{"id":26175,"date":"2020-10-13T02:24:00","date_gmt":"2020-10-13T02:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/10\/13\/lessenziale-paradossalmente-e-quello-che-manca\/"},"modified":"2020-10-13T02:24:00","modified_gmt":"2020-10-13T02:24:00","slug":"lessenziale-paradossalmente-e-quello-che-manca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/10\/13\/lessenziale-paradossalmente-e-quello-che-manca\/","title":{"rendered":"L&#8217;essenziale, paradossalmente, \u00e8 quello che manca"},"content":{"rendered":"<p>A partire dalla Rivoluzione scientifica del Seicento, e pi\u00f9 ancora dall&#8217;Illuminismo, la nostra visione del reale \u00e8 divenuta sempre meno la visione cristiana, spirituale, trascendente, ma anche realistica, del realismo di Aristotele e san Tommaso d&#8217;Aquino, cos\u00ec vicino a quel &quot;senso comune&quot; di cui parlava Antonio Livi, e sempre pi\u00f9 scientista, materialista, quantitativa, immanentista, meccanicista e antifinalista. Ma cos&#8217;\u00e8 il senso comune, filosoficamente inteso, se non l&#8217;insieme delle certezze evidenti e incontrovertibili possedute da ciascuno sulla base della ragione naturale? Il che significa che la scienza moderna, galileiana e soprattutto cartesiana, strumentale e calcolante, ha cominciato ad allontanarsi dall&#8217;evidenza e dal buon senso, per imboccare la strada di un altro sapere, un sapere slegato dalla realt\u00e0 e fatto di un &quot;reale&quot; risultante dalle formule matematiche applicate a delle teorie astratte e meramente ipotetiche, pi\u00f9 che dall&#8217;osservazione e dalla sperimentazione concreta. Date le premesse, ci\u00f2 era inevitabile: allargandosi a dismisura gli oggetti spaziali e temporali della osservazione scientifica, era impossibile conservare un equilibrio fra la percezione immediata e la nozione complessiva del reale. La mente umana, per esempio, non pu\u00f2 concepire un universo antico 13 miliardi di anni, perch\u00e9 13 miliardi di anni \u00e8 un tempo che non trova riscontro nella sfera della nostra esperienza e quindi, semplicemente, non ne abbiamo la bench\u00e9 minima nozione. Possiamo solo porlo come dato matematico e assumerlo come strumento di ulteriore indagine, ma senza averlo introiettato, n\u00e9 assimilato, perch\u00e9 si tratta di una quantit\u00e0 temporale troppo grande per la nostra mente. Allo stesso modo, noi non possiamo concepire un universo infinto, o anche &quot;semplicemente&quot; illimitato, perch\u00e9 nella nostra mente non c&#8217;\u00e8 alcun oggetto concreto che corrisponda a una simile nozione: tutto ci\u00f2 che conosciamo ha un limite, per quanto grande, e nulla \u00e8 privo di confini o di margini, nulla si prolunga in maniera esponenziale, senza giungere mai alla fine, a meno che ritorni su se stesso (come accade nella superficie di una sfera).<\/p>\n<p>Pertanto, mano a mano che la scienza moderna spinge lo sguardo oltre le soglie del mondo visibile, con il radiotelescopio verso l&#8217;infinitamente grande e il microscopio elettronico verso l&#8217;infinitamente piccolo, gli scienziati si sono trovati a dover fare i conti proprio con questa mancanza di limiti, il che li ha portati, forse senza rendersene conto, a lasciare il sicuro terreno delle loro specializzazioni per improvvisarsi filosofi e metafisici, e ci\u00f2 dopo quattro secoli che la metafisica \u00e8 stata relegata nell&#8217;angolo morto della cultura occidentale. E quale filosofia, quale metafisica potevano essi formulare, considerate la loro formazione, la loro prospettiva, i loro metodi di lavoro, se non una filosofia del pensiero debole e una &quot;metafisica&quot; che \u00e8, di fatto, una antimetafisica? Perch\u00e9 voler fare della metafisica con gli strumenti concettuali dello scientismo altro non \u00e8 che voler fare una cosa impossibile, o meglio il contrario di quella cosa. Lo si era gi\u00e0 visto quando gli scienziati moderni hanno provato a cimentarsi con questioni affascinanti, ma limitate, quali i miracoli, le stimmate, la preveggenza dei santi, tutte cose che un tempo erano oggetto di fede o che la ragione tomista e aristotelica poteva &quot;spiegare&quot;, fino a un certo punto, senza percepire alcun contrasto di fondo con la ragione in quanto tale, ma semplicemente ammettendo che esiste un livello del conoscere che oltrepassa la ragione. L&#8217;approccio scientista \u00e8 stato, ed \u00e8 tuttora, quello che si poteva immaginare: caratterizzato da una rigidit\u00e0, da una presunzione, da una chiusura pressoch\u00e9 totali verso ci\u00f2 che la scienza moderna non sa spiegare. Non si tratta di cercare la verit\u00e0: la verit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 tranquillamente posseduta, partendo dal dogma: <em>nulla \u00e8 possibile che sia contrario alle leggi di natura<\/em>. Laddove le &quot;leggi di natura&quot; non sono delle vere leggi, ma sono le costruzioni mentali degli scientisti, fondate sulla loro visione immanentistica, per cui nulla esiste fuori della natura, e ai loro pregiudizi antifinalisti, per i quali nulla ha un fine superiore o anteriore alla natura.<\/p>\n<p>Si trattava, comunque, di situazioni sporadiche, che tradivano il rozzo pensiero &quot;filosofico&quot; dei seguaci della scienza cartesiana, ma che ancora non si confrontava con una visione complessiva, sistematica e articolata, cio\u00e8 propriamente filosofica, del reale. Era per\u00f2 fatale che arrivasse anche un tale momento, per la natura stessa delle nuove scoperte e per la sconfinata vastit\u00e0 dei nuovi orizzonti che esse aprivano, specialmente dopo la teoria della relativit\u00e0 di Einstein e la &quot;scoperta&quot; della fisica delle particelle elementari. A quel punto, cio\u00e8 a partire dall&#8217;ultimo secolo, specialmente dagli ultimi decenni, i fisici, i cosmologi, i chimici, i biochimici, hanno indossato i panni dei nuovi metafisici e hanno sentenziato che la natura \u00e8 il tutto e il tutto \u00e8 la natura; che non c&#8217;\u00e8 un prima n\u00e9 un perch\u00e9, tanto meno un fine; e che la loro scienza, ed essa soltanto, a esclusione di ogni approccio extra scientifico e di un altro tipo di scienza (ad esempio quella cristiana medievale, ma anche quella dell&#8217;India classica) ha le chiavi per penetrare nei segreti della natura, al fondo dei quali non c&#8217;\u00e8 alcun mistero, perch\u00e9 il concetto di mistero ha una connotazione metafisica, ossia trascendente, mentre per loro non esistono misteri, ma solo problemi, problemi scientifici e matematici, che prima o poi verranno risolti, oppure che verranno dichiarati irrisolvibili e perci\u00f2 (qui in realt\u00e0 vi \u00e8 un salto logico, ma essi non se ne avvedono) ininfluenti e insignificanti, poich\u00e9 per essi solo ci\u00f2 che pu\u00f2 essere scientificamente studiato e accertato \u00e8 significativo e ci riguarda, tutto il resto no.<\/p>\n<p>Le cose erano giunte a questo punto, venti o dieci anni fa, quando gli scienziati si sono accorti di una cosa che probabilmente non si aspettavano, e che li ha sconcertati: il significato ultimo delle idee, delle cose, dei fenomeni, non risiede in una qualche loro caratteristica <em>scientificamente accertabile e misurabile<\/em>, ma in qualche cosa d&#8217;altro, in un <em>quid<\/em> che non si capisce bene cosa sia, ma che insomma appare evidente a causa della sua assenza, non della sua presenza, cio\u00e8 qualcosa che non si pu\u00f2 dire che abbia uno spessore ontologico e corrisponda a un dato positivo e oggettivo, ma di cui si pu\u00f2 intuire l&#8217;esistenza mediante la sua assenza. E abituati come sono a dare un nome positivo a ogni cosa e a ogni evento, non hanno potuto fare a meno di dare un nome anche a codesto quid, e l&#8217;hanno battezzato <em>assenzialit\u00e0<\/em>. Pu\u00f2 sembrare un ossimoro, e infatti lo \u00e8, perch\u00e9 nasce dal corto circuito fra una scienza che pretende di misurare tutto, quantificare tutto, e la constatazione dell&#8217;impossibilit\u00e0 di individuare una caratteristica precisa che fa di ogni cosa ci\u00f2 che \u00e8, in altre parole la natura essenziale di ciascuna cosa, che coincide col suo significato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec esprime questo curioso paradosso l&#8217;antropologo americano Terrence William Deacon, classe 1950, professore prima ad Harvard e poi a Berkeley &#8211; la cui prospettiva evoluzionista e biologicista non condividiamo per nulla, ma con il quale possiamo fare insieme un pezzo del suo ragionamento &#8211; nel suo noto volume <em>Natura incompleta. Come la mente \u00e8 emersa dalla materia<\/em> (titolo originale: <em>Incomplete Nature How Mind Emerged from Matter<\/em>, Norton &amp; Company Inc., New York, 2012; traduzione dall&#8217;inglese di Alfredo Tutino, Roma, Le Scienze, 2012, pp. 13-15):<\/p>\n<p><em>La scienza \u00e8 arrivata a un punto in cui possiamo disporre con precisione singoli atomi su una superficie metallica, o identificare il continente degli antenati di una persona analizzando il DNA dei suoi capelli. Ironia della sorte, per\u00f2, ci manca una comprensione scientifica di come possano le frasi scritte in questo libro essere riferite ad atomi, DNA o qualsiasi altra cosa. In sostanza significa che il meglio della nostra scienza &#8212; quell&#8217;insieme di teorie che presumibilmente arriva pi\u00f9 vicino a spiegare ogni cosa &#8212; non include proprio questa fondamentalissima caratteristica distintiva del fatto che io sono io e tu, lettore, sei tu. In effetti, la nostra attuale &quot;teoria del tutto&quot; implica che noi non esistiamo, se non come collezione di atomi. Cos&#8217;\u00e8 che manca, dunque? Per dirlo con un po&#8217; di ironia, e in stile enigmatico, manca qualcosa che manca.<\/em><\/p>\n<p><em>Consideriamo i seguenti, familiari fatti. Il significato di una frase non \u00e8 un gruppo di scarabocchi che rappresentano le lettere su un pezzo di carta o su uno schermo. Non sta nei suono che questi scarabocchi possono farci emettere. Non \u00e8 neppure il ronzio dei neuroni nel cervello di chi li legge. Ci\u00f2 che significa una frase, e ci\u00f2 cui essa si riferisce, manca proprio delle propriet\u00e0 che le cose devono tipicamente avere per fare una differenza nel mondo. L&#8217;informazione trasmessa da questa frase non ha massa, n\u00e9 quantit\u00e0 di moto, n\u00e9 carica elettrica, n\u00e9 solidit\u00e0, e neppure una chiara estensione nello spazio, dentro di noi o intorno a noi, o da qualsiasi altra parte. Pi\u00f9 sconcertante ancora, le frasi che state leggendo in questo momento potrebbero essere insensate, e in tal caso non ci sarebbe nulla, nel mondo, cui potrebbero corrispondere. Ma persino questa propriet\u00e0 di pretendere di avere un significato far\u00e0 una differenza concreta nel mondo se influenzer\u00e0, in un modo o in un altro, il pensiero o l&#8217;azione di una persona.<\/em><\/p>\n<p><em>Ovviamente, malgrado questi qualcosa di non presente che caratterizza il contenuto dei miei pensieri e il senso di queste parole, le ho scritte per i significati che &#8212; forse &#8212; potrebbero trasmettere. Ed \u00e8 presumibile che questo sia il motivo per cui tu, lettore, stai focalizzando il tuo sguardo su di esse, e che potrebbe spingerti a fare un certo sforzo mentale per trovarci un senso. In altre parole, il contenuto di questa, o di ogni altra frase &#8212; qualcosa che non \u00e8 una cosa &#8211; ha conseguenze fisiche. Ma come fa?<\/em><\/p>\n<p><em>Il significato non \u00e8 la sola cosa che presenti un problema di questo tipo. Parecchie altre relazioni del nostro quotidiano condividono questo aspetto problematico. La funzione di una pala non \u00e8 la pala n\u00e9 un buco nel terreno, ma la possibilit\u00e0 di fare buchi pi\u00f9 facilmente che ci mette a disposizione. Ci\u00f2 a cui si riferisce la mano che fa un gesto di saluto non \u00e8 il movimento della mano, e neppure la convergenza fisica degli amici, ma l&#8217;avvio di una possibile condivisione di pensieri ed esperienze richiamate alla memoria. Lo scopo del mio scrivere su questo libro non \u00e8 battere sui tasti, n\u00e9 depositare inchiostro su pezzi di carta, e neppur produrre e far distribuire un gran numero di copie di un libro come oggetto materiale; sta nel condividere qualcosa che non \u00e8 contenuto in nessuno di questi processi e oggetti della realt\u00e0 fisica: idee. E, bizzarramente, \u00e8 proprio perch\u00e9 queste idee mancano di simili attribuiti fisici che possono essere condivise con decine di migliaia di lettori senza mai esaurirsi. Cosa ancora pi\u00f9 enigmatica, accertare il valore di questa impresa \u00e8 quasi impossibile da ricollegare a qualche specifica conseguenza fisica. \u00c8 qualcosa di quasi interamente virtuale: forse nulla pi\u00f9 che rendere certe idee pi\u00f9 facili da concepire o, se i miei sospetti dovessero risultare corretti, accrescere la nostra sensazione di avere un posto nell&#8217;universo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni fenomeno di questo genere &#8212; funzioni, riferimenti, propositi, valori &#8212; \u00e8 in qualche modo incompleto. C&#8217;\u00e8 qualcosa che non \u00e8 l\u00ec. Senza questo &quot;qualcosa&quot; che manca non sarebbero che puri e semplici eventi od oggetti fusici, destituiti di questi altrimenti curiosi attributi. Nostalgia, desiderio, passione, appetito, lutto, perdita, aspirazione &#8212; sono tutti basati su un&#8217;analoga intrinseca incompletezza, un &quot;essere privi&quot; che di essi \u00e8 parte integrante. Nel riflettere su questo curioso stato delle cose, mi colpisce il fatto che non ci sia una specifica parola che sembri riferirsi a questo elusivo carattere delle cose di questo tipo. Quindi, a rischio di iniziare questa discussione con un goffo neologismo mi riferir\u00f2 a questo carattere chiamandolo &quot;assenziale&quot;, per denotare i fenomeni la cui esistenza \u00e8 determinata in riferimento a un&#8217;essenziale assenza.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 curioso: costretti, dalle loro premesse logiche e operative, a occuparsi dell&#8217;essenza delle cose, gli scienziati moderni scoprono che essa risiede non in una qualit\u00e0 (naturale) positiva ma in un&#8217;assenza: nostalgia, desiderio, passione, appetito, lutto, perdita, aspirazione, rimandano a qualcosa che non c&#8217;\u00e8, a qualcosa che manca. E cadono nel paradosso di chiamare questa cosa, anzi questa non-cosa, <em>assenzialit\u00e0<\/em>, come se dare un nome al nulla equivalesse a far del nulla una sostanza. Quanto meglio sarebbe stato se gli scienziati moderni, da Cartesio e Galilei in avanti, si fossero limitati a fare gli scienziati, e non avessero preteso di asserire n\u00e9 che tutta la natura \u00e8 scritta in caratteri matematici, n\u00e9 che oltre la natura non c&#8217;\u00e8 nulla, o comunque nulla di significativo. Ci\u00f2 li ha costretti a improvvisarsi filosofi, ma li ha messi di fronte all&#8217;essenza della metafisica: la questione del significato. Non \u00e8 una questione che si possa risolvere in una prospettiva immanentista e coi mezzi concettuali del meccanicismo e dell&#8217;antifinalismo, per\u00f2 loro ci stanno provando. E che altro potrebbero mai trovare, se non l&#8217;<em>assenzialit<\/em>\u00e0, vale a dire il nulla spacciato per qualcosa? Niente affatto, cari signori; cos\u00ec non va. Occupatevi della materia, ma astenetevi dal dire che oltre la natura non c&#8217;\u00e8 altro, e che la natura stessa si pu\u00f2 comprendere solo mediante gli strumenti matematici. Non \u00e8 cos\u00ec. E rileggetevi quel passo di Shakespeare in cui Amleto dice: <em>Vi sono pi\u00f9 cose fra cielo e terra di quante ne possa sognare tutta la vostra filosofia<\/em>. Risparmiatevi la vostra ridicola <em>assenzialit\u00e0<\/em> e ammettete piuttosto la vostra ignoranza. Il pensiero dovrebbe ripartire da dove si \u00e8 interrotto quattro secoli fa: dal fine e dal significato, cio\u00e8 dalla metafisica. La quale conduce all&#8217;Essere, cio\u00e8 a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dalla Rivoluzione scientifica del Seicento, e pi\u00f9 ancora dall&#8217;Illuminismo, la nostra visione del reale \u00e8 divenuta sempre meno la visione cristiana, spirituale, trascendente, ma<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,199,241,263],"class_list":["post-26175","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-metafisica","tag-san-tommaso-daquino","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26175","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26175"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26175\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26175"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26175"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26175"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}