{"id":26177,"date":"2009-09-02T09:15:00","date_gmt":"2009-09-02T09:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/02\/lidea-dellessere-come-interiorita-oggettiva-nella-filosofia-di-michele-federico-sciacca\/"},"modified":"2009-09-02T09:15:00","modified_gmt":"2009-09-02T09:15:00","slug":"lidea-dellessere-come-interiorita-oggettiva-nella-filosofia-di-michele-federico-sciacca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/02\/lidea-dellessere-come-interiorita-oggettiva-nella-filosofia-di-michele-federico-sciacca\/","title":{"rendered":"L&#8217;Idea dell&#8217;essere come interiorit\u00e0 oggettiva nella filosofia di Michele Federico Sciacca"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di soffermarci a considerare nella sua dimensione complessiva la figura e l&#8217;opera di Michele Federico Sciacca &#8211; uno dei filosofi italiani contemporanei pi\u00f9 interessanti e pi\u00f9 misconosciuti dalla critica odierna, imbevuta di pregiudizi materialisti e antireligiosi &#8211; nel precedente articolo \u00abNella vicenda di Michele Federico Sciacca l&#8217;itinerario di un filosofo a Dio\u00bb (consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, in un apposito saggio ci siamo occupati della filosofia di Antonio Rosmini, che, di quella di Michele Federico Sciacca, costituisce la premessa irrinunciabile, e della quale la seconda \u00e8 un originale ampliamento e approfondimento (cfr. \u00abLa teoria rosminiana sull&#8217;origine delle idee: temi e struttura\u00bb, ancora sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Per Sciacca, l&#8217;essere si articola in tre forme: l&#8217;oggetto, ossia l&#8217;essere intuito, intelligibile, Idea, che \u00e8 la forma ideale; il soggetto, ossia l&#8217;intelligenza che lo intuisce, che \u00e8 la forma reale; infine l&#8217;amore, poich\u00e9 l&#8217;essere soggetto-oggetto, essendo perfezione, \u00e8 amabile: non si tratta di una terza forma distinta dalle due precedenti, ma piuttosto della forma che le congiunge, gettando un ponte (l&#8217;amabilit\u00e0) fra soggetto ed oggetto.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 possibile che l&#8217;uomo, creatura contingente e particolare, abbia la nozione dell&#8217;Essere, che \u00e8 pura necessit\u00e0 e pura universalit\u00e0?<\/p>\n<p>Evidentemente, tale nozione non proviene dalla sua sfera di esperienza, che \u00e8 calata nella dimensione del contingente e del particolare; e tuttavia \u00e8 certo che la possiede, poich\u00e9 ogni qualvolta egli fa una affermazione di carattere assoluto, in qualche modo si sposta da tale piano del relativo, a quello dell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 aveva sostenuto Rosmini, la capacit\u00e0 di cogliere l&#8217;universalit\u00e0 e la necessit\u00e0 della verit\u00e0 \u00e8 una partecipazione dell&#8217;uomo alla luce divina e si concretizza, appunto, nell&#8217;Idea dell&#8217;essere. Non \u00e8 l&#8217;essere in se stesso, poich\u00e9 l&#8217;essere in quanto tale \u00e8 insormontabile e indeducibile: abbraccia sempre, per definizione, l&#8217;intera sfera del pensabile, e da nulla potrebbe venire dedotto se non dall&#8217;essere, cio\u00e8 da se medesimo. La logica conseguenza di tutto questo \u00e8 che noi siamo sempre nell&#8217;essere, insieme a tutto ci\u00f2 che esiste e che \u00e8 pensabile, ovvero che potrebbe esistere; e niente, assolutamente niente, rimane al di fuori di esso.<\/p>\n<p>Per Sciacca, una ulteriore conseguenza \u00e8 che noi non possiamo pensare il nulla e, pertanto, pensare equivale a porre la categoria dell&#8217;esistenza. Ma allora, senza la categoria dell&#8217;essere, noi non potremmo pensare, non solo a questa o quella cosa, ma non potremmo pensare affatto: pensare equivale a pensare l&#8217;essere, per mezzo dell&#8217;essere. Il fatto che noi possiamo cogliere le cose esistenti cos\u00ec come sono, \u00e8 reso possibile dalla categoria dell&#8217;essere, dalla luce dell&#8217;essere che, in qualche modo, splende in noi, o meglio, alla quale noi partecipiamo e dalla quale siamo illuminati. L&#8217;essere, dunque, non \u00e8 nelle singole cose, ma nel fatto complessivo del nostro conoscere.<\/p>\n<p>Emerge da ci\u00f2 la duplice dimensione propria dell&#8217;uomo, che da una parte &#8211; essendo determinato e limitato &#8211; \u00e8 immerso nella contingenza; dall&#8217;altra, supera i limiti di essa e si spinge con il suo conoscere il mondo, e con il suo essere consapevole di se stesso, molto al di l\u00e0 di tale sfera particolare e contingente.<\/p>\n<p>Sciacca spinge ancora pi\u00f9 in l\u00e0 il ragionamento e sostiene che, cos\u00ec come solo l&#8217;Idea, ovvero l&#8217;oggetto della mente, \u00e8 l&#8217;essere in quanto essere, allo stesso modo si deve porre una equivalenza tra la verit\u00e0, contenuto della mente che percepisce in s\u00e9 un qualcosa che la eccede, e l&#8217;essere: per cui la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;essere, e l&#8217;essere \u00e8 la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna per\u00f2 precisare subito, a scanso di equivoci, che, per Sciacca, l&#8217;Idea dell&#8217;essere non \u00e8 una forma di conoscenza della realt\u00e0 empirica, ma bens\u00ec la costituzione essenziale dell&#8217;uomo, ci\u00f2 che lo definisce ontologicamente come creatura spirituale; ed \u00e8, al tempo stesso, la suprema garanzia della universalit\u00e0 e necessit\u00e0 del conoscere umano, ossia della sua verit\u00e0.<\/p>\n<p>Il giudizio umano non \u00e8 necessariamente vero; esso pu\u00f2 dirsi tale solo se la mente umana riesce a riconoscere il vero e a giudicarlo secondo un criterio di verit\u00e0. In altri termini, ogni giudizio risulta vero, se viene posto nella luce dell&#8217;essere: essa soltanto \u00e8 in grado di rivelare la verit\u00e0 delle cose e, quindi, anche dei giudizi.<\/p>\n<p>La ragione, per mezzo dell&#8217;essere, adegua le cose a se stessa, in quanto le giudica sotto la categoria del concetto.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;essere non \u00e8 un concetto, \u00e8 l&#8217;Idea; dunque, la ragione non pu\u00f2 adeguare a s\u00e9 anche quest&#8217;ultima, ma, al contrario, \u00e8 per mezzo di quest&#8217;ultima che adegua le cose a se stessa. Del resto, se la ragione potesse adeguare a s\u00e9 l&#8217;Idea dell&#8217;essere, o adeguarvisi lei, vorrebbe dire che l&#8217;Idea dell&#8217;essere \u00e8 immanente al pensiero; invece il pensiero non pu\u00f2 esserne l&#8217;origine, proprio perch\u00e9 non la adegua mai. Ne consegue che l&#8217;Idea dell&#8217;essere \u00e8, s\u00ec, interiorit\u00e0, perch\u00e9 non pu\u00f2 essere pensata se non da una mente; ma \u00e8 una interiorit\u00e0 oggettiva, perch\u00e9 non deriva, non \u00e8 in alcun modo prodotta dalla mente del soggetto, dalla ragione che pensa.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima intuizione \u00e8 estremamente ricca di sviluppi, sui quali vorremmo brevemente soffermarci a riflettere.<\/p>\n<p>L&#8217;Idea dell&#8217;essere \u00e8, se si vuole, paradossale, perch\u00e9, pur non essendo concepibile fuori della mente, non deriva dalla mente, ma possiede un proprio statuto ontologico indipendente: ci\u00f2 significa che si trova, nel medesimo tempo, dentro e fuori di noi, e che noi possiamo farne esperienza, anzi, la facciamo in continuazione, senza per\u00f2 essere in grado di circoscriverla alla nostra sfera di pensiero e saper dire come si sia generata.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 strano e affascinante, ma anche, nello stesso tempo, estremamente logico e naturale. Se non vi fosse l&#8217;Idea dell&#8217;essere, noi non conosceremmo nulla, non sapremmo nulla, neppure di esistere; essa \u00e8 come un magnifico dono, un dono luminoso che accende la realt\u00e0 opaca e conferisce un senso e una prospettiva alla molteplicit\u00e0 degli enti particolari e contingenti, che giacciono apparentemente alla rinfusa entro l&#8217;orizzonte della nostra sfera sensoriale.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra considerazione che scaturisce da quanto sopra \u00e8 che noi non possiamo avere alcuna esperienza diretta dell&#8217;Essere in quanto tale, ma soltanto dell&#8217;Idea dell&#8217;essere: l&#8217;Essere in se stesso appartiene ad una dimensione che \u00e8 al di l\u00e0 della nostra portata, almeno dal punto di vista della ragione discorsiva. Ci\u00f2 non impedisce che, per altra via &#8211; ad esempio, quella dell&#8217;estasi &#8211; l&#8217;essere umano possa, a condizioni molto particolari, gettare un fugace sguardo verso quella realt\u00e0 abbagliante, un po&#8217; come avviene nel mito platonico della biga alata che, per qualche istante, permette al conducente di intravedere il mondo dell&#8217;Iperuranio.<\/p>\n<p>Si tratta di esperienze ineffabili, ma che sono rese possibili da un abbandono dello strumento della pura e semplice ragione discorsiva. Con la ragione discorsiva, noi non possiamo andare oltre l&#8217;affermazione cartesiana del dubbio che conferma la nostra esistenza; ma, appunto, muovendoci sempre entro una sfera di incertezza, come una sorta di nebbia che ci preclude la visione chiara e luminosa delle cose in s\u00e9.<\/p>\n<p>Ma ecco come Giuseppe Beschin, ordinario di filosofia teoretica all&#8217;Universit\u00e0 di Trento e preside della Facolt\u00e0 di lettere e filosofia, ha sintetizzato questo passaggio della filosofia di Michele Federico Sciacca, in un saggio contenuto nel libro \u00abLa figura di Cristo nella filosofia contemporanea\u00bb, a cura di Silvano Zucal (Edizioni Paoline, 1993, pp. 529-536)<\/p>\n<p>\u00abSciacca sottolinea come l&#8217;uomo conosca delle verit\u00e0 necessarie ed universali. Sono necessarie, perch\u00e9 non possono che essere cose dunque sono tali da sempre e per sempre. Sono universali, perch\u00e9 s&#8217;impongono ad ogni essere intelligente, che non pu\u00f2 non accettarle. Ma ogni singolo uomo non \u00e8 necessario, bens\u00ec contingente, tanto \u00e8 cero che ha cominciato ad esistere in un determinato momento del tempo, mentre, se fosse necessario, sarebbe sempre esistito ed esisterebbe per sempre. Inoltre non \u00e8 nulla di universale, ma un essere particolare e determinato. Quello che si afferma di ogni uomo vale anche per le cose. Ma il meno non pu\u00f2 dare il pi\u00f9, e cos\u00ec ci\u00f2 che \u00e8 conti gente e particolare non pu\u00f2 dare ci\u00f2 che \u00e8 necessario e universale.<\/p>\n<p>Ora l&#8217;uomo conosce delle verit\u00e0 necessarie ed universali, ma non le pu\u00f2 ricavare dalle cose, che sono contingenti e particolari, n\u00e9 le pu\u00f2 creare lui, che \u00e8 contingente e particolare. Cos\u00ec, conoscendo delle verit\u00e0 necessarie ed universali, egli si apre su di un orizzonte assoluto che supera lo spazio ed il tempo, perch\u00e9 coglie qualcosa di valido per tutti e per sempre.<\/p>\n<p>N\u00e9 si pu\u00f2 sostenere che l&#8217;uomo non affermi mai alcunch\u00e9 di assoluto. Infatti anche colui il quale che tutto \u00e8 relativo o che di tutto si deve dubitare, pretende che tale asserzione abbia valore assoluto. Perci\u00f2 nessuna affermazione \u00e8 cos\u00ec relativa da non contenere in s\u00e9 qualcosa di assoluto. Anche le cose che, prese nella loro materialit\u00e0, sembrano chiuse in s\u00e9 e totalmente soggette al divenire che ben presto le far\u00e0 scomparire, se conosciute, acquistano significato, entrano in rapporto tra loro costituendo un cosmo, diventano un bene di tutti e possono attingere un valore eterno. Questa montagna che mi sta di fronte e che ammiro, fisicamente \u00e8 una ed \u00e8 solo qui, ma, conosciuta ed ammirata, pu\u00f2 costituire la gioia di numerosissime persone. Nulla di pi\u00f9 contingente e transitorio del passaggio di un aereo supersonico, che in questo momento solca il cielo, zl di sopra della mia casa, ma, non appena il pensiero lo conosce, esso diventa una verit\u00e0 su cui il tempo non avr\u00e0 pi\u00f9 alcun potere.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 l&#8217;origine delle verit\u00e0 necessarie ed universali non pu\u00f2 essere nell&#8217;uomo, , nelle cose, Platone ha potuto affermare che conoscere \u00e8 ricordare ci\u00f2 che si \u00e8 visto nel mondo delle idee; Agostino ha parlato d&#8217;illuminazione da parte di Dio, Aristotele e gli Scolastici d&#8217;intelletto agente, che, per gli Scolastici, \u00e8 una partecipazione della lue di Dio. S. Tommaso accosta esplicitamente intelletto agente e conoscenza dell&#8217;essere. Per Rosmini infine questa luce intelligibile, che ci rende capaci di cogliere la verit\u00e0 caratterizzata dalla necessit\u00e0 e dalla universalit\u00e0, \u00e8 una partecipazione della luce divina ed \u00e8 l&#8217;Idea dell&#8217;essere. Questa precisazione di Rosmini, ripresa da Sciacca, non \u00e8 casuale.<\/p>\n<p>L&#8217;essere infatti, chiarisce Sciacca, \u00e8 primo: niente vi \u00e8 prima e dopo l&#8217;essere, e non si pu\u00f2 andare al di l\u00e0 dell&#8217;essere, perch\u00e9 al di l\u00e0 dell&#8217;essere e prima e dopo l&#8217;essere c&#8217;\u00e8 il nulla, che si pu\u00f2 immaginare solo in quanto siamo e dunque in quanto l&#8217;essere \u00e8; l&#8217;essere in questo senso \u00e8 insormontabile. D&#8217;altra parte appare chiaro anche come l&#8217;essere sia indeducibile, perch\u00e9 potrebbe venire dedotto soltanto dall&#8217;essere, non certo dal nulla; l&#8217;essere inoltre \u00e8 indiscutibile, perch\u00e9 per discuterlo bisogna essere. N\u00e9 all&#8217;essere si giunge, perch\u00e9 per giungervi occorrerebbe partire o dal nulla o da qualcosa che esiste in forza dell&#8217;essere. Nel primo caso non vi si giunge, perch\u00e9 si \u00e8 niente, nel secondo non occorre giungervi perch\u00e9 vi si \u00e8 gi\u00e0. Dunque si deve partire dall&#8217;essere, o meglio, siamo sempre nell&#8217;essere e niente vi \u00e8 fuori di esso.<\/p>\n<p>Ma allora, tutto ci\u00f2 che si pensa, si pensa nell&#8217;essere, tanto \u00e8 verro che il nulla assoluto \u00e8 impensabile, in quanto nell&#8217;atto di pensare il non essere \u00e8 implicito l&#8217;essere di me che penso.<\/p>\n<p>Quindi la capacit\u00e0 di pensare \u00e8 la capacit\u00e0 di dire: \u00c9. L&#8217;essere costituisce l&#8217;affermazione radicale, che \u00e8 come l&#8217;elemento in cui lo spirito nasce e vive e senza il quale \u00e8 impossibile pensare qualcosa. L&#8217;essere \u00e8 cos\u00ec la verit\u00e0 prima e originaria, perch\u00e9 noi cogliamo la verit\u00e0 di qualsiasi cosa affermando ci\u00f2 che essa \u00c8 davvero. Ma come potremmo cogliere ci\u00f2 che ogni realt\u00e0 \u00c8 davvero senza la luce dell&#8217;essere? Allora le verit\u00e0 necessarie ed universali sono da ricondurre alla necessit\u00e0 e all&#8217;eternit\u00e0 dell&#8217;essere. L&#8217;essere si autoafferma, trascende il tempo e lo spazio, che abbraccia come due sue modalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 Rosmini e, dopo di lui, Sciacca, parlano di Idea dell&#8217;essere? Questa luce che ci costituisce intelligenti \u00e8 la capacit\u00e0 di dire: \u00c8; quindi \u00e8 la luce dell&#8217;essere che ci rende capace di conoscere le cose esistenti come SONO. Ma allora non pu\u00f2 essere nulla di determinato e particolare. \u00c8 una luce che ci rende capaci di conoscere tutto ci\u00f2 che \u00e8 e tutto ci\u00f2 che potrebbe essere. Si tratta pertanto dell&#8217;essere in tutta la sua estensione infinita, \u00e8 l&#8217;essere come essere, che non sarebbe pi\u00f9 tale se coincidesse con qualsiasi ente. Dunque l&#8217;uomo \u00e8 un ente la cui attivit\u00e0 \u00e8 specificata non da questa o quest&#8217;altra determinazione particolare dell&#8217;essere, ma dall&#8217;essere stesso nell&#8217;ampiezza infinita della sua estensione, di cui ogni ente particolare \u00e8 una determinazione. Come da una parte l&#8217;uomo \u00e8 un essere determinato e limitato, ma per un altro verso sormonta i suoi limiti e accede all&#8217;ordine del tutto. Ma l&#8217;essere come essere non si pu\u00f2 dare che come Idea, che \u00e8 oggetto della mente. Infatti solo la mente pu\u00f2 cogliere l&#8217;essere in tutta la sua estensione senza ridurlo ad un ente determinato, nemmeno all&#8217;ente che essa \u00e8, perch\u00e9 solo la mente pu\u00f2 cogliere qualcosa che \u00e8 presente ad essa ma da essa si distingue. Proprio per questa sua costitutiva presenza alla mente l&#8217;essere in tutta la sua estensione \u00e8 essenzialmente verit\u00e0:<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;essere \u00e8 la verit\u00e0 e la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;essere.&quot;<\/p>\n<p>Ma queste affermazioni sono ricche d&#8217;implicazioni importanti. Anzitutto da quanto abbiamo detto appare evidente che l&#8217;uomo \u00e8 autenticamente uomo, superiore alle cose ed agli animali, ossia capace di pensare, per questa presenza dell&#8217;essere come essere. Per tale presenza l&#8217;uomo \u00e8 spirito: spirito e non anima, precisa Sciacca: anche gli animali hanno un&#8217;anima. L&#8217;Idea dell&#8217;essere ha dunque per Sciacca anzitutto un valore ontologico, non gnoseologico. Ossia essa non \u00e8 una forma del soggetto in vista della conoscenza della realt\u00e0 empirica, ma costituisce l&#8217;uomo come ente spirituale; ed \u00e8 tale costituzione che permette all&#8217;uomo di superare la realt\u00e0 empirica e di aprirsi alla metafisica. D&#8217;altra parte \u00e8 ancora questa costituzione ontologica del pensiero che, come appare da quanto si \u00e8 detto fin qui, garantisce il conoscere umano nella sua validit\u00e0 universale e necessaria. Sciacca \u00e8 d&#8217;accordo con Rosmini nell&#8217;affermare che conoscere \u00e8 giudicare. Ma i giudizi possono essere fonte di conoscenza autentica solo se sono veri. E possono essere tali, soltanto se la mente umana \u00e8 capace di conoscere il vero e di giudicare secondo verit\u00e0. Ora \u00e8 la luce dell&#8217;essere, che costituisce ontologicamente l&#8217;uomo come spirito, che rende possibili i giudizi veri. Infatti ogni giudizio \u00e8 vero solo se posto nella luce dell&#8217;essere, che \u00e8 l&#8217;orizzonte assoluto, che rivela ogni cosa per quello che VERAMENTE \u00e8.<\/p>\n<p>L&#8217;Idea dell&#8217;essere \u00e8 dunque la verit\u00e0 per cui \u00e8 vero ogni giudizio conoscitivo, morale ed estetico. Essa rende perci\u00f2 possibile il giudicare che \u00e8 opera della ragione, la quale ha il compito di formulare i giudizi che ci danno i concetti degli enti infiniti. Questa formulazione dei giudizi \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 discorsiva, che presuppone la presenza dell&#8217;essere come essere. Ma allora l&#8217;essere come essere non si pu\u00f2 raggiungere attraverso il procedere discorsivo della ragione, \u00e8 invece presente come intu\u00edto. E, se i concetti sono frutto dell&#8217;attivit\u00e0 giudicatrice che \u00e8 discorsiva, &quot;L&#8217;essere in universale non \u00e8 concetto, \u00e8 l&#8217;Idea.&quot; Coi sono concetti degli enti, ma l&#8217;essere nella sua estensione infinita non \u00e8 un ente, bens\u00ec la luce in cui gli enti sono noti.<\/p>\n<p>Queste precisazioni sono importanti. Infatti, c&#8217;\u00e8 adeguazione tra la ragione e le cose. E questo perch\u00e9 essa \u00e8 attivit\u00e0 concettuale e giudicatrice e il concetto di una cosa adegua la realt\u00e0 di essa :il concetto di uomo, per esempio, adegua l&#8217;essenza dell&#8217;uomo e questa il concetto.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 invece adeguazione tra la mente e l&#8217;Idea dell&#8217;essere, perch\u00e9 l&#8217;io come ente determinato non pu\u00f2 mai coincidere con l&#8217;essere nella sua infinit\u00e0. Cos\u00ec l&#8217;essere come essere \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8, solo in quanto presente alla mente, perch\u00e9 al di fuori dell&#8217;atto intellettivo ci sono solo gli enti, non l&#8217;essere nella sua infinit\u00e0; d&#8217;altra parte esso non pu\u00f2 essere immanente all&#8217;atto che lo pensa, ma lo trascende, perch\u00e9 il pensiero non lo pu\u00f2 produrre, in quanto non lo adegua mai. Perci\u00f2 l&#8217;essere come verit\u00e0, l&#8217;Idea dell&#8217;essere, \u00e8 interiorit\u00e0 perch\u00e9 deve essere pensata da una mente, ma \u00e8 interiorit\u00e0 oggettiva, in quanto non \u00e8 un prodotto della mente, del soggetto. Tale posizione tiene conto dell&#8217;istanza interioristica del pensiero moderno, un&#8217;istanza che \u00e8 anche tipicamente cristiana e fa s\u00ec che l&#8217;uomo non si disperda nella esteriorit\u00e0 delle cose; e nello stesso tempo supera gli inconvenienti del soggettivismo.\u00bb<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra conseguenza importante che vorremmo sviluppare, la quale scaturisce dalla concezione dell&#8217;essere propria di Michele Federico Sciacca.<\/p>\n<p>Abbiamo visto che noi possiamo esprimere giudizi veri sulle cose, ed avere una conoscenza veritiera del mondo, solo grazie all&#8217;essere, che rende possibile l&#8217;attivit\u00e0 conoscitiva, estetica e morale. Abbiamo anche visto che, per Sciacca, l&#8217;essere si presente anche sotto la forma dell&#8217;amore, in quanto la relazione dell&#8217;oggetto e del soggetto \u00e8, di per s\u00e9, amabile. Pertanto possiamo anche dire che le cose divengono per noi conoscibili mediante l&#8217;amore, possiamo adeguarle a noi mediante l&#8217;amore e non solo mediante la ragione.<\/p>\n<p>Forse, sarebbe pi\u00f9 esatto esprimersi cos\u00ec: l&#8217;amore non \u00e8 altra cosa dalla ragione, ma una modalit\u00e0 dell&#8217;essere, grazie alla quale la ragione realizza il suo magnifico slancio verso l&#8217;infinito, oltrepassando i propri stessi limiti e attingendo alla sfera dell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che ci siamo spinti un po&#8217; oltre la filosofia di Michele Federico Sciacca, tuttavia crediamo che ogni vero filosofo sia orgoglioso non gi\u00e0 di fornire al prossimo un itinerario bello e tracciato, ma una serie di spunti, grazie ai quali ciascuno sia aiutato e stimolato a cercare la propria via, nel comune sforzo verso la verit\u00e0.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 una, ma le strade per arrivarvi sono numerose: tante, quanti sono gli esseri umani che si mettono in viaggio verso di essa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di soffermarci a considerare nella sua dimensione complessiva la figura e l&#8217;opera di Michele Federico Sciacca &#8211; uno dei filosofi italiani contemporanei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[263],"class_list":["post-26177","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26177","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26177"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26177\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}