{"id":26183,"date":"2021-08-29T12:22:00","date_gmt":"2021-08-29T12:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/29\/lidealismo-moderno-e-intrinsecamente-anticristiano\/"},"modified":"2021-08-29T12:22:00","modified_gmt":"2021-08-29T12:22:00","slug":"lidealismo-moderno-e-intrinsecamente-anticristiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/29\/lidealismo-moderno-e-intrinsecamente-anticristiano\/","title":{"rendered":"L&#8217;idealismo moderno \u00e8 intrinsecamente anticristiano"},"content":{"rendered":"<p>Strano a dirsi, ci sono ancora persone che ritengono di poter coniugare idealismo e cristianesimo. Dopotutto, l&#8217;idealismo non presuppone un certo orientamento verso la dimensione spirituale, verso una visione della vita pi\u00f9 alta del mero materialismo? E Benedetto Croce, il massimo filosofo idealista italiano (insieme a Giovanni Gentile), non ha forse scritto nel 1942 un saggio intitolato <em>Perch\u00e9 non possiamo non dirci cristiani<\/em>? E lo stesso Hegel, nel 1795, non aveva scritto una <em>Vita di Ges\u00f9<\/em>, d&#8217;ispirazione non atea, n\u00e9 irreligiosa, ma anzi per certi aspetti positiva nei confronti di Cristo, e che non nascondeva l&#8217;ammirazione per ci\u00f2 che Egli aveva insegnato agli uomini? In realt\u00e0, nessuno di questi fatti si pu\u00f2 leggere, non diciamo in senso cristiano, ma neppure compatibile con il vero cristianesimo. Prima di tutto l&#8217;idealismo non \u00e8, come potrebbe sembrare, una forma di spiritualismo: afferma, s\u00ec, che tutto \u00e8 Idea, o nasce dall&#8217;Idea, e che tale Idea \u00e8 in definitiva Spirito: ma si tratta di un o spirito molto particolare, in buona sostanza immanente e perci\u00f2 mondano, che non ha nulla a che vedere con lo Spirito Santo del cristianesimo, n\u00e9 con la concezione spirituale del vero cristianesimo, che \u00e8 fondata sulla trascendenza e non sull&#8217;immanenza. Quanto ai riferimenti a Cristo e al ruolo svolto dal cristianesimo nella storia, \u00e8 vero che sia Hegel che Croce mostrano un atteggiamento di rispetto e perfino di simpatia verso di essi, ma dopo aver messo bene in chiaro che Cristo, per loro, \u00e8 solamente un uomo, e sia pure il pi\u00f9 saggio e il migliore degli uomini; e che il cristianesimo, in quanto religione, \u00e8 pur sempre un gradino al di sotto della filosofia, che sola pu\u00f2 dare la spiegazione ultima delle cose e svelare l&#8217;arcano della vicenda umana. Quindi, in definitiva, essi storicizzano Cristo e ne fanno un profeta che si \u00e8 sforzato d&#8217;innalzare le idee religiose e morali degli uomini. Una concezione che sarebbe piaciuta a Enzo Bianchi, ad Hans K\u00fcng e probabilmente anche a Karl Rahner, il quale ultimo non ha mai nascosto il suo debito filosofico nei confronti di Heidegger e, attraverso Heidegger, dello stesso Hegel.<\/p>\n<p>A riprova del fatto che l&#8217;idealismo non \u00e8 solo intrinsecamente incompatibile col cristianesimo, ma \u00e8 pi\u00f9 che compatibile, anzi ne \u00e8 la principale fonte speculativa, con il modernismo, che \u00e8 la pi\u00f9 subdola forma di anticristianesimo. L&#8217;hegelismo \u00e8 penetrato nella teologia cristiana, prima in quella protestante, attraverso Schleiermacher, molto pi\u00f9 tardi anche in quella cattolica, sotto forma di modernismo, il quale altro non \u00e8 che la maschera assunta dall&#8217;idealismo nella sua pretesa di snaturare dall&#8217;interno il cristianesimo, abbassandolo a un fenomeno puramente umano, invece di attaccarlo frontalmente, come hanno fatto tante altre filosofie della modernit\u00e0. Perci\u00f2 bisogna fare attenzione; non sempre il nemico peggiore \u00e8 quello che si dichiara tale. L&#8217;hegelismo, e in generale tutto l&#8217;idealismo, non si \u00e8 mai mostrato contrario al cristianesimo, in compenso ha sempre tentato di &quot;spiegarlo&quot; e di &quot;normalizzarlo&quot; all&#8217;interno della proprie categorie immanentistiche. In un certo senso lo ha mondanizzato e piegato entro una concezione orizzontale di Dio e dell&#8217;umanit\u00e0 e in una prospettiva dialettica della storia, nella quale l&#8217;umanit\u00e0 progredisce da forme di ricerca del vero magiche e superstiziose, poi &quot;religiose&quot; nel senso classico della parola, infine nella forma pi\u00f9 evoluta di tutte, il cristianesimo appunto, destinato per\u00f2 a sua volta ad essere superato e &quot;oltrepassato&quot;, per risolversi interamene nella concezione filosofica dello Spirito Assoluto. Ma il cristianesimo non \u00e8 dialettico: per esso non vale la categoria idealista della dialettica (tesi, antitesi, sintesi): questo pi\u00f9 quello fa quest&#8217;altro; bens\u00ec quella albertina e tomista: cielo e terra, carne e spirito sono volti di una realt\u00e0 sola, le cui antinomie un giorno si risolveranno in Dio, supremo conciliatore e meta finale del moto universale (cfr. <em>1 Cor<\/em> 15,28).<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile mostrare che l&#8217;idealismo moderno \u00e8 in se stesso anticristiano; lo ha fatto egregiamente, fra gli altri, Michele Federico Sciacca (Giarre, Catania, 1908-Genova, 1975), filosofo d&#8217;ispirazione spiritualista e rosminiana, con una chiarezza e una lucidit\u00e0 che lasciano poco spazio alle obiezioni. Citiamo alcuni passaggi del suo saggio <em>L&#8217;Idealismo moderno<\/em> &#8212; poich\u00e9 giustamente egli distingue l&#8217;idealismo classico, platonico e agostiniano, assertore del valore ontologico della verit\u00e0, da quello moderno, volterriano, irreligioso, panteista &#8212; nel volume a pi\u00f9 voci <em>Eresie del secolo<\/em>, pref. di G. Rossi (Assisi, Edizioni Pro Civitate Christiana, 1954, pp. 49-50; 51-52; 53-54):<\/p>\n<p><em>L&#8217;idealismo, nella forma assunta con e dopo Hegel, \u00e8 storicismo; storicismo \u00e8 immanenza ed esclusione di ogni verit\u00e0 soprannaturale (immanenza piena e totale del divino nella storia) e perci\u00f2 da un lato della trascendenza di Dio, e dall&#8217;altro, della divinit\u00e0 di Cristo e di quella della Chiesa. \u00c8 innegabile la successione storica (che significa anche filiazione intellettuale) Hegel-Feuerbach-Strauss-Renan-Loisy; e il Loisy \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 genuina del modernismo, in quanto trae le legittime conseguenze dalle premesse ed esce dall&#8217;equivoco e dalla contraddizione degli altri suoi compagni d&#8217;eresia. Infatti, il modernismo, in molti modernisti, \u00e8 stato essenzialmente una contraddizione tra il principio (la trascendenza di Dio e anche la Rivelazione) e il metodo storicistico e pragmatistico, che porta difilato all&#8217;immanenza e alla dottrina della formazione storica del dogma e per conseguenza alla negazione della Rivelazione e, con essa, della divinit\u00e0 di Cristo e della Chiesa cattolica. Il modernismo \u00e8 appunto un&#8217;eresia nata da quella negazione &quot;in toto&quot; del Cristianesimo che \u00e8 l&#8217;idealismo moderno, considerato nei suoi essenziali principi metafisici. Il Loisy, dicevamo, esce dalla contraddizione e dall&#8217;equivoco quando a coincidere il principio col metodo e, negati i miracoli e la resurrezione di Cristo come FATTI STORICI, ne fa delle VISIONI della coscienza cristiana primitiva, vissute dai cristiani di tutti i tempi. Il Loisy fa suo il principio dell&#8217;interiorit\u00e0, non quale esso \u00e8 dal punto di vista cristiano (per es. S. Agostino), ma quale lo ha deformato l&#8217;idealismo immanentistico, che lo ha vuotato di quell&#8217;oggettivit\u00e0 che gli \u00e8 propria. Cos\u00ec, il cosiddetto &quot;metodo storico&quot;, ereditato dall&#8217;idealismo, spinse i modernisti all&#8217;immanenza, al razionalismo pi\u00f9 radicale rispetto alla Rivelazione e, nello stesso tempo, all&#8217;agnosticismo e al soggettivismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ridotto Cristo (vita e dottrina) a proporzioni storiche e mondane e negata la Rivelazione, l&#8217;idealismo interpreta su questa base tutto il Cristianesimo. Il Cristianesimo \u00e8 Cristo; se Cristo \u00e8 soltanto umano, e storico, il Cristianesimo \u00e8 solo umano e storico. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Assunto l&#8217;immanentismo nella sua portata metafisica e totale, la religione, in tutto il suo contenuto, non pu\u00f2 che risolversi nell&#8217;immanenza del pensiero a se stesso. E lo Hegel, infatti, ne fa il momento della pura OGGETTIVIT\u00c0 (l&#8217;arte o manifestazione sensibile dell&#8217;Assoluto \u00e8 quello della pura SOGGETTIVIT\u00c0), quello della &quot;rappresentazione&quot; dell&#8217;Assoluto stesso. Secondo il consueto e artificioso sistema triadico, egli distingue tre momenti dentro il processo storico del momento religioso: la &quot;religione naturale&quot;, che \u00e8 feticismo, magia, simbolismo; la &quot;religione della individualit\u00e0 spirituale&quot;, che si manifesta come culto del sublime presso gli ebrei, del bello presso i greci e del fine nei romani; e il Cristianesimo, la religione vera e pi\u00f9 alta, da spogliare per\u00f2 di ogni carattere di trascendenza e di soprannaturalit\u00e0. Arte e Religione si superano nella Filosofia, in cui lo Spirito Assoluto raggiunge la pienezza dell&#8217;autocoscienza o della razionalit\u00e0; l&#8217;Idea non \u00e8 pi\u00f9 intuita (arte) n\u00e9 rappresentata (religione), ma \u00e8 espressa nel &quot;concetto&quot;, che \u00e8 auto possesso, \u00e8 trasparenza di s\u00e9 a se stesso. La Filosofia \u00e8 la forma esplicita e riflessa dell&#8217;Assoluto e dunque \u00e8 superiore alla Religione, che \u00e8 la forma &quot;rappresentata&quot;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La filosofia della religione dello Hegel coincide senz&#8217;altro con la negazione radicale del teismo cristiano, in quanto risolve (&quot;dissolve&quot;) in una forma di panteismo dinamico i suoi due caratteri fondamentali: trascendenza e creazione. Che poi Hegel dica essere il Cristianesimo la vera e la pi\u00f9 alta delle religioni, in quanto identifica la divinit\u00e0 con lo Spirito, possiamo compiacercene molto limitatamente, perch\u00e9 se \u00e8 vero che Dio \u00e8 Spirito, \u00e8 anche verissimo che non \u00e8 lo Spirito o l&#8217;Assoluto di Hegel (che il Cristianesimo, a sentir lui, adombrerebbe in forma fantastica, per il semplice motivo che quello cristiano non \u00e8 Spirito immanente, che, come tale, non \u00e8 pi\u00f9 Spirito (e l&#8217;idealismo immanentista nega proprio lo spirito ed \u00e8 &quot;materialismo&quot;) in quanto \u00e8 adeguato dal mondo, in cui si risolve, con cui s&#8217;identifica morendosi.<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 al panteismo e al razionalismo sfugge il cosiddetto &quot;idealismo religioso&quot; di F. D. E. Schleiermacher, il cui pensiero ha avuto sulla teologia protestante larga influenza, che continua ancora oggi soprattutto come motivo polemico proprio di alcuni indirizzi che lo combattono aspramente. Ma, a differenza dello Hegel, per lo Schleiermacher la religione \u00e8 il momento pi\u00f9 alto della vita spirituale; e la religione non \u00e8 n\u00e9 conoscere (filosofia), n\u00e9 volere (attivit\u00e0 morale), ma SENTIMENTO, che \u00e8 l&#8217;atto dell&#8217;&quot;autocoscienza assoluta&quot; (l&#8217;io in rapporto con se stesso), con cui noi ci sentiamo sommersi in Dio e, che \u00e8 lo stesso sentiamo Dio raccolto in noi.<\/em><\/p>\n<p>Questa, dunque, la critica di Michele Federico Sciacca alla lettura idealistica del cristianesimo, incentrata sulla pretesa degli idealisti di rivolgersi ai cristiani col tono di chi ha capito assai meglio di loro che cosa sia la religione da essi professata. Si noti che tale lettura \u00e8 solo in apparenza razionalistica, cio\u00e8 basata su una interpretazione di Cristo e del suo messaggio sotto una luce che privilegia la razionalit\u00e0 rispetto alla fede. Di fatto, e ci\u00f2 appare esplicitamente in Schleiermacher, ma \u00e8 gi\u00e0 presente, in potenza, anche in Hegel, all&#8217;origine del giudizio sul cristianesimo vi \u00e8 piuttosto un fatto sentimentale: la convinzione cio\u00e8 che tutto sia immanente e perci\u00f2 che il fatto religioso, e specificamente quello cristiano, non abbia altro significato che la ricerca di un Dio che \u00e8 gi\u00e0 qui, presente nel mondo e nella storia, anzi \u00e8 tutt&#8217;uno con la storia stessa. Da ci\u00f2 l&#8217;inevitabile storicizzazione non solo della fede cristiana, ma anche della sua lettura nel corso della storia: perch\u00e9 se il vero Dio \u00e8 un Dio che diviene, ossia che si svela gradualmente agli uomini, mano a mano che essi lasciano gli atteggiamenti superstiziosi per aprirsi a una comprensione razionale di ci\u00f2 che vanno cercando, \u00e8 chiaro che i cristiani di oggi non possono avere verso Dio lo stesso atteggiamento di quelli di un tempo, n\u00e9 lo stesso che avranno i cristiani di domani. E rispetto a ci\u00f2 \u00e8 secondario che gli idealisti vedano la religione come una forma di conoscenza del divino inferiore a quella della filosofia, come per Hegel, o superiore ad essa, come per Schleiermacher: cambia la direzione di marcia, ma la prospettiva \u00e8 la stessa. Piuttosto \u00e8 chiaro che l&#8217;idealismo, a differenza delle filosofie illuministe, non si pone in conflitto col cristianesimo, per\u00f2 \u00e8 in effetti un nemico pi\u00f9 insidioso, perch\u00e9, con l&#8217;aria di accettarlo e per certi aspetti perfino di ammirarlo e lodarlo, lo aggredisce dall&#8217;interno, svuotandolo della trascendenza e riducendolo a un fatto storico come qualsiasi altro, e facendo di Cristo un uomo come tutti, sia pure un illuminato. Giustamente perci\u00f2 Michele Federico Sciacca mette in evidenza il legame diretto esistente fra idealismo e modernismo: Loisy \u00e8 figlio di Renan come Renan \u00e8 figlio di D. F. Strauss, e questi di Feuerbach, e questi di Hegel. Da Loisy, poi, vengono Teilhard de Chardin, Rahner, Schillebeeckx, K\u00fcng, Kasper, ecc., fino a Bianchi e a Bergoglio: il cui atteggiamento verso il cristianesimo \u00e8 non solo storicista, ma sentimentale, perch\u00e9 essi vedono Cristo come un prodotto del nostro bisogno di Dio e non come una realt\u00e0 oggettiva, eterna, trascendente rispetto alle sue creature. Un bisogno, oltretutto, sottoposto ai flussi e riflussi della nostra coscienza, che ora sente questa presenza, ora non la sente pi\u00f9, appunto perch\u00e9 si tratta di una cosa sua, di una sua creazione. Ciascuno giudichi se \u00e8 pi\u00f9 pericoloso un nemico che si fa avanti a viso aperto, e dice chiaro e tondo: <em>Dio non esiste<\/em>; o uno che dice: <em>certo che Dio esiste, ed \u00e8 molto pi\u00f9 vicino di quanto tu immagini: \u00e8 dentro di te, di me, di ciascuno di noi<\/em>. Questa posizione presenta una vaga somiglianza, peraltro tutta esteriore, con quella agostiniana della verit\u00e0 che abita <em>in interiore homine<\/em>; ne abbiamo gi\u00e0 parlato. Ma intanto gli spiriti pigri e le intelligenze confuse cadono facilmente nella trappola, e scambiano una falsa interiorit\u00e0 per una interiorit\u00e0 autentica, e la verit\u00e0 oggettiva e razionale del cristianesimo per un fatto soggettivo e in fondo sentimentale. Se tutto \u00e8 storia, \u00e8 chiaro che il Ges\u00f9 in cui credono i modernisti non pu\u00f2 essere lo stesso che i cattolici pre-conciliari pretendono di aver fissato una volta per sempre, innalzando i Vangeli al di sopra del flusso storico e cristallizzandolo in una verit\u00e0 perenne e immutabile. Figli, nipoti o pronipoti di Hegel, i modernisti che si travestono da cattolici hanno orrore della perennit\u00e0 e disprezzano l&#8217;immutabilit\u00e0: per esser viva e credibile, ogni cosa deve essere mutevole e flessibile, perch\u00e9, in ultima analisi, ogni cosa \u00e8 frutto di una presa graduale di coscienza, e non c&#8217;\u00e8 nulla che si sottragga a questa legge dialettica. Voler leggere il Vangelo in maniera definitiva, fissandone il significato una volta per tutte, \u00e8 una sciocchezza e una ingenuit\u00e0. Lo ha detto bene il generale dei gesuiti, Sosa Abascal: le parole di Cristo vanno <em>sempre<\/em> contestualizzate, hanno senso solo nelle situazioni specifiche in cui furono pronunciate.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 ancora qualcosa da dire: non sull&#8217;idealismo e sul modernismo, ma sullo spiritualismo, del quale Michele Federico Sciacca \u00e8 stato una figura di spicco. \u00c8 un discorso delicato e per certi aspetti quasi sgradevole, perch\u00e9 rischia d&#8217;innescare polemiche e contrapposizioni: e tuttavia, <em>magis amica veritas,<\/em> perci\u00f2 non \u00e8 possibile, n\u00e9 sarebbe onesto sottrarsi. Abbiamo visto che il pericolo pi\u00f9 grande, per un&#8217;idea, non risiede nell&#8217;idea opposta, ma in un&#8217;idea contigua, o esteriormente simile, tale da poterla adulterare e falsificare senza averne l&#8217;aria. Lo spiritualismo viene introdotto in Francia da Victor Cousin sotto l&#8217;influsso dell&#8217;idealismo tedesco e di Cartesio, ma anche di Pascal e Malebranche, con la volont\u00e0 di riaffermare, contro il materialismo, la superiorit\u00e0 del pensiero e dello spirito e di riattualizzare il platonismo in chiave neocristiana (di un cristianesimo sovente ridotto a puro &quot;vangelo&quot; senza la divinit\u00e0 di Cristo). Sia Rosmini che Gioberti subirono tale influsso che si richiamava anche all&#8217;interiorit\u00e0 della coscienza di Sant&#8217;Agostino. In altre parole, esisteva nello spiritualismo sin dall&#8217;origine, compresa la sua componente cristiana, un debito nei confronti dell&#8217;idealismo; debito che apparir\u00e0 ancor pi\u00f9 evidente nel Novecento, quando Armando Carlini, M. F. Sciacca e Luigi Stefanini riprendono e sviluppano tale orientamento, in polemica con il neohegelismo immanentista e col marxismo, ma rimarcando anche una distanza dal tomismo, che fino ad allora era stata considerata la filosofia cristiana per eccellenza. Infatti costoro cercano di recuperare anche alcuni aspetti dell&#8217;idealismo novecentesco, specie dell&#8217;attualismo gentiliano e dello storicismo crociano, che sono invece, come abbiamo accennato, quanto di pi\u00f9 lontano si possa immaginare dalla concezione cristiana dell&#8217;uomo e del mondo. C&#8217;\u00e8 poco da fare: o si crede che tutto sia un prodotto della storia, o addirittura che la storia sia l&#8217;anima stessa del mondo, il pensiero assoluto che muove ogni cosa, o si crede in un Dio creatore e trascendente, che chiama a s\u00e9 le sue creature, certo nell&#8217;interiorit\u00e0 della coscienza, ma senza mai confondere tale coscienza con il divino e soprattutto senza confondere Dio col mondo.<\/p>\n<p>Il Novecento ha visto fiorire, parallelamente al tramonto del tomismo come filosofia &quot;ufficiale&quot; della Chiesa cattolica, una serie di tendenze e di correnti: oltre allo spiritualismo, il personalismo (Luigi Stefanini), l&#8217;esistenzialismo cristiano (Kierkegaard e poi Gabriel Marcel), la filosofia dell&#8217;azione (Maurice Blondel), il neotomismo e perfino l&#8217;evoluzionismo cosmico di Teilhard de Chardin), senza dimenticare l&#8217;anarchismo cristiano di Lev Tolstoj; alcune ancora pienamente ortodosse, altre in odore di eresia o apertamente eterodosse. Una filosofia cristiana nel senso pieno del termine non esiste e non pu\u00f2 esistere: la filosofia \u00e8 la ricerca del vero alla luce della ragione naturale; la Rivelazione \u00e8 un dato ulteriore, interpretato dalla teologia, ma non dalla filosofia in quanto tale. Ci\u00f2 non toglie che esista una filosofia che vede nel cristianesimo il suo orizzonte e il suo quadro complessivo di riferimento: una filosofia, cio\u00e8, perfettamente compatibile con la Rivelazione cristiana, pur sviluppata secondo una linea autonomia, in piena libert\u00e0. Ci\u00f2 pone la questione di quale, fra le filosofie che sono compatibili con il cristianesimo e si integrano con i dati della Rivelazione, sia da preferirsi come guida pi\u00f9 sicura per giungere alla meta del Vangelo. Ora, senza nulla togliere alla santit\u00e0 di vita di Rosmini e alla purezza delle sue intenzioni, come pure all&#8217;esemplare rigore speculativo ed esistenziale di M. F. Sciacca, cos\u00ec come alla seriet\u00e0 filosofica di Luigi Stefanini, a noi pare che lo spiritualismo e il personalismo abbiano in s\u00e9 una fondamentale ambiguit\u00e0, per cui non ci sentiremmo di consigliarli a uno studente desideroso di essere confermato filosoficamente nella propria fede cattolica. In Sant&#8217;Agostino coesistono il tema dell&#8217;interiorit\u00e0 della coscienza e della trascendenza di Dio; ma in alcuni pensatori che si rifanno a lui si attenua o svanisce la chiara distinzione fra essi, per cui sembra che Dio si riduca a un dato della coscienza soggettiva. In ogni caso, \u00e8 il metodo della ricerca filosofica che sembra essere stato capovolto: non pi\u00f9 il dato certo di una verit\u00e0 oggettiva e razionalmente dimostrabile, ma un intimismo soggettivistico che \u00e8 l&#8217;anticamera di un vero e proprio relativismo. Tanto \u00e8 vero che un filosofo marocchino, Mohammed Aziz Lahbabi (1922-1993), ha provato a declinare il personalismo in chiave islamica. Non solo. Il cristianesimo, sul piano filosofico, ha avuto il merito immenso di superare il dualismo di anima e corpo che \u00e8 tipico del pensiero platonico (e che sar\u00e0 reintrodotto da Cartesio e, dopo di lui, diverr\u00e0 tipico della modernit\u00e0). Spiritualismo e personalismo rischiano per\u00f2, col loro soggettivismo, di fare un passo indietro rispetto alla sintesi mirabile di Tommaso d&#8217;Aquino&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strano a dirsi, ci sono ancora persone che ritengono di poter coniugare idealismo e cristianesimo. 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