{"id":26206,"date":"2022-10-27T05:11:00","date_gmt":"2022-10-27T05:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/27\/lintelletto-cerca-il-vero-la-volonta-vuole-il-bene\/"},"modified":"2022-10-27T05:11:00","modified_gmt":"2022-10-27T05:11:00","slug":"lintelletto-cerca-il-vero-la-volonta-vuole-il-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/27\/lintelletto-cerca-il-vero-la-volonta-vuole-il-bene\/","title":{"rendered":"L&#8217;intelletto cerca il vero, la volont\u00e0 vuole il bene"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa cerca l&#8217;intelletto? E che cosa vuole la volont\u00e0? Oppure dobbiamo pensare che l&#8217;intelletto non cerca nulla e la volont\u00e0 brama una cosa oppure un&#8217;altra, secondo il caso e il capriccio del momento, senza uno scopo, un obiettivo, un fine preciso? Eppure l&#8217;uomo, lo vediamo continuamente, \u00e8 un essere desiderante: sempre cerca e desidera qualcosa, \u00e8 inquieto e si protende verso questo o quell&#8217;oggetto. Se cessasse completamente di desiderare, sarebbe come morto e vivrebbe una vita che non \u00e8 la vera vita umana, ma una vita puramente passiva, simile a quella di un vegetale (il quale, peraltro, \u00e8 proteso verso anch&#8217;esso determinati oggetti, ma nell&#8217;ambito del puro sostentamento fisiologico).<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;intelletto cerca il vero: \u00e8 nella sua natura, per questo ci \u00e8 dato: nessuna meta inferiore a questa potrebbe realmente appagarlo. E lo trova, o ha comunque la possibilit\u00e0 di trovarlo? Certamente s\u00ec, poich\u00e9 la natura gli ha dato gli strumenti idonei a soddisfare il suo bisogno: strumenti che, per\u00f2, egli deve saper utilizzare correttamente, altrimenti il suo bisogno resta insoddisfatto e la ragione gira a vuoto, senza mai arrivare in prossimit\u00e0 della meta. Sono gli strumenti della logica, adoperati per\u00f2 nella giusta prospettiva e partendo da un atto iniziale di umilt\u00e0 e di fiducia in Dio, che \u00e8, per definizione, il Sommo Vero: senza il quale la logica, pur se capace di collegare fra loro ragionamenti corretti, non giunge al vero, anzi se ne allontana, offrendo lo spettacolo pietoso di un intelletto che, pur mostrando di saper lavorare correttamente ai singoli segmenti della sua ricerca, si aggira tuttavia e si affatica vanamente intorno a se stesso, come il cane che si morde la coda. In altre parole, \u00e8 la luce della grazia che illumina la ragione per condurla in porto: la ragione naturale, infatti, da sola, pu\u00f2, nel migliore dei casi, avvicinarsi al vero, ma non raggiungerlo, perch\u00e9 il Vero in S\u00e9, che \u00e8 Dio, non si lascia cogliere da essa, essendo una realt\u00e0 superiore alla natura.<\/p>\n<p>Ricordate l&#8217;apologo del bambino che voleva versare tutta l&#8217;acqua del mare in una buca scavata nella sabbia, spettacolo che faceva meravigliare e sorridere sant&#8217;Agostino, finch\u00e9 questi non comprese che ci\u00f2 era un richiamo alla sua superbia intellettuale, alla sua pretesa di comprendere quei misteri supremi &#8212; la Trinit\u00e0 e l&#8217;Incarnazione &#8212; che trascendono la sua natura, e quindi le restano inaccessibili? Oppure conoscete ci\u00f2 che si narra di san Tommaso d&#8217;Aquino &#8211; e stiamo parlando dei due pi\u00f9 grandi filosofi che abbia avuto la nostra civilt\u00e0 nell&#8217;arco di otto secoli &#8212; allorch\u00e9 non riusciva a risolvere un problema speculativo: lui, l&#8217;autore della <em>Summa Theologiae<\/em>, monumento imperituro di grandezza intellettuale; cio\u00e8 che posava la penna sul tavolo, scendeva in chiesa e si metteva a pregare, a digiunare, a supplicare Iddio perch\u00e9 aprisse la sua mente a quelle verit\u00e0 di ordine superiore? E avete presente l&#8217;ultimo canto del <em>Paradiso<\/em>, nella <em>Divina Commedia<\/em>, in cui a Dante \u00e8 concesso per un istante di vedere Dio nella sua Essenza, e come il poeta vi si prepara con l&#8217;ardore del desiderio, dopo essersi spogliato di ogni residuo di materialit\u00e0, e aver ricevuto l&#8217;aiuto delle fervide preghiere congiunte di Beatrice, di san Bernardo di Chiaravalle, della Vergine Santissima e delle anime beate dell&#8217;Empireo, senza le quali il suo desiderio certamente sarebbe rimasto vano?<\/p>\n<p>La ragione naturale, dunque, se bene indirizzata e bene utilizzata, pu\u00f2 giungere al vero: ma quanto a conoscerlo nella sua Essenza, essa non \u00e8 sufficiente: serve il soccorso della grazia. Se cos\u00ec non fosse, allora l&#8217;uomo potrebbe conoscere Dio: ma \u00e8 intuitivo che la creatura, nell&#8217;ordine della natura, non pu\u00f2 conoscere Dio, che \u00e8 il Creatore della natura e si trova al centro dell&#8217;ordine soprannaturale: lo impedisce la differenza ontologica. Tale \u00e8 l&#8217;errore in cui cadono gli ontologisti, da Malebranche, a Gioberti e allo stesso Rosmini: l&#8217;uomo non pu\u00f2 avere la conoscenza immediata di Dio, neppure a livello intuitivo, perch\u00e9 una tale conoscenza eccede, e di molto, le sue possibilit\u00e0 intrinseche. Ed \u00e8 anche l&#8217;errore in cui \u00e8 caduto Galilei, il quale non era certamente un filosofo, anche se aveva l&#8217;ardire di ritenersi tale, laddove &#8212; nel <em>Dialgo sui due massimi sistemi<\/em> &#8212; osa affermare che di alcune verit\u00e0, quelle matematiche, l&#8217;uomo pu\u00f2 avere una certezza pari a quella di Dio stesso: il che equivale a sapere come ragioni la Mente divina.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 del tutto insostenibile; e gi\u00e0 parlare della &quot;mente&quot; o &quot;intelletto&quot; divino equivale a una evidente forzatura, perch\u00e9 sottintende una concezione antropomorfa di Dio. Ma se \u00e8 vero che, per l&#8217;uomo, una verit\u00e0 matematica \u00e8 indubitabile (con prudenza, per\u00f2: si pensi alle geometrie non euclidee, le quali sovvertono tutte le certezze della geometria euclidea, che \u00e8 intuitiva, e nelle quali, ad esempio, la somma degli angoli interni di un triangolo maggiore o minore, giammai uguale, come invece ci si aspetterebbe, di un angolo piatto), che cosa autorizza a pensare che ci\u00f2 si applichi anche a Dio, infinitamente, cio\u00e8 qualitativamente, superiore all&#8217;uomo? La distinzione galileiana fra conoscenza <em>extensive<\/em> e conoscenza <em>intensive<\/em> \u00e8 un misero tentativo di far passare un ragionamento arbitrario e del tutto indimostrato (anzi, a rigore, inintelligibile), mascherando la differenza ontologica e pretendendo di fissare i modi in cui l&#8217;Intelletto divino si manifesta e i limiti che esso &quot;deve&quot; rispettare.<\/p>\n<p>Questo, per ci\u00f2 che riguarda l&#8217;intelletto. E per ci\u00f2 che riguarda la volont\u00e0? La volont\u00e0 vuole il bene, abbiamo detto: se la volont\u00e0 volesse intenzionalmente il male, andrebbe contro se stessa. Il che pu\u00f2 accadere, e di fatto accade, laddove esistono gravi disordini intellettuali o morali. L&#8217;errore di certa filosofia moderna \u00e8 di estendere in maniera arbitraria la psicologia patologica alla psicologia tout-court; e un tipico esempio di una tale cattiva psicologia che pretende di farsi (cattiva) filosofia \u00e8 la psico-analisi freudiana. Nessuno pu\u00f2 negare che esistano anime deviate, menti deviate e volont\u00e0 deviate: ma ci\u00f2 non autorizza a costruirci sopra un castello distopico che ci d\u00e0 un&#8217;immagine orribilmente deformata, anzi addirittura invertita, dell&#8217;uomo. La letteratura dell&#8217;ultimo secolo, cattiva letteratura, \u00e8 andata a scuola da codesti cattivi filosofi e da codesti pessimi psicologi: ed ecco gli Svevo, i Pirandello (che comunque sta mole spanne sopra Svevo), i Gadda, i Montale, e poi Kafka, Musil, Joyce, Woolf, Becket, Sartre, Camus, tutti d&#8217;accordo, pur se discordi su molte altre cose, sul fatto fondamentale dell&#8217;assurdit\u00e0 e incomprensibilit\u00e0 della vita, sulla tremenda beffa che il caso, il destino o un dio malvagio hanno giocato all&#8217;uomo, gettandolo in un mondo estraneo, allucinato e allucinante, quanto di pi\u00f9 simile all&#8217;inferno, in cui non credono (non in senso proprio, almeno) sia dato immaginare.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra osservazione da fare, che riguarda l&#8217;oggetto del conoscere e del volere.<\/p>\n<p>Allorquando l&#8217;oggetto appartiene all&#8217;ordine della natura, l&#8217;intelletto precede la volont\u00e0 e la volont\u00e0 vuole ci\u00f2 che l&#8217;intelletto ha riconosciuto come vero e, perci\u00f2, anche come buono. Tuttavia se l&#8217;oggetto appartiene all&#8217;ordine soprannaturale, le cose vanno altrimenti: in tal caso \u00e8 la volont\u00e0 che ha la precedenza, nel senso che essa &quot;riconosce&quot; intuitivamente, con l&#8217;aiuto della grazia, ci\u00f2 che \u00e8 buono, e aiuta l&#8217;intelletto a vederlo, ad amarlo, a conoscerlo. Come avevano visto con chiarezza i filosofi scolastici, e assai prima di loro gli stessi poeti pagani, in questo caso Ovidio (nella <em>Ars amandi<\/em>, II, 397), <em>ignoti nulla cupido<\/em>, non esiste, n\u00e8 \u00e8 possibile alcun desiderio nei confronti di ci\u00f2 che \u00e8 sconosciuto. E Dio, come abbiamo detto, nella sua propria Essenza, \u00e8 sconosciuto e inconoscibile alla ragione naturale: quindi l&#8217;intelletto non pu\u00f2 nemmeno desiderare ci\u00f2 che non conosce.<\/p>\n<p>Questo per\u00f2 non significa che non ne abbia il desiderio. Intelletto e volont\u00e0 sono facolt\u00e0 dell&#8217;uomo, presenti contemporaneamente in un unico soggetto: pertanto, se l&#8217;intelletto non pu\u00f2 desiderare quel Dio che non conosce, nondimeno la volont\u00e0 pu\u00f2 protendersi ansiosamente verso di Lui, perch\u00e9 la volont\u00e0 cerca il bene, e, sia pure in maniera confusa e intuitiva, la volont\u00e0 sente che il bene assoluto, da essa cercato, e che non coincide mai con i singoli beni naturali, dei quali pure \u00e8 bramosa, ma per poi stancarsene subito quando li ha raggiunti, deve per forza coincidere con Dio, causa prima e causa finale di tutto ci\u00f2 che esiste, quindi anche del suo stesso desiderio. <em>Inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te<\/em>, <em>Domine<\/em>, esclama sant&#8217;Agostino; e precisa la ragione di tale inquietudine: \u00abTu, o Dio, ci hai fatti per Te, ed \u00e8 per questo che il nostro cuore \u00e8 inquieto finch\u00e9 non trova in Te la pace e il riposo\u00bb.<\/p>\n<p>A questo punto ci piace fare riferimento, come gi\u00e0 altre volte in passato, e come &#8212; probabilmente &#8211; faremo ancora in futuro, all&#8217;ottimo quindicinale fondato da don Francesco Maria Putti <em>S\u00ec s\u00ec no no<\/em> (edito a Velletri), e precisamente all&#8217;articolo <em>Intelletto e volont\u00e0<\/em>, n. 17 del 15 ottobre 2022, a firma di &quot;Thomas&quot;:<\/p>\n<p><em>La volont\u00e0 razionale o appetito razionale \u00e8 la facolt\u00e0 che tende al bene conosciuto dall&#8217;intelletto (&quot;nihil volitum nisi praecognitum&quot;, niente \u00e8 voluto, se prima non \u00e8 conosciuto). Essa \u00e8 realmente distinta dall&#8217;appetito sensibile o sensibilit\u00e0 (che si suddivide in concupiscibile e irascibile, Summa Theol. I, q. 80, a. 2).<\/em><\/p>\n<p><em>La volont\u00e0 \u00e8 una tendenza, un desiderio o un appetito razionale, la quale SEGUE la conoscenza intellettuale e non quella sensibile ed \u00e8 SPECIFICATA dall&#8217;oggetto conosciuto dall&#8217;intelletto e PRESENTATOLE come buono, anche se in realt\u00e0 non sempre lo \u00e8 (bene apparente, male reale). Infatti, l&#8217;oggetto della volont\u00e0 pu\u00f2 essere il bene anche solo apparente ma non pu\u00f2 essere il male in quanto male, Perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe contrario alla natura Della volont\u00e0. Ora, un oggetto prima di &quot;essere buono&quot; deve &quot;essere&quot; o &quot;esistere&quot;. Quindi, in questo senso la volont\u00e0 DIPENDE dall&#8217;intelligenza: l&#8217;intelletto conosce l&#8217;essere o la natura intima e vera del suo oggetto, mentre la volont\u00e0 tende all&#8217;essere buono o presentatole come tale. Ora ontologicamente l&#8217;ESSERE \u00e8 anteriore all&#8217;ESSERE BUONO. Perci\u00f2 IN SENSO ASSOLUTO L&#8217;INTELLETTO PRECEDE LA VOLONT\u00c0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia QUANDO L&#8217;OGGETTO \u00c8 PI\u00d9 NOBILE DELL&#8217;ANIMA UMANA in cui risiedono l&#8217;intelligenza e la volont\u00e0, allora &#8212; IN RAPPORTO A QUEST&#8217;OGGETTO (per esempio Dio) &#8212; la volont\u00e0 \u00e8 superiore all&#8217;intelligenza. Infatti, l&#8217;atto intellettivo di conoscere &quot;attira&quot; a s\u00e9 gli oggetti conosciuti perch\u00e9 la loro rappresentazione entra psicologicamente e logicamente (non fisicamente) nell&#8217;intelletto. Perci\u00f2, Dio \u00e8 conosciuto secondo le capacit\u00e0 finite e limitate dell&#8217;intelletto umano, ossia \u00e8 rimpicciolito al livello delle nostre idee o concetti intellettuali.<\/em><\/p>\n<p><em>La ragione umana pu\u00f2 conoscere con certezza l&#8217;esistenza di Dio, mediante un sillogismo che parte dagli effetti (creature) per risalire alla Causa prima incausata (Creatore); pu\u00f2 giungere a conoscere anche qualche propriet\u00e0, nome o attributo di Dio (Essere, Bene, Vero&#8230;), ma non tutta la sua Natura che, essendo infinita, sorpassa illimitatamente le capacit\u00e0 conoscitive dell&#8217;intelletto umano ed \u00e8 infinitamente sproporzionata alla finitezza del concetto intellettuale. L&#8217;uomo non pu\u00f2 formarsi un&#8221;idea adeguata di Dio, altrimenti coglierebbe la sua Essenza infinita e il suo intelletto dovrebbe essere infinito, come vogliono gli ontologisti (Malebranche, Gioberti e Rosmini), ma ci\u00f2 \u00e8 evidentemente falso. Solo in Paradiso i Beati vedono Dio faccia a faccia, nella sua Essenza come \u00e8, grazie al &quot;Lumen gloriae&quot;, che \u00e8 dato da Dio all&#8217;intelletto del Beato e lo sopraeleva soprannaturalmente alla capacit\u00e0 di cogliere intellettualmente e intuitivamente la Natura infinita di Dio (Visione beatifica).<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;atto della volont\u00e0, che \u00e8 una tendenza verso un oggetto presentato come buono , esce, invece, fuori di essa per unirsi al&#8217;oggetto conosciuto e amato come buono e possederlo o fruire della sua bont\u00e0. Perci\u00f2 gi\u00e0 in terra, quando la volont\u00e0 ama o desidera Dio, \u00e8 perfezionata, cresce di grado, poich\u00e9 esce da s\u00e9, tende e aderisce ad un oggetto infinitamente pi\u00f9 nobile di s\u00e9. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Intelletto e volont\u00e0 non si possono considerare come due agenti separati, ma SONO DUE FACOLT\u00c0 DI UN SOLO UOMO, FACOLT\u00c0 DISTINTE MA NON SEPARATE, che invece di contrapporsi devono collaborare intimamente. Intelletto e volont\u00e0 sono intimamente connesse nella medesima azione: &quot;L&#8217;intelletto sa che la volont\u00e0 vuole e la volont\u00e0 vuole che l&#8217;intelletto conosca&quot; (Summa Thweol., I, q. 82, a. 4, ad 1). Esse sono legate nella LIBERA SCELTA di un fine, che gi\u00e0 Aristotele chiamava &quot;intellezione appetitiva e appetito intellettivo&quot; (&quot;Etica Nicomachea&quot;, IV, 2). Infatti, la volont\u00e0 \u00e8 un appetito o una tendenza razionale, che segue la conoscenza dell&#8217;intelletto.<\/em><\/p>\n<p>Eppure, se l&#8217;intelletto cerca il vero e la volont\u00e0 vuole il bene, rimane da spiegare come mai, tanto spesso, e specialmente nella societ\u00e0 odierna, l&#8217;intelletto si perda nei labirinti delle false verit\u00e0, ossia della menzogna; e come mai la volont\u00e0, facendosi nemica di se stessa, o piuttosto nemica dell&#8217;uomo che naturalmente dovrebbe servire, si renda sua nemica mortale, e, ingannandolo e tradendo il suo autentico bisogno, lo conduca non verso il bene che egli brama, ma verso il male che aborrisce, e lo aborrisce e detesta, se non altro, per un sano istinto di conservazione, dal momento che sprofondarsi nel male equivale a minare il proprio equilibrio esistenziale.<\/p>\n<p>Si tratta di un mistero tremendo, <em>mysterium iniquitatis<\/em>, nel quale da sempre i teologi scorgono un fortissimo indizio della presenza &#8211; tenace, insidiosa, proteiforme, cio\u00e8 capace di assumere mille aspetti e di nascondersi sotto mille apparenze diverse, tutte ingannevoli &#8211; dell&#8217;antico e implacabile avversario del genere umano.<\/p>\n<p>Abbiamo accennato che tale innaturale desiderio del male va contro l&#8217;istinto stesso di conservazione.<\/p>\n<p>Per questo la Sacra Scrittura dice (<em>1 Giov<\/em>. 3, 7,10):<\/p>\n<p><em>^7^Figlioli, nessuno v&#8217;inganni. Chi pratica la giustizia \u00e8 giusto come egli \u00e8 giusto.\u00a0^8^Chi commette il peccato viene dal diavolo, perch\u00e9 da principio il diavolo \u00e8 peccatore. Per questo si manifest\u00f2 il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.\u00a0^9^Chiunque \u00e8 stato generato da Dio non commette peccato, perch\u00e9 un germe divino rimane in lui, e non pu\u00f2 peccare perch\u00e9 \u00e8 stato generato da Dio.\u00a0^10^In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non \u00e8 da Dio, e neppure lo \u00e8 chi non ama il suo fratello.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa cerca l&#8217;intelletto? E che cosa vuole la volont\u00e0? 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