{"id":26209,"date":"2011-03-10T11:04:00","date_gmt":"2011-03-10T11:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/10\/linvasione-dellitalia\/"},"modified":"2011-03-10T11:04:00","modified_gmt":"2011-03-10T11:04:00","slug":"linvasione-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/10\/linvasione-dellitalia\/","title":{"rendered":"L&#8217;invasione dell&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p>Da quando \u00e8 diventata uno Stato indipendente, nel 1861, l&#8217;Italia ha conosciuto tre invasioni del proprio territorio nazionale.<\/p>\n<p>La prima ha avuto luogo dopo lo sfondamento di Caporetto, il 24 ottobre 1917, da parte degli eserciti austro-ungarico e germanico (ossia delle due nazioni ex alleate) e ha coinvolto solo una modestissima porzione del suolo patrio: il Friuli e la parte del Veneto che giace sulla sinistra del Piave, nonch\u00e9 le modeste conquiste in territorio nemico (Gorizia, in particolare), che, per\u00f2, erano costate letteralmente fiumi di sangue.<\/p>\n<p>Questa prima invasione venne contenuta con la battaglia d&#8217;arresto del novembre-dicembre 1917 e rigettata al di l\u00e0 dei confini nazionali con la battaglia di Vittorio Veneto, iniziata il 24 ottobre 1918 e terminata il 4 novembre successivo, al momento dell&#8217;entrata in vigore dell&#8217;armistizio italo-austriaco di Villa Giusti, presso Padova.<\/p>\n<p>Anche se le province invase erano state poche (Udine, Belluno, un terzo di quella di Treviso e lembi di quelle di Vicenza e di Venezia), il pericolo era stato notevolissimo; anche perch\u00e9, dopo la dodicesima battaglia dell&#8217;Isonzo &#8211; quella che noi chiamiamo battaglia di Caporetto -, l&#8217;esercito italiano sembrava in stato di dissoluzione e nessuno sembrava in grado di prevedere dove e quando sarebbe stato possibile arrestare la ritirata.<\/p>\n<p>Gli Anglo-Francesi proposero il ripiegamento fino al Mincio; la brillante resistenza sul medio e basso corso del Piave e sugli Altopiani fu una vera e propria sorpresa, non solo per il nemico avanzante, ma per lo stesso popolo italiano e per i suoi dubbiosi alleati.<\/p>\n<p>La seconda invasione incominci\u00f2 il 10 luglio 1940 e invest\u00ec la Sicilia, preceduta dalla caduta delle isole di Lampedusa e Pantelleria; quest&#8217;ultima, bench\u00e9 fosse stata trasformata in una imprendibile fortezza, si arrese senza aver avuto una sola perdita, prima ancora che il nemico iniziasse le operazioni di sbarco.<\/p>\n<p>Questa volta, l&#8217;invasione proveniva dal Sud, dal Mediterraneo, e precisamente dal Nord Africa; dopo che, in Tunisia, le ultime forze italo-tedesche erano state costrette ad arrendersi, nonostante una valorosissima resistenza, davanti all&#8217;avanzata congiunta dei Britannici dall&#8217;Egitto (battaglia di El Alamein) e degli Americani dal Marocco e dall&#8217;Algeria francesi, i quali disponevano di una schiacciante superiorit\u00e0 terrestre, aerea e navale.<\/p>\n<p>Tale invasione ebbe termine alla fine di aprile del 1945 (ai primi di maggio in Friuli e nella Venezia Giulia), con la resa delle ultime forze tedesche e fasciste nel Nord Italia; a meno che non si voglia prendere per buona la versione &quot;democratica&quot;, secondo la quale gli Anglo-Americani, dopo i tragici fatti dell&#8217;8 settembre, erano divenuti i nostri &quot;liberatori&quot; e, quindi, non dovevano essere pi\u00f9 considerati dei nemici, ma degli amici; mentre gli amici del giorno prima, ossia i Tedeschi, divenivano bruscamente i peggiori nemici che il nostro Paese avesse mai conosciuto.<\/p>\n<p>Sia come sia, liberatori o invasori, gli Anglo-Americani terminarono le operazioni militari solo dopo aver risalito tutta intera la Penisola, dall&#8217;estremo sud all&#8217;estremo nord, e solo dopo averla bombardata con inaudito accanimento, seppellendo sotto le macerie decine di migliaia di cittadini inermi; mentre, nelle regioni del centro-nord, si scatenava una guerra civile di ferocia belluina, quale il nostro popolo non aveva mai conosciuto in tutta la sua lunga storia.<\/p>\n<p>Tragedia nella tragedia, le regioni dell&#8217;estremo nord-est conobbero una ulteriore invasione da parte delle truppe partigiane comuniste jugoslave, che si resero protagoniste di una delle pagine pi\u00f9 nere a memoria d&#8217;uomo: quella delle foibe; senza contare che, in queste zone, la stessa resistenza partigiana fin\u00ec per spaccarsi in due e per degenerare in episodi di massacro reciproco, come avvenne nelle malghe di Porz\u00fbs, nel febbraio 1945. Per Trieste, l&#8217;occupazione straniera &#8211; jugoslava i primi 40, terribili giorni; angloamericana poi &#8211; dur\u00f2 addirittura fino al 1954.<\/p>\n<p>La terza invasione dell&#8217;Italia \u00e8 quella odierna, intrapresa dagli immigrati provenienti dall&#8217;Africa, dall&#8217;Asia, dall&#8217;America Latina, dai Balcani e dall&#8217;Europa orientale ed incominciata verso la fine degli anni Settanta del &#8216;900 (ossia, meno di una generazione dopo che era terminata l&#8217;emigrazione degli Italiani in cerca di lavoro all&#8217;estero), grazie alla politica delle &quot;porte aperte&quot; praticata dai nostri governi, allora a guida democristiana, nonch\u00e9 come conseguenza delle politiche pi\u00f9 restrittive adottate dagli altri Paesi europei.<\/p>\n<p>Il primo censimento ISTAT degli stranieri presenti in Italia stimava il loro numero in 321.000, dei quali circa un terzo &quot;stabili&quot; e due terzi &quot;temporanei&quot;. Una evidente anomalia del fenomeno immigratorio &#8211; peraltro ancora estremamente contenuto &#8211; era il numero degli stranieri entrati clandestinamente in Italia e la relativa facilit\u00e0 con cui avevano varcato le nostre frontiere, sia marittime (al Sud) sia terrestri (al Nord-est).<\/p>\n<p>Proprio per porre ordine in una tale situazione, nel 1982 venne proposto un primo programma per regolarizzare la posizione degli immigrati privi di documenti. Come si vede, nessuno pens\u00f2 di procedere alle espulsioni e al rafforzamento della sorveglianza alle frontiere, ma si consider\u00f2 inevitabile accettare che quanti erano entrati illegalmente nel nostro Paese, potessero restarvi, purch\u00e9 si fornissero di passaporto.<\/p>\n<p>Allora, forse, quasi nessuno se ne rese conto, ma quella mossa fu disastrosa sul piano psicologico: significava l&#8217;inizio di una resa a discrezione. In tutta la sponda sud del Mediterraneo, in tutta l&#8217;Africa, l&#8217;Asia e l&#8217;America Latina, in Albania e negli altri Paesi dell&#8217;ex blocco sovietico, si sparse la voce che il governo italiano non poteva o non voleva far rispettare i propri confini ed era pi\u00f9 che disponibile a legalizzare la posizione di chiunque fosse riuscito ad introdursi clandestinamente nel suo territorio.<\/p>\n<p>Senza esagerare, crediamo che l&#8217;effetto psicologico, fuori d&#8217;Italia, fu altrettanto grave di quello prodotto dalla battaglia di Fornovo sul Taro, il 6 luglio 1495. Se in quel fatto d&#8217;armi, come ha osservato Luigi Barzini junior, l&#8217;esercito francese di Carlo VIII fosse stato distrutto, nessun esercito straniero si sarebbe azzardato a ripetere la sua impresa con altrettanta arroganza e con altrettanta sicurezza, certo di non incontrare alcuna resistenza (la famigerata &quot;guerra del gesso&quot;).<\/p>\n<p>Ma il comandante dell&#8217;esercito della Lega degli Stati italiani, Francesco Gonzaga, bench\u00e9 disponesse della superiorit\u00e0 numerica e bench\u00e9 si trovasse in una favorevole posizione tattica, inspiegabilmente si lasci\u00f2 sfuggire l&#8217;occasione di assestare una tremenda lezione agli invasori: e Carlo VIII, bench\u00e9 malconcio e costretto ad abbandonare tutto il suo bottino, riusc\u00ec ad aprirsi la strada e a rientrare in Francia con l&#8217;esercito.<\/p>\n<p>Da quel momento, tutta l&#8217;Europa conobbe il delicatissimo segreto: che l&#8217;Italia, il Paese pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 civile dell&#8217;intero continente, era anche il pi\u00f9 debole e il pi\u00f9 facile da conquistare. E incominci\u00f2 la secolare tragedia delle invasioni stranire e della perdita dell&#8217;indipendenza, suggellata dalla tremenda umiliazione nazionale del sacco di Roma, nel 1527.<\/p>\n<p>A questo punto dobbiamo spiegare perch\u00e9 riteniamo che l&#8217;immigrazione straniera in Italia di questi ultimi tre decenni si configuri come una vera e propria invasione; e perch\u00e9 le esitazioni del governo italiano a considerare l&#8217;ingresso illegale alla stregua di un reato, nonch\u00e9 la sua rassegnazione alla &quot;inevitabilit\u00e0&quot; del crescente movimento migratorio, costituiscano l&#8217;equivalente psicologico della mancata vittoria di Fornovo del 1495.<\/p>\n<p>Una invasione pu\u00f2 essere armata oppure no; pu\u00f2 essere violenta o incruenta: le migrazioni dei popoli antichi erano, sovente, caratterizzate da un minimo di violenza o, addirittura, da una pacifica mescolanza. I Germani stavano invadendo la Gallia, allorch\u00e9 Cesare sbarr\u00f2 loro la strada, li ricacci\u00f2 oltre il Reno e assoggett\u00f2 a Roma la Gallia medesima: se non vi fosse stato l&#8217;intervento romano, l&#8217;occupazione germanica di quel Paese sarebbe stata certa e, quasi sicuramente, pressoch\u00e9 incruenta,.<\/p>\n<p>\u00c8 molto probabile che anche la migrazione degli Ebrei nell&#8217;antica Palestina sia avvenuta in maniera relativamente pacifica, nonostante ci\u00f2 che dicono in contrario i libri del Pentateuco, i quali parlano di stragi e devastazioni sistematiche: ma come credere che un popolo di pastori nomadi sia divenuto un popolo bellicoso nello spazio di una sola generazione o poco pi\u00f9, al punto da poter sopraffare degli esperti guerrieri come i Filistei?<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 delle volte, le migrazioni dei popoli assumevano un carattere decisamente violento allorch\u00e9 si scontravano con la resistenza di entit\u00e0 statali bene organizzate, per quanto politicamente e militarmente in declino. Tale fu il carattere delle guerre fra i cosiddetti Popoli del mare e gli Egizi, durante il regno di Ramses III; fra i Mongoli e i Cinesi, all&#8217;ombra della Grande Muraglia; fra i Germani e i Romani, a partire dal III secolo dopo Cristo, lungo il &quot;limes&quot; del Reno e del Danubio.<\/p>\n<p>Le invasioni degli Angli, dei Sassoni e degli Juti in Gran Bretagna, a partite dal V secolo, e, in seguito, quelle dei Danesi e dei Norvegesi, per finire con l&#8217;ultima, quella dei Normanni che conquistarono l&#8217;isola nel 1066, ebbero, s\u00ec, carattere violento, ma non si risolsero in un genocidio dei vinti: tanto \u00e8 vero che i discendenti della popolazione celtica sopravvivono ancora nella Scozia, nel Galles e nell&#8217;Irlanda odierni.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;attuale flusso d&#8217;immigrati in Italia presenta precisamente i caratteri di una invasione: se le parole hanno un significato, &quot;invasione&quot; \u00e8 l&#8217;ingresso massiccio di un gruppo estraneo nel territorio di uno Stato sovrano, senza che quest&#8217;ultimo possa opporvisi. E i nostri governanti non osano opporsi: moralmente ricattati da una cultura &quot;buonista&quot; che vorrebbe accogliere tutti, aprire le braccia a tutti, per non sentirsi indegni e spregevoli nel caso si comportassero diversamente, hanno fatto passare nel mondo l&#8217;immagine di un Paese colabrodo, dove chiunque pu\u00f2 entrare illegalmente e poi, con comodo, regolarizzare la propria posizione.<\/p>\n<p>Nel 1991, secondo il censimento ufficiale, gli straneri erano saliti a 625.000; e, a partire dal 1993, il saldo migratorio \u00e8 divenuto il solo responsabile della crescita della popolazione italiana, perch\u00e9 gli stranieri fanno molti pi\u00f9 figli degli Italiani e ci\u00f2 significa che, fra due o tre generazioni, anche se &#8211; per ipotesi &#8211; l&#8217;immigrazione cessasse, la percentuale degli stranieri sar\u00e0 cresciuta di due o tre volte rispetto a quella attuale. Il primo tentativo di regolamentare i flussi migratori &#8211; di regolamentarli, si badi, e non di respingerli &#8211; \u00e8 stato fatto con la legge Martelli, del 1990: che, dopo sei mesi, port\u00f2 al riconoscimento della presenza di altri 200.000 illegali (o, come si preferisce dire, &quot;irregolari&quot;).<\/p>\n<p>Seconda dati della Caritas, nel 1996 il numero totale degli stranieri era salito a 924.500, vale a dire poco meno di un milione; nel 2001, era gi\u00e0 passato a 1.335.000; nel 2005, a 1.990.000. Il 1\u00b0 gennaio 2011, secondo i dati ISTAT, gli stranieri sono arrivati alla cifra di 4.563.000: crescita vertiginosa, dovuta non solo al costante afflusso di immigrati, ma anche al saldo naturale, come gi\u00e0 accennato, di quelli presenti in Italia. In percentuale, il 7,5% della popolazione italiana risulta ormai composto da stranieri; e tale incremento non accenna a rallentare.<\/p>\n<p>Solo nel 1998 la legge Turco-Napolitano cerc\u00f2 di intervenire nuovamente per regolarizzare la condizione dei clandestini ed istitu\u00ec i Centri di accoglienza temporanea per gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione. Ma bisogna arrivare al 2002, con la legge Bossi-Fini, per fare un po&#8217; di maggiore chiarezza e per autorizzare anche l&#8217;eventuale espulsione immediata dei clandestini &#8211; il tutto sotto il fuoco di fila delle critiche dei &quot;progressisti&quot;, degli &quot;umanitari&quot; e di molti cattolici che non sanno fare alcuna distinzione fra il senso della cristiana accoglienza, come virt\u00f9 personale dell&#8217;individuo, e le esigenze di protezione di un grande Paese che non potrebbe, anche volendolo, accogliere milioni di stranieri ed offrire loro un posto di lavoro &#8211; non parliamo poi dei molti, dei troppi, che vengono in Italia al preciso scopo di delinquere, di sfruttare la prostituzione, di spacciare droga o, peggio, di vivere di furti, rapine e altre forme di criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p>Per anni ed anni ci siamo sentiti dire che l&#8217;immigrazione \u00e8 una risorsa; che gli stranieri svolgono quei lavori, pi\u00f9 pesanti e meno remunerati, che gli Italiani rifiutano; che la societ\u00e0 multietnica e multiculturale \u00e8 la vera societ\u00e0 democratica del futuro.<\/p>\n<p>Per anni ed anni ci siamo sentiti ripetere, specialmente dagli uomini politici della parte che si autodefinisce progressista, che chi la pensa diversamente \u00e8 un bieco reazionario, un incivile, che non sa vedere al di l\u00e0 del proprio naso, che \u00e8 fuori della storia e fuori della realt\u00e0.<\/p>\n<p>In poche parole, l&#8217;immigrazione non \u00e8 mai stata oggetto di una seria riflessione o anche solo di un dibattito a livello nazionale: la si \u00e8 sempre data per scontata, come un evento ineluttabile e, nel complesso, molto positivo; anche se pochi si sono presi la briga di articolare tali argomentazioni e di supportarle con cifre e con dati di fatto.<\/p>\n<p>Si \u00e8 fatta, semplicemente, molta retorica.<\/p>\n<p>Non abbiamo fatto distinzione, sinora, nel presente ragionamento, tra immigrazione legale e illegale, e ci\u00f2 per una buona ragione: se quella illegale \u00e8 semplicemente assurda, e qualunque altro paese al mondo, a cominciare dai nostri vicini come la Francia, la Svizzera e l&#8217;Austria, non la tollerano in alcun modo, quella cosiddetta &quot;regolare&quot; si svolge pur sempre in un clima di ricatto: impossibile impedirla, al massimo si pu\u00f2 pensare di limitarla, contenerla, selezionarla, ma molto, molto timidamente e, comunque, consapevoli che il flusso continuer\u00e0, anno dopo anno, inarrestabile, fatale come il destino.<\/p>\n<p>Il nostro destino \u00e8 segnato: dobbiamo accogliere sempre pi\u00f9 stranieri, indefinitamente: questo vuole la nostra educazione; questo proclama la Chiesa cattolica, per bocca sia dei vertici, sia dei parroci; e chi la pensa diversamente \u00e8 considerato poco cristiano, poco caritatevole, poco umano.<\/p>\n<p>Non importa se la crisi ci sta mettendo in ginocchio, se le fabbriche chiudono, se migliaia di famiglie si trovano letteralmente allo sbando per la perdita del posto di lavoro: dobbiamo stringerci e aggiungere un posto a tavola. Non possiamo accettare un&#8217;immagine egoista di noi stessi; non possiamo sopportare i sensi di colpa che ci verrebbero dal sospetto di essere considerati razzisti: siamo condannati ad essere &quot;buoni&quot;.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 duro fare questo discorso: non lo si vorrebbe fare; e tuttavia, bisogna che qualcuno lo faccia: non possiamo permetterci di continuare cos\u00ec. O si pone un drastico freno all&#8217;immigrazione, non solo clandestina, ma anche regolare, oppure la situazione sociale diverr\u00e0 ingovernabile.<\/p>\n<p>Paesi come la Gran Bretagna, ove gli stranieri residenti sono gi\u00e0 arrivati alla quarta generazione, sanno quanto sia difficile l&#8217;integrazione; sanno che il sogno di una societ\u00e0 multiculturale \u00e8 tramontato.<\/p>\n<p>Paesi come la Francia, che pure hanno una antica tradizione multietnica per via della loro storia coloniale, hanno imparato, dai roghi delle banlieues, che queste cose non si possono gestire con ingenua faciloneria.<\/p>\n<p>Chiunque possieda un sia pur minimo senso di responsabilit\u00e0, dovrebbe avere imparato che una immigrazione di queste proporzioni, che si rovescia sull&#8217;Europa in tempi cos\u00ec brevi e che non lascia margini di discussione e di eventuale rifiuto da parte dei Paesi ospitanti, non pu\u00f2 portare a nulla di buono.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile trovare l&#8217;atteggiamento giusto, davanti a simili problemi.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 alcun dubbio che una politica meno egoista e pi\u00f9 lungimirante, da parte dei Pesi del Nord della Terra, avrebbe disinnescato la bomba migratoria o ne avrebbe ridotto di molto gli effetti: non si pu\u00f2 tacere che, se tante persone fuggono dal Sud per rifarsi una vita altrove, ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche allo sfruttamento delle multinazionali, al cinismo degli organismi finanziari internazionali, alla maniera furbesca e cialtrona con cui \u00e8 stata portata avanti la politica dei governi del Nord nei confronti dei Pesi del Sud del mondo.<\/p>\n<p>Pure con tutto ci\u00f2, non ne consegue che il popolo italiano debba subire le conseguenze disastrose di quegli errori, di quelle manchevolezze, di quella cecit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando si vedono gli immigrati clandestini tunisini, a torto chiamati &quot;profughi&quot; dai telegiornali, che, appena sbarcati a Lampedusa, a centinaia, a migliaia per volta &#8211; tutti uomini giovani e sani, nessuna donna, nessun vecchio, nessun bambino &#8211; sventolano la bandiera del loro Paese, alzando l&#8217;indice e il medio nel segno di vittoria, non si pu\u00f2 non restare perplessi.<\/p>\n<p>Non fuggono dalla guerra e dalla fame; prendono a pretesto la caduta di Ben Al\u00ec per rovesciarsi in massa sull&#8217;Italia, pretendendo, dall&#8217;oggi al domani, una vita diversa: quella, fasulla e scintillante, che la nostra televisione, dall&#8217;altra sponda del Mediterraneo, ha fatto intravedere loro per tutti questi anni, ma che in realt\u00e0 non esiste nemmeno per noi.<\/p>\n<p>Vengono come un esercito di conquistatori: pacifici, per ora: ma non accettano un respingimento. Se respinti, giurano che torneranno: una, cinque, dieci volte. Hanno pagato mille euro agli scafisti, vendendo i loro beni: si sono bruciati i ponti alle spalle. Non chiedono di entrare in Italia, lo esigono.<\/p>\n<p>Per\u00f2, lo ripetiamo, non stanno fuggendo da guerre o da pericoli: al contrario, questo sarebbe il momento per ricostruire la loro Patria, con rinnovate speranze nel futuro. Se democrazia e libert\u00e0 valgono qualcosa, questo sarebbe il momento per restare, per prendere in mano il loro destino e creare condizioni di vita migliori per le loro famiglie.<\/p>\n<p>La loro folle corsa verso l&#8217;Italia assomiglia a un gigantesco sciopero dalla propria cittadinanza, dalla propria condizione; per\u00f2, al tempo stesso, quelle bandiere tunisine, tirate fuori al momento dello sbarco (e tutti ricordiamo le bandiere della Cina, all&#8217;epoca della sommossa della colonia cinese di Milano), dicono che essi non vengono per integrarsi, ma per conquistarci.<\/p>\n<p>Qualcuno si immagina i nostri nonni, che raggiungevano il Brasile o l&#8217;Argentina dopo settimane di navigazione, stipati sulle navi dei poveri emigranti, ma con tutti i documenti in regola e un contratto di lavoro nella tasca della giacca, che, appena sbarcati a San Paolo o a Buenos Aires, tiravano fuori la bandiera tricolore e alzavano le mani in segno di vittoria? Quelli, erano dei veri emigranti; questi, invece, sono dei conquistatori.<\/p>\n<p>Lo diciamo senza odio e senza cattiveria. Non si pu\u00f2 non provare rispetto per ogni essere umano, specie se povero e sfortunato. Ma si hanno dei doveri nei confronti del proprio Paese: non si pu\u00f2 far salire a bordo di una scialuppa, capace di imbarcare venti persone, cinquanta o cento naufraghi. Sarebbe crudelt\u00e0 verso quei venti che potrebbero salvarsi.<\/p>\n<p>Perfino coloro che fuggono dalla guerra o dalla carestia &#8211; e non \u00e8 il caso, oggi, n\u00e9 dei Tunisini, n\u00e9 degli Egiziani, e solo in parte dei Libici &#8211; non dovrebbero essere accolti indiscriminatamente. Se bastasse lo status di rifugiato per autorizzare chiunque a venire in Europa, o in Italia, allora nel giro di pochi anni decine o centinaia di milioni di esseri umani si precipiterebbero qui. Gli effetti delle guerre e delle carestie non si curano accogliendo intere popolazioni, ma cercando di creare condizioni migliori di vita nei rispettivi Paesi di provenienza.<\/p>\n<p>Vorremmo che cos\u00ec non fosse; ci piacerebbe che si potesse accogliere chiunque, ospitare chiunque, magari senza nemmeno chiedergli chi \u00e8 e cosa lo spinge lontano della sua casa e dai suoi affetti, come fece Nausicaa con Odisseo, sulle spiagge rocciose dell&#8217;isola dei Feaci.<\/p>\n<p>Ma questo non \u00e8 possibile: bisogna essere realisti e prenderne atto. Non possiamo ipotecare l&#8217;avvenire dei nostri figli e dei nostri nipoti con una politica di accoglienza che \u00e8 null&#8217;altro che una resa camuffata davanti ad una invasione.<\/p>\n<p>Certo, vorremmo che a dire queste cose fossero gli intellettuali &quot;perbene&quot;, e che a legiferare in materia fossero dei politici umani, aperti, intelligenti: non dei demagoghi che cavalcano le paure del cittadino medio quando fa loro comodo per strappare un pugno di voti in pi\u00f9, salvo poi dimenticarsene non appena sono stati eletti.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio la demagogia di costoro che ci obbliga a parlare in questo modo, senza alcun sentimento di razzismo o, meno ancora, di odio, nei confronti degli altri popoli. Ogni civilt\u00e0, ogni cultura meritano rispetto, cos\u00ec come ogni essere umano: da ci\u00f2, tuttavia, non deriva un dovere di accoglienza illimitata.<\/p>\n<p>La compassione, quando si parla della difesa del bene comune, della pace comune, della sicurezza comune, deve accompagnarsi ad una giusta severit\u00e0.<\/p>\n<p>Una maggiore severit\u00e0 oggi, potr\u00e0 permetterci di essere pi\u00f9 generosi domani.<\/p>\n<p>Una ulteriore, malintesa forma di generosit\u00e0 oggi, ci costringer\u00e0, domani, a pentirci amaramente delle nostre scelte: se non per noi, per quelli che verranno dopo di noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando \u00e8 diventata uno Stato indipendente, nel 1861, l&#8217;Italia ha conosciuto tre invasioni del proprio territorio nazionale. 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