{"id":26180,"date":"2022-06-30T08:34:00","date_gmt":"2022-06-30T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/30\/leterno-richiamo-e-leterna-tentazione-della-gnosi\/"},"modified":"2022-06-30T08:34:00","modified_gmt":"2022-06-30T08:34:00","slug":"leterno-richiamo-e-leterna-tentazione-della-gnosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/30\/leterno-richiamo-e-leterna-tentazione-della-gnosi\/","title":{"rendered":"L\u2019eterno richiamo e l\u2019eterna tentazione della gnosi"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;eterno richiamo e l&#8217;eterna tentazione della gnosi.<\/p>\n<p>Gnostico \u00e8 un sapere di natura religiosa che scaturisce non da rivelazioni o da dottrine positive, ma da una sorta d&#8217;illuminazione interiore la quale, a sua volta, d\u00e0 accesso a un sapere segreto, riservato a pochi, il cui scopo \u00e8 la salvezza, comunque si voglia intendere questa espressione. Segretezza e soteriologia sono dunque i due poli attorno ai quali ruota il sapere gnostico. Il resto, le dottrine specifiche e le modalit\u00e0 concrete di accesso e di utilizzo di un simile sapere, \u00e8 il contorno; ma l&#8217;essenza \u00e8 quella che abbiamo test\u00e9 detto: l&#8217;accesso <em>personale<\/em> ad un sapere esoterico, di origine non umana, e il conseguimento della salvezza sul piano spirituale. Va da s\u00e9 che nella gnosi non v&#8217;\u00e8 bisogno di un clero preposto ad officiare i riti e a trasmettere la rivelazione, tanto pi\u00f9 che non c&#8217;\u00e8 una rivelazione nel senso ordinario del termine, ma piuttosto un cammino o percorso di consapevolezza del singolo individuo. In buona sostanza, questi deve riscoprire l&#8217;originaria unit\u00e0 del Tutto e quindi prendere coscienza della scintilla divina che alberga in se stesso. Nella gnosi non vi \u00e8 una chiara distinzione fra Creatore e creature; le anime vivono nell&#8217;ignoranza fino a che si credono separate: quando si rendono conto di essere di natura divina, allora si risvegliano e conseguono la salvezza.<\/p>\n<p>Nelle varie forme di gnosticismo che sono fiorite, storicamente, sul tronco del cristianesimo, e che naturalmente si sono configurate come altrettante eresie, il richiamo implicito o esplicito \u00e8 sempre al <em>Salmo 82<\/em>, versetto 6: <em>Io ho detto: voi siete d\u00e8i, siete figli dell&#8217;Altissimo<\/em>, ripreso da Ges\u00f9 Cristo in <em>Giovanni<\/em>, 10, 34-36:<\/p>\n<p><em>Disse loro Ges\u00f9: \u00abNon \u00e8 forse scritto nella vostra Legge: &quot;Io ho detto: voi siete d\u00e8i&quot;? Ora, se essa ha chiamato d\u00e8i coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio &#8212; e la Scrittura non pu\u00f2 essere annullata &#8212; a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: &quot;Tu bestemmi!&quot;, perch\u00e9 ho detto: &quot;Sono Figlio di Dio&quot;?\u00bb.<\/em>_3C/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per spiegare che il significato di tale espressione non \u00e8 quello che le attribuirono le sette gnostiche cristiane, o meglio pseudo-cristiane. L&#8217;altro riferimento erano, naturalmente, i cosiddetti Vangeli gnostici &#8212; di Tommaso, degli Egiziani, di Giacomo, di Maria, ecc. &#8212; nei quali appunto si trova quell&#8217;insegnamento esoterico, e dunque segreto, che Ges\u00f9 Cristo avrebbe trasmesso agli Apostoli e ad alcuni altri intimi, ben diverso da quello essoterico, destinato alle masse e poi consolidato dalla Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Il sapere gnostico parte dall&#8217;assunto che il mondo materiale \u00e8 stato creato per errore da un eone, Sofia; per cui l&#8217;uomo deve comprendere che esso \u00e8, da un lato, di natura sostanzialmente illusoria, dall&#8217;altro che egli stesso, e il mondo, sono emanazioni (inconsapevoli!) di Dio stesso, ma creati per accidente, in maniera inavvertita e non intenzionale, non gi\u00e0 dal &quot;vero&quot; Dio, il quale essendo eternamente immutabile non \u00e8, n\u00e9 potrebbe essere, creatore. Per cui la &quot;salvezza&quot;, nella prospettiva gnostica, consiste nella redenzione dall&#8217;errore di esistere, o credere di esistere, sul piano materiale, e nel riconoscimento della sostanziale identit\u00e0 di ogni ente con Dio stesso, del quale gli uomini sono pur sempre in definitiva una emanazione (non creature, quindi, perch\u00e9 l&#8217;emanazione non implica un atto creatore volontario da parte di Dio).<\/p>\n<p>\u00c8 facile vedere quanto di panteistico, e al tempo stesso di nichilista, sussiste in tale prospettiva, sia perch\u00e9 in definitiva non c&#8217;\u00e8 una reale differenza fra la realt\u00e0 terrena e la realt\u00e0 assoluta, fra l&#8217;uomo e Dio, sia perch\u00e9 lo scopo del conoscere \u00e8 liberarsi dal &quot;male&quot; di esistere, o credere di esistere, in senso materiale, e ricongiungersi, riscoprendola, con la propria natura divina, che fa dell&#8217;uomo un essere, per partecipazione, a sua volta divino.<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato, altres\u00ec, che esistono evidenti punti di convergenza, non sul piano cosmologico ma sul piano soteriologico, con le concezioni dualiste &quot;classiche&quot;, come il manicheismo e il catarismo. Infatti per tali concezioni esistere materialmente \u00e8 male, anzi tutto il mondo materiale \u00e8 radicalmente e intrinsecamente cattivo, creato da un dio malvagio, il dio delle tenebre che si oppone al dio della luce; e lo scopo del vero sapere \u00e8 liberarsi dall&#8217;esistenza materiale, rifiutandola senza alcun compromesso (i &quot;perfetti&quot;, nel catarismo, oltre ad astenersi dall&#8217;atto riproduttivo, si lasciavano morire di fame). Nelle antiche dottrine dualiste dell&#8217;Occidente vi \u00e8 un chiaro influsso del platonismo e soprattutto del neoplatonismo: di Plotino, ad esempio, si dice che egli affermasse di vergognarsi di possedere un corpo; e tutta la ricerca filosofica del neoplatonismo \u00e8 finalizzata a conseguire la liberazione dal male di esistere materialmente, affinch\u00e9 l&#8217;anima possa fare ritorno al mondo originario delle Idee. Visione pessimistica che solo molto superficialmente pu\u00f2 presentare qualche analogia con quella cristiana: perch\u00e9 in quest&#8217;ultima la creazione materiale non \u00e8 male in se stessa, anzi originariamente essa \u00e8 buona, ed \u00e8 stata la ferita del Peccato originale ad incrinarne gravemente l&#8217;eccellenza: non per\u00f2 al punto tale che la grazia non possa restaurare, perfezionandola, la natura.<\/p>\n<p>Del tutto al di fuori della tradizione cristiana e occidentale, un altro esempio di gnosi \u00e8 facilmente riconoscibile nel sapere filosofico-religioso dell&#8217;India (la distinzione fra i due ambiti non \u00e8 chiara come lo \u00e8 nella cultura europea, per cui i confini fra teologia, filosofia, spiritualit\u00e0 ed esperienza mistica vera e propria sono alquanto labili e provvisori) e precisamente nel passaggio dalla religione vedica al brahmanesimo, il quale l&#8217;ha trasmessa a sua volta all&#8217;induismo, che \u00e8 il terzo ed attuale stadio evolutivo della religione indiana. Ma come \u00e8 giunto il sapere filosofico e religioso dell&#8217;India, non solo nelle scuole ortodosse del brahmanesimo, ma anche in quelle eterodosse del buddismo e del giainismo, a formulare una prospettiva gnostica, sostituendola a quella originaria tipica dei <em>Veda<\/em>, che non era gnostica bens\u00ec positivamente religiosa, fatta di adorazione e di atti di culto e sacrificio resi agli d\u00e8i per impetrare da essi la salvezza dell&#8217;anima? Per rispondere a questa domanda bisogna tener presente lo slittamento di significato del concetto di &quot;salvezza&quot; dal vedismo al brahmanesimo e, poi, all&#8217;induismo. Nella fase pi\u00f9 antica, quella dei <em>Veda<\/em>, conseguire la salvezza significava ottenere il premio dell&#8217;accesso alla beatitudine dopo la morte, ossia l&#8217;accesso al regno degli d\u00e8i. Nella fase successiva, invece, la salvezza acquista il significato di liberazione: liberazione totale e definitiva, non solo dalla presente esistenza materiale, ma da <em>tutte<\/em> le esistenze, passate, presenti e future, spezzando vittoriosamente il ciclo delle rinascite e delle reincarnazioni (punto di contatto col platonismo e il neoplatonismo; ed \u00e8 stato notato che, nel mito di Er, il nome di quel personaggio sembra indicare un&#8217;origine orientale del mito stesso) per poter accedere al Nirvana, che \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 del &quot;semplice&quot; paradiso, o regno dei celesti, perch\u00e9 coincide con l&#8217;annullamento radicale di qualsiasi legame con il desiderio e con la realt\u00e0 delle azioni e delle loro conseguenze, prossime e remote: tanto che il Nirvana stesso, per un certo verso, pu\u00f2 essere associato al concetto del Nulla assoluto.<\/p>\n<p>Ed ecco un altro significativo punto di contatto con le varie forme di nichilismo: che proseguono, in Occidente, in veste filosofica, fino a Schopenhauer, deciso a sopprimere la volont\u00e0 di vivere per liberare l&#8217;uomo dal dolore (come nel buddismo), e ad Eduard con Hartmann, secondo il quale la liberazione finale verr\u00e0 quando l&#8217;intero universo, acquistando consapevolezza di cosa significa esistere, sceglier\u00e0 di auto-annullarsi, mediante una sorta d&#8217;implosione definitiva che sar\u00e0, al tempo stesso, una radicale liberazione cosmica.<\/p>\n<p>Quel che qui ci preme evidenziare \u00e8 che, mentre la gnosi nelle sue forme occidentali parte dall&#8217;assunto che la liberazione \u00e8 il frutto di un processo di consapevolezza che consiste nel rendersi conto che le religioni rivelate, cristianesimo <em>in primis<\/em>, conoscono la verit\u00e0, ma la tengono nascosta, e dunque l&#8217;adepto deve fare un proprio percorso che mira al riconoscimento della verit\u00e0 originaria presente in esse e successivamente occultata (nel caso specifico, riscoprendo il vero insegnamento di Ges\u00f9 Cristo, che non \u00e8 il Verbo incarnato, ma un iniziato al sapere superiore; anzi alcune scuole gnostiche arrivano a distinguere fra un Ges\u00f9 &quot;buono&quot;, di natura puramente spirituale, ed uno &quot;cattivo&quot;, di natura terrena e quindi necessariamente malvagio), nelle forme che ha assunto in India essa parte dalla realt\u00e0, data per certa, della trasmigrazione delle anime, ed \u00e8 pertanto a quel livello che il male dell&#8217;esistenza deve essere affrontato e vinto<\/p>\n<p>A tale proposito, citiamo una pagina del grande studioso delle religioni Mircea Eliade, da <em>Storia delle credenze e delle idee religiose<\/em>, Firenze, Sansoni, 1979, vol. 1, <em>Dall&#8217;et\u00e0 della pietra ai Misteri Eleusini<\/em>, pp. 262-263):<\/p>\n<p><em>La crisi spirituale che erompe dalle &quot;Upanishad&quot; sembra esser provocata dalla riflessione sulle &quot;potenze del sacrificio. Abbiamo gi\u00e0 visto che, proprio come Praj\u0101pati era ricostituito e recuperava la sua &quot;persona&quot; (\u00c2tman) in virt\u00f9 del sacrificio, anche il sacrificatore, per mezzo degli atti rituali (karman), &quot;unificava&quot; le sue funzioni psico-fisiologiche ed edificava il suo &quot;S\u00e9&quot;. Nei Br\u0101hmana il termine karman indica l&#8217;attivit\u00e0 rituale e le sue conseguenze benefiche (perch\u00e9, dopo la sua morte, il sacrificatore giungeva al mondo degli dei). Ma riflettendo sul processo rituale di &quot;Causa ed effetto&quot; era inevitabile che si scoprisse che ogni azione, per il semplice fatto che otteneva un risultato, s&#8217;integrava in una serie illimitata di cause e di effetti. Una volta riconosciuta la legge della causalit\u00e0 universale del karman, andava in frantumi la certezza degli effetti benefici del sacrificio. Perch\u00e9 l&#8217;esistenza posteriore dell&#8217;anima in cielo era il risultato dell&#8217;attivit\u00e0 rituale del sacrificante; ma, dove si &quot;realizzavano&quot; i prodotti di tutti gli altri suoi atti, compiuti durante l&#8217;intera vita? L&#8217;esistenza beatifica dopo la morte, ricompensa per una corretta attivit\u00e0 rituale, doveva dunque avere una fine. Ma allora, cosa succedeva all&#8217;&quot;anima&quot; (\u00c2tman) disincarnata? Essa non poteva in alcun modo scomparire definitivamente. Di lei rimanevano un numero infinito di atti compiuti durante la vita, i quali costituivano altrettante &quot;cause&quot; che dovevano avere degli &quot;effetti&quot;; in altri termini dovevano &quot;realizzarsi&quot; in una nuova esistenza, qui sulla terra, o in un altro mondo. La conclusione s&#8217;imponeva da sola: dopo aver fruito di un&#8217;esistenza post-mortem beatifica o sventrata in un mondo extraterrestre, l&#8217;anima era costretta a reincarnarsi. \u00c8 la legge della trasmigrazione, sams\u0101ra, che, una volta scopetta, ha dominato il pensiero religioso e filosofico indiano, tanto &quot;ortodosso&quot; che ortodosso (il buddismo e il giainismo).<\/em><\/p>\n<p><em>Il termine sams\u0101ra compare soltanto nelle &quot;Upanishad&quot;. Rispetto alla dottrina, si ignora la sua &quot;origine&quot;. Si \u00e8 invano cercato di spiegare la credenza nella trasmigrazione delle anime in base all&#8217;influsso di elementi anari. Comunque sia, questa scoperta ha imposto una visione pessimistica dell&#8217;esistenza. L&#8217;ideale dell&#8217;uomo vedico &#8212; vivere 100 anni, ecc. &#8212; si dimostra scaduto. In se stessa la vita non rappresenta necessariamente il &quot;male&quot;, a patto di servirsene come mezzo per liberarsi dai legami del karman. Il solo fine degno di un saggio \u00e8 il raggiungimento della liberazione, moksa, un altro termine che &#8212; con i suoi equivalenti (mukti, ecc.) si colloca tra le parole-chiave del pensiero indiano. Dal momento che ogni atto (karman), religioso o profano, rinsalda e perpetua la trasmigrazione (sams\u0101ra), la liberazione non si pu\u00f2 acquisire n\u00e9 mediante il sacrificio, n\u00e9 attraverso uno stretto rapporto con gli dei e neppure infine con l&#8217;ascesi o con la carit\u00e0. Nei loro eremitaggi, i &quot;rishi&quot; hanno cercato altri mezzi per affrancarsi e hanno trovato ci\u00f2 che volevano meditando sul valore soteriologico della conoscenza, gi\u00e0 esaltata nei Veda e nei Brahmana.<\/em><\/p>\n<p>Ribadiamo il concetto: nella visione cristiana, perfino nella sua estrema interpretazione in chiave di pessimismo antropologico, come avviene in certe pagine di sant&#8217;Agostino (ma per una ragione storica contingente: la polemica contro Pelagio, il quale esagerava le possibilit\u00e0 umane di evitare il peccato), la natura non \u00e8 male in se stessa, anzi \u00e8 stata colpita dal male in conseguenza del peccato di Adamo, e dunque, per dirla con San Paolo (<em>Romani<\/em>, 8, 22-23)<\/p>\n<p><em>(&#8230;) tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;\u00a0essa non \u00e8 la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l&#8217;adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.<\/em><\/p>\n<p>Nella visione gnostica invece la natura o \u00e8 male in se stessa o \u00e8 illusione: in entrambi i casi, bisogna liberarsene per eliminare la sofferenza del vivere. L&#8217;esatto opposto di quanto indicato dal Vangelo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;eterno richiamo e l&#8217;eterna tentazione della gnosi. 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