{"id":26185,"date":"2018-08-21T08:51:00","date_gmt":"2018-08-21T08:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/21\/lideologia-del-progresso-e-nemica-della-fede\/"},"modified":"2018-08-21T08:51:00","modified_gmt":"2018-08-21T08:51:00","slug":"lideologia-del-progresso-e-nemica-della-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/21\/lideologia-del-progresso-e-nemica-della-fede\/","title":{"rendered":"L&#8217;ideologia del progresso \u00e8 nemica della fede"},"content":{"rendered":"<p>La fede di una persona o di una comunit\u00e0 pu\u00f2 progredire? Pu\u00f2 esserci progresso nella Chiesa cattolica? E, se s\u00ec, come va giudicato: \u00e8 un bene o un male? Queste sono domande decisive: implicano la sopravvivenza o meno della fede. Una fede soggetta all&#8217;ideologia del progresso \u00e8 una fede in liquidazione; ed \u00e8 ci\u00f2 a cui stiamo assistendo. L&#8217;ideologia del progresso ha a che fare con l&#8217;illuminismo, con il libero pensiero e con la modernit\u00e0; non ha nulla a che fare con il cristianesimo. Il cristianesimo non ne ha mai saputo nulla e non ne ha neppure sentito la mancanza per qualcosa come millecinquecento anni. Il concetto di progresso non si trova n\u00e9 in san Paolo, n\u00e9 in san Giovanni, n\u00e9 in sant&#8217;Agostino, n\u00e9 in san Tommaso d&#8217;Aquino; n\u00e9, cosa pi\u00f9 importante di tutte, nelle parole e negli atti di Ges\u00f9 Cristo. Poi \u00e8 arrivato Lutero, che si \u00e8 proposto di portare un radicale cambiamento nel cristianesimo: con lui \u00e8 arrivata la modernit\u00e0. La Chiesa, con il Concilio di Trento, ha visto il pericolo, ha saputo reagire e si \u00e8 sottratta al mortale abbraccio; poi, cinque secoli dopo, quasi di schianto, ha ceduto. Ha riconosciuto che Lutero aveva ragione, si \u00e8 confessata peccatrice nei suoi confronti. Del resto, era inevitabile che ci\u00f2 accadesse. Era inevitabile a partire dal Concilio Vaticano II. Il Concilio ha fatto entrare nella Chiesa l&#8217;ideologia del progresso, e, in particolare, ha inaugurato la <em>svolta antropologica<\/em> della teologia, secondo le indicazioni di Karl Rahner. La svolta antropologica, ovviamente, fa perno sull&#8217;uomo, non pi\u00f9 su Dio: e questa \u00e8 appunto un&#8217;idea progressista. I progressisti credono nell&#8217;uomo, non in Dio; il progresso \u00e8 una cosa umana, una conquista umana, e il suo scopo \u00e8 migliorare il mondo, rifarlo di sana pianta, se necessario, e trasformarlo in qualcosa di buono. Il cristianesimo non pensa in questi termini n\u00e9 riguardo all&#8217;uomo, n\u00e9 riguardo al mondo. Il cristianesimo insegna che il mondo \u00e8 stato ferito dalle conseguenze del Peccato originale e che l&#8217;uomo, da solo, non possiede pi\u00f9 i mezzi per salvarsi; per salvarsi, ha bisogno di Dio. Quindi, la svolta antropologica \u00e8 una sciocchezza in se stessa, o forse \u00e8 qualcosa di peggio: un cavallo di Troia per far entrare il bacillo dell&#8217;incredulit\u00e0 nella Chiesa e distruggere la fede dall&#8217;interno. O si ha fede in Dio, o si ripone la propria fede nell&#8217;uomo. Il cristiano pensa che \u00e8 Dio a salvare; il progressista confida che il progresso, una creazione umana, salver\u00e0 il mondo, che corregger\u00e0 gli errori, i difetti, i limiti, e che sa dare a ciascuno il massimo dell&#8217;autodeterminazione possibile. Di qui l&#8217;idea dei diritti civili staccati dall&#8217;idea dei doveri: l&#8217;uomo ha una serie di diritti imprescindibili, e qualsiasi cosa faccia, o non faccia, ne resta sempre ugualmente degno. Un tipico esempio \u00e8 la recente decisione del signore argentino di cambiare, con un tratto di penna, l&#8217;articolo 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica, riguardo alla pena di morte. In contrasto con duemila anni di Magistero (il che ne fa automaticamente un eretico), egli dichiara che la pena di morte \u00e8 illecita sempre e comunque, e impegna la Chiesa a professare questa nuova convinzione. Ci\u00f2 significa che l&#8217;uomo ha diritto alla vita, qualsiasi cosa faccia e qualunque pericolo possa rappresentare per i suoi simili. Questa \u00e8 un&#8217;idea progressista: i diritti innanzitutto. In questa prospettiva, Dio non serve pi\u00f9, diventa inutile; la sua presenza viene solo utilizzata per farne il garante dei diritti civili. Si riduce Dio al livello di un dirigente di una grande organizzazione non governativa per la difesa dei diritti dell&#8217;uomo. Troppo poco. Dio non \u00e8 questo; non il Dio dei cristiani, almeno; non il Dio dei cattolici. Il Dio dei cattolici \u00e8 Ges\u00f9 Cristo, anche se il signore argentino afferma che Dio non \u00e8 cattolico. E Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Verbo Incarnato per la nostra redenzione, quindi per la nostra salvezza. Non ci si salva senza di Lui, fuori di Lui, o tanto meno, contro di Lui. Eppure, per la neochiesa progressista, questa \u00e8 un&#8217;idea sbagliata. Essa afferma che tutte le chiese sono buone, che tutte le religioni portano a Dio: logico, se Dio non \u00e8 cattolico&#8230; Ahim\u00e8, per un cattolico, Dio \u00e8 cattolico, invece: come diceva Jean Guitton: <em>Mi dispiace per gli altri, ma Dio \u00e8 cattolico<\/em>. Chi non crede a ci\u00f2 non \u00e8 cattolico. Il signore argentino non lo crede e lo dice a voce alta, quindi non \u00e8 cattolico, ma un eretico convinto di eresia.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, esiste anche un&#8217;idea pi\u00f9 moderata e accettabile di progresso: quella che esisteva prima della modernit\u00e0. In latino, progresso viene da <em>progred\u012d<\/em>, che significa semplicemente <em>avanzare<\/em>. Che avanzare sia meglio di star fermi, o magari di indietreggiare, \u00e8 una questione di punti di vista: pu\u00f2 essere un bene, pu\u00f2 essere anche un male, dipende verso che cosa si sta avanzando; di certo, non \u00e8 un bene di per s\u00e9, lampante e auto-evidente. L&#8217;idea che il progresso sia associato ad un miglioramento di stato \u00e8 istintiva e universalmente diffusa, ma solo con il XVIII scolo assume i connotati che possiede oggi nella cultura occidentale. Perfino gli umanisti, che pure disprezzavano il medioevo e ammiravamo svisceratamente la civilt\u00e0 classica, non concepivano se stessi come dei progressisti, ma, al contrario, come coloro che tornano indietro verso la tradizione antica. Perci\u00f2 l&#8217;idea che il progresso implichi il disprezzo di quel che c&#8217;era prima e il rifiuto di tutto il passato e di ogni tradizione, \u00e8 un&#8217;idea settecentesca, che ha le sue radici nella rivoluzione scientifica di un secolo prima, quando era di moda attaccare Aristotele in nome di Copernico e della sua rivoluzione cosmologica. Poi, con la rivoluzione industriale, e con l&#8217;avvento del liberalismo, prima, e della democrazia, poi, l&#8217;idea di progresso ha assunto definitivamente i connotati che la caratterizzano oggi: quelli di un pensiero totalitario, monoteista, intollerante, che non ammette alcun dio all&#8217;infuori di s\u00e9 e che non si prende nemmeno la briga di confutare le visioni del mondo anteriori ad essa, cos\u00ec come uno scienziato moderno non si prende il disturbo di confutare la visione magica, animistica e totemica di uno stregone africano, tutt&#8217;al pi\u00f9 si limita a liquidarla con un&#8217;alzata di spalle.<\/p>\n<p>Applicata all&#8217;ambito della teologia e della fede, questa idea moderata di progresso si pu\u00f2 accettare, purch\u00e9 si precisi bene che esso non significa in alcun modo un rifiuto della Tradizione o una pretesa di cambiare la sostanza delle cose, bens\u00ec un semplice, graduale e rispettoso aggiornamento, che, di tempo in tempo, le circostanze esterne rendono opportuno, e talvolta necessario. Sempre nei dovuti limiti, per\u00f2: dato che ogni aggiornamento e ogni adeguamento pastorale, o liturgico, rischia di diventare un cambiamento dottrinale, e quindi della sostanza della fede, come si vide gi\u00e0 in occasione delle controversie fra missionari gesuiti da una parte, e missionari francescani e domenicani dall&#8217;altra, a proposito dei riti cinesi e dei riti malabarici (indiani). I missionari gesuiti erano dell&#8217;idea che si potesse portare il cattolicesimo a quei popoli asiatici accogliendo la cornice culturale, spirituale e religiosa delle rispettive culture: per esempio, nel caso della Cina, accettando una sorta di coesistenza pacifica con i riti e le tradizioni del confucianesimo. Sbagliavano, naturalmente; e infatti, alla fine, la Santa Sede condann\u00f2 tali pratiche, anche se ancora oggi non mancano gli storici cattolici, ovviamente progressisti, i quali si dolgono della meravigliosa occasione sprecata di convertire con relativa facilit\u00e0 quei due immensi Paesi, la Cina e l&#8217;India. Evidentemente essi non arrivano a capire che, se i gesuiti avessero avuto via libera, quel che si sarebbe alla fine affermato non sarebbe stato pi\u00f9 il cattolicesimo, ma un sincretismo cattolico-confuciano e cattolico-induista, che avrebbe, a sua volta, infettato la Chiesa in ogni altra parte del mondo, Europa compresa. Oggi, di fatto, sta accadendo proprio questo, ma per altre vie e con altre forme: di fatto, noi dobbiamo ringraziare la lungimiranza e la fermezza del Santo Uffizio e dei papi regnanti a cavallo fra Sei e Settecento, in particolare Clemente XI e Benedetto XIV, per aver visto il pericolo di una deriva apostatica e preso energici provvedimenti per scongiurarla. I gesuiti sono stati costretti a battere in ritirata, ma hanno covato il desiderio di rivincita per tre secoli, dopo di che si son presi la loro vedetta, all&#8217;epoca del Concilio Vaticano II e nei decenni successivi, in particolare sotto il pontificato attuale. Ha scritto il sacerdote, teologo ed esorcista don Matteo De Meo (nell&#8217;articolo <em>L&#8217;ideologia del nuovo: vero e falso progresso nella Chiesa<\/em>, in: <em>Il Settimanale di Padre Pio<\/em>, rivista delle Suore Francescane dell&#8217;Immacolata, sul n. del 03\/12\/17, pp. 27-30):<\/p>\n<p><em>Vi sono due aspetti che costituiscono l&#8217;unica Tradizione della Chiesa e sono radicati nel suo essere: il ricevere e il consegnare. La Chiesa ha ricevuto da Cristo la Verit\u00e0 per custodirla e per trasmetterla nel tempo. Questa trasmissione implica necessariamente sia la fedelt\u00e0 alla Verit\u00e0 ricevuta, sia un progresso nell&#8217;intelligenza di tale Verit\u00e0, che deve avvenire sempre nel segno della continuit\u00e0 e mai della rottura con il passato. Sicuramente il Cristianesimo &quot;non si realizza nella storia come fissit\u00e0 di posizioni da difendere&quot;. L&#8217;esperienza cristiana non ha mai avuto paura del &quot;nuovo&quot;, dell&#8217;altro da s\u00e9; ha sempre &quot;vagliato e trattenuto il valore&quot; di ogni cosa; l\u00e0 dove esso \u00e8 conforme alla verit\u00e0 di Cristo per\u00f2! Quella verit\u00e0 che essa contiene gi\u00e0 ora in pienezza e che coincide con la Rivelazione definitiva di Cristo Signore, trasmessa dagli Apostoli e custodita nella &#8216;regula fidei&#8217;, nel &#8216;depositum fidei&#8217; della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Questa si trasmette a noi nel tempo e nella storia attraverso la Tradizione, la sacra Scrittura e il Magistero, tre canali indivisibili l&#8217;uno dall&#8217;altro. Il concetto stesso di Tradizione &#8211; oggi solo a pronunciarlo si rischia di essere guardarti con un certo sospetto &#8211;non racchiude in s\u00e9 niente di fisso, anzi. Letteralmente esso indica un movimento, \u00e8 vita, \u00e8 &quot;progresso&quot;. S\u00ec, progresso, avete inteso bene! Esso viene dal latino &quot;tradere&quot;, che significa consegnare, trasmettere, e in ci\u00f2 vi \u00e8 il massimo del &quot;movimento&quot;, altro che &quot;fissit\u00e0&quot;. L&#8217;esperienza cristiana coincide infatti con il trasmettere ci\u00f2 che si \u00e8 ricevuto, attraverso una &quot;obbedienza del cuore&quot;! Un&#8217;espressione strana di san Paolo quest&#8217;ultima, che ci aiuta . Egli dice che la fede \u00e8 un&#8217;obbedienza, proveniente dal cuore, alla forma d&#8217;insegnamento alla quale siamo stati affidati (cf Rm 6,17)<\/em>.<\/p>\n<p>Comprendiamo e in parte condividiamo la prospettiva di don De Meo; ci sembra, tuttavia, di scorgervi una possibile crepa, per la quale pu\u00f2 farsi strada e guadagnare spazio una concezione erronea. Egli distingue un&#8217;idea buona e una cattiva di progresso, e sostiene che, nella Chiesa, la prima consiste nel consegnare la Verit\u00e0 attraverso un <em>movimento,<\/em> che si attua nel tempo e nella storia. Benissimo: siamo d&#8217;accordo. D&#8217;altra parte, egli ha ammesso che la Rivelazione \u00e8 definitiva e quindi \u00e8 definitivo anche il Deposito della fede. In che cosa consisterebbe dunque il progresso nell&#8217;<em>intelligenza<\/em> di essa? Questa \u00e8 una questione decisiva: tutta l&#8217;impalcatura concettuale del Concilio Vaticano II, sin dal discorso di apertura di Giovanni XXIII, si regge su questa distinzione fra ci\u00f2 che \u00e8 la Rivelazione definitiva, e perci\u00f2 immutabile, e ci\u00f2 che \u00e8 la sua <em>intelligenza<\/em>, che pu\u00f2 e deve progredire. Ma non si rischia di far rientrare dalla finestra, ci\u00f2 che si era cacciato dalla porta? Se l&#8217;intelligenza della fede pu\u00f2 progredire, non succeder\u00e0 che la fede stessa, a un certo punto, introdurr\u00e0 delle modifiche alla Rivelazione? Qui, secondo noi, bisogna distinguere fra l&#8217;intelligenza della Verit\u00e0 da parte del singolo fedele, che pu\u00f2 sempre fare dei progressi, alla luce della Grazia divina, e l&#8217;intelligenza della Verit\u00e0 da parte della Chiesa, che si esprime attraverso il Magistero, e che non pu\u00f2 condurre a nuovi punti di vista, non pu\u00f2 sfociare in alcuna modifica riguardo alla fede, perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, avremmo un magistero (non pi\u00f9 con la maiuscola, non pi\u00f9 ispirato in modo soprannaturale) che, gradualmente, modifica e supera se stesso, e oltrepassa le verit\u00e0 di ieri. In tal caso, il magistero non sarebbe pi\u00f9 il frutto di una illuminazione divina, ma una sapienza puramente umana, soggetta alle dinamiche della storia, che sono quelle di una continua trasformazione. Attenzione, perci\u00f2, a non introdurre il serpente dello storicismo nel giardino della fede! La fede si basa sulla Verit\u00e0, e la Verit\u00e0 \u00e8 sempre quella, \u00e8 definitiva e non cambia; dire che la sua intelligenza pu\u00f2 progredire, per\u00f2, significa, al livello della Chiesa, legittimare e avallare l&#8217;idea che la Chiesa sia un prodotto della storia, e che anche la sua pretesa verit\u00e0, dunque, sia una verit\u00e0 storica, una verit\u00e0 con la minuscola, non la Verit\u00e0, definitiva e assoluta, che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo. Non scordiamoci mai le parole di Ges\u00f9 Cristo: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita. E chi ha visto me, ha visto il Padre.<\/em> Poteva essere pi\u00f9 chiaro, appunto a scanso di futuri equivoci? Se Egli \u00e8 la Verit\u00e0, non si pu\u00f2 dire, n\u00e9 si pu\u00f2 ammettere, che l&#8217;intelligenza della Verit\u00e0 sia soggetta alle dinamiche del progresso, perch\u00e9 sarebbe come fare di Ges\u00f9 una creatura storica, e non pi\u00f9 il Figlio di Dio, e Dio Lui stesso, la seconda Persona della Santissima Trinit\u00e0. Meglio dire, secondo noi, che la Tradizione \u00e8 trasmissione, quindi, di per s\u00e9, movimento, per\u00f2 movimento che consiste nel <em>procedere trasmettendo<\/em>, con immutata fedelt\u00e0, <em>tutto<\/em> ci\u00f2 che il Magistero ha sempre insegnato, in accordo con la Tradizione e la Scrittura. Se qualcosa viene lasciato cadere, se viene introdotto qualcosa che prima non c&#8217;era, l\u00ec siamo in presenza di un abuso, di una falsificazione e perci\u00f2 di un&#8217;eresia, implicita o palese. I neomodernisti hanno giocato su questa ambiguit\u00e0, all&#8217;epoca del Concilio e dopo: hanno sostenuto di non voler cambiare nulla, di voler solo essere fedeli alla Tradizione intesa come movimento. Per\u00f2, di fatto, non citano mai gli altri venti concili ecumenici, n\u00e9 il Magistero anteriore al 1962, n\u00e9 i grandi teologi e i Santi sui quali poggia la forza della Chiesa. Il che tradisce chiaramente le loro vere intenzioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fede di una persona o di una comunit\u00e0 pu\u00f2 progredire? Pu\u00f2 esserci progresso nella Chiesa cattolica? 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