{"id":26189,"date":"2019-06-05T04:26:00","date_gmt":"2019-06-05T04:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/05\/imperialismo-e-vexata-quaestio-delle-razze-inferiori\/"},"modified":"2019-06-05T04:26:00","modified_gmt":"2019-06-05T04:26:00","slug":"imperialismo-e-vexata-quaestio-delle-razze-inferiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/05\/imperialismo-e-vexata-quaestio-delle-razze-inferiori\/","title":{"rendered":"Imperialismo e vexata quaestio delle razze inferiori"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;idea che noi abbiamo, oggi, dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;imperialismo, fra il 1870 e il 1914, o, se si vuole, fra il 1870 e il 1945, risente di una serie di pregiudizi di matrice liberale, democratica, progressista e, appunto, anti-imperialista, che ci rende quasi impossibile farci un&#8217;idea obiettiva di quella fase della storia d&#8217;Europa e del mondo. Fra le altre cose, siamo portati a immaginare che l&#8217;imperialismo sia stato una specie di blocco unico e compatto, che vide impegnati tutti i governi delle grandi potenze e tutte le forze dell&#8217;economia, della finanza, della politica e della cultura, in una specie di patto internazionale avente come scopo un&#8217;azione coordinata, o comunque coerente, per sottomettere e ridurre in condizioni dio totale dipendenza i popoli africani, asiatici e delle isole del Pacifico, al fine di poterli impunemente sfruttare. S\u00ec, \u00e8 vero che vi furono notevoli conflitti, a un certo punto, fra le potenze europee, cui si unirono Stati Uniti e Giappone, per la conquista delle materie prime e il controllo dei mercati; ma questo, pur essendo un effetto, dome asseriva Lenin, della fase suprema del capitalismo, era pur sempre un fenomeno interno alla competizione imperialista, nella quale le singole societ\u00e0 in lotta si gettavano con tutto il loro peso e con una certa sincronizzazione delle forze sociali e produttive ad essa interessate. E se qualche nazione, come l&#8217;Italia, non si gett\u00f2 effettivamente con tutto il suo peso e non sincronizz\u00f2 i propri sforzi, ci\u00f2 accadde perch\u00e9 alcune nazioni, come l&#8217;Italia, non erano ancora entrate nella fase del capitalismo avanzato e quindi non erano ancora mature per svolgere una politica imperialista a pieno titolo, perci\u00f2 si sforzavano semplicemente di tenere il passo con le altre, per non restare troppo distanziate e doversi cos\u00ec accontentare delle briciole del ricco bottino.<\/p>\n<p>Ebbene, questa visione \u00e8 semplicistica, superficiale e dettata da un pregiudizio ideologico di tipo democratico. La verit\u00e0 \u00e8 che anche all&#8217;interno delle grandi potenze vi era una notevole dialettica tra le forze interessate a promuovere la competizione imperialista e quelle che non ne vedevamo alcuna necessit\u00e0, e avrebbero preferito concentrare gli sforzi della nazione in altre direzioni. La Germania, per esempio,\u00a0 indubbiamente era emersa, nel 1871, come una grande potenza, anzi, come la potenza egemone sul continente europeo; eppure fu solo nel 1884-85, all&#8217;epoca del Congresso di Berlino, che il cancelliere Bismarck, che ne guidava la politica, si convert\u00ec bruscamente all&#8217;imperialismo e, in particolare, all&#8217;adozione di una politica di espansione coloniale; e perfino dopo che la Germania ebbe costruito, sia pure in maniera alquanto affrettata, un impero coloniale di tutto rispetto, gran parte delle sue forze produttive e dello stesso\u00a0<em>establishment<\/em>\u00a0culturale seguitarono a snobbare e trascurare l&#8217;espansione coloniale, non vedendo, in essa, alcuna necessit\u00e0 vitale della nazione in generale, e dei loro interessi specifici, in particolare. Basti dire che nel 1914 appena 25.000 cittadini tedeschi si erano stabiliti nelle colonie della madrepatria, compresi i membri delle forze armate e di polizia; e che uno storico dell&#8217;imperialismo del calibro di David K. Fieldhouse ha concluso che la perdita del suo impero coloniale, nel 1919, non arrec\u00f2 alcun danno all&#8217;economia tedesca, anzi rappresent\u00f2 un vantaggio, perch\u00e9 la sbarazz\u00f2 di un fardello che le era costato assai pi\u00f9 risorse di quante ne avesse ricavate. Inoltre, aldil\u00e0 della pura contabilit\u00e0 dei profitti e delle perdite, nelle potenze europee si accese un dibattito interno sul significato dell&#8217;imperialismo e anche sull&#8217;aspetto etico da esso coinvolto; ci furono, cio\u00e8, tanto i fautori della politica imperialista, come Houston Stewart Chamberlain, e i cantori letterari di essa, come il poeta e scrittore Rudyard Kipling (sua \u00e8 la famosa poesia sul <em>white man&#8217;s burden<\/em>, il fardello dell&#8217;uomo bianco), sia i critici e i detrattori di essa. Oltre ai socialisti, che consideravano l&#8217;imperialismo una manifestazione del dominio di classe della borghesia sul proletariato, e a una parte dei cattolici, i quali ponevano particolare attenzione sui risvolti morali e, adottando il punto di vista dei missionari pi\u00f9 che quello dei commercianti o degli industriali, in qualche caso fecero pressioni sui rispettivi governi affinch\u00e9 venissero addolcite le politiche verso gli indigeni, ad avanzare perplessit\u00e0 e riserve erano anche gli esponenti del mondo accademico e della cultura liberale e pragmatista, che muoveva dalla stessa base intellettuale da cui partivano gli imperialisti, ma giungevano a conclusioni differenti.<\/p>\n<p>Uno di questi critici fu l&#8217;economista John A. Hobson (1858-1940), voce molto autorevole della cultura ufficiale britannica e considerato un precursore delle tesi di Keynes, il quale dedic\u00f2 all&#8217;argomento uno studio specifico, <em>L&#8217;imperialismo<\/em>, nel quale tra le altre cose affermava (titolo originale: <em>Imperialism. A Study<\/em>, London, George Allen &amp; Unwin, 1902; traduzione dall&#8217;inglese di Luca Meldolesi e Nicoletta Stame, Torino, Einaudi, 1974, e Milano, ISEDI, 1974, pp. 197-200):<\/p>\n<p><em>Fin qui, abbiamo stabilito due principi sperimentali. Primo, che qualsiasi ingerenza da parte delle nazioni civili bianche nelle questioni delle &quot;razze inferiori&quot; non\u00a0 \u00e8 &#8216;prima facie&#8217; illegittima. Secondo, che non ci si pu\u00f2 fidare a lasciare questa ingerenza alle imprese private di singoli bianchi. Se questi principi sono accettati, ne segue che i governi civili\u00a0POSSONO\u00a0intraprendere il controllo politico ed economico delle razze inferiori &#8212; in una parola, che la forma caratteristica dell&#8217;imperialismo moderno non \u00e8 illegittima sotto tutti gli aspetti.<\/em><\/p>\n<p><em>Quali sono dunque le condizioni che la rendono legittima? Provvisoriamente possiamo stabilire che: in primo luogo, queste ingerenze nel governo di una razza inferiore devono essere dirette principalmente a garantire la sicurezza e il progresso della civilt\u00e0 del mondo, e non l&#8217;interesse particolare della nazione che interferisce; in secondo luogo, devono essere accompagnate da un miglioramento e da una elevazione del carattere del popolo che viene portato sotto questo controllo; in terzo luogo, la determinazione delle due precedenti condizioni non deve essere lasciata al volere arbitrario o al giudizio della nazione che interferisce, ma deve venire da qualche rappresentanza organizzata dell&#8217;umanit\u00e0 civile.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima condizione \u00e8 dedotta direttamente dal principio di utilit\u00e0 sociale allargato il pi\u00f9 possibile, in modo da diventare sinonimo di &quot;bene dell&#8217;umanit\u00e0&quot;. Se consideriamo la condotta che una nazione tiene verso u&#8217;altra,\u00a0 non ci pu\u00f2 essere altra unit\u00e0 di misura. Per quanto incerta o in altro modo imperfetta\u00a0 sia questa unit\u00e0 di misura, se vista come regola di politica internazionale, qualsiasi altra misura \u00e8, necessariamente, pi\u00f9 incerta e pi\u00f9 imperfetta. (&#8230;)\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Certo, in Inghilterra la dichiarazione di Lord Rosebery secondo cui l&#8217;impero britannico \u00e8 &quot;il pi\u00f9 grande benefattore terreno che mai sia esistito al mondo&quot; sarebbe adottata ovunque come giustificazione fondamentale dell&#8217;impero.<\/em><\/p>\n<p><em>Lord Salisbury appoggi\u00f2 apertamente il principio, asserendo che &quot;il corso degli eventi, che preferirei chiamare gli atti della Provvidenza, ha chiamato questo paese a esercitare un&#8217;influenza sul carattere e il progresso del mondo quale non \u00e8 mai stata esercitata in precedenza da alcun impero&quot;; mentre l&#8217;arcivescovo di Canterbury proponeva una dottrina del &quot;cristianesimo imperiale&quot; basata sugli stessi presupposti. Si pu\u00f2 allora capire bene che ogni atto di &quot;imperialismo&quot; che consiste in una intromissione forzata negli affari di un altro popolo pu\u00f2 essere giustificato solo mostrando che esso contribuisce alla &quot;civilt\u00e0 del mondo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Egualmente, si ammette che qualche vantaggio speciale deve essere attribuito ai popoli che sono i soggetti di questa ingerenza. Su un piano di alta teoria, se noi accettassimo senza modificarla la lotta biologica per l&#8217;esistenza come il solo o il principale strumento di progresso, la repressione, e perfino l&#8217;estinzione, di qualche nazione che non progredisce o che regredisce, per fare luogo a un&#8217;altra, socialmente pi\u00f9 efficiente, e pi\u00f9 capace di utilizzare per il bene comune le risorse naturali della terra, potrebbe sembrare ammissibile. Ma, se noi ammettiamo che negli stadi superiori del progresso umano la tendenza costante \u00e8 quella di sostituire sempre di pi\u00f9 la lotta nei riguardi dell&#8217;ambiente morale e naturale alla lotta intestina degli individui e delle specie, e che per una condotta efficiente di questa lotta \u00e8 necessario sospendere la lotta inferiore\u00a0 e accrescere la solidariet\u00e0 dei sentimenti e della simpatia in tutta l&#8217;umanit\u00e0, allora capiremo due importanti verit\u00e0. In primo luogo, affinch\u00e9 le razze pi\u00f9 &quot;progressive&quot; occupino una porzione sempre pi\u00f9 larga della terra, l&#8217;&quot;espansione&quot; non \u00e8 la &quot;necessit\u00e0&quot;\u00a0 che appariva una volta, perch\u00e9 il progresso avr\u00e0 luogo sempre pi\u00f9 sul piano qualitativo, con una pi\u00f9 intensa coltivazione al tempo stesso di risorse naturali e di vita umana. La supposta necessit\u00e0 naturale di lasciar fuori le razze inferiori \u00e8 basata su un&#8217;analisi del progresso umano ristretta, limitata e puramente quantitativa.<\/em><\/p>\n<p><em>In secondo luogo, nel progresso dell&#8217;umanit\u00e0, si riconoscer\u00e0 che i servizi resi dalla nazionalit\u00e0, come mezzo di educazione e di autosviluppo, sono di tale suprema importanza che niente, salvo la diretta necessit\u00e0 fisica di autodifesa, potr\u00e0 giustificare l&#8217;estinzione di una nazione. In una parola, si riconoscer\u00e0 che &quot;le grand crime international est de d\u00e9truire une nationalit\u00e9&quot; (Bruneti\u00e9re, cit. in &quot;Edimburgh Review&quot; aprile 1900). (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La difesa morale dell&#8217;imperialismo \u00e8 basata generalmente sull&#8217;affermazione che in realt\u00e0 queste due condizioni sono soddisfatte, cio\u00e8 che il controllo politico ed economico assunto con la forza dalle &quot;razze superiori&quot; su quelle &quot;inferiori&quot; promuove al tempo stesso la civilt\u00e0 del mondo e il bene particolare delle razze sottomesse. La risposta che danno gli imperialisti britannici quando difendono l&#8217;espansione, \u00e8 quella di puntare sui servizi resi all&#8217;India, all&#8217;Egitto, all&#8217;Uganda ecc. e di affermare che le altre dipendenze in cui il governo britannico ha avuto meno successo sarebbero state peggio se fossero state lasciate a se stesse o a un&#8217;altra nazione europea.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Prima di considerare la validit\u00e0 pratica di questa posizione e i fatti specifici che determinano e qualificano il lavoro di &quot;civilizzazione&quot; delle altre razze, \u00e8 giusto chiarire l&#8217;errore fondamentale della terza condizione elencata prima. Possiamo noi con sicurezza affidare all&#8217;onore, allo spirito pubblico e all&#8217;intuito di alcuna delle razze imperiali in concorrenza tra loro il fatto che essa subordini i propri fini e interessi privati ai pi\u00f9 vasti interessi dell&#8217;umanit\u00e0 o al bene particolare di ciascuna razza sottomessa portata sotto il suo dominio?<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuno, crediamo, afferma che esiste un&#8217;armonia naturale cos\u00ec perfetta che ogni nazione, seguendo coscientemente il proprio interesse principale, \u00e8 &quot;condotta&quot; come da &quot;una mano invisibile&quot; lungo una strada che porta necessariamente all&#8217;interesse comune, e in particolare a quello della razza sottomessa. Quale sicurezza pu\u00f2 dunque esistere che la pratica dell&#8217;imperialismo soddisfi le condizioni che abbiamo elencato?\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, quello di Hobson \u00e8 un tentativo, molto compito e ragionevole, molto vittoriano, di mettere insieme le ragioni di una sana economia politica e un principio etico universale, peraltro sempre considerato nei sui riflessi sulla pubblica utilit\u00e0 pi\u00f9 che in senso prettamente teorico. Egli non contesta, in linea di principio, il &quot;diritto&quot; delle potenze di condurre una politica imperialista e, pi\u00f9 specificamente, di mettere sotto la propria sovranit\u00e0 popolazioni che si trovano ad un livello di civilt\u00e0 decisamente pi\u00f9 basso (anzi, lui dice di &quot;razza inferiore&quot;, perch\u00e9, per quanto liberale e progressista, ma meno ipocrita degli studiosi odierni, non si sogna di contestare che delle grosse differenze culturali esistano fra i diversi popoli, n\u00e9 si perita di porre un &quot;alto&quot; e un &quot;basso&quot; in questo senso), ma pone alcune condizioni: che ne derivi una utilit\u00e0 generale; che ne derivi un qualche bene per le razze inferiori poste sotto la sovranit\u00e0 della potenza colonizzatrice; e infine che vi sia un ente giuridico e morale preposto a sorvegliare affinch\u00e9 il dominio coloniale si svolga nel rispetto dei primi due principi. Se mancasse la terza condizione, ciascuna potenza si arrogherebbe il diritto di stabilire da s\u00e9 i criteri del proprio imperialismo, e non vi sarebbe alcuna garanzia che esso si traduca in un vantaggio per l&#8217;umanit\u00e0 in generale, e per i popoli sottomessi in particolare. Mentre Hobson formulava queste tesi, e criticava apertamente l&#8217;idea di Adam Smith di una &quot;mano invisibile&quot; che compone i conflitti scatenati dagli appetiti individuali in una superiore utilit\u00e0 generale, cominciavano a filtrare le inquietanti notizie su come il re Leopoldo del Belgio faceva amministrare il cosiddetto Stato Libero del Congo, e poco prima, nel 1899, lo scrittore Joseph Conrad, un polacco naturalizzato britannico, aveva scritto <em>Cuore di tenebra<\/em>, che suonava come uno schiaffo alla coscienza morale delle &quot;razze superiori&quot;; ma il dibattito risaliva a molto prima, perlomeno da quando, nel 1860, l&#8217;olandese Multatuli (pseudonimo di Eduard Douwes Dekker), con la pubblicazione del romanzo <em>Max Havelaar<\/em>, sottoponeva all&#8217;opinione pubblica mondiale l&#8217;imbarazzante questione degli abusi perpetrati dagli europei nelle loro colonie a danno delle popolazioni indigene. Un altro motivo d&#8217;imbarazzo veniva dal fatto che gli Stati Uniti, che erano nati da una guerra d&#8217;indipendenza contro una potenza coloniale e che avevano fatto della libert\u00e0 e della democrazia la loro ideologia ufficiale, nel 1898 avevano condotto una guerra tipicamente imperialista contro la Spagna, sia pur mascherata alla bell&#8217;e meglio dietro motivazioni filantropiche, e che, dopo aver cacciato gli spagnoli dalle Filippine, si erano guardati bene dal concedere l&#8217;indipendenza a quel popolo, bench\u00e9, sbarcandovi, avessero trovato una guerriglia molto attiva e gi\u00e0 quasi sul punto di vincere la lotta con la vecchia potenza coloniale; sicch\u00e9 si erano visti costretti a reprimere i filippini che reclamavano la propria libert\u00e0, logorandosi in una guerriglia che sarebbe costata perdite assai maggiori di quelle subite nella campagna antispagnola. E che dire, per quanto riguarda la Gran Bretagna, della guerra contro le due repubbliche boere del Transvaal e dell&#8217;Orange, cio\u00e8 contro una libera popolazione europea, che non dava alcun fastidio al suo potente vicino britannico, se non precludergli lo sfruttamento delle vene aurifere e delle miniere di pietre preziose? E contro questa indomita popolazione di origine olandese, i generali britannici non avevano esitato a ricorrere alla politica dei campi di concentramento, che aveva causato la morte, per le malattie e gli stenti, di migliaia di civili inermi, specie donne e bambini.<\/p>\n<p>Hobson, dunque, non solleva obiezioni di principio all&#8217;imperialismo e alla sottomissione delle razze inferiori; chiede, per\u00f2, che siano fissati dei limiti, delle regole, dei criteri di umanit\u00e0; nega, ad esempio, che sia giustificato procedere allo sterminio delle razze inferiori semplicemente per fare spazio ai colonizzatori delle razze superiori, con la motivazione che i primi non sanno sfruttare adeguatamente le risorse della terra, mentre i secondi ne sono perfettamente capaci. Confuta anche la tesi, allora assai in voga, che l&#8217;espansione coloniale sia una necessit\u00e0 vitale per le potenze europee, sempre in nome di argomenti pratici pi\u00f9 che morali, facendo notare che i progressi della scienza e della tecnica indirizzeranno lo sviluppo dell&#8217;economia sempre pi\u00f9 sul terreno qualitativo pi\u00f9 che su quello quantitativo: per cui non sar\u00e0 necessario disporre di tantissima terra per alimentare l&#8217;economia in crescita, ma disporre delle tecniche per ottenerne uno sfruttamento sempre pi\u00f9 razionale. Infine, egli contesta l&#8217;assioma del darwinismo sociale, negando che il modello della lotta per la vita possa essere applicato alle societ\u00e0 umane nei loro rapporti reciproci e in quelli interni, suggerendo che, anzi, adottare la filosofia della <em>strenght for life<\/em> condurrebbe a una situazione fuori controllo, perch\u00e9 i rapporti umani non sono governati da un&#8217;armonia innata, tale da poter guardare con ottimismo al libero dispiegarsi degli appetiti di ciascuno. In effetti, non c&#8217;\u00e8 alcuna garanzia che il dominio sulle razze inferiori venga esercitato nell&#8217;interesse superiore dell&#8217;umanit\u00e0, n\u00e9 in quello specifico delle razze sottomesse. E si noti con quanto acume e con quale profetica precisione Hobson delinei la suprema ipocrisia della politica dei &quot;mandati&quot;, che la Societ\u00e0 delle Nazioni adotter\u00e0 dopo la Prima guerra mondiale per trasferire legalmente le ex colonie tedesche e gli ex territori ottomani alla Gran Bretagna e alla Francia: in teoria per avviare quelle popolazioni verso l&#8217;autogoverno, ma in realt\u00e0 solo per ampliare i loro gi\u00e0 vastissimi imperi coloniali e per sfruttare ulteriori risorse a proprio esclusivo vantaggio. Resta da tirare una conclusione sull&#8217;imperialismo in se stesso. L&#8217;imperialismo classico non esiste pi\u00f9, si \u00e8 profondamente trasformato ed \u00e8 divenuto imperialismo finanziario. Oggi non occorre pi\u00f9 conquistar materialmente un territorio per sfruttarne le risorse: basta mettergli il cappio al collo del debito e costringerlo a lavorare quasi solo per pagare i prestiti. Ci\u00f2 non significa che l&#8217;opzione militare non sia sempre all&#8217;ordine del giorno: quando \u00e8 la via pi\u00f9 semplice per giungere al risultato, va bene oggi come andava bene ieri, basta solo riverniciarla e spacciarla in veste democratica. Il discorso sulla razze inferiori e superiori, invece, oggi si pone in termini radicalmente differenti. Oltre al fatto che un tale vocabolario \u00e8 stato bandito, come pure l&#8217;universo mentale ad esso sotteso (ma come si fa a controllare il pensiero della gente?; evidentemente siamo in presenza di un totalitarismo democratico), oggi il pericolo non \u00e8 che le razze superiori, o, per usare il vocabolario ora in uso, le nazioni del Nord della Terra, distruggano quelle del Sud, semmai sono queste ultime che si stanno prendendo la rivincita, invadendo silenziosamente e sostituendo le popolazioni del Nord. Organismi come l&#8217;ONU, fondati sul principio di maggioranza, sono nelle mani delle nazioni povere, la cui vedetta consiste nel far passare una serie di deliberazioni che mettono un&#8217;ipoteca sulla futura sovranit\u00e0 e indipendenza delle nazioni del Nord. Pare che in pochissimi si siano accorti che la vera partita non \u00e8 fra i popoli del Nord e quelli del Sud, ma fra una minoranza che si sente <em>popolo eletto<\/em> e tutto il resto dell&#8217;umanit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;idea che noi abbiamo, oggi, dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;imperialismo, fra il 1870 e il 1914, o, se si vuole, fra il 1870 e il 1945, risente di una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[156],"class_list":["post-26189","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26189"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26189\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}