{"id":26181,"date":"2022-07-23T06:35:00","date_gmt":"2022-07-23T06:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/23\/letica-di-giordano-bruno-alle-radici-delletica-odierna\/"},"modified":"2022-07-23T06:35:00","modified_gmt":"2022-07-23T06:35:00","slug":"letica-di-giordano-bruno-alle-radici-delletica-odierna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/23\/letica-di-giordano-bruno-alle-radici-delletica-odierna\/","title":{"rendered":"L&#8217;etica di Giordano Bruno alle radici dell&#8217;etica odierna"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto del pensiero di Giordano Bruno che colpisce particolarmente l&#8217;immaginazione dei suoi ammiratori: l&#8217;etica; e specialmente la morale degli <em>eroici furori<\/em>. Non c&#8217;\u00e8 studente o studentessa di liceo che non se ne innamorino; n\u00e9 professore o libro di testo che non ne traggano materia per confezionare l&#8217;immagine pi\u00f9 simpatica, ribellistica, generosa e giovanilistica dell&#8217;ormai beatificato campione del libro pensiero. La sua tragica fine \u00e8 diventata, grazie alla massoneria e alla cultura massonica oggi imperante, il simbolo della lotta della ragione contro l&#8217;oscurantismo clericale e la superstizione.<\/p>\n<p>Una inquadratura utile per iniziare la nostra riflessione ci \u00e8 fornita dal classico manuale di Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero <em>Il &quot;nuovo&quot; Protagonisti e testi della filosofia<\/em>, Paravia, 2007, vol. 2A, <em>Dall&#8217;Umanesimo all&#8217;empirismo<\/em>, pp. 47-48):<\/p>\n<p><em>Nella sua infinit\u00e0, la natura rappresenta al tempo stesso il movente, il tema e lo scopo ultimo della speculazione bruniana, che in essa, infatti, pone il termine finale della conoscenza e della vita. Il simbolo di ci\u00f2 \u00e8 il MITO DI ATTEONE, esposto in &quot;Degli eroici furori&quot;. Atteone, che giunge a contemplare Diana nuda e viene trasformato in cervo, diventando preda anzich\u00e9 cacciatore, , \u00e8 la metafora dell&#8217;anima umana, la quale, andando in cerca della natura e giunta finalmente a vederla, diventa essa stessa natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Per Bruno il grado pi\u00f9 alto della speculazione filosofica non \u00e8 dunque l&#8217;estasi mistica di Plotino, cio\u00e8 un congiungimento con Dio che sia oblio del mondo spazio-temporale, ma la visione magica dell&#8217;unit\u00e0 della natura e della sua vita inesauribile. Per questo il filosofo \u00e8 il &quot;furioso&quot;, l&#8217;assetato di infinito e l&#8217;ebbro di Dio, che, andando al di l\u00e0 di ogni limite, con uno sforzo &quot;eroico&quot; (da &quot;\u00e9ros&quot;) e appassionato, raggiunge una sorta di sovraumana immedesimazione con il processo cosmico attraverso il quale l&#8217;universo si dispiega nelle cose e le cose si risolvono nell&#8217;universo.<\/em><\/p>\n<p><em>In altre parole, l&#8217;&quot;eroico furore&quot; \u00e8 la traduzione naturalistica del concetto platonico di amore (che Bruno assume dal platonismo rinascimentale e dalla letteratura amorosa del Cinquecento), in quanto mostra come l&#8217;uomo &quot;arso d&#8217;amore&quot;, ma non pago dell&#8217;amore carnale con la donna e della contemplazione della bellezza, vada in cerca dell&#8217;infinito, che solo pu\u00f2 appagare le sue brame, innalzandolo al di sopra dei &quot;bassi furori&quot; che lo tengono incatenato alle cose finite e generando una sorta di sposalizio e di suprema copula d&#8217;amore tra lui e la natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, questo identificarsi dell&#8217;uomo con la natura, questo suo farsi natura &#8212; in cui egli, pur non annullando il suo libero volere, sperimenta anche il grado pi\u00f9 alto di libert\u00e0 che gli sia concesso: l&#8217;accettazione della necessit\u00e0 delle cose e del destino del Tutto -, sebbene trovi il proprio culmine nella contemplazione del filosofo, riguarda anche il campo pratico e morale. Negli abbozzi di etica contenuti ne &quot;Lo spaccio della bestia trionfante&quot;, in &quot;Degli eroici furori&quot; e nella &quot;Cabala del cavallo Pegas\u00e8o&quot;; Bruno, sdegnando ogni morale ascetica e misticheggiante, come ogni vita &quot;ociosa e voluptaria&quot;, si dichiara a favore di una morale attivistica che esalta i valori della fatica, dell&#8217;ingegnosit\u00e0 e del lavoro umano. Ne &quot;Lo spaccio&quot; Bruno critica il mito dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro, cio\u00e8 di un&#8217;epoca felice in cui al&#8217;uomo era dato il necessario per la vita, ed esalta il lavoro come attivit\u00e0 che assoggetta la materia all&#8217;intelligenza e fonda l&#8217;unicit\u00e0 della nostra specie. Infatti &#8212; nota il filosofo nella &quot;Cabala&quot;, l&#8217;uomo, la mosca e il serpente sono tutte creature naturali, e se il primo si distingue concretamente dagli altri due \u00e8 per opera delle mani e dell&#8217;ingegno, attraverso cui (vedi il tema rinascimentale dell&#8217;uomo-fabbro) egli conquista a se medesimo la propria condizione nel mondo, conscio che l&#8217;artefice reale della redenzione dell&#8217;uomo non \u00e8 il Cristo, ma l&#8217;individuo con la sua fatica e il suo sudore.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualche studioso, soprattutto nel passato, ha visto una specie di contrasto tra l&#8217;etica della contemplazione filosofica e l&#8217;etica del lavoro e dell&#8217;impegno, ritenendo che esse finiscano per escludersi a vicenda. In realt\u00e0 la reciproca implicanza di queste due morali \u00e8 fortissima, poich\u00e9 Bruno stesso nello &quot;Spaccio&quot; vuole che l&#8217;uomo \u00abnon contempli senza azione e non operi senza contemplazione\u00bb, persuaso che l&#8217;individuo, proprio nel momento in cui giunge a identificarsi con la natura, deve sentirsi impegnato a realizzare in s\u00e9 lo slancio della vita, continuando a suo modo l&#8217;opera creatrice della natura. In altre parole, per Bruno LA CONTEMPLAZIONE DI DIO NON \u00c8 FINE A SE STESSA, poich\u00e9 rappresenta un INCENTIVO A &quot;FARE&quot; COME DIO, ossia a realizzarsi come creativit\u00e0 ed energia produttrice, dando luogo ad \u00abaltre nature, altri corsi, altri ordini\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto questo discorso bruniano, nonostante la sua apertura alle virt\u00f9 &quot;civili&quot; e al mondo del lavoro, reca un&#8217;impronta aristocratica, in quanto il filosofo ritiene che solo a pochi sia dato congiungersi con la natura, attraversando i vari gradi d&#8217;amore. Se da un lato questa impostazione sembra temperata da un desiderio mai sopito di coinvolgere masse pi\u00f9 numerose di individui nello &quot;slancio eroico&quot; verso la conquista della verit\u00e0 e il raggiungimento di una vita operosa, o addirittura sembra superata dall&#8217;intuizione di un nuovo destino dell&#8217;umanit\u00e0, liberata per opera della ragione da vizi e superstizioni, dall&#8217;altro lato essa appare ribadita dalla convinzione bruniana della spaccatura dell&#8217;umanit\u00e0 in due schiere: i pochi cui \u00e8 dato di accedere alla filosofia e di guidarsi secondo ragione e il gregge dei &quot;rozzi popoli&quot; che devono essere diretti dai preti delle varie Chiese. Pur all&#8217;interno di questi limiti, l&#8217;etica di Bruno manifesta intuizioni geniali e &quot;moderne&quot;, debitamente sottolineate dalla critica recente.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di questa pagina di prosa? \u00c8 sostanzialmente oggettiva nel sintetizzare gli aspetti fondamentali dell&#8217;etica bruniana; un po&#8217; meno nel trarne le necessarie conclusioni. A noi sembra chiaro che l&#8217;etica di Giordano Bruno \u00e8 al tempo stesso velleitaria e confusa. Velleitaria <em>perch\u00e9<\/em> confusa, essendo protesa verso delle mete, e in base a dei presupposti, che la ragione non sa chiarire adeguatamente, n\u00e9 le une, n\u00e9 gli altri. E che voler fare di Bruno un pensatore etico \u00e8 ingiustificato ed illogico: perch\u00e9 tutto si pu\u00f2 dire del suo pensiero, tranne che vi sia un&#8217;adeguata chiarificazione dei suoi stessi principi, i quali sono pi\u00f9 che altro delle intuizioni a volte geniali, ma sempre confuse, estemporanee e slegate; n\u00e9 che vi si possa ravvisare una forte e coerente disposizione etica, se etica \u00e8 la capacit\u00e0 di tradurre in termini razionali una precisa volont\u00e0 di bene, non di questo o quel bene ma il bene oggettivo, il bene in s\u00e9.<\/p>\n<p>Il punto pi\u00f9 alto della vita morale dell&#8217;individuo \u00e8, per Bruno, l&#8217;estasi mistica del sapiente che riconosce l&#8217;infinit\u00e0 e l&#8217;unit\u00e0 fondamentale della natura, della quale sente di far parte e alla quale si abbandona con una sorta di furore panico, come il platonico si abbandona al richiamo di eros per salire, di gradino in gradino, fino alla contemplazione dell&#8217;Idea. Contemplazione che per\u00f2, in Bruno, \u00e8 anche azione, che si traduce in una vita operosa e si esprime nei valori della fatica e del lavoro: inatteso salto mortale dalla sfera del Logos a quella della Praxis, che ha tuttavia qualcosa di sforzato e di poco persuasivo. Nonostante gli Autori sopra citati ci spieghino che la critica pi\u00f9 recente (gran bella cosa, la critica, e soprattutto garanzia di obiettivit\u00e0 e disinteresse: sempre pronta a suonare la fanfara per gli d\u00e8i che regnano nell&#8217;ora presente) ha chiarito e superato le perplessit\u00e0 della critica di un tempo, mostrando anzi che l&#8217;etica della contemplazione e l&#8217;etica dell&#8217;impegno sono, nel pensiero di Bruno, due facce della stessa medaglia, poich\u00e9 la seconda \u00e8 diretta espressione e conseguenza della prima, in quanto l&#8217;uomo<em>, proprio nel momento in cui giunge a identificarsi con la natura, deve sentirsi impegnato a realizzare in s\u00e9 lo slancio della vita, continuando a suo modo l&#8217;opera creatrice della natura<\/em>, cio\u00e8 a fare come se fosse Dio, realizzandosi <em>come creativit\u00e0 ed energia produttrice<\/em>.<\/p>\n<p>Pertanto l&#8217;etica di Bruno \u00e8 per met\u00e0 neoplatonica e per met\u00e0 nietzschiana <em>ante litteram<\/em>: un misto di contemplazione trascendentale (o forse di misticismo decadentista e panismo dannunziano) e di volont\u00e0 di potenza, espressa nella forma dell&#8217;eroico furore. Parlando in generale, ci sembra che si debba diffidare di tutti gli intellettuali, e a maggior ragione dei pensatori, i quali ci vengono a parlare di <em>furori<\/em>, siano essi eroici o non eroici. Il concetto di furore non s&#8217;addice alla buona filosofia (e neppure alla buona letteratura, se \u00e8 per questo) ma ha piuttosto a che fare con un romanticismo di bassa lega, che attinge a qualche confusa reminiscenza dello <em>Sturm un Drang<\/em>. Vengono in mente gli <em>astratti furori<\/em> della <em>Conversazione in Sicilia<\/em> di Elio Vittorini: diciamo che hanno, quantomeno, qualcosa di velleitario. Chi non sa tradurre in azione razionale il proprio pensiero, parla di <em>furori<\/em> e si dice in preda al <em>furore<\/em>: il che ne fa una via di mezzo fra il malato di mente e l&#8217;invasato di qualche oscura divinit\u00e0, come i coribanti dell&#8217;antica Grecia. Qualcuno s&#8217;immagina Aristotele o san Tommaso d&#8217;Aquino in preda al furore, e sia pure ad un eroico furore? No, perch\u00e9 quando i pensieri sono chiari non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di montare in furore o di farsi possedere da qualche ispirazione dionisiaca. E poi, perch\u00e9 il furore dovrebbe essere eroico? Perch\u00e9, risponde Bruno, consiste nella contemplazione sublime del divino, e dunque per distinguerlo dal <em>basso furore<\/em> che \u00e8 evidentemente la concupiscenza nei confronti di qualche bene contingente e imperfetto. Ma il divino, per lui, \u00e8 la natura stessa (perci\u00f2 una forma di panteismo) della quale l&#8217;uomo \u00e8 parte; dunque l&#8217;uomo \u00e8 divino; e il furore di cui parla \u00e8 auto-esaltazione ed auto-inebriamento dell&#8217;uomo che, fondendosi col Tutto, scopre di essere Dio egli stesso.<\/p>\n<p>Davvero si pu\u00f2 definire &quot;eroico&quot; tutto ci\u00f2? Non \u00e8 piuttosto una forma di delirio o di pazzia auto-alimentata? Non anticipa semmai il Vitangelo Moscarda di <em>Uno, nessuno e centomila<\/em> di Luigi Pirandello? E non anticipa anche altre cose, non troppo simpatiche n\u00e9 piacevoli, che stanno accadendo ai nostri giorni, sotto i nostri occhi e malgrado la nostra volont\u00e0: ossia la suadente e insistente esortazione di chi ci governa a rinunciare a tutto, ad ogni forma di propriet\u00e0 (compreso il lavoro e il risparmio) e ad ogni forma di libert\u00e0 (compresa quella di uscir di casa o andare al bar con gli amici) in cambio di quella che viene presentata come forma suprema di felicit\u00e0? <em>Non avrai nulla e sarai felice<\/em>, ci dicono le sirene del potere globalista, ripetute da cento microfoni e da cento amplificatori, affinch\u00e9 ci entrino bene in testa. L&#8217;accostamento non \u00e8 casuale: Bruno \u00e8 un pensatore rivoluzionario, e anche i signori del globalismo lo sono. Noi siamo abituati ad associare l&#8217;idea di rivoluzione all&#8217;idea di popolo, ma \u00e8 un errore di prospettiva: cos\u00ec ci hanno insegnato per nascondere il vero significato, e soprattutto i veri protagonisti, delle rivoluzioni. La rivoluzione consiste in un progetto di rottura radicale con la tradizione: e una simile idea non nasce mai dal popolo; il popolo, istintivamente, \u00e8 tradizionalista. Questo \u00e8 il grande segreto, che i progressisti non dichiarano mai: il primo e vero obiettivo di ogni rivoluzione \u00e8 quindi annientare la resistenza popolare al disegno di distruzione della tradizione. Ecco perch\u00e9 la &quot;santa&quot; ghigliottina ha tagliato pi\u00f9 teste di contadini, di artigiani e piccoli commercianti che di pezzi grossi, fossero aristocratici o alto-borghesi; ed ecco perch\u00e9 le &quot;purghe&quot; staliniane hanno eliminato milioni di lavoratori e di piccoli agricoltori, nonch\u00e9 di membri del Partito comunista.<\/p>\n<p>Giordano Bruno appartiene alla razza dei progressisti e dei rivoluzionari. Odia e disprezza la gente semplice e i modi di pensare comuni, specie se legati alla tradizione. Nella <em>Cabala<\/em> e nello <em>Spaccio<\/em> vomita tutto il suo veleno contro i cristiani e il cristianesimo, con un disprezzo che non si trover\u00e0 neppure ne <em>L&#8217;Anticristo<\/em> di Nietzsche. \u00c8 un impaziente, un confuso e un velleitario: non sa nulla di scienza n\u00e9 ha la minima attitudine al pensiero scientifico, ma abbraccia entusiasticamente il modello copernicano, coniugandolo in maniera contraddittoria con l&#8217;idea dell&#8217;infinit\u00e0 dell&#8217;universo, solo per poter aggredire la cittadella della tradizione, ossia il cattolicesimo. Frate rinnegato, in lui c&#8217;\u00e8 tutto il risentimento dell&#8217;apostata verso la propria antica fede. Uomo del Rinascimento, non solo preferisce la magia alla vera scienza, ma nutre un&#8217;istintiva antipatia per la gente comune che si guadagna duramente la vita col sudore della fronte, anche se a parole la mette al centro della sua etica, lui che non ha mai lavorato in vita sua e che verr\u00e0 denunciato da un nobile veneziano al quale aveva promesso d&#8217;insegnare l&#8217;arte della memoria, ma poi non l&#8217;aveva fatto, pur facendosi pagare le sue mancate lezioni. Insomma \u00e8 convinto, come tutti i rivoluzionari, che i pochi sapienti devono guidare i molti ignoranti; e che bisogna distruggere i tutti i vecchi modi di pensare (<em>rifare &#8216;e cervelli<\/em>, dir\u00e0 Galilei nel <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi<\/em>) e tutte le istituzioni che le custodiscono, a cominciare dalla Chiesa cattolica. Oppure si devono lasciare i <em>rozzi popoli<\/em> alla merc\u00e9 delle varie chiese, che servono per questo. Non sappiamo se in lui ci fosse anche l&#8217;idea, tipicamente moderna, di costruire appositamente le nuove chiese a ci\u00f2 destinate: gli Stati, i partiti, le istituzioni scientifiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto del pensiero di Giordano Bruno che colpisce particolarmente l&#8217;immaginazione dei suoi ammiratori: l&#8217;etica; e specialmente la morale degli eroici furori. 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