{"id":26176,"date":"2021-09-08T12:55:00","date_gmt":"2021-09-08T12:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/08\/lessere-che-ci-si-mostra-e-lente-essere-in-atto\/"},"modified":"2021-09-08T12:55:00","modified_gmt":"2021-09-08T12:55:00","slug":"lessere-che-ci-si-mostra-e-lente-essere-in-atto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/08\/lessere-che-ci-si-mostra-e-lente-essere-in-atto\/","title":{"rendered":"L&#8217;essere che ci si mostra \u00e8 l&#8217;ente: essere in atto"},"content":{"rendered":"<p>Luigi Pirandello pensava che il dramma della vita umana consiste nel fatto che la persona ha l&#8217;esistenza, ma non l&#8217;essenza, cio\u00e8 le manca quell&#8217;intima coerenza e quella coesione strutturale, in altre parole quella <em>forma<\/em>, che la renderebbe definita e aderente ai propri pensieri e ai propri atti e le darebbe un autentico spessore esistenziale; mentre il personaggio di un&#8217;opera teatrale possiede tale essenza, perch\u00e9 ha una forma, ma non ha l&#8217;esistenza, e soffre di tale incompletezza che gli impedisce di esprimesi, come si vede in <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em>: tuttavia il pi\u00f9 &quot;reale&quot;, alla fine, cio\u00e8 il pi\u00f9 concreto, \u00e8, contrariamente a ci\u00f2 che appare, proprio il personaggio, perch\u00e9 le persone aspirano a quell&#8217;essenza che non hanno e perci\u00f2 sono qualcosa di meno del personaggio. Situazione paradossale che spiega l&#8217;intimo dramma di ogni vita umana e rende ragione del carattere profondamente sofferto, ironico e auto-ironico, fino al limite dell&#8217;assurdo e del grottesco, della commedia umana rappresentata da Pirandello nei suoi romanzi e soprattutto nel suo teatro. Per lo scrittore e drammaturgo siciliano, infatti, ogni essere umano possiede una voglia di vivere che \u00e8 aspirazione alla libert\u00e0 totale, ma va a sbattere da tutte le parti contro una prigione senza sbarre, fatta da innumerevoli proibizioni e aspettative sociali, che lo limitano in ogni direzione e lo costringono a condurre una vita falsa e inautentica, che \u00e8 sovente l&#8217;esatto contrario dei suoi sogni e delle sue vere aspirazioni. Il conflitto fra individuo e societ\u00e0 \u00e8 dunque inevitabile, strutturale, permanente: non c&#8217;\u00e8 possibilit\u00e0 di mediazione, perch\u00e9 la societ\u00e0, e in particolare la famiglia, \u00e8 solo una stanza della tortura, mentre l&#8217;individuo vorrebbe essere assolutamente se stesso e, per realizzarsi, vorrebbe infrangere tutto ci\u00f2 che gli altri si aspettano o pretendono da lui. Alla fine il solo compromesso possibile sembra essere quello della pazzia lucida e volontaria, come nell&#8217;<em>Enrico IV<\/em>, o in un rifiuto sistematico di qualsiasi forma, come in <em>Uno, nessuno e centomila<\/em>: come se la massima possibilit\u00e0 per l&#8217;individuo di essere libero consistesse nell&#8217;eludere sistematicamente e nel beffare tutto ci\u00f2 che gli altri pensano di aver capito che egli sia.<\/p>\n<p>E tuttavia, quanto \u00e8 vero e quanto \u00e8 artificioso il conflitto fra vita e forma, e quindi fra persona e personaggio, descritto da Pirandello? \u00c8 proprio vero che la vita odia le forme, che rifiuta qualsiasi struttura definita, e che ci\u00f2 rende l&#8217;individuo inadatto a rappresentare veramente se stesso, anzi ad essere se stesso, in armonia col prossimo oltre che con s\u00e9? Forse il presupposto \u00e8 sbagliato, perch\u00e9 la relazione dialettica tra forma e vita, che rimanda al rapporto fra essenza ed esistenza, non \u00e8 posta nella maniera giusta. Per porla nella maniera giusta, proviamo a metterci dal punto di vista della metafisica classica, quella di Aristotele e di san Tommaso d&#8217;Aquino. L&#8217;essenza di una cosa \u00e8 il predicato che fa di essa ci\u00f2 che effettivamente \u00e8; in altre parole, l&#8217;idea generale che di quella cosa possediamo. L&#8217;essenza del cavallo \u00e8 l&#8217;idea del cavallo: quell&#8217;insieme di qualit\u00e0 che fanno del cavallo un cavalo, e non un elefante, o una giraffa, eccetera. D&#8217;altra pare, l&#8217;essenza sarebbe solo un guscio vuoto, se non vi fosse corrispondenza fra essa e gli enti concretamente esistenti, che incarnano quella data essenza: in altre parole, se non ci fossero i cavalli. Che poi un cavallo sia bianco, e un altro pezzato, e un altro ancora nero, questo appartiene alla modalit\u00e0 specifica dell&#8217;essere di quell&#8217;ente; ma l&#8217;essenza del cavallo \u00e8 sempre tale, indipendentemente dal colore o da altri aspetti non essenziali (che i filosofi classici chiamavo le qualit\u00e0 secondarie). Certo, l&#8217;essenza \u00e8 importante, \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 definisce una classe di enti e la differenzia da tutte le altre classi; nondimeno, fra l&#8217;essenza e l&#8217;esistenza, \u00e8 quest&#8217;ultima a svolgere il ruolo attivo: perch\u00e9 se non esistessero i cavalli in carne ed ossa, l&#8217;essenza del cavallo sarebbe una nozione astratta, priva di riscontri nel mondo reale. Ora, il compito della filosofia \u00e8 condurre alla conoscenza del mondo reale, non di un mondo fittizio o immaginario. Il grande errore del platonismo \u00e8 questo: aver posto delle Idee astratte e universali a fondamento della realt\u00e0, e aver fatto dei singoli enti esistenti una semplice copia di quelle Idee. C&#8217;\u00e8 perfino qualcosa di ridicolo nel pensiero che esiste un Cavallo ideale senza il quale i singoli cavalli concreti non esisterebbero, perch\u00e9 da lui attingono la loro modalit\u00e0 di esistenza. Questo significa capovolgere il giusto rapporto fra le cose e mettere il mondo con i piedi al posto della testa e viceversa: perch\u00e9 la verit\u00e0, percepibile sia intuitivamente sia empiricamente, \u00e8 che l&#8217;esistenza concreta degli enti precede ogni definizione o predicato su di essi; e l&#8217;essenza non \u00e8 altro, in ultima analisi, che una definizione di quel singolo ente o quel determinato gruppo di enti.<\/p>\n<p>Per certi aspetti, la dialettica fra essenza ed esistenza \u00e8 stata preceduta da una disputa non molto dissimile, nota agli storici della filosofia come disputa sugli universali, che accese gli animi dei maggiori pensatori del XII secolo, divisi fra chi, come Anselmo d&#8217;Aosta e Guglielmo di Champeaux, sosteneva la realt\u00e0 degli universali, ed era perci\u00f2 detto realista e chi, come Roscellino, sosteneva invece il carattere nominalistico di essi, e perci\u00f2 fu detto nominalista. In realt\u00e0, questa terminologia rischia di confondere le idee al non specialista: perch\u00e9 nel linguaggio comune, realista \u00e8 chi pone a fondamento dell&#8217;esistente la realt\u00e0 concreta degli enti, e nominalista \u00e8 semmai chi crede che le cose, cio\u00e8 gli enti, e non gli universali, siano privi di realt\u00e0 effettiva, siano solo nomi di cose illusorie. Ma lasciamo da parte la disputa sugli universali e torniamo ad Aristotele e a san Tommaso. Per costoro, la conoscenza si basa sulla realt\u00e0 degli enti: sono gli enti che, con il loro concreto esistere, conferiscono solidit\u00e0 ad ogni altra cosa, a cominciare dal pensiero e dall&#8217;indagine razionale. E dunque Aristotele e san Tommaso sono realisti, mentre Platone e in parte sant&#8217;Agostino sono idealisti. La filosofia di san Tommaso, in particolare, \u00e8 stata definita da un grande studioso dell&#8217;Aquinate, e filosofo egli stesso, \u00c9tienne Gilson &#8211; colui al quale si deve la &quot;riscoperta&quot; in chiave positiva del pensiero medievale, denigrato dagli illuministi e travisato dai romantici &#8211; una ontologia dell&#8217;esistenza, ovvero la prima vera metafisica dell&#8217;essere, appunto perch\u00e9 fondata sull&#8217;esistenza concreta degli esseri in atto, che sono gli enti.<\/p>\n<p>Scrive in proposito Carlo Chiurco in <em>San Tommaso<\/em> (Milano, Corriere della Sera, 2014, pp. 81-88):<\/p>\n<p><em>ESSENZA ED ESISTENZA. Il fondatore dei moderni studi di filosofia medievale, \u00c9tienne Gilson, definiva la metafisica di Tommaso &quot;un&#8217;ontologia dell&#8217;esistenza&quot;, mentre il grande filosofo francese Jacques Maritain, ispiratore di una delle correnti pi\u00f9 originali del pensiero cattolico del &#8216;900, parlava, sempre riferendosi all&#8217;Aquinate, di &quot;intellettualismo esistenziale&quot;. Non \u00e8 un caso che il tema dell&#8217;ESISTENZA ritorni nelle parole di due tra i maggiori frequentatori contemporanei del tomismo. &quot;Essenza&quot; ed &quot;esistenza&quot; sono naturalmente due nozioni ben distinte. L&#8217;essenza (&quot;essentia&quot;) \u00e8 il qui di una cosa, ci\u00f2 che una cosa \u00e8, nel senso della sua DEFINIZIONE: \u00ab\u00e8 ci\u00f2 che si vuol significare attraverso una data definizione, la quale indica ci\u00f2 che una cosa \u00e8 (&quot;est hoc quod significatur per definitionem indicantem quid est res&quot;).\u00bb Per esempio, l&#8217;essenza di &quot;tavolo&quot; \u00e8 ci\u00f2 che mi permette di distinguere un tavolo dagli altri oggetti, dunque potrebbe consistere, grosso modo, in una definizione del tipo: \u00abuna superficie di appoggio di varie dimensioni, destinabile a vari usi (ufficio, pranzo, arredamento e cos\u00ec via), sorretta da uno o pi\u00f9 elementi chiamati &quot;gambe&quot;\u00bb. (&#8230;) L&#8217;essenza per\u00f2 si struttura in rapporto all&#8217;esistenza: nel nostri esempio, la definizione di &quot;tavolo&quot; si rapporta a questo quel tavolo determinato (sia, nel nostro esempio, il &quot;tavolo lungo rosso&quot;). L&#8217;ente determinato concretamente esistente \u00e8 anche noto come sostanza (&quot;substantia&quot;). Dunque \u00e8 chiaro che l&#8217;essenza \u00e8 prossima al generale, mentre l&#8217;esistenza tende all&#8217;individuale; non definiamo l&#8217;essenza di un SINGOLO ente (del &quot;tavolo lungi rosso&quot;), cio\u00e8 di una sostanza, bens\u00ec rapportiamo quest&#8217;ultimo all&#8217;essenza che gli pertiene (cio\u00e8 rapportiamo &quot;tavolo lungo rosso&quot; all&#8217;essenza di &quot;tavolo&quot;); cos\u00ec come, riferendoci all&#8217;esistenza, parleremo pi\u00f9 propriamente di ESISTENZE, al plurale, ossia di una pluralit\u00e0 di cose (enti) che concretamente esistono. In altre parole: l&#8217;esistenza (&quot;existentia&quot;) \u00e8 anzitutto il concreto atto di esistere di ogni SINGOLO ente, e solo per astrazione parliamo di &quot;esistenza&quot;in generale, nel senso dell&#8217;atto di esistere in quanto tale, puro, applicabile a una pluralit\u00e0 di enti. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>MATERIA E FORMA. La sostanza \u00e8 l&#8217;ente reale che \u00e8 oggetto della nostra esperienza, ed \u00e8 composta da un elemento determinato, passiva materia, e un elemento determinante, attivo, la forma. Quest&#8217;ultima fa in modo che una sostanza possieda determinate caratteristiche (nel nostro caso, &quot;lungo&quot; e &quot;rosso&quot;) e appartenga a una certa classe di oggetti (nel nostro caso, sia un tavolo). Ma anche la forma di una sostanza deve a sua volta essere determinata come QUESTA o QUELLA forma e nessun&#8217;altra (nel nostro esempio, dev&#8217;essere la forma di QUESTO &quot;tavolo lungo rosso&quot;), e L&#8217;ATTO CHE DETERMINA LA FORMA \u00c8 L&#8217;ESISTENZA. In altre parole, il &quot;tavolo lungo rosso&quot; (la sostanza, cio\u00e8 il singolo ente concretamente esistente) \u00e8 determinato come tale (e dunque esiste) per l&#8217;azione della sua forma: ma a sua volta questa forma \u00e8 tale perch\u00e9 \u00e8 la stessa esistenza del &quot;tavolo lungo rosso&quot; a richiedere che essa sia cos\u00ec come \u00e8, e non diversamente. Dice i grande storico della filosofia medievale \u00c9tienne Gilson: \u00abL&#8217;esistere \u00e8 come l&#8217;atto stesso riguardo la forma stessa, perch\u00e9 se si dice che, negli enti composti di materia e forma, la forma \u00e8 il principio d&#8217;esistenza, ci\u00f2 \u00e8 perch\u00e9 essa attualizza la sostanza, l&#8217;atto della quale \u00e8 di esistere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La sostanza \u00e8 dunque principio d&#8217;esistenza perch\u00e9 determina e attualizza la sostanza, ma essa \u00e8 tale principio solo in quanto essa stessa riceve l&#8217;esistenza attuale. Vi \u00e8 perci\u00f2 un &quot;primato radicale&quot; dell&#8217;esistenza sull&#8217;essenza; la forma della sostanza esiste solo in virt\u00f9 dell&#8217;atto esistenziale che fa di tale sostanza un essere reale. L&#8217;atto d&#8217;esistere si pone dunque come la radice stessa della realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;esistere \u00e8 dunque l&#8217;elemento primordiale della realt\u00e0, ci\u00f2 che fa s\u00ec che tutto sia reale. Meglio, esso \u00c8 il reale: ecco perch\u00e9 Tommaso usa il termine &quot;ens&quot; (ente) e non &quot;esse&quot; (essere).<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 diffusa, fra il grande pubblico, l&#8217;idea che il tomismo sia un sistema filosofico che poco si cura dell&#8217;esistenza concreta degli enti e che si concentra sulle categorie astratte dell&#8217;essenza e dell&#8217;esistenza, della materia e della forma, ella potenza e dell&#8217;atto; ma la realt\u00e0 \u00e8 diametralmente opposta. Se mai c&#8217;\u00e8 stata una filosofia della concretezza e del realismo, questa \u00e8 il tomismo: un sistema di pensiero che parte dalla constatazione dell&#8217;essere in atto, nella sua concreta manifestazione, e che da ci\u00f2 risale alla categoria dell&#8217;esistenza, o, come pi\u00f9 propriamente si dovrebbe dire, delle esistenze. L&#8217;errore di giudizio del grande pubblico, suggestionato dalla critica moderna che esalta pensatori come Kant o Hegel &#8211; i quali rappresentano invece il massimo allontanamento dalla metafisica e quindi il massimo tradimento della filosofia, l&#8217;uno perch\u00e9 la dichiara inconoscibile, l&#8217;altro perch\u00e9 la falsifica e la immanentizza, facendone una sorta di storicismo panteista &#8212; e si sforza di minimizzare e circoscrivere quanto pi\u00f9 possibile l&#8217;ampiezza e la concretezza impareggiabili del pensiero di san Tommaso. In quanto metafisica dell&#8217;essere in atto, e non dell&#8217;essere astratto, la filosofia tomista si potrebbe anche definire come un <em>esistenzialismo ontologico<\/em>, lontano per\u00f2 le mille miglia dall&#8217;esistenzialismo nichilista di Heidegger o di Sartre, e semmai contiguo, per taluni aspetti (ma solo per taluni aspetti!) al vero esistenzialismo, cristiano e perci\u00f2 metafisicamente fondato, di Kierkegaard.<\/p>\n<p>In fondo, tutta la discussione sul rapporto reciproco fra essenza ed esistenza va considerata nella prospettiva pi\u00f9 ampia della dialettica fra il mondo come \u00e8 e il mondo come noi lo pensiamo. Realista \u00e8 colui che cerca di comprendere il mondo come effettivamente \u00e8, adeguando alla sua realt\u00e0 concreta il proprio giudizio. Ma, insorgono gli altri, ossia gli antimetafisici (gli illuministi) e gli pseudo metafisici (gli idealisti), che ne possiamo sapere noi del mondo, se non quello che di esso colgono i nostri sensi e la nostra mente? L&#8217;obiezione \u00e8 ragionevole e merita una risposta. Anche san Tommaso riconosce che noi, del mondo, conosciamo quello che siamo in grado di conoscere, in base a ci\u00f2 che gli enti ci manifestano di s\u00e9: <em>esse enim est actualitas omnis rei<\/em>, l&#8217;essere \u00e8 l&#8217;essere in atto di ciascuna cosa. Ne consegue che la nostra conoscenza \u00e8 soggetta a un duplice ordine di limitazioni: primo, perch\u00e9 pu\u00f2 conoscere solo all&#8217;interno delle proprie facolt\u00e0 sensitive e intellettive (<em>quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur<\/em>: ci\u00f2 che viene ricevuto da un soggetto dipende dalla capacit\u00e0 del soggetto di ricevere); secondo, che poi \u00e8 una conseguenza del primo, perch\u00e9 il mondo non ci si rivela nella sua essenza, ma nell&#8217;esistenza concreta degli enti. In questo senso, e solo in questo senso, aveva ragione Kant: \u00e8 vero che noi non possiamo conoscere la cosa in s\u00e9; ma egli ne trae una conseguenza maggiore della premessa, ossia che possiamo conoscere solo gli enti. Invece la conoscenza degli enti ci fornisce, <em>per ragionevole analogia<\/em>, anche una certa conoscenza della cosa in s\u00e9: cos\u00ec come la meraviglie del creato ci rivelano, per induzione, lo splendore di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Pirandello pensava che il dramma della vita umana consiste nel fatto che la persona ha l&#8217;esistenza, ma non l&#8217;essenza, cio\u00e8 le manca quell&#8217;intima coerenza e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[192],"class_list":["post-26176","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26176","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26176"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26176\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26176"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26176"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26176"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}