiducia in Dio, di sapergli chiedere quello di cui ho bisogno. E invece, non riesco quasi a pregare: proprio adesso, che ne avrei tanto bisogno. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non importa, non importa. Lui lo sa che ne hai bisogno. E sa anche quello di cui hai bisogno. Lui ti \u00e8 gi\u00e0 vicino. &#8211;<\/p>\n<p>Improvvisamente, senza alcun preavviso, mi sono sgorgate le lacrime: copiose, per tutto il viso. Piangevo senza singhiozzare: le lacrime venivano gi\u00f9 da sole, come la pioggia. Mi vergognavo. &#8211; Tutta questa tensione&#8230; -, ho incominciato.<\/p>\n<p>&#8211; Sssttt -, mi ha zittita dolcemente Adelaide, alzandosi e sedendomisi accanto. Mi ha stretto la vita con gesto delicato e affettuoso. &#8211; Non dire niente, niente. Va tutto bene. Piangi, si vede che ne hai bisogno. Poi ti sentirai meglio. &#8211;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, a casa, dopo cena, quando i ragazzi dormivano e Alvaro si \u00e8 ritirato nella sua stanza, ho tirato fuori la lettera. Ma non l&#8217;ho aperta. Troppe emozioni, troppa confusione, troppo tutto. L&#8217;ho messa da parte, per domani, forse.<\/p>\n<p>Invece, ho cercato di pregare: e ci sono riuscita.<\/p>\n<p>Sono andata a letto in parte rasserenata.<\/p>\n<p>CAPITOLO NONO<\/p>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 31 marzo 1915.<\/em><\/p>\n<p>Domani \u00e8 il gran giorno: che il Signore ci assista.<\/p>\n<p>Ho girato e rigirato la busta di Mariano tra le dita, e infine l&#8217;ho aperta.<\/p>\n<p>Ma mi sono fermata dopo poche righe, come lui mi chiede: voglio rispettare la sua volont\u00e0. :<\/p>\n<p><em>Lettera di Mariano ad Alexandra, 27 marzo 1915<\/em>.<\/p>\n<p>Carissima,<\/p>\n<p>questa che segue \u00e8 una breve relazione sui fatti che mi avevi chiesto di conoscere. Si tratta di cose talmente strane, che difficilmente un altro potrebbe crederle. Tuttavia, se posso chiederti un favore, e se ci\u00f2 non ti \u00e8 troppo gravoso, preferirei che tu ne riservassi la lettura ad altro momento.<\/p>\n<p>Mi sono accorto che sei stanca, turbata, ed \u00e8 naturale che sia cos\u00ec. In ogni caso, io penso che nei prossimi giorni avrei gi\u00e0 abbastanza motivi di tensione, e naturalmente devi pensare anche alla tua famiglia, non \u00e8 giusto che tu ti trascuri per causa mia. Quindi, se posso darti un consiglio, rimanda la lettura di questo resoconto di qualche giorno; per\u00f2 fai come ti senti, in conclusione. Io vorrei solo che tu fossi il pi\u00f9 possibile serena: ti sono, a mia volta, debitore della serenit\u00e0 che mi hai donato in questi ultimi giorni. Che sono stati, devo confessartelo?, quasi pi\u00f9 belli ed esaltanti di quelli del nostro incontro, laggi\u00f9, sull&#8217;isola in mezzo al mare. Ti abbraccio e ti auguro ogni bene.<\/p>\n<p><em>Da un articolo del giornale<\/em> El diario de Valpara\u00ecso<em>, 19 aprile 1915.<\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 aperto oggi, in un&#8217;aula affollatissima del Palazzo di Giustizia della nostra citt\u00e0, l&#8217;atteso processo a carico di Mariano Sarmiento per l&#8217;assassinio del generale Hernan Mu\u00f1oz-Gamero, avvenuto a Talcahuano il 7 dicembre 1908 e rimasto sinora impunito.<\/p>\n<p>Presiede il giudice Refael Caballero; pubblico ministero \u00e8 don Eusebio Castel\u00e0r, avvocato difensore don Vicente Lennox.<\/p>\n<p>L&#8217;aulea era cos\u00ec gremita e le folla cos\u00ec rumorose, che il giudice Cestel\u00e0r ha pi\u00f9 volte minacciato di farla sgomberare e di proseguire il dibattimento e porte chiuse. Un cordone di gendarmi ere schierato tutto attorno alle pareti e davanti al banco dell&#8217;imputato. La stampa affollava le prime file del pubblico, me il presidente ha proibito fin dall&#8217;inizio i lampi dei fotografi e ha ammonito severamente i giornalisti a non disturbare le udienze. Davanti sedeva la vedova del generale Mu\u00f1oz-Gamero, con due figli gi\u00e0 grandi: Rodrigo, di diciott&#8217;anni e Alejandro, di venti: entrambi studenti presso l&#8217;Accademia Militare di Santiago. Nessun parente dell&#8217;imputato. Un gruppetto di simpatizzanti dell&#8217;estrema sinistra, che aveva inscenato una manifestazione di solidariet\u00e0 con Sarmiento davanti all&#8217;edificio del tribunale, era gi\u00e0 stato disperso dai <em>carabineros<\/em>, che avevano eseguito anche alcuni arresti e alcuni fermi precauzionali. Il pericolo di attentati, comunque, a giudizio della polizia, \u00e8 minimo. &quot;Non oseranno nemmeno cacciar fuori la testa&quot;, aveva detto, nei giorni scorsi il capo della polizia di Valapar\u00ecso. Di fatto, solo pochi socialisti hanno potuto trovar posto all&#8217;interno dell&#8217;aula, dopo essere stati doverosamente perquisiti, come tutti gli altri, del resto. La maggior parte del pubblico era costituita da rispettabili cittadini, amanti dell&#8217;ordine e della legge, e che de questo processo si aspettano una giusta sentenze e una condanna esemplare. Questi sono i sentimenti della stragrande maggioranza del popolo cileno, e non sar\u00e0 une sciagurata i<\/p>\n<p>minoranza di sovversivi e influenzare il lavoro delle corte.<\/p>\n<p>L&#8217;imputato \u00e8 entrato in aula ammanettato e scortato da due gendarmi, ma, quando \u00e8 giunto il suo posto, le manette gli sono state tolte. Appariva impenetrabile, freddo, quasi come se quanto gli accadeva intorno non lo riguardasse. Ha attraversato l&#8217;aula senza mai rivolgere lo sguardo alla folla, dalla quale partivano in quel momento grida d &#8216;indignazione verso di lui. Camminava rigido, le spalle erette, poi si \u00e8 seduto senza curvare la schiena, con gesti decisi quasi da militare. Non sembrava 1&#8217;imputato reo confesso di un atroce delitto politico, ma tutt&#8217;al pi\u00f9 un testimone. Alla richiesta del presidente Caballero si \u00e8 alzato e ha declinato le proprie generalit\u00e0, con voce chiara e ferma. Non pareva, del resto, che ostentasse un atteggiamento di sfida, ma piuttosto che si accingesse ad adempiere ad un dovere forse sgradevole, ma necessario.<\/p>\n<p>La folla, ammonita dal giudice Caballero, si \u00e8 calmata e ha smesso di rumoreggiare; \u00e8 subentrato il silenzio. Tutti tacevano, trattenendo quasi il fiato per udire ogni fase del dibattimento. I giornalisti prendevano freneticamente i loro appunti stenografici. C&#8217;erano anche numerose signore della buona borghesia cittadina, e alcune venute da fuori, da Santiago specialmente: guardavano l&#8217;imputato con curiosit\u00e0, sotto una selva di cappellani a larghe tese.<\/p>\n<p>I giudici sedevano a destra, a sinistra l&#8217;imputato e, accanto a lui, l&#8217;avvocato difensore. La giuria \u00e8 composta di dieci .membri: due commercianti, due impiegati, quattro proprietari terrieri. Il cancelliere ha dato lettura dell&#8217;atto d&#8217;accusa. Quindi il presidente ha domandato all&#8217;imputato se si riconosceva colpevole. In un silenzio impressionante, Mariano Sarmiento si \u00e8 alzato in piedi e, guardando fisso avanti a s\u00e9, con voce distinta ha esclamato: &#8211; S\u00ec. &#8211; Non pareva particolarmente emozionato.<\/p>\n<p>Poi sono stati chiamati i testimoni: prima quelli dell&#8217;accusa.<\/p>\n<p>Ha deposto il: giudice militare che, all&#8217;epoca dei fatti, condusse l&#8217;inchiesta, capitano Augusto Montales.<\/p>\n<p>&#8211; Quanti colpi d&#8217;arma da fuoco colpirono il generale Mu\u00f1oz-Gamero? -, ha domandato l&#8217;avvocato Castel\u00e0r.<\/p>\n<p>&#8211; Otto colpi. Tutto il caricatore di quel tipo di pistola, una <em>Mauser<\/em> tedesca modello 1903. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Tutti mortali? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sei mortali: tre al torace, due al collo, uno alla testa; pi\u00f9 altri due, non mortali, alla spalla sinistra. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; La morte fu istantanea, secondo i risultati dell&#8217;inchiesta?<\/p>\n<p>&#8211; No, anzi. Il generale ebbe la forza di aprire la fondina ed estrarre la pistola d&#8217;ordinanza, con cui spar\u00f2 due colpi prima di soccombere. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Da quale distanza furono sparati i colpi che uccisero il generale? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Da una distanza molto breve, pochissimi metri. Quello alla testa, presumibilmente, dal tipo di- scottatura che produsse, fu sparato sicuramente da pochi centimetri. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Come definirebbe colui che spar\u00f2 al generale? In senso tecnico, s&#8217;intende. Mi spiego: un uomo determinato ad uccidere? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Certamente: freddo e determinato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 anche &quot;freddo&quot;? &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; A causa di quel colpo alla testa della vittima, sparato a bruciapelo. E del fatto che tese 1&#8217;agguato a pochi passi di distanza da lei. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Un uomo che spara in quel modo, non agisce d&#8217;impulso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Assolutamente no. Secondo un piano preciso. &#8211;<\/p>\n<p>Poi \u00e8 stata la volta del commissario di polizia Manuel Riesco.<\/p>\n<p>&#8211; Ci risulta che il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento era da tempo iscritto nel registro dei sovversivi ritenuti pericolosi. \u00c8 cos\u00ec? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Era iscritto in quel registro fin dal 1902. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; In che modo il suo nome era finito negli schedari della polizia? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Aveva scritto e firmato un gran numero di articoli sovversivi, sulla stampa dell&#8217;estrema sinistra. Articoli in cui incitava il popolo alla rivoluzione e gettava il discredito sulle pi\u00f9 sacre istituzioni della Patria. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Aveva compiuto anche azioni illegali? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Aveva partecipato all&#8217;organizzazione di scioperi dei minatori del rame, nel 1903, e dei portuali di Valpara\u00ecso, nel 1906. Era anche sospettato di aver partecipato ai fatti di Coquimbo, nel settembre 1907. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Vuole ricordarci brevemente di che si tratt\u00f2? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Una sommossa popolare, culminata nel saccheggio e nell&#8217;incendio di alcune propriet\u00e0, e in una sassaiola contro la polizia. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Nient&#8217;altro? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Era stato arrestato due volte, per misura precauzionale, in occasione di visite di alte autorit\u00e0 alla nostra citt\u00e0. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 fu condannato al confino nel 1911? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Per aver partecipato ai disordini del 12 maggio di quell&#8217;anno, a Santiago,<\/p>\n<p>allorch\u00e9 due o tremila operai e braccianti si scontrarono coi <em>carabineros<\/em> e ci furono quattro morti e pi\u00f9 di cento feriti. Era da noi ritenuto, anzi, uno degli organizzatori di quella tragica giornata. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E fu condannato a due anni di confino? &#8211;<\/p>\n<p>-S\u00ec. Ma ne scont\u00f2 solo tre mesi, perch\u00e9 poi riusc\u00ec a evadere. &#8211;<\/p>\n<p>A questo punto, l&#8217;avvocato Castel\u00e0r ha chiamato a deporre don Venustiano Viamonte, che nel 1911 era vicedirettore del bagno penale ove si trovava l&#8217;imputato, e che al momento dell&#8217;evasione sostituiva il direttore, momentaneamente assente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Eccellenza, quando avvenne 1&#8217;evasione di Mariano Sarmiento? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ai primi di gennaio del 1912. Precisamente, la notte fra il 4 e il 5 gennaio.<\/p>\n<p>&#8211; Fugg\u00ec da solo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, con altri quattro deportati: tre &quot;comuni&quot; e un politico. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Cosa vuoi dire &quot;comuni&quot;? Glielo chiedo per la giuria e per il pubblico. &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; Detenuti che avevano commesso reati comuni. Erano tre fra i peggiori elementi, assassini e falsari. E l&#8217;altro politico evaso era un sovversivo come lui. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E non riusciste a riprenderli? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Riprendemmo due dei comuni, qualche tempo dopo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E gli altri? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Scomparvero senza lasciar traccia. Lasciarono l&#8217;isola, probabilmente con la complicit\u00e0 di gruppi sovversivi loro amici.<\/p>\n<p>&#8211; Mi dica, eccellenza. Era cosa frequente, in quella situazione, che &quot;comuni&quot; e politici si unissero per collaborare?<\/p>\n<p>&#8211; No, al contrario. Si evitavano in tutti i modi.&#8217;<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;imputato, per\u00f2, si un\u00ec ad alcuni dei peggiori elementi del gruppo dei comuni, a quanto ci ha detto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Infatti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non esisteva, fra i politici, una sorta di &quot;codice d&#8217;onore&quot;, che vietava loro qualunque rapporto con i delinquenti comuni? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, certo. Esisteva. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ma il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento, a quanto pare, non ne tenne alcun conto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. Anzi, risulta che anche prima fosse in buoni rapporti con delinquenti comuni. E ci\u00f2 era disapprovato dai suoi stessi compagni. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. Bene, \u00e8 tutto. &#8211;<\/p>\n<p>Qui, inaspettatamente, \u00e8 intervenuto l&#8217;avvocato difensore, chiedendo di poter subito contro-interrogare il teste; il presidente ha acconsentito.<\/p>\n<p>&#8211; Eccellenza, lei ci ha parlato di questi buoni rapporti esistenti fra il il<\/p>\n<p><em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento ed elementi &quot;comuni&quot; della colonia penale. Potrebbe essere pi\u00f9 preciso, citare qualche fatto? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Risulta che fosse in rapporti di amicizia con un falsario, tale Diego Ramirez, uno dei tre con i quali, pi\u00f9 tardi, evase. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei, per\u00f2, non ci ha raccontato tutta la storia. &#8211;<\/p>\n<p>Don Venustiano \u00e8 parso un po&#8217; imbarazzato.<\/p>\n<p>&#8211; Lei non ci ha detto come quei due erano diventati amici. Tuttavia deve esserne al corrente.. Ce lo dice, per favore. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ecco&#8230; Pare che durante la navigazione verso l&#8217;isola, don Diego fosse stato aggredito e accoltellato da altri &quot;comuni&quot;, rimasti non identificati. E pare che Mariano Sarmiento, in quella occasione, lo abbia aiutato. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Pare, o \u00e8 stato accertato da un&#8217;apposita inchiesta riservata? Le ricordo che esistono delle carte in proposito, e che posso rivolgere la stessa domanda e don Alvaro Cienfuegos, allora direttore dello stabilimento e suo diretto superiore. Le domando una risposta precisa. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, mi sembra di s\u00ec. Ma non posso ricordare tutto&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Si pu\u00f2 dire che il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento salv\u00f2 la vita a Diego Ramirez, intervenendo tempestivamente durante un regolamento di conti fra i &quot;comuni&quot;? &#8211;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; S\u00ec&#8230; ritengo di s\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Si pu\u00f2 dire che il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento pose a rischio la sua stessa vita, e per aiutare uno sconosciuto, perch\u00e9, come lei stesso ha detto, la nave coi deportati era ancora in viaggio, e non avevano avuto il tempo n\u00e9 la voglia di conoscersi fra &quot;comuni&quot; e politici? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Immagino che abbia corso dei rischi, quella \u00e8 gente violenta, spietata. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Alla luce di tutto questo, non le pare che l&#8217;essersi attirato la riprovazione dei suoi compagni, per soccorre un uomo in pericolo, e sia pure violando un &quot;codice d&#8217;onore&quot; non scritto, costituisce, per lui un motivo di lode piuttosto che di biasimo?<\/p>\n<p>L&#8217;avvocato Castel\u00e0r si \u00e8 opposto, rivolgendosi al presidente: &#8211; Protesto: si chiede al teste non di esporre dei fatti, ma di esprimere una valutazione morale soggettiva. Ci\u00f2 \u00e8 ininfluente, ai fini del processo. &#8211;<\/p>\n<p>Il giudice Caballero ha accolto l&#8217;obiezione; ma l&#8217;avvocato Lennox ha fatto un&#8217;ultima domanda:<\/p>\n<p>&#8211; Eccellenza, lei come definirebbe il comportamento dell&#8217;imputato, fino al momento della sua evasione? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Scusi, in che senso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Aveva mai creato problemi, a lei o al personale di sorveglianza? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 stato lei a proporre al <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento di svolgere funzioni di insegnante privato per il figlio del suo direttore? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, ma dietro richiesta della <em>se\u00f1ora<\/em> direttrice.<\/p>\n<p>&#8211; Va bene, va bene. N\u00e9 lei avrebbe trasmesso quella richiesta, se avesse giudicato il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento inadatto dal punto di vista morale: \u00e8 vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, no&#8230; No, certo. Per\u00f2&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 forse vero che egli, fino a quel momento, aveva tenuto una condotta irreprensibile? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non aveva mai violato i regolamenti&#8230; &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Gi\u00e0. E lei, eccellenza, fu molto irritato per la fuga di quei cinque uomini? Voglio dire: non fu una buona cosa, per le sue prospettive di carriera. &#8211;<\/p>\n<p>Qui don Castel\u00e0r si \u00e8 opposto di nuovo, l&#8217;avvocato Lennox ha ritirato la sua ultima domande, e il teste \u00e8 stato licenziato.<\/p>\n<p>CAPITOLO DECIMO<\/p>\n<p><em>Seguito dell&#8217;articolo di<\/em> El diario de Valpara\u00ecso <em>del 1\u00b0 aprile 1913<\/em>.<\/p>\n<p>A questo punto sono stati chiamati i testimoni della difesa. Per primo, il professor Alessandro Mackenna, direttore dell&#8217;Orto Botanico di Santiago. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Professore &#8211; ho chiesto l&#8217;avvocato Lennox -, lei ricorda Mariano Sarmiento, che fu suo studente ?11&#8217;universit\u00e0 e si laure\u00f2 con lei nel 1898? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lo ricordo bene. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ere un bravo studente? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Molto, molto promettente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Si segnal\u00f2 in campo scientifico, in qualche modo? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Nel 1897 prese parte a una spedizione botanica alla Penisola Taitao, nella provincia di Ays\u00e9n, nel corso della quale scopr\u00ec una nuova pianta: il <em>rubus geoides<\/em>, un piccolo rovo della flora sub-antartica&#8230;<\/p>\n<p>-Presidente &#8211; ha interloquito l&#8217;avvocato Castel\u00e0r &#8211; tutto questo \u00e8 molto istruttivo e interessante, ma ha attinenza col nostro caso?<\/p>\n<p>&#8211; Signor presidente &#8211; ha replicato l&#8217;avvocato Lennox &#8211; chiedo rispettosamente il diritto di poter lumeggiare anche questi aspetti della personalit\u00e0 del mio assistito, affinch\u00e9 la giuria possa farsene un&#8217;idea pi\u00f9 completa e precisa. &#8211;<\/p>\n<p>II giudice Caballero ha dato facolt\u00e0 a quest&#8217;ultimo di proseguire.<\/p>\n<p>&#8211; Professor Mackenna, mi dica, \u00e8 cosa ordinaria scoprire una nuovoa nuova specie di vegetale superiore, ai nostri tempi?<\/p>\n<p>&#8211; In Sud America vi sono ancora molte specie vegetali da identificare, soprattuto in Amazzonia e Mato Grosso, ma anche nell&#8217;estremo sud, in Patagonia e Terra del Fuoco. Tuttavia, non si pu\u00f2 certo definire &quot;ordinaria&quot; la scoperta di una nuove specie.<\/p>\n<p>&#8211; Se Mariano Sarmiento avesse voluto proseguire la carriere universitaria, avrebbe avuto buone prospettive? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Molto buone. Oltretutto, aveva gi\u00e0 una laurea in filosofia. E mi risulta che anche in quella facolt\u00e0 avesse degli estimatori, e che avesse al suo attivo delle apprezzate pubblicazioni. &#8211;<\/p>\n<p>-Lei come ricorda lo studente Sarmiento, voglio dire come persona? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Serio. Affidabile, in tutti i sensi. E realmente appassionato delle materie di studio. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Grazie, professore. Pu\u00f2 andare. &#8211;<\/p>\n<p>Poi \u00e8 stato chiamato don Alvaro Cienfuegos, direttore della colonia penale ove fu inviato Sarmiento nel 1911.<\/p>\n<p>&#8211; Eccellenza, lei ricorda l&#8217;imputato? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Lo vidi una sola volta, perch\u00e9 lasciai l&#8217;isola pochi giorni dopo l&#8217;arrivo dei nuovi deportati. Ma lo ricordo ugualmente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che impressione ne ebbe? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non negativa. Tantopi\u00f9 che il sergente della scorta mi aveva consegnato una relazione sull&#8217;incidente verificatosi a bordo della nave durante la traversata, e del ruolo provvidenziale da lui svoltovi. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Lei, nella sua carriera, ha visto molti delinquenti, vero? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, molti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento le sembr\u00f2 uno dei soliti? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; No, no. Non mi parve affatto un delinquente. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; La ringrazio, eccellenza. Non c&#8217;\u00e8 altro. &#8211;<\/p>\n<p>\u00c8 stata poi la volta della moglie di don Alvaro, <em>dona<\/em> Alexandra.<\/p>\n<p>&#8211; Mi dica, <em>se\u00f1ora<\/em>, corrisponde al vero che lei fece chiedere al <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento di dare delle lezioni private di spagnolo e di latino al suo figlio maggiore, dato che sull&#8217;isola, ovviamente, non esistevano scuole? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, \u00e8 esatto. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; E lui accett\u00f2. Fu poi contenta di quella scelta? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. E lo fu anche mio figlio Ricardo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Si trovava bene con un tale insegnante? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Ne era entusiasta. Era bravo e paziente, a volte scherzoso. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento pretese un compenso per quelle lezioni? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Io gli accennai alla cosa, ma lui non volle sentirne parlare. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Quindi, non accett\u00f2 nulla. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Nulla. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa la indusse a fare al <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento la richiesta di dare lezioni private a suo figlio? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Avevo sentito dire che era molto colto, ma anche che era una persona perbene. Insomma, che potevo fidarmi ad affidargli il ragazzo. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Sentito dire, da chi? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217;, sa, \u00e8 un piccolo mondo quello di una colonia penale su un&#8217;isola lontana e dimenticata. Si sa presto un po&#8217; tutto di tutti. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Capisco. Ed \u00e8 vero che il <em>se\u00f1or<\/em> Sarmiento regal\u00f2 ai suoi due figli tutti i suoi effetti di un qualche valore? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Dei libri e un erbario. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; I suoi figli lo ricordano ancora adesso? &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, con molta simpatia. Per loro, \u00e8 stato un amico. &#8211;<\/p>\n<ul>\n<li>Bene, <em>se\u00f1ora.<\/em> Pu\u00f2 bastare, si accomodi pure.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Dal diario di Alexandra, 15 aprile 1915.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 stata una delle giornate pi\u00f9 lunghe e faticose ch&#8217;io ricordi.<\/p>\n<p>Quando don Vicente mi ha interrogata in aula, e io mi sentivo addosso tutti quegli sguardi, tutta quella curiosit\u00e0, ho avvertito una tensione quasi intollerabile, che per fortuna non \u00e8 stata quasi percepita all&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Durante tutto il dibattimento Mariano \u00e8 rimasto impassibile, a tratti mi domandavo se non stesse pensando a tutt&#8217; altro. Come mi aveva preannunciato, non ha mai guardato dalla mia parte e non ha mai cercato il mio sguardo. Per\u00f2, quando \u00e8 stato il mio turno di alzarmi, attraversare l&#8217;aula e andarmi a sedere al banco dei testimoni, non ho avuto il coraggio di continuare a guardarlo. Immaginavo i suoi occhi su di me, e mi pesavano pi\u00f9 di tutti gli altri. Non lo so nemmeno io, il perch\u00e9.<\/p>\n<p>L&#8217;escussione dei testimoni, nel complesso, non \u00e8 andata male. Don Vicente si \u00e8 dimostrato molto abile, specialmente nel contro-interrogatorio di don Venustiano, che ha fatto una ben magra figura. L&#8217;averlo citato a sostegno dell&#8217;accusa si \u00e8 dimostrato un <em>boomerang<\/em> per l&#8217;avvocato Cestel\u00e0r, perch\u00e9 se la sua intenzione era quella di screditare moralmente Mariano, il risultato \u00e8 stato esattamente l&#8217;opposto. Il pubblico, che all&#8217;inizio della seduta era quasi tutto decisamente ostile, poco a poco ha cominciato a manifestare sentimenti pi\u00f9 diversificati. Nel complesso. direi che don Vicente \u00e8 riuscito nel suo intento: far vedere che un uomo onesto e leale, con una brillante carriera di studioso e di giornalista davanti a s\u00e9, capace di farsi voler bene dai bambini e, quindi, d&#8217;animo gentile, non pu\u00f2 essere considerato un assassino privo di qualunque sentimento di umanit\u00e0. E questo \u00e8 gi\u00e0 qualcosa.<\/p>\n<p>Domani sia l&#8217;accusa che la difesa hanno chiesto di interrogare direttamente Mariano. Temo quel momento; non vorrei che lui assumesse un atteggiamento che potrebbe irritare e maldisporre la giuria.<\/p>\n<p>(fine della quarta parte)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PARTE QUARTA CAPITOLO PRIMO Dal diario di Alexandra, 2 febbraio 1915. \u00c8 molto tardi. 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